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Salute

Psicopatologia da web. Il ruolo della prevenzione digitale nei bambini e negli adolescenti. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il consiglio ai genitori è quello di non usare mai lo schermo per calmare i figli poiché un effetto anestetico sulla mente. Noia, attesa e frustrazione sono esperienze necessarie. Se ogni emozione spiacevole viene immediatamente spenta dal dispositivo, il bambino sviluppa con maggiore difficoltà capacità interne di autoregolazione e introspezione”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Psicopatologia da web

Lucattini: “Il consiglio ai genitori è quello di non usare mai lo schermo per calmare i figli poiché un effetto anestetico sulla mente. Noia, attesa e frustrazione sono esperienze necessarie. Se ogni emozione spiacevole viene immediatamente spenta dal dispositivo, il bambino sviluppa con maggiore difficoltà capacità interne di autoregolazione e introspezione”

 

Redazione-  ​Nell’era dell’iperconnessione permanente, smartphone, tablet e social media sono diventati parte integrante della quotidianità di bambini e adolescenti, ridefinendo i confini della crescita, delle relazioni e della percezione di sé. Ma qual è il reale impatto di questo “mondo virtuale” sulla mente in evoluzione delle nuove generazioni? ​Per comprendere i rischi e le opportunità di questo scenario, abbiamo rivolto alcune domande di riflessione alla Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI).

Con la sua guida clinica e scientifica, in questa intervista di oggi, esploriamo l’aumento dei disturbi legati all’uso improprio della rete, le vulnerabilità neurobiologiche degli adolescenti, le dinamiche familiari alterate dall’isolamento digitale e le strategie più efficaci di prevenzione e intervento terapeutico.

Dott.ssa Lucattini, nella pratica clinica si osserva un aumento di disturbi legati direttamente all’uso improprio o eccessivo della rete tra bambini e adolescenti?

Sì, ormai da alcuni anni numerosi studi scientifici confermano un aumento delle situazioni in cui l’uso digitale partecipa al disagio psicologico di bambini e adolescenti. Non sempre ne è la causa diretta. Più spesso intercetta e amplifica vulnerabilità già presenti, come ansia, depressione, impulsività, solitudine, difficoltà scolastiche o fragilità dell’autostima.

È importante distinguere un uso frequente da un uso problematico, dall’ansia ossessiva alla dipendenza vera e propria. Il problema clinico compare quando l’adolescente perde il controllo, non riesce a interrompersi e continua nonostante le conseguenze sul sonno, sullo studio e sulle relazioni. La relazione può essere circolare. Chi soffre già di per sé (ansia, angoscia e depressione) cerca rifugio online e il rifugio digitale può progressivamente aggravare il disagio (Behavioral Sciences (Basel), 2025).

Quali sono le manifestazioni psicopatologiche più frequenti che si riscontrano oggi rispetto al passato?

Più frequentemente si osservano sono ansia, umore depresso, insonnia, irritabilità, inversione del ritmo sonno veglia, difficoltà di concentrazione, calo scolastico e progressivo isolamento.

Possono comparire controllo compulsivo delle notifiche, crisi di rabbia quando il dispositivo viene tolto, perdita di interesse per attività precedentemente amate e crescente dipendenza dal giudizio degli altri. Non si tratta sempre di nuove psicopatologie, disturbi psicologici o malattie mentali. Spesso sono conflitti propri dell’età evolutiva che il digitale rende più intensi e continui, difficili da comprendere e più difficili da gestire. Lo schermo può inoltre diventare uno strumento per evitare emozioni dolorose, frustrazioni o relazioni vissute come troppo impegnative e rappresentare un impedimento ad una normale crescita psicologica, emotiva e affettiva. Il digitale ha un forte impatto inconscio poiché isola la sensorialità e allontana da relazioni interpersonali profonde (International Journal of Behavioral Medicine, 2025).

Dal punto di vista psicoanalitico, perché la mente di un adolescente è così vulnerabile agli schermi e ai social media?

 

L’adolescenza è una fase di costruzione, definizione e ampliamento dell’identità personale, crescita e cambiamenti del corpo, conoscenza della sessualità e trasformazione del rapporto con i genitori. Il ragazzo deve separarsi dalle immagini infantili di sé e costruire un’identità nuova. In questo processo lo sguardo dei coetanei diventa particolarmente importante.

