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Cultura

L’analisi etica di Maria Teresa Liuzzo contro la finzione social: la saggistica nei Fantasmi della storia

🚨 DENUNCIA CULTURALE: MARIA TERESA LIUZZO METTE A NUDO I FANTASMI DELLA STORIA CONTRO LE FINZIONI DEI SOCIAL! 📚🔥 Una pagina coraggiosa e di immenso spessore etico scuote la bacheca letteraria. Analizziamo il potente saggio “I fantasmi della storia” della scrittrice Maria Teresa Liuzzo h24. Con una prosa affilata, l’autrice mette il cuore e l’anima nel demolire l’abuso dei canali virtuali e dell’intelligenza artificiale, accusati di spegnere la spiritualità e minare la ragione umana. Richiamando la filosofia di Rudolf Steiner e la sacralità della parola scritta, la Liuzzo lancia un grido d’allarme contro il relativismo moderno e l’ipocrisia sociale, offrendo una straordinaria lezione di stile che esorta a ritrovare la verità oltre ogni maschera. Leggi il focus completo 👇#mariateresaliuzzo | #ifantasmidellastoria | #saggisticacalabria | #criticasociale | #rudolfsteiner #resistenzaetica | #letteraturacontemporanea | #lezionedistile | #pagineutili

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Maria Teresa Liuzzo

La forza civile della parola scritta contro l’uso dei canali virtuali ed il relativismo

Reggio Calabria – Ci sono analisi filosofiche nate per denunciare le derive morali e la superficialità che caratterizzano la società contemporanea, capaci di trasformare la pagina letteraria in una requisitoria etica contro il cinismo dei salotti e la perdita dei valori cristiani. La nota saggista e poetessa calabrese Maria Teresa Liuzzo ha consegnato alla bacheca dei lettori una profonda e accorata riflessione intitolata I fantasmi della storia. Con una prosa fluida, lineare e mossa da una radicata urgenza civile, l’autrice mette l’anima e il cuore nel denunciare come l’uso e l’abuso dei canali social e dell’intelligenza artificiale stiano peggiorando la qualità della vita, estinguendo ogni forma di desiderio profondo per inseguire l’illusione di apparire a qualunque costo. La Liuzzo evidenzia come questa corsa verso la finzione mediatica stia minando la ragione e la spiritualità dei giovani, sdoganando opinioni oscene relative alle tragedie di questi giorni altamente tossici e malati.

Il testo si sviluppa come un severo monito contro l’indifferenza e la menzogna venduta a regola d’arte nelle piazze virtuali, i cui passaggi cruciali scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.<<

