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Cronaca

Sorelle scomparse a Civitella Alfedena, sommozzatori nel lago di Barrea: si indaga per sequestro

🔴 Giallo a Civitella Alfedena: Sarah e Alisya sono scomparse da una settimana. Sommozzatori nel lago di Barrea, droni sui boschi e controlli in ogni edificio abbandonato. Si indaga per sequestro di persona. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Sorelle scomparse a Civitella Alfedena, sommozzatori nel lago di Barrea: si indaga per sequestro

Redazione – Sono trascorsi sette giorni dalla scomparsa di Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni originarie di Minturno, nel basso Lazio, e il mistero che avvolge il loro destino si fa ogni ora più fitto. Le due minorenni sono svanite nel nulla tra la notte di sabato 7 e domenica 8 giugno dalla casa famiglia situata nel piccolo borgo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, innescando una delle più imponenti operazioni di ricerca che l’Alto Sangro abbia conosciuto negli ultimi anni.

Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Castel di Sangro sotto il coordinamento del sostituto procuratore di Sulmona Stefano Iafolla, hanno subito una decisa accelerazione nelle ultime quarantotto ore. Il fascicolo, inizialmente aperto per sottrazione di minori, potrebbe presto essere riqualificato in sequestro di persona: gli inquirenti sono convinti che dietro l’allontanamento delle ragazzine si nasconda la mano di un adulto.

La sentenza di divorzio e il rifiuto del trasferimento

Al centro della vicenda emerge un elemento che potrebbe rappresentare la chiave per comprendere quanto accaduto. Pochi giorni prima della scomparsa, il Tribunale aveva emesso la sentenza definitiva di divorzio dei genitori delle due sorelle, revocando contestualmente la sospensione della potestà genitoriale al padre e disponendo il riaffidamento delle minori all’uomo.

Sarah e Alisya, seguite dai servizi sociali da circa tre anni e ospiti della struttura abruzzese dal 2024, avrebbero manifestato una ferma opposizione a questa decisione. Il loro disagio traspare con chiarezza da alcune lettere scritte nell’ultimo periodo e indirizzate ai genitori, documenti ora acquisiti dai carabinieri e sottoposti ad attenta analisi investigativa. Il contenuto di queste missive potrebbe fornire indicazioni preziose sullo stato d’animo delle due ragazze e sulle loro intenzioni.

Ricerche a tappeto tra boschi, abitazioni abbandonate e il lago

Il dispositivo di ricerca messo in campo è imponente. I Vigili del fuoco hanno dispiegato droni per sorvolare le aree boschive più impervie che circondano Civitella Alfedena, mentre unità cinofile specializzate nella ricerca di persone scomparse battono sentieri e radure. La novità più significativa delle ultime ore riguarda l’impiego di una squadra di sommozzatori, incaricati di ispezionare il lago di Barrea, lo specchio d’acqua artificiale che si estende a pochi chilometri dal luogo della scomparsa.

Le immersioni si sono concentrate in particolare nelle zone sottostanti i due ponti che attraversano il bacino, punti considerati sensibili dagli investigatori. Il lago, incastonato tra le montagne dell’Alto Sangro e circondato da fitti boschi di faggio, rappresenta una delle aree su cui si focalizza l’attenzione delle squadre di soccorso.

Parallelamente, la Prefettura dell’Aquila ha disposto verifiche capillari in tutte le abitazioni vuote e disabitate di Civitella Alfedena, Villetta Barrea, Barrea e dei comuni limitrofi. Il capitano Giuseppe Testa, che guida le operazioni sul territorio, ha ordinato il controllo di ogni stabile abbandonato, nella convinzione che le due sorelle possano aver trovato rifugio temporaneo in uno di questi edifici, con o senza l’aiuto di terzi.

L’ipotesi di una fuga organizzata e le auto nella notte

Un elemento cruciale per le indagini proviene dalle telecamere di videosorveglianza comunali. Le immagini registrate intorno alle tre di quella notte mostrano alcune automobili in movimento nei pressi della casa famiglia, un orario assolutamente insolito per una zona residenziale di un piccolo centro montano. Gli investigatori stanno lavorando per identificare i veicoli e i loro occupanti, nel tentativo di stabilire se qualcuno abbia prelevato le ragazzine.