I social offrono uno specchio sempre disponibile. Like, follower e commenti possono essere vissuti come misure del proprio valore personale. Quando l’autostima è ancora fragile e in divenire, il mancato riconoscimento online può essere percepito come una ferita narcisistica.

Lo schermo rafforza l’idealizzazione della propria immagine, proteggendosi dalla complessità e dall’incertezza della relazione reale. Questa protezione diventa rischiosa quando impedisce di sperimentare il confronto, l’attesa e la frustrazione (Scientific Reports, 2026).

Quali sono i meccanismi attraverso cui l’iperconnessione altera la percezione della realtà, può generare ansia e depressione negli adolescenti e nei bambini?

 

I social espongono continuamente a immagini selezionate, corpi perfetti e idealizzati, successi personali mostrati come raggiungibili senza impegno e difficoltà. Fiabe raccontante dai moderni cantastorie che non vengono riconosciute dagli adolescenti che confrontano la propria vita reale con una rappresentazione costruita, cinematografica, della vita altrui, mostrata come autentica. Le menzogne anche se colorate, patinate e spumeggianti, generano sempre nei ragazzi una percezione  di falsificazione e tradimento del vero, purtroppo però accompagnati da una sensazione inadeguatezza e fallimento che, poiché non razionalizzabile, rimane a livello emotivo e inconscio. Per cui il fallimento è doppio per non riuscire a decifrare le proprie intuizioni e per la competizione con modelli irraggiungibili anche nelle più intense fantasie.

Inoltre, la necessità di essere sempre disponibili, il timore di essere esclusi e il dolore di non ricevere risposte possono generare un vero stress digitale. Le notifiche intermittenti mantengono inoltre una condizione di attesa e di eccitazione difficile da interrompere.

Dal punto di vista psicoanalitico, l’iperconnessione può ridurre lo spazio mentale necessario per pensare le emozioni. L’esperienza viene immediatamente agita, condivisa o controllata, invece di essere elaborata interiormente (Addictive Behaviors, 2026).

Nel caso dei bambini più piccoli, quali rischi comporta l’esposizione precoce a smartphone e tablet?

Nei primi anni il bambino impara a conoscere e vivere le emozioni attraverso la relazione con l’adulto. Il volto, la voce e la presenza del genitore aiutano a tollerare l’attesa, la noia, la frustrazione e l’angoscia.

Quando lo schermo viene utilizzato sistematicamente per calmare ogni pianto, il bambino può avere meno occasioni per sviluppare le risorse interne per modulare emozioni, pensieri e comportamenti. Il dispositivo può così di diventare un calmante esterno indispensabile.

Il rischio non dipende soltanto dalla durata dell’esposizione, ma da ciò che lo schermo sostituisce,  il contatto fisico affettuoso, le parole che consolano, le attenzioni che generano sicurezza interiore. Sono particolarmente importanti per lo sviluppo sano del bambino, il dialogo, il gioco simbolico, il movimento, l’esplorazione e la condivisione emotiva con l’adulto (Behavioral Science, 2026).

 

Come cambia al riguardo, la dinamica della relazione genitori-figli nell’era digitale e quali segnali d’allarme non dovrebbero mai essere sottovalutati?

Il conflitto sullo smartphone può diventare il luogo interiore e concreto, in cui si esprimono problemi più profondi, come il bisogno di autonomia dell’adolescente, l’ansia di controllo del genitore e la difficoltà reciproca nel riconoscere limiti e separazioni.

Anche l’esempio degli adulti è fondamentale. Quando il genitore controlla continuamente il telefono mentre i figli gli parlano, il bambino può sentirsi ignorato o meno importante del dispositivo.

I principali segnali di allarme sono isolamento, uso notturno, insonnia, irritabilità intensa, calo scolastico, perdita delle amicizie, abbandono dello sport, menzogne sull’utilizzo e incapacità di fermarsi. Autolesionismo, ideazione suicidaria e cyberbullismo richiedono sempre una valutazione specialistica tempestiva (Medical Internet Research, 2025).

​Quando la situazione evolve in una vera e propria psicopatologia o in un ritiro sociale e al riguardo, qual è l’approccio terapeutico più efficace?

