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A Roma Arte in Nuvola 2026 la fotografia di Arte Gallery: scatti contemporanei e progetti tattili per persone non vedenti

🔴 A Roma Arte in Nuvola 2026 la fotografia contemporanea di Arte Gallery.

Dal 20 al 22 novembre alla Nuvola di Fuksas la galleria di Porto San Giorgio presenta scatti d’autore e l’innovativo progetto di fotografia tattile accessibile a non vedenti e ipovedenti.

Un appuntamento imperdibile tra arte d’avanguardia e inclusione sensoriale.

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Roma – La grande arte moderna e contemporanea torna a illuminare la Capitale con una delle manifestazioni fieristiche più prestigiose e attese d’Europa. Dal 20 al 22 novembre 2026, preceduta dall’esclusiva preview inaugurale del 19 novembre, gli avveniristici spazi della Nuvola di Massimiliano Fuksas a Roma EUR ospiteranno la nuova edizione di Roma Arte in Nuvola. Tra i protagonisti di maggior rilievo spicca la presenza della galleria marchigiana Arte Gallery di Porto San Giorgio, pronta a presentare un progetto espositivo di altissimo valore concettuale e sociale.

La fiera romana si arricchisce quest’anno di una sezione specificamente dedicata all’universo della fotografia contemporanea, concepita per far dialogare maestri internazionalmente riconosciuti con le voci emergenti più interessanti della ricerca visiva. L’iniziativa proposta da Arte Gallery si inserisce in questo scenario unendo alla raffinatezza estetica una forte carica etica: accanto alle opere tradizionali sarà infatti esposto uno speciale nucleo di fotografia tattile accessibile a persone non vedenti e ipovedenti, un modello d’inclusione che rispecchia la sensibilità delle nostre rubriche di cultura, arte e innovazione sociale.

La kermesse capitolina conferma la vitalità del collezionismo italiano, collegandosi idealmente alle trasformazioni tecnologiche e di mercato che coinvolgono le imprese creative, come approfondito nella nostra analisi sul boom del commercio B2B digitale e delle piattaforme fieristiche. Roma Arte in Nuvola rappresenta una straordinaria vetrina di risonanza per il nostro territorio, posizionandosi al vertice dei grandi eventi culturali dell’autunno 2026.

Roma Arte in Nuvola alla Nuvola di Fuksas: il crocevia internazionale della creatività

La cornice architettonica della Nuvola di Fuksas, capolavoro del design contemporaneo situato nel cuore monumentale dell’EUR, accoglierà oltre centocinquanta gallerie italiane ed estere. La manifestazione ha saputo imporsi come un osservatorio privilegiato sui linguaggi della contemporaneità, attraversando pittura, scultura, installazioni site-specific, videoarte, digital art e street art, offrendo al pubblico una lettura multidisciplinare delle complessità del presente.

L’edizione 2026 segna tuttavia un salto di qualità fondamentale grazie al ruolo centrale assegnato al medium fotografico. La fotografia non viene più intesa come semplice documento riproduttivo della realtà, ma come atto di riflessione filosofica, territorio di indagine concettuale e strumento di narrazione delle trasformazioni antropologiche del nostro secolo. In questo contesto, lo stand di Arte Gallery si candida a diventare uno dei punti di maggiore attrazione e dibattito per collezionisti, curatori e critici d’arte.

Il programma della fiera favorisce l’incontro diretto tra artisti e operatori del settore, creando le premesse per nuove acquisizioni museali e progetti editoriali di respiro internazionale, consolidando Roma come capitale viva del mercato artistico mediterraneo.

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Arte Gallery di Porto San Giorgio: il coraggio della ricerca tra cataloghi e mostre d’autore

La presenza a Roma rappresenta una tappa prestigiosa nel cammino di Arte Gallery, dinamica realtà con sede a Porto San Giorgio (in Corso Garibaldi 89), in provincia di Fermo. Da anni la galleria marchigiana porta avanti una rigorosa attività di talent scouting, promozione editoriale e curatela di mostre d’eccellenza, riuscendo a creare una rete virtuosa tra territorio regionale e grandi palcoscenici espositivi internazionali.

