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Cultura

AQUILA, CAPITALE DELLA CULTURA 2026, OSPITA LA RETROSPETTIVA INTERNAZIONALE DI ANTONIO DEL DONNO AL PALAZZO CICCOZZI

L’Aquila diventa palcoscenico internazionale: la retrospettiva di Antonio Del Donno al Palazzo Ciccozzi incanta più di 15 000 visitatori, confermando la città Capitale della Cultura 2026.
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Redazione-  L’Aquila, inserita nella rete delle capitali della cultura per il 2026, ha regalato ai propri cittadini e ai visitatori una tappa di eccellenza del calendario artistico nazionale: la retrospettiva “Con Del Donno – Palazzo Ciccozzi”, un percorso espositivo di portata internazionale che ha attraversato l’intera produzione del celebre maestro della scena contemporanea, Antonio Del Donno. L’evento, inserito nella Giornata nazionale delle Dimore storiche promossa dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, ha attirato una partecipazione record, trasformando il settecentesco edificio in un fulcro di emozioni, dibattito e scoperta.

Un viaggio nella produzione di un maestro

La mostra, curata dallo Spazio Indipendenza – hub per la formazione e l’innovazione del Gruppo Abivet di Roma – ha tracciato le tappe fondamentali della carriera di Del Donno, dal periodo dei famosi “Vangeli” alle grandi opere materiche, fino alle sperimentazioni più radicali e spirituali della sua maturità. I visitatori hanno potuto immergersi in installazioni multisensoriali, videoclip, documenti d’archivio e cataloghi inediti, tutti orchestrati dall’Archivio Antonio Del Donno sotto la direzione di Alberto Molinari. Quest’ultimo, custode della memoria dell’artista, ha garantito una narrazione lineare ma al contempo poliedrica, capace di far parlare il lavoro in una lingua che va al di là dei confini nazionali.

Un pubblico entusiasta e numeroso

“È sempre una grande soddisfazione registrare l’apprezzamento dei tanti visitatori che dimostrano sempre maggiore interesse per le inizianze proposte”, ha dichiarato Maurizio Albano, presidente di Spazio Indipendenza e responsabile dell’attività culturale del Gruppo Abivet. “Per questa mostra, che rappresenta un fiore all’occhiello del panorama dell’arte contemporanea italiana, abbiamo avuto una risposta numerosa e coinvolgente”. I dati raccolti dal centro di accoglienza rivelano che più di 15 000 persone hanno attraversato le antiche sale del Palazzo, molte delle quali provenienti da altre regioni italiane e dall’estero, confermando l’importanza di Aquila come nodo di scambio culturale.

Dal Sud al Nord: una presenza riconoscibile

Antonio Del Donno, il cui percorso artistico è stato tracciato da Spoleto a Roma, dal MAXXI all’Abruzzo, è ormai una figura riconoscibile nelle istituzioni più prestigiose d’Italia. Le sue opere, caratterizzate da una ricerca costante di nuovi linguaggi e da un profondo coinvolgimento spirituale, hanno trovato eco in mostre collettive e personali, in pubblicazioni specializzate e in programmi di ricerca accademica. La retrospettiva di Aquila ha ribadito questa capacità di attraversare i confini geografici e tematici, offrendo al pubblico una panoramica esaustiva delle influenze, delle tecniche e dei messaggi che hanno contraddistinto il suo lavoro per oltre quattro decenni.

Spazio Indipendenza, un ponte tra passato e futuro

Acquistato dal Gruppo Abivet qualche anno fa, il Palazzo Ciccozzi è stato trasformato in un laboratorio vivente, capace di coniugare la valorizzazione del patrimonio architettonico con le esigenze della contemporaneità. “Siamo orgogliosi di aver reso L’Aquila un tassello importante di questo percorso artistico internazionale”, ha concluso Albano, sottolineando il ruolo strategico dell’istituzione nel promuovere iniziative di formazione, ricerca e innovazione. Oltre alla retrospettiva, Spazio Indipendenza sta già programmando workshop, laboratori per giovani artisti e conferenze tematiche, con l’obiettivo di trasformare la città in un hub permanente di produzione culturale.

