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Attualità

Rottamazione delle cartelle bloccata ad Arpino, l’affondo dei consiglieri Quadrini e Giovannone

🚨 AMMINISTRATIVE AD ARPINO: I CONSIGLIERI QUADRINI E GIOVANNONE COMPATTANO IL FRONTE PER LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE! 🏛️📉 Occasione sprecata o ritardo burocratico? Scontro totale in vista del Consiglio Comunale del 30 luglio h24. I consiglieri Gianluca Quadrini e Marco Giovannone denunciano con forza l’esclusione della definizione agevolata dall’ordine del giorno, nonostante le richieste presentate a maggio ed i confronti con il Vice Sindaco. Con la scadenza nazionale fissata al 31 luglio 2026, Arpino rischia di rimanere indietro rispetto ai comuni vicini della Provincia di Frosinone. Un dossier politico scottante, scritto con il cuore e con l’anima per il bilancio delle famiglie e dei commercianti in difficoltà. I dettagli della mozione 👇#arpinocronaca | #rottamazionecartelle | #gianlucaquadrini | #marcogiovannone | #consigliocomunale #provinciafrosinone | #sanatoriafiscalelocale | #politicalive | #pagineutili

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Gianluca Quadrini

La convocazione del Consiglio Comunale per il trenta luglio e lo stallo sulla definizione agevolata

Arpino – Ci sono opportunità amministrative nate per concedere un polmone di sollievo finanziario ai contribuenti in oggettiva difficoltà economica, la cui mancata adozione da parte degli organi di governo rischia di trasformarsi in un danno severo per l’intero tessuto commerciale e produttivo della provincia. La scena politica nel comune di Arpino registra una forte e unitaria presa di posizione ufficiale da parte dei consiglieri comunali Gianluca Quadrini e Marco Giovannone, i quali hanno sollevato un duro atto di richiamo nei confronti della giunta e del sindaco. Oggetto della polemica è la mancata inserzione del punto relativo all’adesione del Comune alla definizione agevolata delle ingiunzioni di pagamento e degli accertamenti esecutivi all’interno dell’ordine del giorno della prossima assise civica, formalmente convocata per la giornata del trenta luglio. L’iniziativa per la rottamazione delle cartelle esattoriali comunali era stata depositata formalmente dal consigliere Quadrini già nel mese di maggio, ma l’iter normativo continua a rimanere bloccato negli uffici del palazzo municipale.

La mancata discussione del provvedimento rischia di congelare i piani di risanamento debitorio di centinaia di contribuenti della provincia frusinate, i cui dettagli tecnici e le cui aliquote accessorie scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

Il confronto con il Vice Sindaco e la tutela delle casse pubbliche sull’azzeramento delle sanzioni

I due esponenti della minoranza consiliare hanno voluto chiarire i contorni di una misura improntata al puro buonsenso amministrativo, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi per preservare l’onestà della cronaca politica locale. Quadrini e Giovannone hanno confermato di aver avviato nelle scorse settimane una serie di interlocuzioni costruttive con il Vice Sindaco, il quale aveva manifestato un’apertura istituzionale confermando che la maggioranza stava valutando l’impatto finanziario del regolamento sulla sanatoria. Tuttavia, i consiglieri evidenziano come il tempo delle analisi astratte sia ormai abbondantemente scaduto di fronte alle scadenze nazionali e alle necessità reali dei residenti. Sul piano tecnico, i promotori ribadiscono che la misura non prevede alcun azzeramento o regalo sui tributi evasi, i quali restano interamente dovuti ed entrano nelle casse comunali, ma azzera unicamente le sanzioni e gli interessi di mora che gonfiano il debito a esclusivo vantaggio degli enti intermediari della riscossione.

La semplificazione dei carichi fiscali punta a riallineare i rapporti tra l’ente ed i cittadini morosi, proiettando le richieste di flessibilità sui display dei telefoni dei nuclei familiari del territorio arpinate.