Il progetto presentato all’EUR seleziona un nucleo compatto di fotografi contemporanei che indagano la fragilità dell’ambiente, le geometrie urbane e i conflitti dell’interiorità umana. Attraverso linguaggi che spaziano dal bianco e nero materico alla sperimentazione digitale su supporti metallici e carte cotone pregiate, la collettiva offre una panoramica profonda sulla capacità dell’immagine di resistere all’effimero scorrimento del flusso mediatico odierno.

La presenza costante nelle principali fiere di settore testimonia l’impegno della galleria nel sostenere gli artisti lungo l’intero arco della carriera, garantendo loro un supporto curatoriale che va dalla produzione alla catalogazione scientifica, fino alla collocazione delle opere in collezioni pubbliche e private di rilievo.

La fotografia tattile: una rivoluzione percettiva per persone non vedenti e ipovedenti

Il fiore all’occhiello della proposta di Arte Gallery a Roma Arte in Nuvola 2026 è senza dubbio il progetto dedicato alla fotografia tattile. L’iniziativa affronta uno dei nodi più complessi e stimolanti della museografia contemporanea: come rendere l’esperienza visiva per antonomasia accessibile e godibile anche a persone con disabilità visiva, non vedenti e ipovedenti.

Attraverso innovative tecniche di stampa in rilievo termoformato, bassorilievi polimerici e mappe aptiche guidate, le composizioni fotografiche vengono tradotte in superfici tattili differenziate per densità e texture. Il visitatore non vedente, guidato dal tatto e da supporti audio descrittivi, è in grado di decodificare la spazialità, le prospettive, i volumi e i chiaroscuri dello scatto, vivendo un’emozione estetica profonda e autonoma.

Si tratta di una conquista civile di primaria importanza, che trasforma lo stand fieristico in un laboratorio pionieristico di inclusione sensoriale. L’invito per tutti gli amanti dell’arte e per gli operatori è di visitare La Nuvola di Roma EUR dal 20 al 22 novembre per scoprire da vicino le nuove frontiere della fotografia contemporanea e toccare con mano il futuro dell’accessibilità culturale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Halloween tra mito e tradizione: dalle origini celtiche di Samhain alle zucche intagliate nei borghi italiani

🔴 Halloween è davvero una festa americana o una tradizione italiana?

Dalle origini celtiche di Samhain alle zucche intagliate nei borghi d’Abruzzo e al rito di “Is Animeddas” in Sardegna, la notte del 31 ottobre riscopre radici antichissime prima di Ognissanti.

Voi festeggiate Halloween con maschere e zucche o preferite solo le ricorrenze tradizionali?

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Halloween

Roma – C’è chi la considera una sterile e commerciale importazione d’oltreoceano e chi, invece, ne riscopre le radici millenarie profondamente radicate nel cuore dell’Europa arcaica. La notte di Halloween, celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre alla vigilia della solennità di Ognissanti, divide ogni anno l’opinione pubblica italiana tra fervidi sostenitori del rito in maschera e strenui difensori delle consuetudini religiose nazionali. Eppure, dietro il moderno fenomeno di costume scandito da zucche illuminate e dal celebre «dolcetto o scherzetto», si nasconde un patrimonio antropologico antichissimo che appartiene alla storia della civiltà occidentale.

La ricorrenza si colloca in un passaggio stagionale cruciale, caratterizzato dal cambio dell’ora e dal brusco arrivo dei primi freddi, come annunciato nel nostro bollettino sul ribaltone meteo con aria artica e neve in Appennino. Questa soglia temporale tra luce e oscurità risveglia suggestioni profonde nella memoria collettiva del nostro territorio, dove il culto dei defunti si è sempre intrecciato con le tradizioni popolari contadine, creando un ponte ideale con le nostre rubriche di cultura, antropologia e radici storiche.

Indagare l’evoluzione di questa festa significa sfatare luoghi comuni radicati: molti ignorano infatti che in diverse regioni della penisola l’abitudine di scavare zucche, accendere lanterne per guidare le anime del Purgatorio e donare dolci ai bambini era diffusa secoli prima dell’avvento dei film hollywoodiani. Una riscoperta affascinante che domina il dibattito contemporaneo sulle pagine di lifestyle, folclore e società.

