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Salute

Il premio Carlo Lauri valorizza le nuove eccellenze della ricerca odontostomatologica alla Sapienza

🦷 La prima edizione del Premio Carlo Lauri celebra il talento dei giovani ricercatori della Sapienza, unendo il ricordo di un professionista esemplare al futuro della ricerca odontostomatologica. Scopri i dettagli della premiazione e l’importanza del connubio tra accademia e territorio.

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#Sapienza #Odontostomatologia #RicercaScientifica #RomaCampidoglio

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 Redazione-  l’Aula Capozzi del Policlinico Umberto I è diventata il palcoscenico di un evento significativo per il mondo accademico e sanitario italiano. Si è tenuta la cerimonia conclusiva della prima edizione del Premio Carlo Lauri, un riconoscimento istituito per premiare le migliori tesi di laurea discusse presso la Sapienza Università di Roma durante l’anno accademico 2023/2024. Il progetto nasce da una collaborazione strategica tra il prestigioso ateneo romano e il Rotary Club Roma Campidoglio, con l’obiettivo dichiarato di sostenere i giovani clinici nel loro percorso di inserimento professionale e scientifico.

Un legame solido tra università e società civile

La giornata ha visto la partecipazione della Magnifica Rettrice, la professoressa Antonella Polimeni, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto di questa iniziativa. Nel suo intervento, la Rettrice ha evidenziato come l’assegnazione di borse di studio in memoria di un professionista stimato rappresenti una doppia opportunità: da un lato, preservare l’eredità umana e professionale di Carlo Lauri, offrendolo come modello di integrità ed eccellenza agli studenti; dall’altro, concretizzare il diritto allo studio attraverso il riconoscimento tangibile del merito.

Il concetto di “terza missione” dell’università, ovvero la capacità dell’istituzione di dialogare attivamente con il territorio e le sue realtà sociali, è stato al centro dell’analisi del professor Umberto Romeo, Direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali. Secondo il docente, il partenariato con un ente radicato nella comunità come il Rotary Club Roma Campidoglio è fondamentale. Questo ponte tra il bagaglio di conoscenze accademiche e le necessità del tessuto sociale permette di trasformare la ricerca teorica in un contributo utile per la collettività, creando i presupposti per una crescita costante della qualità delle prestazioni sanitarie.

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Memoria, rigore scientifico e futuro clinico

Il momento più intimo della giornata è stato affidato a Carla Testa Lauri, che ha rievocato la figura del marito. La sua testimonianza ha restituito l’immagine di un uomo che, oltre alla competenza tecnica, ha saputo coniugare la professione medica con una profonda passione per la vita e per la libertà, valori che il premio intende tramandare alle nuove generazioni di dentisti e ricercatori. Il ricordo, dunque, non come atto formale, ma come guida etica per chi si affaccia oggi al mondo della sanità.

Sul piano squisitamente accademico, il presidente della commissione esaminatrice, il professor Alberto De Biase, ha tracciato un bilancio tecnico della selezione. Gli elaborati sottoposti al vaglio degli esperti hanno mostrato un livello qualitativo elevato, confermando la solidità del percorso didattico offerto dalla Sapienza. La qualità della ricerca presentata dai giovani neodottori indica una generazione di clinici rigorosa, capace di affrontare le sfide dell’odontostomatologia moderna attraverso l’applicazione di metodologie innovative e un approccio basato sull’evidenza scientifica.

La chiusura della giornata è stata affidata a Gabriele e Giorgio Lauri, che hanno consegnato ufficialmente le borse di studio ai vincitori. Il gesto ha segnato una sorta di passaggio di testimone, consolidando il legame tra la storia professionale e l’avvenire della ricerca. Con questa prima edizione, il Premio Carlo Lauri si propone come un appuntamento fisso nel panorama universitario capitolino, ribadendo l’importanza del sostegno ai talenti emergenti in un settore, quello della salute orale, che richiede un aggiornamento continuo e uno spirito analitico sempre acceso. L’attenzione verso il merito e l’integrazione tra eccellenza scientifica e finalità solidaristiche restano le pietre miliari su cui si fonda questa iniziativa, capace di unire istituzioni diverse in un unico obiettivo condiviso: il miglioramento della formazione medica italiana.

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Salute

La riforma della disabilità e il ruolo della medicina legale: una valutazione più giusta e vicina alla persona

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Redazione-Roma è stata il fulcro del dibattito nazionale sulla sanità e i diritti civili durante il 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA). Al centro della discussione, il dottor Lucio Di Mauro, segretario nazionale della SIMLA, ha delineato i contorni di una trasformazione epocale che punta a riscrivere il rapporto tra istituzioni e cittadini fragili. La riforma della disabilità, che si sta attuando in questa fase in Italia, non rappresenta solo un aggiornamento normativo, ma un cambio di paradigma culturale che sposta l’attenzione dal concetto di invalidità clinica a quello di dignità umana e partecipazione sociale.

