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Cronaca

Sorelle scomparse da una comunità in Abruzzo, cellulari lasciati in camera e una porta rotta infittiscono il giallo

🚨 Il caso delle sorelle scomparse da Civitella Alfedena si fa sempre più fitto: cellulari lasciati in camera, una porta rotta e nessuna traccia nelle telecamere.
Le ricerche continuano tra Abruzzo e Lazio, mentre cresce l’angoscia della famiglia e si allungano le ombre sulla comunità: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Civitella destate

Redazione-  Civitella Alfedena resta al centro di un caso che continua a scuotere l’Abruzzo e il Lazio: da cinque giorni non si hanno notizie di Alisya Di Giacinto, 16 anni, e Sarah Di Giacinto, 12 anni, sparite dalla comunità educativa Ofh Hope nella notte tra sabato e domenica 7 giugno. Le ricerche proseguono senza interruzioni tra aree montane, zone boschive e collegamenti stradali, mentre la Procura di Sulmona indaga per sottrazione di minori. A rendere ancora più fitto il mistero sono alcuni elementi emersi nelle ultime ore: i telefoni cellulari delle due ragazzine sono stati trovati nella loro stanza e gli investigatori stanno valutando anche il ruolo di una porta danneggiata, che potrebbe aver rappresentato un possibile punto di uscita dalla struttura.

La vicenda si presenta complessa fin dalle sue prime coordinate. Le due sorelle, originarie di Minturno, vivevano nella comunità da circa due anni, all’interno di un percorso di tutela avviato molto tempo prima. Il fatto che siano scomparse in piena notte, in un’area montana poco collegata e lontana da stazioni ferroviarie e linee di trasporto ordinario, ha subito spinto gli inquirenti a non escludere alcuna ipotesi. L’allontanamento volontario resta sul tavolo, ma accanto a questa pista si muovono anche i sospetti di un aiuto esterno, di una fuga organizzata o persino di un possibile intervento di terzi. Il ritrovamento dei cellulari, lasciati nella stanza, aggiunge un dettaglio che pesa: se davvero le due ragazze hanno deciso di andare via, lo avrebbero fatto lasciando dietro di sé uno degli strumenti più immediati per essere rintracciate o per chiedere aiuto.

ricerche tra boschi, lago di Barrea e dispositivi sequestrati

Le operazioni di ricerca si stanno concentrando nel territorio attorno alla comunità e nell’area del lago di Barrea, con il coinvolgimento dei vigili del fuoco, impegnati nelle perlustrazioni con droni e unità cinofile da mantrailing, addestrate a seguire le tracce olfattive. Parallelamente, i carabinieri di Castel di Sangro, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, stanno portando avanti l’attività investigativa, che comprende il sequestro dei dispositivi elettronici delle ragazze e l’ascolto del personale della struttura.

Il padre, Stefano Di Giacinto, è convinto che le figlie non possano essersi allontanate da sole. Nelle sue dichiarazioni insiste soprattutto sul contesto ambientale: una zona isolata tra le montagne, priva di collegamenti rapidi, con la presenza di fauna selvatica e con una stazione ferroviaria distante diversi chilometri. Per lui, immaginare due adolescenti in fuga a piedi in piena notte appare poco credibile. Da qui il sospetto che qualcuno possa averle aiutate o prelevate, e che si tratti di persone conosciute dalle ragazze.

Un altro elemento finito sotto attenzione è la porta danneggiata della struttura. Secondo quanto emerso, potrebbe essere stata utilizzata come via di uscita, ma il fatto che un accesso non perfettamente integro fosse presente in una comunità educativa per minori ha aperto subito interrogativi sulla sicurezza dell’edificio. Le telecamere comunali, intanto, non avrebbero registrato passaggi riconducibili alle due sorelle, dettaglio che complica ulteriormente la ricostruzione della loro sparizione.

il profilo delle ragazze, il contesto familiare e le polemiche sulla struttura

Alisya, la maggiore, frequentava un istituto commerciale a indirizzo turistico a Castel di Sangro. Amava la danza e l’atletica leggera e sognava di diventare criminologa. Il suo fidanzato, un ragazzo di 16 anni, ha raccontato agli investigatori di aver percepito in lei un disagio, come se ci fosse qualcosa che voleva dire ma non riuscisse a esprimere. Sarah, invece, frequentava la scuola media a Barrea, era descritta come più riservata e molto legata alla sorella maggiore. Sognava di diventare estetista. Entrambe, secondo chi le conosce, avevano una forte sensibilità emotiva e un legame molto stretto anche con i due cani di famiglia, due Jack Russell dai quali erano state separate. Una richiesta di poterli rivedere sarebbe stata respinta.