Dal capodanno celtico di Samhain al termine cristiano All Hallows’ Eve

Le origini documentate di Halloween affondano le radici nell’antica festività celtica di Samhain (che nell’antico gaelico significa letteralmente «fine dell’estate»). Per le popolazioni dell’Irlanda, della Scozia e della Gallia, il 31 ottobre segnava la conclusione del ciclo dei raccolti agricoli, il ritorno delle greggi dai pascoli montani e l’inizio ufficiale del nuovo anno scandito dalle tenebre dell’inverno. In quella notte magica e sospesa, i celti credevano che il velo invisibile che separa il mondo dei vivi da quello degli spiriti si assottigliasse fino a scomparire.

Per ingraziarsi le anime degli antenati ed esorcizzare la paura dei demoni erranti, venivano accesi grandi falò sulle colline e si usava indossare maschere grottesche ricavate da pelli animali. Con l’avanzata del cristianesimo nell’VIII secolo, papa Gregorio III istituì la festa di Ognissanti al 1° novembre, seguita dalla commemorazione dei defunti il 2 novembre, nel chiaro intento di battezzare e convertire l’antico rituale pagano.

È proprio dalla lingua inglese medievale che nasce il vocabolo odierno: la vigilia di Ognissanti era detta «All Hallows’ Eve», formula che nei secoli si è contratta foneticamente fino a trasformarsi nel moderno Halloween. Quando milioni di emigranti irlandesi fuggirono dalla grande carestia della patata a metà Ottocento per sbarcare negli Stati Uniti, portarono con sé queste leggende, sostituendo le originarie rape intagliate con le più morbide e capienti zucche americane.

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Le antiche tradizioni italiane: dalle capuzzelle abruzzesi a is animeddas in Sardegna

Contrariamente a quanto si creda comunemente, l’Italia vanta usanze del tutto analoghe ad Halloween tramandate nei borghi contadini ben prima che la festa diventasse un business globale. In Abruzzo, ad esempio, era consuetudine secolare intagliare le cosiddette «cocce de mortu», zucche svuotate e illuminate con ceri all’interno, lasciate sui davanzali delle finestre nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre per indicare la via del ritorno ai cari estinti.

In Sardegna, l’antichissimo rito di «Is Animeddas» o «Su Mortu Mortu» vedeva i bambini girare di casa in casa vestiti di bianco recitando filastrocche dialettali per chiedere un’offerta per le anime del Purgatorio, ricevendo in cambio melagrane, castagne, fichi secchi e dolci tipici come i Pabassinas. Lo stesso accadeva in Calabria con il «Coccalu di muortu» a Serra San Bruno e in Sicilia, dove la Festa dei Morti è da sempre il giorno in cui i defunti portano doni e pupi di zucchero ai più piccoli.

La tradizione nostrana dei «dolci dei morti» — dalle fave dei morti alle ossa di morto, fino al pan dei morti lombardo — dimostra che l’esorcizzazione della fine terrena attraverso il banchetto e il dono infantile è un patrimonio comune a tutte le culture mediterranee ed europee.

Festa commerciale o riscoperta identitaria: il grande dibattito del 31 ottobre

Se da una parte gli eccessi del consumismo hanno trasformato la vigilia di Ognissanti in una parata di maschere horror e party discotecari, dall’altra cresce la consapevolezza di chi cerca di restituire a questa notte il suo senso più nobile di raccoglimento familiare e rispetto per la memoria di chi ci ha preceduto.

La vera sfida non consiste nel respingere con anatemi una festa amata dai bambini, ma nel saper raccontare alle nuove generazioni il filo rosso che unisce il gioco del travestimento all’amorevole cura delle tombe nei cimiteri del 2 novembre. Quando la maschera diventa un modo per sconfiggere la paura del buio e celebrare la vittoria della vita, anche Halloween può trasformarsi in un momento di gioiosa condivisione comunitaria.

Che si scelga di intagliare una zucca in famiglia, di partecipare a una sfilata in costume o di accendere una candela nel silenzio della preghiera, il fascino di questa notte autunnale continua a rinnovarsi, ricordandoci la nostra fragile e meravigliosa appartenenza al cerchio eterno della natura.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Universum Academy Switzerland: la scrittrice Irma Kurti nominata ambasciatrice nel mondo per la cultura e la pace

🔴 Grande trionfo internazionale per la nostra Irma Kurti.

La scrittrice e collaboratrice di Cavaliere News è stata nominata a Lugano “Ambasciatrice nel mondo” dell’Accademia Universum Switzerland per il valore delle sue 124 opere pubblicate in 25 Paesi a favore della cultura della pace.