Un futuro luminoso per la cultura aquilana

Con la retrospettiva di Antonio Del Donno, Aquila dimostra di saper integrare la sua ricca storia con le dinamiche della cultura contemporanea, confermandosi una capitale della cultura capace di attrarre e coinvolgere un pubblico sempre più ampio. La sinergia tra istituzioni locali, il Gruppo Abivet e le realtà artistiche nazionali e internazionali offrirà nei prossimi mesi ulteriori appuntamenti di rilievo, consolidando la posizione della città nel panorama culturale europeo.

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Cultura

L’AQUILA CUORE D’EUROPA: AL VIA LA PRIMA EDIZIONE DELLA NOTTE BIANCA DELLE CULTURE

L’Aquila diventa capitale europea della cultura! Mercoledì 3 giugno presentiamo la 1ª Notte Bianca delle Culture: 17 eventi nel centro storico, tra università internazionali e talenti da tutta Europa. 🇮🇹🇪🇺
#NotteBiancaDelleCulture #LAquila #EULiST #CulturaInMovimento

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Redazione-  L’Aquila si prepara a trasformarsi in un palcoscenico a cielo aperto dove i confini sfumano e le identità si incontrano. Mercoledì 3 giugno, alle ore 10:00, la suggestiva cornice del Palazzetto dei Nobili ospiterà la conferenza stampa di presentazione della prima edizione della Notte Bianca delle Culture, un evento che promette di segnare una nuova tappa nel percorso di rinascita e internazionalizzazione del capoluogo abruzzese.

Non si tratta di una semplice manifestazione celebrativa, ma del coronamento di un progetto ambizioso che vede la cultura come collante sociale e motore di innovazione. A illustrare i dettagli del programma sarà Federico Vittorini, direttore artistico del Festival delle Culture e dell’imminente Notte Bianca, che ha saputo tessere una trama di collaborazioni di altissimo profilo per dare vita a una notte che promette di restare nel cuore della città.

Una sinergia accademica senza precedenti

Il valore aggiunto di questa prima edizione risiede nell’eccezionale rete istituzionale che la sostiene. L’Università degli Studi dell’Aquila (Univaq) gioca un ruolo da protagonista, non solo come patrocinante, ma come partner operativo attraverso il BIP (Blended Intensive Program). Questo programma, inserito all’interno della prestigiosa rete europea EULiST, trasforma L’Aquila in un laboratorio interculturale permanente.

La conferenza vedrà infatti la partecipazione dei docenti Univaq Domenico Spinosa, Maria Giulia Vinciguerra e Gabriele Curci, menti dietro questo scambio accademico che travalica le Alpi. La Notte Bianca delle Culture è infatti il frutto di una collaborazione che vede coinvolti atenei di mezza Europa: dalla Universidad Rey Juan Carlos di Madrid alla Jönköping University svedese, passando per la Leibniz University Hannover, la Slovenská technická univerzita v Bratislave e la National Technical University of Athens.

Respiro internazionale nel centro storico

La forza dell’evento è testimoniata dalla presenza fisica in città di 22 studenti provenienti dalle università partner e dai docenti Mia Verhoeff (Jönköping) e Kostas Theologou (Atene), attualmente a L’Aquila per una residenza artistica e culturale strettamente legata alla preparazione della Notte Bianca. Questi giovani “ambasciatori” d’Europa porteranno la loro visione e il loro entusiasmo tra le vie del centro, partecipando attivamente alla costruzione dell’identità dell’evento.

Il programma della Notte Bianca si preannuncia ricchissimo: 17 eventi distribuiti capillarmente nel centro storico, che per una notte diventerà un mosaico di suoni, parole e visioni. Dalle performance artistiche ai talk d’approfondimento, ogni angolo della città sarà teatro di un dialogo tra tradizioni diverse, grazie alla collaborazione con ben 14 partner del territorio e internazionali.

Una nuova visione per L’Aquila

Con la Notte Bianca delle Culture, L’Aquila rivendica il suo ruolo di capitale della cultura capace di parlare al mondo. La sinergia tra direzione artistica, mondo universitario e istituzioni europee dimostra che il futuro della città passa attraverso l’apertura e lo scambio. Mercoledì mattina, al Palazzetto dei Nobili, verrà svelato il programma completo, ma l’aspettativa è già altissima: la città è pronta a farsi abbracciare dall’Europa, sotto il segno della bellezza e della condivisione.