Sappiamo che il silenzio non è un manipolatore di parole né un aguzzino. È simile al dolore che incute rispetto, è il ruscello del nostro polso, il mare delle nostre vene. È simile a un amico che ci osserva e ci restituisce energia pura, è un lubrificante della ruggine che scava nelle ossa, sino a mutare in ombra. Spesso assume il ruolo del detective. Raccoglie i fili della “marionetta”, recupera il tempo con i suoi fardelli e rimorsi trasformandoli- come fa un regista- quando gira una scena leggendaria. Si instaura tra scrittore, angoscia, dolore, attesa, un legame autentico con la parola, se la luce fa da magica lanterna e ne cattura l’intensità trasformandola in poesia, narrazione, fabula, capolavoro. Il buio avverte il sangue scalciare e ci allontana dall’inquietudine, diventa il nostro tempo interiore, una presenza, dunque, carismatica. Bussa l’alba del dubbio, la cicatrice più profonda muta in presenza affascinante, il cielo ha la luce di uno schermo che mette a nudo il nostro corpo e i grumi del nostro pensiero. Quel nostro profilo riservato si libera finalmente della sua “maschera”, indossata per lungo tempo, anche in ambito sociale e culturale. Lo “scheletro”, pur massacrato dagli eventi, ha ripreso lentamente a fiorire, come i rami di un albero frustato dal vento selvaggio e poi amputato dall’ascia. La parola diventa un’icona, si presenta con grazia ai suoi lettori ed il suo sguardo è lucido, la sua impronta personale, il suo talento naturale: tecnica raffinata, eleganza di rime, il peso della vita, il dover affrontare negli anni il contraccolpo della gloria, ma anche la freddezza dell’invidia. Col tempo ci si accorge di avere puntato sul cavallo sbagliato, ma bisogna reagire, sapere rialzarsi come si fa quando si è sul ring dopo una sconfitta subita. Non tradire mai la fiducia delle nostre emozioni, sbarazzarsi dalle “cellule morte” e transitorie. Sigillare in una “bara” le cattiverie a lungo subite, con garbo e compostezza. Il tempo non sempre ci è nemico, è il nostro domani, presente e passato, ma anche un padre devoto quando l’ammirazione per il verso si mescola con il desiderio di forgiare la propria identità. La resilienza appartiene ai privilegiati, rappresenta con il respiro (che è immagine e voce), una linea potente di talento, resilienza, fede, scavo psicologico, ispirazione, mentre la connessione va oltre la linea del sangue, ormai liberato da una catena di scorie. La resa della parola sta nel trovare la forza della verità che ha radici profonde nel nostro essere, deve suscitare fiducia, bellezza, intimità. Dobbiamo avere la capacità di interpretare ogni singhiozzo, ogni respiro, captare ogni suo movimento segreto. Soltanto allora l’anima ci riconosce come figli. Se noi siamo in grado di dedicarci alla verità, vivere e interpretare il suo vagito, le vibrazioni cosmiche accoglieranno i nostri sentimenti riconoscendoli puri e originali. Occupandoci di un “vagito” nella sua culla di luce è l’esercizio migliore dello spirito. Questa la realtà – per alcuni scomoda – anche se continuiamo a vivere nel più profondo relativismo della storia. Così la forza pende dal piatto della bilancia e diventa depositaria della verità. S’invertono i ruoli, e il male viene confuso con il bene. Ci sono le masse (che giocano a mosca cieca) e sdoganano opinioni spesso oscene relative al genocidio, alla ferocia di questi giorni altamente tossici, malati e criminosi. In tutti i tempi, all’uomo ha fatto comodo che tutto sia relativo e la menzogna continua ad essere una porzione di verità. Dobbiamo continuare a lottare per guarire un mondo immerso nelle viscere ammalate della storia e cercare una strada lontana dal massacro, dal pianto, dalla finzione, dall’dea perfida e bugiarda per vivere da persone libere. Ovunque c’è un filo d’erba, una farfalla, una goccia d’arcobaleno, il pianto o il riso di un bambino, il volo di una rondine, la preghiera di una madre, c’è sempre una nuova primavera che attende di essere scritta e vissuta. Lontano dagli sguardi delle bestie, dal buio sguaiato, da un pallone sgonfio abbandonato in un cortile, quel lutto ci esorta ad usare la ragione perché sappiamo che la menzogna è stata sempre venduta a regola d’arte – per verità.

