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Cronaca

Sorelle scomparse da una comunità in Abruzzo, cellulari lasciati in camera e una porta rotta infittiscono il giallo

🚨 Il caso delle sorelle scomparse da Civitella Alfedena si fa sempre più fitto: cellulari lasciati in camera, una porta rotta e nessuna traccia nelle telecamere.
Le ricerche continuano tra Abruzzo e Lazio, mentre cresce l’angoscia della famiglia e si allungano le ombre sulla comunità: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#CivitellaAlfedena #SarahDiGiacinto #AlisyaDiGiacinto #Scomparse

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Sorelle scomparse da una comunità in Abruzzo, cellulari lasciati in camera e una porta rotta infittiscono il giallo

Redazione-  Civitella Alfedena resta al centro di un caso che continua a scuotere l’Abruzzo e il Lazio: da cinque giorni non si hanno notizie di Alisya Di Giacinto, 16 anni, e Sarah Di Giacinto, 12 anni, sparite dalla comunità educativa Ofh Hope nella notte tra sabato e domenica 7 giugno. Le ricerche proseguono senza interruzioni tra aree montane, zone boschive e collegamenti stradali, mentre la Procura di Sulmona indaga per sottrazione di minori. A rendere ancora più fitto il mistero sono alcuni elementi emersi nelle ultime ore: i telefoni cellulari delle due ragazzine sono stati trovati nella loro stanza e gli investigatori stanno valutando anche il ruolo di una porta danneggiata, che potrebbe aver rappresentato un possibile punto di uscita dalla struttura.

La vicenda si presenta complessa fin dalle sue prime coordinate. Le due sorelle, originarie di Minturno, vivevano nella comunità da circa due anni, all’interno di un percorso di tutela avviato molto tempo prima. Il fatto che siano scomparse in piena notte, in un’area montana poco collegata e lontana da stazioni ferroviarie e linee di trasporto ordinario, ha subito spinto gli inquirenti a non escludere alcuna ipotesi. L’allontanamento volontario resta sul tavolo, ma accanto a questa pista si muovono anche i sospetti di un aiuto esterno, di una fuga organizzata o persino di un possibile intervento di terzi. Il ritrovamento dei cellulari, lasciati nella stanza, aggiunge un dettaglio che pesa: se davvero le due ragazze hanno deciso di andare via, lo avrebbero fatto lasciando dietro di sé uno degli strumenti più immediati per essere rintracciate o per chiedere aiuto.

ricerche tra boschi, lago di Barrea e dispositivi sequestrati

Le operazioni di ricerca si stanno concentrando nel territorio attorno alla comunità e nell’area del lago di Barrea, con il coinvolgimento dei vigili del fuoco, impegnati nelle perlustrazioni con droni e unità cinofile da mantrailing, addestrate a seguire le tracce olfattive. Parallelamente, i carabinieri di Castel di Sangro, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, stanno portando avanti l’attività investigativa, che comprende il sequestro dei dispositivi elettronici delle ragazze e l’ascolto del personale della struttura.

Il padre, Stefano Di Giacinto, è convinto che le figlie non possano essersi allontanate da sole. Nelle sue dichiarazioni insiste soprattutto sul contesto ambientale: una zona isolata tra le montagne, priva di collegamenti rapidi, con la presenza di fauna selvatica e con una stazione ferroviaria distante diversi chilometri. Per lui, immaginare due adolescenti in fuga a piedi in piena notte appare poco credibile. Da qui il sospetto che qualcuno possa averle aiutate o prelevate, e che si tratti di persone conosciute dalle ragazze.