La nuova valutazione di base come pilastro del cambiamento

Il cuore pulsante di questa riforma è identificabile nella nuova “valutazione di base” della condizione di disabilità. Fino a oggi, il sistema era spesso percepito come un complesso ingranaggio burocratico, dove la persona veniva ridotta a una serie di codici e percentuali. Il nuovo approccio intende superare questa frammentazione, ponendo al centro l’individuo con le sue necessità quotidiane. Che si tratti di un minore in attesa di un supporto educativo scolastico, o di un adulto che aspira all’inserimento lavorativo, la procedura di valutazione non deve limitarsi a certificare una patologia, quanto piuttosto a comprendere come tale condizione influenzi la vita relazionale e operativa del singolo soggetto.

Questo passaggio di testimone verso un modello biopsicosociale, ispirato alla classificazione ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presuppone una capacità di analisi più ampia. La medicina legale, in questo contesto, smette di essere un freddo tribunale di accertamento per trasformarsi in un attore proattivo del sistema di welfare. Il compito dei professionisti del settore diventa quello di tradurre le oggettive limitazioni fisiche o sensoriali in bisogni concreti, necessari per costruire un progetto di vita personalizzato.

Medicina legale come garanzia di omogeneità territoriale

Una delle criticità storiche del sistema italiano riguarda la disparità di trattamento. Un cittadino residente in Lombardia potrebbe trovarsi a fruire di percorsi e diritti differenti rispetto a un residente in Sicilia o in un piccolo comune dell’Appennino. La riforma, sotto l’egida dell’uniformità metodologica proposta da SIMLA, mira a eliminare queste divergenze. La medicina legale assume una funzione di garante: l’applicazione di criteri standardizzati su tutto il territorio nazionale è il presupposto di una giustizia sociale reale.

L’omogeneizzazione delle procedure non è solo una nobile ambizione tecnica, ma una necessità pratica. Ridurre il contenzioso giudiziario significa, in primo luogo, sollevare le famiglie dalla pressione di dover ricorrere alle aule di tribunale per veder riconosciuto un diritto che dovrebbe essere già garantito dalla legge. Le lunghe attese, tipiche del passato, sono state spesso causate da interpretazioni discrezionali e difformi del quadro normativo. Attraverso una formazione continua e una condivisione dei protocolli valutativi, i medici legali possono contribuire in modo determinante alla riduzione dei tempi di risposta, garantendo che ogni cittadino riceva una valutazione tempestiva e, soprattutto, equa.

Dalla misurazione all’inclusione sociale effettiva

Il superamento della logica puramente amministrativa è il punto di arrivo di questo percorso. Quando la medicina legale si concentra sull’ambiente che circonda la persona — la scuola, il posto di lavoro, la barriera architettonica nelle città — si trasforma in un presidio di equità. Non si tratta più solo di quantificare il danno, ma di definire quali strumenti siano necessari affinché il cittadino possa esercitare pienamente la propria cittadinanza. Questo approccio richiede che la valutazione sia un processo dinamico, capace di adattarsi ai cambiamenti della vita di una persona, evitando che la certificazione diventi un documento statico e superato.

Il lavoro svolto dai medici legali, in collaborazione con le altre figure sanitarie e sociali, diventa quindi l’anello di congiunzione tra le tutele previste sulla carta e la realtà vissuta. In questo scenario, la dignità della persona non è più un concetto astratto, ma il risultato di una procedura che rispetta la specificità di ogni storia individuale. L’impegno profuso da SIMLA durante il congresso conferma la volontà della categoria di porsi al servizio della collettività, interpretando il proprio ruolo deontologico come strumento per trasformare una pratica burocratica in un’occasione di autentica inclusione, dove il diritto alla salute e il diritto all’integrazione camminano finalmente di pari passo.

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Salute

Il quinto congresso obiettivo trauma trasforma Caltanissetta in centro di eccellenza per la chirurgia d’urgenza

🚑 Caltanissetta diventa il fulcro della chirurgia d’urgenza con il 5° congresso nazionale “Obiettivo Trauma”. Due giorni di simulazioni avanzate per testare la performance dei team sanitari e migliorare la gestione del paziente complesso.

