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Salute

La riforma della disabilità e il ruolo della medicina legale: una valutazione più giusta e vicina alla persona

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La riforma della disabilità e il ruolo della medicina legale: una valutazione più giusta e vicina alla persona

Redazione-Roma è stata il fulcro del dibattito nazionale sulla sanità e i diritti civili durante il 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA). Al centro della discussione, il dottor Lucio Di Mauro, segretario nazionale della SIMLA, ha delineato i contorni di una trasformazione epocale che punta a riscrivere il rapporto tra istituzioni e cittadini fragili. La riforma della disabilità, che si sta attuando in questa fase in Italia, non rappresenta solo un aggiornamento normativo, ma un cambio di paradigma culturale che sposta l’attenzione dal concetto di invalidità clinica a quello di dignità umana e partecipazione sociale.

La nuova valutazione di base come pilastro del cambiamento

Il cuore pulsante di questa riforma è identificabile nella nuova “valutazione di base” della condizione di disabilità. Fino a oggi, il sistema era spesso percepito come un complesso ingranaggio burocratico, dove la persona veniva ridotta a una serie di codici e percentuali. Il nuovo approccio intende superare questa frammentazione, ponendo al centro l’individuo con le sue necessità quotidiane. Che si tratti di un minore in attesa di un supporto educativo scolastico, o di un adulto che aspira all’inserimento lavorativo, la procedura di valutazione non deve limitarsi a certificare una patologia, quanto piuttosto a comprendere come tale condizione influenzi la vita relazionale e operativa del singolo soggetto.

Questo passaggio di testimone verso un modello biopsicosociale, ispirato alla classificazione ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presuppone una capacità di analisi più ampia. La medicina legale, in questo contesto, smette di essere un freddo tribunale di accertamento per trasformarsi in un attore proattivo del sistema di welfare. Il compito dei professionisti del settore diventa quello di tradurre le oggettive limitazioni fisiche o sensoriali in bisogni concreti, necessari per costruire un progetto di vita personalizzato.

Medicina legale come garanzia di omogeneità territoriale

Una delle criticità storiche del sistema italiano riguarda la disparità di trattamento. Un cittadino residente in Lombardia potrebbe trovarsi a fruire di percorsi e diritti differenti rispetto a un residente in Sicilia o in un piccolo comune dell’Appennino. La riforma, sotto l’egida dell’uniformità metodologica proposta da SIMLA, mira a eliminare queste divergenze. La medicina legale assume una funzione di garante: l’applicazione di criteri standardizzati su tutto il territorio nazionale è il presupposto di una giustizia sociale reale.

L’omogeneizzazione delle procedure non è solo una nobile ambizione tecnica, ma una necessità pratica. Ridurre il contenzioso giudiziario significa, in primo luogo, sollevare le famiglie dalla pressione di dover ricorrere alle aule di tribunale per veder riconosciuto un diritto che dovrebbe essere già garantito dalla legge. Le lunghe attese, tipiche del passato, sono state spesso causate da interpretazioni discrezionali e difformi del quadro normativo. Attraverso una formazione continua e una condivisione dei protocolli valutativi, i medici legali possono contribuire in modo determinante alla riduzione dei tempi di risposta, garantendo che ogni cittadino riceva una valutazione tempestiva e, soprattutto, equa.

Dalla misurazione all’inclusione sociale effettiva

Il superamento della logica puramente amministrativa è il punto di arrivo di questo percorso. Quando la medicina legale si concentra sull’ambiente che circonda la persona — la scuola, il posto di lavoro, la barriera architettonica nelle città — si trasforma in un presidio di equità. Non si tratta più solo di quantificare il danno, ma di definire quali strumenti siano necessari affinché il cittadino possa esercitare pienamente la propria cittadinanza. Questo approccio richiede che la valutazione sia un processo dinamico, capace di adattarsi ai cambiamenti della vita di una persona, evitando che la certificazione diventi un documento statico e superato.