Ed è sempre attuale che la bugia salva laddove la verità condanna. Non mancano personaggi da circo e donnette sclerotiche e prepotenti travestite da soubrette, con l’illusione di incantare serpenti scambiando arte e letteratura con la stiva di un porto. Un giorno si accorgeranno da miopi – quali sono – di quanta vita hanno perso fingendosi ciechi, in quanto incapaci di impossessarsene della sacralità della bellezza. Il tutto si dissolve in una realtà selvaggia, crudele, preistorica o introstorica trasformate in cose utilizzabili o da utilizzare, elementi più passivi che attivi, irresponsabili, incoscienti di ciò, nei confronti dell’umanità e della storia. “Le guerre dei nostri giorni assumono il terribile carattere di mandria, di casa, di gregge nel più stretto senso del termine” (Miguel de Unamuno). Vergogna per questa nuova generazione che dà e lascia ai propri simili il peso di mezza moneta. Sposare la parola, amalgamarsi al versamento del suo sangue con rispetto e orgoglio, amore e complicità – è la buona riuscita di ogni scrittura tra estasi e tormento. Essere se stessi al vertice della verità per non subire in un vicino o lontano futuro il dolore più atroce. Non sarà facile per coloro che allestiscono altari d’inganni, lusinghe e intrecciano corone di spine sopravvivere all’inferno che da soli si sono costruiti perché invecchieranno dall’orrore dello “sterminio” che fanno subire alle vittime, pur sapendoli disarmati e innocenti. Hanno distrutto i loro sogni e non rimane di “questo rogo” che il ricordo sconvolgente di una madre che continua a cullare il figlio morto stringendolo fra le sue braccia. L’uso e l’abuso dei social ha peggiorato la qualità della vita, ancora peggio l’intelligenza artificiale, queste forme, appunto d’artificio hanno estinto ogni forma di desiderio ma non quello di apparire a qualunque costo. Stanno minando l’anima e la ragione. Senza spiritualità non esiste l’aspirazione. Anche se la passione è sofferenza è pur sempre nutrita dal miele dell’anima. È proprio in fondo al cuore che risiede il pozzo prezioso dell’energia: l’amore.  Ignorano che ogni alba ha sempre una stella diversa, una nuova pagina da scrivere, un nuovo capitolo da raccontare con parole affascinanti e spontanee da assaporare e condividere, come un arcobaleno che sorge dove il sole dipana i suoi raggi alla vita, alla salvezza, trascorsi i giorni del diluvio. I dissacratori continueranno a urlare di mostruosità. Ma la parola saggia trasformerà radicalmente quell’atmosfera demoniaca in speranza, pace, equilibrio allontanandole dallo sconforto, dal tradimento e dagli schiaffi rabbiosi, simili ad un cavallo imbizzarrito che rompe lo steccato della scuderia tornando al suo stato selvaggio e spesso aggressivo nella fuga. In ogni ampiezza sconfinata io vedo DIO (sin da bambina), il paese delle stelle e sconfinare principio e conoscenza. Ho trovato la luce della mia interiorità persino nelle tenebre: attraverso quel tunnel ho rivisto e abbracciato la Luce; “La via dell’interiorità in modo etico” e ogni forma di equilibrio. Tante stelle ho sottratto all’universo per spillare le ferite del mio corpo. Quando si diventa ingombranti gli squali di turno cercano di rubare la dignità con le menzogne. Prendersi cura della parola è come tutelare la propria salute, è nostro diritto e nostro dovere, altrimenti si rischia di perdersi il senso della vita e si naviga nell’oblio della miseria tra cicatrici personali e quelli di una società mediocre e assente che ha perso non solo i valori morali, etici e cristiani, ma che non avverte la nostalgia del passato perché non ha alcun punto di riferimento. L’arte rimane la forma più sublime d’intelligenza e sensibilità di comunicazione universale. Bisogna avere le ali per volare, il veleno bisogna lasciarlo ai serpenti, a coloro che mentono e ingoiano veleno. Sanno solo strisciare. La vera bellezza non sta in ciò che non si vede ma in quello che non si riesce a spiegare e rimane il non limite di ogni conoscenza. La verità, l’onestà e la giustizia sono ancora lontane da una realtà perfetta, mentre la tensione del reale, mescolata alla quiete di un sorriso può generare l’intensità amorosa di ogni assenza. La nostalgia cosmica è immensa ed è lo specchio dell’animo umano se la coscienza è assente e la materia inizia il lungo pellegrinaggio che la conduce ai mondi dello spirito. Spesso alla coscienza sfugge il piano spirituale, ma Rudolf Steiner ci ricorda che “Dove vi è spirito vi è sempre coscienza”. Nel momento in cui l’anima umana prova ad afferrare il concetto di eternità, come esperienza interiore – e la coscienza è sempre presente nello spirito (diventano un nucleo) e non si perderanno mai, proprio come una famiglia. Non si tratta di ipotesi o teorie – (anche se non percepiti dai sensi fisici). Nell’universo infinito dell’anima umana, la sua forza inespressa potrebbe diventare concreta e raffinare il nostro vivere. Sarebbe come trovarsi, e pensare, riflessi in uno “specchio meraviglioso”, di energia e visioni. Bisogna avere il coraggio di trasformare la coscienza e confrontare i concetti pensanti con la realtà che possa condurci ai confini dell’animo umano, destinato a un’impermanenza continua e che solo ai privilegiati è stato concesso, attraverso l’accostamento ad un’altra anima. Bisognerebbe fuggire dalle “amnesie” temporanee e crearsi un laboratorio che non sia una risata che spadroneggia l’inganno, ma Luce che risiede nei nostri occhi in un segreto silenzio, oltre la muraglia delle ombre fatali.