Quando compare una perdita persistente di controllo e l’attività digitale diventa prioritaria rispetto a tutto, scuola, sonno, relazioni e cura personale. Quando la vita scompare e resta soltanto il mondo virtuale.

La “terapia” non può limitarsi al sequestro dello smartphone. È necessario comprendere quale funzione psicologica svolga il dispositivo. Può servire a non sentire solitudine, vergogna, angoscia, vuoto o paura del giudizio.

Il trattamento psicoterapeutico integrato deve coinvolgere l’adolescente e la famiglia e ripristinare gradualmente la centratura di se stessi, il sonno, le relazioni, la frequenza scolastica, l’attività fisica. Gli interventi psicoanalitici strutturati hanno prove scientifiche consistenti. Un trattamento psicodinamico o psicoanalitico può lavorare sulle fragilità identitarie, narcisistiche e interpersonali che sostengono il ritiro (JMIR Mental Health, 2026).

Quali conseguenze in particolare può comportare l’accesso precoce sui dispositivi digitale sulle performance scolastiche?

 

Numerosi studi scientifici dimostrano che l’accesso precoce e l’uso prolungato dei dispositivi digitali può essere associato a una riduzione delle capacità di attenzione, ritardo nel linguaggio, difficoltà in scrittura, calcolo e fluidità nella lettura. Inoltre, soprattutto negli adolescenti, sottrae tempo al sonno, e a tutte interazioni sociali e educative. Uno studio longitudinale su 6.281 bambini neozelandesi ha rilevato che una maggiore esposizione agli schermi tra i 2 e i 4 anni e mezzo è associata, negli anni successivi, a prestazioni inferiori nel linguaggio, nella scrittura, nel calcolo e nella fluidità alfabetica, oltre che a maggiori difficoltà nelle relazioni con i coetanei. Già oltre 1,5 ore al giorno a 2 anni si osservavano esiti peggiori a 4 anni e mezzo; oltre 2,5 ore al giorno aumentavano i problemi con i pari fino agli 8 anni. Le associazioni restavano significative anche considerando il contesto familiare e sociale, lo studio mostra una correlazione e non un rapporto causale (Developmental Psychology, 2026).

Quali consigli si sente di dare in merito, per un uso consapevole e sicuro del web e della tecnologia in termini preventivi ed efficaci, anche per non demonizzarla del tutto?

-Accompagnare, non soltanto controllare. I genitori è importante che si interessino alla vita digitale dei figli con curiosità e interesse, affinché il bambino possa raccontare ciò che fa e vede online senza temere rimproveri;

-Dare limiti chiari e prevedibili. Regole coerenti sugli orari aiutano a contenere l’impulsività e offrono quella funzione protettiva che bambini e adolescenti non sono ancora pienamente capaci di esercitare da soli;

-Proteggere il sonno e gli spazi familiari. È opportuno evitare dispositivi durante i pasti e prima di dormire e lasciare lo smartphone fuori dalla camera durante la notte;

-Non usare mai lo schermo per calmare i figli poiché un effetto anestetico sulla mente e blocca la crescita mentale.  Noia, attesa e frustrazione sono esperienze necessarie. Se ogni emozione spiacevole viene immediatamente spenta dal dispositivo, il bambino sviluppa con maggiore difficoltà capacità interne di autoregolazione;

-Proteggere la vita reale e le attività con amici e all’aria aperta. Il digitale è sano quando non sostituisce gioco, movimento, amicizie, studio e relazione affettiva. La qualità dell’equilibrio conta molto più della semplice contabilità regionalistica delle ore quotidiane da dedicare agli strumenti digitali. semplice numero di ore;

-Educare al pensiero critico, sempre, approfittando del modo digitale così familiare ai ragazzi. Occorre spiegare che immagini, corpi e vite mostrate online sono spesso selezionati o modificati, aiutando i ragazzi a non identificare il proprio valore con like e approvazione sociale;

-Essere un buon modello di riferimento. Un adulto capace di interrompere l’uso del telefono, ascoltare e tollerare il silenzio, che pratica sport, che scherza e gioca con i figli, mostra al di là delle parole, con “azioni parlati”, che la tecnologia è uno strumento utile (ad esempio in ambito scolastico e professionale) ma non un oggetto indispensabile a scopo ludico.