Un altro elemento finito sotto attenzione è la porta danneggiata della struttura. Secondo quanto emerso, potrebbe essere stata utilizzata come via di uscita, ma il fatto che un accesso non perfettamente integro fosse presente in una comunità educativa per minori ha aperto subito interrogativi sulla sicurezza dell’edificio. Le telecamere comunali, intanto, non avrebbero registrato passaggi riconducibili alle due sorelle, dettaglio che complica ulteriormente la ricostruzione della loro sparizione.

il profilo delle ragazze, il contesto familiare e le polemiche sulla struttura

Alisya, la maggiore, frequentava un istituto commerciale a indirizzo turistico a Castel di Sangro. Amava la danza e l’atletica leggera e sognava di diventare criminologa. Il suo fidanzato, un ragazzo di 16 anni, ha raccontato agli investigatori di aver percepito in lei un disagio, come se ci fosse qualcosa che voleva dire ma non riuscisse a esprimere. Sarah, invece, frequentava la scuola media a Barrea, era descritta come più riservata e molto legata alla sorella maggiore. Sognava di diventare estetista. Entrambe, secondo chi le conosce, avevano una forte sensibilità emotiva e un legame molto stretto anche con i due cani di famiglia, due Jack Russell dai quali erano state separate. Una richiesta di poterli rivedere sarebbe stata respinta.

La loro situazione familiare è un altro elemento rilevante del caso. Le due sorelle vivevano in strutture protette da circa sette anni, dopo la revoca della responsabilità genitoriale ai genitori separati. A maggio, però, il padre aveva riottenuto la custodia e aveva avviato un percorso di riavvicinamento. Anche la madre, Valentina D’Acunto, che aveva perso la responsabilità genitoriale, ha presentato denuncia ai carabinieri per sottrazione di minori e ha lanciato un appello pubblico alle figlie, chiedendo loro di farsi vive e assicurando che tutto può essere sistemato insieme.

Accanto all’angoscia della famiglia stanno crescendo anche le polemiche sulla struttura. La presidente di Penelope Abruzzo, Alessia Natali, ha messo in dubbio il livello di protezione garantito dalla comunità, sottolineando l’assenza di videosorveglianza e sistemi di allarme. Sulla stessa linea l’avvocato della madre, Enrico Mastantuono, che ha evidenziato come una porta rotta potesse consentire a chiunque di entrare o uscire. Si tratta di osservazioni che, pur non sostituendosi all’inchiesta, alimentano la discussione sulla sicurezza di un luogo deputato ad accogliere minori in situazione di fragilità.

Intanto, l’appello alle ragazze si moltiplica anche sul piano istituzionale. La garante dell’infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, ha rivolto loro un messaggio diretto, invitandole a tornare e ricordando che qualsiasi difficoltà può essere affrontata. Ma mentre passano le ore, restano soprattutto il vuoto delle risposte e il peso di domande ancora senza soluzione: come sono uscite, con chi, e soprattutto dove si trovano ora Sarah e Alisya.

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Cronaca

Giappone – forte terremoto 7.1, crolli ed esplosioni

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Giappone - forte terremoto 7.1, crolli ed esplosioni

n forte terremoto ha colpito il Giappone, sulla grande isola meridionale di Kyushu, causando alcune crolli di edifici e incendi.Ancora incerto il bilancio delle vittime. Il sima ha avuto magnitudo 6.5 secondo i dati dell’Ingv, 6.8 secondo l’Usgs, 7.1 secondo l’Agenzia metereologica giapponese. L’ipocentro della scossa è stato a circa 10 km di profondità.

Dopo la scossa di terremoto, la polizia ha riferito di aver ricevuto segnalazioni di una “esplosione” avvenuta all’interno di un centro commerciale Aeon Mall a Kumamoto. “Molte persone” sono rimaste intrappolate, riporta l’emittente Nhk. “La polizia ritiene che circa 20-30 persone risultino disperse nel centro commerciale”, scrive la tv giapponese Nhk. Le operazioni di soccorso sono in corso mentre la popolazione resta in allerta per eventuali scosse di assestamento.

