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Salute

Chirurgia personalizzata all’ospedale San Carlo di Nancy: salvato un giovane paziente oncologico

🏥 Un trentenne con una storia oncologica complessa torna a vivere dopo aver affrontato una calcolosi massiva, grazie all’intervento “su misura” del prof. Alessandro Calarco all’Ospedale San Carlo di Nancy. Un esempio di eccellenza urologica che restituisce dignità e salute oltre ogni previsione.

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#SanCarloDiNancy #Urologia #Medicina #SanitàRoma

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Chirurgia personalizzata all'ospedale San Carlo di Nancy: salvato un giovane paziente oncologico

Redazione-  Il percorso di cura che ha coinvolto A., oggi trentenne, rappresenta una sintesi estrema tra la resilienza del paziente e l’innovazione tecnologica applicata alla pratica clinica urologica. La sua storia, iniziata nell’infanzia con una diagnosi di neoplasia tra vescica e prostata a soli due anni, è un susseguirsi di chemioterapie, cicli di radioterapia e molteplici ricostruzioni chirurgiche dell’apparato urinario. Queste procedure, pur salvandogli la vita in tenera età, hanno lasciato in eredità un’anatomia profondamente alterata, caratterizzata da una fragilità cronica che ha segnato ogni fase della sua giovinezza.

Per decenni, A. ha convissuto con l’incontinenza e le limitazioni funzionali derivanti dagli esiti dei trattamenti oncologici. Tuttavia, la situazione è precipitata quando una calcolosi massiva ha colpito sia la neovescica che i reni. Gli stent, essenziali per il drenaggio urinario, si erano calcificati fino a diventare impossibili da rimuovere con le tecniche operatorie standard. Dopo aver ricevuto il rifiuto da parte di diverse strutture ospedaliere, che consideravano il quadro clinico ormai inoperabile, la svolta è arrivata presso l’Ospedale San Carlo di Nancy, struttura romana accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale e parte di GVM Care & Research.

Un approccio chirurgico sartoriale per sfide complesse

È qui che il giovane ha incontrato il professor Alessandro Calarco, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Urologia. La condizione di A. non richiedeva solo competenza tecnica, ma una visione d’insieme capace di superare i limiti della chirurgia tradizionale. Il paziente, arrivato al pronto soccorso in preda a dolori lancinanti e senza alcuna alternativa terapeutica, ha trovato nel team di Calarco la determinazione necessaria per affrontare una sfida che molti consideravano persa in partenza.

L’intervento risolutivo, eseguito con successo, ha previsto una procedura combinata di straordinaria precisione. I chirurghi hanno operato attraverso accessi simultanei: una tecnica chirurgica percutanea retroperitoneale sui reni, unita a un intervento transaddominale sulla neovescica. Questa modalità ha permesso di bonificare le aree critiche, superando le difficoltà poste da un’anatomia che presentava cicatrici estese e una conformazione interna notevolmente diversa da quella fisiologica. La capacità del team di adattare la chirurgia alle specifiche esigenze del ragazzo ha trasformato un caso clinico giudicato proibitivo in un successo terapeutico.

Il valore della personalizzazione in urologia

Il professor Calarco sottolinea come il successo non sia dipeso solo dalla destrezza manuale, ma dalla volontà di non rassegnarsi a prospettive limitanti. Per i medici di medicina specialistica, la gestione di pazienti con una storia oncologica pregressa così lunga rappresenta un terreno di confronto con i limiti della scienza medica. Ogni centimetro di tessuto operato ha richiesto una valutazione prudente, tale da garantire la massima efficacia senza compromettere l’equilibrio del paziente.

L’eccezionalità di questo approccio è stata riconosciuta anche dalla comunità scientifica di settore: il caso di A. è stato presentato al Congresso Nazionale di Urologia, venendo citato come esempio virtuoso di trattamento personalizzato. La medicina moderna, infatti, tende sempre più verso questa direzione “sartoriale”, dove il protocollo viene adattato al corpo del paziente e non viceversa. Per A., il risultato è un ritorno a una quotidianità finalmente priva del dolore costante che lo aveva perseguitato per mesi.

