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Attualità

Roma piange la scomparsa a quarantanove anni del giornalista televisivo Francesco Latini

🚨 LUTTO NEL GIORNALISMO: ADDIO A FRANCESCO LATINI. Si è spento a soli 49 anni, dopo una lunga malattia, il giornalista Francesco Latini, storico redattore dell’emittente televisiva T9 e consigliere dell’Associazione Stampa Romana. Il ricordo commosso di Pluralismo e Libertà: “Un giornalista di razza e un uomo libero, guidato da un patrimonio intellettuale capace di andare oltre i luoghi comuni e gli steccati ideologici. Ha lottato in prima persona per i diritti dei colleghi precari e meno garantiti dopo la chiusura di T9”. Il nostro cordoglio alla famiglia 👇#francescolatini #giornalisti #luttogiornalismo #stamparomana #t9televisione #pluralismoelibertà #fnsi #cronacaroma #pagineutili

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Francesco Latini

Il cordoglio della categoria e il ricordo del coordinamento sindacale di Pluralismo e Libertà

Roma – Un profondo, sincero e quanto mai unanime moto di cordoglio ha colpito il mondo del giornalismo della capitale, dell’emittenza televisiva regionale e degli organismi sindacali di categoria della penisola. All’età di soli quarantanove anni, dopo aver affrontato con immenso coraggio, straordinaria dignità e assoluta riservatezza una lunga e logorante malattia, si è spento ufficialmente il cronista romano Francesco Latini. Il professionista dell’informazione, noto al grande pubblico dei telespettatori per la sua pluriennale attività di redattore e inviato di punta della storica emittente televisiva T9, ha lasciato un segno indelebile anche nel comparto della tutela dei diritti dei lavoratori, ricoprendo ruoli di primo piano all’interno dell’Associazione Stampa Romana. La notizia della sua prematura scomparsa ha suscitato una immediata commozione tra i colleghi delle diverse testate giornalistiche nazionali e locali della provincia.
I componenti del coordinamento nazionale della componente sindacale denominata Pluralismo e Libertà, una sigla presente con i propri delegati nella Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nell’Inpgi e nella cassa di assistenza sanitaria Casagit, hanno diffuso una nota ufficiale per esprimere il proprio dolore.

L’impegno negli organismi sindacali di Stampa Romana e la campagna elettorale per la previdenza dell’Inpgi

I rappresentanti sindacali hanno ricordato con affetto la figura di Francesco Latini, sottolineando il comune percorso di impegno civile avviato nei primi anni dello scorso decennio per rinnovare i moduli di rappresentanza della professione e difendere l’autonomia dell’informazione. Nel duemila quattordici il cronista accettò con generosità di candidarsi nelle liste della coalizione, venendo eletto consigliere dell’Associazione Stampa Romana al termine di una memorabile e corsara campagna elettorale condotta direttamente sul territorio laziale. Nel duemila sedici l’esponente di T9 mise nuovamente a disposizione le proprie competenze professionali accettando la candidatura nella lista intitolata Salviamo l’Inpgi, assumendo la direzione e il coordinamento strategico della comunicazione sui canali social per l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani. I colleghi lo descrivono come un giornalista di razza dotato di una spiccata e rara capacità di guardare oltre la superficie dei fatti reali, anticipando le trasformazioni tecnologiche del settore editoriale.
Il tratto distintivo del suo operato risiedeva in quello che lui stesso amava definire come il proprio pensiero eretico, un approccio intellettuale e analitico che lo conduceva in modo naturale a superare i luoghi comuni della burocrazia, le retoriche di facciata e gli steccati ideologici dei partiti.