Dopo la scossa incendi sono divampati in diverse località e sono in corso le operazioni di spegnimento, riportano i media locali segnalando anche diverse case crollate e la presenza di persone intrappolate all’interno. Secondo la Kyushu Electric Power Transmission and Distribution Co., circa 48.170 famiglie nella prefettura di Kumamoto sono rimaste senza corrente elettrica, 13.770 a Yatsushiro, circa 12.060 a Uki, oltre 5.100 a Misato e 5.500 a Uto. La compagnia ferroviaria Kyushu Railway Co. ha sospeso la circolazione dei treni su tutte le linee, compresi i servizi ad alta velocità Shinkansen. Chiusi anche la pista dell’aeroporto a tempo indeterminato, alcuni tratti delle autostrade. In alcune zone colpite, i servizi di comunicazione sono risultati indisponibili. Secondo un comunicato di NTT West, l’interruzione del servizio è iniziata intorno alle 16.27 (le 9.27 in Italia) nella prefettura di Kumamoto e in altre aree. L’azienda – riporta il Japan News – ha dichiarato di essere “ancora impegnata nella verifica” della situazione, aggiungendo tuttavia che “l’accesso a Internet e le chiamate telefoniche tramite linee internet potrebbero risultare non disponibili”. Anche i principali operatori di telefonia mobile hanno annunciato interruzioni del servizio una dopo l’altra.Nel 2016, due terremoti di magnitudo massima 7 hanno colpito la prefettura di Kumamoto. In totale, 278 persone hanno perso la vita, incluse quelle decedute per cause legate al disastro, e circa 207.000 abitazioni sono state danneggiate. L’Agenzia meteorologica giapponese ha intanto revocato l’allerta tsunami. Diverse persone risultano disperse in seguito al crollo di una ciminiera in una fabbrica a Kunamoto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa giapponese Nhk, citata da Sky News. L’incidente è avvenuto presso lo stabilimento Yatsushiro della Nippon Paper Industries, un importante impianto di produzione della zona.

Un ponte nella zona di Kumamoto è parzialmente crollato a causa del terremoto che ha colpito il Giappone. La notizia è riportata da Sky News, che pubblica una foto di Reuters che mostra una corsia separata della struttura sott’acqua, mentre le auto percorrono la parte di ponte intatta.

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Incidente agricolo a San Benedetto dei Marsi: uomo ferito in codice rosso

🚨 GRAVE INFORTUNIO NEI CAMPI: TRATTORE SI RIBALTA A SAN BENEDETTO DEI MARSI, UOMO ALFA IN CODICE ROSSOAncora un drammatico incidente sul lavoro legato alla movimentazione dei mezzi agricoli nella Marsica. Questa mattina, intorno alle ore 6:00 di martedì 28 luglio 2026, un uomo è rimasto gravemente ferito nelle campagne di San Benedetto dei Marsi dopo che il trattore che stava guidando si è improvvisamente ribaltato, intrappolandolo al di sotto della carrozzeria metallica. 🚜⛈️I Vigili del Fuoco dell’Aquila sono intervenuti con urgenza sul posto, riuscendo a liberare l’agricoltore dalle lamiere grazie all’utilizzo di attrezzature speciali. Affidato immediatamente alle cure dei sanitari del 118, l’uomo è stato trasportato in codice rosso presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Avezzano a causa dei severi traumi da schiacciamento riportati. Sulle cause del ribaltamento sono in corso gli accertamenti d’ufficio da parte delle forze dell’ordine e degli ispettori della sicurezza sul lavoro per verificare il rispetto di tutti i protocolli di prevenzione INAIL. 🏛️🔒🏥👇 Esprimi la tua vicinanza al lavoratore e dì la tua sulla necessità di potenziare i sistemi di sicurezza sui mezzi agricoli nei commenti!#IncidenteAgricolo #SanBenedettoDeiMarsi #Fucino #TrattoreRibaltato #VigiliDelFuocoLAquila #Soccorso118 #OspedaleAvezzano #SicurezzaSulLavoro #CronacaMarsica