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Cultura

“INARRESTABILE”: IL NUOVO UNIVERSO FEMMINILE DI NDIDI EMEFIELE CONQUISTA IL PALAZZO SUMS DI SAN MARINO

Ndidi Emefiele trasforma il Palazzo SUMS in un universo femminile vibrante: pittura, collage e tessuti africani celebrano la sorellanza e l’autonomia delle donne nere. Dal 20 giugno al 3 settembre, scopri “Inarrestabile”.
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INARRESTABILE di Ndidi Emefiele a cura di Riccardo Freddo Foto via Rosenfeld Gallery1

Redazione-  Dal 20 giugno al 3 settembre 2026 il Palazzo SUMS si trasforma in un laboratorio di identità, resilienza e complicità grazie alla mostra monografica “Inarrestabile” dell’artista nigeriana Ndidi Emefiele. Curata da Riccardo Freddo in collaborazione con la Rosenfeld Gallery, l’esposizione porta per la prima volta nella penisola un corposo corpus di opere che, attraverso pittura, collage e materiali provenienti dalla tradizione africana, riscrive il corpo della donna nera in chiave contemporanea e globale.

Un linguaggio tattile e una visione archetipica
Le tele di Emefiele non sono semplici ritratti; sono presenze archetipiche che occupano lo spazio con una potenza simbolica inusuale. Le figure femminili, sovrapposte a tessuti, pattern e inserti di cuoio, perline o frammenti di CD, emergono come ambienti autonomi, privi di qualsiasi necessità di convalida esterna. In queste “città” di colori vibranti e superfici stratificate, la donna è autore della propria rappresentazione, non più soggetto dell’occhio altrui. Il risultato è un percorso museale in cui il visitatore è invogliato a interrogarsi su identità, appartenenza e autodeterminazione nel XXI secolo.

Sorellanza nella diversità
Nel cuore della mostra troviamo la tematica della sorellanza, intesa come rete di solidarietà tra donne di differenti provenienze culturali. Questo nodo è espresso attraverso l’uso di tessuti tradizionali nigeriani mescolati a elementi della moda occidentale, creando una palette visiva che fonde l’eredità africana con le tendenze globali. Il collage, elemento centrale della pratica di Emefiele, funge da archivio vivo: ogni frammento collega geografie, storie familiari e memorie collettive, alimentando una narrazione stratificata che si legge sia come cronaca personale sia come testimonianza storica.

Un riconoscimento internazionale
Ndidi Emefiele, nata ad Abuja nel 1987 e ora attiva tra la Nigeria e il Regno Unito, è una delle artiste più amate dalla scena pop internazionale – Beyoncé, ad esempio, ha citato il suo lavoro come fonte di ispirazione. Le sue opere hanno già attraversato i più importanti circuiti artistici mondiali: Miami, New York, Londra, Chicago, Los Angeles, Lagos, Johannesburg e Abuja. Oggi le sue tele popolano collezioni prestigiose come il MoCADA di New York, il Kunstmuseum Wolfsburg, il Taubman Museum of Art in Virginia e la Nigerian Stock Exchange di Lagos. Tra i premi più rilevanti, l’Olive Prize for Excellence in Painting della Slade School of Fine Art e la nomination ai Future Awards Africa nella categoria Arte e Cultura.

Il Palazzo SUMS diventa teatro di un nuovo paradigma
Il contesto architettonico del Palazzo SUMS, con la sua storica imponenza e gli spazi luminosi, si presta a valorizzare la materialità delle opere di Emefiele. Le installazioni, disposte lungo un percorso circolare, invitano il pubblico a una lettura non lineare: ogni stanza propone una nuova combinazione di colori, texture e forme, rompendo la logica tradizionale della galleria d’arte. La curatela di Riccardo Freddo, attenta alle relazioni tra estetica e contenuto, guida lo spettatore attraverso un “viaggio sensoriale” che rende tangibile la complessità della femminilità nera contemporanea.

Un messaggio di autonomia e resistenza
“Inarrestabile” è più di un titolo; è la condizione stessa delle figure che popolano le pareti del SUMS. Le donne dipinte da Emefiele esistono al di là di ogni limite imposto da narrazioni riduttive. La loro forza risiede nella quieta determinazione di costruire spazi dove la presenza è sufficiente a ridefinire il significato di visibilità. In questo modo, l’artista offre al pubblico una nuova modalità di osservazione, chiedendo non di “guardare” ma di “coabitare” con le sue creazioni.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 3 settembre 2026, con ingressi giornalieri e visite guidate tematiche. Un’occasione imperdibile per chi desidera confrontarsi con una delle voci più innovative dell’arte contemporanea africana e per tutti coloro che credono nella potenza trasformativa della creatività.