Lucattini

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Salute

Tenere in braccio i neonati non è un vizio: la scienza smentisce le vecchie credenze e rassicura l’istinto delle mamme

“NON TENERLO TROPPO IN BRACCIO… O PRENDE IL VIZIO!”. E ANCORA: “LASCIALO PIANGERE NELLA CULLA COSÌ SI RINFORZANO I POLMONI!”. LA SCIENZA E I PEDIATRI MODERNI “ASFALTANO” I VECCHI E ASSURDI DETTI POPOLARI… LE COCCOLE E IL SENO NON VIZIANO, MA CREANO BIMBI FORTI! 💕 👶 🍼 Quante volte Le Nostre Meravigliose Neo-Mamme, già esauste e Pienissime di paure durante i delicatissimi primi mesi di Vita del Loro Cucciolo, si Sono dovute Sorbuttare le “Ramanzine” e i rigidi Consigli (Fatti magari a fin di Bene) dei Parenti Più anziani? Quante volte Vi siete sentite Dire “Basta! Lo Stai Viziando tenendolo sempre In Braccio… deve abituarsi a Piangere da solo!”? Care Mamme, e cari Papà, tirate un Immenso sospiro di Sollievo e mandateli Meticolosamente “a Quel Paese”: La scienza Moderna e Le Neuroscienze Hanno stabilito in Modo Categorico, Ufficiale (e Meraviglioso) che nei Primissimi Mesi di Vita del Vostro Bambino “IL CONCETTO STESSO DI VIZIO NON ESISTE”! Il Cervello del Neonato non è fisicamente formato, quindi i suoi non sono “Capricci Volontari o Strategie per Manipolarvi”… ma semplici e Puri Istinti di Sopravvivenza! Quando il Cucciolo piange da Solo nella Culla, non fa un Capriccio, ma Si sente Letteralmente in Pericolo di Morte perché gli Manca il Battito e il calore della Mamma! Lasciarlo piangere (Come volevano le Crude ed Errati Leggi delle vecchie generazioni) Produce “Cortisolo” (L’ormone dello Stress e dell’angoscia!). Al contrario… prenderlo Immediatamente tra le Braccia, coccolarlo a dismisura e dargli il Seno “A Richiesta” Produce nel Piccolo (e nella madre) tantissima “OSSITOCINA”, facendolo Sentire Amato e Al Sicuro! I Bambini coccolati nei primi mesi Senza Limiti, Diventeranno Adulti Molto Più Felici e Forti! Solo Dopo il primo Anno di Età, pian piano, bisognerà Inserire delle Regolette educative e Ferme. Leggi Tutti Gli Splendidi Dettagli Medico-Scientifici e l’Intera Spiegazione dei Pediatri nel Nostro Bellissimo Articolo Dedicato Alle Famiglie! 👇 🗣️ A cosa credete? Qual è il Vostro Parere o la Vostra Esperienza di Mamme o di Nonne? Anche Voi Avete Dovuto Sopportare i Giudizi dei Parenti che vi Accusavano di “Viziare” troppo Il vostro Bambino perché non volevate Vederlo e Sentirlo Soffrire Piangendo al Buio nella Culla? Pensate anche voi Che la Nostra Natura Animale e Umana ci Insegni a Coccolare in ogni modo Possibile i Nostri Figli E che questi non siano Affatto dei Vizi ma semplici Gesti D’Amore Puro? Diteci la Vostra Sviscerando A Fondo L’Argomento nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche per Taggare e Tranquillizzare Tutte le Neo-Mamme della Vostra Famiglia! IL VOSTRO ISTINTO NON SBAGLIA MAI!

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Maternità

Redazione – Quante volte, specialmente durante i primissimi e delicatissimi mesi di vita di un bambino, le neo-mamme si sono sentite ripetere fino alla nausea frasi fatte del tipo: “Non tenerlo troppo in braccio altrimenti prende il vizio”, oppure “Lascialo piangere da solo nella culla, così si rinforzano i polmoni”, o peggio ancora “Se gli dai il seno ogni singola volta che te lo chiede, finirai per viziarlo a vita”? Per decenni, intere generazioni di genitori sono state messe in guardia (spesso da parenti anziani in perfetta buona fede) da questi consigli popolari severi e da direttive educative rigide.
Ma c’è una bellissima, dolcissima e liberatoria notizia: oggi la Scienza moderna smentisce totalmente tutto questo! Le più recenti evidenze nei campi delle neuroscienze dello sviluppo e della pediatria hanno categoricamente distrutto queste credenze, definendole totalmente prive di qualsiasi fondamento biologico. Care mamme, tirate un grandissimo sospiro di sollievo: nei primissimi mesi di vita del vostro cucciolo, il concetto stesso di “vizio” non esiste, è solo un’invenzione culturale.

