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Salute

Esami di Maturita’: “si’, ma senza panico!” come gestire e superare con efficacia l’ansia da prestazione intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana

Lucattini: “Oggi i ragazzi affrontano la Maturità immersi in una cultura esasperata della performance e della competizione, dove il voto finale rischia erroneamente di sovrapporsi al valore della persona”.

Lanciando il suo augurio ai Maturandi, la psicoanalista avverte: “Ricordate che il voto non coincide con il vostro valore. La Maturità valuta la preparazione in generale e il percorso scolastico ma non è un giudizio sulla persona nella sua totalità”.
Intervista di Marialuisa Roscino

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Esami di Maturita’: “si’, ma senza panico!” come gestire e superare con efficacia l’ansia da prestazione intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana

Redazione-  Nelle settimane che precedono le prove di Maturità, nei ragazzi può subentrare a volte, un’emotività eccessiva che si traduce poi in ansia da prestazione. “Le tecnologie sono utili se restano strumenti; diventano dannose quando prendono il posto del pensiero, del silenzio, dell’attesa e della fiducia. Imparare a governare lo smartphone, i social e l’ansia da connessione è già una forma di maturità” – evidenzia Lucattini -. Tra la paura della “pagina bianca”, il timore del giudizio della commissione e il carico di aspettative personali e familiari, il rischio di un blocco emotivo può così farsi sentire. E allora, come affrontarlo e superarlo con efficacia? Ne parliamo oggi in questa intervista con la Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

Dott.ssa Lucattini, quali sono secondo Lei i principali fattori e meccanismi psicologici che alimentano l’ansia da prestazione e lo stress da esame nei ragazzi che affrontano la Maturità?

L’ansia dei maturandi non nasce soltanto dalla quantità di studio o dalla paura di non ricordare. Naturalmente questi aspetti contano, ma l’esame di Maturità mobilita qualcosa di più profondo, è una prova simbolica, in cui l’adolescente sente di essere guardato, valutato e, in qualche modo, “misurato” nel proprio valore.

La Maturità riattiva il rapporto con il giudizio: il giudizio degli insegnanti, dei genitori, dei compagni, ma soprattutto quello interno, troppo spesso severo. In molti ragazzi si accende una voce interiore esigente, severa e giudicante. È questa pressione interna, più ancora della prova in sé, a trasformare l’esame in una minaccia.

La Maturità è anche una separazione. Finisce la scuola come luogo conosciuto, con i suoi ritmi, i suoi spazi, la classe, i professori, le amicizie quotidiane. Il ragazzo non teme solo l’esame: teme ciò che viene dopo. L’università, il lavoro, la scelta, l’autonomia. L’ansia allora diventa il segnale di un passaggio evolutivo, qualcosa si chiude e qualcosa di nuovo deve ancora prendere forma.

C’è poi un altro aspetto narcisistico importante, molti studenti vivono il voto come se coincidesse con il proprio valore. Un risultato non pienamente soddisfacente può essere percepito non come una valutazione scolastica, ma come una ferita personale, è fondamentale aiutare i ragazzi a distinguere il rendimento dal valore di sé. Per questo è importante trasmettere un messaggio positivo e non superficiale che l’ansia non va negata bensì compresa. Il coraggio non consiste nel presentarsi all’esame senza paura, ma nel riuscire a pensare, parlare e restare presenti anche mentre si prova paura. La Maturità, se contenuta emotivamente e non caricata di aspettative eccessive, può diventare un’esperienza trasformativa, non soltanto una prova da superare, ma un’occasione per scoprire di poter reggere il giudizio, tollerare l’incertezza.

Può spiegare come l’uso smisurato  dei dispositivi digitali e dei social network durante il ripasso può influire sui livelli di ansia dei maturandi e sulla loro capacità di concentrazione e memoria a lungo termine?

 

Le nuove tecnologie sono ormai parte integrante della vita degli adolescenti e non possono essere considerate soltanto un pericolo. Possono aiutare nello studio, offrire strumenti di ricerca, facilitare il ripasso, sostenere l’organizzazione e rendere più accessibili contenuti complessi. Tuttavia, nel periodo della Maturità, il loro uso può diventare ambivalente: da strumento di aiuto può trasformarsi in un fattore di dispersione, dipendenza e aumento dell’ansia.

