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Cultura

Arte, storia e scienza: il calendario degli eventi a Roma dal 19 al 25 giugno

🌟 Scopri il calendario completo degli eventi culturali a Roma dal 19 al 25 giugno: musei, bunker storici e spettacoli astronomici ti attendono in tutta la città.

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Arte, storia e scienza: il calendario degli eventi a Roma dal 19 al 25 giugno

Redazione-  Roma si prepara a vivere una settimana intensa, caratterizzata da un programma culturale che intreccia le diverse epoche storiche della Capitale. Dal 19 al 25 giugno 2026, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, propone un cartellone multiforme che spazia dalla pittura di corte del XIX secolo fino alle esplorazioni astronomiche contemporanee, passando per le testimonianze drammatiche della Seconda Guerra Mondiale. Un impegno costante, quello dell’amministrazione capitolina, volto a rendere il patrimonio museale e storico accessibile a un pubblico eterogeneo, attraverso visite guidate, spettacoli dal vivo e laboratori.

Dalla pittura di corte al Novecento artistico

Il Museo Napoleonico apre le proprie porte a una testimonianza di grande valore storico: fino al 20 settembre, i visitatori possono ammirare il ritratto di Julie Clary Bonaparte, regina di Napoli, ritratta insieme alle figlie Zénaïde e Charlotte. L’opera, realizzata dal pittore Jean-Baptiste Wicar nel 1809, giunge a Roma grazie a un accordo di prestito siglato con la Reggia di Caserta. Il dipinto non viene presentato come un pezzo isolato, ma inserito in un progetto espositivo che include bozzetti dello stesso autore e un abito cerimoniale appartenuto alla regina, offrendo una prospettiva inedita sulla vita e lo stile della corte napoleonica.

Parallelamente, la Galleria d’Arte Moderna di via Crispi prosegue le celebrazioni per il centenario dell’istituzione con la mostra “GAM 100”. In questo contesto, venerdì 19 giugno, il cortile del chiostro si trasforma in palcoscenico per lo spettacolo “Invisibili trame”. La performance, curata da Gina Ingrassia, omaggia tre figure fondamentali del panorama artistico del Novecento italiano: Benedetta Cappa, Mimì Quilici Buzzacchi e Antonietta Raphaël. Attraverso un mix di narrazione e musica dal vivo, l’evento ricostruisce le traiettorie di queste artiste, offrendo al pubblico una chiave di lettura originale per comprendere il loro impatto nel panorama culturale del secolo scorso.

Memoria e territorio: l’eredità storica di Villa Torlonia

Il complesso di Villa Torlonia rappresenta uno dei poli di maggiore interesse per chi desidera approfondire la storia del Novecento. Proseguono infatti le visite guidate ai rifugi antiaerei e al bunker realizzato sotto il Casino Nobile durante il secondo conflitto mondiale. Il percorso, arricchito da un allestimento multimediale, permette di immergersi nelle atmosfere dell’epoca attraverso tre sezioni tematiche: la vita di Mussolini all’interno della villa, la quotidianità protetta nei rifugi e la drammatica esperienza della città sotto i bombardamenti. Il tour culmina nella discesa all’interno della struttura cilindrica del bunker, situata a sei metri di profondità, un luogo che conserva intatta la tensione di quegli anni.

Sempre all’interno del parco di Villa Torlonia, gli appassionati di architettura e botanica possono ammirare la Serra Moresca prima della consueta pausa estiva prevista per luglio e agosto. Progettato nel 1839 dall’architetto Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, questo edificio rappresenta un esempio raffinato di gusto eclettico. La visita comprende anche l’ascesa alla Torre Moresca, un’opportunità per ammirare da vicino i dettagli decorativi e la struttura architettonica che rende questo spazio un unicum nel panorama romano.

Militanza, percorsi urbani e astronomia

L’agenda della settimana dedica ampio spazio anche all’approfondimento della storia risorgimentale. Sabato 20 giugno, il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina ospita, per i titolari della MIC Card, un incontro dedicato alla militanza artistica. L’evento analizza il ruolo degli artisti del tempo, come Gerolamo Induno, figure che non si limitarono a ritrarre gli eventi, ma parteciparono attivamente ai conflitti, consegnando alla storia una documentazione visiva cruda e realistica delle battaglie.

