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LE DIMENSIONI DELL’EQUILIBRIO: L’INSTALLAZIONE ITINERANTE DI GUSTAVO VÉLEZ CELEBRA 30 ANNI DI SCULTURA A PIETRASANTA

Gustavo Vélez trasforma Pietrasanta in una galleria vivente: tra marmo, bronzo e acciaio, le sue sculture sfidano la gravità e il tempo, celebrando 30 anni di fortuna creativa.
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Gustavo Velez Autoritratto Ph Jaime Londono 1

Redazione-  Dal 11 giugno al 20 settembre 2026 la città di Pietrasanta diventa il museo a cielo aperto di Gustavo Vélez, scultore colombiano la cui carriera trentennale è oggi celebrata con la mostra “Le dimensioni dell’equilibrio”. Curata da Francesca Sborgi e arricchita dal contributo di Eike Schmidt, l’esposizione si snoda lungo i punti più emblematici del territorio: Piazza Duomo, il Complesso di Sant’Agostino, le piazze Carducci, Statuto e XXIV Maggio, fino al pontile di Marina di Pietrasanta.

Il cuore della mostra è Piazza Duomo, dove le opere monumentali di Vélez—realizzate in marmo, bronzo e acciaio—si confrontano con l’architettura medievale, creando un contrasto tra la solidità del materiale e l’illusione della leggerezza. La luce del tramonto si rifrange sui volumi geometrici, facendo apparire le sculture sospese in un equilibrio quasi impossibile. Questo spazio pubblico diventa così un laboratorio di percezione: il visitatore, mentre attraversa la piazza, è invitato a riscoprire il proprio rapporto con la forma e lo spazio.

Più a nord, nel silenzioso Complesso di Sant’Agostino, le installazioni assumono una dimensione più intima. Lì, la geometria rigorosa di Vélez dialoga con la quiete monastica, generando una meditazione visiva in cui ogni angolo smette di essere solo un elemento strutturale per diventare parte di una narrazione sensoriale. Le opere, pur mantenendo la precisione delle linee, si aprono a una riflessione più profonda sulla memoria del luogo e sulla continuità tra passato artigianale e innovazione contemporanea.

Il percorso si conclude a Marina di Pietrasanta, dove le sculture “respirano” l’aria salmastra e si proiettano verso l’orizzonte marino. Qui, la luce è più intensa, la trasparenza dell’acqua si riflette sui volumi metallici e la presenza dell’acqua amplifica il tema centrale della mostra: l’equilibrio non è statico, ma in costante dialogo con gli elementi circostanti.

La voce dell’artista

“Celebrere i trent’anni di vita artistica a Pietrasanta significa riaffermare il mio impegno verso l’atto creativo e ringraziare questa terra, che trasforma il rigore della geometria in libertà poetica”, afferma Vélez. “Voglio che ogni scultura, grazie a angoli e simmetrie, instauri un dialogo con lo spazio che la circonda e con chi la attraversa”. La geometria, dunque, diventa il filo conduttore che collega le opere nuove a quelle già radicate nella città, dal mare alle piazze, creando una rete invisibile di armonia.

Una ricerca che supera la tradizione

Formazione a Firenze, trasferimento a Pietrasanta nel 1996 e una lunga collaborazione con maestri artigiani locali hanno permesso a Vélez di fondere la tradizione scultorea con una ricerca di astrazione pura. Le sculture di “Le dimensioni dell’equilibrio” sono il risultato di un processo meditativo in cui la materia (marmo, bronzo, acciaio) è plasmata per rivelare tensioni interne, quasi a suggerire una materia nascosta al di là della superficie. L’artista utilizza forme organiche intrecciate a geometrie astratte, creando un equilibrio sottile tra movimento e staticità.

Un riconoscimento internazionale

Gustavo Vélez è una presenza costante nelle rassegne internazionali di scultura: dagli Stati Uniti all’Asia, dalle esposizioni in Cina e Giappone alla Triennale di Scultura di Bad Ragaz (Svizzera). La sua carriera ha raggiunto nuovi traguardi nel 2024, quando gli è stato assegnato il Premio Fratelli Rosselli, riconoscimento che celebra lo scultore come ambasciatore della creatività di Pietrasanta nel mondo.

Orari e informazioni pratiche

  • 11‑28 giugno & 30 agosto‑20 settembre: mart‑ven 18:00‑23:00; sab‑dom 10:00‑13:00 / 18:00‑23:00
  • 29 giugno‑30 agosto: tutti i giorni 19:00‑24:00; sab‑dom & festivi 10:00‑13:00 / 19:00‑24:00

Luoghi: Piazza Duomo, Piazza Carducci, Piazza Statuto, Complesso di Sant’Agostino, Piazza XXIV Maggio e il Pontile di Marina. Per ulteriori dettagli contattare il Centro Culturale “Luigi Russo” (Via Sant’Agostino 1, 0584‑795500) o il sito www.museodeibozzetti.it.