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Trattore ribaltato

San Benedetto dei Marsi – Nel perimetro dell’economia agricola del Fucino e della provincia dell’Aquila, la gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro e il monitoraggio degli infortuni legati all’utilizzo di macchinari pesanti continuano a rappresentare una priorità critica per le istituzioni e gli organi di vigilanza. Nelle prime ore della mattinata odierna, precisamente intorno alle ore 6:00 di martedì 28 luglio 2026, si è registrato un grave incidente stradale e lavorativo nelle campagne perimetrali del comune di San Benedetto dei Marsi . Un agricoltore, intento a svolgere le ordinarie operazioni di movimentazione del terreno a ridosso dei canali di irrigazione, è rimasto vittima del ribaltamento del trattore gommato che si trovava alla guida, rimanendo incastrato sotto la pesante struttura metallica del mezzo agricolo e attivando la catena dei soccorsi d’urgenza dell’intera rete marsicana.

La dinamica del ribaltamento e la vulnerabilità dei mezzi agricoli

La dinamica dell’infortunio, le cui cause originarie e concause strutturali sono ancora in corso di accertamento da parte dei comandi territoriali delle forze dell’ordine, evidenzia la vulnerabilità dei vettori agricoli durante le transizioni su terreni sconnessi o in pendenza. Il conducente ha perso il controllo del mezzo a ridosso dell’alba, determinando la rotazione del baricentro del veicolo e il conseguente schiacciamento del posto di guida. La rapidità dell’allarme ha permesso l’attivazione immediata della sala operativa dei Vigili del Fuoco del Comando Provinciale dell’Aquila, i quali sono intervenuti sul posto con un’autopompa e attrezzature da taglio oleodinamiche per sollevare i moduli meccanici e liberare il corpo del lavoratore intrappolato, evitando il peggioramento del quadro di asfissia posizionale.

Il ricovero in codice rosso al Pronto Soccorso di Avezzano

Una volta completate le complesse manovre di estricazione coordinate dalle squadre dei vigili del fuoco, il ferito è stato immediatamente preso in carico dall’equipe medica e dai sanitari del servizio d’emergenza 118, giunti nelle campagne marsicane con un’ambulanza da soccorso avanzato. Valutata la gravità dei traumi da schiacciamento riscontrati a livello toracico e degli arti inferiori, i medici di bordo hanno disposto il trasferimento d’urgenza in regime di codice rosso presso i locali del Pronto Soccorso del presidio ospedaliero “Santi Filippo e Nicola” di Avezzano. Il paziente è stato ammesso direttamente nelle sale di rianimazione e diagnosi radiologica, dove l’equipe medica multidisciplinare sta monitorando i parametri vitali per stabilizzare le lesioni interne ed escludere complicanze emodinamiche reversibili.

I rilievi delle Forze dell’Ordine e i protocolli di prevenzione INAIL

I rilievi plano-volumetrici e gli accertamenti di polizia giudiziaria sono affidati alle autorità competenti intervenute sul quadrante di San Benedetto dei Marsi, con il supporto degli ispettori del lavoro dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL 1) preposti alla vigilanza sulla sicurezza nei contesti produttivi. Gli investigatori dovranno verificare se il mezzo agricolo fosse strutturalmente provvisto dei dispositivi di protezione passiva previsti dalle normative INAIL, con particolare riferimento al telaio di protezione antiribaltamento (ROPS) e alle cinture di sicurezza vincolanti. Questo ennesimo infortunio riapre la riflessione macroeconomica sulla necessità di accelerare il piano di rinnovo generazionale del parco macchine delle aziende agricole del Fucino, incentivando l’acquisizione di hardware dotati di sensori cinetici predittivi per mitigare il rischio di incidenti sul lavoro legati alla stanchezza biologica delle prime ore del mattino.