Solo nella solitudine si avvertono le voci dell’infinito, il respiro dell’indescrivibile, il pianto convulso della terra. In quel magma si catturano i segreti come in una scena dietro le quinte, tra i percorsi dell’anima e le sfide della ragione – che spesso inciampa. Ogni energia che si spegne viene raccolta dal cielo, e per entrambi sarà una magnifica occasione per ritrovarsi e confrontarsi ancora una volta, in una magnifica ricerca di corpo e spirito. È risaputo che in ogni lavoro mettiamo la nostra eredità, come uno scatto fotografico, che dopo la frazione di un secondo, testimonia l’intera vita del soggetto, immortalandolo. Il tutto come la parola / immagine, diventa memoria della società e l’epopea della Storia. L’impalpabile e indefinita bellezza, paradiso della parola sorta dal soffio della creta diventa foresta, mare e monte, e in seno raccoglie l’universo e lo contempla. L’occhio che la abita rappresenta la fiaccola eterna e l’insostituibile patrimonio dell’umanità. Il respiro conserva la propria fragilità perché ha subito e affrontato troppe sfide condite da un’apocalisse di emozioni, ma ha anche ottenuto il trionfo delle virtù sul vizio dando equilibrio a quelle civiche e morali, dove la culla della memoria, continua a dondolare tra ombra e luce come un atomo errante nell’infinito. Laggiù la fantasia gioca con api e farfalle per costruire un segreto fatto di lampi sereni e morbide trine. Il tutto in una sospensione onirica che lo porta indietro ai tempi dell’infanzia, e poi in avanti nel tempo maturo in cui le esperienze ritornano e si contano i rintocchi del vento battuti dall’ala del tempo. Un difficile cammino di scoperta di fede e di conforto dove la scrittura senz’anima continua a candidarsi autocelebrandosi come una falena invasata attratta dalla bile del fuoco, finirà la sua danza tra l’indifferenza delle fiamme. Migliaia di pagine, come gusci vuoti marceranno come una discarica a cielo aperto, e si estingueranno in quanto privi di sangue e senza un volto. Il loro destino è comune a quello dei rifiuti differenziati ai quali non sarà mai concessa una nuova vita.

Stanotte ho visto una stella ferita aggrapparsi all’insonnia e le lacrime trasformarsi in ciliegie sul palmo della mia mano. Nuda la verità distesa nello sguardo della speranza. Equa la bilancia e l’ago pendeva dalle ciglia del sogno. L’iride era un battito di lucciole.  Ognuno ha fretta di andare. L’umanità è diventata merce da rottamare. Siamo cornici vuote, le tele non sono che i fantasmi della storia, fuori controllo e senza memoria.  Ogni pagina è un bosco, un mare, un monte. Tra le ossa del delirio nuda danzò la farfalla. Il deserto si svegliò dal sogno, svanì l’amnesia. Tra estasi e tormento, tra vita e morte.  Come mutò la sorte? Si suicidò la notte dopo avere abbracciato l’attimo divino e lacrimò la rosa bevendo il proprio sangue. Una pioggia di nenie scordate veniva trascinata dal vento. Nel suo petto continua a tremare un fragile cuore di carne>>.

Maria Teresa Liuzzo

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Cultura

L’Aquila Capitale della Cultura ospita il Concorso Internazionale di Contrabbasso Massimo Giorgi

🚨 ECCELLENZA LIRICA A L’AQUILA: I MIGLIORI CONTRABBASSISTI DEL MONDO SI SFIDANO AL CONSERVATORIO “CASELLA”! 🎻🏛️ Un evento straordinario inserito nel programma ufficiale di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Domani, sabato 25 luglio, l’Auditorium del Conservatorio Casella ospita la finale della III edizione del Concorso Internazionale di Contrabbasso “Massimo Giorgi” h24. Un omaggio commovente allo storico primo contrabbasso de I Solisti Aquilani, che vedrà sfidarsi sul proscenio 8 giovani talenti provenienti da ogni continente, dalle 9:00 alle 18:00. Le performance saranno valutate da una giuria d’autore composta dai più grandi maestri internazionali dello strumento. Un pezzo di pura passione e musica classica, scritto con il cuore e con l’anima per il nostro territorio. Ingresso libero e gratuito. Tutti i dettagli 👇#concorsogiorgi | #laquilacapitale2026 | #contrabbassomundial | #conservatoriocasella | #solistiaquilani #musica-classica | #giovanitalenti | #cronacaaquila | #pagineutili

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Contrabasso

La finale all’Auditorium del Conservatorio Casella ed il tributo al primo contrabbasso dei Solisti

