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La fabbrica dei talenti 4.0 accende il futuro a Teramo: all’Alessandrini-Marino l’Open Day dell’ITS Academy per conquistare subito un lavoro sicuro

Il futuro del lavoro 4.0 si scrive a Teramo, addio disoccupazione per i diplomati! 🤖⚙️ Sabato 12 settembre, dalle 9:30 alle 13:00, l’I.I.S. “Alessandrini-Marino” ospita lo straordinario Open Day gratuito dell’ITS Academy per il corso in “Automazione e Robotica Industriale”. Un percorso duale pazzesco da 1.800 ore (con ben 800 ore di tirocinio) co-progettato con giganti come Leonardo e Honda Italia. Con un tasso di occupazione stabile che supera il 90%, la dirigente Maria Letizia Fatigati blinda il futuro dei giovani abruzzesi: “Fermiamo l’esodo all’estero dei nostri figli”. Iscrizioni già aperte su itsmeccanicabruzzo.eu, scoprite tutti i dettagli del piano nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Open Day dell'ITS Academy

Teramo – Ci sono percorsi di studio capaci di scardinare le vecchie liturgie dell’istruzione tradizionale, binari d’avanguardia dove la teoria dei libri si fonde fin dal primo istante con il sudore, la tecnologia e l’innovazione delle fabbriche più moderne. In un’epoca segnata da profonde transizioni digitali e dall’asfissia occupazionale che troppo spesso costringe i nostri giovani a fuggire all’estero, l’Abruzzo risponde innalzando un presidio d’eccellenza che fa da modello per l’intero Paese. Sabato 12 settembre 2026, dalle ore 9:30 alle ore 13:00, le porte dell’Istituto di Istruzione Superiore “Alessandrini-Marino” di Teramo, in via San Marino 12, si spalancheranno per accogliere l’atteso Open Day dell’ITS Academy. Un appuntamento imperdibile, a ingresso libero, interamente dedicato alla presentazione del nuovo corso biennale post-diploma per “Tecnico Superiore per l’automazione e la robotica industriale – Tecnico 4.0”.

L’evento si configura come un vero e proprio salotto dell’orientamento e del riscatto territoriale, dove le famiglie e i diplomati quinquennali avranno la possibilità di toccare con mano le professioni del domani. Durante la mattinata sarà possibile conoscere i professori, esplorare i programmi didattici, interfacciarsi con i manager delle grandi multinazionali e cimentarsi in una simulazione reale dei test d’ingresso, affrontando anche colloqui motivazionali. Il percorso formativo, che prenderà ufficialmente il via nel mese di novembre 2026, ha una durata strutturata di 1.800 ore (articolate in 4 semestri) ed è completamente gratuito, configurandosi come una risorsa terapeutica ed etica per il diritto allo studio del territorio.

Il modello academy-duale: 800 ore in azienda con i colossi della meccatronica

La straordinaria forza d’urto di questo progetto risiede nella sua natura academy-duale: un patto d’onore e di competenze che vede gli studenti dividersi tra 1.000 ore di lezioni in aula e laboratori iper-tecnologici, e ben 800 ore di project work (tirocinio formativo diretto) all’interno delle imprese partner. La didattica rompe gli schemi polverosi della scuola tradizionale, venendo erogata prevalentemente da tecnici superspecializzati “prestati” dalle aziende. Il piano di studi si addentra nei territori della quarta rivoluzione industriale: i ragazzi studieranno intelligenza artificiale, big data analysis, stampa 3D, programmazione avanzata di PLC e CNC, automazione robotica e cyber security, senza trascurare le materie convenzionali come la meccanica avanzata, il disegno tecnico, l’inglese scientifico e i soft skill (problem solving, comunicazione e team building).

Il corso è accreditato e promosso dalla Fondazione di Partecipazione ITS Sistema Meccanica di Lanciano, in strettissima sinergia con il Polo Innovazione Automotive e Confindustria Abruzzo Medio Adriatico. A blindare la qualità del placement e dei tirocini è una fitta rete di aziende leader della filiera manifatturiera che co-progettano i piani di studio “su misura”: colossi del calibro di Leonardo, Honda Italia, Faraone Industrie, Industriale Sud, Amadori, Meccanica CR, ACS Composites e il Gruppo Xera. I dati d’altronde parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: oltre il 90% dei diplomati ITS trova un lavoro stabile a pochi mesi dal titolo, e il 100% ottiene un’occupazione perfettamente coerente con il percorso svolto, con la possibilità di riscattare crediti formativi per chi volesse poi proseguire gli studi all’Università.

La tenuta sociale del territorio: «Istruiamo i nostri figli per non farli scappare»

L’orgoglio per il traguardo raggiunto risuona intatto nelle parole di Antonio Maffei, Direttore dell’ITS Academy, fiero di aver radicato a Teramo il quarto ciclo consecutivo di corsi: «La forte risposta del tessuto manifatturiero locale conferma due dati importanti: per i ragazzi rappresenta un’alternativa concreta e rapida all’università tradizionale, con percorsi ad altissimo livello; per le aziende si traduce nella possibilità di co-progettare i piani di studio, formando i tecnici di cui hanno immediato bisogno per innovare». Un entusiasmo condiviso pienamente da Marco Matteucci, Presidente della Sezione Automotive di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, che lancia un monito pulito: «Tutti i diplomati dello scorso anno hanno già trovato un’occupazione e nessuno è in cerca di sistemazione. L’invito è rivolto a chi ha curiosità ed energia. I posti sono limitati».

La perfetta padrona di casa di questo miracolo educativo, la dirigente scolastica dell’I.I.S. “Alessandrini-Marino” Maria Letizia Fatigati, blinda l’iniziativa evidenziandone il profondo valore etico, civile e antropologico contro lo spopolamento delle valli abruzzesi. «Investire e mettersi a disposizione dei nostri studenti in termini formativi oggi vuol dire dar loro la possibilità e l’opportunità di inserirsi nel nostro mondo occupazionale con la relativa tenuta sociale del tessuto imprenditoriale», conclude con severa magnanimità la preside Fatigati, «limitando al massimo l’esodo verso l’estero dei nostri figli». Le iscrizioni online sono ufficialmente aperte sul portale www.itsmeccanicabruzzo.eu, mentre i test d’ingresso si svolgeranno a ottobre. Lasciate a casa gli smartphone e i dubbi sul futuro: sabato mattina l’Alessandrini-Marino vi aspetta a braccia aperte per dimostrare che il domani del lavoro si progetta adesso, un bullone e un algoritmo alla volta.

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Borgo colorato

Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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