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Il fascino della letteratura sotto le stelle: Evelina Sgarbi presenta “Nata Sgarbi” nella cornice di palazzo Cenci

🌙 Un appuntamento imperdibile nel cuore di Roma: stasera Evelina Sgarbi presenta il suo libro “Nata Sgarbi” tra le mura storiche di Arsenale Cenci. Un racconto intimo su identità, famiglia e arte.

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#Roma #ArsenaleCenci #EvelinaSgarbi #Letteratura

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Redazione-  Roma accoglie una serata all’insegna della cultura e della riflessione letteraria nelle ore in cui la città eterna si prepara a chiudere il sipario della giornata. Questa sera, sabato 13 giugno, lo storico Arsenale Cenci, situato in via Beatrice Cenci 8, diventerà il palcoscenico per il lancio di un format culturale ambizioso: “Un libro a mezzanotte”. L’evento inaugurale, fissato per le ore 23.00, vedrà protagonista Evelina Sgarbi, che presenterà al pubblico la sua opera d’esordio editoriale intitolata “Nata Sgarbi”, pubblicata da Piemme Edizioni. La scelta dell’orario, insolita per le presentazioni librarie classiche, vuole sottolineare l’atmosfera raccolta e quasi confidenziale che si respira all’interno di questo spazio polifunzionale, situato nel cuore pulsante del Rione Regola.

Un palcoscenico storico nel cuore del rione regola

Arsenale Cenci non è un luogo qualunque. Incastonato tra le mura di Palazzo Cenci, un complesso architettonico che ha attraversato secoli di storia romana, lo spazio si configura come un circolo artistico esclusivo, proiettato verso il dialogo tra il passato monumentale di Roma e le sollecitazioni della contemporaneità. La vicinanza al suggestivo Monte Cenci rende la cornice particolarmente evocativa: il rione, storicamente legato alle vicende della famiglia Cenci, si presta perfettamente a ospitare incontri che mescolano arte, biografia e indagine intellettuale. La struttura, che funge da punto di riferimento per eventi che spaziano dalle arti visive alla letteratura, apre oggi le porte a una narrazione intima, dove il cognome della protagonista, celebre e talvolta ingombrante agli occhi dell’opinione pubblica, diventa il punto di partenza per una ricerca identitaria personale e priva di filtri.

Il racconto di un’identità tra pubblico e privato

“Nata Sgarbi” si presenta come un saggio autobiografico in cui l’autrice analizza il legame complesso con il padre, Vittorio Sgarbi, figura dominante del panorama artistico e politico italiano. La narrazione non si limita a ripercorrere aneddoti di vita familiare, ma cerca di comporre un mosaico che mette in luce la figura di Evelina come individuo autonomo, capace di guardare con occhi distaccati e critici la grandezza e le contraddizioni dell’uomo che le ha dato il nome. Il libro, distribuito da Piemme, offre uno spaccato inedito sul rapporto tra padre e figlia, esplorando le dinamiche di un cognome che impone una presenza costante nel dibattito pubblico, ma che al contempo nasconde sfumature private raramente esplorate prima d’ora.

Accanto ad Evelina Sgarbi, la serata vedrà la partecipazione di figure di primo piano del panorama accademico e istituzionale. A intervenire saranno Valentina Virgili, docente, storica e critica dell’arte, la cui analisi offrirà una chiave di lettura estetica e culturale alla vicenda biografica, e Francesco Cozza Caposavi, docente e Presidente dell’Associazione Dimore Storiche del Lazio, oltre che consigliere del Ministero della Cultura. La presenza di Cozza Caposavi aggiunge un valore istituzionale alla serata, legando il racconto dell’autrice alla tutela del patrimonio culturale italiano, non solo inteso come pietre e musei, ma come storie umane che si innestano negli spazi storici che abitiamo. L’incontro sarà moderato da Arbiter.Art, che guiderà il dibattito in un clima che si preannuncia vivace e intellettualmente stimolante.

La scelta di inaugurare il format “Un libro a mezzanotte” proprio con questa pubblicazione suggerisce l’intenzione degli organizzatori di creare una consuetudine notturna dedicata al pensiero profondo. In una città che spesso vive la cultura solo nelle ore diurne o negli eventi di massa, Arsenale Cenci prova a invertire la tendenza, trasformando il tempo della tarda serata in un momento di concentrazione. Le aspettative per l’evento sono elevate, considerando la curiosità che circonda la figura di Evelina Sgarbi e il prestigio della location coinvolta. Le porte di via Beatrice Cenci si apriranno dunque per un dialogo che, sebbene parta dalla sfera privata, finisce per toccare corde comuni a molti: la ricerca del proprio posto nel mondo e la gestione di un’eredità intellettuale e familiare complessa.