L’Aquila – Ci sono manifestazioni artistiche nate per operare come preziosi custodi della memoria storica di una comunità, capaci di trasformare le aule accademiche in arene di livello transnazionale in cui il talento delle nuove generazioni torna a confrontarsi con la grande letteratura musicale d’avanguardia. Il ricco cartellone di eventi coordinato per celebrare lo storico anno di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura duemilaventiseie si arricchisce di un appuntamento di assoluto rilievo nel panorama della musica classica globale. Sabato venticiqune luglio, gli spazi d’avanguardia dell’Auditorium del Conservatorio di Musica Alfredo Casella faranno da sfondo ufficiale alla terza edizione del Concorso Internazionale di Contrabbasso Massimo Giorgi. Per questa speciale sessione, gli organizzatori hanno scelto di trasferire eccezionalmente la manifestazione nel capoluogo abruzzese per omaggiare la figura del Maestro Giorgi, indimenticato e storico primo contrabbasso della prestigiosa formazione de I Solisti Aquilani.

L’evento attira l’attenzione dei critici musicali e degli estimatori della musica da camera della provincia, i cui riscontri e le cui bacheche informative scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili sempre connessi alla rete.

I giovani musicisti sul palco ed il giudizio dei colleghi del Maestro Giorgi

La prestigiosa iniziativa nasce dal solido partenariato istituzionale siglato con i vertici del Conservatorio Alfredo Casella, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi per garantire l’assoluta freschezza del racconto giornalistico. La sessione finale della competizione vedrà protagonisti otto straordinari contrabbassisti, selezionati dopo intense fasi eliminatorie tra candidati provenienti da diversi Paesi del mondo, pronti a sfidarsi sul proscenio nel corso di un’intensa parata esecutiva programmata dalle ore nove del mattino fino alle diciotto. Le singole performance e la pulizia del suono verranno valutate da una Commissione giudicatrice di altissimo livello, composta dai più autorevoli contrabbassisti italiani e internazionali e da storici colleghi che condivisero l’attività concertistica con il musicista scomparso, garantendo il prestigio e la totale trasparenza dei verdetti.

Il superamento dei confini nazionali trasforma la città in una bacheca d’elezione per il concertismo classico, proiettando le prime clip musicali sui display dei telefoni dei nuclei familiari del territorio aquilano.

Un’occasione per accogliere il pubblico nel cartellone istituzionale dell’Aquila

La giornata conclusiva della competizione si offrirà come un’occasione unica e preziosa per riscoprire il valore profondo dello studio accademico, arricchendo l’offerta culturale cittadina con esecuzioni di altissimo livello tecnico ed espressivo. L’appuntamento, completamente gratuito ed aperto al pubblico di residenti, appassionati e turisti, riflette l’anima più autentica delle celebrazioni di quest’anno, mirate a diffondere l’arte e a renderla accessibile a tutta la cittadinanza. Il Conservatorio Alfredo Casella si prepara così ad accogliere quanti vorranno condividere questo momento di grande spessore artistico, dove la memoria del Maestro Giorgi rivive attraverso l’energia e la dedizione dei migliori talenti emergenti della scena mondiale, pronti a far risuonare la voce profonda del contrabbasso nel cuore del capoluogo abruzzese.

 link con tutte le informazioni: Giorgi-Competition – Concorso biennale per contrabbasso che rende omaggio al maestro Giorgi.

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Cultura

La poesia di Maria Lo Re supera i confini nazionali, la silloge “Versi e capoversi di una vita” debutta in francese

🚨 LA POESIA LIGURE SBARCA IN FRANCIA: “VERSI E CAPOVERSI DI UNA VITA” DI MARIA LO RE ARRIVA SUL MERCATO INTERNAZIONALE! 🦅🇫🇷 Uno straordinario traguardo per la letteratura del nostro territorio. La raccolta della poetessa e storica insegnante di Ospedaletti, Maria Lo Re, debutta in lingua francese nella prestigiosa collana “Altre Frontiere” di Aletti Editore, in collaborazione con l’Istituto Carlo Bo. Il volume h24, impreziosito dalla prefazione del candidato al Premio Nobel Hafez Haidar, mette il cuore e l’anima in un diario esperienziale lungo cinquant’anni. Attraverso la metafora di una ragazza che si specchia, l’autrice scava nell’introspezione e affronta temi civili come l’emancipazione femminile, la pace ed il riscatto degli umili. Un viaggio lirico unico, disponibile anche in e-book. Il servizio completo 👇#marialore | #versiecapoversi | #alettieditore | #hafezhaidar | #poesiafrancese | #ospedaletti | #letteraturaligure | #traduzionipoesia | #pagineutili