Il falso mito: il neonato non sa “Manipolare”

Dal punto di vista neurobiologico, è fisicamente e strutturalmente impossibile che un neonato vi stia facendo dei “capricci”. Il cervello del piccolo, alla nascita, non possiede assolutamente le strutture necessarie per “manipolare” subdolamente gli adulti. La sua corteccia prefrontale (ovvero la regione del cervello responsabile della pianificazione e del ragionamento logico) è ancora totalmente immatura.
Nei primissimi mesi, le risposte del bambino sono guidate esclusivamente dal suo “istinto animale”. Quando un neonato piange disperato per essere preso in braccio o per stare attaccato al seno, non sta mettendo in atto una strategia o un capriccio: sta rispondendo a un impulso di sopravvivenza. Per il cucciolo d’uomo, la separazione fisica dalla mamma viene percepita letteralmente come una terrificante minaccia vitale.

Cortisolo contro Ossitocina: non fateli Piangere!

Prendere in braccio il piccolo (il cosiddetto contatto pelle a pelle) e rispondere subito al suo pianto disperato non sono “semplici coccole o vizi”, ma vere e proprie medicine naturali.
Lasciare un neonato a piangere da solo a lungo al buio (come suggerivano i vecchi detti) innalza paurosamente i suoi livelli di cortisolo (l’ormone dello stress). L’eccesso di cortisolo nei primi mesi può interferire negativamente con la sana formazione delle connessioni neuronali. Al contrario, l’abbraccio, il calore e la suzione al seno stimolano immediatamente un’ondata di dolcissima ossitocina, un ormone miracoloso che riduce la frequenza cardiaca, stabilizza la respirazione e dona la pace interiore al piccolo.

Il Quarto Trimestre e il Miracolo dell’Attaccamento

I pediatri definiscono i primi tre mesi di vita come il “Quarto Trimestre di gravidanza”. Il bimbo nasce immaturo e ha un bisogno fisiologico, viscerale e disperato di un ambiente esterno che simuli il calore rassicurante dell’utero (il contenimento tra le braccia, il battito cardiaco della madre, il nutrimento continuo).
Inoltre, la celeberrima Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby ha ampiamente dimostrato che il mito dei “vizi” è una totale assurdità: i bambini che nei primissimi mesi di vita vengono costantemente coccolati, amati e ricevono risposte calde ai propri pianti, da grandi diventeranno adulti infinitamente più forti, autonomi, felici e resilienti allo stress della vita moderna, perché avranno la certezza interiore di essere amati.

Amore, Coccole e Nessun Vizio

Ovviamente, con il passare dei mesi (a partire dall’anno di età in poi) il bambino inizierà a sviluppare la propria volontà, e in quella determinata fase (e solo allora) i genitori dovranno essere bravi a inserire gradualmente dei “confini educativi” empatici ma fermi.
Ma per i primissimi mesi, la scienza offre una risposta meravigliosamente chiara: l’amore, il contatto fisico infinito, le carezze e la prontezza nel rispondere al pianto di un neonato NON viziano mai! La vecchia e crudele cultura del “farli attendere nella culla per non viziarli” è un retaggio del passato assolutamente smentito dai dati scientifici. Amate i vostri cuccioli, teneteli stretti a voi senza alcun senso di colpa, e lasciate che il vostro puro istinto materno trionfi su ogni stupido e vecchio proverbio popolare.