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La famiglia del cane ucciso da un lupo e del figlio a rischio attacco a Orbicciano smentisce la farneticante smentita della Task Force Lupo

Ormai famoso il caso dell’attacco  in via Seimiglia di Orbicciano, comune di Camaiore, dove un lupo ha ucciso il cane meticcio Destiny di 7 anni nel cortile di una casa colonica suddivisa in appartamenti, e dove giocava anche il figlio di 2 anni di una coppia. Il 21 luglio scorso a casa di Tommaso Cerri, padre del bambino, c’è stato un nuovo sopralluogo congiunto, con la partecipazione tra gli altri del gruppo operativo Task Force Lupo della Regione Toscana e del Gruppo Carabinieri forestali di Lucca (che non ha diramato a oggi nessun comunicato), a cui ha fatto seguito il comunicato stampa della Task Force contenente affermazioni pretestuose.

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Lupo

Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali                                              

Redazione-  Ormai famoso il caso dell’attacco  in via Seimiglia di Orbicciano, comune di Camaiore, dove un lupo ha ucciso il cane meticcio Destiny di 7 anni nel cortile di una casa colonica suddivisa in appartamenti, e dove giocava anche il figlio di 2 anni di una coppia. Il 21 luglio scorso a casa di Tommaso Cerri, padre del bambino, c’è stato un nuovo sopralluogo congiunto, con la partecipazione tra gli altri del gruppo operativo Task Force Lupo della Regione Toscana e del Gruppo Carabinieri forestali di Lucca (che non ha diramato a oggi nessun comunicato), a cui ha fatto seguito il comunicato stampa della Task Force contenente affermazioni pretestuose. Tommaso Cerri il 23 luglio ha chiesto una rettifica ai media e altri, dichiarando che si è “passati dal sensazionalismo al negazionismo”. Da notare che nello stesso giorno dell’incontro Tommaso Cerri confermava invece quanto sempre detto in una intervista a Mediaset.

Nel comunicato stampa della Task Force si specifica, con rara autoreferenzialità, che “l’attività congiunta si è rivelata fondamentale per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto”. Un comunicato sconclusionato: in un punto dice che “Le persone si trovavano all’interno dell’immobile e fuori dalla vista dell’animale” ma poche righe sopra specifica che “In base alle testimonianze raccolte sul posto, il proprietario dell’animale si trovava all’esterno dell’abitazione in un vano di servizio”. Ossia sotto una tettoia all’aperto. Insomma, delle due, l’una. Dichiara, smentendo la Task Force, Tommaso Cerri: “Da misurazioni effettuate dalla forestale il lupo era sì a 20 metri dalla porta di ingresso, ma a meno di dieci da me che mi trovavo dietro la siepe alta due metri intorno al nostro giardino. Ed è falso che il lupo sia stato attirato da una grigliata, mai avvenuta in quanto io stavo solo pulendo le piastre di una griglia elettrica che erano state usate tempo fa e questo è a verbale delle forze dell’ordine”.

Patetica l’affermazione della Task Force là dove scrive: “si precisa che è del tutto priva di fondamento la notizia secondo cui il lupo avrebbe puntato il bambino o altre persone presenti. Le persone si trovavano all’interno dell’immobile e fuori dalla vista dell’animale; è pertanto da escludere qualsiasi interesse del selvatico verso le persone”. Ma la Task Force Lupo asserisce ed esclude una cosa che non può provare, ossia che il lupo abbia puntato, cioè dirigere lo sguardo e valutare, le persone e soprattutto il bambino. Ha forse capacità ultraterrene e ha intervistato l’anima del defunto cane? O ha avuto testimonianza diretta dal lupo, verbalizzandola e facendogli dare la sua versione dei fatti? “Ma nessuno era li, c’ero io e da libero cittadino l’ho raccontato. Il lupo era già all’interno dell’abitato”, precisa Tommaso Cerri. Fatto non nuovo, e infatti la polizia municipale di Camaiore ha spiegato: “Avevamo ricevuto diverse segnalazioni di lupi, anche di attraversamento di cortili”.