Il lavoro svolto dai medici legali, in collaborazione con le altre figure sanitarie e sociali, diventa quindi l’anello di congiunzione tra le tutele previste sulla carta e la realtà vissuta. In questo scenario, la dignità della persona non è più un concetto astratto, ma il risultato di una procedura che rispetta la specificità di ogni storia individuale. L’impegno profuso da SIMLA durante il congresso conferma la volontà della categoria di porsi al servizio della collettività, interpretando il proprio ruolo deontologico come strumento per trasformare una pratica burocratica in un’occasione di autentica inclusione, dove il diritto alla salute e il diritto all’integrazione camminano finalmente di pari passo.

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Salute

Scandalo nella sanità inglese: venti donne subiscono mastectomie non necessarie per un tragico errore medico

La fiducia nei medici curanti si è trasformata in un autentico e macabro incubo a occhi aperti! Una clamorosa inchiesta giornalistica del Daily Mail ha appena scoperchiato uno degli scandali medici più gravi, vergognosi e imperdonabili nella storia recente del Servizio Sanitario Nazionale britannico (il celebre NHS). I vertici ospedalieri d’oltremanica sono stati costretti ad ammettere pubblicamente una colpa inaudita: ben 20 donne in cura per patologie oncologiche hanno subito un inutile e devastante intervento di mastectomia (l’asportazione chirurgica totale del seno), senza averne in realtà alcuna reale o comprovata necessità clinica! A causa di diagnosi grossolane e del totale e prolungato fallimento dei protocolli di controllo della struttura, queste donne sono state sottoposte a una mutilazione fisica irreversibile per curare tumori che avrebbero tranquillamente potuto essere trattati in maniera conservativa. E il disastro è ben più grande: le indagini rivelano che altre centinaia di pazienti avrebbero subito danni a causa di cure sbagliate e negligenze nello stesso ospedale! Un tradimento assoluto che lascia addosso a venti vittime cicatrici fisiche e psicologiche incancellabili, aprendo ora la strada a cause di risarcimento milionarie. Scopri i dettagli agghiaccianti del dossier inglese nel nostro articolo completo 👇

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Mastectomia

Londra – La fiducia cieca e incondizionata che un paziente ripone nelle mani, nell’esperienza e nel camice bianco del proprio medico curante rappresenta uno dei legami umani e professionali più intimi, delicati e sacri in assoluto. Quando una donna si trova a dover affrontare il calvario devastante e terrorizzante di una diagnosi di cancro al seno, affida letteralmente la propria vita, il proprio corpo e il proprio futuro all’istituzione ospedaliera. Ma cosa succede quando quel santuario della scienza e della cura si trasforma improvvisamente nel teatro di un incubo clinico senza precedenti?
La clamorosa e raccapricciante inchiesta giornalistica, rimbalzata con prepotenza sulle prime pagine del Daily Mail, sta facendo tremare dalle fondamenta l’intero Servizio Sanitario Nazionale britannico (il celebre NHS), scatenando un’ondata di rabbia, indignazione e puro terrore tra l’opinione pubblica d’oltremanica. I vertici sanitari inglesi sono stati infatti costretti a fare i conti con uno degli scandali medici più gravi, vergognosi e imperdonabili della storia recente del Paese: ben venti donne hanno subìto la mutilazione chirurgica del proprio seno, sottoponendosi a interventi di mastectomia totale, senza averne in realtà alcuna reale e comprovata necessità clinica.

Il dramma inenarrabile: asportazioni del seno totalmente ingiustificate

Leggere i dettagli crudi di questo catastrofico fallimento medico fa letteralmente raggelare il sangue nelle vene. La mastectomia, ovvero l’asportazione chirurgica e radicale della mammella, è un intervento estremamente invasivo, doloroso e dal fortissimo impatto demolitivo, non solo sul piano prettamente fisico e anatomico, ma soprattutto su quello psicologico, emotivo e identitario della donna.
Le venti pazienti finite al centro di questo agghiacciante dossier credevano fermamente (sulla base delle diagnosi e dei raggelanti consulti forniti dai luminari del reparto oncologico) che il sacrificio estremo del proprio seno fosse l’unica via di fuga percorribile per estirpare il tumore e salvare la propria vita dalla morte certa. Invece, la tragica, inaccettabile e spietata verità, emersa solo a posteriori grazie a revisioni cliniche incrociate, ha rivelato un quadro clinico diametralmente opposto. I protocolli chirurgici adottati in quelle specifiche circostanze erano totalmente sproporzionati e ingiustificati: il cancro, ammesso che fosse presente e aggressivo nella forma ipotizzata, avrebbe potuto benissimo essere curato e tenuto sotto stretto controllo attraverso terapie farmacologiche mirate, cicli di radioterapia o, al limite, interventi chirurgici conservativi e di portata infinitamente minore, risparmiando così alle vittime un inutile e permanente scempio fisico.