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Salute

Il mistero del legame tra Madre e Figlio: come la mente umana cerca “segnali” e significati profondi per proteggere la nuova Vita

I NUMERI E IL MISTERO DEL LEGAME TRA MADRE E FIGLIO! Quando la mente di una Mamma in Ospedale cerca “Segnali” e significati profondi per Proteggere la Nuova Vita! 🤰 🧠 ❤️ Diventare Madri è uno Tsunami di Emozioni, Paure e un amore così potente da stravolgere la nostra Biologia e la nostra Mente! Lo sanno bene tutte le donne che hanno affrontato i lunghissimi, dolorosi ma magici giorni di degenza in Ospedale durante il Parto (il cosiddetto Peripartum). I sensi si affinano, l’istinto di protezione per il neonato schizza alle stelle, e la Mente Umana inizia a cercare un “Senso” e un ordine intorno a sé per sentirsi al Sicuro! Un interessantissimo Studio di Caso Psicologico sulla nascita del piccolo Leonardo Antonio Gabriele ha analizzato proprio questo! Nelle ore del parto, la madre ha trovato infinite e rassicuranti “Sincronicità e Coincidenze Numeriche” nell’ambiente che la circondava: il passaggio dal Letto numero 1 al numero 10, le pagine del libretto sanitario (Pagina 11, guarda caso il giorno del compleanno della mamma!), e perfino la somma dei numeri dell’Orario di nascita (le 12:31) che danno come risultato 7… e si collegano al 7° Giorno di vita del bimbo! Ovviamente, la Psicologia ci spiega che non c’è nulla di “Magico” o paranormale, e che Oggettivamente si tratta di semplici Coincidenze e casualità Matematiche. Ma Soggettivamente, per la Mente della Mamma, si tratta di una “Magia Psicologica” vitale! Il nostro cervello, travolto dalle fortissime emozioni del parto, cerca e si “aggrappa” a questi schemi ambientali e numerici per creare un vero e proprio “SCUDO EMOTIVO”. La mente trasforma freddi numeri e letti d’ospedale in una Narrazione Romantica e Sicura, per proteggere il bambino e isolarlo dal mondo esterno! Leggi tutta l’affascinante spiegazione di questo fenomeno mentale e del “Legame” indissolubile Madre-Figlio nel nostro articolo Psicologico! 👇 📖 Mamme, è capitato anche a voi nei giorni travolgenti e stancanti del Parto in Ospedale di notare “Strane e bellissime coincidenze” (Orari, date, numeri delle stanze, canzoni) e di aggrapparvi a queste sensazioni per sentirvi più al Sicuro e in connessione col vostro bimbo? Diteci la vostra sviscerando i vostri più intimi Ricordi di quei giorni nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo bellissimo articolo sulle vostre bacheche per omaggiare la “Magia” misteriosa, psicologica e biologica della Maternità!

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Leonardo Antonio Gabriele

Redazione  – La transizione verso la maternità è, senza ombra di dubbio, il momento più sconvolgente, potente e misterioso nell’intera esistenza di una donna. Non si tratta semplicemente di dare alla luce un bambino, ma di attraversare una vera e propria tempesta perfetta fatta di profondissima riorganizzazione neurobiologica, psicologica e relazionale. Durante il delicatissimo periodo del peripartum (la fase che precede e segue immediatamente il parto), la mente materna sviluppa un’elevata e quasi sovrumana sensibilità verso l’ambiente circostante. I sensi si acuiscono in modo innaturale e il cervello lavora a ritmi vertiginosi, costantemente teso a costruire una cornice di protezione assoluta e di significato profondo attorno al nuovo nato. Un interessantissimo caso di studio ha recentemente acceso i riflettori proprio su questo fenomeno psicologico, analizzando la cosiddetta “diade madre-figlio” e l’affascinante tendenza della mente umana a ricercare sincronicità e significati simbolici nei numeri e nell’ambiente durante il ricovero ospedaliero per la nascita del piccolo Leonardo Antonio Gabriele.

La ricerca di un senso: i numeri come “scudo” psicologico

L’analisi dei fattori ambientali e cronologici rilevati durante i giorni di degenza ospedaliera per la nascita di questo bambino evidenzia una serie di pattern e ricorrenze che la madre ha vissuto con grandissima intensità. Si parte dalla dinamicizzazione degli spazi ospedalieri: il passaggio dal letto numero 1 (che ha accompagnato la dolorosa fase di travaglio e di solitaria attesa) al letto numero 10 (il nido della fase post-natale) viene percepito soggettivamente come una traiettoria progressiva, il passaggio dall’individualità della madre al completamento del miracolo del parto. La vicinanza del letto numero 11 nella stessa stanza viene letta come una rassicurante prossimità.
A questo si aggiungono le corrispondenze documentali: le misurazioni del neonato registrate l’11 settembre sulla pagina 10 del libretto sanitario (adiacente alla pagina 11), un numero che richiama in modo fortissimo la data di nascita della madre stessa (l’11 maggio). Fino ad arrivare ai “vettori orari”: la nascita del 6 settembre alle ore 12:31 genera una configurazione numerica la cui somma (1+2+3+1) fa 7, numero che trova poi corrispondenza nel settimo giorno di vita del neonato.