La loro situazione familiare è un altro elemento rilevante del caso. Le due sorelle vivevano in strutture protette da circa sette anni, dopo la revoca della responsabilità genitoriale ai genitori separati. A maggio, però, il padre aveva riottenuto la custodia e aveva avviato un percorso di riavvicinamento. Anche la madre, Valentina D’Acunto, che aveva perso la responsabilità genitoriale, ha presentato denuncia ai carabinieri per sottrazione di minori e ha lanciato un appello pubblico alle figlie, chiedendo loro di farsi vive e assicurando che tutto può essere sistemato insieme.

Accanto all’angoscia della famiglia stanno crescendo anche le polemiche sulla struttura. La presidente di Penelope Abruzzo, Alessia Natali, ha messo in dubbio il livello di protezione garantito dalla comunità, sottolineando l’assenza di videosorveglianza e sistemi di allarme. Sulla stessa linea l’avvocato della madre, Enrico Mastantuono, che ha evidenziato come una porta rotta potesse consentire a chiunque di entrare o uscire. Si tratta di osservazioni che, pur non sostituendosi all’inchiesta, alimentano la discussione sulla sicurezza di un luogo deputato ad accogliere minori in situazione di fragilità.

Intanto, l’appello alle ragazze si moltiplica anche sul piano istituzionale. La garante dell’infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, ha rivolto loro un messaggio diretto, invitandole a tornare e ricordando che qualsiasi difficoltà può essere affrontata. Ma mentre passano le ore, restano soprattutto il vuoto delle risposte e il peso di domande ancora senza soluzione: come sono uscite, con chi, e soprattutto dove si trovano ora Sarah e Alisya.

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Cronaca

Tragedia notturna a Guidonia Montecelio: auto travolge due giovani, muore un 23enne e il conducente fugge

🏴‍☠️ Una notte di festa si è trasformata in tragedia a Guidonia: un ragazzo di 23 anni ha perso la vita dopo essere stato investito da un pirata della strada che non si è fermato a prestare soccorso. Le indagini sono in corso per risalire al responsabile.

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Redazione- Guidonia Montecelio è stata teatro, nella notte tra sabato e domenica, di un drammatico incidente stradale che ha spezzato la vita di un ragazzo di soli 23 anni e gettato nello sconforto l’intera comunità locale. La dinamica dell’accaduto presenta contorni inquietanti: i due giovani, usciti da poco da un locale notturno situato in una zona periferica, stavano percorrendo a piedi il bordo della carreggiata quando sono stati centrati in pieno da una vettura che procedeva a velocità sostenuta. Invece di fermarsi a prestare i primi soccorsi, come previsto dal codice della strada e dal senso civico, il conducente del veicolo ha proseguito la corsa, facendo perdere le proprie tracce nel buio della notte.

L’impatto è avvenuto in un tratto di strada buio e poco illuminato, rendendo le operazioni di soccorso particolarmente complesse. Nonostante il tempestivo intervento dei sanitari del 118, giunti sul luogo con diverse ambulanze, per uno dei due ragazzi non c’è stato nulla da fare. I tentativi di rianimazione, protrattisi per diversi minuti, si sono rivelati vani a causa delle gravissime lesioni riportate nell’urto. Il suo coetaneo, rimasto ferito nell’incidente, è stato trasportato d’urgenza in ospedale: le sue condizioni, sebbene critiche, non sembrerebbero al momento mettere in pericolo la sua vita.