L’ammissione di colpa e il collasso totale dei protocolli sanitari

La gravità inaudita di questo enorme scandalo risiede anche e soprattutto nella clamorosa ammissione di colpa ufficiale giunta direttamente dai vertici del trust ospedaliero coinvolto. Non si è trattato di un singolo, isolato e sfortunatissimo errore di valutazione commesso da un chirurgo disattento in sala operatoria, ma di un vero e proprio, prolungato e sistemico collasso dell’intera catena di controllo e dei protocolli di garanzia medica previsti dal severissimo sistema sanitario britannico.
Per mesi, se non per anni, le cartelle cliniche sono state lette e interpretate in maniera superficiale o grossolana, i comitati medici (che dovrebbero vagliare e autorizzare collegialmente ogni singolo intervento chirurgico di tale portata demolitiva) hanno incredibilmente e colpevolmente chiuso un occhio, e la catena di comando ha avallato la mutilazione di venti donne innocenti senza che nessun campanello d’allarme suonasse nei corridoi della direzione sanitaria. L’ammissione di questa mostruosa malpractice istituzionale ha di fatto azzerato, con un colpo di spugna, la credibilità faticosamente costruita in decenni di onorato servizio dall’NHS britannico.

Centinaia di pazienti danneggiate: la valanga di cause legali in arrivo

Eppure, l’asportazione chirurgica immotivata del seno rappresenta purtroppo soltanto la punta dell’iceberg, l’aspetto più macabro ed estremo di un’emergenza clinica di proporzioni ben più vaste e preoccupanti. Il report interno, infatti, ha scoperchiato un calderone fatto di centinaia di altre pazienti (coinvolte in percorsi di cura per patologie mammarie presso le medesime strutture finite sotto inchiesta) che avrebbero subìto gravi “danni” (harm, come lo definisce freddamente la burocrazia inglese) a causa di cure sbagliate, negligenze terapeutiche, ritardi diagnostici e diagnosi rivelatesi successivamente del tutto inesatte.
Mentre le autorità governative cercano disperatamente di correre ai ripari annunciando a gran voce inchieste interne indipendenti e promettendo di rivedere da zero i protocolli, le vite di queste venti donne sono ormai inevitabilmente e irrimediabilmente segnate. Le cicatrici fisiche che portano sul petto sono il doloroso e costante promemoria di un tradimento medico assoluto, mentre le ferite psicologiche richiederanno anni, forse decenni, di supporto psichiatrico per essere in qualche modo elaborate. Inevitabilmente, i migliori studi legali di Londra stanno già affilando le armi per imbastire cause di risarcimento danni multimilionarie, ma la triste verità è che non esisterà mai al mondo una cifra in denaro sufficientemente grande per restituire a queste donne la serenità, l’integrità del proprio corpo e la fiducia rubata per sempre dalle fredde corsie di un ospedale.

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Salute

La corsa contro il tempo per battere l’arresto cardiaco: Firenze si unisce per la catena della sopravvivenza

La corretta e tempestiva informazione cittadina può letteralmente sconfiggere la morte! Quando una persona viene colpita da un improvviso arresto cardiaco, ogni singolo e prezioso minuto che passa senza un massaggio cardiaco riduce le sue speranze di vita del 10%. Per diffondere capillarmente la fondamentale cultura del primo soccorso, il Panathlon International Club Firenze ha organizzato una serata imperdibile, in programma lunedì prossimo alle ore 19:00 presso la sede della Croce Rossa Regionale Toscana (a Firenze). L’evento, intitolato “Quando il Territorio fa la differenza nell’Emergenza-Urgenza”, vedrà la partecipazione di luminari della rianimazione, cardiologi, assessori locali e i vertici della Croce Rossa. Durante l’incontro verranno effettuate dimostrazioni pratiche salvavita sull’utilizzo del Defibrillatore (DAE) e del massaggio cardiaco sui manichini. A coronare questa meravigliosa serata ci sarà anche un grandissimo gesto di solidarietà: il Panathlon Firenze donerà infatti alla Croce Rossa di Rignano una fondamentale e costosa strumentazione medica per l’emergenza cardiovascolare! Scopri tutti gli illustri relatori e come prenotare il tuo posto nel nostro articolo completo 👇