Tra coincidenze oggettive ed emozioni soggettive

Di fronte a questa fittissima rete di numeri, orari e date, la psicologia moderna ci offre una chiave di lettura estremamente affascinante, ma ben ancorata alla realtà dei fatti. Se da un punto di vista puramente razionale, statistico e oggettivo potremmo derubricare e inquadrare questi eventi a semplici e casuali coincidenze matematiche, dal punto di vista psicologico e soggettivo essi assumono invece una valenza clinica ed emotiva fondamentale per la donna.
In momenti di stress emotivo estremo e di amore travolgente come la nascita di un figlio, la mente umana cerca fisiologicamente un ordine all’interno del caos. La ricorrenza del numero 11 e la sua interconnessione con il 10 o il 7 fungono per la madre da vero e proprio “scaffold emotivo” (un’impalcatura, uno scudo psicologico protettivo). Dare una lettura semantica e profonda a queste fredde cifre aiuta la mente a consolidare e razionalizzare il potentissimo legame diadico, isolando idealmente il sacro rapporto madre-figlio da qualsiasi interferenza esterna.

La vera magia: l’unione biologica indissolubile

La conclusione di questo caso di studio ci insegna una lezione meravigliosa sui meccanismi di autodifesa e di amore del nostro cervello. La percezione acuta di queste “coincidenze numeriche” durante i primi giorni di vita di Leonardo Antonio Gabriele non è semplicemente un fatto statistico, bensì una potentissima struttura simbolica creata dalla mente, estremamente utile per formalizzare, accettare e interiorizzare quell’unione viscerale e indissolubile tra la madre e il neonato.
La vera grandezza non risiede nei numeri in sé, ma nella forza inarrestabile dell’istinto materno, capace di trasformare i freddi orari di un ospedale, il numero stampato su un letto d’acciaio o la pagina di un libretto sanitario in una meravigliosa narrativa di protezione esclusiva, di continuità biologica e di affetto infinito.

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Salute

La rivoluzione del muscolo che sposa la mente: il casertano Claudio Belardo alla guida della FNBB Italia per ridisegnare i confini del Natural Bodybuilding

La mente sposa il muscolo e il natural bodybuilding italiano si rivoluziona! 🏋️‍♂️🧠 Il dottore casertano Claudio Belardo è stato nominato ufficialmente Responsabile Nazionale del nuovo Dipartimento di Psicologia, Benessere e Inclusione di FNBB Italia. Psicologo, chinesiologo e ideatore del celebre metodo B-MAP (nonché del progetto solidale “Cavalli in Blu” per l’autismo), Belardo è stato scelto dal presidente Pasquale Filosa per mettere la dignità della persona al centro dello sport, abbattendo ogni barriera fisica e mentale. Un traguardo straordinario per la sanità sportiva campana, scoprite tutti i dettagli del piano d’azione nell’articolo! 👇❤️✨

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Claudio Belardo

Caserta – Ci sono discipline sportive che per troppo tempo sono rimaste prigioniere di uno stereotipo polveroso, schiacciate dall’illusione superficiale che la cultura fisica fosse semplicemente una questione di specchi, pesi da sollevare ed esasperazione estetica della massa muscolare. Ma il vero sport, quello pulito, etico e trasparente che rifiuta categoricamente ogni scorciatoia, sa bene che la forza più dirompente non risiede nelle fibre della carne, ma nei corridoi complessi e affascinanti della mente. Nel panorama del culturismo italiano, si appresta a levarsi una vera e propria rivoluzione culturale e scientifica. La FNBB Italia (Federazione Italiana Natural Bodybuilding) ha istituito ufficialmente il nuovo ed esclusivo Dipartimento nazionale di Psicologia, Benessere e Inclusione, affidando la cabina di regia al talento multidisciplinare del professionista casertano, il Dott. Claudio Belardo.