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L’ultima opera di Francesco Paolo Glaviano esplora la paura come motore esistenziale nell’era iperconnessa

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Francesco Paolo Glaviano

Redazione-  “La Paura e l’Ignoranza sono i pilastri del Potere con la ‘P’ maiuscola”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini, e da questa riflessione prende le mosse “Paura Quantistica”, l’ultima raccolta poetica di Francesco Paolo Glaviano, pubblicata dall’Aletti Editore nella collana “I Diamanti della Poesia”. Un’opera che si configura come un audace esperimento letterario, capace di coniugare la dimensione intima del poeta con una più ampia riflessione sulla fragilità dell’esistenza umana nell’era digitale.

Il concept: dalla paura statica alla benzina per il motore

«Non dobbiamo pensare che la Paura sia qualcosa di statico – ha dichiarato l’autore, originario di Palermo ma attualmente residente a Roma –. La Paura deve essere la benzina per il nostro motore». Questa frase riassume il messaggio centrale del libro: il superamento delle proprie paure attraverso la coagulazione di verità, coraggio e consapevolezza delle proprie imperfezioni. Il concetto di “Me nel Noi” che attraversa l’intera raccolta non è un semplice esercizio stilistico, ma una vera e propria poetica dell’identità collettiva.

Glaviano, che oltre a essere poeta è anche attore, costruisce quello che il maestro Giuseppe Aletti definisce «un universo poetico visionario, spesso allucinato, in cui il linguaggio procede per accumulo di immagini, cortocircuiti simbolici, richiami cosmici, corporei e spirituali». Nella prefazione al volume, Aletti evidenzia come al centro dell’opera emerga «una sensibilità esistenziale che interroga continuamente la condizione umana: la paura, l’amore, il tempo, la morte, la libertà, il rapporto tra materia e mistero».

La scrittura come ecosistema complesso

Per Glaviano, la scrittura non è semplicemente un modo per ordinare il caos interiore, né uno specchio delle proprie contraddizioni: è un ecosistema complesso. «Scrivo i bordi dei miei pensieri – spiega l’autore – la continua scelta, il continuo collasso della funzione d’onda». Quest’ultimo riferimento alla meccanica quantistica non è casuale: il titolo stesso, “Paura Quantistica”, evoca l’incertezza fondamentale che caratterizza la fisica delle particelle, trasposta metaforicamente nell’esperienza umana. E mentre cancella e riscrive, rileggendo la stessa pagina anche cinque volte, l’autore afferma di sentire «sempre un’immensa voglia di vivere, di leggere e rileggere, scrivere e riscrivere».

Dalla dislessia infantile alla scoperta del colore delle parole

Un elemento biografico particolarmente significativo emerge dalla storia personale dell’autore. Fin dall’infanzia, Glaviano ha sviluppato una profonda empatia verso il prossimo, imparando a guardare oltre le corazze sociali per coglierne le sfumature e le vulnerabilità. Questa sensibilità è stata affinata anche grazie al superamento di un limite personale: una lieve dislessia infantile che, da ostacolo e fonte di timore, è stata trasformata nel corso degli anni in una straordinaria risorse creativa. «Da quel limite – racconta il poeta – ho imparato a scoprire il colore delle parole», trasformando quella che poteva essere una debolezza in una chiave di lettura unica del mondo.

La copertina: il mare nero come metafora visiva

Il cuore visivo e concettuale del libro è racchiuso anche nella sua copertina. L’acronimo del titolo P A U R A si sovrappone a un disegno a pastelli realizzato dallo stesso autore. «Il mare nero, mia latente Paura – spiega Glaviano – sussurra alle mie orecchie d’immergermi giù come un palombaro nella materia oscura». Un’immagine potente che racchiude in sé tutta la tensione dialettica tra paura e desiderio di conoscenza, tra il buio dell’ignoto e la volontà di esplorarlo.

Un’indagine antropologica e filosofica

Con la sua opera, esposta anche negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, Glaviano attua un’indagine antropologica e filosofica di grande attualità. Unisce l’arte della parola a una profonda sensibilità visiva e teatrale, creando un’opera ibrida che trascende i confini del genere poetico tradizionale. «Auguro a chiunque di vivere non di trappole di speranza ma di vibrata e pura volontà», scrive l’autore, lasciando al lettore un messaggio di speranza concreta.

La raccolta è disponibile sia in formato cartaceo sia come e-book, permettendo così a un pubblico ampio di accedere a questa riflessione lucida e profonda sull’inquietudine del nostro tempo. “Paura Quantistica” rappresenta un contributo significativo alla poesia italiana contemporanea, capace di parlare alle generazioni più giovani senza rinunciare a una profondità intellettuale che non conosce limiti anagrafici.