Nonostante la natura cronica della sua condizione richieda controlli periodici e possibili interventi di revisione futura, il cambiamento nella sua qualità di vita è radicale. Il giovane, che oggi può condurre una quotidianità quasi del tutto normale, definisce questo traguardo come il dono più grande ricevuto dopo anni di battaglie cliniche. La sua testimonianza funge da monito sul valore fondamentale della fiducia tra medico e paziente e sull’importanza di non interrompere mai la ricerca di soluzioni, anche quando le cartelle cliniche sembrano non lasciare più spazio alla speranza.

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Salute

Scandalo nella sanità inglese: venti donne subiscono mastectomie non necessarie per un tragico errore medico

La fiducia nei medici curanti si è trasformata in un autentico e macabro incubo a occhi aperti! Una clamorosa inchiesta giornalistica del Daily Mail ha appena scoperchiato uno degli scandali medici più gravi, vergognosi e imperdonabili nella storia recente del Servizio Sanitario Nazionale britannico (il celebre NHS). I vertici ospedalieri d’oltremanica sono stati costretti ad ammettere pubblicamente una colpa inaudita: ben 20 donne in cura per patologie oncologiche hanno subito un inutile e devastante intervento di mastectomia (l’asportazione chirurgica totale del seno), senza averne in realtà alcuna reale o comprovata necessità clinica! A causa di diagnosi grossolane e del totale e prolungato fallimento dei protocolli di controllo della struttura, queste donne sono state sottoposte a una mutilazione fisica irreversibile per curare tumori che avrebbero tranquillamente potuto essere trattati in maniera conservativa. E il disastro è ben più grande: le indagini rivelano che altre centinaia di pazienti avrebbero subito danni a causa di cure sbagliate e negligenze nello stesso ospedale! Un tradimento assoluto che lascia addosso a venti vittime cicatrici fisiche e psicologiche incancellabili, aprendo ora la strada a cause di risarcimento milionarie. Scopri i dettagli agghiaccianti del dossier inglese nel nostro articolo completo 👇

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Mastectomia

Londra – La fiducia cieca e incondizionata che un paziente ripone nelle mani, nell’esperienza e nel camice bianco del proprio medico curante rappresenta uno dei legami umani e professionali più intimi, delicati e sacri in assoluto. Quando una donna si trova a dover affrontare il calvario devastante e terrorizzante di una diagnosi di cancro al seno, affida letteralmente la propria vita, il proprio corpo e il proprio futuro all’istituzione ospedaliera. Ma cosa succede quando quel santuario della scienza e della cura si trasforma improvvisamente nel teatro di un incubo clinico senza precedenti?
La clamorosa e raccapricciante inchiesta giornalistica, rimbalzata con prepotenza sulle prime pagine del Daily Mail, sta facendo tremare dalle fondamenta l’intero Servizio Sanitario Nazionale britannico (il celebre NHS), scatenando un’ondata di rabbia, indignazione e puro terrore tra l’opinione pubblica d’oltremanica. I vertici sanitari inglesi sono stati infatti costretti a fare i conti con uno degli scandali medici più gravi, vergognosi e imperdonabili della storia recente del Paese: ben venti donne hanno subìto la mutilazione chirurgica del proprio seno, sottoponendosi a interventi di mastectomia totale, senza averne in realtà alcuna reale e comprovata necessità clinica.

Il dramma inenarrabile: asportazioni del seno totalmente ingiustificate

Leggere i dettagli crudi di questo catastrofico fallimento medico fa letteralmente raggelare il sangue nelle vene. La mastectomia, ovvero l’asportazione chirurgica e radicale della mammella, è un intervento estremamente invasivo, doloroso e dal fortissimo impatto demolitivo, non solo sul piano prettamente fisico e anatomico, ma soprattutto su quello psicologico, emotivo e identitario della donna.
Le venti pazienti finite al centro di questo agghiacciante dossier credevano fermamente (sulla base delle diagnosi e dei raggelanti consulti forniti dai luminari del reparto oncologico) che il sacrificio estremo del proprio seno fosse l’unica via di fuga percorribile per estirpare il tumore e salvare la propria vita dalla morte certa. Invece, la tragica, inaccettabile e spietata verità, emersa solo a posteriori grazie a revisioni cliniche incrociate, ha rivelato un quadro clinico diametralmente opposto. I protocolli chirurgici adottati in quelle specifiche circostanze erano totalmente sproporzionati e ingiustificati: il cancro, ammesso che fosse presente e aggressivo nella forma ipotizzata, avrebbe potuto benissimo essere curato e tenuto sotto stretto controllo attraverso terapie farmacologiche mirate, cicli di radioterapia o, al limite, interventi chirurgici conservativi e di portata infinitamente minore, risparmiando così alle vittime un inutile e permanente scempio fisico.

