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L’inchiostro che si fa anima e riscatto sulla pelle: a Palermo la dodicesima edizione della Tattoo Convention trasforma i Cantieri della Zisa nel tempio mondiale dell’arte urbana

L’arte dell’inchiostro si prende il cuore della Sicilia per una tre giorni da brividi! 🎨🩸 Dal 18 al 20 settembre lo Spazio ZAC dei Cantieri Culturali alla Zisa ospita la 12ª Palermo Tattoo Convention: oltre 120 tatuatori di fama mondiale pronti a dipingere la pelle dal vivo. Un festival urbano spettacolare tra i brividi del Danger’s Graffiti Show, esibizioni di burlesque, pole dance e tanta musica live con i Red Light, il party Chingalimbo e i The Roots Brothers. L’evento perfetto per chi ama l’arte senza filtri e la cultura street, scoprite tutti i dettagli nell’articolo! 👇❤️🎸

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l’arte del tatuaggio

Palermo – Ci sono segni che non si cancellano, tracce indelebili impresse sul corpo che smettono di essere semplici decorazioni estetiche per trasformarsi in frammenti di vita vissuta, in urla silenziose di libertà, amore, dolore e rinascita. Il tatuaggio, nella cultura contemporanea, ha abbattuto definitivamente i vecchi confini del pregiudizio per rivendicare lo status nobile di forma d’arte viscerale e identitaria. Da venerdì 18 a domenica 20 settembre 2026, la splendida e calda città di Palermo tornerà a essere la capitale mondiale di questo millenario linguaggio espressivo. Lo suggestivo Spazio ZAC (Zisa Zona Arti Contemporanee) all’interno dei monumentali Cantieri Culturali alla Zisa si appresta a spalancare le sue porte per ospitare la dodicesima, attesissima edizione della Palermo Tattoo Convention, un festival urbano unico nel suo genere capace di far battere il cuore della Conca d’Oro.

Per tre giorni ininterrotti, lo storico ex presidio industriale palermitano si trasformerà in un gigantesco laboratorio creativo a cielo aperto, un punto d’incontro privilegiato per la scena internazionale della tattoo art. Più di 120 maestri del tatuaggio, veri e propri artisti del disegno anatomico giunti da ogni angolo d’Italia e dall’estero, affiancati da tre piercer di assoluta fama, monteranno i loro banchi e accenderanno le loro macchinette per lavorare dal vivo. Per il pubblico non si tratterà semplicemente di scegliere un nuovo disegno da imprimere sottopelle, ma di un’esperienza conoscitiva totalizzante: un’oasi protetta dove osservare da vicino il cesello dei dettagli, respirare la passione degli studi e scoprire le tecniche d’avanguardia che governano questo mondo affascinante.

Dalle sfide dei Tattoo Contest ai graffiti: la rivoluzione della cultura street

Il cuore pulsante della convention si muoverà lungo il crinale sottile che unisce il tatuaggio alla cultura urbana più pura. Accanto agli stand degli artisti, i visitatori potranno perdersi tra espositori di brand specializzati, un’area barber d’altissimo livello, incontri ravvitati con le più celebri tattoo model e spettacolari performance di graffiti dal vivo con il travolgente Danger’s Graffiti Show. Momenti di profondo dibattito teorico prenderanno vita all’interno di talk dedicati alla storia del tatuaggio, alternati a jam session improvvisate che accenderanno l’entusiasmo della piazza. Ma la vera scarica di adrenalina sarà regalata dai leggendari e severissimi Tattoo Contest, dove gli artisti si sfideranno a colpi di aghi in diverse categorie stilistiche, sottoponendosi al giudizio di una giuria tecnica d’eccezione chiamata a incoronare le opere migliori.

La musica sarà la grande e instancabile compagna di questo fine settimana di festa, attraversando le tre giornate con un cartellone di concerti e live party di devastante impatto emotivo. Si partirà venerdì 18 settembre alle ore 18:30 con il rock viscerale dei Red Light, prologo perfetto del travolgente e attesissimo party Chingalimbo, che a partire dalle 21:30 vedrà salire in consolle le vibrazioni uniche di Lorrè, Yanez e Cruzito. Sabato 19 settembre, la notte palermitana si accenderà alla stessa ora con lo spettacolo musicale Sensazione Stupenda, un nome che è già una promessa di pura spensieratezza e gioia condivisa.

I Roots Brothers e il burlesque: la rinascita dell’ex polo industriale

La giornata di domenica si aprirà sotto il segno delle radici musicali più pure: alle ore 12:30 il palco dello Spazio ZAC ospiterà infatti il live intimo e acustico dei The Roots Brothers, ideale colonna sonora per un pranzo domenicale da vivere in compagnia all’interno delle ricche aree dedicate al food e ai bar artigianali. Nel pomeriggio, a partire dalle 18:30, l’ultimo brivido sonoro sarà affidato alle note calde della Travelin’ Band. Ad impreziosire e rendere unico il palinsesto della manifestazione ci penseranno inoltre mozzafiato esibizioni di pole dance ed eleganti, ironici spettacoli di burlesque, pensati per celebrare la bellezza del corpo umano in ogni sua forma e declinazione espressiva.

