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Scudo anti-terrorismo e confini blindati: l’Italia proroga i controlli sulle frontiere, scoppia la bufera con la Spagna

L’ITALIA BLINDA I CONFINI PER PAURA DEI TERRORISTI E LA SPAGNA CI INSULTA CHIAMANDOCI “VERGOGNOSI”! SCOPPIA UN DURISSIMO SCONTRO TRA ROMA E MADRID! 🇮🇹 🇪🇸 🛑 Quando c’è in Ballo la Sicurezza Nazionale dell’Italia, non devono Esistere “Sconti” per Nessuno! Il Ministro dell’Interno Piantedosi ha appena Firmato la “Proroga” che Mantiene Attivi e Serratissimi i Controlli di Polizia sui Documenti in tutti i Porti e Aeroporti per chi Arriva in Italia dalla SPAGNA! Il Motivo? Il Viminale ha avvertito un forte allarme di “INFILTRAZIONI TERRORISTICHE”, visti gli enormi e incontrollati sbarchi di migranti che stanno travolgendo la Frontiera spagnola di Ceuta! Tajani ha spiegato che la Priorità assoluta è “Difendere l’Italia”. Ma da Madrid la Reazione è stata Rabbiosa e (A detta di molti) Irrispettosa! Il ministro spagnolo Albares ha “Insultato” il nostro Governo definendo la nostra Scelta “Vergognosa, Assurda e Inutile”, accusando l’Italia di Non Avere Solidarietà Europea e Rinfacciandoci gli Aiuti Ricevuti lo Scorso Anno! Per ripicca, La Spagna prolungherà i Controlli su Tutti gli Italiani in Arrivo a Madrid fino all’8 Ottobre! Chi Viaggerà in queste settimane tra i due Paesi, dovrà subire Controlli molto Severi. Leggi i Dettagli di questo scontro Senza Precedenti nel Nostro Articolo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente Dalla Parte del Governo Italiano e Pensate Che “La Sicurezza e la Paura degli Attentati Terroristici” vengano Molto Prima Delle Lamentele della Spagna? Siete d’Accordo col “Sospendere Schengen” e far Tornare i Controlli con la Polizia su chi Viaggia, Oppure temete di Perdere solo Troppo Tempo in Fila Agli Aeroporti per le Vacanze? Diteci la Vostra Sviscerando tutto il Vostro Orgoglio Nazionale nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche per Avvisare gli Amici In Partenza Verso La Spagna!

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Ceuta, migranti

Roma – La sicurezza nazionale, la vita dei cittadini italiani e la sacrosanta e inviolabile difesa dei nostri confini patri non possono e non devono mai essere subordinate a nessun “buonismo” o trattato internazionale. Quando c’è in gioco il rischio di infiltrazioni terroristiche, un Governo serio ha il dovere morale di innalzare immediatamente gli scudi. Ed è esattamente quello che ha fatto in queste ore l’Italia, innescando però (di riflesso) uno scontro diplomatico senza precedenti e dalle tinte fortissime con la Spagna.
Il Ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, ha infatti deciso questa mattina di prolungare ufficialmente per altri 15 giorni la sospensione del Trattato di Schengen, mantenendo attivi e serratissimi i controlli alle frontiere aeree e marittime con il Paese iberico. Una decisione ineccepibile, immediatamente e formalmente comunicata alla Commissione europea e a tutti gli altri ministri dell’Interno dell’Unione europea attraverso un’accurata nota diramata dal Viminale.