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Manovre salvavita

Firenze – Nel drammatico e silenzioso teatro dell’emergenza sanitaria, esiste una spietata e inesorabile unità di misura che separa nettamente la vita dalla morte: il tempo. Quando il cuore di una persona cessa improvvisamente e inaspettatamente di battere, ogni singolo e preziosissimo minuto trascorso in assenza di un intervento medico adeguato fa calare drasticamente, del dieci per cento, le reali probabilità di sopravvivenza del paziente colpito dal malore. In questi attimi di puro e paralizzante terrore, la fredda informazione preventiva, l’addestramento capillare e la pronta capacità di intervento della popolazione civile possono letteralmente stravolgere il destino di un essere umano.
Proprio per diffondere capillarmente l’imprescindibile cultura del primo soccorso e per sottolineare con forza l’inestimabile ruolo attivo del semplice cittadino nel complicatissimo sistema dell’emergenza-urgenza, il prestigioso Panathlon International Club Firenze ha organizzato una fondamentale e imperdibile serata di sensibilizzazione. L’appuntamento, che chiama a raccolta istituzioni e sanitari, è in programma per lunedì prossimo, a partire dalle ore 19:00, presso gli accoglienti spazi della sede della Croce Rossa Regionale Toscana, situata nel cuore del capoluogo fiorentino.

La catena della sopravvivenza: quando il territorio fa davvero la differenza

Il filo conduttore e il cuore pulsante dell’attesissimo incontro dibattito sarà il tema: “Quando il Territorio fa la differenza nell’Emergenza-Urgenza a seguito di un arresto cardiaco”. Al centro dei fitti lavori della serata ci sarà la cosiddetta e vitale “catena della sopravvivenza”, ovvero quell’insieme di azioni concatenate e tempestive che, se eseguite nella giusta e rigorosa sequenza logica, permettono di salvare una vita in pericolo.
Gli esperti illustreranno al pubblico presente l’importanza cruciale del rapido collegamento logistico e informativo fra l’ospedale e il territorio circostante, analizzando nel dettaglio le procedure salvavita: dall’allerta precoce ai centralini del 118, fino ad arrivare alla corretta e vigorosa esecuzione della rianimazione cardiopolmonare (il massaggio cardiaco) e all’impiego rapido e consapevole della defibrillazione precoce. La teoria, tuttavia, non viaggerà mai da sola: per rendere il messaggio ancora più forte, incisivo e memorabile, l’organizzazione ha previsto un’intensa dimostrazione pratica interattiva, avvalendosi di un moderno DAE (Defibrillatore Semiautomatico Esterno) e di un apposito manichino medico per istruire i presenti sul corretto e salvifico posizionamento delle mani sul torace.

Esperti a confronto: dai presidi territoriali al progetto nelle carceri

L’autorevolezza e il peso specifico della serata fiorentina sono ampiamente garantiti da un panel di relatori e ospiti di primissimo e assoluto livello nazionale. A fare gli onori di casa e a introdurre i delicatissimi lavori sarà Maurizio Mancianti, stimato presidente del Panathlon International Club Firenze e guida della Commissione Sanità Nazionale del Panathlon Distretto Italia.
Il dibattito entrerà poi nel vivo grazie agli attesi interventi tecnici di medici e professionisti in prima linea: Fabio Costantino, instancabile presidente di Cardiosecurity Italia APS e cardiologo di punta dell’Azienda USL Toscana Nord-Ovest, delineerà le nuove frontiere della sicurezza cardiovascolare. Accanto a lui, la professoressa Elena Giovanna Bignami, direttore dell’U.O.C. Anestesia e Rianimazione del Policlinico Universitario di Parma e presidente nazionale SIAARTI, porterà la voce e l’esperienza delle terapie intensive. Di grandissimo impatto etico e sociale sarà anche l’intervento di Martina Carducci, direttrice della complessa casa di reclusione di Porto Azzurro e Pianosa, che illustrerà i successi del meritevole progetto “Carceri Cardiosicure”. Il parterre sarà poi completato dalla presenza di Lorenzo Andreoni (presidente del Comitato Regionale Toscano della CRI) e dalle massime istituzioni locali: l’assessore regionale alla Sanità Monia Monni e l’assessore comunale allo Sport Letizia Perini.