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#ObiettivoTrauma #Caltanissetta #Chirurgia #MedicinaDUrgenza

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Redazione-  Caltanissetta si prepara a diventare per due giorni la capitale nazionale della medicina d’urgenza e della gestione delle emergenze chirurgiche. Il 18 e il 19 settembre 2026, le sale del Cefpas ospiteranno la quinta edizione del congresso nazionale “Obiettivo Trauma”, un evento arrivato a un punto di svolta significativo. La manifestazione, nel tempo, ha saputo consolidarsi come uno dei momenti di riflessione più autorevoli per i chirurghi, gli anestesisti e tutto il personale sanitario impegnato in prima linea sul fronte del politrauma e delle urgenze complesse. Quest’anno, l’appuntamento si distingue nettamente dalle edizioni passate per un cambio di paradigma: la transizione da format congressuali puramente teorici a percorsi di apprendimento altamente immersivi.

L’evoluzione verso la didattica immersiva

La novità principale del 2026 risiede nell’adozione degli “scenari”, un approccio che aspira a rivoluzionare il modo in cui viene insegnata la gestione del trauma chirurgico. Non si tratta più solo di ascoltare lezioni frontali, ma di mettersi alla prova in contesti che tentano di ricreare le dinamiche reali della sala operatoria e della shock room. L’iniziativa si inserisce all’interno del progetto scientifico denominato “The Simulation Games: Clinical Governance e Performance del Trauma Team”. L’obiettivo dichiarato dal comitato scientifico è quello di trasformare la teoria in competenza pratica, valutando in tempo reale come il trauma team reagisce sotto pressione.

La gestione di un paziente politraumatizzato richiede una sincronia perfetta tra specialisti diversi. In questo ambito, la simulazione non serve soltanto a testare le abilità tecniche individuali, ma soprattutto a monitorare la qualità della comunicazione, la rapidità nel prendere decisioni critiche e la capacità di gestire le risorse disponibili con la massima efficienza. Il congresso intende dunque offrire uno spazio di analisi in cui l’errore, compiuto in un ambiente protetto, diventi la base per migliorare la sicurezza reale del paziente una volta rientrati nei reparti ospedalieri.

Un programma orientato alla performance clinica

A guidare l’intera macchina organizzativa di questa edizione c’è Giovanni Di Lorenzo, dirigente medico di Chirurgia generale e coordinatore dell’Unità operativa dipartimentale “coordinamento delle sale operatorie” presso il presidio ospedaliero Sant’Elia dell’Asp2 di Caltanissetta. Accanto a lui, nel ruolo di presidente onorario, figura Giovanni Ciaccio, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale, una colonna della sanità nissena che ha contribuito negli anni a elevare gli standard chirurgici del territorio. La loro visione è orientata a radicare nel sistema sanitario regionale e nazionale una cultura della governance clinica che ponga al centro la performance del team, andando oltre la semplice somma delle singole competenze professionali.

Le due giornate di lavoro saranno scandite da sessioni che alternano momenti di dibattito accademico a esercitazioni pratiche avanzate. La struttura del programma è stata studiata per integrare le necessità dei giovani chirurghi, che mirano a costruire solide basi operative, con quelle dei professionisti esperti, chiamati a rifinire le strategie organizzative nei reparti di emergenza. La multidisciplinarietà sarà il filo conduttore: la gestione del trauma, per sua natura, non può essere confinata alla sola chirurgia, ma richiede un’integrazione costante tra rianimatori, radiologi interventisti, ortopedici e infermieri specializzati.

Partecipazione e prospettive future per il sistema sanitario

L’importanza di questo congresso non si limita al confronto scientifico, ma tocca anche l’aspetto organizzativo delle aziende sanitarie locali. L’Asp2 di Caltanissetta, attraverso l’ospitalità del Cefpas, conferma la propria centralità nel panorama della formazione sanitaria in Sicilia. Il confronto tra realtà ospedaliere diverse permette di uniformare i protocolli di intervento, riducendo i tempi di risposta e migliorando gli esiti clinici nei casi in cui ogni minuto può rivelarsi determinante per la sopravvivenza.

Per i professionisti del settore, le iscrizioni sono già attive attraverso il portale dedicato, dove è possibile consultare i dettagli tecnici e il programma definitivo. Data la natura esperienziale del convegno, la partecipazione richiede un impegno diretto che va oltre la semplice presenza in aula. Per ulteriori necessità informative o per approfondimenti sulle dinamiche di accreditamento e sulle modalità di svolgimento delle simulazioni, è possibile rivolgersi alla segreteria organizzativa New Congress, contattando il numero 081 878 0564 o scrivendo un’email all’indirizzo info@newcongress.it. L’attesa è alta, con la consapevolezza che il congresso possa rappresentare un punto di partenza per una gestione del trauma sempre più basata su evidenze scientifiche e prove di performance reale.

