Cultura
Apocalisse: l’arte di Sandro Arduini torna a splendere tra le mura dell’Aquila
🎨 L’arte di Sandro Arduini torna al centro della scena a Palazzo Benedetti: il racconto dell’Apocalisse tra memoria storica, sisma e rinascita artistica in una mostra da non perdere.
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Redazione
Redazione- L’Aquila si prepara a celebrare un evento artistico di notevole spessore culturale, che vede protagonista uno dei nomi più significativi del panorama creativo locale e nazionale. Domenica 21 giugno, alle ore 18:00, le porte dello storico Palazzo Benedetti, situato in via Sassa 15, si apriranno per accogliere “Apocalisse”, la mostra personale dell’artista Sandro Arduini. Curata dal critico Antonio Gasbarrini, l’esposizione rappresenta un momento di profonda riflessione non solo sulla potenza della visione artistica, ma anche sulla capacità dell’arte di rinascere dopo i traumi che hanno segnato il territorio.
Una visione tra storia e contemporaneità
Il progetto espositivo, promosso dall’Associazione Culturale Italo Tedesca “Gli amici di Rottweil”, è stato ufficialmente inserito nel cartellone di L’Aquila Capitale della Cultura 2026. La mostra si presenta con un allestimento di tipo site-specific che immerge lo spettatore in una narrazione visiva ispirata ai testi biblici di Giovanni. Il cuore dell’esposizione è composto da 22 disegni di grandi dimensioni, realizzati con una complessa tecnica mista su carta da scena. Molte di queste opere superano i tre metri di altezza, imponendosi nello spazio con una presenza scenica che richiama le atmosfere drammatiche e solenni del tema trattato.
L’operazione artistica di Arduini non si ferma alla contemporaneità: il catalogo di 124 pagine che accompagna la mostra, stampato da One Group Edizioni e Angelus Novus Edizioni, offre un confronto diretto con il passato. Viene celebrato, infatti, l’omaggio ad Albrecht Dürer, riproponendo le 15 xilografie originali tratte dall’incunabolo “Apocalypsis cum figuris” del 1498. Questo dialogo tra l’artista aquilano e il maestro tedesco crea un ponte ideale tra il Rinascimento e la sensibilità moderna, sottolineando come le grandi questioni esistenziali non conoscano confini temporali.
Il legame indissolubile con il sisma del 2009
Il percorso artistico di queste opere è indissolubilmente legato alla storia recente della città. Sandro Arduini ha vissuto in prima persona la devastazione del 2009, quando il terremoto ha colpito il suo atelier, costringendo i lavori a restare celati per ben 16 anni. La narrazione dell’autore è netta: l’apocalisse non è solo un tema biblico, ma un evento vissuto nella cruda realtà del quotidiano, tra le urla e la polvere di una notte che ha cambiato il volto del capoluogo abruzzese. Il ritorno alla luce di queste opere, dopo il restauro dei locali, assume dunque un valore simbolico di rinascita per l’intera comunità.
Diversi esperti del settore, tra cui Orlando Antonini, Maria Silvia Reversi e Federica Zalabra, hanno analizzato la poetica di Arduini nei testi critici a corredo della mostra. Si sottolinea come il tratto dell’artista riesca a resistere alla dissipazione del senso, mantenendo nelle figure una tensione plastica che preserva la dignità umana anche dinanzi alla prova estrema. La cromia utilizzata, dominata dalle terre di Siena intrecciate a guizzi di rosso, blu e oro, conferisce alle opere una consistenza materica che invita a una lettura lenta e meditata del segno.
Eventi collaterali e chiusura
L’inaugurazione del 21 giugno sarà arricchita da un momento musicale d’eccezione curato da I Solisti Aquilani, storica eccellenza del territorio. A seguire, si terrà un reading corale che vedrà la partecipazione di Liliana Biondi, Clara Di Stefano, Anna Maria Giancarli, Maria Rita Magnante, Mario Narducci, Maria Silvia Reversi e Gianna Vespaziani. Un connubio di musica, poesia e pittura che riflette l’approccio multidisciplinare che ha sempre caratterizzato il percorso di Arduini, nato a Bolzano nel 1940 ma profondamente legato all’identità culturale aquilana fin dagli anni sessanta.
Per quanti desidereranno visitare l’esposizione, Palazzo Benedetti rimarrà accessibile fino al 10 luglio 2026, con orari di apertura previsti dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00. Questa mostra, definita come una vera sfida creativa che ha impegnato l’artista per anni, rappresenta una tappa essenziale per comprendere come la cultura possa farsi interprete delle sofferenze del presente per proiettarle in una visione di speranza collettiva, in vista dell’importante traguardo che vedrà L’Aquila protagonista nel 2026.