Per chi preferisce il contatto diretto con il tessuto urbano, martedì 23 giugno è prevista una passeggiata al Bastione Ardeatino. L’itinerario, pensato per favorire una riflessione storica sulle fortificazioni cittadine, permetterà ai partecipanti di percorrere un tratto delle Mura Aureliane. La giornata sarà arricchita dall’accesso eccezionale a una delle casematte cinquecentesche, con la possibilità di discendere lungo la scala originale verso via di Porta Ardeatina. L’iniziativa prevede anche l’interprete LIS, confermando l’attenzione verso l’inclusività.

Infine, il Planetario di Roma mantiene alta l’attenzione scientifica con un ricco palinsesto di spettacoli astronomici. Dalla narrazione del viaggio delle sonde Voyager al racconto sull’aurora boreale, le proiezioni serali e mattutine coprono diversi temi di interesse cosmologico. Particolare attenzione è riservata alle famiglie: domenica 21 giugno, il gioco interattivo “Girotondo tra i Pianeti” coinvolgerà i più piccoli, mentre la figura del “Dottor Stellarium” accompagnerà il pubblico in un viaggio alla scoperta della Luna, rendendo la scienza un’esperienza accessibile e coinvolgente per ogni fascia d’et

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Cultura

Due poesie per la mamma: i versi di Irma Kurti nel ventesimo anniversario della scomparsa di Sherife Kurti

Due poesie per la mamma: i versi di Irma Kurti nel ventesimo anniversario della scomparsa di Sherife Kurti 👇

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Irma Kurti

Letteratura – Ci sono legami che oltrepassano il confine del tempo e della morte, radici invisibili ma indistruttibili che continuano a nutrire l’anima di chi resta. A vent’anni esatti dalla scomparsa dell’amata madre Sherife Kurti, avvenuta il 25 ottobre 2006, la poetessa e scrittrice internazionale Irma Kurti affida alla purezza della parola in versi il proprio omaggio più intimo, commosso e universale. Due componimenti di struggente bellezza – Il salice piangente e Lettera alla mamma – che testimoniano come il dialogo con i propri affetti più cari non si interrompa mai, facendosi carezza e balsamo sul territorio della memoria.

Per Irma Kurti, autrice poliedrica e instancabile mediatrice culturale tra le sponde dell’Adriatico e il mondo, la figura materna ha sempre rappresentato il porto sicuro, la luce primigenia che orienta il cammino anche nelle notti più buie dell’esistenza. Nel ventesimo anniversario di quel doloroso distacco, la poetessa non cerca l’artificio retorico o la posa formale, ma si spoglia di ogni difesa, parlando alla madre come una bambina che si rifugia nel ricordo di un abbraccio per trovare ristoro dalla frenesia e dalle maschere della vita moderna.

La memoria diventa così uno spazio sacro e inviolabile all’interno della memoria e sensibilità poetica contemporanea, un luogo dove le memorie del piccolo appartamento d’infanzia e le serate trascorse attorno a un minuscolo fornello riscaldano ancora il cuore, vincendo il gelo del tempo e dell’assenza fisica.

«Il salice piangente»: il rifugio della memoria contro i ritmi del mondo

Nella prima lirica, Il salice piangente, il senso di colpa per le visite mancate a causa di una vita che corre a «un ritmo pazzesco» si stempera in una confessione disarmante. La poetessa si china dinanzi al ricordo materno con la trepidazione di una figlia smarrita in un mondo dominato da apparenze e maschere ingannevoli, dove sembra impossibile ritrovare l’indirizzo delle persone sensibili.

Ma nell’atto stesso di chiudere le palpebre per non turbare la pace materna con le proprie tristezze, nasce il desiderio di trasformarsi in una presenza protettiva per la tomba della madre: non solo ombra ristoratrice nei giorni torridi dell’estate, ma salice piangente capace di vegliare per sempre sul suo riposo.

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Tutte le poesie – Alda Merini

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Il testo delle poesie di Irma Kurti

IL SALICE PIANGENTE

Quanto tempo, mamma, che non vengo da te,
i fiori saranno appassiti di sicuro,
altri, selvaggi germogliano molto alti,
cercando di spezzare l’immenso azzurro.