La nomina d’altissimo profilo, conferita con orgoglio dal Presidente Nazionale Pasquale Filosa d’intesa con il Direttivo Federale, nasce da una visione strategica chiara e non più rimandabile: rimettere la persona, la sua salute psicofisica e l’accessibilità universale al centro dell’agenda agonistica. La scelta di Belardo non è affatto casuale, ma premia un percorso accademico monumentale e unico nel suo genere, capace di fondere con disarmante naturalezza la psicologia clinica, le scienze motorie preventive e adattate, la pedagogia e il management dello sport. Un’arma d’eccellenza per scardinare i vecchi cliché e dimostrare che il bodybuilding natural è, prima di tutto, uno straordinario stile di vita e una risorsa terapeutica contro le nevrosi e l’isolamento del nostro presente.

La logistica della cura: la netta e rigorosa distinzione tra camice e palestra

All’interno del neonato Dipartimento nazionale, la tutela della salute pubblica e il rigore scientifico saranno garantiti da un’architettura operativa trasparente, dove i diversi ambiti professionali rimarranno rigorosamente separati a scanso di equivoci. Le attività di natura strettamente psicologica e di mental coaching sportivo saranno svolte da Belardo in qualità di psicologo professionista, regolarmente iscritto all’Albo della Regione Campania (Sezione A, n. 10728) e forte di un Master specialistico in Psicologia dello Sport. Sul versante puramente atletico, le sessioni biologiche e di allenamento si pinceranno sulle sue tre lauree magistrali e sulla qualifica di Chinesiologo delle Attività Motorie Preventive e Adattate, affiancata dal grado di Personal Trainer Master Sport Specialist (3° Livello FIPE).

Questo bagaglio enciclopedico ha permesso a Belardo di ideare il rivoluzionario metodo battezzato B-MAP (Belardo Metodo di Allenamento Psicofisico), un protocollo d’avanguardia condensato nelle pagine del suo acclamato volume intitolato “L’Algoritmo per la Felicità – Diventa chi sei con il Metodo B-MAP”. Non parliamo di schede d’allenamento asettiche o di diete punitive destinate a spegnere il sorriso, ma di un percorso sartoriale pensato per forgiare il carattere dei ragazzi attraverso la disciplina del corpo, insegnando la resilienza, l’onestà intellettuale e la gestione delle emozioni prima ancora della performance sul palco, limitando al massimo il torpore materialista che troppo spesso condiziona i giovani nei moderni centri fitness.

Dall’equitazione paralimpica al progetto “Cavalli in Blu”: l’inclusione non è uno slogan

Ma il vero cuore pulsante del Dott. Claudio Belardo, quello che ha convinto i vertici della FNBB Italia a consegnargli la responsabilità nazionale del benessere federale, risiede nel suo viscerale e duraturo impegno nel mondo dello sport adattato e della disabilità. L’esperto casertano vanta infatti una straordinaria esperienza come istruttore responsabile della Scuola Federale Sport Equestri Paralimpica, avendo scortato atleti speciali verso la conquista di prestigiosi titoli regionali e podi nazionali. Una dedizione totale che ha trovato la sua massima e commovente espressione nel celebre progetto “Cavalli in Blu”, una realtà ideata da Belardo e interamente dedicata alla riabilitazione equestre per bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico.

«Accetto questo incarico con grande senso di responsabilità», dichiara con profonda commozione il neo Responsabile nazionale, Claudio Belardo, pronto a fare squadra con l’Amministrazione e le palestre di tutta la penisola. «Il bodybuilding natural e la cultura fisica rappresentano contesti nei quali disciplina, continuità e consapevolezza assumono un ruolo fondamentale. L’obiettivo sarà contribuire allo sviluppo di iniziative fondate sulla competenza, sulla formazione e sull’inclusione, mettendo finalmente la persona al centro della cultura sportiva». La sfida della FNBB è lanciata, i bilancieri della vecchia politica sportiva sono pronti a essere scaricati: da Caserta a Roma, il natural bodybuilding italiano alza la testa e si scopre, finalmente, una disciplina dal cuore grande e dalla mente libera.

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