La Task Force non scrive, come hanno invece spiegato gli stessi carabinieri forestali, che il bambino stava giocando col cane ed entrava e usciva di casa ripetutamente e quindi si trovava sia fuori che dentro fino a pochi minuti prima. Paula, la madre, aveva infatti chiarito fin da subito che la porta sul cortile era aperta e che “il nostro bambino era lì in giardino con Destiny a giocare, l’ho richiamato in casa ma essendo piccolo ama fare fuori e dentro per divertirsi”. A nostro parere il lupo, che è una specie notoriamente astuta e cauta, prima di attaccare ha adocchiato attentamente sia il bambino sia il cane. Un bambino di 2 anni pesa meno e ovviamente non si può difendere come ha tentato invece il cane. Sì è verificato un miracolo, con il bambino rientrato in casa appena prima, lasciando come unica preda disponibile il cane, che è morto difendendo dal lupo il suo territorio e la famiglia? La Task Force esclude fermamente, senza avere il minimo dubbio o coscienza delle possibilità, e quindi pare non sapere o ignorare che lo stesso Ministero della Salute ha confermato solo negli ultimi anni decine di attacchi documentati con DNA di lupi a persone, rimaste ferite in Italia, specialmente bambini. E che un lupo ha trascinato via e tentato di predare ad Arrone appena un paio di settimane fa una bambina dentro il centro urbano, fortunatamente salvata da varie persone. E che un uomo è stato trovato morto e coperto di morsi a Barletta alla fine di giugno, con  un lupo persino filmato vicino e che è poi fuggito.

Altra curiosità del comunicato: “Avvertiti i guaiti del cane, che si trovava libero nelle immediate vicinanze dell’immobile, l’uomo ha visto il cane che si muoveva diretto verso il margine del bosco dove a circa 20 metri di distanza si trovava l’animale selvatico”. Insomma, il cane avrebbe guaito prima per la paura, per poi attaccare invece con grande coraggio un lupo molto più grande di lui. Semmai il cane avrà guaito dopo essere stato azzannato, come insegna il buon senso. Da notare le sottigliezze “pro lupo”: il cane “si trovava libero”, ma è ovvio, si trovava in cortile vicino al padrone! E poi, il cane si era “diretto verso il margine del bosco”, altra ovvietà, visto che la casa ha tutt’intorno proprio il bosco. Sottolinea Cerri: “Il mio cane Destiny, prima è stato definito (e per me resta tale) cane eroe, e ora viene declassato a preda di piccola taglia che se l’è andata a cercare nel bosco. Ma Destiny, come dichiarato anche dal sindaco in televisione, si è frapposta tra noi e un lupo”.

Di certo Tommaso Cerri non è esperto di lupi, ed era sotto un giustificabile stress, quindi di sicuro il lupo non era così grande come descritto, ossia circa 60-70 kg, ma certamente talmente grosso e letale da uccidere subito il cane e portarlo via senza sforzo nonostante pesasse oltre 20 kg. Cerri ha spiegato: “Non ho assolutamente intenzione di fomentare caccia al lupo o altro. Io ho voluto raccontare la verità dei fatti, così come sono accaduti, per creare consapevolezza di quella che persino io che sono appena arrivato ho capito essere la situazione sfuggita al controllo”.