Lo smartphone non è solo un oggetto tecnologico, ma spesso diventa un oggetto psichico: rassicura, distrae, consola, riempie il vuoto, attenua l’attesa. Il problema nasce quando il ragazzo non lo utilizza più soltanto per cercare informazioni, ma per sedare l’angoscia. Controllare continuamente messaggi, notifiche, gruppi di classe, video e social può diventare un modo per non restare solo con la propria paura dell’esame.

In questo senso, la tecnologia può interferire con una funzione fondamentale della Maturità, la capacità di raccogliersi, pensare, tollerare l’incertezza e sostenere il proprio tempo interno. L’esame richiede concentrazione, memoria, continuità dell’attenzione, capacità di collegare concetti e di esporli davanti a una commissione. L’uso frammentato e compulsivo dei dispositivi, invece, abitua la mente a passare rapidamente da uno stimolo all’altro, rendendo più difficile la profondità del pensiero.

C’è poi il tema del confronto. I social amplificano l’ansia prestazionale perché espongono continuamente ai risultati, ai metodi di studio, alle apparenti sicurezze degli altri. L’adolescente rischia così di spostare il centro da sé agli altri, dal proprio percorso al confronto continuo.

Anche il sonno è decisivo. Studiare fino a tardi con il telefono accanto, addormentarsi dopo video, chat o notifiche, controllare lo smartphone appena svegli significa non permettere alla mente di riposare e di consolidare ciò che ha appreso. Nei giorni della Maturità, proteggere il sonno è una vera misura di salute mentale e anche di efficacia nello studio.

Per questo non bisogna demonizzare la tecnologia, ma restituirle un limite. Il limite non è una punizione, è una forma di protezione dell’Io. Spegnere il telefono per alcune ore è un atto di libertà, non di rinuncia. Le tecnologie sono utili se restano strumenti; diventano dannose quando prendono il posto del pensiero, del silenzio, dell’attesa e della fiducia. Il messaggio da dare ai ragazzi è positivo: possono usare il digitale con intelligenza, senza esserne dominati. Imparare a governare lo smartphone, i social e l’ansia da connessione è già una forma di maturità (Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 2026).

Dott.ssa Lucattini, l’esame di Maturità viene vissuto dai ragazzi non solo come un test accademico, ma come la fine di un’era protetta. In che misura, l’ansia attuale è in realtà legata alla paura del futuro, delle scelte universitarie o lavorative, e come si gestisce questo senso di vertigine?

La prima postura mentale è non combattere l’ansia come se fosse un nemico. L’ansia va ascoltata, compresa e trasformata. In una certa misura, è il segnale che lo studente sta attraversando un passaggio importante: non soltanto una prova scolastica, ma una soglia evolutiva. La Maturità chiude un tempo protetto e conosciuto, quello della scuola superiore, e apre a una fase più autonoma della vita. L’ansia da esame nasce spesso dal conflitto tra il desiderio di riuscire e la paura di fallire, tra l’Io che cerca di organizzarsi e un Super-Io interno che giudica, pretende, confronta, rimprovera. È molto utile aiutarli a dare un nome alla paura: paura di deludere, di non essere abbastanza preparati, di non ricordare, di non piacere alla commissione, di non corrispondere alle aspettative dei genitori o alle proprie.

Una  gestione efficace delle emozioni comincia dalla realtà. Serve un programma e dei tempi di studio possibili, non onnipotenti. Meglio suddividere il lavoro in blocchi brevi e regolari, alternando ripasso, scrittura, esposizione orale e pause. Ripetere ad alta voce è molto importante, perché l’orale non richiede solo memoria, ma capacità di trasformare il sapere in parola. Parlare davanti a un familiare, a un amico o anche da soli aiuta a rendere meno persecutoria la scena dell’esame.

Un’altra strategia fondamentale è proteggere la salute fisica, pensare sempre che abbiamo anche un corpo. Il corpo dell’adolescente, sotto stress, parla: insonnia, mal di testa, tachicardia, nausea, irritabilità, fame nervosa o chiusura dell’appetito sono segnali da non banalizzare. Dormire, mangiare con regolarità, camminare, respirare lentamente, interrompere lo studio quando la mente è satura non sono perdite di tempo, ma strumenti di regolazione emotiva. Un Io stanco pensa peggio; un Io sostenuto riesce a ricordare, collegare e parlare meglio.

