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Salute

Salerno, la prevenzione oncologica entra all’Ordine dei Commercialisti: con il progetto Scopri due giornate di screening gratuiti per gli iscritti

🔴 La prevenzione oncologica gratuita entra all’Ordine dei Commercialisti di Salerno.

Il 4 e il 9 novembre nella sede di via Roma screening gratuiti per mammella, cervice uterina e colon-retto con il progetto Scopri dell’ASL Salerno.

Il presidente Sergio Cairone: “Investiamo sul bilancio più prezioso che abbiamo: la vita”.

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Foto or presidente Sergio Cairone

Salerno – Mettere da parte per qualche ora i modelli dichiarativi, le scadenze tributarie e i bilanci aziendali per dedicarsi alla voce contabile più preziosa e insostituibile: la tutela della propria salute. È questa la virtuosa iniziativa promossa dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (ODCEC) di Salerno, che ha deciso di aprire le porte della propria sede istituzionale di via Roma alla prevenzione oncologica gratuita, aderendo con convinzione alla campagna territoriale «Scegli la prevenzione, abbraccia la vita».

L’iniziativa nasce con l’intento di abbattere le barriere del tempo e della routine professionale che spesso spingono i lavoratori autonomi a rimandare i controlli medici salvavita. Nelle giornate di mercoledì 4 e lunedì 9 novembre 2026, dalle ore 9.00 alle 13.00, gli iscritti all’albo salernitano potranno accedere a un canale diretto e riservato per eseguire gli screening promossi dal sistema sanitario regionale. Una mobilitazione di civiltà che riflette l’attenzione dedicata dalle nostre pagine di salute e benessere preventivo alla salvaguardia dei cittadini, confermando come la sanità di prossimità sia un pilastro essenziale per il nostro territorio.

Questo progetto di welfare corporativo dialoga idealmente con le tante buone pratiche di coesione sociale diffuse sul territorio nazionale, arricchendo la riflessione sui doveri delle comunità professionali dopo il focus sportivo dedicato all’Avezzano Rugby in trasferta a Rieti. A Salerno si dimostra che la responsabilità degli ordini professionali va ben oltre la formazione tecnica, ponendo al centro la dignità e la longevità delle persone, tema cardine delle nostre rubriche di economia e professioni.

Il progetto Scopri e l’intesa con l’ASL Salerno: screening per mammella, cervice e colon-retto

L’operazione sanitaria è resa possibile grazie alla sinergia operativa con il progetto S.C.O.P.R.I. (Screening Coordinati per la Prevenzione e la Rilevazione Iniziale), un programma strategico ideato dall’ASL Salerno in collaborazione con l’ente capofila ASSeL ETS e numerose realtà del Terzo Settore. L’intervento è finanziato dalla Regione Campania all’interno del Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027 (PNES), mirato a garantire l’accesso uniforme alle prestazioni di diagnosi precoce per l’intera popolazione campana.

Durante le due mattinate di novembre, gli operatori sanitari specializzati saranno a completa disposizione dei professionisti nella sede dell’ODCEC Salerno in via Roma. I commercialisti e gli esperti contabili potranno ricevere consulenze personalizzate, materiale informativo scientifico e aderire seduta stante ai tre screening gratuiti previsti dai protocolli oncologici: il controllo per il tumore della mammella, lo screening per la prevenzione del tumore della cervice uterina e quello per la diagnosi precoce dei tumori del colon-retto.

In particolare, per quanto concerne la prevenzione del carcinoma del colon-retto, gli operatori procederanno alla consegna diretta delle provette per il test durante la mattinata del 4 novembre; gli iscritti potranno poi riconsegnare comodamente i campioni biologici nella successiva data del 9 novembre, azzerando le attese e semplificando un percorso diagnostico che, se attuato precocemente, permette di salvare migliaia di vite umane ogni anno.