L’ammissione di colpa e il collasso totale dei protocolli sanitari

La gravità inaudita di questo enorme scandalo risiede anche e soprattutto nella clamorosa ammissione di colpa ufficiale giunta direttamente dai vertici del trust ospedaliero coinvolto. Non si è trattato di un singolo, isolato e sfortunatissimo errore di valutazione commesso da un chirurgo disattento in sala operatoria, ma di un vero e proprio, prolungato e sistemico collasso dell’intera catena di controllo e dei protocolli di garanzia medica previsti dal severissimo sistema sanitario britannico.
Per mesi, se non per anni, le cartelle cliniche sono state lette e interpretate in maniera superficiale o grossolana, i comitati medici (che dovrebbero vagliare e autorizzare collegialmente ogni singolo intervento chirurgico di tale portata demolitiva) hanno incredibilmente e colpevolmente chiuso un occhio, e la catena di comando ha avallato la mutilazione di venti donne innocenti senza che nessun campanello d’allarme suonasse nei corridoi della direzione sanitaria. L’ammissione di questa mostruosa malpractice istituzionale ha di fatto azzerato, con un colpo di spugna, la credibilità faticosamente costruita in decenni di onorato servizio dall’NHS britannico.

Centinaia di pazienti danneggiate: la valanga di cause legali in arrivo

Eppure, l’asportazione chirurgica immotivata del seno rappresenta purtroppo soltanto la punta dell’iceberg, l’aspetto più macabro ed estremo di un’emergenza clinica di proporzioni ben più vaste e preoccupanti. Il report interno, infatti, ha scoperchiato un calderone fatto di centinaia di altre pazienti (coinvolte in percorsi di cura per patologie mammarie presso le medesime strutture finite sotto inchiesta) che avrebbero subìto gravi “danni” (harm, come lo definisce freddamente la burocrazia inglese) a causa di cure sbagliate, negligenze terapeutiche, ritardi diagnostici e diagnosi rivelatesi successivamente del tutto inesatte.
Mentre le autorità governative cercano disperatamente di correre ai ripari annunciando a gran voce inchieste interne indipendenti e promettendo di rivedere da zero i protocolli, le vite di queste venti donne sono ormai inevitabilmente e irrimediabilmente segnate. Le cicatrici fisiche che portano sul petto sono il doloroso e costante promemoria di un tradimento medico assoluto, mentre le ferite psicologiche richiederanno anni, forse decenni, di supporto psichiatrico per essere in qualche modo elaborate. Inevitabilmente, i migliori studi legali di Londra stanno già affilando le armi per imbastire cause di risarcimento danni multimilionarie, ma la triste verità è che non esisterà mai al mondo una cifra in denaro sufficientemente grande per restituire a queste donne la serenità, l’integrità del proprio corpo e la fiducia rubata per sempre dalle fredde corsie di un ospedale.

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Salute

La corsa contro il tempo per battere l’arresto cardiaco: Firenze si unisce per la catena della sopravvivenza

La corretta e tempestiva informazione cittadina può letteralmente sconfiggere la morte! Quando una persona viene colpita da un improvviso arresto cardiaco, ogni singolo e prezioso minuto che passa senza un massaggio cardiaco riduce le sue speranze di vita del 10%. Per diffondere capillarmente la fondamentale cultura del primo soccorso, il Panathlon International Club Firenze ha organizzato una serata imperdibile, in programma lunedì prossimo alle ore 19:00 presso la sede della Croce Rossa Regionale Toscana (a Firenze). L’evento, intitolato “Quando il Territorio fa la differenza nell’Emergenza-Urgenza”, vedrà la partecipazione di luminari della rianimazione, cardiologi, assessori locali e i vertici della Croce Rossa. Durante l’incontro verranno effettuate dimostrazioni pratiche salvavita sull’utilizzo del Defibrillatore (DAE) e del massaggio cardiaco sui manichini. A coronare questa meravigliosa serata ci sarà anche un grandissimo gesto di solidarietà: il Panathlon Firenze donerà infatti alla Croce Rossa di Rignano una fondamentale e costosa strumentazione medica per l’emergenza cardiovascolare! Scopri tutti gli illustri relatori e come prenotare il tuo posto nel nostro articolo completo 👇