Mi chino anch’io davanti al tuo ricordo
come una bimba che ha commesso un errore
e alla luce del sole cerca di nascondere
una cattiva condotta o un bicchiere rotto.

La mia vita ha raggiunto un ritmo pazzesco,
i passi somigliano alla corsa ogni giorno.
Ho incontrato tante di quelle maschere
che mi spaventano i pensieri e il sonno.

Ho perso l’indirizzo delle brave persone
e quelle sensibili non riesco a trovarle.
Ho vissuto giorni di pioggia e di freddo,
negli occhi son rimaste gocce di lacrime.

Non voglio farti parte della tristezza,
ricordi quante notti passasti in bianco?
Non ti dirò nulla, chiuderò le palpebre,
nella memoria cercherò il tuo abbraccio.

Mamma, sulla tomba ti cambieranno i fiori
che senza pietà ha rovinato quest’inverno.
Vorrei essere l’ombra nei giorni d’estate,
vorrei essere per te il salice piangente.

LETTERA ALLA MAMMA

Come stai, mamma? Da tempo non parliamo,
non ho ricevuto nessuna notizia da te,
ci sono segnali che nei giorni decifro
come un tuo saluto, come le tue tracce.

Tu mi avevi promesso che saresti venuta
e non ci avrebbe mai separato la morte,
tutti i miei giorni si sono trasformati
in attesa o in battiti veloci del cuore.

Mamma, io non posso venire da te adesso,
i versi mi aspettano immersi nel sonno,
molte idee vaghe e confuse mi attendono
di tornare al più presto, su un foglio.

E mi vengono in mente le nostre memorie,
le sere intorno a un minuscolo fornello,
il piccolo appartamento e le notti buie
che si accendevano dal nostro affetto.

Tu sapevi mantenere le promesse, Mamma
e temo che forse qualcosa sia successo.
Ti spedirò la lettera nella tua dimora
rinfrescata dall’ombra di un cipresso.

«Nel ventesimo anniversario della morte di mia madre, Sherife Kurti, per dirle che la penso ogni singolo giorno ed è sempre nella mia anima, dove si custodiscono gli amori più grandi (25 ottobre 2006)».

In Lettera alla mamma il dialogo si fa ancora più intimo e quotidiano, annullando la distanza tra cielo e terra. La lettera spedita alla dimora rinfrescata dall’ombra del cipresso suggella un patto d’amore imperituro che continua a vivere nella poesia di Irma Kurti e nel ricordo commosso dei lettori.

A cura della Redazione Cultura di Cavaliere News

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Cultura

La poesia americana di Hiram Larew: tra fame nel mondo, memoria e i versi di «Cose sbagliate» tradotti da Irma Kurti

La poesia americana di Hiram Larew: tra fame nel mondo, memoria e i versi di «Cose sbagliate» tradotti da Irma Kurti 👇

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Hiram Larew

Letteratura – Dal cuore pulsante del Maryland fino alle sponde europee, la voce lirica e civile di Hiram Larew rappresenta una delle testimonianze più originali e incisive della poesia statunitense contemporanea. Pluripremiato autore insignito del prestigioso Louisiana Literature Prize, del riconoscimento della Washington Review e nominato per ben quattro volte al prestigioso Pushcart Prize, Larew ha saputo coniugare la finezza estetica della parola con un impegno umanitario di respiro planetario. Oggi le sue opere approdano sul territorio italiano grazie alla preziosa traduzione della poetessa e scrittrice Irma Kurti.

La produzione di Larew – apparsa su riviste di primo piano come Poetry South, The Brown Critique, Contemporary American Voices, Honest Ulsterman e Amsterdam Quarterly – non si è mai rinchiusa nelle torri d’avorio dell’accademia. Docente di cortesia presso cinque università americane e voce culturale di spicco della storica emittente radiofonica WBJC (91.5 FM) di Baltimora all’interno del programma Booknotes, il poeta ha ricevuto borse di studio dall’Arts Councils e dalle Nazioni Unite per la sua straordinaria iniziativa «Poetry X Hunger», un movimento globale che mobilità poeti di ogni continente nella battaglia contro la fame nel mondo. A ciò si affianca la fondazione di «Voices of Woodlawn», un progetto corale che intreccia versi, musica e pittura per fare luce sulla dolorosa memoria della schiavitù negli Stati Uniti.