Da notare che nel comunicato della Task Force non c’è manco una parola di dispiacere per quanto subito dalla famiglia e dal cane. Del resto tale struttura – con il dirigente Luca Mattioli dal cospicuo stipendio, personale e consulente retribuito ossia Duccio Berzi, tutto a spese del cittadino – ha la “finalità di ascoltare le problematiche che emergono dal territorio” (però distorcendo le cose come nel comunicato), “di abbattere i pregiudizi, ridimensionare i problemi e consentire di mettere a fuoco i possibili percorsi di soluzione dei conflitti”. Tuttavia non produce alcun report liberamente consultabile dai cittadini, neppure annuale come invece fanno altre regioni, e quindi non dà informazioni pubbliche sui suoi interventi ed esiti. Per esempio, cosa è stato fatto con il lupo che una notte del maggio 2024,  nella zona di Vico Alto di Siena, era ormai a pochi passi alle spalle di una inconsapevole ragazza, messo fortunatamente in fuga da un tassista e con successivo intervento dei carabinieri che avevano visto l’animale? Cosa già avvenuta nella stessa zona a un’altra donna. La nostra Associazione, per tutto quanto succitato, chiede il licenziamento del responsabile dr. Luca  Mattioli e lo smantellamento della Task Force a meno che non venga cambiato il fondamentale e obiettivo approccio verso i cittadini.

I lupi, stimati in Italia in “almeno oltre 6.000” esemplari dal prof. Marco Apollonio, ormai non hanno paura dell’uomo, anzi… La superficie forestale in Italia è molto aumentata negli ultimi decenni (75.000 ettari l’anno, arrivando a 11,4 milioni di ettari), ma i lupi ormai sono ovunque, persino dentro i centri urbani di città come Milano e Roma. L’Italia non solo è il Paese europeo con più lupi, ma anche quello europeo con il maggiore numero nell’XXI secolo di attacchi a esseri umani certificati da ISPRA con il Dna, con feriti e cure ospedaliere. Già anni fa il prof. Marco Apollonio dell’Università di Sassari, anche in convegni scientifici, stimava circa un migliaio di lupi nella sola Toscana. Stima simile a quella dichiarata da un altro esperto, Duccio Berzi, facente parte della succitata Task Force Lupo. Ossia, nel 2024 lo stesso numero di lupi stimata in tutta la Francia. Cosa farà di concreto la Regione per eliminare la minaccia dei lupi verso gli esseri umani, anche in base all’art.16 della Direttiva Habitat esistente da decenni e che in deroga prevede non solo la cattura ma anche l’abbattimento di lupi? Tuttavia la Regione Toscana non ha mai voluto richiedere tali interventi.

La smentita pubblicata da Tommaso Cerri

Buongiorno, il mio nome è Tommaso Cerri e da poco tempo mi sono trasferito in via Seimiglia con la famiglia.(…) Ad oggi io ho allontanato da casa giornalisti di ogni sorta, rifiutato apparizioni televisive e altro. Ho rilasciato ad una rete locale una breve dichiarazione video che tutti avete visto tagliata e montata a dovere dalle reti nazionali dove dichiaro tra l’altro di non aver assolutamente intenzione di fomentare caccia al lupo o altro. Io ho voluto raccontare la verità dei fatti, così come sono accaduti, per creare consapevolezza di quella che persino io che sono appena arrivato ho capito essere la situazione sfuggita al controllo. Ho chiesto e continuo a chiedere solo che si intervenga al fine della buona convivenza dell’uomo che sceglie di vivere a contatto col bosco e di chi il bosco lo abita. Quello che ho ottenuto è stato da prima lo scetticismo, seguito da forzature del tipo : ” ma è sicuro sicuro non fosse un canide ibridato ?” (…) Il Sindaco di Camaiore ieri sera ci ha chiamati per dirci che avrebbe fatto una dichiarazione pubblica allo scopo di sedare lo sciacallaggio che attanaglia la vicenda e allontanare così giornalisti che oramai tenevano in assedio il nostro giardino. La dichiarazione è stata fatta e l’avete ascoltata, e io ho presentato immediatamente all’assessore per l’ambiente e all’assessore Iacopo Menchetti le mie perplessità riguardo alcune cose ( e non nei confronti della totalità della dichiarazione) dichiarate dallo stesso sindaco. Sono stato accolto dai due con estrema cordialità così come durante tutta la vicenda e questo tengo a sottolinearlo. Sono stato così richiamato dal sindaco al quale ho esposto quanto segue : 1) siamo passati dal sensazionalismo al negazionismo. 2) siamo passati dal dire che ci trovassimo tutti in giardino al dire che fossimo tutti dentro casa 3) allo stesso tempo si continua a parlare del lupo attirato da una grigliata che io ho specificato a tutti NON essere mai avvenuta, io ho stavo pulendo delle piastre di una griglia elettrica che erano state usate tempo fa e questo è a verbale delle forze dell’ordine. 4) il cane si trovava in zona non recintata e io torno a dire che il nostro giardino è circondato da una siepe di 2 metri di altezza e che il lupo sia passato dal giardino del vicino che non è recintato e di certo non è compito mio porvi rimedio. 5) si è detto che in casa fosse presente un cognato, io non ne ho e stessa cosa vale per mia moglie.

