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Comer Industries a Matera, tensione tra lavoratori e azienda sul premio di risultato

📢 Il malcontento cresce tra i dipendenti di Comer Industries a Matera: il taglio al premio di risultato accende il dibattito su equità e riconoscimento del lavoro svolto. Le organizzazioni sindacali chiedono risposte chiare alla dirigenza.

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Redazione-  Il clima all’interno dello stabilimento Comer Industries di Matera si è fatto teso negli ultimi giorni, a seguito della conclusione di una serie di assemblee sindacali che hanno visto la partecipazione massiccia della forza lavoro. Al centro del dibattito interno c’è la questione del premio di risultato relativo al 2025, erogato nel mese di giugno 2026, che ha lasciato l’amaro in bocca a gran parte dei dipendenti. Nonostante le aspettative basate sui volumi produttivi e sull’impegno profuso, il calcolo finale ha generato una discrepanza economica che i lavoratori non intendono ignorare.

Secondo quanto emerso dagli incontri, il premio, che avrebbe dovuto attestarsi su una cifra prossima ai 1.600 euro, ha subìto una contrazione di circa 600 euro. La causa scatenante di questo taglio è riconducibile alla componente legata all’EBITDA, l’indicatore di redditività aziendale. Nonostante le contestazioni sollevate dalle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) e dagli stessi dipendenti, l’azienda ha mantenuto una posizione rigida, definendo il calcolo come definitivo e non suscettibile di revisione. Questo atteggiamento ha alimentato un senso di frustrazione che va oltre il singolo episodio contabile, toccando le corde del rapporto di fiducia tra la proprietà e chi opera quotidianamente sulle linee di produzione.

Il valore del lavoro oltre la logica dei numeri

Il nodo della questione non risiede nella validità degli accordi di secondo livello – che negli ultimi tempi hanno effettivamente migliorato le condizioni salariali legate alla flessibilità, ai turni e al welfare aziendale – ma nella percezione di un sistema di valutazione che appare sbilanciato. Le organizzazioni sindacali (FIOM, UILM, UGLM) sottolineano come lo stabilimento di Matera si sia costantemente distinto per la sua capacità di rispondere con solerzia alle necessità industriali del Gruppo. Anche durante le fasi di congiuntura economica negativa, quando la cassa integrazione ha richiesto sacrifici personali ed economici non indifferenti, i lavoratori lucani non hanno fatto mancare la propria disponibilità e la dedizione necessaria a superare gli ostacoli.

La richiesta che arriva dalla base è di natura etica prima ancora che economica. Quando l’azienda chiama a una maggiore produttività, i lavoratori rispondono, ma si aspettano che, in condizioni di redditività positiva, il riconoscimento sia speculare. La sensazione diffusa è che il calcolo dell’EBITDA pesi sproporzionatamente sul portafoglio dei dipendenti, oscurando gli obiettivi di produttività raggiunti attraverso il lavoro, la competenza e il senso di responsabilità dimostrati in reparto. Per i sindacati, la chiusura manifestata dal vertice aziendale è un messaggio che rischia di incrinare il clima di collaborazione necessario per la competitività futura dello stabilimento.

Richiesta di equità e trasparenza verso la dirigenza

Il confronto tra le parti rimane aperto, ma la fermezza dei lavoratori è crescente. Le segreterie sindacali e la RSU hanno lanciato un appello diretto al Presidente di Comer Industries. Il messaggio è chiaro: non si stanno elemosinando trattamenti di favore, bensì si sta invocando un sistema che sia equo e trasparente. Il valore espresso ogni giorno a Matera non può essere ridotto a una variabile finanziaria che si contrae in modo così netto proprio quando si attenderebbe il ristoro per l’impegno profuso nel corso dell’anno.

La storia dello stabilimento di Matera è legata a doppio filo alla capacità tecnica dei suoi addetti, che hanno saputo gestire transizioni complesse garantendo gli standard qualitativi richiesti dal mercato. Ignorare il malessere scaturito da questo mancato riconoscimento economico significa ignorare la natura stessa del patto sociale e lavorativo tra un’impresa e il suo territorio. Le sigle sindacali hanno ribadito che la loro azione proseguirà con determinazione, nel segno di un dialogo che però deve tradursi in scelte concrete. La fiducia non si costruisce solo attraverso gli accordi quadro, ma attraverso la capacità dell’azienda di riconoscere, nei momenti di successo, il ruolo fondamentale di chi, nelle fabbriche, trasforma i progetti in risultati reali. La partita resta aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire se si riuscirà a ricucire uno strappo che, al momento, appare decisamente marcato.