Lo stile di Hiram Larew si distingue per un’intonazione familiare, schietta, mai incline all’artificio o alla volgarità. I suoi versi traggono linfa da una concreta e appassionata esperienza di vita, dove le immagini quotidiane si caricano di una vibrante allusività filosofica. L’incontro tra la sua sensibilità e la traduzione di Irma Kurti regala due liriche di straordinaria intensità emotiva: Cose sbagliate e Bagnato, tappe preziose di questo fecondo dialogo poetico e culturale.

Imparare dalla fragilità: la lezione delle «Cose sbagliate»

Nel componimento Cose sbagliate, Larew rovescia la logica borghese della perfezione e della sicurezza a tutti i costi. Il poeta avverte l’urgenza quasi fisiologica di mettersi in ascolto delle stonature, delle cene bruciate, dei discorsi complessi e dei corpi sofferenti. È nel contatto intimo con la vulnerabilità – incarnata da un cane con le zecche, da un animale ferito o dal tremore di un bambino spaventato – che l’esperienza si trasfigura in autentica sapienza.

Voltando le spalle alle false certezze protette e chiuse a chiave, l’autore accoglie l’imprevisto come un fulmine necessario: è proprio quando l’ordine precario si spezza che la realtà si spalanca, rivelando il mistero profondo dell’animo umano.

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Foglie d’erba – Walt Whitman

Il capolavoro assoluto della letteratura americana che canta la terra, l’anima universale, la libertà e l’incondizionata empatia verso gli ultimi.

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Il testo delle poesie di Hiram Larew

COSE SBAGLIATE

Devo ascoltare di più le cose sbagliate. Sì
Ho bisogno di lasciare che i discorsi difficili
si avvicinino a me.
Ho bisogno di credere nella verità delle cene bruciate e
di prendere lezioni dai cani
che passano di nascosto con le zecche.

In effetti, l’unico modo per imparare
probabilmente è da
un animale ferito o
da un bambino spaventato e tremante.
Sì, i suoni vuoti che trasformano
i miei brividi in saggezza.

Quindi, con tutto questo in mente, penso
di voltare le spalle alle
cose più sicure della vita perché
Sembra
che arrivi un errore o
un fulmine arrabbiato e
Ciò che era stato ordinato e chiuso a chiave
si frammenta in pezzi
si spalanca tutto
in una volta con preoccupazioni e rivelazioni.

BAGNATO

La fama deve essere come guidare
sotto un acquazzone
o strizzare gli occhi per vedere…
cercando di scorgere
cosa c’è di notte
con nessun altro intorno
che parla ad alta voce.

O forse essere conosciuti significa in realtà che
le camicie bagnate sembrano finalmente normali.
Forse, in effetti, se improvvisamente vi vengono i brividi
da tutti i titoli dei giornali
allora quei brividi vi porteranno a
dire semplicemente Va bene, grazie.

A dire il vero, l’acclamazione è probabilmente
come quando i torrenti esondano
il vostro terreno basso
e gli alberi e i cani ridono dall’alto
mentre voi galleggiate
salutando.

Sì, la popolarità deve essere come gli odori di una cantina––
speciali e per tutto il tempo ––
anche dopo che tua nonna ha consegnato il suo biglietto
e se n’è andata per sempre.

In Bagnato, Larew offre invece una decostruzione ironica e impietosa del concetto di fama e celebrità, paragonata a un acquazzone improvviso o a un torrente in piena che sommerge la terraferma. Una riflessione matura e disincantata, che la penna sensibile di Irma Kurti restituisce con mirabile fedeltà lirica.