Il fatto che Sarah e Alisya si siano allontanate a piedi, senza telefoni cellulari né denaro, rafforza l’ipotesi che un adulto abbia orchestrato l’operazione, fornendo alle due sorelle indicazioni precise e un punto di appoggio sicuro. Il padre delle ragazze, impiegato in una struttura commerciale e attualmente in ferie per seguire da vicino le ricerche, si dice certo di questa ricostruzione: la sua convinzione è che le figlie non si siano allontanate volontariamente, sottolineando come sia molto difficile lasciare un luogo simile senza un aiuto esterno.

L’appello disperato della madre

Mentre le ore passano e l’angoscia cresce, la madre delle due sorelle ha affidato al proprio legale, l’avvocato Enrico Mastantuono, un accorato messaggio audio rivolto alle figlie. Le sue parole trasudano dolore e speranza: ha chiesto alle ragazze di mettersi in contatto con la famiglia, assicurando loro che non è arrabbiata e che ogni problema può essere affrontato insieme. Ha concluso esprimendo il desiderio più profondo di sapere che stanno bene e di poterle riabbracciare al più presto.

L’abitazione della donna, nel Sud Pontino, è stata perquisita senza esito, così come nessuna segnalazione utile è giunta finora dalla zona di Minturno. Le ricerche proseguono senza sosta, con gli inquirenti che attendono sviluppi decisivi dalle analisi dei filmati e dagli accertamenti sulle persone gravitanti attorno alle due minorenni.

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Cronaca

Subiaco, 43enne accoltellato durante un pic-nic: arrestata una donna

Grave fatto di sangue a Subiaco: un uomo viene accoltellato durante un pic-nic notturno. Arrestata una trentasettenne e condotta a Rebibbia. 🚨 ⚖️

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Subiaco – Nel perimetro delle indagini di polizia giudiziaria e del monitoraggio delle emergenze connesse alla criminalità violenta nei distretti della città metropolitana di Roma Capitale, la ricostruzione dei fatti di sangue consumati nei contesti isolati richiede un rigoroso lavoro di analisi scientifica e investigativa. Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 luglio, un gravissimo episodio di cronaca nera ha scosso la comunità montana di Subiaco, nella Valle dell’Aniene. Un uomo di 43 anni, residente nel circondario, è stato rinvenuto in fin di vita all’interno di un’area verde periferica, riverso a terra in una pozza di sangue a causa di una profonda e penetrante ferita da taglio localizzata all’altezza della spalla destra. Il quadro clinico della vittima ha imposto l’immediata attivazione dei protocolli di emergenza-urgenza medica per stabilizzare i parametri vitali e contrastare lo shock emorragico.

Il pattugliamento dei Carabinieri e il fermo stradale della donna

L’intervento delle forze dell’ordine è scaturito a seguito di una segnalazione telefonica d’urgenza pervenuta alla centrale operativa, la quale ha tempestivamente dirottato sul posto le pattuglie della locale Stazione dei Carabinieri. Durante la fase di avvicinamento al quadrante isolato segnalato dall’utente, i militari dell’Arma hanno incrociato lungo la carreggiata stradale una donna di 37 anni, che vagava a piedi in evidente stato di alterazione psicologica e confusione mentale. La passante si presentava con gli indumenti parzialmente ricoperti di macchie ematiche e, alla vista dell’auto d’ordinanza, ha formulato un’esplicita richiesta di aiuto, guidando successivamente gli operatori di pubblica sicurezza attraverso i sentieri dell’area boschiva fino al punto esatto in cui giaceva il corpo esanime del quarantatreenne.

Il sequestro dell’arma del delitto e i rilievi del Nucleo di Frascati

I primi accertamenti condotti sul campo dagli investigatori hanno permesso di isolare e cristallizzare la scena del crimine, identificando gli elementi materiali dell’aggressione. Nel perimetro dell’area verde, i Carabinieri hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro giudiziario un coltello dotato di una lama affilata della lunghezza di circa 10 centimetri, compatibile con la profondità e la geometria della lesione riportata dalla vittima alla spalla. I rilievi tecnici, la ricerca di impronte papillari e l’estrazione di profili biologici e tracce di DNA sull’impugnatura dell’arma sono stati interamente affidati agli specialisti del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Frascati, preposti a fornire alle autorità competenti le risultanze scientifiche necessarie a definire la dinamica esatta del ferimento.

