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Attualità

Antimafia, l’affondo di Chiara Colosimo a “Filorosso”: “Svelato un nido di vipere nella Procura di Palermo”

🚨 TERREMOTO IN ANTIMAFIA: CHIARA COLOSIMO COMPRA TUTTI I SILENZI A “FILOROSSO”! 🏛️ Dichiarazioni destinate a far discutere i palazzi del potere. La Presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, interviene su Rai 3 all’indomani dell’anniversario di via d’Amelio: “Le audizioni di Lucia Borsellino hanno svelato il nido di vipere della Procura di Palermo nel 1992”. Un atto d’accusa h24 che parla di paure, omissioni e connivenze interne allo Stato sul dossier mafia-appalti. La Colosimo risponde a Paolo Mieli anche sul caso Report: “Chiesi io l’aumento della scorta per Sigfrido Ranucci, ma oggi penso che non fosse così necessario”. Il focus completo del dossier 👇#chiaracolosimo #commissioneantimafia #filorossorai3 #paoloborsellino #stragedipalermo #sigfridoranucci #cronacagiudiziaria #pagineutili

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Colosimo Filorosso

Le audizioni di Lucia Borsellino e la pista centrale di mafia e appalti nel 1992

Roma – Ci sono momenti in cui l’analisi storica si fonde con la cronaca giudiziaria contemporanea, squarciando il velo di silenzio che per decenni ha ingessato la ricerca della verità sulle stragi siciliane. Durante la sesta puntata del rotocalco televisivo Filorosso, andata in onda in prima serata su Rai Tre, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo ha tracciato un bilancio rigoroso e profondo delle ultime attività ispettive. La parlamentare ha evidenziato come le audizioni ufficiali dell’avvocato Fabio Trizzino e di Lucia Borsellino abbiano dischiuso un percorso d’indagine autonomo, capace di svelare la sussistenza di un nido di vipere all’interno della Procura di Palermo dell’epoca. Secondo la ricostruzione giornalistica della Colosimo, alcuni magistrati allora in servizio nel capoluogo avrebbero ricoperto un ruolo opaco nella gestione dei dossier ereditati da Giovanni Falcone, ostacolando il lavoro dei colleghi sul terreno e rallentando la ricerca della giustizia.

I lavori parlamentari si stanno concentrando sul filone economico legato al controllo degli appalti pubblici, i cui testi secretati ed i cui verbali storici sono in fase di digitalizzazione. Gli approfondimenti ufficiali e le trascrizioni delle audizioni sono consultabili direttamente online sul portale del Senato della Repubblica Italiana, dove i testi offrono un quadro chiaro delle audizioni, i cui passaggi salienti scorreranno a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

La tesi della connivenza a Caltanissetta ed il blocco della scorta per Sigfrido Ranucci

L’azione della Commissione si sviluppa in parallelo con i riscontri investigativi coordinati dai magistrati di Caltanissetta, focalizzandosi sul clima di isolamento e sulle paure che circondavano Paolo Borsellino prima dell’esplosione di via D’Amelio. La presidente ha ipotizzato l’esistenza di gravi fenomeni di connivenza interna alle istituzioni dello Stato, dettati dal timore dei clan o dalla scelta criminale di intrattenere rapporti sotterranei con i vertici di Cosa Nostra. Incalzata dai quesiti dei saggisti Paolo Mieli ed Antonio Padellaro, la deputata ha inoltre difeso l’indipendenza della propria inchiesta politica, respingendo le accuse di parzialità sollevate dalle opposizioni e soffermandosi sul caso sollevato dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, definendo non più necessario il recente provvedimento di aumento della scorta protettiva per il giornalista.

La disponibilità di carte e documenti inediti consente oggi di ricostruire una verità storica libera da condizionamenti, proiettando i dati sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto.

Il confronto interno tra i commissari e l’accesso ai documenti d’archivio

Il dibattito in studio si è acceso quando si è affrontato il tema dei contrasti interni tra i diversi componenti della Commissione Antimafia, dove siedono anche ex magistrati e procuratori che hanno guidato le indagini nei decenni passati. La Colosimo ha rivendicato con fermezza la legittimità del proprio operato, sottolineando come la sua mancanza di un passato in magistratura le consenta di condurre un’inchiesta libera da condizionamenti storici o da vecchie appartenenze di corrente. Le carte secretate accumulate negli archivi del Parlamento parlano oggi in modo molto più limpido rispetto ai collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni a distanza di anni rischiano talvolta di apparire aggiustate o condizionate dal tempo trascorso, offrendo risposte chiare ad ogni dubbio sulla linearità delle riforme istituzionali.