Un riconoscimento straordinario per una delle voci poetiche più amate e tradotte.

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Irma Kurti

Lugano – Uno straordinario e prestigioso tributo internazionale incorona l’instancabile impegno letterario, umano e civile di Irma Kurti. La celebre poetessa, scrittrice, giornalista e traduttrice — firma d’eccellenza e collaboratrice preziosa della nostra testata — è stata ufficialmente insignita del solenne titolo di Ambasciatrice nel mondo dell’Accademia Universum Switzerland. La suggestiva cerimonia di proclamazione si è svolta a Lugano, nel Canton Ticino, sotto la brillante conduzione della dottoressa Roberta Di Laura, alla presenza di illustri esponenti del panorama artistico e intellettuale europeo.

A differenza dei tradizionali concorsi legati a una singola opera editoriale, l’alto riconoscimento conferito a Irma Kurti premia il valore complessivo di una traiettoria artistica monumentale, contraddistinta dalla rara capacità di far dialogare popoli e culture differenti abbattendo ogni frontiera geopolitica. Una missione di fratellanza che rispecchia la vocazione delle nostre pagine di cultura ed etica universale, consolidando il legame profondo con i lettori del nostro territorio e dell’intera comunità culturale italofona.

Questo nuovo alloro giunge a coronamento di un’intensa stagione di divulgazione poetica, testimoniata proprio in queste ore dalla pubblicazione dei suoi saggi di traduzione, tra cui il focus sulla poesia filosofica di Antoon Van Den Braembussche. La nomina di Lugano rappresenta un momento di festa per tutta la redazione di Cavaliere News, arricchendo il prestigioso calendario degli eventi culturali internazionali.

La missione dell’Universum Academy Switzerland e le 124 opere pubblicate in 25 Paesi

L’Associazione culturale Universum Academy Switzerland, guidata con autorevolezza dal presidente dottor Valerio Giovanni Ruberti e fondata in Svizzera nel 1990, è riconosciuta a livello globale per il costante impegno nella diffusione della cultura della pace, della fratellanza tra le nazioni e della salvaguardia delle memorie storiche dei popoli. La decisione di nominare Irma Kurti quale propria rappresentante plenipotenziaria nel mondo poggia su dati letterari impressionanti che pochissimi autori contemporanei possono vantare.

Con all’attivo ben 124 volumi pubblicati tra raccolte di poesia, romanzi, racconti, testi teatrali e saggi critici, la produzione di Kurti è stata tradotta e distribuita in 25 Paesi nei cinque continenti, raggiungendo una platea sterminata di lettori di ogni latitudine. A questo immenso corpus creativo si affianca il ruolo cardine svolto come coordinatrice e traduttrice per la prestigiosa Fondazione Ithaca in Spagna, attraverso cui l’autrice favorisce costantemente la circolazione delle voci poetiche più autentiche del nostro tempo.

Nei suoi scritti risuonano con disarmante purezza temi esistenziali universali: la memoria come baluardo contro l’oblio, l’inesorabile scorrere del tempo, la sacralità dei legami affettivi, la dignità dell’esilio e il dolore intimo dell’elaborazione del lutto, sempre illuminati da un messaggio irremovibile di speranza e riconciliazione umana.

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Il ponte linguistico tra Italia e Albania: il giornalismo come strumento di concordia

Poetessa, scrittrice, paroliera di grande successo per celebri brani musicali e giornalista pubblicista, Irma Kurti è cittadina albanese naturalizzata italiana e risiede stabilmente a Bergamo dal 2006. La sua eccezionale capacità di padroneggiare con eguale eleganza e precisione semantica sia la lingua italiana sia quella albanese le ha consentito di operare come un autentico ponte culturale vivente, promuovendo il dialogo tra le due sponde dell’Adriatico.

Membro attivo della redazione di numerose testate cartacee e online nei due Paesi, Kurti utilizza la parola scritta non come strumento di divisione, bensì come canale di ascolto empatico e cooperazione intellettuale. Grazie alla sua costante generosità letteraria, decine di poeti internazionali hanno trovato visibilità in Italia, creando una comunità aperta fondata sulla condivisione dei valori di bellezza e solidarietà.