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L’appello del presidente Sergio Cairone: investire sul bilancio più prezioso, la vita

A spiegare il valore etico dell’iniziativa è il presidente dell’ODCEC di Salerno, Sergio Cairone, che traccia un suggestivo parallelo tra l’attività di vigilanza svolta dai contabili e la tutela del corpo umano. «È un invito ad accantonare per qualche ora gli adempimenti burocratici e a prendersi cura di sé quello che l’Ordine rivolge con affetto ai suoi iscritti», spiega il presidente Sergio Cairone, richiamando l’attenzione sui ritmi di lavoro usuranti che spesso caratterizzano la categoria.

«I commercialisti svolgono quotidianamente un ruolo centrale nella prevenzione in molteplici ambiti dell’ordinamento: dalla prevenzione della crisi d’impresa prescritta dal nuovo Codice della Crisi, alla prevenzione dei reati di riciclaggio in collaborazione costante con la Guardia di Finanza per monitorare le transazioni sospette, fino alla vigilanza anticorruzione nelle società a partecipazione pubblica. Ma come istituzione desideriamo metterci al servizio della prevenzione clinica dei nostri professionisti: per essere consulenti lucidi e autorevoli occorre innanzitutto essere in buona salute», prosegue Cairone.

«Sollecitiamo pertanto tutti i colleghi a investire sul bilancio più prezioso che abbiamo in dote, ovvero la nostra stessa vita», conclude il presidente, evidenziando come la cura personale sia il presupposto irrinunciabile per continuare a essere un punto di riferimento affidabile per le imprese e il tessuto economico del Mezzogiorno.

Il valore del welfare ordinistico e l’impegno civico del Terzo Settore salernitano

L’iniziativa salernitana rappresenta un modello virtuoso di welfare corporativo integrato con la sanità pubblica. Spesso la categoria dei liberi professionisti risente di orari prolungati, sedentarietà forzata e stress cronico derivante dal rispetto perentorio delle scadenze fiscali, fattori che favoriscono l’abbandono delle buone pratiche di prevenzione periodica.

Portare l’ospedale e il consultorio direttamente nei luoghi di aggregazione dell’Ordine significa abbattere la pigrizia e la mancanza di tempo, facilitando una cultura della diagnosi precoce che costituisce la prima vera arma per sconfiggere le patologie tumorali. Il partenariato con ASSeL ETS e il Terzo Settore locale conferma la vitalità di un territorio capace di fare rete per proteggere il capitale umano delle proprie comunità.

L’auspicio della dirigenza dell’ODCEC Salerno è che le mattinate del 4 e 9 novembre registrino una massiccia partecipazione da parte dei commercialisti salernitani, trasformando la sede di via Roma in un presidio di vita, salute e consapevolezza civica per l’intera provincia.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

Infezioni ospedaliere e antibiotico-resistenza: in Italia 12mila morti all’anno, la denuncia dell’associazione Codici

🔴 Infezioni ospedaliere: allarme in Italia con 500mila casi e 12mila morti all’anno.

L’associazione Codici denuncia la maglia nera del nostro Paese in Europa per mortalità da superbatteri resistenti agli antibiotici dopo i dati del convegno al Ministero della Salute.

Ivano Giacomelli: “Gran parte dei casi è prevenibile, non si può continuare a chiamarla fatalità”. Attivi i recapiti dello sportello per le vittime.

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Infezioni Ospedaliere

Roma – Una vera e propria emergenza sanitaria nazionale che continua a mietere vittime nel silenzio generale, provocando sofferenze indicibili a migliaia di pazienti e gravando in modo pesante sui bilanci dello Stato. È il drammatico quadro delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e dell’antibiotico-resistenza emerso durante il prestigioso convegno istituzionale intitolato «Le infezioni in sanità», svoltosi nei giorni scorsi a Roma presso l’Auditorium Biagio D’Alba del Ministero della Salute. Dati allarmanti che hanno spinto l’associazione dei consumatori Codici a lanciare un durissimo atto d’accusa contro l’inerzia del sistema ospedaliero.