È utile anche ridurre i comportamenti di controllo compulsivo: confrontarsi continuamente con i compagni, cercare conferme sui gruppi, controllare programmi, previsioni, voti e simulazioni può dare un sollievo momentaneo, ma spesso aumenta l’angoscia. La Maturità non è una gara narcisistica con gli altri, ma un momento in cui ciascuno porta il proprio cammino. La commissione non valuta una macchina della memoria, ma una persona che ragiona, collega, si orienta.

Sentire l’ansia non significa essere deboli, ma avere un grande investimento emotivo nella Maturità. Attraversarla permette di scoprire che si può restare presenti anche sotto pressione. In questo senso la Maturità diventa davvero una prova di crescita, non perché bisogna essere perfetti, ma perché si impara a sostenere il giudizio senza perdere il contatto con la realtà (School Psychology, 2026).

 

In che modo i genitori possono essere vicini ai propri figli in questo momento delicato?

 

La Maturità riattiva anche nei genitori molte emozioni profonde, il ricordo della propria adolescenza, le aspettative non realizzate, il desiderio di riscatto, la paura che il figlio soffra o fallisca, ma anche l’angoscia della separazione. Il rischio è che la normale ansia degli adulti venga inconsciamente proiettata sui figli, così figli finiscono così per portare non solo la propria ansia, ma anche quella dei genitori.

È importante che i genitori comunichino un messaggio chiaro e assertivo che hanno fiducia nel percorso dei loro figli, l’esame è importante, ma non definisce chi sono, né il loro valore. Questa fiducia ha un effetto profondamente rassicurante, perché permette loro di separare il proprio valore dal voto e affrontare la prova con maggiore libertà interiore.

La funzione genitoriale, in questo momento, è una funzione importantissima di aiutare il figlio a pensare quando l’ansia confonde, a riposare quando il corpo è saturo, a ridimensionare quando la paura diventa catastrofica. Non servono genitori perfetti, servono genitori presenti, capaci di non invadere e di non ritirarsi.

La Maturità è una prova anche per la famiglia, per i figli che imparano a sostenere il giudizio; per i genitori, che imparano a lasciar crescere. Quando l’amore non viene confuso con l’aspettativa, e la fiducia non viene sostituita dal controllo, l’esame può diventare non solo un traguardo scolastico, ma un passaggio evolutivo condiviso (Journal of Health Promotion and Education, 2024).

 

Quale augurio e quali consigli si sente di dare ai ragazzi che affrontano gli esami di Maturità?

-Ricordate che il voto non coincide con il vostro valore. La Maturità valuta una preparazione e un percorso scolastico, non la persona nella sua interezza;

-Imparate ad ascoltare l’ansia senza timore. L’ansia non è un fallimento, riconoscerla aiuta a trasformarla in attenzione, energia e presenza per superare la prova.

-Studiate con metodo. Serve organizzare il tempo, ripassare con regolarità, fare pause e imparare a esporre con chiarezza;

-Proteggete il sonno, il corpo e i ritmi quotidiani. Dormire, mangiare, camminare, fare sport sono parte dello studio. Mens sana in corpore sano;

-Usate la tecnologia con saggezza, ma non fatevi usare da essa. Nei giorni dell’esame ottimizzate il tempo a vostra disposizione;

-Non trasformate l’esame in una gara con gli altri. Ogni studente arriva alla Maturità con la propria storia, il confronto continuo alimenta l’ansia mentre concentrarsi su di sé la riduce.

-Pensate che la Commissione è lì per ascoltarvi; l’esame è un’occasione pensare, collegare, riflettere e crescere.

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Salute

Salute a rischio, allarme oculisti: la vista svela diabete e gravi malattie silenziose

Sapevi che una semplice visita dall’oculista potrebbe letteralmente salvarti la vita? I nostri occhi non sono solo una telecamera, ma una vera e propria finestra spalancata sulla salute di tutto il corpo! In occasione della Giornata Mondiale della Vista, il prestigioso Congresso nazionale AIMO di Roma (8 e 9 ottobre) lancia un allarme chiaro e fortissimo: esaminando la retina e i piccoli vasi sanguigni dell’occhio, gli oculisti possono intercettare con grandissimo anticipo i segnali silenziosi di diabete, ipertensione, sclerosi multipla e gravi malattie reumatiche o autoimmuni. Solo in Italia, 6 milioni di persone convivono con problemi visivi, e il glaucoma silenzioso minaccia 1 milione di cittadini senza dare sintomi. Fare prevenzione è un dovere verso noi stessi!👇