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Attualità

Scontro totale Meloni-Sánchez: l’Europa si spacca sui migranti e torna l’incubo delle frontiere chiuse

Il sogno di un’Europa senza confini va in frantumi. 🇪🇺 ❌ Scontro totale tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez sull’emergenza migranti di Ceuta. L’Italia sospende Schengen per blindare la sicurezza nazionale, la Spagna risponde con un ultimatum e ripristina da stanotte i controlli per chi viaggia dal nostro Paese. “È un siluro contro l’Europa”, accusa Madrid. Leggi tutti i dettagli di questa clamorosa rottura diplomatica e cosa cambia per i turisti italiani in partenza. ✈️ 🛂

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Meloni-Sánchez

Roma / Madrid – C’era una volta l’Europa senza confini, quel sogno chiamato Schengen che permetteva ai cittadini del Vecchio Continente di viaggiare liberi, da Roma a Madrid, senza dover mai mostrare un passaporto. Oggi, nel cuore infuocato dell’estate 2026, quel sogno sembra essersi infranto contro il muro della dura realtà. La crisi migratoria esplosa nei giorni scorsi nell’enclave di Ceuta si è rapidamente trasformata in uno scontro diplomatico senza precedenti tra il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni e l’esecutivo spagnolo di Pedro Sánchez. Una vera e propria guerra fredda politica che, a partire dalla mezzanotte di sabato 8 agosto, riporta in auge lo spettro delle dogane, dei controlli serrati e delle frontiere chiuse.

La rappresaglia di Madrid e i disagi per i viaggiatori italiani

La decisione presa da Madrid è un fulmine a ciel sereno che rischia di rovinare le vacanze a migliaia di turisti. Fonti governative iberiche hanno infatti annunciato il ripristino temporaneo (ma immediato) dei controlli alle frontiere interne per tutti i viaggiatori in arrivo dall’Italia. La motivazione ufficiale parla di “persistente pressione migratoria irregolare”, ma i contorni della vicenda sanno chiaramente di ritorsione politica. Fino al 7 settembre (salvo clamorosi cambi di rotta), chi atterrerà in Spagna dall’Italia o sbarcherà nei porti iberici dovrà rassegnarsi a subire verifiche a campione su identità, passaporto e nazionalità. Per i cittadini provenienti da Paesi terzi, i controlli saranno ancora più estenuanti, estendendosi a visti e permessi di soggiorno.

È un colpo durissimo per la fluidità dei collegamenti nel pieno della stagione turistica, un disagio inaspettato per migliaia di famiglie e lavoratori che si ritrovano, loro malgrado, ostaggio di un braccio di ferro istituzionale giocato sulla loro pelle.

Il braccio di ferro e l’ultimatum spagnolo: “L’Italia affonda l’Europa”

Ma come si è arrivati a questo punto di non ritorno? La miccia che ha fatto esplodere la polveriera è stata innescata nei giorni scorsi, quando l’Italia, preoccupata per i massicci flussi irregolari provenienti dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta, aveva deciso di sospendere unilateralmente l’applicazione del trattato di Schengen per i cittadini di Paesi terzi in arrivo dal territorio iberico. Una mossa che ha mandato su tutte le furie il governo Sánchez.

Madrid aveva immediatamente lanciato un vero e proprio ultimatum a Roma: revocare il blocco entro domenica 9 agosto, o subire “misure proporzionate per tutelare gli interessi e la dignità dei cittadini spagnoli”. E le parole volate in queste ore sono state a dir poco incendiarie. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, intercettato dai cronisti al suo arrivo in Colombia, non ha usato mezzi termini: «Questa misura del governo italiano è un siluro che colpisce al cuore l’Unione Europea. Si tratta di un attacco diretto contro gli spagnoli e contro l’Europa intera. Non c’è alcun motivo per misure così ingiustificate. L’Italia, peraltro, è il Paese Ue con il maggior numero di ingressi irregolari. Oggi più che mai l’Europa ha bisogno di unità, non di muri».

La ferma risposta di Palazzo Chigi: “Non accettiamo imposizioni sulla sicurezza”

Chi si aspettava un passo indietro da parte dell’Italia è rimasto deluso. L’esecutivo di Giorgia Meloni non solo ha respinto al mittente l’ultimatum spagnolo, ma ha deciso di tenere il punto con estrema fermezza. In una nota gelida e perentoria, Palazzo Chigi ha messo in chiaro che «l’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle proprie frontiere».