La scadenza nazionale del trentuno luglio ed il paragone con i comuni della Provincia di Frosinone

La corsa contro il tempo si fa stringente poiché la finestra temporale utile per l’adesione dei comuni alla sanatoria scadrà tassativamente il trentuno luglio duemilaventisei, richiedendo passaggi celeri tra le commissioni competenti e l’approvazione finale del testo in aula. I consiglieri hanno ricordato come moltissimi altri enti locali e comuni del circondario nella Provincia di Frosinone abbiano già adottato da tempo questi regolamenti agevolati, dimostrando una spiccata sensibilità e vicinanza verso le reali esigenze dei propri amministrati. Quadrini e Giovannone hanno rinnovato la propria totale disponibilità a collaborare in modo attivo e sinergico con la maggioranza per redigere tempestivamente i testi normativi necessari, chiedendo un sussulto di responsabilità ai vertici del municipio. Integrare l’ordine del giorno o portare la delibera al più presto in Consiglio costituisce l’unica strada percorribile per offrire uno strumento concreto di sostegno a famiglie e imprese, salvaguardando il benessere collettivo nel segno del buon governo.

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Attualità

Sant’Anna e San Gioacchino: le radici che insegnano ancora a fiorire

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Sant’Anna e San Gioacchino

Redazione-  Ci sono santi che parlano attraverso le imprese e santi che parlano attraverso il silenzio. Sant’Anna e San Gioacchino appartengono a questa seconda categoria. Il Vangelo non riporta una loro parola, eppure la loro vita continua a parlare con una forza che attraversa i secoli.
Essi sono le radici dell’albero più bello della storia della salvezza. Hanno custodito Maria e Maria ha custodito il Verbo fatto carne. Ogni volta che contempliamo Sant’Anna e San Gioacchino comprendiamo che Dio ama costruire il futuro partendo dalle famiglie, dalle mani che accarezzano, dalle ginocchia sulle quali un bambino impara a pregare, dagli occhi che insegnano a distinguere il bene dal male.
Oggi viviamo in un tempo straordinario e allo stesso tempo, fragile. L’intelligenza artificiale cresce con una velocità sorprendente. Le macchine imparano, gli algoritmi decidono, gli schermi catturano il nostro sguardo, ma nessuna tecnologia potrà mai insegnare ciò che una nonna trasmette con una carezza, ciò che un nonno comunica con la sua presenza, ciò che una famiglia costruisce con la fedeltà quotidiana.
La tecnologia può elaborare informazioni, ma non genera misericordia, può rispondere alle domande, ma non può amare, può imitare il linguaggio del cuore, ma non possiede un cuore.
Sant’Anna ci insegna la tenerezza che educa. San Gioacchino ci ricorda la forza discreta di chi sostiene senza cercare applausi. In loro vediamo la bellezza della pazienza, quella virtù che il mondo considera debolezza e che invece, è una delle forme più alte dell’amore.
Verba docent, exempla trahunt: le parole insegnano, ma gli esempi trascinano. È questa la loro grande lezione.
Ogni giorno incontro i ragazzi dell’oratorio; nei loro occhi vedo sogni meravigliosi, ma anche tante domande. Vivono in un mondo dove tutto sembra immediato: un clic, un messaggio, una risposta, eppure il cuore umano continua ad avere bisogno dello stesso nutrimento di sempre: essere ascoltato, accolto, sentirsi amato senza condizioni.
Ai miei giovani vorrei dire di non avere paura del progresso. La Chiesa non teme la scienza né l’innovazione. Teme soltanto che il progresso dimentichi l’uomo, perché quando la tecnica corre più veloce della coscienza, il rischio è quello di costruire un futuro ricco di strumenti, ma povero di senso.
Sant’Anna e San Gioacchino ci ricordano che nessuno diventa grande da solo. Ognuno di noi è il frutto di qualcuno che ha pregato, sofferto, sperato e creduto prima di noi. Siamo figli di una storia che non possiamo cancellare senza perdere noi stessi.

L’oratorio, allora, non è soltanto un luogo dove trascorrere qualche ora, è una casa, una scuola di umanità, è il laboratorio dove il Vangelo diventa vita, amicizia, servizio, sorriso condiviso, mano tesa a chi rimane indietro.