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Alessandra Balestrazzi, presidente AIMO

Roma – Troppo spesso, nella frenesia della nostra complessa vita quotidiana e nella rincorsa agli impegni, commettiamo il gravissimo e fatale errore di considerare i nostri meravigliosi occhi come un organo puramente isolato, una semplice e distaccata “telecamera” biologica deputata esclusivamente a farci percepire le immagini del mondo esterno. Niente di più profondamente sbagliato, superficiale e medicalmente pericoloso. Il nostro preziosissimo apparato visivo è, a tutti gli effetti clinici e scientifici, un vero e proprio e formidabile “finestrino” trasparente spalancato direttamente sullo stato di salute generale e profondo del nostro intero organismo. Piccolissime e apparentemente insignificanti alterazioni dei microscopici vasi sanguigni della retina, ad esempio, possono far sospettare precocemente a un medico attento la presenza di malattie sistemiche silenziose e letali come il diabete, l’ipertensione arteriosa cronica o gravi problemi circolatori latenti. Allo stesso modo, una fastidiosa ma banale infiammazione oculare trascurata può paradossalmente rivelarsi come il primissimo e prezioso campanello d’allarme biologico di una complessa malattia autoimmune, reumatologica o neurologica. Questo profondo, vitale e rivoluzionario messaggio di prevenzione sanitaria è il cuore pulsante e assoluto del sedicesimo e prestigioso Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO).

Il Congresso AIMO e la Giornata Mondiale: la prevenzione che salva la vita

Il grande summit scientifico e accademico, che riunisce le eccellenze mediche del settore, andrà in scena proprio all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma nei giorni dell’8 e 9 ottobre 2026.
La scelta di questa specifica e nevralgica data sul calendario non è affatto una banale o fortuita coincidenza temporale: l’8 ottobre si celebra infatti solennemente la fondamentale Giornata Mondiale della Vista, accompagnata dal forte e inequivocabile slogan globale #LoveYourEyes (Ama i tuoi occhi). Come ha giustamente, energicamente e lucidamente sottolineato la dottoressa Alessandra Balestrazzi, attuale presidente dell’AIMO: “Abbiamo scelto e fortemente voluto queste date proprio per la magica e strategica concomitanza con la Giornata Mondiale. Ad oggi, oltre 6 milioni di cittadini italiani convivono quotidianamente e faticosamente con una qualche patologia oculare, e purtroppo circa un terzo di queste subdole condizioni cliniche può arrivare a provocare riduzioni visive gravissime e irreversibili. Sensibilizzare massicciamente l’opinione pubblica sulla cultura della prevenzione e sull’importanza vitale della diagnosi precoce è quindi un nostro imperativo medico e morale assoluto”.

Il pericolo silenzioso del glaucoma e le patologie in agguato

L’insidia più grande, spaventosa e letale per la nostra amata vista è purtroppo rappresentata proprio dal silenzio clinico: alcune delle malattie oculari più aggressive e invalidanti possono infatti progredire subdolamente e inesorabilmente per anni senza dare alcun minimo sintomo o fastidio evidente al paziente.
Il caso medico in assoluto più emblematico, drammatico e diffuso è purtroppo il glaucoma, tristemente noto in ambito scientifico come “il ladro silenzioso della vista”. “Il glaucoma è storicamente una di quelle patologie che più frequentemente arrivano alla diagnosi in uno stadio troppo tardivo, e questo accade semplicemente perché i sintomi evidenti vengono percepiti dal malato solo quando il danno alle strutture nervose può essere già profondamente avanzato e irreversibile”, avverte con toni severi la presidente Balestrazzi. Le fredde stime statistiche nazionali fanno letteralmente tremare i polsi: si calcola infatti che circa un milione di italiani sia attualmente e clinicamente affetto da glaucoma, ma che la drammatica metà di essi sia totalmente e spaventosamente all’oscuro di averlo. Ma la raccomandazione alla prudenza e ai controlli periodici non riguarda certo solo gli anziani: anche i giovanissimi devono fare estrema attenzione al cheratocono, mentre per i bambini una diagnosi tardiva del comune “occhio pigro” rischia di lasciare strascichi e conseguenze funzionali purtroppo permanenti per tutto il resto della vita adulta.