Il ricovero in prognosi riservata al Policlinico Umberto I di Roma

Le condizioni del quarantatreenne sono apparse subito estremamente critiche al personale sanitario del 118 giunto sul posto. L’uomo è stato trasferito d’urgenza, in codice rosso, presso il vicino pronto soccorso dell’ospedale civile di Subiaco per ricevere le prime terapie di contenimento della ferita. A causa della gravità della lesione e del rischio di compromissione dei vasi sanguigni principali, i medici hanno disposto l’immediato trasferimento protetto del paziente presso le strutture di terapia intensiva del Policlinico Umberto I di Roma. Il cittadino sublacense si trova tuttora ricoverato all’interno del noscopio capitolino, dove l’équipe medica mantiene riservata la prognosi, monitorando h24 l’evoluzione del quadro clinico e la stabilità dei parametri metabolici ed emodinamici.

Le versioni contrastanti e la reclusione della 37enne a Rebibbia

L’unico elemento storiografico e fattuale accertato nelle prime fasi dell’inchiesta attesta che la coppia si era appartata nel parco per consumare un pic-nic serale all’aperto. Sulle successive fasi del delitto e sui motivi che hanno innescato l’azione violenta, la trentasettenne ha fornito agli inquirenti e ai magistrati della Procura della Repubblica una serie di versioni confuse, parziali e tra loro fortemente contrastanti, che non hanno convinto gli organi di vigilanza. Alla luce dei gravi indizi di colpevolezza raccolti e del pericolo di inquinamento probatorio, i Carabinieri hanno proceduto all’arresto formale della donna con l’accusa di tentato omicidio. La presunta开启rice è stata tradotta presso la sezione femminile del carcere di Rebibbia a Roma, in attesa dell’udienza di convalida della misura cautelare disposta dall’autorità giudiziaria competente.

La prevenzione dei reati violenti e la sicurezza nei distretti montani

In ultima analisi, il grave fatto di sangue di Subiaco riapre il dibattito sociologico e amministrativo sulla necessità di potenziare i presìdi di sicurezza stradale e il controllo del territorio nei quadranti isolati e rurali della provincia romana, aree spesso scelte per finalità ricreative ma esposte a fattori di rischio e marginalità. Sviluppare reti di videosorveglianza predittiva e intensificare il pattugliamento notturno da parte della Polizia Locale e dell’Arma costituiscono i principali strumenti per garantire la tutela dell’incolumità pubblica e la prevenzione dei reati contro la persona. La cooperazione trasparente tra la cittadinanza, attraverso le segnalazioni tempestive, e le istituzioni dello Stato rimane l’unica via per arginare le derive della violenza di genere e domestica, garantendo il rispetto della legalità e la sicurezza civile delle comunità montane dell’Appennino.

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Maxi furto ad Oricola, rubate opere di Picasso e Manzù per 5 milioni

🚨 COLPO DA FILM IN ABRUZZO: MAXI FURTO DA 5 MILIONI DI EURO ALLA LILLI PETROLI DI ORICOLA. RUBATE SCULTURE DI MANZÙ E PICASSOUn’azione criminale spietata, pianificata nei minimi dettagli e durata un’intera notte. Una banda organizzata composta da almeno dieci persone ha assaltato la sede della Lilli Petroli a Oricola (AQ), fuggendo con una collezione d’arte dal valore stimato tra i 4 e i 5 milioni di euro. I ladri, entrati dal retro intorno alle 22:00, hanno lavorato per otto ore consecutive utilizzando un camion dell’azienda e un cavo d’acciaio per sradicare e abbattere il pesante cancello blindato dello stabilimento, del peso di diverse tonnellate, per poi caricare le opere su un furgone e dileguarsi prima dell’alba. 🏛️🔒💥Il bottino è di eccezionale rilievo artistico e storiografico: tra i pezzi rubati spicca la monumentale “Ballerina” di Giacomo Manzù, una scultura unica in bronzo dal peso record di ben dieci quintali, la cui rimozione ha richiesto attrezzature di sollevamento professionali. Dal museo aziendale creato dall’imprenditore Mauro Lilli sono scomparsi anche i capolavori “Testa di Inge” e “Papa” (sempre di Manzù) e alcuni rari bassorilievi attribuiti a Pablo Picasso. Le indagini sono state affidate ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Aquila, che stanno analizzando le telecamere di videosorveglianza. Data la totale invendibilità delle opere nei circuiti legali, gli inquirenti sospettano un furto mirato su commissione per alimentare i mercati clandestini internazionali dell’arte. 🌐🎨🚓👇 Credi che le collezioni d’arte custodite all’interno delle grandi aziende private debbano essere protette da sistemi di sicurezza centralizzati collegati direttamente con le forze dell’ordine? Dicci la tua nei commenti!#FurtoArte2026 #Oricola #LilliPetroli #GiacomoManzù #PabloPicasso #CarabinieriTPC #Tagliacozzo #PatrimonioCulturale #MassiFurto #CronacaAquila #MeteoEstate