La sua attività giornalistica testimonia come l’informazione culturale possa elevarsi a forma di servizio pubblico, regalando ai lettori chiavi di interpretazione capaci di arricchire la coscienza collettiva ben oltre le contingenze della cronaca quotidiana.

Oltre cento premi nel mondo: dal Golden Pen Award in Corea alla Repubblica dei Poeti

La prestigiosa investitura ricevuta a Lugano dall’Universum Academy Switzerland arricchisce un palmarès internazionale di vertiginosa ampiezza. Nel corso della sua brillante carriera, Irma Kurti ha conquistato oltre 100 primi premi e onorificenze in nazioni quali Italia, Svizzera, Stati Uniti, Canada, Filippine, Libano, Cina e Grecia, testimonianza dell’universalità del suo messaggio poetico.

Tra i tributi più significativi figurano la nomina nel 2020 ad Accademico e Presidente Onorario di WikiPoesia, la celebre enciclopedia poetica; il conferimento nel 2021 del prestigioso Premio «Liria» (Libertà) da parte della Comunità Arbëreshë in Italia; e l’investitura nel 2022 del titolo di Madre Fondatrice e Dama dell’Ordine di Dante Alighieri della Repubblica dei Poeti. Nel corso del 2026, inoltre, è stata insignita a Seul del celeberrimo «Golden Pen Award» (Premio Penna d’Oro), attribuitole dall’Associazione Coreana di Letteratura Mondiale in sinergia con la testata nazionale Culture & People.

Alla cara amica e collega Irma Kurti giungano le più fervide congratulazioni da parte dell’editore, della redazione e di tutti i lettori di Cavaliere News, orgogliosi di averla come guida luminosa e costante nelle nostre pagine culturali.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Treviso, a Casa dei Carraresi la conferenza di Alessia Cipolla sulla tavola nell’Ottocento e la nascita della convivialità moderna

🔴 A Casa dei Carraresi a Treviso la storia della tavola nell’Ottocento.

Giovedì 5 novembre alle ore 18 l’architetto e storica della gastronomia Alessia Cipolla svela per “I Giovedì della cultura” come nacque la sala da pranzo moderna tra Grimod de La Reynière, Carême e il servizio alla russa.

In occasione della conferenza menù speciale a tema al Bistrot ai Brittoni.

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locandina evento Treviso

Treviso – La storia del gusto e l’evoluzione dell’abitare si incontrano nel cuore della Marca Trevigiana per un nuovo, prestigioso appuntamento con la divulgazione d’autore. Giovedì 5 novembre 2026, con inizio alle ore 18.00, gli storici spazi espositivi di Casa dei Carraresi ospiteranno la conferenza intitolata «La tavola nell’Ottocento. Quando tutto ebbe inizio». Protagonista dell’incontro sarà Alessia Cipolla, architetto, food designer di caratura internazionale e stimata storica della gastronomia.

L’iniziativa si inserisce nella storica rassegna «I Giovedì della cultura», un ciclo settimanale inaugurato nel 2019 che ha superato il prestigioso traguardo dei 220 appuntamenti pubblici dedicati all’arte, alle scienze e alla letteratura. Promossa con il fondamentale sostegno della Banca delle Terre Venete (Gruppo BCC Iccrea), la rassegna conferma come le partnership tra credito cooperativo e fondazioni culturali rappresentino un modello virtuoso per valorizzare il patrimonio immateriale del territorio e stimolare il dibattito civico.

L’evento trevigiano dialoga idealmente con il fermento delle più vivaci manifestazioni regionali dedicate al sapere, come il recente convegno pedagogico svoltosi a Guspini con Dario Ianes. Attraverso un’analisi rigorosa delle fonti iconografiche e letterarie, la conferenza a Casa dei Carraresi permetterà al pubblico di scoprire come i gesti quotidiani che compiamo oggi durante i pasti siano il frutto di una metamorfosi sociale e architettonica consumatasi nell’Europa del diciannovesimo secolo, momento d’oro per le rubriche di cultura e tradizioni storiche.

Dalla sala da pranzo al servizio alla russa: la rivoluzione borghese a tavola

L’Ottocento rappresenta l’autentico atto di nascita della tavola moderna e dei rituali conviviali che ancora oggi regolano la nostra quotidianità. Prima di questo periodo storico, i pasti venivano consumati all’interno di ambienti polivalenti su superfici provvisorie allestite al bisogno. È proprio con l’ascesa della nuova classe borghese che la sala da pranzo conquista una propria autonomia spaziale, trasformandosi nel baricentro simbolico dell’abitazione e nel teatro ideale per mettere in scena il benessere economico e il prestigio familiare.