Vorrei che ogni ragazzo imparasse a guardare i propri nonni come una biblioteca vivente. Essi custodiscono una sapienza che nessun motore di ricerca potrà mai indicizzare. Hanno conosciuto il sacrificio, il valore dell’attesa, la dignità del lavoro, la forza della fede quando tutto sembrava crollare.

Radices altae, fructus sancti: radici profonde generano frutti santi.

Sant’Anna è il grembo della speranza. È la donna che ci insegna che educare significa amare senza possedere. San Gioacchino è il padre silenzioso che ci ricorda come l’autorità più autentica non nasca dal potere, ma dall’esempio.

In un tempo in cui molti cercano followers, loro ci insegnano a formare discepoli. In un tempo in cui tutto è visibilità, essi ci parlano della santità nascosta. In un tempo in cui spesso si misura il valore con il successo, ci ricordano che davanti a Dio conta soltanto l’amore vissuto.

Ecco perché oggi affido tutti i nostri bambini, i ragazzi degli oratori, le famiglie, i nonni e gli educatori all’intercessione di Sant’Anna e San Gioacchino. Essi ci insegnino a custodire la fede come si custodisce una fiamma: con delicatezza, con perseveranza e con infinita fiducia.

Perché il mondo avrà sempre bisogno di intelligenza, ma ancora di più avrà bisogno di coscienze illuminate. Avrà bisogno di tecnologia, ma soprattutto di santità. E il futuro dell’umanità continuerà a nascere, come è sempre accaduto, da una famiglia che sa pregare, amare e sperare.

Che Sant’Anna e San Gioacchino ci aiutino a non perdere mai ciò che rende davvero umano il nostro cuore: la capacità di amare Dio e, attraverso Dio, ogni fratello che incontriamo sul nostro cammino.

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L’allarme del Procuratore Maurizio De Lucia sulla mafia a Palermo, l’analisi video di Aldo Di Giovanni

🚨 ALLARME ANTIMAFIA A PALERMO: COSA NOSTRA SI ARMA CON I KALASHNIKOV DEL CONFLITTO IN UCRAINA! 💣🦅 Un dossier choc scuote l’opinione pubblica. Nel suo ultimo video di denuncia, Aldo Di Giovanni analizza h24 le drammatiche dichiarazioni del Procuratore Capo Maurizio De Lucia sulla rinascita militare dei clan a Palermo. Accanto alla piaga delle estorsioni e al silenzio dei commercianti che non denunciano, emerge una verità spaventosa: i mafiosi si stanno armando con fucili d’assalto e ordigni bellici provenienti dai Balcani e dal fronte Russia-Ucraina, mentre le carceri sono ormai fuori controllo. De Lucia invoca l’impiego immediato dell’Esercito per difendere le strade. Un pezzo di pura cronaca civile, scritto con il cuore e con l’anima. Guarda il video commento nel servizio 👇#aldodigovanni | #procuratore-delucia | #palermoantimafia | #kalashnikov-mafia | #armiucraina #carcerifuoricontrollo | #esercitostrade | #cronacasicilia | #pagineutili

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Aldo di Giovanni

La denuncia di De Lucia sulle estorsioni ed il preoccupante silenzio dei commercianti

Palermo – Ci sono analisi nate per squarciare il velo di apparente normalità che avvolge la quotidianità delle nostre città, svelando le ferite profonde e le rinnovate minacce criminali che continuano a gravare sul tessuto economico e sociale della nazione. Attraverso un attento e condiviso video editoriale pubblicato sui canali social, Aldo Di Giovanni ha acceso i riflettori del dibattito pubblico su un focus di assoluta gravità, riprendendo le ultime e drammatiche valutazioni espresse dal Procuratore della Repubblica di Palermo, il dottor Maurizio De Lucia. Il capo dei magistrati inquirenti siciliani ha evidenziato con estrema lucidità una pericolosa recrudescenza del fenomeno mafioso nel capoluogo isolano, caratterizzata dal ritorno prepotente delle estorsioni a tappeto, del racket e delle intimidazioni contro le attività produttive. A rendere ancora più cupo il quadro delineato dagli inquirenti è la mancanza di denunce spontanee da parte delle vittime, un silenzio che testimonia la forza di coercizione esercitata dai clan sul territorio.