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Manovre salvavita

Firenze – Nel drammatico e silenzioso teatro dell’emergenza sanitaria, esiste una spietata e inesorabile unità di misura che separa nettamente la vita dalla morte: il tempo. Quando il cuore di una persona cessa improvvisamente e inaspettatamente di battere, ogni singolo e preziosissimo minuto trascorso in assenza di un intervento medico adeguato fa calare drasticamente, del dieci per cento, le reali probabilità di sopravvivenza del paziente colpito dal malore. In questi attimi di puro e paralizzante terrore, la fredda informazione preventiva, l’addestramento capillare e la pronta capacità di intervento della popolazione civile possono letteralmente stravolgere il destino di un essere umano.
Proprio per diffondere capillarmente l’imprescindibile cultura del primo soccorso e per sottolineare con forza l’inestimabile ruolo attivo del semplice cittadino nel complicatissimo sistema dell’emergenza-urgenza, il prestigioso Panathlon International Club Firenze ha organizzato una fondamentale e imperdibile serata di sensibilizzazione. L’appuntamento, che chiama a raccolta istituzioni e sanitari, è in programma per lunedì prossimo, a partire dalle ore 19:00, presso gli accoglienti spazi della sede della Croce Rossa Regionale Toscana, situata nel cuore del capoluogo fiorentino.

La catena della sopravvivenza: quando il territorio fa davvero la differenza

Il filo conduttore e il cuore pulsante dell’attesissimo incontro dibattito sarà il tema: “Quando il Territorio fa la differenza nell’Emergenza-Urgenza a seguito di un arresto cardiaco”. Al centro dei fitti lavori della serata ci sarà la cosiddetta e vitale “catena della sopravvivenza”, ovvero quell’insieme di azioni concatenate e tempestive che, se eseguite nella giusta e rigorosa sequenza logica, permettono di salvare una vita in pericolo.
Gli esperti illustreranno al pubblico presente l’importanza cruciale del rapido collegamento logistico e informativo fra l’ospedale e il territorio circostante, analizzando nel dettaglio le procedure salvavita: dall’allerta precoce ai centralini del 118, fino ad arrivare alla corretta e vigorosa esecuzione della rianimazione cardiopolmonare (il massaggio cardiaco) e all’impiego rapido e consapevole della defibrillazione precoce. La teoria, tuttavia, non viaggerà mai da sola: per rendere il messaggio ancora più forte, incisivo e memorabile, l’organizzazione ha previsto un’intensa dimostrazione pratica interattiva, avvalendosi di un moderno DAE (Defibrillatore Semiautomatico Esterno) e di un apposito manichino medico per istruire i presenti sul corretto e salvifico posizionamento delle mani sul torace.

Esperti a confronto: dai presidi territoriali al progetto nelle carceri

L’autorevolezza e il peso specifico della serata fiorentina sono ampiamente garantiti da un panel di relatori e ospiti di primissimo e assoluto livello nazionale. A fare gli onori di casa e a introdurre i delicatissimi lavori sarà Maurizio Mancianti, stimato presidente del Panathlon International Club Firenze e guida della Commissione Sanità Nazionale del Panathlon Distretto Italia.
Il dibattito entrerà poi nel vivo grazie agli attesi interventi tecnici di medici e professionisti in prima linea: Fabio Costantino, instancabile presidente di Cardiosecurity Italia APS e cardiologo di punta dell’Azienda USL Toscana Nord-Ovest, delineerà le nuove frontiere della sicurezza cardiovascolare. Accanto a lui, la professoressa Elena Giovanna Bignami, direttore dell’U.O.C. Anestesia e Rianimazione del Policlinico Universitario di Parma e presidente nazionale SIAARTI, porterà la voce e l’esperienza delle terapie intensive. Di grandissimo impatto etico e sociale sarà anche l’intervento di Martina Carducci, direttrice della complessa casa di reclusione di Porto Azzurro e Pianosa, che illustrerà i successi del meritevole progetto “Carceri Cardiosicure”. Il parterre sarà poi completato dalla presenza di Lorenzo Andreoni (presidente del Comitato Regionale Toscano della CRI) e dalle massime istituzioni locali: l’assessore regionale alla Sanità Monia Monni e l’assessore comunale allo Sport Letizia Perini.