La retina come specchio del corpo: i segnali di diabete e malattie autoimmuni

La straordinaria, unica e inimitabile peculiarità dell’occhio umano risiede nel fatto che permette allo specialista oculista di osservare direttamente, dal vivo e in modo assolutamente non invasivo o doloroso, la fitta rete dei piccolissimi vasi sanguigni in piena attività pulsante.
Esaminando scrupolosamente e tecnologicamente il fondo oculare, il medico può intercettare con largo anticipo le minuscole ma fatali spie rosse di allarme di ben altre patologie. Come evidenzia lucidamente anche il professor Massimo Accorinti, presidente della Società Italiana Uveiti e Malattie Infiammatorie Oculari (SIUMIO), una semplice infiammazione come l’uveite o l’apparentemente innocua sindrome dell’occhio secco possono nascondere origini ben più oscure e complesse. Basti pensare, a titolo di allarmante esempio clinico, che l’occhio secco interessa e affligge dolorosamente fino al 30% dei pazienti affetti da grave artrite reumatoide, e quasi il 90% di chi soffre della rara Sindrome di Sjögren. Inoltre, la stragrande maggioranza dei pazienti malati di diabete tende inesorabilmente a sviluppare gravi forme di retinopatia nel corso del tempo. È dunque di vitale, assoluta e primaria importanza che il medico oculista non si limiti alla semplice misurazione delle diottrie, ma collabori attivamente e tempestivamente con reumatologi, diabetologi e cardiologi. L’occhio non è un mondo a sé stante, ma l’avamposto più luminoso e prezioso per proteggere strenuamente l’intera salute dell’uomo.

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Territorio

La corazzata sindacale della sanità assedia i tavoli contrattuali e blinda 50mila deleghe: a Montesilvano si riunisce il Consiglio Nazionale FIALS

I camici bianchi della sanità pubblica salgono in trincea contro l’asfissia dei tagli aziendali e il tomorrow del welfare ospedaliero celebra un Consiglio Nazionale da record assoluto di numeri e deleghe dello Stato! Dal 2 al 4 ottobre 2026, Montesilvano (PE) si trasforma nella capitale sindacale d’Italia ospitando l’attesissima assise d’area vasta della FIALS. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nei monitor dei delegati che vede il Segretario Generale Giuseppe Carbone sbloccare i dati bomba di uno sviluppo storico: oltre 50.066 deleghe, 55.440 voti e una rappresentatività del 13,54% nel Comparto Sanità. In asse con le segreterie provinciali, la FIALS mette a terra un manifesto d’avanguardia per l’agenda contrattuale del CCNL 2025-2027, pretendendo risposte flessibili su indennità, buoni pasto e uno scudo impenetrabile contro la piaga inospitale delle aggressioni nei rioni ospedalieri per sconfiggere l’isolamento da smartphone. Leggete l’intero reportage nel nostro articolo! 👇

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FIALS

Montesilvano – Un’ondata di prorompente fermento sindacale, rigore macroeconomico e fiera determinazione civile attraversa i laboratori della sanità pubblica per invadere l’intero Paese, trasformando i perimetri del dibattito contrattuale dello Stato in un’autentica officina di riscatto professionale, risorsa terapeutica ed edicola di legalità. I diritti dei lavoratori ospedalieri e la saggistica del welfare contrattuale, quando sanno spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché della finzione commerciale di plastica e dell’asfissia protettiva degli smartphone, si riscoprono l’unico vero specchio trasparente capace di radiografare il merito e i soft skill delle professioni mediche e infermieristiche, offrendo alle famiglie delle tute bianche un’oasi di sicurezza stanziale. Da venerdì 2 a domenica 4 ottobre 2026, la splendida e fiera cornice costiera di Montesilvano (PE) ospiterà il fischio d’inizio e il ruolino di marcia delle fitte giornate di lavoro del solenne Consiglio Nazionale della FIALS (Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità).

La monumentale assise d’area vasta si configura come un appuntamento strategico d’alto profilo istituzionale programmato in totale trasparenza e privo di filtri protettivi, in cui il sindacato metterà a terra la propria nuova ed incisiva agenda contrattuale per il Comparto Sanità dello Stato. Con un portfolio e un ordito di numeri andati letteralmente a rubato nelle statistiche della rappresentatività sindacale, la FIALS si impone sui monitor nazionali come la scuderia d’avanguardia a ridosso del territorio capace di far collidere le istanze aziendali dei rioni popolari alle grandi decisioni ministeriali. L’opera di squadra eccezionale punta ad azzerare le distanze burocratiche tra i vertici e le strutture territoriali per edificare una coesione sociale impenetrabile contro lo spopolamento delle corsie e l’isolamento dei presìdi di periferia, taccuino alla mano e passioni calde.