Allarme terrorismo: la mossa ineccepibile del Viminale

La vitale proroga dei controlli è giunta al termine di una delicatissima riunione del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, convocato d’urgenza per fare il punto sulla situazione. Le motivazioni fornite dal Ministero dell’Interno non lasciano purtroppo alcuno spazio a dubbi o a interpretazioni romantiche: l’Italia deve fare i conti con «elevati profili di rischio per la sicurezza interna».
A far scattare il campanello d’allarme è l’altissimo e drammatico pericolo di «infiltrazioni terroristiche». Esiste infatti la probabilità più che concreta che, attraverso i flussi incontrollati di mobilità internazionale in arrivo dalla Spagna, possano tentare di intrufolarsi in Italia soggetti pericolosissimi legati ad ambienti del terrorismo. Il Governo italiano non intende chiudere le frontiere a prescindere, ma l’obiettivo categorico è quello di consentire alle nostre Forze dell’Ordine di effettuare delle rigidissime e approfondite verifiche sui passeggeri in ingresso.

Tajani fa quadrato, ma esplode l’Ira di Madrid

A fare quadrato attorno alla decisione del Viminale è intervenuto anche il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha gettato acqua sul fuoco: «Non è un atteggiamento contro qualcuno, non è una posizione politica. Il nostro unico problema è garantire la sicurezza interna. Non va assolutamente sottovalutato ciò che sta succedendo con i migranti a Ceuta».
Ma da Madrid la reazione è stata a dir poco rabbiosa, stizzita e, per certi versi, irrispettosa nei confronti della sovranità italiana. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares è esploso in un duro attacco contro il nostro Governo: «È assurdo, inutile ed è una vergogna perché mina lo spirito dei partner europei!», ha tuonato Albares, accusando il premier Meloni e Tajani di non essere “leader europei all’altezza della situazione” e di agire solo per accaparrare voti nella politica interna. In risposta alla mossa italiana, il governo iberico ha deciso per ripicca di estendere fino all’8 ottobre i controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia nei loro scali aeroportuali e marittimi.

Cosa cambia concretamente per chi viaggia

La dura reazione spagnola è apparsa a molti osservatori come uno schiaffo fuori luogo all’Italia, un Paese che sta solo cercando di prevenire tragedie interne. Albares ha persino “rinfacciato” a Roma gli aiuti forniti dalla Spagna durante la crisi di Lampedusa del 2023, accusandoci di scarsa solidarietà.
Ma al di là del fuoco incrociato delle polemiche politiche, cosa cambia all’atto pratico per i comuni cittadini e per i turisti? Nessun blocco totale, sia chiaro. Chi dovrà viaggiare in aereo o in nave tra l’Italia e la Spagna dovrà semplicemente mettere in conto la concreta possibilità di subire (in aeroporto o al porto) controlli documentali molto più severi, rigorosi e lunghi del solito, perdendo qualche minuto in più al gate. Un piccolo sacrificio che, se serve a intercettare potenziali terroristi e a tenere l’Italia al sicuro, vale assolutamente la pena di sopportare.

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Nuovo rimpatrio dalla Germania: 13 cittadini afghani trasferiti a Kabul

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Afghani espulsi dalla Germania

Redazione- La Germania ha effettuato un nuovo volo charter verso Kabul, trasferendo 13 cittadini afghani che, secondo il ministero dell’Interno tedesco, erano stati condannati per reati tra cui violenza sessuale, aggressioni e traffico di droga. Il gruppo è stato trasferito in Afghanistan martedì 15 settembre.

Le autorità tedesche non hanno reso pubblici i nomi degli espulsi, i loro ultimi luoghi di residenza in Germania né la durata delle condanne. Il ministero ha precisato che si trattava di persone soggette all’obbligo di lasciare il Paese e che erano entrate nel sistema giudiziario penale tedesco.

Il nuovo volo si inserisce nel progressivo aumento dei rimpatri verso l’Afghanistan. Nei mesi precedenti Berlino aveva già organizzato diversi voli charter: a luglio, per esempio, 31 cittadini afghani sono stati trasferiti a Kabul, 30 dei quali avevano precedenti penali.

La politica di Berlino prevede un ulteriore aumento dei rimpatri. Il ministero dell’Interno tedesco ha dichiarato che in futuro potrebbero essere effettuati fino a tre voli charter al mese, oltre ai rimpatri individuali attraverso voli di linea.