Un gesto di immensa solidarietà: la donazione salvavita alla Croce Rossa

Ma le belle parole e i concetti teorici, seppur fondamentali, necessitano spesso di tradursi in azioni tangibili per lasciare davvero un segno profondo nella comunità. Per questo motivo, la conviviale organizzata dal club fiorentino avrà anche un dolcissimo, concreto e inestimabile risvolto di solidarietà umana.
Durante la serata, infatti, il Panathlon International Club Firenze si renderà protagonista di un gesto nobilissimo: l’associazione donerà ufficialmente ai volontari della Croce Rossa Italiana del comitato di Rignano una modernissima e costosa strumentazione medica, fondamentale per garantire la corretta esecuzione e il monitoraggio del massaggio cardiaco durante gli estenuanti interventi di soccorso in ambulanza. Un dono prezioso, che si trasformerà immediatamente in un’arma in più per strappare vite umane all’abbraccio fatale dell’arresto cardiaco. (Per informazioni e prenotazioni sull’evento: panathlonfirenze@gmail.com).

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Salute

Influenza 2026, al via i vaccini: chi ha diritto alle dosi gratuite e perché non bisogna assolutamente aspettare il freddo

Con l’arrivo dell’Autunno e la riapertura delle Scuole si risveglia il nemico più silenzioso e pericoloso per la nostra famiglia: il Virus dell’Influenza! Per scongiurare ondate di contagi letali per i nostri nonni, per i soggetti fragili e per i bambini più piccoli, l’Italia sta per far partire la nuovissima e vitale Campagna di Vaccinazione 2026-2027. L’Agenzia del Farmaco ha appena autorizzato 9 vaccini potentissimi, tra cui il famosissimo e comodissimo “Spray Nasale” per evitare la paura dell’ago ai bimbi tra i 2 e i 18 anni! Il Governo ha già stilato la lista delle lunghissime categorie che avranno diritto al Vaccino in modo TOTALMENTE GRATUITO (Over 60, donne in gravidanza, bambini, malati, familiari di persone fragili, Forze dell’Ordine e Sanitari). Il Professor Gianni Rezza lancia l’Allarme a tutti gli italiani: “Fa ancora caldo, ma NON DOVETE aspettare il freddo per vaccinarvi, sennò il virus vi troverà impreparati!”. Scopri tutte le Date in cui partono le vaccinazioni nella tua Regione e scopri se hai diritto alla Dose Gratuita leggendo il nostro articolo 👇

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vaccino-antinfluenzale

Roma – L’autunno non porta con sé soltanto il fascino romantico delle foglie che cadono e dei primi maglioni di lana, ma apre silenziosamente le porte a un nemico invisibile che, ogni singolo anno, bussa con prepotenza alle nostre case mettendo a dura prova la tenuta delle nostre famiglie e del sistema sanitario. La stagione influenzale 2026-2027 è ormai alle porte, e la parola d’ordine che deve risuonare nelle nostre coscienze è una sola: prevenzione. Proteggere se stessi significa, soprattutto, alzare uno scudo vitale e insuperabile per difendere la salute dei nostri nonni, dei nostri figli piccoli e delle persone più deboli che amiamo. Proprio per scongiurare ondate di contagi pericolosi, l’Italia sta accendendo i motori per la nuovissima e vitale campagna di vaccinazione.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ufficialmente dato il via libera, autorizzando ben nove vaccini antinfluenzali. Si tratta di sieri modernissimi e accuratamente aggiornati dai virologi sulla base degli ultimi ceppi virali individuati a livello globale e seguendo le rigidissime indicazioni dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Una barriera invisibile per i più fragili: lo spray per i bambini