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Copertina_Versi e capoversi di una vita FRANCESE

La collana Altre Frontiere ed il diario di cinquant’anni firmato da un’insegnante di Ospedaletti

Imperia – Esistono opere liriche capaci di trasformare la parola scritta in un linguaggio universale che scavalca i confini geografici, dimostrando come la poesia sia l’unica vera scatola magica in grado di connettere culture diverse sotto il segno dell’introspezione. Il panorama letterario contemporaneo celebra un traguardo transnazionale grazie alla nuova veste editoriale della silloge di Maria Lo Re, intitolata Versi e capoversi di una vita. Dopo il fortunato esordio nella collana I Diamanti della Poesia, l’opera approda sul mercato globale entrando ufficialmente nella prestigiosa sezione Altre Frontiere della casa editrice Aletti Editore, interamente dedicata alle produzioni tradotte in lingua francese. Il volume, distribuito anche in formato e-book, si struttura come un diario esperienziale che raccoglie cinquant’anni di vita dell’autrice, residente nel comune ligure di Ospedaletti ed ex stimata insegnante di Lettere nelle scuole della provincia.

La traduzione in lingua francese è stata curata in stretta collaborazione con gli esperti della SSML Istituto di Alti Studi Linguistici Carlo Bo, i cui dettagli editoriali scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

La prefazione di Hafez Haidar ed il simbolo dello specchio come introspezione dell’anima

A impreziosire questa edizione internazionale è la prestigiosa firma del professor Hafez Haidar, accademico, scrittore e più volte candidato ufficiale al Premio Nobel, il quale ha curato la prefazione del volume, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi. La novità della pubblicazione si manifesta con immediatezza fin dall’impatto visivo della copertina, che raffigura una ragazza intenta a specchiarsi. Questo elemento grafico riassume il cuore del progetto: il passaggio coraggioso dalla contemplazione del mondo esterno all’indagine interiore. Lo specchio diviene così la metafora dell’anima, una superficie in cui la scrittrice analizza senza filtri le proprie fragilità e le paure più profonde. La Liuzzo e la Lo Re condividono questa urgenza di verità, spingendo il lettore a guardarsi dentro per ritrovare l’autenticità dei sentimenti contro l’omologazione della routine quotidiana.

Il viaggio lirico si offre come uno scudo contro l’indifferenza moderna, proiettando la forza dei testi sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto imperiese.

L’emancipazione femminile, il riscatto degli umili ed il mistero dell’esistenza umana

L’architettura lirica di Maria Lo Re intreccia con naturalezza gli affetti familiari ad un profondo senso di impegno civile, affrontando tematiche cruciali come l’emancipazione femminile, la pace, la tutela del pianeta ed il riscatto sociale degli umili e dei personaggi dimenticati. Sul piano stilistico, la scrittura si muove tra una parola essenziale ed ermetica, quasi scolpita, ed un verso libero e sensoriale che asseconda il flusso dei ricordi dall’inconscio, lasciando un margine di mistero aperto alle risposte di chi legge. Nelle parole del professor Haidar, l’amore per l’autrice è l’aria stessa che respira, il sole che irradia la terra ed il battito segreto del cosmo. Questa preziosa pubblicazione offre risposte profonde al bisogno di bellezza, dimostrando come la memoria personale possa mutare in un patrimonio collettivo e condiviso da tutte le generazioni.

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Cultura

Dal buio del viaggio alla rinascita interiore, la confessione coraggiosa nel libro “Nessuno nasce perduto” di Menda Vreto

Ci sono confessioni letterarie nate per operare come fari di carne e sangue nelle stanze buie della cronaca contemporanea, capaci di restituire la polpa densa dell’umanità a vicende che la saggistica e la politica tendono troppo spesso a raggelare dentro i freddi numeri dei flussi statistici. Il panorama editoriale accoglie la dolorosa e paritetica testimonianza biografica della scrittrice Menda Vreto, raccolta all’interno delle pagine del volume intitolato Nessuno nasce perduto.