I numeri presentati dagli esperti descrivono una realtà inaccettabile: in Italia si stimano circa 500mila infezioni nosocomiali ogni anno, un terzo delle quali provocato da ceppi batterici resistenti ai più potenti farmaci antibiotici. Il nostro Paese detiene purtroppo la maglia nera in Europa per mortalità legata all’antibiotico-resistenza, con quasi 12mila decessi annui, pari a un terzo dell’intera mortalità dell’Unione Europea. Un’urgenza civile che tocca da vicino la vita delle famiglie, richiamando l’attenzione promossa dalle nostre rubriche di salute, sanità e prevenzione clinica a presidio della sicurezza dei cittadini sul territorio.

La mobilitazione promossa dai comitati dei diritti del malato si collega idealmente alla richiesta di controlli rigorosi e diagnosi tempestive già al centro di altre importanti iniziative sanitarie, come le giornate di screening promosse a Salerno con l’Ordine dei Commercialisti per il progetto Scopri. A Roma si ribadisce con forza che le infezioni contratte nei reparti ospedalieri non possono più essere archiviate come inevitabili fatalità, argomento centrale nelle nostre sezioni di cronaca e tutela dei consumatori.

Il primato negativo europeo: nelle terapie intensive contagiato fino al 20% dei degenti

La diffusione dei superbatteri all’interno delle strutture sanitarie della penisola ha assunto proporzioni epidemiche. Secondo gli studi illustrati al Ministero della Salute, nei reparti per acuti la percentuale di pazienti che contrae un’infezione nosocomiale oscilla tra il 6% e l’8% dei ricoverati, mentre nei reparti di massima criticità come le terapie intensive e le rianimazioni si toccano punte del 20%. A questo drammatico bilancio umano si aggiunge una voragine economica: il costo complessivo sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale per prolungamento delle degenze e terapie di salvataggio è stimato in 783 milioni di euro all’anno.

Per contrastare questo fenomeno devastante, l’associazione Codici ha recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa operativo con Anipio, la Società Scientifica Nazionale degli Infermieri Specialisti del Rischio Infettivo. L’alleanza strategica punta a diffondere capillarmente la cultura del controllo delle infezioni (Infection Control), monitorando l’applicazione dei protocolli di sterilizzazione, igiene delle mani, gestione dei cateteri vascolari e pulizia degli ambienti chirurgici in tutte le aziende sanitarie pubbliche e private accreditate.

L’obiettivo è passare dall’emergenza alla prevenzione strutturata, imponendo standard igienico-sanitari verificabili che impediscano ai batteri opportunisti di proliferare tra i pazienti più fragili e immunodepressi.

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Ivano Giacomelli (Codici): se l’infezione è prevenibile, ogni morte è un fallimento del sistema

A denunciare senza mezzi termini la gravità del fenomeno è il Segretario Nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, che contesta apertamente la tendenza a liquidare questi episodi come incidenti fortuiti. «Dietro queste cifre agghiaccianti ci sono cittadini che sono entrati in ospedale per farsi curare e che si sono ammalati, a volte in modo gravissimo o irreversibile, proprio nel luogo in cui avrebbero dovuto trovare la massima protezione», ha dichiarato con forza Ivano Giacomelli.

«Colpisce in particolare un elemento inconfutabile: la letteratura scientifica e gli stessi esperti riuniti al Ministero riconoscono che la stragrande maggioranza di queste infezioni è prevenibile attraverso l’applicazione rigorosa delle linee guida, l’igiene scrupolosa, la sorveglianza epidemiologica e la corretta gestione delle terapie antibiotiche. Se un evento è scientificamente prevenibile, ogni contagio evitabile rappresenta un gravissimo fallimento del sistema e non una fatalità del destino», ha proseguito il leader dell’associazione a tutela dei consumatori.

Codici chiede l’introduzione immediata di ispezioni a sorpresa nei reparti con sanzioni severe per i direttori generali inadempienti, accompagnate dalla pubblicazione periodica e trasparente dei tassi di infezione ospedale per ospedale, consentendo ai malati di esercitare il diritto costituzionale a una scelta informata del luogo di cura.