La parabola ascendente della rappresentatività: i dati dello sblocco storico

I dati dello sviluppo associativo parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi o ipocrisie interpretative: il salto di qualità registrato dalla federazione negli ultimi dieci anni certifica una crescita ingegneristica millimetrica, consolidando una reale piattaforma di fiducia biologica. Il monitoraggio ispettivo dei registri sindacali mette a verbale un cortocircuito di consensi mozzafiato:

  • Nel triennio 2013–2015: La FIALS blindava nei propri database un portfolio di 26.401 deleghe contrattuali e 33.373 voti fisici, con una percentuale di rappresentatività legale ancorata al 9,23%.
  • Nel triennio 2025–2027: La scuderia ha quasi raddoppiato i propri flussi operativi, sbloccando la cifra record di 50.066 deleghe attive, 55.440 voti complessivi e un tasso di rappresentatività che espugna il tetto del 13,54%.

Questo ruolino di marcia ascendente costituisce lo scudo più potente e la linfa meccatronica per governare le vertenze locali a tutela dei lavoratori contro l’asfissia dei mercati globali. «Dietro ogni singola delega dello Stato si nasconde la scelta consapevole di un operatore; dietro ogni scheda c’è una voce viva che esige tutele e presenza biologica nei quartieri della cura», sottolinea con assoluta fermezza civile e spavaldo ottimismo il Segretario Generale Nazionale, Giuseppe Carbone, pianificando i prossimi contratti. «Questi traguardi monumentali premiano il merito e il lavoro sul campo svolto dalle nostre Segreterie Provinciali e dai delegati di corsia. Ma questa forza ci carica di responsabilità severe: dobbiamo convertire i numeri in un peso contrattuale d’acciaio, rifiutando i moralismi di facciata per dare risposte flessibili a chi opera negli ospedali della penisola, scacciando il torpore».

Il focus sul CCNL Aran e la trincea contro le aggressioni nei rioni sanitari

Il Consiglio Nazionale di Montesilvano giunge a poche settimane esatte dalle scadenze del 29 luglio scorso, quando la cabina di regia sindacale ha siglato presso l’ARAN l’ipotesi di accordo contrattuale per il CCNL Comparto Sanità 2025–2027. Per la FIALS, tuttavia, la firma del testo non costituisce un punto di arrivo burocratico al ribasso, ma il fischio d’inizio e il mezzo flessibile da cui far partire le riforme del domani. Ogni clausola conquistata deve tramutarsi in una leva per le battaglie aziendali che le segreterie combattono quotidianamente nelle province, esigendo un comfort funzionale perfetto per le tute bianche under 30 e limitando al massimo il doloroso esodo e la fuga all’estero delle migliori intelligenze mediche del Mezzogiorno e delle smart land.

I laboratori del festival sindacale chiameranno a raccolta i quadri territoriali attorno a un’agenda programmatica densa di suspense e onestà delle idee, focalizzata su pilastri inalienabili della dignità operaia: l’erogazione dei buoni pasto e del servizio mensa nei rioni sanitari, le progressioni economiche verticali e orizzontali ad alto tasso di merito, la remunerazione del faticoso lavoro nei giorni festivi e lo sblocco di risorse stanziali per le indennità e la ricerca scientifica. Un focus di assoluto rigore e determinazione civile sarà interamente consacrato all’attivazione di misure ingegneristiche per il contrasto sistematico al drammatico fenomeno delle aggressioni ai danni del personale sanitario, erigendo barriere protettive a tutela della sicurezza e della salute pubblica dei lavoratori, senza paternalismi.

La Mappa di un Percorso multimediale e le info della segreteria FIALS

L’assise d’ottobre si aprirà sui monitor della sala con la proiezione dell’esclusivo racconto multimediale intitolato “La mappa di un percorso – La strada fatta. La strada davanti”, un affresco visivo, saggistico e iper-emotivo che intreccerà i volti della trincea ospedaliera alle tappe storiche delle vertenze dello Stato. La direzione logistica comunica che i controlli tecnici sulle amplificazioni volumetriche del polo congressuale abruzzese sono ultimati per assicurare un’accessibilità universale a tutta la cittadinanza rionale e ai viandanti del sindacato autonomo. I database informativi sono caldi e i canali della stampa sintonizzati per registrare i verbali dei lavori d’autunno.