Le indagini dei carabinieri sulle tracce del pirata

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Tenenza di Guidonia, che hanno immediatamente delimitato l’area per procedere ai rilievi tecnico-scientifici necessari alla ricostruzione dell’esatta dinamica del sinistro. Gli investigatori sono al lavoro per dare un volto e un nome al responsabile di quanto accaduto. La vicenda è trattata come omicidio stradale e omissione di soccorso, un reato che prevede pene severe per chi si allontana dopo aver causato un incidente di tale gravità.

Le telecamere di sorveglianza installate lungo le vie limitrofe rappresentano al momento l’elemento di indagine più promettente. I militari stanno acquisendo i filmati estratti dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, cercando di isolare il passaggio di vetture compatibili con il modello che ha travolto i pedoni. Ogni dettaglio, anche il più piccolo frammento di carrozzeria eventualmente rinvenuto sull’asfalto, viene analizzato con cura dai periti per risalire alla marca e al modello dell’auto, restringendo così il cerchio delle ricerche. Anche le testimonianze di alcuni avventori del locale, che potrebbero aver notato i movimenti dell’auto poco prima del tragico scontro, sono al vaglio degli inquirenti.

Una comunità sotto shock per la perdita del giovane

La notizia della morte del giovane 23enne si è diffusa rapidamente tra gli abitanti della zona, scatenando un’ondata di rabbia e dolore sui social network. Guidonia, un centro densamente popolato alle porte della Capitale, si trova a fare i conti con un episodio di violenza stradale che riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza stradale nelle ore notturne. Molti residenti denunciano da tempo la scarsa illuminazione di alcune arterie periferiche e l’alta velocità con cui transitano quotidianamente i veicoli.

Il dolore dei familiari del ragazzo è immenso, così come la rabbia per il gesto della fuga, che ha negato alla vittima qualsiasi possibilità di salvezza immediata. Mentre le forze dell’ordine continuano le battute di ricerca su tutto il territorio laziale, l’appello rivolto a chiunque abbia assistito alla scena o abbia informazioni utili resta pressante. La speranza di chi indaga è che il conducente, messo alle strette dai controlli a tappeto o spinto dal peso della propria coscienza, decida di consegnarsi spontaneamente alle autorità. Per ora, il fascicolo resta aperto contro ignoti, ma il lavoro degli investigatori procede senza soste per assicurare alla giustizia l’autore di questo dramma che ha scosso le coscienze di molti.

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Cronaca

Lupi in Svizzera, più abbattimenti ma anche più esemplari: il caso che riapre il dibattito sulla gestione dei grandi carnivori

🐺 In Svizzera aumentano gli abbattimenti dei lupi, ma crescono anche branchi ed esemplari: un paradosso che riaccende il dibattito sulla gestione dei grandi carnivori.
Tra costi pubblici, predazioni e scelte contestate, il caso elvetico diventa un modello sotto osservazione anche per l’Italia: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Lupi #Svizzera #GrandiCarnivori #Ambiente

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Redazione-  Trento guarda con crescente attenzione a quanto sta accadendo in Svizzera, dove la gestione dei grandi carnivori continua a produrre un dato che sta facendo discutere esperti, associazioni e osservatori del mondo alpino: aumentano gli abbattimenti autorizzati e realizzati, ma aumenta anche il numero dei lupi presenti sul territorio. Un quadro che mette in crisi la lettura piu immediata del problema e riapre una domanda destinata a pesare anche nel dibattito italiano: l’uccisione di un numero crescente di esemplari serve davvero a contenere la specie e a ridurre i conflitti con le attivita umane?

I numeri piu recenti indicano che nel 2025 la popolazione di lupo in Svizzera e passata da 319 a 350 esemplari, mentre i branchi sono aumentati di quattro unita. Nello stesso periodo, le misure di regolazione sono state rafforzate: per la stagione 2025/26 l’Ufficio federale dell’ambiente ha autorizzato l’abbattimento di circa 115 lupi, e al termine del periodo risultavano effettivamente abbattuti 77 esemplari. Si tratta di un dato rilevante, che arriva dopo i 92 lupi uccisi nella fase precedente e i 55 del primo periodo di regolazione abbreviata 2023/24. Eppure, nonostante questo impatto, l’espansione del predatore non si e fermata.

il paradosso svizzero tra crescita della popolazione e regolazione intensiva

E proprio questo e il punto che sta alimentando il confronto. Il vicepresidente e responsabile comunicazione dell’associazione Io Non Ho Paura del Lupo, Francesco Romito, legge i dati svizzeri come un elemento che obbliga a riflettere in modo piu approfondito. Il fatto che la popolazione continui a crescere nonostante gli abbattimenti, osserva, lascia aperti diversi interrogativi sulla reale efficacia di questa strategia quando viene trasformata da misura straordinaria a modalita ordinaria di gestione.