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Oricola – Nel quadrante strategico della tutela del patrimonio storico-artistico e del contrasto al traffico transnazionale di beni culturali, l’azione delle bande criminali specializzate torna a colpire i distretti industriali interni dell’Appennino. Un clamoroso e pianificato maxi furto si è consumato all’interno della sede direzionale della società “Lilli Petroli” a Oricola, nella provincia dell’Aquila, al confine tra l’Abruzzo e il Lazio. Un commando strutturato, composto da circa dieci professionisti del crimine, si è introdotto nel perimetro dello stabilimento nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 luglio 2026, operando per circa otto ore consecutive. I malviventi hanno smantellato e sottratto una lussuosa collezione privata di sculture e bassorilievi attribuiti ai maestri Giacomo Manzù e Pablo Picasso, per un controvalore macroeconomico stanziale stimato dagli esperti d’arte e dalle compagnie assicurative tra i 4 e i 5 milioni di euro.

La logica del colpo militare: l’abbattimento del cancello blindato

La dinamica dell’incursione, i cui dettagli tecnici e plano-volumetrici evidenziano una meticolosa attività di sopralluogo e una profonda conoscenza preventiva delle planimetrie aziendali, esclude qualsiasi ipotesi di scasso estemporaneo. Entrata dal retro del complesso intorno alle ore 22:00, la banda ha operato indisturbata fino alle prime luci dell’alba, usufruendo di un hardware logistico pesante. Per aprirsi un varco di deflusso e garantire la fuga dei vettori, i ladri hanno preso possesso di un camion Mercedes di proprietà della stessa Lilli Petroli; agganciando un cavo d’acciaio ad alta resistenza, il mezzo ha trascinato e sradicato dalle fondamenta il pesante cancello blindato dello stabilimento, una struttura a pistoni idraulici del peso di diverse tonnellate. Successivamente, un furgone aziendale è stato impiegato per stipare e trasportare la refurtiva verso i canali della ricettazione internazionale.

Il furto della “Ballerina” di Manzù: un bronzo da dieci quintali

Il pezzo di maggior rilievo critico e storiografico sottratto alla collezione è una scultura monumentale in bronzo intitolata “Ballerina”, capolavoro a firma di Giacomo Manzù censito come esemplare unico del peso netto di circa dieci quintali (mille chilogrammi). La movimentazione di un manufatto plastico di tali dimensioni ha richiesto l’impiego di argani meccanici, competenze di ingegneria logistica e un coordinamento temporale ermetico, parametri che blindano la tesi di un furto eseguito su commissione di un collezionista privato. Dalle gallerie dell’azienda sono svanite inoltre altre due importanti opere plastiche dello scultore bergamasco, “Testa di Inge” e “Papa”, unitamente a una serie di preziosi bassorilievi in ceramica e metallo riferiti alla produzione d’avanguardia di Pablo Picasso, asset stoccati negli anni dall’imprenditore Mauro Lilli mediante transazioni certificate nelle principali aste internazionali.

Le indagini del Nucleo TPC e la banca dati dei beni illeciti

I rilievi scientifici e le indagini di polizia giudiziaria sono interamente affidati ai militari del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) dell’Aquila, supportati dalle stazioni territoriali della compagnia di Tagliacozzo. Gli investigatori dell’Arma hanno repertato impronte papillari, tracce biologiche ed ematiche e stanno analizzando i flussi video registrati dai sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso (TVCC) per intercettare la targa dei vettori di copertura. Tutti i dati identificativi, le fotografie e i codici d’archivio delle opere d’arte sono stati inseriti in tempo reale all’interno della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” del Ministero della Cultura. La forte notorietà dei lotti rende impossibile una transazione trasparente sul mercato visibile delle gallerie, orientando le piste degli inquirenti verso i mercati neri e i circuiti clandestini transfrontalieri, dove il furto d’arte si converte spesso in moneta di scambio per il finanziamento di altri reati macro-criminali.