Questo fine settimana d’inizio autunno spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai laboratori di Montesilvano: i delegati della sanità pubblica si battono per proteggere i vostri diritti negli ospedali della provincia. Scoprirete che finché il sindacato saprà unire la competenza dello studio all’onestà delle idee per pretendere tutele reali e sicurezza per medici e infermieri, il domani del Servizio Sanitario Nazionale sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero, efficiente e profondamente umano. Il motore del cambiamento ha appena acceso i suoi cilindri, ed è un cammino di futuro che aspetta solo di essere vissuto.

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Salute

Roma, Il mare entra al Policlinico Umberto I: la realtà virtuale nei reparti oncologici

Il mare entra in ospedale e lo fa grazie alla tecnologia per alleviare le sofferenze dei malati. Al Policlinico Umberto I di Roma è stato presentato il progetto “Immersione nel Benessere”, in collaborazione con l’ente RomaNatura. Attraverso l’uso della Realtà Virtuale a 360 gradi, i pazienti del Day Hospital Oncologico e i bambini del reparto di Pediatria potranno “tuffarsi” per qualche minuto tra i meravigliosi fondali delle Secche di Tor Paterno, abbassando i livelli di ansia e stress durante le cure mediche e la chemioterapia👇

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Locandina evento Roma Policlinico Umberto I

Roma – Portare fisicamente e visivamente la purezza, l’incantevole bellezza, i colori sgargianti e la profonda suggestione del mare aperto direttamente all’interno delle asettiche e fredde corsie di un ospedale, trasformando un semplice paesaggio naturale in una formidabile e tangibile esperienza di benessere psicologico, scoperta ed evasione mentale durante il difficile, doloroso e logorante percorso di cura. È questo lo straordinario, ambizioso e nobilissimo obiettivo terapeutico di “Immersione nel Benessere – Le Secche di Tor Paterno al Policlinico Umberto I”, l’innovativo e pionieristico progetto pilota nato dalla stretta e felice collaborazione istituzionale stipulata tra la direzione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I di Roma e l’Ente Regionale RomaNatura (il prestigioso ente pubblico gestore della magnifica Area Marina Protetta Secche di Tor Paterno). Lo storico e fondamentale Protocollo d’Intesa che ha gettato le basi operative dell’intera iniziativa solidale è stato presentato ufficialmente nella giornata odierna, martedì 29 settembre 2026, presso l’elegante Salone della Direzione Generale dell’ospedale capitolino. A fare gli onori di casa e a illustrare i dettagli tecnici del piano sono intervenuti in prima persona il Direttore Generale della struttura sanitaria, Fabrizio d’Alba, e il Presidente in carica dell’ente RomaNatura, Marco Visconti.

Immersione nel Benessere: la VR per i pazienti oncologici e pediatrici

Il progetto tecnologico e sanitario è rivolto in modo specifico e mirato alle categorie di degenti ritenute psicologicamente più fragili e bisognose di conforto.
L’iniziativa coinvolgerà attivamente i tantissimi pazienti adulti in cura presso il delicato reparto di Day Hospital Oncologico e i piccolissimi pazienti ricoverati nel complesso e sempre affollato reparto di Pediatria del Policlinico Umberto I. Sfruttando le immense e recenti potenzialità offerte dalla modernissima tecnologia della Realtà Virtuale (VR), il progetto mira a trasferire simbolicamente, visivamente e acusticamente il mare cristallino e i meravigliosi e brulicanti fondali delle Secche di Tor Paterno direttamente all’interno dei rigidi percorsi ospedalieri. L’obiettivo medico e psicologico di base è quello di riuscire a offrire concretamente ai pazienti un’esperienza sensoriale immersiva capace di favorire un rapido rilassamento muscolare, una distrazione positiva dalla malattia e un ritrovato benessere emotivo, contribuendo fattivamente alla profonda umanizzazione degli spazi clinici e dei lunghi percorsi di cura. Nel Day Hospital Oncologico, la magica esperienza virtuale sottomarina potrà accompagnare e distrarre positivamente i pazienti adulti durante le interminabili e stressanti sedute di infusione dei farmaci chemioterapici. In Pediatria, invece, i visori VR di ultima generazione potranno essere utilizzati efficacemente dai bambini per superare la paura durante i ricoveri brevi, nei momenti di snervante attesa per i referti, durante le procedure mediche ritenute dolorose o altamente stressanti e, ovviamente, nel corso delle normali attività educative e ludiche di reparto.