Un gesto di immensa solidarietà: la donazione salvavita alla Croce Rossa

Ma le belle parole e i concetti teorici, seppur fondamentali, necessitano spesso di tradursi in azioni tangibili per lasciare davvero un segno profondo nella comunità. Per questo motivo, la conviviale organizzata dal club fiorentino avrà anche un dolcissimo, concreto e inestimabile risvolto di solidarietà umana.
Durante la serata, infatti, il Panathlon International Club Firenze si renderà protagonista di un gesto nobilissimo: l’associazione donerà ufficialmente ai volontari della Croce Rossa Italiana del comitato di Rignano una modernissima e costosa strumentazione medica, fondamentale per garantire la corretta esecuzione e il monitoraggio del massaggio cardiaco durante gli estenuanti interventi di soccorso in ambulanza. Un dono prezioso, che si trasformerà immediatamente in un’arma in più per strappare vite umane all’abbraccio fatale dell’arresto cardiaco. (Per informazioni e prenotazioni sull’evento: panathlonfirenze@gmail.com).

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Salute

Influenza 2026, al via i vaccini: chi ha diritto alle dosi gratuite e perché non bisogna assolutamente aspettare il freddo

Con l’arrivo dell’Autunno e la riapertura delle Scuole si risveglia il nemico più silenzioso e pericoloso per la nostra famiglia: il Virus dell’Influenza! Per scongiurare ondate di contagi letali per i nostri nonni, per i soggetti fragili e per i bambini più piccoli, l’Italia sta per far partire la nuovissima e vitale Campagna di Vaccinazione 2026-2027. L’Agenzia del Farmaco ha appena autorizzato 9 vaccini potentissimi, tra cui il famosissimo e comodissimo “Spray Nasale” per evitare la paura dell’ago ai bimbi tra i 2 e i 18 anni! Il Governo ha già stilato la lista delle lunghissime categorie che avranno diritto al Vaccino in modo TOTALMENTE GRATUITO (Over 60, donne in gravidanza, bambini, malati, familiari di persone fragili, Forze dell’Ordine e Sanitari). Il Professor Gianni Rezza lancia l’Allarme a tutti gli italiani: “Fa ancora caldo, ma NON DOVETE aspettare il freddo per vaccinarvi, sennò il virus vi troverà impreparati!”. Scopri tutte le Date in cui partono le vaccinazioni nella tua Regione e scopri se hai diritto alla Dose Gratuita leggendo il nostro articolo 👇

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vaccino-antinfluenzale

Roma – L’autunno non porta con sé soltanto il fascino romantico delle foglie che cadono e dei primi maglioni di lana, ma apre silenziosamente le porte a un nemico invisibile che, ogni singolo anno, bussa con prepotenza alle nostre case mettendo a dura prova la tenuta delle nostre famiglie e del sistema sanitario. La stagione influenzale 2026-2027 è ormai alle porte, e la parola d’ordine che deve risuonare nelle nostre coscienze è una sola: prevenzione. Proteggere se stessi significa, soprattutto, alzare uno scudo vitale e insuperabile per difendere la salute dei nostri nonni, dei nostri figli piccoli e delle persone più deboli che amiamo. Proprio per scongiurare ondate di contagi pericolosi, l’Italia sta accendendo i motori per la nuovissima e vitale campagna di vaccinazione.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ufficialmente dato il via libera, autorizzando ben nove vaccini antinfluenzali. Si tratta di sieri modernissimi e accuratamente aggiornati dai virologi sulla base degli ultimi ceppi virali individuati a livello globale e seguendo le rigidissime indicazioni dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Una barriera invisibile per i più fragili: lo spray per i bambini