Il signor sindaco ha altresì sminuito queste mie affermazioni ritenendole di poco valore e dichiarando che io le stessi usando per fomentare un qualche discorso (…) Il sindaco ha altresì ammesso che, sotto la pressione giornalistica, potrebbe aver detto qualche refuso riguardante i dettagli. Credo sia fondamentale invece specificare che il Lupo non è stato attratto da ciò che non c’era (grigliata), che magari stesse semplicemente passando di li e che non necessariamente fosse interessato a mio figlio, così come è giusto dire che da misurazioni effettuate dalla forestale il lupo era si a 20 metri dalla porta di ingresso ma a meno di dieci da me che mi trovavo dietro la siepe. Io in primis non ho gridato all’aggressione diretta verso mio figlio ma nel caso verso l’abitato, il lupo era già all’interno dell’abitato anche se si insiste nel dire che non essendo recintato non si possa definire giardino quello del vicino.

Io chiedo semplicemente trasparenza da parte degli enti, indipendentemente dal credo politico. Chiedo rettifica della comunicazione andando a correggere i punti da me descritti. Come ho detto al sindaco non voglio altro e essendo che lui ha usufruito di un mezzo pubblico di comunicazione per raggiungere i più così faccio io per la prima volta, lasciando a chi legge la libertà di condividere (non a scopo di lucro o strumentalizzazione) il mio scritto. Nessuno darà indietro a questa famiglia l’amore e la presenza di Destiny ma se qualcosa può essere fatto per evitare che qualcosa di simile o peggio accada è necessario parlare a carte scoperte di quello che è successo e non di ciò che sarebbe potuto essere. Questo mio post ha tutto tranne che un intento diffamatorio nei confronti di chi non conosco, in primis del signor sindaco. Così come personalmente sono stanco di ignorare quei oramai migliaia di messaggi che ho letto ovunque riguardo cosa sia o non sia accaduto. Nessuno era li, c’ero io e da libero cittadino l’ho raccontato. Destiny sarà per noi sempre un eroe di 20 kg che, come dichiarato anche dal sindaco, si è frapposta tra noi e un lupo (di lupo trattasi, rispondendo a chi tutt’ora sostiene il contrario). Volete dire viva il lupo? sarò il primo a dirlo, non posso odiare qualcosa per la sua natura ma tutto quello che è in nostro potere per gestire contenere mettere in sicurezza i nostri boschi dovrà essere fatto. In chiusura ringrazio nuovamente le forze dell’ordine dei vari enti che si sono mosse per noi, in particolare le forze della Polizia Locale che nonostante siano di fatto l’ente meno predisposto o preparato in casi del genere hanno fatto un lavoro egregio e per i quali hanno il mio ringraziamento. Ringrazio anche la forestale per essere tornata sul posto in più occasioni ai fine di ricostruire gli avvenimenti e determinare la presenza del lupo.

  Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali

   Contatti 328216281 – Sede legale c/0 Comunità Montana Valchiavenna via C. Lena Perpenti 8/10 – 23022 Chiavenna (SO)      https://tutelarurale.org/   segreteria@tutelarurale.org

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