Come difendersi dai casi di malasanità: i contatti attivi dello sportello Codici

Parallelamente alla battaglia politica per la riforma delle linee guida sanitarie, l’associazione Codici prosegue la propria azione legale di tutela e risarcimento a favore delle famiglie e dei pazienti che hanno subito lesioni permanenti o la perdita di un congiunto a causa di infezioni nosocomiali o errori medici durante il ricovero ospedaliero.

Un pool di medici legali e legali specializzati è attivo su tutto il territorio nazionale per verificare la corretta applicazione delle linee guida ministeriali nelle cartelle cliniche e accertare le eventuali responsabilità della struttura sanitaria. I cittadini che desiderano richiedere informazioni, segnalare un disservizio o avviare una perizia medico-legale possono contattare lo Sportello Malasanità di Codici telefonando al numero fisso 06.5571996 oppure inviando un messaggio tramite WhatsApp al recapito 375.7793480.

È inoltre sempre attiva la casella di posta elettronica dedicata segreteria.sportello@codici.org. Spezzare il muro dell’omertà e pretendere trasparenza rappresenta l’unico percorso possibile per costringere gli ospedali a investire nella sicurezza dei reparti e garantire la sacralità della salute pubblica.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Eventi

Un cane in corsia per i bambini in ospedale: al via la raccolta per i cani dottori della pet therapy pediatrica con Il Porto dei Piccoli e Cuccioli Che Passione

Parte da Como e Genova la raccolta fondi nazionale per formare nuovi cani dottori destinati alla pet therapy nei reparti pediatrici degli ospedali italiani: l’iniziativa di solidarietà promossa dal centro cinofilo Cuccioli Che Passione di Andrea Zonca a sostegno della storica Fondazione Il Porto dei Piccoli attiva dal 2005 per portare normalità e sorrisi ai bambini ricoverati e alle loro famiglie. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Bambino che gioca con cane - Photo by Helena Lope

Como – La solitudine di una stanza d’ospedale può diventare un fardello insostenibile per un bambino costretto a lunghe degenze pediatriche. Tra il bianco asettico delle corsie, il sibilo costante dei macchinari e l’assenza improvvisa dei giochi, della scuola e dei propri affetti domestici, le giornate trascorrono spesso intrise di smarrimento. Proprio per spezzare questo isolamento e restituire il sorriso ai piccoli pazienti nasce una straordinaria campagna nazionale di raccolta fondi destinata a finanziare e addestrare i cani dottori per la pet therapy pediatrica. L’iniziativa di solidarietà, che unisce idealmente la Lombardia alla Liguria per estendersi a tutta la penisola, vede protagonista la sinergia virtuosa tra il centro cinofilo Cuccioli Che Passione di Faloppio, in provincia di Como, e la storica fondazione genovese Il Porto dei Piccoli, impegnata da oltre due decenni nell’assistenza ricreativa ed emotiva all’interno dei reparti ospedalieri.

L’impatto terapeutico della presenza animale in ambito clinico rappresenta oggi una frontiera scientifica ampiamente validata dalla medicina moderna. Quando un cane addestrato per gli Interventi Assistiti con gli Animali varca la soglia di un reparto di pediatria, la percezione stessa della degenza si trasforma all’istante: la tensione muscolare diminuisce, la frequenza cardiaca si stabilizza e nei piccoli ricoverati si riaccende quella voglia di giocare e relazionarsi che la malattia tenta quotidianamente di spegnere. Un progetto di alto profilo etico seguito con attenzione dalla nostra testata nell’ambito della sezione dedicata a salute e benessere, confermando quanto l’empatia e il contatto con la natura costituiscano una medicina preziosa complementare alle tradizionali cure farmacologiche.

La nuova raccolta fondi, attiva già da qualche settimana e sostenuta da una capillare mobilitazione sui canali digitali, si pone l’obiettivo concreto di accogliere, crescere e formare nuovi esemplari a quattro zampe da destinare alle corsie dei reparti pediatrici italiani. Il centro Cuccioli Che Passione, realtà cinofila d’eccellenza attiva fin dal lontano 1979 e forte di una comunità di oltre centomila follower tra Italia e Svizzera, ha deciso di mettere a disposizione la propria visibilità e risorse economiche dirette per sostenere le attività della fondazione ligure, dimostrando come la sensibilità verso il benessere animale possa tradursi in un aiuto tangibile per l’infanzia sofferente.