Per rendere possibili i trasferimenti, la Germania mantiene contatti tecnici con le autorità talebane a Kabul. Berlino sottolinea però che questi contatti non equivalgono al riconoscimento ufficiale dei talebani come governo legittimo dell’Afghanistan.

La questione continua tuttavia a suscitare critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, che sollevano interrogativi sulla sicurezza delle persone rimpatriate e sulle condizioni presenti in Afghanistan. La cooperazione con le autorità de facto di Kabul rimane inoltre un tema controverso all’interno del dibattito politico tedesco.

Il nuovo trasferimento conferma quindi un cambiamento significativo nella politica tedesca verso i cittadini afghani: dopo la ripresa dei voli di rimpatrio nel 2024, Berlino sta progressivamente ampliando il ricorso alle espulsioni verso Kabul, mentre il confronto sul loro impatto e sulle condizioni dei rimpatriati continua in Germania e in Europa.

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Il racconto di una donna indiana minacciata dai talebani durante un viaggio da sola in Afghanistan

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Il racconto di una donna indiana minacciata dai talebani durante un viaggio da sola in Afghanistan

Redazione- Un viaggio iniziato come un’avventura personale si è trasformato, per una turista indiana, in ore di paura e tensione.

Arunima A. P., viaggiatrice e influencer indiana abituata da anni a esplorare il mondo da sola, racconta di essere stata fermata dalle forze dei talebani nella provincia di Bamyan perché viaggiava senza un accompagnatore uomo.

Secondo il suo racconto, arrivata a Bamyan lunedì sera a bordo di un camion, è stata avvicinata da alcuni uomini appartenenti alle autorità locali. Le sarebbero stati richiesti il passaporto e i documenti di viaggio.

Dopo aver controllato i suoi documenti, gli uomini le avrebbero detto che una donna non poteva attraversare il Paese da sola e che, per spostarsi da una provincia all’altra, era necessario ottenere specifiche autorizzazioni.

La situazione, secondo Arunima, sarebbe diventata particolarmente tesa quando le è stato comunicato che stava violando le regole e che avrebbe potuto essere arrestata.

«Ho chiesto che mi espellessero dall’Afghanistan», ha raccontato, «ma mi hanno detto che avevo violato le regole e che sarei stata arrestata».

Per alcune ore, la turista ha vissuto nell’incertezza, temendo che la situazione potesse peggiorare. Attraverso i social media ha quindi chiesto l’intervento dell’ambasciata indiana.

In seguito ha comunicato ai suoi follower di essere al sicuro e che il problema era stato risolto.

Arunima viaggia da sola da circa sei anni e sui social conta milioni di persone che seguono le sue esperienze. La sua presenza in Afghanistan, dove ha iniziato il viaggio in solitaria alla fine di agosto, ha attirato l’attenzione anche per un motivo evidente: vedere una donna straniera muoversi da sola in diverse zone del Paese non è comune.

La stessa viaggiatrice ha raccontato di aver incontrato difficoltà anche a Jalalabad. Secondo la sua testimonianza, le autorità locali non le avrebbero rilasciato un permesso per proseguire il viaggio perché era una donna sola e, per ottenere l’autorizzazione, avrebbe dovuto essere accompagnata da un uomo o da una guida.

Il caso riporta l’attenzione sulle restrizioni imposte alle donne in Afghanistan dopo il ritorno al potere dei talebani.

Ma la vicenda solleva anche un’altra questione: la distanza tra l’immagine dell’Afghanistan mostrata ai visitatori stranieri sui social media e la realtà quotidiana vissuta dalle donne afghane.

Negli ultimi anni diversi influencer e blogger stranieri hanno visitato il Paese, pubblicando immagini di mercati, paesaggi, luoghi storici e incontri con esponenti talebani. Questi contenuti hanno contribuito a mostrare un volto turistico e apparentemente tranquillo dell’Afghanistan.