Le indagini della magistratura descrivono una pressione asfissiante sui negozi e sui cantieri della provincia, i cui verbali e le cui inchieste antimafia scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

Le armi da guerra provenienti dai Balcani e l’inferno delle carceri fuori controllo

Il nucleo più inquietante della riflessione rilanciata da Di Giovanni nella sua analisi riguarda il salto di qualità militare compiuto dalle cosche, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi per preservare l’onestà e la durezza della cronaca. Il Procuratore de Lucia ha lanciato un allarme senza precedenti sulla massiccia diffusione sotterranea di armi da guerra ad altissimo potenziale distruttivo, con fiumi di fucili d’assalto Kalashnikov e bombe che arrivano nei mercati clandestini della Sicilia. Questi arsenali micidiali provengono dalle rotte balcaniche e, in tempi più recenti, dai traffici illeciti alimentati dal sanguinoso conflitto tra Russia e Ucraina, ponendo la criminalità organizzata in possesso di una potenza di fuoco spaventosa. A questo scenario si aggiunge la situazione esplosiva e fuori controllo all’interno degli istituti penitenziari, trasformati in centrali di comando da cui i boss continuano a impartire ordini all’esterno.

I video diffusi in rete documentano la gravità dell’emergenza criminale, proiettando le denunce civili sui display dei telefoni dei nuclei familiari del Paese.

La richiesta di schierare l’Esercito nelle strade e la difesa della legalità dello Stato

Dinanzi a una minaccia così strutturata e pervasiva, che rischia di logorare la tenuta democratica delle periferie, l’autorità giudiziaria ha auspicato l’adozione di contromisure straordinarie e tempestive da parte del Governo, giungendo a richiedere l’impiego operativo dell’Esercito Italiano nelle strade. Presidiare i punti sensibili della città con le forze armate consentirebbe di aumentare il controllo del territorio, garantendo una presenza visibile delle istituzioni a tutela dei cittadini onesti e degli operatori economici. Aldo Di Giovanni, attraverso la condivisione della sua bacheca multimediale, invita la cittadinanza a non voltarsi dall’altra parte ed a ritrovare il coraggio del riscatto comune contro i mercanti di morte. Solo attraverso un impegno corale e trasparente lo Stato potrà disinnescare la morsa dei clan, ponendo la sicurezza pubblica al centro dell’agenda per restituire dignità e speranza al futuro delle nuove generazioni.

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Esteri

I miliardi per le bombe, il rincaro della vita e le vittime di militari e civili: il Pentagono sotto torchio al Senato per la guerra in Iran

“Il popolo americano non sa a chi o a cosa credere… non può permettersi il cibo né la casa…” e i militari fanno richieste di “soldi senza fine per le bombe”. Con queste parole la senatrice democratica dello Stato di New York Kirsten Gillibrand si è rivolta a Pete Hegseth e Dan Caine, rispettivamente Segretario della Difesa e Capo dello Stato Maggiore Congiunto. I due si sono presentati alla Commissione per gli Stanziamenti del Senato per fare una richiesta di 67 miliardi di dollari per continuare la guerra in Iran.

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Pentagono U.S.A.

Redazione-  Il popolo americano non sa a chi o a cosa credere… non può permettersi il cibo né la casa…” e i militari fanno richieste di “soldi senza fine per le bombe”. Con queste parole la senatrice democratica dello Stato di New York Kirsten Gillibrand si è rivolta a Pete Hegseth e Dan Caine, rispettivamente Segretario della Difesa e Capo dello Stato Maggiore Congiunto. I due si sono presentati alla Commissione per gli Stanziamenti del Senato per fare una richiesta di 67 miliardi di dollari per continuare la guerra in Iran.