Il valore terapeutico dei cani in ospedale e la rigorosa preparazione degli operatori a quattro zampe

La permanenza prolungata all’interno di una struttura sanitaria altera profondamente gli equilibri psicologici dell’intero nucleo familiare. I genitori si trovano a gestire un carico emotivo logorante, fatto di attese interminabili e timori per il futuro clinico dei propri figli, mentre i bambini subiscono la privazione della loro normale quotidianità. Un amico a quattro zampe in corsia non ha il potere miracoloso di guarire una patologia organica complessa, ma possiede la capacità innata di riportare all’interno del reparto ciò che più scarseggia: la spensieratezza e il calore della vita domestica.

Tuttavia, come ricordano gli specialisti del settore, non è sufficiente un cane qualunque per operare in un contesto così delicato e complesso. Gli interventi assistiti con gli animali in pediatria richiedono un percorso di selezione e preparazione meticoloso, disciplinato da rigorosi protocolli operativi nazionali. I cani destinati alle corsie pediatriche devono essere soggetti adulti, dotati di un temperamento eccezionalmente calmo, equilibrato e privo di qualsiasi reattività agli stimoli sonori o visivi tipici dell’ambiente ospedaliero, come carrelli metallici, fleboclisi o movimenti improvvisi.

L’addestramento specialistico richiede mesi di lavoro fianco a fianco con educatori cinofili professionisti e coadiutori certificati, strutturando una preparazione paragonabile a quella di un atleta professionista prima di una competizione agonistica internazionale. Questo lungo cammino educativo comporta costi organizzativi e veterinari significativi, che rendono la partecipazione solidale dei cittadini un elemento fondamentale per garantire la continuità e l’ampliamento dei servizi gratuiti offerti ai nosocomi, promuovendo nuovi modelli di assistenza integrata che arricchiscono il panorama del lifestyle consapevole e solidale.

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Da Como a Genova: l’impegno di Andrea Zonca e l’esperienza vissuta in famiglia con Cuccioli Che Passione

La decisione di sostenere con forza la fondazione genovese nasce da una profonda motivazione personale maturata all’interno della famiglia di Andrea Zonca, responsabile alla guida del centro cinofilo comasco. Il contatto quotidiano con centinaia di famiglie e la gestione professionale degli animali hanno trovato una sintesi perfetta nella consapevolezza del ruolo terapeutico svolto dal cane nei frangenti più dolorosi della vita umana, collegandosi idealmente ai temi della medicina olistica e dell’umanizzazione delle cure già approfonditi nel recente reportage sul Festival di Storia della Salute.

“Sappiamo perfettamente cosa possa fare un cane per chi sta affrontando un momento difficile dal punto di vista della salute e dell’isolamento”, sottolinea con commozione Andrea Zonca. “Lo abbiamo sperimentato direttamente in famiglia: la vicinanza, l’affetto disinteressato e la presenza silenziosa di un quattrozampe hanno saputo fornire un supporto psicologico straordinario, andando ben oltre qualsiasi aspettativa. Per questa ragione, nel momento in cui siamo entrati in contatto con le preziose progettualità messe in campo da Il Porto dei Piccoli, abbiamo avvertito il dovere morale di mobilitarci in prima persona”.

La campagna web punta così a catalizzare la generosità di decine di migliaia di appassionati cinofili che ogni giorno seguono le attività del centro. Trasformare una vetrina virtuale in un canale di beneficenza autentica rappresenta un segnale civico di grande rilevanza, capace di ispirare anche le altre realtà del terzo settore operanti sul territorio nazionale nel creare reti stabili tra mondo del volontariato e operatori economici sensibili ai bisogni dei più vulnerabili.