La sospensione di Schengen da parte italiana, dunque, resterà in vigore almeno fino al 15 agosto. Il Governo italiano teme infatti che, proprio a cavallo di Ferragosto, possa verificarsi una nuova, imponente ondata migratoria verso Ceuta, con il rischio concreto di infiltrazioni pericolose per la sicurezza del nostro Paese. Solo quando questa minaccia sarà rientrata, Roma valuterà se allentare la presa. Fonti vicine al Governo italiano ci tengono però a precisare che non si tratta di un “atto ostile” verso il popolo spagnolo: i controlli italiani, a differenza della rappresaglia di Madrid, riguardano solo i cittadini extra-Ue, garantendo la massima fluidità per gli europei.

Le accuse incrociate e il fallimento della solidarietà europea

A tentare di gettare acqua sul fuoco è intervenuto il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, che ha ribadito la natura «temporanea, mirata e selettiva» del provvedimento italiano, adottato con «l’unico obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale». Ma la Moncloa (sede del governo spagnolo) non ci sta e continua a definire la mossa italiana come «ingiusta, discriminatoria e decisa unilateralmente senza preavviso».

Gli spagnoli ricordano inoltre come i migranti arrivati irregolarmente a Ceuta non possano comunque accedere allo spazio Schengen per via dello status speciale della città, e sottolineano di aver già rimpatriato in Marocco la quasi totalità delle persone entrate. C’è amarezza, nelle parole di Madrid, che rinfaccia a Roma di non aver mai subito controlli ai confini da parte della Spagna neppure nei momenti più drammatici dell’emergenza sbarchi a Lampedusa.

In questo scontro tra titani, dove nessuno sembra disposto a cedere di un millimetro, a perdere è senza dubbio l’idea stessa di Unione Europea. Mentre i palazzi della politica litigano accusandosi reciprocamente di scarsa solidarietà, a pagare il conto reale saranno i cittadini, costretti a rimettersi in fila per mostrare i documenti, come se gli ultimi trent’anni di storia europea fossero stati improvvisamente cancellati con un colpo di spugna.

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Politica

Scommesse e Decreto Dignità, l’ira di Sforzini contro Giorgetti: “Fa la guerra al calcio e regala l’Italia all’illegalità”

“Lo Stato incassa le tasse dal gioco legale ma vieta gli sponsor, favorendo le scommesse clandestine e affossando lo sport italiano”. ⚽️ 🇮🇹 Duro attacco di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) contro il Ministro Giorgetti sul Decreto Dignità: “Un proibizionismo inutile. Sblocchiamo le sponsorizzazioni legali per finanziare i piccoli campi di provincia e i settori giovanili”. Leggi l’intervista integrale e le proposte per salvare il calcio italiano! 🏟️ 💶

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Castellar Ponzano (AL) – C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sulla pelle dello sport più amato nel nostro Paese. Da una parte ci sono le società di calcio, dai grandi club professionistici fino alle piccole e gloriose squadre dilettantistiche di provincia, che faticano ogni giorno per far quadrare i conti, pagare le bollette degli stadi e mantenere in vita i settori giovanili. Dall’altra c’è lo Stato, che invece di aiutarle decide deliberatamente di tagliare una delle loro fonti di sostentamento più importanti: le sponsorizzazioni del circuito del gioco legale. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro questa politica è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a “Futuro Nazionale con Vannacci”), che dal Castello Sforzini punta il dito dritto contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Lo statalismo moralistico che uccide i nostri vivai calcistici

La miccia della polemica si è accesa dopo le indiscrezioni sulla volontà del Governo di inasprire ulteriormente il famigerato “Decreto Dignità”, bloccando in modo ancora più stringente qualsiasi forma di pubblicità legata alle scommesse sportive. «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo», attacca frontalmente Sforzini. «È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene, o dovrebbe appartenere, a una maggioranza di centrodestra».

Le conseguenze di questo blocco cadono a pioggia su tutto il sistema sportivo nazionale. Il calcio italiano ha un disperato bisogno di capitali freschi per competere a livello internazionale, ma soprattutto per costruire e modernizzare impianti fatiscenti, finanziare i vivai e sostenere il dilettantismo, vera e propria spina dorsale sociale delle nostre città. Mentre i club esteri si fortificano grazie agli sponsor, in Italia si sceglie volontariamente di chiudere i rubinetti di una fonte di finanziamento proveniente da imprese, è bene ricordarlo, perfettamente legali.