Le parole di Fabrizio d’Alba: “L’umanizzazione delle cure ospedaliere”

L’introduzione massiccia della Realtà Virtuale in corsia non rappresenta un semplice “gioco” ricreativo, ma un vero e proprio e modernissimo strumento terapeutico integrato.
«Prendersi cura quotidianamente e profondamente di una persona malata», ha dichiarato con orgoglio Fabrizio d’Alba, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria, «significa indubbiamente dover garantire in primis altissima qualità clinica ed estrema sicurezza sanitaria, ma vuol dire anche e soprattutto prestare un’attenzione maniacale a come il singolo paziente vive e percepisce emotivamente il difficilissimo tempo della malattia e della cura medica. Con l’avvio del progetto “Immersione nel Benessere” andiamo a introdurre formalmente uno strumento tecnologico innovativo che arricchisce e rivoluziona la tradizionale relazione di cura: poter uscire simbolicamente e visivamente dalla fredda stanza d’ospedale e immergersi letteralmente per qualche minuto nella sconfinata bellezza del mare aperto, può contribuire ad abbattere drasticamente i livelli di tensione emotiva e rendere molto più sostenibile l’intero percorso assistenziale, specialmente nei reparti più duri come l’Oncologia e la Pediatria».

Il ruolo di RomaNatura e la meraviglia delle Secche di Tor Paterno

Il grande partner istituzionale che ha reso materialmente e visivamente possibile questo vero e proprio miracolo virtuale è l’Ente Regionale RomaNatura, custode di un tesoro ecologico inestimabile e unico nel suo genere.
L’Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, istituita legalmente nel lontano 2000, rappresenta infatti una particolarissima realtà geologica e biologica di immenso valore: si tratta dell’unica area marina protetta italiana a essere situata in mare aperto, risultando completamente sommersa e del tutto priva di affioramenti ed emergenze costiere. Un gigantesco laboratorio naturale sottomarino dedicato alla biodiversità. «Con questo splendido e toccante progetto», ha sottolineato visibilmente emozionato Marco Visconti, Presidente dell’Ente Regionale RomaNatura, «vogliamo fortemente portare un piccolo ma significativo momento di sollievo mentale a chi sta affrontando a testa alta un duro percorso di cura in corsia. Grazie all’ausilio dei nuovi visori e all’utilizzo di riprese e immagini reali girate a 360 gradi dai nostri operatori subacquei, i pazienti potranno staccare la spina, distogliere totalmente per qualche minuto i pensieri dalle angoscianti preoccupazioni cliniche e “volare” magicamente tra i fondali e i pesci delle Secche. Ringrazio sentitamente il Policlinico Umberto I per aver voluto aderire in prima fila a questo bellissimo progetto pilota, che contiamo di replicare presto anche in altre strutture sanitarie regionali».

Tecnologia VR e biologi marini: come funziona l’esperienza per i bimbi

Da un punto di vista puramente logistico, tecnico e pratico, l’organizzazione dell’attività terapeutica in corsia richiederà protocolli severi e rigidi standard igienici a tutela della salute dei pazienti più immunodepressi.
Il progetto prevede attualmente l’utilizzo quotidiano di un parco tecnologico composto da 10 visori VR di altissima risoluzione, affiancati da potenti cuffie audio immersive in grado di trasmettere e replicare fedelmente i suoni naturali dell’acqua e del mare profondo. Per garantire la totale e assoluta sicurezza batteriologica dei pazienti oncologici e dei bambini, l’utilizzo dei delicati dispositivi tecnologici avverrà esclusivamente sotto la costante supervisione del personale medico e, soprattutto, previa una rigorosa, profonda e certificata sanificazione e sterilizzazione delle plastiche e delle lenti dopo ogni singola esperienza virtuale. Inoltre, per i bambini ricoverati nel reparto di Pediatria, la strabiliante e giocosa esperienza virtuale a 360 gradi non sarà mai fine a sé stessa: la proiezione subacquea sarà costantemente affiancata e arricchita da importanti momenti di educazione ambientale e da laboratori con attività ludico-didattiche specifiche, guidate dalla presenza rassicurante e fisica in reparto di esperti biologi marini e di un animatore ambientale fornito da RomaNatura.

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