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Tragedia a Piacenza, morto Paolo Donadio: il cordoglio dell’UGL Matera

🚨 GRAVE LUTTO: STRADE DI SANGUE A PIACENZA, MUORE IL 22ENNE PAOLO DONADIO. IL COMMOSSO CORDOGLIO DI PINO GIORDANO E DELL’UGL MATERAUna tragedia immane che spezza una giovane vita lontano da casa e unisce nel dolore l’Emilia e la Basilicata. La Segreteria Provinciale dell’UGL Matera e il Segretario Pino Giordano esprimono il più profondo e sentito cordoglio per la tragica scomparsa di Paolo Donadio, il ragazzo di appena 22 anni deceduto a seguito di un drammatico incidente stradale avvenuto sulle strade di Piacenza. Il giovane era figlio di Lino Donadio e Anna Maria Catalano, stimati cittadini originari di Montalbano Jonico (MT), lasciando un’intera comunità nel più totale sconforto. 📉 accidentGiordano, legatissimo alla famiglia, ha rivolto un commosso abbraccio ai genitori e ai parenti tutti, evidenziando come la perdita di un figlio sia una ferita aperta per tutto il popolo lucano. Sulla scia di questo drammatico fatto di cronaca, l’UGL lancia un severo appello a tutte le istituzioni affinché la sicurezza stradale, la manutenzione delle infrastrutture, la prevenzione e l’educazione stradale tornino a essere una priorità assoluta dell’agenda politica, per evitare che altre famiglie siano costrette a piangere la fine prematura dei propri cari. Ci stringiamo al dolore di Montalbano Jonico e Piacenza. 🏛️🔒🏥👇 Esprimi il tuo messaggio di vicinanza e cordoglio alla famiglia Donadio e alla comunità di Montalbano Jonico nei commenti.#LuttoPaoloDonadio #IncidentePiacenza #UGLMatera #PinoGiordano #MontalbanoJonico #SicurezzaStradale #Prevenzione #MateraCronaca #WelfareSociale

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Matera – Nel complesso e drammatico panorama della sicurezza stradale e della gestione delle infrastrutture viarie nazionali, il monitoraggio degli incidenti mortali che coinvolgono le giovani generazioni continua a rappresentare una priorità critica per le istituzioni e le parti sociali. La Segreteria Provinciale dell’UGL Matera, guidata dal Segretario Provinciale Pino Giordano, ha emanato una solenne e accorata nota ufficiale di cordoglio a seguito del tragico decesso di Paolo Donadio, un giovane di appena 22 anni rimasto vittima di un gravissimo sinistro automobilistico sulle arterie stradali di Piacenza. La notizia ha destato profondo sgomento e unanime commozione all’interno dei distretti lucani, unendo nel dolore la comunità emiliana e quella della provincia materana, da cui trae origine la storia familiare e genealogica della vittima.

Il dramma dell’emigrazione e il cordoglio alla famiglia Donadio-Catalano

Il baricentro emotivo e civile della nota sindacale si focalizza sulla dolorosa transizione dei giovani del Mezzogiorno che perdono la vita lontano dai propri confini regionali. Il ventiduenne Paolo Donadio era infatti figlio di Lino Donadio e Anna Maria Catalano, stimati professionisti originari di Montalbano Jonico, comune della fascia jonica materana, trasferitisi al Nord per motivi di lavoro e perfettamente integrati nel tessuto sociale piacentino. Pino Giordano ha indirizzato un commosso e solenne abbraccio fraterno ai genitori, ai familiari e alle delegazioni cittadine colpite dal trauma biologico della perdita: «La morte del giovane Paolo Donadio ci addolora profondamente. Ci stringiamo con sincera partecipazione al dolore dei genitori. Una giovane vita spezzata rappresenta una ferita che colpisce l’intera comunità lucana, che continua a vedere propri figli perdere la vita lontano dalla terra d’origine».

Il manifesto dell’UGL per la sicurezza stradale e i protocolli di prevenzione

In ultima analisi, la presa di posizione dell’UGL Matera scardina la logica della fatalità sventata per elevare il dramma di Piacenza a severo monito politico e amministrativo rivolto al Parlamento e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il sindacato autonomo lucano esorta le istituzioni locali e centrali a implementare in modo strutturale le risorse finanziarie destinate ai piani di sicurezza stradale, alla manutenzione straordinaria dei manti bituminosi nZEB, al potenziamento dell’illuminazione pubblica e all’installazione di dispositivi di controllo della velocità predittivi. Solo una grande e coordinata campagna di educazione stradale e responsabilità collettiva, conclude Giordano, potrà trasformare la prevenzione in un reale hardware a tutela della vita umana, evitando che l’asfissia dei labirinti burocratici o l’incuria delle carreggiate continuino a distruggere interi nuclei familiari e a impoverire il capitale umano della nazione.

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