Il paradosso di Stato: incassare le tasse ma vietare le sponsorizzazioni

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Sforzini, risiede in un’ipocrisia di fondo inaccettabile. «Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e pesantemente tassate dallo Stato italiano. Lo Stato incassa miliardi dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere e nascondersi», spiega il presidente di Rinascimento Nazionale. «Tutto questo non è liberalismo, non è responsabilità civile, non è nemmeno buona amministrazione. È un banale e dannoso statalismo moralistico».

Oscurare i loghi e i nomi delle aziende legali, infatti, non fa scomparire per magia la voglia di scommettere degli italiani, ma rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati rende molto meno riconoscibile, soprattutto per i più giovani, il confine tra il mercato sicuro, tracciabile e regolamentato e la pericolosa giungla del mercato clandestino gestito dalla criminalità organizzata.

“Giorgetti si accoda al PD”: l’appello per una politica economica di libertà

La dura presa di posizione di Sforzini tocca inevitabilmente anche gli equilibri e l’identità politica dell’attuale maggioranza. «Pochi giorni fa avevamo criticato aspramente il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto assurdo. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente e deludente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra».

Un cortocircuito politico che non può passare inosservato. «Se la destra e la sinistra finiscono per fare a gara su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica nel nostro Paese: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e di uno Stato che si limita a stabilire regole chiare, senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti».

La proposta: fondi per i dilettanti e tolleranza zero per la criminalità

Non si tratta però solo di una critica distruttiva. La ricetta proposta da Luca Sforzini è chiara, pragmatica e mira a salvare lo sport di base senza abbassare la guardia sulle patologie sociali. La ludopatia non si combatte oscurando una maglietta di Serie A, ma con la prevenzione sul territorio, l’informazione capillare nelle scuole, i controlli ferrei sui limiti di età e strumenti sanitari e sociali adeguati e ben finanziati.

«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente da tempo», rilancia Sforzini. «Chiediamo l’abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, una forte semplificazione burocratica e, contemporaneamente, una guerra senza quartiere al gioco illegale e clandestino. Si riaprano le sponsorizzazioni agli operatori legali sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con estrema severità i minori, ma si destini obbligatoriamente una parte delle ingenti risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti di provincia e alle società dilettantistiche che oggi fanno fatica a comprare persino i palloni per i ragazzini».

«Giorgetti scelga da che parte stare», conclude perentorio Sforzini. «O con il proibizionismo fallimentare del Decreto Dignità, oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere nel mondo. Trasformare gli operatori legali in nemici pubblici, mentre le mafie e il mercato illegale ringraziano e continuano a esistere indisturbati, non è rigore. È semplicemente una pessima politica».

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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini: “Sempre nell’animo devi avere Itaca. Scegliete la sostanza all’apparenza”

Sostanza, resilienza e uno scopo da inseguire. 🏰 ⚓️ Il buongiorno di oggi arriva dalle antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano con tre riflessioni profonde per affrontare la vita: “Le officine migliori profumano di ferro prima che di vernice. Sempre nell’animo devi avere Itaca”. Leggi il Mattutino di oggi e condividi questo splendido augurio di libertà e coraggio! ☀️ 📖

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Il mattutino dell'otto di agosto 2026

Castellar Ponzano (AL) – In un mondo che corre troppo in fretta, spesso annebbiato dall’apparenza e dalla superficialità, c’è un momento della giornata in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio alla riflessione, al respiro e alla saggezza. È l’appuntamento quotidiano con il pensiero e con la parola, un faro di lucidità che ci invita a guardare oltre la coltre dell’ovvio. Oggi, la rubrica di riflessione curata da Luca Sforzini ci consegna tre immagini di rara potenza: la necessità di badare alla sostanza e al duro lavoro (il ferro) prima che ai fronzoli (la vernice); l’importanza di dimostrarsi resilienti quando arrivano le vere tempeste della vita; e, infine, il richiamo immortale della poetica di Kavafis, quell’Itaca che rappresenta lo scopo, la meta e il senso ultimo del nostro viaggiare. Di seguito, il testo integrale del messaggio odierno.


IL MATTUTINO

dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano
Sabato 8 agosto 2026

Le officine migliori profumano di ferro prima che di vernice.

I ponti più solidi si riconoscono quando il fiume si ingrossa.

Sempre nell’animo devi avere Itaca.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.

“Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”

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