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Menda Vreto

Redazione-  Ci sono confessioni letterarie nate per operare come fari di carne e sangue nelle stanze buie della cronaca contemporanea, capaci di restituire la polpa densa dell’umanità a vicende che la saggistica e la politica tendono troppo spesso a raggelare dentro i freddi numeri dei flussi statistici. Il panorama editoriale accoglie la dolorosa e paritetica testimonianza biografica della scrittrice Menda Vreto, raccolta all’interno delle pagine del volume intitolato Nessuno nasce perduto. L’ordito narrativo si sviluppa come un cammino lineare, sincero e privo di filtri artificiali, mettendo l’anima e il cuore nel racconto di un’infanzia segnata dai morsi della miseria e dall’onestà contadina della propria famiglia, dove la dignità costituiva l’unico paracadute contro il crollo del mondo circostante. A soli quindici anni, subito dopo aver terminato la terza media, di fronte al cortile di casa dove la madre Sasha cercava risposte nel silenzio, il protagonista ha dovuto compiere la scelta più lacerante per un fanciullo: fuggire dalla fame per non vedere morire i propri genitori:<<

La storia di un ragazzo che ha attraversato il buio senza perdere la propria anima
Nella mia famiglia vi era una cosa che non venne mai meno, nemmeno nei giorni in cui tutto il resto sembrava abbandonarci: la dignità.
Mio padre e mia madre ci avevano cresciuti con il rispetto per gli altri, con l’educazione delle parole semplici e con quei valori che non si vedono agli occhi, ma che sostengono un uomo quando il mondo intorno a lui crolla. Ci insegnarono che un essere umano non vale per ciò che possiede, ma per ciò che porta dentro il cuore.
Eppure, vi sono momenti nella vita in cui anche la dignità, per quanto grande e nobile, non riesce a mettere il pane sulla tavola.
La nostra casa conosceva la povertà. Non quella rumorosa, che si mostra agli altri per chiedere compassione, ma quella silenziosa che entra dalla porta senza bussare, si siede accanto alla famiglia e rimane lì, giorno dopo giorno, consumando lentamente le speranze.
A volte mancava il cibo. A volte mancava la possibilità di scegliere. A volte mancava persino la forza di immaginare un domani diverso.
Io ero soltanto un bambino, ma la miseria ha un modo crudele di far crescere le persone prima del tempo. Mi insegnò a leggere negli occhi degli adulti ciò che loro cercavano di nascondere.
Ricordo mia madre Sasha nel cortile della nostra casa. Aveva le mani intrecciate e lo sguardo rivolto verso un punto lontano, come se cercasse una risposta che nessuno poteva darle. Non sapeva più cosa cucinare, perché non c’era più nulla da cucinare.
Mio padre cercava di restare forte. Un uomo può sopportare molti pesi senza lamentarsi, ma vi sono stanchezze che si vedono anche quando la bocca rimane chiusa.
Avevo quindici anni quando compresi una verità che nessun ragazzo dovrebbe conoscere così presto: rimanere significava aspettare la fame; partire significava affrontare il pericolo.
Avevo appena terminato la terza media. Quel giorno il vento muoveva i panni stesi nel cortile e sembrava quasi che anche il cielo fosse rimasto in silenzio ad ascoltare una decisione troppo grande per un ragazzo così giovane.
“Mamma… io parto.”
Lei si fermò. Nei suoi occhi apparve immediatamente qualcosa che un figlio non dimentica mai: la paura di perdere ciò che ama più della propria vita.
“Dove vai, figlio mio?”
“Lontano. Devo trovare un modo per aiutarvi. Non possiamo continuare così.”
Lei scosse lentamente la testa.
“Sei ancora un bambino. Il mondo non è pronto per te, e tu non sei pronto per il mondo.”
Non risposi.
Ci sono momenti in cui il silenzio dice più di qualsiasi parola. E vi sono decisioni che un uomo prende non perché non abbia paura, ma perché l’amore per la propria famiglia è più forte della paura stessa.
Partii di nascosto insieme ad altri ragazzi. Nessuno di noi possedeva una vera destinazione. Non avevamo mappe, certezze o protezioni. Avevamo soltanto una speranza: sopravvivere.
Il viaggio fu un incontro con il lato più oscuro dell’esistenza umana.