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La Loggia dei Vini di Villa Borghese rinasce con l’arte di Saâdane Afif

🎨 La Loggia dei Vini di Villa Borghese riapre al pubblico con l’installazione di Saâdane Afif, unendo restauro monumentale e arte contemporanea in un progetto corale che celebra la musica e la parola.

Scopri i dettagli del restauro e il programma dell’installazione nel nostro nuovo articolo 👇

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Redazione-  Roma, 12 giugno 2026 – Un nuovo capitolo si apre per uno dei gioielli architettonici più nascosti del cuore verde della Capitale. La Loggia dei Vini, antica struttura secentesca incastonata nel parco di Villa Borghese, torna ufficialmente a dialogare con la cittadinanza in occasione della quinta iterazione di LAVINIA, il programma triennale di arte contemporanea che fonde conservazione del patrimonio e avanguardia creativa. L’inaugurazione segna non solo l’avvio della stagione estiva – quest’anno ispirata al gusto “Pistacchio e lampone” – ma anche la conclusione di un complesso cantiere di restauro durato tre anni, che ha riportato all’antico splendore l’emiciclo e le pavimentazioni originali in cotto.

la loggia dei vini: dal seicento al contemporaneo

L’intervento di recupero, avviato nel 2024 sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e reso possibile grazie alla generosa donazione di Ghella, restituisce alla città un luogo che era rimasto celato per decenni. La Loggia, voluta agli inizi del XVII secolo dal Cardinale Scipione Borghese, costituiva parte di un sofisticato sistema sotterraneo che collegava la Grotta ipogea – adibita alla conservazione dei vini – al Casino Nobile. Oggi, questo spazio architettonico ritrova una funzione pubblica, trasformandosi in una inedita piattaforma di sperimentazione artistica grazie alla sinergia tra Roma Capitale, Assessorato della Cultura e il supporto tecnico di Zètema Progetto Cultura. Il progetto LAVINIA, che deve il suo nome alla pittrice Lavinia Fontana, prosegue così nel suo intento di valorizzare figure femminili storiche attraverso linguaggi odierni.

Saâdane Afif e la musica come processo creativo

Protagonista di questa fase del progetto è Saâdane Afif, artista francese di stanza a Berlino, noto per il suo approccio collaborativo che smantella l’idea del genio solitario in favore di una creazione corale. Nella suggestiva cornice della Loggia, Afif ha trasformato lo spazio in una vera e propria sala prove a cielo aperto. I musicisti Federico Bisozzi e Simone Alessandrini sono stati chiamati a comporre le partiture basate su dieci testi di autori internazionali, tra cui Dominique Gonzalez-Foerster e Nicolas Bourriaud. Questi contributi si innestano su “Live”, un’opera che Afif declina come una collezione di manifesti di eventi culturali pronti a diventare narrazione storica. Il processo di composizione sonora, che vedrà la voce di Rosaria Angotti come interprete finale, si configura come un cantiere in divenire. La musica dialoga con la storia, cercando di trasformare il monumento in un organismo pulsante, capace di assorbire e riformulare le sollecitazioni del presente.

Il legame tra architettura e parola trova in Afif un interprete metodico: il suo stile, che attinge alla cultura popolare e alla performance, permette di rendere accessibile una riflessione profonda sul concetto di autorialità. Non si tratta semplicemente di esporre un oggetto, ma di condividere un momento di produzione culturale in cui il visitatore diventa testimone di un divenire artistico che non si esaurisce con l’opening, ma si protrae per tutta la durata dell’esposizione.

la memoria culturale verso il futuro

Oltre alla performance di Afif, l’apertura della Loggia è stata l’occasione per presentare al pubblico il volume PoesiePoems di Jimmie Durham, una pubblicazione curata da Maria Thereza Alves e Salvatore Lacagnina e edita da NERO. Questo testo, sostenuto da Ghella, celebra la radicalità del verbo di un artista che ha fatto della poesia uno strumento di indagine politica e sociale. L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno di Ghella, azienda leader dal 1894 nella realizzazione di infrastrutture di portata globale, che attraverso questo progetto dimostra attenzione non solo per le grandi opere civili, ma anche per il tessuto culturale delle città in cui opera.

Il recupero della Loggia dei Vini non rappresenta soltanto la fine dei lavori edili, ma l’inizio di una nuova vita per Villa Borghese. In questa fase storica in cui il rapporto tra le istituzioni e il mondo dell’arte contemporanea si fa sempre più stretto, l’operazione LAVINIA si configura come un modello virtuoso di gestione dello spazio pubblico. I cittadini e i turisti potranno ora osservare l’emiciclo restaurato e immergersi in un’esperienza multisensoriale che connette l’eredità barocca di Scipione Borghese con le istanze di una contemporaneità inquieta e vivace, confermando Roma come epicentro di un dialogo ininterrotto tra secoli di storia e avanguardie future.

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