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Sciopero nazionale dei Contact Center: la protesta di Ugl telecomunicazioni dal 13 al 17 luglio

📢 È partita la mobilitazione nazionale di Ugl Telecomunicazioni contro le delocalizzazioni e l’uso deregolamentato dell’intelligenza artificiale. Dal 13 al 17 luglio, i lavoratori incroceranno le braccia per difendere l’occupazione.

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#Sciopero #UglTelecomunicazioni #Lavoro #DirittiLavoratori

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Redazione– Il settore dei contact center in Italia si prepara a vivere una settimana di mobilitazione intensa. Il sindacato Ugl Telecomunicazioni ha ufficializzato la proclamazione di uno sciopero nazionale che interesserà le lavoratrici e i lavoratori del comparto dal 13 al 17 luglio. L’astensione dal lavoro, prevista per una durata di 120 minuti al termine di ogni turno, sarà accompagnata dal blocco totale di straordinari e prestazioni aggiuntive, una misura che coinvolgerà direttamente anche il personale part-time attraverso un riproporzionamento delle attività. La decisione, comunicata dal segretario nazionale dell’organizzazione sindacale Stefano Conti, arriva al culmine di un periodo di crescente tensione sociale, segnato da tagli occupazionali e mutamenti strutturali che minano la stabilità di migliaia di famiglie su tutto il territorio nazionale.

Le ragioni di una mobilitazione senza precedenti

La piattaforma rivendicativa alla base di questa iniziativa di sciopero è ampia e tocca i nervi scoperti di un settore in rapida trasformazione. Tra le motivazioni principali spiccano le criticità legate all’applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto, uno strumento nato per tutelare l’occupazione in caso di subentro tra diverse aziende ma che, nei fatti, viene spesso disatteso o applicato in modo parziale. A questo si aggiunge la pratica costante della delocalizzazione delle attività verso paesi esteri, dove il costo del lavoro è inferiore e le tutele sindacali ridotte, svuotando di contenuto i centri operativi italiani. Un ulteriore elemento di attrito è rappresentato dalle gare d’appalto basate esclusivamente sul criterio del massimo ribasso: una politica commerciale che, nel tentativo di ridurre i costi per le committenze, comprime inesorabilmente i diritti dei lavoratori e la qualità dei servizi erogati, innescando una spirale di precariato che colpisce duramente i territori.

La crisi su Enel e Tim e il nodo dell’intelligenza artificiale

Il contesto occupazionale appare oggi drammaticamente fragile. La vertenza Enel, che riguarda i servizi di back office e di qualità all’interno dei contact center, rappresenta in questo momento l’epicentro della crisi. Sono oltre 1500 i lavoratori interessati a livello nazionale, con una ricaduta territoriale particolarmente severa tra le aree di Sulmona e Campobasso, dove il rischio di perdere circa 300 posti di lavoro sta generando forte preoccupazione. Parallelamente, anche la situazione in Tim appare critica. Il calo delle attività affidate in outsourcing sta aprendo la strada a prospettive di tagli occupazionali ed esuberi che minacciano di esplodere nel brevissimo periodo.

Tuttavia, il tema che preoccupa maggiormente sia i sindacati che i dipendenti è l’introduzione deregolamentata dei sistemi di intelligenza artificiale. L’utilizzo massiccio di algoritmi e automazioni nei contact center non è più solo una possibilità remota, ma una realtà che sta sostituendo il lavoro umano senza alcuna pianificazione sociale. Conti richiama le aziende alla responsabilità sociale, invocando il pieno rispetto dell’articolo 1 della Legge 132/2025. Tale normativa, infatti, pone l’accento sulla necessità di un impiego dell’intelligenza artificiale che sia trasparente, responsabile e, soprattutto, antropocentrico, mettendo al centro la persona e le sue competenze piuttosto che la mera ottimizzazione dei processi tramite macchine.

Una linea di confine per il futuro del settore

Per il sindacato, questa mobilitazione non si esaurirà nei cinque giorni di luglio. L’Ugl Telecomunicazioni ha dichiarato che si tratta solo del primo passo di una strategia più ampia, definendo la situazione attuale come una vera e propria “linea del Piave”. Il timore è che, senza un intervento strutturale da parte del Governo e un nuovo impegno da parte delle committenze, il comparto dei contact center rischi una frammentazione irreversibile. La perdita di migliaia di posti di lavoro non rappresenterebbe solo un dramma sociale per i singoli addetti, ma un impoverimento della capacità di presidio dei servizi al cittadino. La lotta del personale, dunque, punta ad ottenere un confronto serrato per garantire che l’innovazione tecnologica non diventi un pretesto per lo smantellamento di una delle infrastrutture umane più capillari presenti nel mercato del lavoro italiano.