Le armi a disposizione dei medici italiani quest’anno sono numerose e studiate su misura per ogni singola età. Tra le grandissime e apprezzatissime riconferme figura il vaccino in spray nasale: una vera e propria benedizione per i genitori, poiché permette di immunizzare in modo totalmente indolore i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 2 e i 18 anni, risparmiando loro il pianto e il terrore del classico ago.
La maggior parte degli altri prodotti autorizzati viene invece somministrata, come da tradizione, tramite iniezione intramuscolare. Per garantire la massima copertura possibile ai “saggi” della nostra società, le autorità hanno approvato due vaccini potenziati, rivolti specificamente alle fasce d’età più avanzate e vulnerabili: si tratta del farmaco Efluelda (calibrato e indicato a partire dai 60 anni) e del Fluad (che può essere somministrato in sicurezza già a partire dai 50 anni di età). Gli altri preziosi farmaci approvati coprono invece tutte le restanti fasce della popolazione, con formulazioni autorizzate a partire già dai 6 mesi di vita del neonato.

Le fasce prioritarie: chi ha diritto al vaccino totalmente gratuito

Il Ministero della Salute, consapevole del fortissimo impatto economico e sociale del virus, ha deciso di blindare le categorie più a rischio. La vaccinazione antinfluenzale, infatti, non è solo fortemente raccomandata dai camici bianchi, ma viene orgogliosamente offerta in forma totalmente gratuita a diverse fasce considerate prioritarie per la salute pubblica.
Ma chi rientra in questo fondamentale scudo di gratuità? Hanno diritto al siero gratuito tutte le persone che hanno già compiuto 60 anni di età, le donne in gravidanza e quelle che si trovano nel delicatissimo periodo successivo al parto, tutti i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, e naturalmente tutte quelle persone affette da patologie pregresse croniche che aumentano vertiginosamente il rischio di complicazioni respiratorie gravi in caso di contagio. Il grandissimo cuore dell’offerta statale copre inoltre, in maniera automatica, gli ospiti delle strutture di lungodegenza e delle RSA, oltre a garantire l’immunità ai familiari stretti delle persone particolarmente fragili, impedendo che il virus entri nelle case e faccia danni irreparabili.

Il dovere sociale dei lavoratori: medici, forze dell’ordine e donatori

Ma la gratuità non si ferma alle sole fasce deboli. Lo Stato ha infatti deciso di proteggere anche chi, ogni singolo giorno, garantisce il funzionamento e la sicurezza della nostra Nazione. Rientrano nel piano gratuito tutti gli operatori impegnati nei servizi pubblici di interesse collettivo primario: parliamo dell’intero personale sanitario e socio-sanitario, delle coraggiose forze di polizia e dei vigili del fuoco. A queste categorie vitali si aggiungono anche i lavoratori che operano a stretto contatto con animali (potenzialmente coinvolti nella trasmissione di pericolosi virus influenzali non umani) e i sempre preziosissimi donatori di sangue.

Le date delle Regioni e l’allarme del Professor Rezza: “Non aspettate”

Il Ministero della Salute ha indicato l’inizio del mese di ottobre come linea di partenza nazionale, ma le singole Regioni godono di totale autonomia organizzativa. Nel Lazio, ad esempio, le somministrazioni scatteranno già dal 1° ottobre, la Toscana partirà dal 7 ottobre, mentre il Friuli Venezia Giulia accenderà i motori il 14 ottobre. L’obiettivo generale, in ogni caso, è blindare la popolazione entro la primissima metà del mese.
Molti cittadini, ingannati dalle temperature autunnali ancora calde, si stanno domandando se non sia il caso di ritardare l’iniezione, aspettando l’arrivo del vero gelo invernale. A spazzare via questo pericolosissimo falso mito ci ha pensato il luminare Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all’Università San Raffaele di Milano. «Decisamente no, non dovete aspettare», ha sentenziato l’esperto. Il clima mite non ferma affatto il virus, la cui furia è scatenata soprattutto dalla riapertura delle scuole e dal ritorno massiccio negli uffici chiusi. Il monito del professore è chiarissimo e non ammette repliche: «Dopo la puntura servono circa 10-15 giorni perché l’organismo sviluppi una risposta immunitaria e produca gli anticorpi. Più si aspetta a vaccinarsi, più è alta e pericolosa la probabilità che l’influenza ci colpisca trovandoci drammaticamente impreparati». L’appello è lanciato: contattate il vostro medico e proteggete chi amate.

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