La questione non riguarda soltanto il numero complessivo degli animali, ma anche gli effetti sul territorio. In Ticino, secondo i dati aggiornati a meta luglio 2025, si contavano circa quaranta predazioni tra casi accertati e sospetti, contro le 19 dello stesso periodo del 2024 e le 11 del 2023. Su scala nazionale, invece, le predazioni di animali da reddito risultano sostanzialmente stabili, segnale che il quadro non e uniforme e che l’impatto del lupo varia notevolmente a seconda delle aree considerate.

Per Romito, uno degli aspetti meno discussi ma piu pesanti riguarda il costo di queste operazioni. Gli abbattimenti selettivi, sottolinea, richiedono centinaia di ore di lavoro da parte dei guardacaccia e di tutto il personale coinvolto tra monitoraggio, ronde, appostamenti e attivita sul campo. Non si tratta quindi di una procedura semplice o a basso impatto economico, ma di un sistema che mobilita risorse rilevanti e che, secondo l’esperto, potrebbe arrivare a costare alla collettivita milioni di franchi su base annua.

la dieta del lupo, l’impatto sugli allevamenti e il nodo politico

Nel dibattito entra poi un altro dato considerato molto significativo: quello sulla dieta del lupo. Dall’analisi di 698 campioni raccolti tra il 2017 e il 2024 emerge che l’alimentazione dei lupi in Svizzera e composta per l’88% da fauna selvatica e per l’11% da animali domestici o da allevamento. Un’informazione importante perche aiuta a collocare meglio il peso reale delle predazioni nel quadro ecologico complessivo e a evitare letture esclusivamente emergenziali del fenomeno.

Da qui nasce la domanda piu delicata: l’abbattimento dei lupi serve davvero a ridurre l’impatto sulle attivita zootecniche oppure produce effetti collaterali anche sull’equilibrio dell’ecosistema alpino? Romito riconosce che si tratta di temi complessi, sui quali non esistono risposte semplici e definitive. Ma aggiunge una valutazione molto netta sul caso svizzero: la sensazione e che ci si trovi di fronte a una scelta soprattutto politica, piu che guidata da criteri scientifici o tecnici.

La posizione dell’associazione non e di contrarieta assoluta agli abbattimenti. Il punto, spiega Romito, e un altro: il prelievo dovrebbe restare uno strumento emergenziale, mirato e circoscritto, mentre in Svizzera rischia di trasformarsi in una modalita strutturale di gestione del lupo. Ed e proprio questo slittamento che rende il caso elvetico particolarmente osservato anche oltre confine, perche mette in evidenza tutte le contraddizioni di una strategia che punta a ridurre la pressione del predatore ma che, nei fatti, non sembra fermarne la crescita.

Il caso svizzero, quindi, non offre soltanto una fotografia locale. Diventa un laboratorio politico e ambientale per tutto l’arco alpino, dove il ritorno dei grandi carnivori costringe amministrazioni, allevatori, ambientalisti e cittadini a confrontarsi con un equilibrio difficile. I dati mostrano che eliminare piu lupi non significa automaticamente avere meno lupi o meno problemi. E questo, piu di ogni slogan, e il punto da cui ripartire.

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Cronaca

Il contrasto allo spaccio di droga tra Abruzzo e Cicolano: tre denunce dopo le indagini dei carabinieri

⚖️ Tre denunce dopo le indagini dei carabinieri: smantellata una rete di spaccio tra L’Aquila, Barisciano e il Cicolano. Ventidue le cessioni accertate nel corso di un’articolata attività durata oltre un anno.