Come illustrerà Alessia Cipolla, la tavola ottocentesca divenne lo specchio fedele delle ambizioni di un’epoca caratterizzata dai valori dell’ordine, della disciplina oraria e dell’organizzazione meticolosa. In questo fervido contesto culturale, figure leggendarie come Grimod de La Reynière, Anthelme Brillat-Savarin e il medico milanese Giovanni Rajberti elevarono l’atto del mangiare a vera e propria scienza filosofica del gusto, mentre maestri indiscussi della cucina come Antonin Carême e Auguste Escoffier codificarono la gastronomia trasformandola in arte accademica.

Il cambiamento più radicale fu segnato dal passaggio storico dal servizio alla francese al servizio alla russa. Mentre l’antico modello nobiliare prevedeva l’esposizione simultanea di tutte le portate sul piano con il conseguente raffreddamento dei cibi, il nuovo sistema alla russa impose la distribuzione delle pietanze in rigorosa sequenza dalla cucina. Questo passaggio garantì vivande sempre calde, ritmi scanditi e la liberazione del centro tavola per spettacolari composizioni floreali e trionfi di cristallo, mentre la produzione industriale democratizzò il lusso grazie alla diffusione di posate argentate e stoviglie raffinate.

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Chi è Alessia Cipolla: dal design del cibo alla cattedra dell’Universitas Mercatorum

La relatrice della serata, Alessia Cipolla, rappresenta una delle voci più originali e autorevoli del design contemporaneo applicato al mondo del cibo e dell’ospitalità. Formatasi tra il prestigioso Politecnico Federale ETH di Zurigo e l’Istituto Universitario di Architettura IUAV di Venezia, ha fondato a Milano lo Studio Archipass nel 2003, dando vita pochi anni dopo al network multidisciplinare La Costruzione del Gusto, dedicato alla progettazione integrata per il settore food and beverage.

La sua solida preparazione tecnica si sposa con una rara competenza sensoriale sul campo: è infatti sommelier diplomata AIS, maestra assaggiatrice di salumi e degustatrice ufficiale di olio extravergine. Docente a contratto di Progettazione e Gastronomia presso l’Universitas Mercatorum di Roma, nel 2015 ha pubblicato con Franco Angeli il fondamentale saggio «Il Progetto della Tavola. Costruire lo spazio della convivialità», testo di riferimento per gli addetti ai lavori dell’hospitality design.

Accanto alla docenza e alla consulenza strategica, Alessia Cipolla ha ideato e allestito la mostra itinerante «Note di pranzi – I menu nella storia», che valorizza una delle più vaste collezioni private italiane di menu originali dal 1800 ai giorni nostri. Una testimonianza visiva che dimostra come la cucina sia da sempre un formidabile specchio antropologico dei mutamenti sociali ed economici.

Il menù storico al Bistrot ai Brittoni e il successo della rassegna a Treviso

La serata di giovedì 5 novembre non si limiterà alla sola speculazione teorica, ma offrirà al pubblico un’autentica esperienza sensoriale d’epoca. In occasione della conferenza, infatti, il vicino e rinomato Bistrot ai Brittoni proporrà un menù speciale interamente ispirato alle ricette e alle consuetudini culinarie dell’Ottocento, permettendo ai commensali di degustare i sapori che conquistarono le corti e i salotti borghesi del diciannovesimo secolo.

Come ricordava il grande romanziere francese Honoré de Balzac, la tavola rappresentava in quegli anni il vero «termometro della fortuna» di ogni individuo. Questa speciale iniziativa enogastronomica arricchisce il vasto cartellone degli eventi culturali di novembre, confermando Treviso e Casa dei Carraresi come un crocevia d’eccellenza per gli amanti della storia materiale e del buon vivere.

Un appuntamento a ingresso libero che promette di affascinare professionisti del settore alberghiero, studenti di architettura, sommelier e semplici curiosi, offrendo uno sguardo inedito sulle radici più autentiche del made in Italy a tavola e sulla bellezza intramontabile dell’ospitalità conviviale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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