Come donare per sostenere i cani dottori: le modalità ufficiali della Fondazione Il Porto dei Piccoli

Partecipare alla raccolta fondi e consentire la formazione di un nuovo cane per la pet therapy pediatrica è estremamente intuitivo. La Fondazione Il Porto dei Piccoli, attiva fin dal 2005 presso l’Istituto Giannina Gaslini di Genova e in numerose altre strutture ospedaliere della Liguria e d’Italia, ha predisposto un’apposita piattaforma online protetta attraverso cui ciascun cittadino può offrire il proprio contributo in modo trasparente e tracciato.

I sostenitori possono effettuare una donazione diretta con carta o bonifico sul portale ufficiale dell’ente, orientare il proprio aiuto verso specifici progetti educativi nei reparti di degenza, oppure indicare la fondazione come beneficiaria della quota del 5×1000 nella dichiarazione dei redditi. Ogni singola donazione, anche di modesta entità, concorre direttamente alle spese di mantenimento, controllo veterinario preventivo e addestramento specialistico dell’animale che prenderà servizio in ospedale.

“I nostri canali digitali raccontano costantemente storie di cuccioli gioiosi e famiglie serene”, conclude Andrea Zonca di Cuccioli Che Passione. “Ci è sembrato un dovere naturale prestare la nostra voce a chi, in questo momento, combatte una battaglia difficile contro la malattia e ha bisogno di un amico a quattro zampe più di chiunque altro al mondo”. Per informazioni complete e per sostenere la campagna di solidarietà è possibile consultare direttamente il portale ufficiale all’indirizzo web www.ilportodeipiccoli.org/donazioni.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Salute

La cultura che fa crescere: perché i giovani cercano nuovi linguaggi e come i genitori possono accompagnarli. Il ruolo chiave degli stimoli culturali nella crescita personale. Intervista ad Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association

In un’epoca segnata da profonde incertezze, dalla crisi del ceto medio alle emergenze ecologiche, fino ai conflitti internazionali, le giovani generazioni, secondo gli studi scientifici più recenti, si trovano spesso a fronteggiare e vivere una certa perplessità verso il futuro.

“Proprio questo contesto, evidenzia  Lucattini in questa intervista, spinge oggi molti ragazzi a rifugiarsi sempre di più nel mondo virtuale, provocando un distacco graduale dallo studio, dalla scuola e dagli impegni della vita reale.Tutti i dettagli qui sotto 👇 Intervista di Marialuisa Rsocino

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Lucattini

Redazione-  In un’epoca segnata da profonde incertezze, dalla crisi del ceto medio alle emergenze ecologiche, fino ai conflitti internazionali, le giovani generazioni, secondo gli studi scientifici più recenti, si trovano spesso a fronteggiare e vivere una certa perplessità verso il futuro.

“Proprio questo contesto, evidenzia  Lucattini in questa intervista, spinge oggi molti ragazzi a rifugiarsi sempre di più nel mondo virtuale, provocando un distacco graduale dallo studio, dalla scuola e dagli impegni della vita reale. Tuttavia, anziché cedere a una narrazione puramente difensiva o rassegnata, diventa urgente invertire la rotta. È necessario tornare a parlare di studio come volano di emancipazione e ascensore sociale, contrastare la dispersione scolastica e riscoprire la cultura non come mero frammento del passato, ma come struttura portante della vita sociale e della crescita personale”, spiega la Dott.ssa Adelia Lucattini.

“Oggi, però, gli stimoli tradizionali non bastano più, le nuove generazioni crescono in un contesto iperconnesso e dinamico, che richiede linguaggi, format e approcci culturali profondamente rinnovati”.

Ma come si può riattivare nei giovani il legame con il territorio e la fiducia nel domani, offrendo loro alternative concrete alla necessità di emigrare? Ne abbiamo parlato oggi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

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​Dott.ssa Lucattini, di fronte a un’epoca d’incertezza che come leggiamo dalla cronaca quotidiana e vediamo in televisione sempre più spesso, spinge molti giovani a rifugiarsi nel virtuale, come possiamo capovolgere questa narrazione “rinunciataria” e restituire allo studio la sua forza di straordinario ascensore sociale?