Una barca troppo piena. Il mare davanti a noi, immenso e indifferente. La paura che entrava nei pensieri e non lasciava più spazio al respiro. Le luci della polizia, le urla, il caos. Persone che cadevano nell’acqua e scomparivano nel silenzio del mare, come se la loro vita non fosse mai appartenuta a nessuno.
Io e il mio amico Brian riuscimmo a nasconderci su un’isola. Eravamo nel fango, tra i cespugli, immobili per ore. Non parlavamo. Non potevamo parlare.
A volte l’uomo scopre che anche il suono della propria voce può diventare un pericolo.
Il mondo, per noi, era diventato un rumore lontano: un rumore fatto di passi, ordini e minacce.
Quando arrivò la notte, salimmo su un’altra barca clandestina. Non sapevamo dove ci avrebbe portati. Sapevamo soltanto una cosa: tornare indietro non era più possibile.
Ma l’uomo spesso scopre che fuggire da un dolore non significa necessariamente trovare la libertà.
Dall’altra parte del mare non trovai la salvezza. Trovai un’altra prigione.
C’erano uomini senza veri nomi, ordini senza spiegazioni, vite trattate come strumenti. Ci diedero cibo e vestiti, e per un breve momento sembrò che il destino avesse finalmente cambiato direzione.
Ma certe illusioni durano poco.
Arrivarono le consegne. Arrivarono i pacchi. Arrivarono lavori che non dovevano essere compresi, soltanto eseguiti.
Non dovevamo fare domande.
Quando chiedevo il perché, ricevevo punizioni. Quando cercavo di rifiutare, arrivava la violenza.
Un giorno segnarono la mia pelle. Non per insegnarmi una lezione, ma per ricordarmi che, secondo loro, non appartenevo più a me stesso.
Il dolore fisico passa. Quello che rimane più a lungo è il momento in cui un uomo comincia a dubitare della propria libertà.
Con il tempo imparai a spegnere le emozioni.
Non perché non sentissi più nulla, ma perché sentire era diventato troppo difficile. La sofferenza continua può trasformare il cuore in una stanza chiusa, dove anche la luce fatica a entrare.
E lentamente iniziai a non riconoscere più me stesso.
Passarono tre anni.
Tre anni in cui non ero più soltanto il ragazzo partito per salvare la propria famiglia. Ero diventato una parte di un mondo che non avevo scelto.
Poi, una notte, qualcosa dentro di me si spezzò.
Non fu un gesto eroico. Non fu un piano perfetto.
Fu soltanto il bisogno umano di respirare senza paura.
Scappai.
Avevo soltanto ciò che portavo addosso. Lasciai indietro il nome che mi avevano imposto, la lingua che avevo dovuto imparare, l’identità che mi avevano tolto.
Ricominciai da zero.
Per anni lavorai in silenzio. Feci lavori umili. Imparai di nuovo il valore delle piccole cose: scegliere, camminare senza paura, parlare senza chiedere permesso, vivere senza ordini.
E allora compresi una verità semplice e difficile:
nessuna ricchezza può avere valore se nasce dalla distruzione della vita degli altri.
Quando tornai nel mio paese, non ero più il ragazzo che era partito.
Quel ragazzo aveva perso molte cose.
Ma non aveva perso la cosa più importante: la possibilità di scegliere chi diventare.
Avrei potuto lasciare che il dolore mi rendesse freddo. Avrei potuto credere che il mondo fosse soltanto violenza e ingiustizia.
Ma scelsi di ricordare.
Perché dimenticare il passato non significa guarire. A volte significa soltanto permettere al male di vincere.
Non tutte le persone che finiscono sulla strada sbagliata sono nate per percorrerla.
Molte sono soltanto giovani, fragili, sole. Persone che la vita ha spinto verso luoghi più grandi delle loro forze.
Nessuno nasce perduto.
Si nasce bambini.
Si nasce con una speranza negli occhi, con un cuore capace di amare e con sogni che sembrano infiniti.
Poi arriva la vita, con le sue prove, le sue ingiustizie e le sue ferite. A volte riesce a spezzare quei sogni.
Ma finché un uomo conserva dentro di sé la possibilità di cambiare strada, non è mai completamente perduto.
Il passato può lasciare cicatrici profonde.
Può togliere anni, persone e illusioni.
Ma non può scrivere l’ultima parola sulla vita di un essere umano.
Quell’ultima parola appartiene sempre alla scelta che facciamo dopo il dolore>>.

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