L’esperienza di Arunima mostra però un’altra dimensione.

Una donna straniera può arrivare nel Paese con un passaporto valido e con l’obiettivo di raccontare ciò che vede, ma il semplice fatto di viaggiare senza un uomo può diventare un motivo di contestazione da parte delle autorità locali.

Per una turista, quindi, una restrizione può trasformarsi in un episodio drammatico di viaggio.

Per una donna afghana, invece, restrizioni alla libertà di movimento possono rappresentare una realtà quotidiana.

Arunima ha dichiarato di voler lasciare l’Afghanistan e proseguire verso l’Uzbekistan. Resta tuttavia preoccupata per i controlli e i posti di blocco che dovrà attraversare lungo il percorso.

La sua storia, nata come il racconto di un viaggio individuale, è così diventata una testimonianza sulle difficoltà che può incontrare una donna quando decide di muoversi da sola in un Paese sottoposto a rigide regole sociali e religiose.

Dietro le immagini del paesaggio e dei luoghi turistici rimane dunque una domanda difficile:

quanto può essere libero un viaggio, quando essere una donna e viaggiare da sola può diventare una violazione delle regole?

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Il volto moderato dell’Islam: a Baku il vertice internazionale per la pace e la ricostruzione del Karabakh

QUANDO LA RELIGIONE DIVENTA UNO STRUMENTO DI PACE, DI DIALOGO E DI RINASCITA: A BAKU IL GRANDE VERTICE DELL’ISLAM MODERATO PER RICOSTRUIRE I TERRITORI DEVASTATI DALLA GUERRA! C’È ANCHE L’ITALIA IN PRIMA LINEA! 🕌 🕊️ 🇦🇿 In un Mondo Pieno Di Guerre ed Estremismi Pericolosi, Sentire Parlare di “Pace E Tolleranza” Riempie il Cuore Di Speranza! Da qualche giorno la meravigliosa Città di BAKU (in Azerbaigian) ospita L’Importantissimo Incontro Internazionale dei Capi delle Autorità Religiose Musulmane dell’Organizzazione degli Stati Turchi. Un Vertice Meraviglioso e importantissimo (guidato dal grande Leader Spirituale Sheikh Pashazade) in Cui si Sta Esaltando e Applaudendo La visione “MODERATA, Tollerante e Pacifica” della Religione, Lontana da ogni Forma Di Odio! I leader Hanno Firmato La Storica “Dichiarazione Di Baku”, e Oggi si Sposteranno Tutti (In un Dolorosissimo Pellegrinaggio di Preghiera) per Visitare i Territori del “KARABAKH”, devastati dalle Bombe Della recente e Terribile Guerra. Pregheranno Nelle antiche Moschee Distrutte Per Chiedere a Dio La Pace! E In Questo Processo Di Ricostruzione dei Luoghi Sacri e delle Città del Karabakh C’è Anche una Grande eccellenza della Nostra ITALIA, Chiamata ad Aiutare il Popolo Azero per Restaurare Quelle Bellezze grazie Alla Nostra Bioarchitettura! Leggi il Meraviglioso Messaggio di Tolleranza nel Nostro Articolo di Approfondimento! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente D’Accordo Col Fatto Che Quando I Leader Religiosi Promuovono I messaggi Di “Pace e di Tolleranza” Facciano Un Lavoro Eccezionale Per Unire i Popoli e spegnere le Guerre? Siete Orgogliosi Nel Leggere Che Le “Aziende Di Restauro E Costruzione” Dell’Italia Siano State Scelte Per Ricostruire i Luoghi Sacri e le Città Devastate Dalle Bombe nel Karabakh? Diteci la Vostra Sviscerando tutto Il Vostro Ottimismo nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Sostenere la Pace!