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Ex zuccherificio di Policoro, al via il cantiere della rinascita per il Metapontino

🏗️ Il cantiere dell’ex zuccherificio di Policoro diventa realtà: un passo fondamentale per la ripresa industriale e occupazionale del Metapontino. L’invito è quello di guardare al futuro con unità e pragmatismo, superando le divisioni del passato.

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#Policoro #Basilicata #Lavoro #RiqualificazioneIndustriale

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Redazione-  Policoro segna finalmente un cambio di passo decisivo per il proprio sviluppo industriale e occupazionale. Dopo anni di attesa, incertezze e un prolungato stato di abbandono che ha pesato sul paesaggio urbano e sulle prospettive economiche dell’intera area del Metapontino, l’ex zuccherificio avvia ufficialmente il suo percorso di riqualificazione. La recente firma del mandato alla Regione Basilicata per la gestione operativa del sito sancisce un momento di svolta, trasformando quella che era considerata una ferita aperta nel cuore della zona industriale in uno spazio destinato a nuova vita produttiva e occupazionale.

Un progetto strategico per il futuro della Basilicata

Il peso della storia industriale di Policoro passa inevitabilmente attraverso le vicende di una struttura che ha segnato un’epoca. Per troppo tempo, i capannoni ormai obsoleti dell’ex zuccherificio hanno rappresentato la rappresentazione fisica di una crisi economica difficile da superare. Ora, però, l’approccio cambia radicalmente. Le istituzioni regionali, con il coordinamento dell’assessore al PNRR Cosimo Latronico, hanno impresso una accelerazione decisa, definendo una missione chiara: rigenerare il suolo per favorire l’insediamento di nuove realtà che possano generare occupazione stabile e innovazione tecnologica.

L’UGL di Matera, attraverso le parole del segretario provinciale Pino Giordano, ha espresso un giudizio favorevole su questa operazione di recupero. Secondo il sindacato, il superamento della fase di stallo non è solo un atto tecnico, ma un segnale politico di grande rilievo. La capacità di trasformare un’area dismessa in un polo di attrazione rappresenta, infatti, il modello di gestione pubblica che il territorio richiede da anni. L’intervento non punta soltanto al ripristino edilizio, ma a una vera e propria riqualificazione funzionale, mirata a restituire dignità a lavoratori che hanno atteso risposte concrete anziché promesse elettorali.

Le polemiche lasciate alle spalle

Il cammino verso l’apertura del cantiere non è stato privo di ostacoli. Negli scorsi anni, la questione dell’ex zuccherificio è stata al centro di un acceso dibattito politico, nutrito da polemiche sterili, accuse incrociate e una narrazione che spesso ha preferito la contrapposizione ideologica alla ricerca di soluzioni tecniche condivise. Per l’UGL, questo clima di scontro ha alimentato solo un rallentamento dei processi burocratici, disorientando le comunità locali che vedevano sfumare, di anno in anno, la possibilità di vedere ripristinata la produttività del sito.

La realtà dei fatti, oggi, chiude questo capitolo di incertezza. Il sindacato evidenzia come il lavoro portato avanti dagli uffici regionali sia la risposta più efficace a chi, con toni strumentali, sosteneva l’impossibilità di recuperare l’infrastruttura. Superare le logiche di fazione significa, in questa visione, concentrarsi sulle ricadute pratiche: formazione professionale, attrazione di investimenti e creazione di filiere produttive in grado di integrare il settore agricolo, trainante per il Metapontino, con quello industriale e dell’innovazione digitale.

Vigilanza sindacale e monitoraggio dei lavori

La partita, tuttavia, non si chiude con la firma del mandato. Il sindacato ha ribadito la propria intenzione di mantenere una vigilanza costante sulle diverse fasi attuative, garantendo che le risorse investite vengano indirizzate esclusivamente verso l’obiettivo primario della crescita occupazionale. La trasformazione dell’ex zuccherificio deve essere il primo passo di una strategia più ampia di infrastrutturazione del territorio, capace di rendere il Metapontino maggiormente competitivo su scala nazionale ed europea.

Il monitoraggio sarà orientato – viene spiegato – a garantire trasparenza, qualità del lavoro e valorizzazione delle competenze locali. Le aziende che decideranno di stabilirsi nell’area dovranno operare in sinergia con la realtà sociale circostante, garantendo standard elevati e un impegno costante per la sostenibilità ambientale. La speranza è che questo progetto possa agire da volano per ulteriori iniziative, ponendo le basi per un distretto economico resiliente, finalmente libero dal peso dell’inattività. Guardare avanti, per la Regione Basilicata, significa saper coniugare il recupero degli spazi del passato con la necessità di una visione moderna e pragmatica, dove la politica si mette a servizio del bene comune e della dignità del lavoro, chiudendo definitivamente il tempo dell’abbandono.