“Nel silenzio della tela, le donne di Ndidi Emefiele parlano una lingua di colore, stoffa e resistenza – un canto inarrestabile che risuona oltre i confini.

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Cultura

L’AQUILA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA: AL MUNDA IN MOSTRA TRE GRANDI CAPOLAVORI

Raffaello, Pontormo e Antonello da Messina al Forte Spagnolo, un percorso spirituale e civile
che restituisce alla città una storia interrotta e un’identità ritrovata

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Redazione-  L’ECO di San Gabriele, mensile dei Padri Passionisti diretto da P. Ciro Benedettini – già vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1995 al 2016 –, nel numero di Giugno 2026 in corso di distribuzione in Italia e all’estero alla vasta rete dei lettori in abbonamento (la rivista ha una tiratura di circa 150mila copie), ospita un mio articolo su un’importante prossima esposizione al Museo Nazionale d’Abruzzo (Munda), dal 27 giugno al 27 settembre, delle Visitazioni di Raffaello e Pontormo, anticipata dall’esposizione, a partire dal 27 maggio, dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, opera recentemente acquistata dallo Stato e destinata a risiedere nel museo aquilano. Questa straordinaria operazione per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 riporta per tre mesi in città la tela del grande artista urbinate, dal Prado di Madrid, dipinta da Raffaello 4 secoli fa per la cappella Branconio della chiesa aquilana di San Silvestro, dalla quale fu “sottratta” nel 1655 durante la dominazione spagnola. Con il consenso del direttore dell’ECO – rivista di spiritualità, cultura e società del Santuario di San Gabriele (www.sangabriele.org), molto diffusa tra le nostre comunità all’estero -, si rende l’articolo disponibile alla libera pubblicazione, riportando questa annotazione.  

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Nel 2026 L’Aquila si prepara a un incontro atteso da quattro secoli. Nel cinquecentesco Forte Spagnolo, nelle sale del Museo Nazionale d’Abruzzo (Munda), riemerge una storia che ancora la città sente come una ferita, ma che trova una temporanea e suggestiva rimarginazione. La Visitazione di Raffaello Sanzio torna temporaneamente dal Prado di Madrid nella città per la quale fu dipinta. Non solo. Dialogherà con l’omonima opera di Jacopo Pontormo, in arrivo da Carmignano, e con l’intensissimo Ecce Homo di Antonello da Messina, recentemente acquisito al patrimonio dello Stato italiano e destinato alla residenza nel Munda, anche se viaggerà nei musei italiani. Per l’opera dell’Urbinate si tratta di un ritorno simbolico, sognato per 371 lunghi anni, una trama di memorie che si ricompone nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura.

Realizzata tra il 1518 e il 1520 per la Cappella Branconio della splendida chiesa di San Silvestro, la Visitazione nacque grazie all’amicizia tra Raffaello e Giovan Battista Branconio, influente figura della corte papale, prima con Giulio II della Rovere e poi con Leone X dei Medici. L’opera rimase a L’Aquila per oltre un secolo, diventando elemento significativo del patrimonio artistico, religioso e civile della comunità. Poi, nel 1655, la partenza. Sotto la dominazione spagnola, per volontà del viceré di Napoli e con l’autorizzazione di papa Alessandro VII, il dipinto lasciò la città tra proteste e tentativi estremi di impedirne il trasferimento. Gli aquilani parlarono di sottrazione, i documenti ufficiali di donazione. Alla Collegiata fu promessa una “gran ricompensa” economica – peraltro mai avvenuta -, al centro di lunghe e opache trattative tra Roma, Napoli e Madrid.