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Salute

Salute: concluso a Roma il convegno “Oncologia tra Ospedale e Territorio”

Si è concluso oggi a Roma il convegno “Oncologia tra Ospedale e Territorio – Innovazione, Sostenibilità, Equità”, importante occasione di confronto che ha riunito istituzioni, professionisti sanitari, ricercatori, economisti della salute e rappresentanti del mondo

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Redazione-  Si è concluso oggi a Roma il convegno “Oncologia tra Ospedale e Territorio – Innovazione, Sostenibilità, Equità”, importante occasione di confronto che ha riunito istituzioni, professionisti sanitari, ricercatori, economisti della salute e rappresentanti del mondo associativo per discutere le prospettive future dell’assistenza oncologica in Italia.
Nel corso delle due giornate di lavori, ospitate presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati e il Centro Congressi Trevi, è emersa con forza la necessità di costruire un modello di sanità sempre più integrato, capace di coniugare innovazione terapeutica, sostenibilità economica e prossimità delle cure.
Tra i temi affrontati, particolare attenzione è stata dedicata al valore delle nuove terapie e alla loro sostenibilità per il Servizio sanitario nazionale. Su questo aspetto si è soffermato il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Robert Giovanni Nisticò: «È molto importante anche per noi cercare di capire come misurare il valore e come possiamo misurare gli esiti di salute dopo queste terapie innovative, perché su questo si gioca una parte importante del futuro della sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale».
Al centro del dibattito anche il tema dell’integrazione tra ospedale e territorio. Paolo Pronzato, responsabile della Rete Oncologica della Regione Liguria, ha evidenziato come la crescente complessità delle cure oncologiche renda indispensabile una nuova organizzazione dell’assistenza: «Il cancro continua a rappresentare il principale problema per l’organizzazione sanitaria pubblica, sia per l’aumento dei casi sia per la complessità delle cure. La cronicizzazione di molte patologie apre la strada a una sempre maggiore integrazione tra ospedale e territorio, affinché il paziente possa essere seguito nella fase cronica sul territorio anziché in ospedale. Per fare questo è necessaria la collaborazione di professionisti diversi – medici, oncologi, farmacisti e infermieri – in un percorso non semplice ma indispensabile per il futuro dell’assistenza».
Un altro tema centrale è stato quello della prossimità delle cure e del rafforzamento dell’oncologia territoriale. Il presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Roma, Giuseppe Guaglianone ha sottolineato l’importanza di valorizzare tutte le professionalità sanitarie presenti sul territorio: «Oggi la parola d’ordine del Servizio sanitario nazionale è prossimità. Il paziente vuole curarsi al proprio domicilio o sotto casa e quindi bisogna organizzare l’assistenza attorno alla prossimità, valorizzando tutte le strutture esistenti e il sistema delle Case di Comunità. Le farmacie rappresentano una grande risorsa e devono essere integrate pienamente nel nuovo sistema territoriale. C’è bisogno di dare continuità alle cure, standardizzare i percorsi assistenziali e valutarli sulla base degli esiti di salute. Noi farmacisti siamo pronti a lavorare fianco a fianco con medici, infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari per costruire percorsi sempre più efficaci per i pazienti».
Ampio spazio è stato riservato anche alla prevenzione e agli screening oncologici, considerati strumenti fondamentali per ridurre l’incidenza delle diagnosi in fase avanzata. La direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia della ASL di Frosinone, Cecilia Nisticò ha ribadito il ruolo strategico del territorio nella promozione della prevenzione: «Prima di essere un paziente una persona è un cittadino e solo il territorio, insieme ai medici di famiglia, conosce davvero il cittadino e può accompagnarlo verso gli screening. Gli screening non significano evitare la malattia, ma consentono di individuare il tumore in una fase molto precoce, aumentando in maniera significativa le possibilità di guarigione e, in molti casi, evitando trattamenti complessi».
La Dott.ssa Cecilia Nisticò ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di ampliare i programmi di prevenzione: «Accanto agli screening già consolidati per mammella, colon-retto e cervice uterina, sarebbe importante sviluppare ulteriormente programmi dedicati al tumore del polmone nei soggetti a rischio e al melanoma. Individuare precocemente queste patologie significa aumentare le possibilità di guarigione e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario».
Dai lavori è emersa una visione condivisa: il futuro dell’oncologia passa attraverso una sempre maggiore integrazione tra ospedale e territorio, la valorizzazione delle innovazioni terapeutiche sulla base dei risultati ottenuti, il rafforzamento della prevenzione e una governance capace di garantire equità di accesso alle cure in tutto il Paese.

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