Alle frustrazioni suscitate da una realtà percepita come incerta e minacciosa. È fondamentale riattivare il desiderio di conoscere, la curiosità e il piacere della scoperta, che sono alla base dell’investimento affettivo nello studio. La famiglia e la Scuola devono offrire sostegno emotivo, modelli positivi in cui identificarsi e opportunità concrete di crescita. Studiare significa non soltanto acquisire conoscenze, ma sviluppare autonomia di pensiero, rafforzare l’identità e acquisire gli strumenti per trasformare la propria condizione sociale. La cultura può tornare a essere un potente ascensore sociale se i giovani sentono che il loro impegno viene riconosciuto e può aprire possibilità reali (Pediatric Research, 2026).

​L’immersione digitale fin dalla prima infanzia sembra aver tolto ai ragazzi i punti di riferimento pratici per orientarsi nella vita di tutti i giorni. Attraverso quali leve psicologiche ed educative possiamo riabituarli al valore della realtà e contrastare l’abbandono scolastico?

 

I ragazzi hanno bisogno di riscoprire il piacere dell’esperienza concreta, delle relazioni e della conoscenza. Da un punto di vista psicoanalitico, un uso eccessivo del digitale può favorire il ricorso a gratificazioni immediate, rendendo più difficile tollerare l’attesa, la frustrazione e la fatica necessarie per apprendere. È importante, quindi, rafforzare la capacità di autoregolazione, la fiducia in sé stessi e il desiderio di conoscere, attraverso esperienze culturali, sportive, creative e relazionali. Genitori e insegnanti devono offrire una presenza affettiva stabile, ascolto e modelli identificativi positivi, valorizzando i progressi anziché soltanto i risultati. Per contrastare l’abbandono scolastico, è fondamentale che i giovani ritrovino nella scuola un luogo di appartenenza, riconoscimento e realizzazione personale, dove sentirsi protagonisti del proprio futuro (Behavioral Sciences-Basel, 2026).

 

​Oggi si fa un gran parlare di tecnologia, spesso in modo superficiale, mentre la cultura pare messa in secondo piano. Perché abbiamo smesso di investire sulla cultura come pilastro della vita sociale e che impatto ha secondo Lei questo vuoto sulla crescita emotiva dei giovani?

Negli ultimi anni, si è progressivamente privilegiata una visione utilitaristica della conoscenza, dando maggiore importanza alle competenze immediatamente spendibili e all’innovazione tecnologica, a discapito della formazione culturale e umanistica. Da un punto di vista psicoanalitico, la cultura svolge una fondamentale funzione simbolica attraverso la lettura, l’arte, la musica e il teatro, i giovani possono dare forma alle proprie emozioni, elaborare i conflitti interiori e riconoscersi nelle esperienze degli altri. La cultura alimenta il mondo interno, sviluppa la capacità di pensare e favorisce la costruzione dell’identità. Il suo impoverimento rischia di lasciare i ragazzi più soli di fronte alle proprie angosce, con minori strumenti per comprenderle e trasformarle. Investire nella cultura significa, quindi, investire nella salute mentale, nella creatività e nella capacità delle nuove generazioni di immaginare e costruire il futuro con le proprie forze, in modo costruttivo e creativo, in modo anche da poter tornare a sperare di poterlo avere un buon futuro (Social Science & Medicine, 2025).

​Molti ragazzi sentono di dover abbandonare le proprie radici per potersi realizzare. In che modo il legame con il territorio e le tradizioni può trasformarsi in un’opportunità di crescita professionale e personale anziché in un limite?