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Redazione-  Cittaducale e le aree limitrofe tra l’Abruzzo interno e il confine con il Lazio sono state teatro di una complessa operazione condotta dai carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Cittaducale. L’attività investigativa, coordinata con attenzione dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila, ha portato alla denuncia di tre persone, accusate a vario titolo di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. L’intervento segna un punto fermo nell’attività di monitoraggio delle rotte di approvvigionamento che collegano i centri montani abruzzesi con le zone di transito verso il Cicolano, una porzione di territorio spesso soggetta a flussi di passaggio che possono celare attività illecite.

l’attività investigativa e il monitoraggio del territorio

Le indagini non sono state il frutto di un’azione estemporanea, ma il risultato di una meticolosa attività di intelligence che ha richiesto diversi mesi di lavoro costante sul campo. Gli inquirenti hanno proceduto attraverso riscontri tecnici di alta precisione, affiancati dall’analisi incrociata dei tabulati telefonici e dall’acquisizione di numerose testimonianze raccolte tra i residenti e gli osservatori locali. Questo approccio sistematico ha permesso di ricostruire una rete di spaccio che operava stabilmente tra L’Aquila, il comune di Barisciano e l’area di Borgorose.

Il quadro probatorio delineato dai militari dell’Arma ha coperto un arco temporale significativo, focalizzandosi sugli eventi avvenuti tra il 2024 e l’inizio del 2025. In questo periodo, sono stati isolati e documentati venti distinti episodi di cessione di stupefacenti. Tali episodi non rappresentano solo singole transazioni, ma la conferma di un mercato locale attivo, capace di rifornire con costanza diversi acquirenti della zona, mettendo a rischio il tessuto sociale dei centri coinvolti.

i profili dei soggetti coinvolti e i sequestri effettuati

Le persone finite nel mirino della magistratura aquilana presentano profili differenti, ma tutti riconducibili a una solida organizzazione di distribuzione. Tra gli indagati figura un giovane di 22 anni di nazionalità italiana, residente a Barisciano, piccolo centro in provincia dell’Aquila. Accanto a lui, sono stati denunciati due cittadini di origini albanesi: un uomo di 25 anni residente a Prato, già noto alle forze dell’ordine per precedenti di polizia, e un trentenne residente nel capoluogo abruzzese, anch’egli gravato da precedenti specifici.

Il volume delle sostanze sottratte al mercato, sebbene contenuto nel peso totale, risulta indicativo della capacità di penetrazione dei soggetti nel tessuto locale. Le forze dell’ordine hanno accertato la movimentazione complessiva di circa 20 grammi di cocaina e 50 grammi di hashish. Sebbene si tratti di quantitativi limitati, la loro frammentazione in numerose cessioni dimostra una capillare attività di micro-spaccio, che spesso rappresenta la porta d’ingresso verso fenomeni criminali più radicati. L’operazione si inserisce in una strategia di presidio territoriale volta a reprimere qualsiasi forma di traffico illecito, garantendo una maggiore protezione ai cittadini che vivono nelle aree interne, dove la percezione di sicurezza rimane un valore fondamentale per la qualità della vita.

la sicurezza nelle aree interne tra Abruzzo e Lazio

L’attenzione dei carabinieri di Cittaducale verso questo quadrante geografico non è casuale. Il territorio tra l’aquilano e il Cicolano richiede un monitoraggio costante a causa della particolare morfologia e della viabilità, che facilita gli spostamenti rapidi tra le provincie. L’attività di contrasto allo spaccio si propone di recidere i legami tra piccoli spacciatori di quartiere e fornitori con base in altre regioni, come testimoniato dalla presenza di un indagato residente nell’area pratese.

L’azione condotta dalla Procura di L’Aquila conferma la volontà di non sottovalutare il fenomeno della droga nei centri minori, dove il controllo sociale è più difficile da attuare rispetto alle grandi metropoli. I militari proseguiranno nei prossimi mesi con ulteriori attività di pattugliamento, finalizzate a prevenire che le reti di spaccio possano ricomporsi dopo la denuncia dei principali attori. L’obiettivo resta quello di mantenere alto il livello di guardia, sottraendo risorse economiche alla criminalità e limitando l’accesso alle sostanze stupefacenti per la popolazione più giovane.

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