A cura di Irma Kurti per Cavaliere News

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Cultura

L’arte senza confini di Daniela Karina Tomé: le poesie dall’Argentina nella traduzione di Irma Kurti

L’arte senza confini di Daniela Karina Tomé: le poesie dall’Argentina nella traduzione di Irma Kurti 👇

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Daniela Karina Tomé

Letteratura – Dalle sponde dell’Oceano Atlantico che bagnano Mar del Plata fino alle avenidas sterminate di Buenos Aires, la voce artistica di Daniela Karina Tomé irrompe nel panorama contemporaneo come una potente testimonianza di libertà, impegno civile e polifonia creativa. Nata nel 1968 in una terra feconda di contraddizioni e fermenti culturali, la Tomé incarna la figura autentica dell’artista rinascimentale del terzo millennio: musicista, cantautrice con oltre cinquecento brani composti all’attivo, pittrice, muralista, giornalista e poetessa pluripremiata. Oggi la sua opera sbarca sul territorio italiano grazie alla prestigiosa traduzione firmata dalla poetessa e scrittrice internazionale Irma Kurti.

Fondatrice del movimento culturale «Arte Sin Aduanas» (Arte Senza Dogane) e dell’omonima casa editrice nata nel 2020, Daniela Karina Tomé ha sempre concepito l’espressione artistica non come un piedistallo per l’ego, ma come uno strumento militante di emancipazione umana e riscatto sociale. Con i suoi progetti ha portato laboratori di musica, pittura e poesia all’interno delle carceri e degli istituti per l’infanzia abbandonata, convinta che la bellezza sia l’unico varco capace di abbattere le sbarre dell’emarginazione. Come editore del giornale digitale Humana Resistencia e voce radiofonica indipendente, si batte da decenni in prima linea per la difesa incondizionata dei diritti umani.

La sua produzione musicale – coronata da album iconici come El ojo del ciclón (2013), Por donde ara la lluvia (2020) e Sirena triste – spazia tra il rock d’autore, il blues viscerale, la trova e il folk argentino, riflettendosi intimamente nei suoi quattro libri di poesia. La silloge presentata oggi apre una finestra privilegiata su questo dialogo interculturale e poetico, offrendo tre componimenti emblematici: La perla, Chilometri più in basso e Anima.

Tra l’oceano di Mar del Plata e l’abisso urbano di Buenos Aires

Nella lirica La perla, la Tomé canta l’elemento marino che ha cullato la sua infanzia a Mar del Plata (storicamente ribattezzata la «Perla dell’Atlantico»). Il mare non è soltanto un paesaggio naturale, ma un’entità vivente, «un polmone che si estende nelle arterie» e una presenza ineludibile da cui l’animo umano non potrà mai allontanarsi veramente. È la culla della libertà originaria che chiama a sé chiunque abbia imparato ad ascoltarne il richiamo.

A questa visione primordiale e luminosa fa da contrappunto il disincanto metropolitano di Chilometri più in basso. Qui lo sguardo si sposta sulle strade convulse di Buenos Aires, dove i viali infiniti sembrano recidere il legame con il cielo e la folla in perenne movimento divora l’identità dei singoli, trasformando la solitudine nel volto condiviso di milioni di individui smarriti nella fretta quotidiana.

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Il testo delle poesie di Daniela Karina Tomé

LA PERLA

Qui il mare è un altro sole che splende;
un polmone che si estende nelle arterie;
la libertà che sussurra dalle profondità,
seguendo i tuoi passi…

Anche se pensi che sia distante;
non ti allontanerai mai così tanto,
da non sentire
il mare.

CHILOMETRI PIÙ IN BASSO

…le strade di Buenos Aires
sembrano più lontane dal cielo,
in quel viavai di folle
qualcuno perde il proprio nome,
e aspetta, rannicchiato nella pesantezza dei giorni.

Le navi corrono lungo viali eterni,
un’eterna fretta che divora i segni.
Assediata, sì, la solitudine
occupa il volto di migliaia di persone.

ANIMA

Vertiginosa e dolorosa,
oscillante tra i lati del pendolo,
finché non si ferma,
finché le nostre costole e le nostre dita non si placano,
la saliva di questi giorni urgenti.
La ferita che è il mondo,
il dialogo urlato a gran voce tra il cuore
e la mente.
Il silenzio che è l’anima.

La traduzione accurata e poetica di Irma Kurti rende giustizia alla sensibilità graffiante e viscerale di un’artista che continua a lottare per un mondo senza barriere mentali, dove la parola resta il più potente testimone della verità.

A cura di Irma Kurti per Cavaliere News

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