Le proprie radici rappresentano una risorsa affettiva e identitaria fondamentale. Sono costituite dalla famiglia, dagli amici, dalla città in cui si è cresciuti, dai luoghi familiari e del cuore, dalle tradizioni e dai ricordi che accompagnano la nostra storia personale. In una prospettiva psicoanalitica, questi legami contribuiscono a costruire quel senso di continuità del Sé che permette di affrontare i cambiamenti senza perdere il sentimento della propria identità. Avere radici solide non significa necessariamente restare, ma sentirsi liberi di partire, tornare e scegliere dove costruire il proprio futuro. Partire, però, dovrebbe essere una scelta autenticamente libera, non una necessità imposta dalla mancanza di opportunità formative, professionali ed economiche. Oggi, per molti giovani, l’emigrazione è soltanto apparentemente volontaria, si parte per realizzarsi, ma spesso perché non esistono alternative concrete nel proprio territorio. Questa condizione può generare una sofferenza psicologica profonda, legata alla separazione dagli affetti, al senso di sradicamento e alla percezione di essere stati costretti ad abbandonare una parte di sé, come accadeva anche agli emigranti economici del passato. È quindi fondamentale valorizzare il patrimonio culturale e umano dei territori, creando opportunità attraverso la ricerca, l’innovazione, l’imprenditorialità e le nuove professioni. Le radici devono rappresentare una risorsa da cui partire per crescere, non qualcosa a cui si è costretti a rinunciare per potersi realizzare (Industry and Higher Education, 2026).

 

​Di quali stimoli culturali e sociali abbiamo davvero bisogno oggi per riaccendere nei giovani la passione di apprendere e il desiderio di costruire il proprio futuro al meglio?

I giovani hanno bisogno di stimoli culturali che sappiano coinvolgerli emotivamente, suscitare curiosità e dare significato all’apprendimento. La lettura, il teatro, la musica, l’arte, il cinema, ma anche la ricerca scientifica, gli incontri con persone di esperienze diverse e la partecipazione a progetti sociali possono diventare occasioni preziose di crescita. In una prospettiva psicoanalitica, è fondamentale alimentare il desiderio di conoscere, quella spinta profonda alla curiosità, all’esplorazione e alla scoperta che viene definita pulsione epistemofilica ovvero desiderio di conoscere, e che rappresenta una delle motivazioni affettive alla base dell’apprendimento. È altrettanto importante che i ragazzi possano sperimentare, confrontarsi, sbagliare e sentirsi riconosciuti nelle proprie capacità. Genitori, insegnanti e istituzioni culturali devono saper ascoltare i loro interessi, coinvolgerli attivamente e offrire modelli identificativi positivi. La passione per la conoscenza nasce quando imparare diventa un’esperienza affettivamente significativa e i giovani sentono di poter trasformare ciò che apprendono in progetti concreti di vita (Frontiers in Psychology, 2026).

Quali consigli si sente di dare alle famiglie per sostenere i giovani nell’esplorazione di nuovi stimoli culturali e professionali, vincendo l’incertezza verso il futuro?

 

-Coltivare il desiderio di conoscere. Assecondare le curiosità dei figli, anche quando sono lontane dagli interessi familiari, attraverso letture, incontri con esperti e laboratori fin da piccoli;

-Trasformare la cultura in una prospettiva professionale. Esplorare le opportunità offerte dal patrimonio artistico, storico, ambientale e produttivo del territorio, valorizzandolo attraverso la ricerca e l’innovazione;

-Favorire l’incontro con modelli identificativi positivi. Far conoscere ai giovani ricercatori, professionisti, imprenditori e artisti che hanno saputo innovare e realizzarsi nel proprio ambiente e  territorio;

-Sostenere esperienze di autonomia e responsabilità. Incoraggiare la partecipazione a progetti culturali, associazioni e iniziative locali, rafforzando l’autostima e il senso di appartenenza;

-Mantenere vive le radici affettive senza ostacolare la formazione della propria identità. Trasmettere la storia familiare, le tradizioni e il legame con i luoghi del cuore, favorendo l’autonomia senza rotture con le proprie origini comprese le lingue madri e i diletti veicolo di saggezza e sapienza secolare;

-Aiutare a costruire progetti professionali che prevedano anche la possibilità di restare. Esplorare insieme le opportunità formative e lavorative del proprio paese o città, affinché partire, restare o tornare siano scelte libere e non necessità imposte dal bisogno, causa di spaesamento e nostalgie.

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