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vertice internazionale per la pace e la ricostruzione del Karabakh

Baku (Azerbaigian) – In un panorama mondiale troppo spesso dominato dalle cupe notizie di guerra, dalle tensioni geopolitiche e dagli allarmi per il radicalismo, ci sono eventi che rappresentano dei veri e propri “fari di speranza” per il dialogo, per la pace e per l’incontro tra i popoli. Proprio in questi giorni cruciali, la splendida città di Baku è diventata il cuore pulsante e spirituale di un evento di portata internazionale immensa: il 7° Meeting del Consiglio dei Capi delle Autorità Religiose Musulmane dell’Organizzazione degli Stati Turchi (OTS).
Dal 12 al 16 settembre 2026, decine di delegazioni, leader spirituali, studiosi e rappresentanti istituzionali si sono riuniti nella capitale azera non solo per discutere di politica, ma per tracciare una via spirituale fondata sul dialogo e sulla tolleranza. L’evento corre in parallelo con un’importantissima Conferenza scientifica dedicata alla formidabile figura storica di Sheikh Sayyid Yahya Bakuvi, amatissimo e illuminato pensatore azero del XV secolo, considerato da tutti come uno dei massimi esponenti storici di una visione profondamente moderata, saggia e pacifica dell’Islam.

Sheikh Pashazade e l’attesa “Dichiarazione di Baku”

A fare gli onori di casa e ad accogliere con affetto le delegazioni provenienti da tutto il mondo è stato l’illustre Sheikh ul-Islam Allahshukur Pashazade, figura di assoluto e carismatico riferimento dell’istituzione religiosa dell’Azerbaigian. È lui il vero e proprio “motore” di questo vertice, colui che sta curando i momenti istituzionali e culturali che accompagnano il Meeting.
Il culmine istituzionale dei lavori si è vissuto lunedì 14 settembre presso i saloni del Fairmont Hotel, dove i leader religiosi si sono confrontati per ore prima di procedere all’adozione della storica e attesissima “Dichiarazione di Baku”, i cui documenti finali verranno ufficialmente e solennemente indirizzati al Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. La giornata è poi proseguita all’interno del lussuoso Palazzo Gulustan, per sviscerare l’eredità di pace e tolleranza lasciata dal pensatore Bakuvi.

Dalle Macerie alla Rinascita: il viaggio in Karabakh

Ma il momento in assoluto più commovente, drammatico e carico di significato spirituale dell’intero vertice è previsto per le giornate del 15 e 16 settembre. Al termine dei lavori teorici, infatti, le delegazioni lasceranno i salotti buoni di Baku per volare verso i cieli di Fuzuli e raggiungere la martoriata regione del Karabakh.
Visiteranno le città di Aghdam, Khojaly, Khankendi e Shusha. Questo non sarà un semplice giro turistico, ma un vero e proprio e straziante “pellegrinaggio del dolore e della speranza” tra le terre profondamente devastate dai recenti e feroci conflitti armati. I leader pregheranno tra le rovine, raccogliendosi spiritualmente all’interno della Moschea Juma di Aghdam e della Moschea Yukhari Govhar Agha di Shusha.

Il fondamentale aiuto dell’Italia per la Ricostruzione

In questo dolorosissimo e faticoso processo di rinascita del Karabakh, l’Italia gioca e giocherà un ruolo di primissimo piano. Grazie agli storici, fortissimi e indissolubili legami che uniscono Roma a Baku, le eccellenze del nostro Paese (nel campo del restauro, della bioarchitettura e della grandiosa rigenerazione urbana) saranno assolutamente in prima linea per salvare e riportare al loro antico splendore il patrimonio culturale, architettonico e spirituale distrutto dalle bombe della guerra.
Il meeting di Baku rappresenta dunque un meraviglioso “ponte spirituale” tra Nazioni: un’occasione preziosa in cui la religione, lontana dagli estremismi, si fa strumento di cultura, di solidarietà e di rinascita per l’intera umanità.

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