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Giugno 17, 2026Da
Redazione
Redazione- Roma si prepara a vivere una settimana intensa, caratterizzata da un programma culturale che intreccia le diverse epoche storiche della Capitale. Dal 19 al 25 giugno 2026, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, propone un cartellone multiforme che spazia dalla pittura di corte del XIX secolo fino alle esplorazioni astronomiche contemporanee, passando per le testimonianze drammatiche della Seconda Guerra Mondiale. Un impegno costante, quello dell’amministrazione capitolina, volto a rendere il patrimonio museale e storico accessibile a un pubblico eterogeneo, attraverso visite guidate, spettacoli dal vivo e laboratori.
Dalla pittura di corte al Novecento artistico
Il Museo Napoleonico apre le proprie porte a una testimonianza di grande valore storico: fino al 20 settembre, i visitatori possono ammirare il ritratto di Julie Clary Bonaparte, regina di Napoli, ritratta insieme alle figlie Zénaïde e Charlotte. L’opera, realizzata dal pittore Jean-Baptiste Wicar nel 1809, giunge a Roma grazie a un accordo di prestito siglato con la Reggia di Caserta. Il dipinto non viene presentato come un pezzo isolato, ma inserito in un progetto espositivo che include bozzetti dello stesso autore e un abito cerimoniale appartenuto alla regina, offrendo una prospettiva inedita sulla vita e lo stile della corte napoleonica.
Parallelamente, la Galleria d’Arte Moderna di via Crispi prosegue le celebrazioni per il centenario dell’istituzione con la mostra “GAM 100”. In questo contesto, venerdì 19 giugno, il cortile del chiostro si trasforma in palcoscenico per lo spettacolo “Invisibili trame”. La performance, curata da Gina Ingrassia, omaggia tre figure fondamentali del panorama artistico del Novecento italiano: Benedetta Cappa, Mimì Quilici Buzzacchi e Antonietta Raphaël. Attraverso un mix di narrazione e musica dal vivo, l’evento ricostruisce le traiettorie di queste artiste, offrendo al pubblico una chiave di lettura originale per comprendere il loro impatto nel panorama culturale del secolo scorso.
Memoria e territorio: l’eredità storica di Villa Torlonia
Il complesso di Villa Torlonia rappresenta uno dei poli di maggiore interesse per chi desidera approfondire la storia del Novecento. Proseguono infatti le visite guidate ai rifugi antiaerei e al bunker realizzato sotto il Casino Nobile durante il secondo conflitto mondiale. Il percorso, arricchito da un allestimento multimediale, permette di immergersi nelle atmosfere dell’epoca attraverso tre sezioni tematiche: la vita di Mussolini all’interno della villa, la quotidianità protetta nei rifugi e la drammatica esperienza della città sotto i bombardamenti. Il tour culmina nella discesa all’interno della struttura cilindrica del bunker, situata a sei metri di profondità, un luogo che conserva intatta la tensione di quegli anni.
Sempre all’interno del parco di Villa Torlonia, gli appassionati di architettura e botanica possono ammirare la Serra Moresca prima della consueta pausa estiva prevista per luglio e agosto. Progettato nel 1839 dall’architetto Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, questo edificio rappresenta un esempio raffinato di gusto eclettico. La visita comprende anche l’ascesa alla Torre Moresca, un’opportunità per ammirare da vicino i dettagli decorativi e la struttura architettonica che rende questo spazio un unicum nel panorama romano.
Militanza, percorsi urbani e astronomia
L’agenda della settimana dedica ampio spazio anche all’approfondimento della storia risorgimentale. Sabato 20 giugno, il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina ospita, per i titolari della MIC Card, un incontro dedicato alla militanza artistica. L’evento analizza il ruolo degli artisti del tempo, come Gerolamo Induno, figure che non si limitarono a ritrarre gli eventi, ma parteciparono attivamente ai conflitti, consegnando alla storia una documentazione visiva cruda e realistica delle battaglie.
Per chi preferisce il contatto diretto con il tessuto urbano, martedì 23 giugno è prevista una passeggiata al Bastione Ardeatino. L’itinerario, pensato per favorire una riflessione storica sulle fortificazioni cittadine, permetterà ai partecipanti di percorrere un tratto delle Mura Aureliane. La giornata sarà arricchita dall’accesso eccezionale a una delle casematte cinquecentesche, con la possibilità di discendere lungo la scala originale verso via di Porta Ardeatina. L’iniziativa prevede anche l’interprete LIS, confermando l’attenzione verso l’inclusività.