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Caldo estremo e sicurezza sul lavoro: l’appello di Ugl Matera per controlli rigorosi

☀️ La sicurezza sul lavoro non va in vacanza. Ugl Matera chiede controlli severi contro chi ignora l’ordinanza sul caldo estremo. La salute di chi lavora deve restare la priorità assoluta rispetto a ogni logica di profitto.

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#LavoroSicuro #Matera #Basilicata #DirittiDeiLavoratori

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Redazione-  Matera si trova a fronteggiare una sfida climatica che mette a dura prova la tenuta del comparto produttivo locale. Con l’innalzamento delle temperature che caratterizza le estati lucane, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro è tornato prepotentemente al centro del dibattito sindacale. Pino Giordano, segretario provinciale dell’Ugl di Matera, ha espresso una posizione netta riguardo all’ordinanza emanata dalla Regione Basilicata, che impone limitazioni alle attività lavorative nelle fasce orarie caratterizzate da calore intenso. Per il sindacato, il provvedimento è un atto di civiltà, ma la sua reale efficacia dipenderà esclusivamente dalla capacità delle autorità di garantire un monitoraggio costante sul territorio.

La richiesta di vigilanza attiva nei settori a rischio

L’appello di Pino Giordano non ammette interpretazioni: il sindacato chiede all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e alle Forze dell’Ordine di intensificare le verifiche. L’obiettivo è coprire capillarmente i settori dove l’esposizione agli agenti atmosferici è massima. Non si tratta soltanto dei cantieri edili, spesso citati come zone a rischio per la natura dei compiti svolti, ma anche dell’agricoltura, comparto trainante per l’economia del materano. Le serre, in particolare, rappresentano un ambiente lavorativo dove i microclimi interni possono raggiungere valori termici critici, superando in modo netto le temperature registrate all’esterno.

La sorveglianza deve estendersi anche alla fascia costiera ionica. Qui, la presenza di villaggi turistici e strutture ricettive stagionali crea un indotto importante, ma espone i lavoratori a rischi legati ai picchi di calore e a forme di irregolarità contrattuale. Ugl Matera segnala che, in contesti di forte stagionalità, il rischio di veder messe da parte le norme a tutela della salute in favore della produttività corre spesso sottotraccia. Per questo, il segretario Giordano invoca una tolleranza zero verso chi tenta di aggirare le disposizioni regionali, mettendo a repentaglio l’incolumità fisica di chi presta servizio.

Produttività e salute: un equilibrio possibile

Il dibattito sollevato dal sindacato solleva una questione di fondo: è possibile armonizzare le esigenze economiche delle imprese con la salute dei lavoratori? Secondo Ugl Matera, la risposta è positiva e risiede in una gestione lungimirante dei turni di lavoro. Molte aziende del territorio materano, infatti, hanno già adottato modelli organizzativi che prevedono lo spostamento delle attività più pesanti nelle prime ore del mattino o verso il tramonto, evitando di esporre il personale nelle ore centrali in cui l’irraggiamento solare è massimo.

A queste realtà imprenditoriali, che dimostrano un alto senso di responsabilità sociale, giunge il plauso del segretario provinciale. Tali imprese confermano che investire nella prevenzione significa tutelare il capitale umano, elemento fondamentale per garantire la stabilità e la qualità dell’occupazione. Al contrario, chi sceglie di ignorare le cautele necessarie non solo viola le norme, ma altera la leale concorrenza, penalizzando chi opera rispettando le regole. La legalità, in quest’ottica, non è solo una prescrizione normativa, ma il pilastro su cui fondare un sistema produttivo sano e solido.

La dignità del lavoro come obiettivo prioritario

La riflessione di Pino Giordano si conclude con un monito etico. In una fase storica segnata da incertezze strutturali, non è ammissibile che la salute venga trattata come una variabile sacrificabile. Il lavoro, nella visione del sindacato, deve essere uno strumento di elevazione e crescita sociale, non un mezzo di sfruttamento che ignora i limiti fisiologici dell’essere umano.

Ugl Matera conferma il proprio impegno nel monitorare la situazione, pronta a segnalare ogni criticità agli enti preposti per assicurare che il dettato dell’ordinanza regionale non resti una mera enunciazione di principi. La sicurezza sul lavoro, specialmente in un clima che muta rapidamente e rende le giornate estive sempre più insidiose, rappresenta la priorità assoluta per il sindacato. L’auspicio è che la consapevolezza dei rischi, unita a un’attività di controllo ferma e imparziale, possa trasformare questa legislatura in un’opportunità per elevare lo standard di protezione di tutti i lavoratori lucani, garantendo che il benessere collettivo prevalga su logiche di profitto di breve termine.

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