Dopo l’Escorial di Madrid, e il passaggio in Francia in epoca napoleonica, la tela trovò definitiva collocazione al Museo del Prado, dov’è oggi uno dei vertici della pittura rinascimentale italiana. Il rientro a L’Aquila, al Munda dal 27 giugno al 27 settembre, non cancella la storia ma apre un dialogo con un’altra Visitazione, stupenda testimonianza del manierismo italiano, dipinta intorno al 1530 da Jacopo Carucci detto il Pontormo. Accanto ai due capolavori sarà esposto l’Ecce Homo di Antonello da Messina, rilevato per 14,9 milioni di dollari dal governo italiano il 26 febbraio scorso da Sotheby’s, che l’avrebbe altrimenti messo all’asta a New York. Piccola nelle dimensioni ma potentissima nella forza espressiva, l’opera mostra il Cristo coronato di spine, lo sguardo gonfio di dolore rivolto frontalmente allo spettatore.

Antonello rinnova l’antica iconografia dell’Uomo dei dolori con una modernità sorprendente: il volto emerge scuro sul fondo nero, le lacrime sembrano trattenute, la bocca socchiusa vibra di umanità. Sul retro, San Girolamo penitente in un paesaggio luminoso completa un unicum nella produzione del maestro siciliano. Nato a Messina intorno al 1430, Antonello fu il ponte tra cultura fiamminga e tradizione italiana, introducendo nella penisola la tecnica a olio e una nuova intensità psicologica. Nel suo Ecce Homo il sacro diventa esperienza diretta, quasi fisica.

Il confronto tra le due Visitazioni, di Raffaello e del Pontormo, e la frontalità assoluta del Cristo di Antonello, che guarda lo spettatore senza mediazioni, costituisce il cuore pulsante di questa straordinaria mostra al Munda, che già di per sé offre una ricca e meravigliosa esposizione di opere dell’arte religiosa abruzzese. Le due Visitazioni raccontano l’incontro e la promessa, l’Ecce Homo concentra il momento della prova e dell’umiliazione. Tra le tre opere si dispiega un itinerario umano e spirituale che attraversa gioia e sofferenza, attesa e sacrificio.

L’esposizione, inserita nel denso programma per la Capitale italiana della Cultura – circa 300 eventi – è pensato per rafforzare l’identità artistica della città e il suo ruolo nel panorama culturale europeo. Dopo anni di ricostruzione materiale e simbolica, L’Aquila si propone come luogo d’incontro tra patrimonio, memoria e futuro. Come pure la scelta di aprire il “viaggio italiano” dell’Ecce Homo proprio da L’Aquila. Esporre il volto sofferente dipinto da Antonello nel Forte Spagnolo — simbolo della dominazione aragonese e della repressione cinquecentesca — produce un cortocircuito storico davvero potente.

Dopo il sisma del 2009 e una lunga stagione di ricostruzione, L’Aquila ha fatto della resilienza una cifra identitaria. Ospitare questi tre capolavori, nell’anno da Capitale italiana della Cultura, significa affermare che la rinascita non è soltanto edilizia o economica, ma anche immateriale e morale, nella saldezza dei valori civili e spirituali – si pensi alla Perdonanza celestiniana – che sin dalla fondazione nel 1254 della città hanno connotato l’identità e l’indole degli Aquilani.

Prestiti di tale rilievo sono frutto di equilibri delicati e di una sapiente tessitura di rapporti. Il ritorno temporaneo della Visitazione raffaellesca dal Prado e l’arrivo dell’opera del Pontormo dalla Toscana, testimonia una cooperazione museale fondata sulla fiducia e sulla consapevolezza che le opere d’arte custodiscono identità plurali. Un risultato reso possibile dall’intesa tra musei e dal sostegno del Ministero della Cultura e della Municipalità aquilana.

Per tre mesi L’Aquila tornerà a specchiarsi nello sguardo dei tre capolavori e, in permanenza, nel rilevante cespite espositivo proprio del Munda. Delle tre opere resterà l’esperienza di un incontro: un frammento di storia ricomposto, l’abbraccio tra due Visitazioni, il volto sofferente di Gesù: parlano alla città rinata e ai suoi visitatori da tutto il mondo.

Un evento straordinario in cui l’arte racconterà la sua bellezza, nel contesto delle meraviglie architettoniche della città rinata e delle proposte alte della feconda tradizione che fanno dell’Aquila un caso del tutto speciale in Italia per fruizione, innovazione e produzione culturale. Come pure nell’essere dal 1294 custode della Perdonanza, l’universale dono di Celestino V e primo Giubileo della storia, che la fanno anche città “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”, così definita da papa Francesco nella visita pastorale del 28 agosto 2022.

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