Infine, il Planetario di Roma mantiene alta l’attenzione scientifica con un ricco palinsesto di spettacoli astronomici. Dalla narrazione del viaggio delle sonde Voyager al racconto sull’aurora boreale, le proiezioni serali e mattutine coprono diversi temi di interesse cosmologico. Particolare attenzione è riservata alle famiglie: domenica 21 giugno, il gioco interattivo “Girotondo tra i Pianeti” coinvolgerà i più piccoli, mentre la figura del “Dottor Stellarium” accompagnerà il pubblico in un viaggio alla scoperta della Luna, rendendo la scienza un’esperienza accessibile e coinvolgente per ogni fascia d’et
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Nessuno è il giudice dell’anima altrui
“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” «Sono un uomo, e nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me». Questa celebre espressione di Terenzio racchiude forse una delle più alte lezioni morali che la storia ci abbia consegnato, comprendere l’altro prima di giudicarlo
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3 giorni faa
Giugno 16, 2026
Redazione- “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” «Sono un uomo, e nulla di ciò che è umano ritengo estraneo a me». Questa celebre espressione di Terenzio racchiude forse una delle più alte lezioni morali che la storia ci abbia consegnato, comprendere l’altro prima di giudicarlo.
Viviamo in un tempo straordinariamente connesso e paradossalmente, sempre più incline alla condanna immediata. Basta un’opinione, una scelta di vita, una convinzione, una parola fuori dal coro perché qualcuno si senta autorizzato a puntare il dito, ma chi può davvero arrogarsi il diritto di essere giudice dell’esistenza altrui?
La filosofia ci insegna che la conoscenza autentica nasce dall’umiltà. Socrate, il padre del pensiero occidentale, costruì la sua sapienza attorno ad una frase destinata ad attraversare i secoli: «So di non sapere»un’affermazione che non esprime debolezza, bensì consapevolezza dei limiti umani. Forse dovremmo ripartire proprio da qui,
dal riconoscere che nessuno possiede tutta la verità,
nessuno conosce fino in fondo il cammino dell’altro, che nessuno può comprendere interamente le ferite, le paure e le speranze custodite nel cuore di una persona. L’Illuminismo ha fondato una delle sue più grandi conquiste sul valore della libertà individuale. Voltaire, pur nella complessità delle interpretazioni storiche delle sue parole, è diventato simbolicamente il difensore di un principio essenziale: il diritto di ogni individuo ad esprimere il proprio pensiero senza essere perseguitato per questo.
La libertà non è un favore concesso dal potente al debole,
è una dimensione naturale della dignità umana.
Libertas est inaestimabilis res.
La libertà è un bene senza prezzo; eppure la libertà autentica non coincide con l’arroganza, né con l’insulto, né con l’aggressione verbale. La vera libertà cammina insieme alla responsabilità, così come il rispetto cammina accanto alla dignità. Possiamo avere idee differenti, possiamo professare convinzioni diverse, possiamo persino trovarci in profondo disaccordo, ma il dissenso non deve mai trasformarsi in disprezzo.
Una società civile non si costruisce eliminando le differenze, si costruisce imparando a convivere con esse. Immanuel Kant sosteneva che ogni essere umano dovesse essere considerato sempre come un fine e mai come un mezzo. È una lezione di straordinaria attualità, quando utilizziamo qualcuno come bersaglio del nostro pregiudizio, quando lo riduciamo ad un’etichetta, ad una categoria o ad uno stereotipo, stiamo negando proprio quella dignità che pretendiamo venga riconosciuta a noi stessi.
Ogni persona è molto più della definizione che le viene attribuita, è una storia,
è una coscienza, è un universo irripetibile. Per questo motivo il rispetto non dovrebbe dipendere dalla somiglianza, dovrebbe nascere dall’umanità condivisa.
Dignitas humana inviolabilis est.
La dignità umana è inviolabile,
questa non è soltanto una formula giuridica o morale, è un principio che dovrebbe orientare ogni relazione umana.
