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La scuola del futuro si accende a Teramo, il boom del “Pascal-Comi”: guadagnata una classe in più grazie alla rivoluzione “Senza Zaino” e ai laboratori verdi nel territorio

Teramo si prende il futuro dell’istruzione con un boom di iscrizioni straordinario! 📚🏫 L’Istituto “Pascal-Comi” della dirigente Maria Letizia Fatigati inaugura l’anno scolastico conquistando una classe prima in più grazie alla rivoluzione digitale del modello “Senza Zaino”. Addio libri pesanti, arrivano gli ebook interattivi in collaborazione con il Majorana di Brindisi e un fantastico programma di escursioni GRATUITE per gli studenti: dalla Torre del Cerrano fino al trekking ai Prati di Tivo e al Parco Fluviale. La scuola che unisce innovazione e amore per l’ambiente è finalmente realtà, scoprite tutti i dettagli del piano nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Istituto “Pascal-Comi” di Teramo

Teramo – Ci sono aule scolastiche che non si limitano a essere semplici contenitori di banchi, cattedre e lavagne, ma che si trasformano in veri e propri laboratori di vita, spazi sacri dove i ragazzi imparano a diventare cittadini consapevoli, a stringere amicizie fraterne e a coltivare i propri sogni per il domani. Nel panorama dell’istruzione abruzzese, flagellato in molti centri dal dramma dello spopolamento e delle classi pollaio, si leva una splendida e fiera eccezione che fa da modello per l’intero Paese. L’Istituto Superiore “Pascal-Comi” di Teramo ha inaugurato ufficialmente il nuovo anno scolastico 2026/2027 registrando un clamoroso e straordinario segnale di crescita e vitalità: rispetto alla precedente stagione didattica, la scuola ha conquistato una classe prima in più, accogliendo a braccia aperte quattro nuove compagini di studenti pronti a compiere un viaggio formativo rivoluzionario.

L’inizio di questo cammino umano e intellettuale è stato accompagnato da un intenso ed emozionante momento di accoglienza e orientamento, svoltosi nei locali della sede storica dell’istituto. Ad accogliere le ragazze, i ragazzi e le loro famiglie è stata la dirigente scolastica, la professoressa Maria Letizia Fatigati, colonna portante della scuola teramana, che ha voluto presentare di persona la nuova comunità educante, fornendo ai giovani le bussole necessarie per affrontare il percorso di studi con responsabilità e trasparenza. Durante il solenne incontro sono stati presentati i docenti associati alle quattro classi prime, l’organizzazione degli orari e le progettualità d’avanguardia inserite nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), nate per rimettere il merito e l’inclusione al centro dell’agenda scolastica.

Addio libri pesanti: la rivoluzione digitale delle classi “Senza Zaino”

La vera e propria svolta strutturale del Pascal-Comi, che ha convinto e conquistato le famiglie del territorio, risiede nell’attivazione di ben tre sezioni interamente digitali governate dal celebre modello educativo “Senza Zaino”. Questa rete nazionale, che vede come prestigiosa scuola capofila l’Istituto “Majorana” di Brindisi, propone una didattica innovativa, partecipativa e capovolta, dove lo studente cessa di essere un contenitore passivo di nozioni per farsi protagonista attivo del proprio sapere. Il pilastro tecnologico di questo metodo è l’utilizzo degli ebook in progress: materiali didattici digitali e interattivi che vengono periodicamente rielaborati, aggiornati e migliorati in tempo reale grazie al lavoro corale di un team di docenti specializzati, offrendo percorsi di apprendimento dinamici e privi di schemi polverosi.

«Costruire fin dai primi giorni un ambiente scolastico accogliente e stimolante è il nostro obiettivo primario», spiega con orgoglio la dirigente scolastica Maria Letizia Fatigati, evidenziando il valore etico di una scuola che abbatte il peso fisico dei fardelli scolastici per liberare la mente dei giovani. In queste aule speciali, l’apprendimento non è un obbligo asettico ma una scoperta condivisa, dove l’uso dello smartphone e dei tablet viene finalmente governato e canalizzato verso lo sviluppo delle competenze logiche, dell’onestà intellettuale e del sound design delle idee, azzerando le nevrosi causate dall’isolamento digitale.

La didattica dell’aria aperta: tre escursioni gratuite dal mare alla montagna

Ma il Pascal-Comi sa bene che la vera conoscenza si nutre anche del contatto fisico con la terra, con la natura e con la memoria del territorio. Per favorire una rapida, sana e pulita socializzazione tra i neo-iscritti, riducendo le distanze ed evitando ogni forma di intolleranza o discriminazione, la scuola ha varato un articolato programma di escursioni naturalistiche all’aperto, completamente gratuite per le famiglie e interamente finanziate grazie ai fondi straordinari del progetto ministeriale “Scuola Estate”. Tre tappe esperienziali concepite come una risorsa terapeutica per il corpo e per lo spirito degli studenti, portandoli a studiare le scienze direttamente sul campo, fuori dal perimetro delle mura scolastiche.

Il viaggio verde è iniziato con una splendida giornata trascorsa alla Torre del Cerrano, dove i ragazzi sono stati coinvolti in laboratori dedicati alla biologia e al rispetto dell’ambiente marino. Subito dopo, le classi hanno affrontato una passeggiata di trekking ai Prati di Tivo, un’occasione unica per respirare l’aria pura del Gran Sasso attraverso un’esperienza di movimento, osservazione geologica e condivisione. Il ciclo si concluderà nei prossimi giorni nel cuore pulsante della città, con una serie di attività ecosostenibili all’interno del Parco Fluviale di Teramo, pensate per insegnare il rispetto del verde e degli spazi pubblici urbani. Il domani dell’istruzione ha un cuore antico e una mente digitale: il Pascal-Comi è pronto a fare da apripista nazionale, un ciak alla volta, per dimostrare che la scuola più bella è quella che sa ancora far innamorare i suoi figli del futuro.

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Borgo colorato

Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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