Le armi a disposizione dei medici italiani quest’anno sono numerose e studiate su misura per ogni singola età. Tra le grandissime e apprezzatissime riconferme figura il vaccino in spray nasale: una vera e propria benedizione per i genitori, poiché permette di immunizzare in modo totalmente indolore i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 2 e i 18 anni, risparmiando loro il pianto e il terrore del classico ago.
La maggior parte degli altri prodotti autorizzati viene invece somministrata, come da tradizione, tramite iniezione intramuscolare. Per garantire la massima copertura possibile ai “saggi” della nostra società, le autorità hanno approvato due vaccini potenziati, rivolti specificamente alle fasce d’età più avanzate e vulnerabili: si tratta del farmaco Efluelda (calibrato e indicato a partire dai 60 anni) e del Fluad (che può essere somministrato in sicurezza già a partire dai 50 anni di età). Gli altri preziosi farmaci approvati coprono invece tutte le restanti fasce della popolazione, con formulazioni autorizzate a partire già dai 6 mesi di vita del neonato.

Le fasce prioritarie: chi ha diritto al vaccino totalmente gratuito

Il Ministero della Salute, consapevole del fortissimo impatto economico e sociale del virus, ha deciso di blindare le categorie più a rischio. La vaccinazione antinfluenzale, infatti, non è solo fortemente raccomandata dai camici bianchi, ma viene orgogliosamente offerta in forma totalmente gratuita a diverse fasce considerate prioritarie per la salute pubblica.
Ma chi rientra in questo fondamentale scudo di gratuità? Hanno diritto al siero gratuito tutte le persone che hanno già compiuto 60 anni di età, le donne in gravidanza e quelle che si trovano nel delicatissimo periodo successivo al parto, tutti i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, e naturalmente tutte quelle persone affette da patologie pregresse croniche che aumentano vertiginosamente il rischio di complicazioni respiratorie gravi in caso di contagio. Il grandissimo cuore dell’offerta statale copre inoltre, in maniera automatica, gli ospiti delle strutture di lungodegenza e delle RSA, oltre a garantire l’immunità ai familiari stretti delle persone particolarmente fragili, impedendo che il virus entri nelle case e faccia danni irreparabili.

Il dovere sociale dei lavoratori: medici, forze dell’ordine e donatori

Ma la gratuità non si ferma alle sole fasce deboli. Lo Stato ha infatti deciso di proteggere anche chi, ogni singolo giorno, garantisce il funzionamento e la sicurezza della nostra Nazione. Rientrano nel piano gratuito tutti gli operatori impegnati nei servizi pubblici di interesse collettivo primario: parliamo dell’intero personale sanitario e socio-sanitario, delle coraggiose forze di polizia e dei vigili del fuoco. A queste categorie vitali si aggiungono anche i lavoratori che operano a stretto contatto con animali (potenzialmente coinvolti nella trasmissione di pericolosi virus influenzali non umani) e i sempre preziosissimi donatori di sangue.

Le date delle Regioni e l’allarme del Professor Rezza: “Non aspettate”

Il Ministero della Salute ha indicato l’inizio del mese di ottobre come linea di partenza nazionale, ma le singole Regioni godono di totale autonomia organizzativa. Nel Lazio, ad esempio, le somministrazioni scatteranno già dal 1° ottobre, la Toscana partirà dal 7 ottobre, mentre il Friuli Venezia Giulia accenderà i motori il 14 ottobre. L’obiettivo generale, in ogni caso, è blindare la popolazione entro la primissima metà del mese.
Molti cittadini, ingannati dalle temperature autunnali ancora calde, si stanno domandando se non sia il caso di ritardare l’iniezione, aspettando l’arrivo del vero gelo invernale. A spazzare via questo pericolosissimo falso mito ci ha pensato il luminare Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all’Università San Raffaele di Milano. «Decisamente no, non dovete aspettare», ha sentenziato l’esperto. Il clima mite non ferma affatto il virus, la cui furia è scatenata soprattutto dalla riapertura delle scuole e dal ritorno massiccio negli uffici chiusi. Il monito del professore è chiarissimo e non ammette repliche: «Dopo la puntura servono circa 10-15 giorni perché l’organismo sviluppi una risposta immunitaria e produca gli anticorpi. Più si aspetta a vaccinarsi, più è alta e pericolosa la probabilità che l’influenza ci colpisca trovandoci drammaticamente impreparati». L’appello è lanciato: contattate il vostro medico e proteggete chi amate.

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