Oggi assistiamo spesso ad una cultura della sentenza permanente. I tribunali dell’opinione pubblica emettono verdetti in pochi secondi. I social network amplificano giudizi che talvolta ignorano la complessità delle vicende umane, ma la fretta è una cattiva consigliera della giustizia. Comprendere richiede tempo, ascoltare richiede pazienza,rispettare richiede maturità, forse la vera evoluzione culturale non consiste nel convincere tutti a pensare allo stesso modo, ma nell’imparare a vivere insieme pur pensando in modo diverso.
Perché la ricchezza di una società non nasce dall’uniformità, nasce dal pluralismo, nasce dal dialogo,
dalla capacità di riconoscere nell’altro non un nemico da combattere, ma una persona da comprendere. Alla fine, ogni volta che puntiamo il dito contro qualcuno, dovremmo ricordare una verità semplice e disarmante: nessuno di noi è soltanto ciò che appare.
Siamo molto di più e forse la forma più alta di saggezza consiste proprio in questo, sostituire il giudizio con l’ascolto, il pregiudizio con la conoscenza, la condanna con il rispetto. Perché una società davvero libera non è quella in cui tutti la pensano allo stesso modo, è quella in cui ciascuno può esprimere sé stesso senza paura.
In varietate concordia.
Nella diversità, l’armonia.
Ed è proprio in quella armonia che l’umanità ritrova la sua parte migliore.
Cultura
Chiude a Todi “Interpreting Landscapes. Another Italy”. Ultimo weekend per visitare la mostra fotografica di Giulio D’Ercole
Mostra fotografica di Giulio D’Ercole con il Patrocinio del Comune di Todi
A cura di Diana Daneluz
Il Finissage domenica 14 giugno 2026 | dalle ore 17.00
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6 giorni faa
Giugno 13, 2026
Redazione- ArtEX Workshop Gallery, Nido dell’Aquila a Todi, invita a condividere la chiusura della mostra fotografica “INTERPRETING LANDSCAPES. Another Italy” di Giulio D’Ercole, patrocinata dal Comune di Todi e curata da Diana Daneluz, con un brindisi domenica 14 giugno 2026 dalle ore 17.00. La mostra visitabile per l’intero fine settimana negli orari di apertura della galleria (11.00–13.00 e 17.00–19.00).
La verità dei paesaggi italiani al centro dell’ultimo fine settimana della mostra
Da oggi, venerdì 12, e fino al brindisi conclusivo di domenica 14 giugno, con ingresso libero, inesposizione, in quella che è la decima mostra del fotografo romano, la seconda presso ArtEX, quaranta fotografie di grande formato che attraversano quattro regioni italiane – Trentino-Alto Adige, Toscana, Umbria e Puglia – un corpus di opere che fonde paesaggio, atmosfera e tensione simbolica, soffermandosi sul rapporto tra l’umanità e l’immensità del mondo naturale.
SpiegaDiana Daneluznel suo testo curatoriale:“Interpreting Landscapes è anche una mostra politica: un atto di resistenza contro la banalizzazione del vedere. D’Ercole non semplifica, rallenta. E in quel suo rallentare invita anche noi a fare lo stesso: a sospendere l’automatismo del conoscere e riconoscere luoghi per tornare all’esperienza, più rara e necessaria, del guardare davvero. Se il paesaggio oscilla da sempre tra decorazione e rivelazione, questi scatti scelgono con decisione il secondo versante. Non offrono scenari da consumare, ma luoghi da abitare con lo sguardo. Ed è forse proprio qui che risiede la forza di queste fotografie: nel ricordarci che vedere non coincide con osservare e che, dentro ciò che crediamo di conoscere, esiste ancora molto da scoprire. Paesaggi come scrigni di stupore, fonti di domande, fondamentali per capirne l’anima e il respiro.”
Giulio D’ERCOLE
Giulio D’Ercole (Roma, 1961) è fotografo e documentarista. Laureato in Lettere e Filosofia con formazione in sceneggiatura (UCLA) e broadcasting (NYU), ha lavorato come producer per RAI Corporation a New York e successivamente in Kenya per le principali agenzie delle Nazioni Unite e numerose ONG internazionali. In quel periodo fonda Canvas Africa Productions, producendo documentari e fotoreportage sui progetti umanitari sul campo. Rientrato in Italia nel 2014, insegna fotografia presso l’Università Pantheon Technology and Design di Roma e fonda Rome Photo Fun Tours. Dal 2022 vive a Todi, dove prosegue la sua ricerca fotografica e artistica. Il suo sguardo, formato nel documentario sociale e nel ritratto umano, non domina né invade il paesaggio: attende. E nel momento in cui la realtà si rivela, lo fissa nello scatto.
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