L’attenzione costante per i colleghi precari e la difesa dei diritti professionali nell’emittenza privata

Il contributo ideale offerto da Francesco Latini rimane un punto di riferimento fondamentale per le attività sindacali del presente, muovendo dalla costante attenzione prestata nei confronti dei colleghi meno garantiti, dei collaboratori autonomi e dei lavoratori privi di tutele contrattuali stabili. Si trattava di una condizione difficile che il redattore visse in prima persona e sulla propria pelle dopo la chiusura definitiva e il complesso spegnimento dell’esperienza editoriale dell’emittente televisiva T9, affrontando la precarietà con la solita schiena dritta. Il sindacato ha evidenziato l’allergia permanente manifestata dal cronista verso i blocchi di potere consolidati, valorizzando da sempre la diversità delle idee e il confronto aperto come un plusvalore indispensabile per risolvere i problemi occupazionali e contrattuali della professione giornalistica.
La scomparsa di una voce così libera lascia un vuoto incolmabile nei corpi intermedi della categoria, stimolando una seria riflessione sulla necessità di sostenere i professionisti colpiti da lunghe degenze mediche. I funerali del giornalista verranno celebrati nella capitale alla presenza dei familiari, degli amici di sempre e dei rappresentanti delle istituzioni associative nazionali. I moduli sulle esequie e le note di partecipazione della scuderia sindacale sono messi a disposizione sul portale internet dell’ente della stampa per consentire la raccolta dei messaggi di cordoglio. I lettori mobili continueranno a ricevere guide utili e aggiornamenti puntuali sui temi dell’economia, della scuola, del lavoro, della sanità e dello sviluppo delle riforme sociali della nazione.

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Compie 117 anni la persona piu’ anziana al mondo

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Compie 117 anni la persona piu' anziana al mondo

Ethel Caterham festeggia 117 anni nel Surrey: la storia della donna più anziana del mondo, guarita dal Covid a 110 anni, dall’India coloniale all’incontro con re Carlo III fino al primato da Guinness.Nata il 21 agosto 1909 a Shipton Bellinger, un piccolo villaggio dell’Hampshire, Ethel Caterham ha raggiunto il traguardo dei 117 anni, consolidando la sua posizione di persona più anziana del mondo. Il suo primato è stato certificato ufficialmente da Guinness World Records e dall’organizzazione LongeviQuest il 30 aprile 2025, a seguito della scomparsa della religiosa brasiliana Inah Canabarro Lucas, deceduta all’età di 116 anni. Oggi la supercentenaria britannica risiede presso la struttura di ricovero per anziani Lightwater, situata nella contea del Surrey, dove ha festeggiato l’evento circondata dai propri familiari e amici.Penultima di otto figli,la vita di Ethel Caterham comincia sotto il regno di Edoardo VII, ben tre anni prima del disastro del Titanic e prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 1927, all’età di 18 anni, la donna lasciò l’Inghilterra per trasferirsi nell’India coloniale, lavorando come ragazza alla pari presso la residenza di un ufficiale dell’esercito britannico.

Dopo il rientro in patria, conobbe il tenente colonnello Norman Caterham, con cui si sposò nel 1933. La coppia visse a lungo all’estero, spostandosi tra Gibilterra e Hong Kong; in quest’ultima località, la donna fondò e gestì una scuola materna. Rimasta vedova nel 1976 e sopravvissuta alle sue due figlie, ha mantenuto un’autonomia straordinaria, continuando a guidare l’automobile fino al compimento dei 100 anni.

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Iran – minacce a Barron Trump in un video della tv di stato, taglia da dieci milioni

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Iran - minacce a Barron Trump in un video della tv di stato, taglia da dieci milioni

La televisione di Stato iraniana ha trasmesso un video che sostiene di seguire gli spostamenti di Barron Trump, il figlio ventenne di Donald Trump, e afferma che sulla sua testa sarebbe stata posta una taglia da 10 milioni di dollari (8,5 milioni di euro).

Le immagini, diffuse da media legati ai Guardiani della Rivoluzione e mandate in onda sul Canale 3 della tv di Stato iraniana, hanno per titolo “Where and how should we kill Barron Trump?”.