Altri senatori democratici hanno interrogato Caine e Hegseth mettendo in dubbio gli obiettivi non ancora raggiunti e le sparate sulle fantastiche vittorie americane. In particolare, il senatore Jon Ossoff della Georgia ha fatto notare le incongruenze nelle parole di Hegseth. Citando affermazioni fatte dal Ministro della Difesa, Ossoff ha tentato di ottenere risposte affermative o negative sulla “distruzione” delle forze militari iraniane dichiarata 14 giorni dopo l’inizio del conflitto. Hegseth ha cercato di districarsi tentando di spiegare le dichiarazioni spropositate che spesso gli escono dalla bocca. Poi, di fronte alle insistenze dei senatori democratici, li ha accusati di non voler sostenere le truppe americane perché soffrono della “sindrome da deragliamento di Trump” (Trump Derangement Syndrome), espressione che il presidente Usa usa spesso per attaccare i suoi nemici.

Pressato dalle domande, Hegseth ha comunque chiarito che la guerra in Iran è costata fino a questo momento 37,5 miliardi di dollari. Il generale Caine è stato anch’esso pressato su quale potrebbe essere il costo finale, senza però fornire risposte precise, poiché non è possibile stimarlo al momento, considerando che gli iraniani continuano a mantenere risorse militari. Nelle domande a Hegseth e Caine, tutti i senatori hanno mostrato rispetto per il secondo, mentre per il primo anche i senatori repubblicani hanno espresso dubbi. In particolare, il senatore John Kennedy, repubblicano della Louisiana, è rimasto deluso dalle risposte poco “chiare” di Hegseth.

Il costo della guerra citato da Hegseth si riferisce solo alle spese del governo statunitense. Né i senatori democratici né quelli repubblicani hanno però fatto notare che la guerra ha causato altre spese ai cittadini americani con il rincaro del petrolio. Stime dell’agenzia Moody’s hanno stabilito che i costi totali per l’americano medio, causati dagli aumenti per trasporti, cibo e prestiti, hanno raggiunto una media di 1.100 dollari. L’inflazione è aumentata al 4,2% e la Federal Reserve è stata costretta a mantenere i tassi di interesse elevati. La guerra ha causato un aumento delle spese anche per i cittadini del resto del mondo. Secondo le stime del Global Peace Index e della World Bank, c’è stata una riduzione della produttività economica compresa tra 1.300 e 2.200 miliardi di dollari per il 2026. Se lo Stretto di Hormuz continuerà ad essere chiuso, la cifra potrebbe aumentare fino a 3.500 miliardi di dollari. Inoltre, la crescita economica globale diminuirebbe dal 3,2 al 2,5%.

Al di là delle spese economiche globali, c’è da aggiungere anche il costo in vite umane. I senatori hanno espresso il loro apprezzamento per i sacrifici fatti dai quattro soldati americani recentemente uccisi in Giordania, che si aggiungono ad altri 14 morti registrati in precedenza, ai quali si sommano anche circa 500 feriti. Ma le perdite di vite umane negli altri Paesi coinvolti sono molto più gravi. Più di 1.200 iraniani hanno perso la vita, 120 dei quali bambini morti nei bombardamenti della scuola elementare di Minab. Da non dimenticare le vittime israeliane nel conflitto in Libano (70) e quelle libanesi (stimate tra 1.000 e 2.500). Le perdite di vite americane hanno giustamente attirato l’interesse dei senatori americani, ma hanno ingiustamente fatto loro dimenticare quelle degli altri Paesi, suggerendo che anche loro accettino il principio di America First (Prima l’America), tanto citato da Trump.

Proprio oggi la Camera ha votato per imporre a Trump di mettere fine alla guerra in Iran (214 sì, 208 no), ma al Senato una simile mozione non ha raggiunto la soglia del filibuster di 60 voti (49 sì, 47 no). Ciononostante, anche gli americani vedono la guerra negativamente. Un sondaggio recentissimo della Fox News ci dice che la guerra è impopolare (66% contro 34%). Trump, però, non riesce a vedere nessuna via di uscita dal pantano in cui ha trascinato non solo gli americani, ma anche i cittadini del resto del mondo. I primi avranno l’opportunità, alle elezioni di midterm a novembre, di mandare un messaggio per smorzare l’impatto della guerra su loro stessi, ma anche sui cittadini del resto del mondo.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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