Il filmato sostiene di mostrare la posizione della sua università, i veicoli di scorta e la disposizione degli agenti del Secret Service, e afferma che i suoi movimenti sarebbero stati ‘completamente monitorati’. La notizia sulla taglia non ha potuto essere verificata in modo indipendente al momento della pubblicazione.

Il video sostiene inoltre che ‘una ragazza’ sarebbe riuscita a eludere la protezione del Secret Service, si sarebbe seduta con Barron Trump in un incontro privato e avrebbe passato informazioni agli autori del programma.

Afferma anche che Barron Trump comunicherebbe in privato tramite messaggi vocali e di testo su Xbox, lontano dal controllo della sua scorta. Euronews non ha potuto verificare in modo indipendente nessuna di queste affermazioni.

La trasmissione segue un video simile diffuso a luglio dall’agenzia Tasnim, legata ai Guardiani della Rivoluzione, intitolato “Where and how is Melania Trump accessible?”, che descriveva i movimenti di Melania Trump a New York e indicava presunte falle nel suo sistema di sicurezza. Alla fine di maggio, il New York Post ha riferito di un presunto complotto contro Ivanka Trump.

I media statali iraniani hanno inoltre diffuso minacce dirette contro lo stesso Trump. A luglio, un cartellone nella piazza della Rivoluzione islamica a Teheran mostrava Trump apparentemente morto in una bara, con la scritta in inglese “We will kill Trump”.

Un altro video, diffuso in precedenza, sosteneva di tracciare il percorso del corteo di Trump tra gli aeroporti e le sue residenze in Florida e a New York. Il Secret Service statunitense ha confermato di star esaminando le immagini.

Nel gennaio 2020 un attacco con droni statunitensi ha ucciso il comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione, Qassem Soleimani, all’aeroporto internazionale di Baghdad. L’operazione era stata autorizzata da Trump durante il suo primo mandato.

Le autorità iraniane promisero vendetta per l’uccisione di Soleimani e da allora hanno ribadito più volte quelle minacce.

Il secondo, e più recente, fattore scatenante è la morte dell’ayatollah Ali Khamenei nei raid statunitensi-israeliani del 28 febbraio, il primo atto della guerra in corso.

Alcune figure dei media statali iraniani hanno inquadrato le minacce personali contro Trump esplicitamente nel concetto giuridico islamico di “qisas”, o giustizia retributiva, sostenendo che l’uccisione della guida della Repubblica islamica crea l’obbligo di uccidere la persona ritenuta responsabile.

Mohammad-Javad Larijani, commentatore della televisione di Stato iraniana, ha definito il qisas un “diritto inalienabile” della Repubblica islamica. Parlando di chi ritiene responsabile della morte di Khamenei, ha affermato: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere e non esiste alcun ostacolo legale internazionale che possa fermarci”.

“Se non applichiamo il qisas a Trump, se non puniamo l’uccisore della nostra guida, l’attuale guida e i dirigenti della Repubblica islamica dovranno sempre vivere nascosti”, ha dichiarato Mohsen Ghanbarian, un altro volto abituale dell’emittente statale.

Trump ha avvertito che qualsiasi tentativo di ucciderlo provocherebbe una dura risposta degli Stati Uniti. Il 20 gennaio ha dichiarato che, in caso di un attentato contro di lui, “l’intero Paese Iran esploderà”. Ha aggiunto di aver impartito ordini tali da garantire che gli Stati Uniti “cancelleranno la Repubblica islamica dalla faccia della Terra” se le minacce dovessero concretizzarsi.

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Spagna – e’ morto Carlos Rodriguez, l’uomo allevato dai lupi

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Spagna - e' morto Carlos Rodriguez, l'uomo allevato dai lupi

Il famoso “ragazzo lupo” Marcos Rodriguez, spagnolo è morto la settimana scorsa all’età di 80 anni al termine di una vita straordinaria cominciata con gli anni trascorsi con un branco di lupi.

Nato nel 1946 in un Paese che si stava appena riprendendo da una guerra civile e da una guerra mondiale, Marcos Rodríguez Pantoja sembra avere incarnato il personaggio di Mowgli, il protagonista de Il libro della giungla e di altre opere di Rudyard Kipling.

La vita di Rodríguez è stata segnata da povertà, fame e maltrattamenti. Il padre riusciva a malapena a sfamare la famiglia, mentre la matrigna lo trattava con brutalità.

A sei anni il padre lo vendette a un pastore di capre. L’uomo lo lasciò in una valle isolata, dove avrebbe dovuto badare al bestiame insieme a un vecchio pastore. Il pastore gli insegnò come sopravvivere in montagna e come utilizzare le risorse disponibili.

Quando il pastore morì poco dopo, Marcos rimase completamente solo. Con il tempo trasformò la natura selvaggia nella sua casa e trovò una famiglia negli animali che lo circondavano.

Per dodici anni Rodríguez visse senza alcun contatto umano e sviluppò propri sistemi di comunicazione. Conosceva i versi degli animali, dal canto degli uccelli al richiamo dei cervi, ed era convinto di poter dialogare facilmente con volpi, lupi e perfino serpenti. In tutti quegli anni preferì restare lontano dalla civiltà. Fuggiva o si nascondeva quando sentiva voci umane tra le montagne.

Il bambino conquistò la fiducia di un branco di lupi, nutrendo i cuccioli e ululando quando percepiva un pericolo.

L’antropologo Gabriel Janer Manila lo intervistò per diversi mesi nell’ambito di uno studio di scienze sociali per la Facoltà di Filosofia dell’Università di Palma di Maiorca. I colloqui si svolsero tra novembre 1975 e aprile 1976.

A suo giudizio Rodríguez era riuscito a sopravvivere grazie all’intelligenza e alla capacità di immaginare. Nella sua tesi di dottorato Janer descrisse le diverse fasi della vita di Rodríguez: come sia diventato poco a poco parte di quella comunità, come ne abbia imparato le regole e il linguaggio dell’ambiente e come abbia trattato gli animali come suoi pari.

“Io piangevo e loro mi saltavano addosso… poi mi hanno mostrato la strada verso la loro tana, il rifugio dei lupi”, raccontò Rodríguez a Janer. In quel racconto descriveva come i cuccioli di lupo gli girassero intorno e saltassero in alto per salutarlo.

Col tempo, a quanto pare, si creò una sorta di simbiosi tra lui e i lupi.

“Quando volevo pescare, andavo al fiume e pescavo, quando volevo un coniglio ne prendevo uno, quando volevo un cervo chiamavo i miei genitori, i lupi, lanciavo un ululato, mi nascondevo nel fiume e i lupi spingevano la selvaggina fino a me”, raccontò Rodríguez.

Janer pubblicò in seguito la sua ricerca in Spagna in un libro intitolato He jugado con lobos (Ho giocato con i lupi).Nel 2010 una squadra del programma di TVE Informe Semanal parlò con Rodríguez nel suo paese natale, Añora. In quel momento tornava lì per la prima volta dopo 60 anni. Ripensando al periodo trascorso in montagna, davanti alla telecamera disse: “Stavo benissimo. Non sapevo che cosa fosse il denaro, ma avevo sempre abbastanza da mangiare”.Quando nel 1965, a 19 anni, fu scoperto dalla Guardia Civil, dovette riabituarsi a una vita in mezzo agli esseri umani: un processo di adattamento difficile e lungo. In seguito Rodríguez ha ripetuto più volte di essere stato felice in montagna. A suo dire, le vere sofferenze erano iniziate solo quando era stato trovato e costretto a integrarsi nella società.La sua storia è stata portata anche sul grande schermo nel film Entrelobos uscito nelle sale spagnole il 26 novembre 2010.

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