La scelta della location non è casuale: i Cantieri Culturali alla Zisa, un tempo fabbriche di mattoni e oggi fabbriche di pensiero e creatività, diventano lo specchio perfetto di un evento trasversale, capace di parlare con lo stesso livello di empatia sia ai collezionisti di pelle dipinta sia a chi, per pura curiosità, si avvicina per la prima volta a questo microcosmo. La Palermo Tattoo Convention si conferma così un manifesto di libertà e coesione sociale, un invito aperto a spogliarsi delle proprie corazze quotidiane per riscoprire il valore delle proprie scelte identitarie. Le macchinette sono pronte a ronzare, la musica sta per partire: Palermo vi aspetta per dimostrare che ogni cicatrice, se trasformata in arte, può diventare il racconto più bello del nostro cammino nel mondo.

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«PROXIMITY», a Roma la personale di Radenko Milak: alla Fondazione D’ARC il dialogo tra Dante, Fellini e Sorrentino tra pittura e cinema

Alla Fondazione D’ARC di Roma apre «PROXIMITY», la prima grande personale in Italia dell’artista bosniaco Radenko Milak a cura di Giuliana Benassi: un affascinante montaggio visivo tra pittura ad acquerello, cinema di Fellini e Sorrentino e la Divina Commedia di Dante 👇

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Radenko Milak_PROXIMITY_Fondazione D_ARC_16_10_2026_ph.Olivia Rainaldi(3)

Roma – Dal dramma scultoreo del Laocoonte alla materia primordiale di Jannis Kounellis, dalle visioni mistiche e sacrileghe di The Young Pope firmate da Paolo Sorrentino fino all’ipnotica Venusia nel Casanova di Federico Fellini. Figure archetipiche dell’arte classica, icone delle avanguardie novecentesche e frammenti indelebili della storia del cinema si incontrano, si sovrappongono e si rigenerano all’interno di un monumentale montaggio visivo che annulla le distanze cronologiche per farsi pura esperienza sensoriale. È questo l’affascinante orizzonte poetico di «PROXIMITY», la prima grande mostra personale in Italia dell’artista bosniaco Radenko Milak, ospitata negli spazi della prestigiosa Fondazione D’ARC a Roma (in Via dei Cluniacensi 128-130, nel quadrante Tiburtina) da domenica 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.

Curata da Giuliana Benassi, l’esposizione rappresenta l’approdo compiuto della densa residenza artistica che Milak ha svolto nella Capitale nel corso del 2026. Noto a livello internazionale per aver rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla 57ª Biennale d’Arte di Venezia con il memorabile progetto University of Disaster, Milak costruisce alla Fondazione D’ARC un percorso espositivo immersivo dove la pittura a gouache e acquerello dialoga strettamente con l’architettura degli spazi e con la luce naturale e artificiale, trasformando lo spettatore in un testimone attivo tra apparizioni, velature e inquadrature prospettiche.

L’universo visivo di Radenko Milak: dalla Biennale di Venezia alla residenza romana

Nato a Travnik nel 1980 e formatosi tra le prestigiose Accademie di Banja Luka e Belgrado, Radenko Milak ha sviluppato negli anni una cifra stilistica inconfondibile basata sull’uso sapiente dell’acquerello monocromatico in bianco e nero. Attraverso la rielaborazione di fotografie d’archivio, ritagli di giornale e fotogrammi cinematografici, l’artista interroga il ruolo dei media visivi nella costruzione della memoria collettiva del nostro tempo. La sua pittura agisce come un dispositivo di decantazione del flusso incessante di immagini a cui siamo sottoposti, rallentando il tempo dello sguardo per restituire densità storica ed emotiva a ciò che rischia di perdersi nell’oblio.

Durante il suo soggiorno romano, Milak ha esplorato con voracità intellettuale le stratificazioni millenarie della città eterna: dai reperti archeologici alle vestigia barocche, fino ai mitici teatri di posa di Cinecittà. La capitale non viene semplicemente ritratta come sfondo da cartolina, ma vivisezionata come un immenso set cinematografico a cielo aperto, dove la memoria reale e la finzione filmica convivono in un intreccio inestricabile.

Consigliato dalla Redazione
Arte & Cinema

Cinema e Pittura: Il Dialogo tra Immagini in Movimento e Arti Visive

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«Umbra ante memoriam»: la Divina Commedia diventa architettura teatrale

Il cuore pulsante dell’allestimento è costituito da «Umbra ante memoriam», monumentale opera che scaturisce da una personalissima rilettura visiva della Divina Commedia di Dante Alighieri. La tradizionale tripartizione tra Inferno, Purgatorio e Paradiso viene tradotta dall’artista in un titanico trittico-architettura: le sue finestre ritagliate nella struttura si trasformano in vere e proprie inquadrature mobili da cui emergono, come spettri luminosi, personaggi del passato e del presente. Kounellis, il Laocoonte, i protagonisti grotteschi di Fellini e il pontefice tormentato di Sorrentino coabitano nello stesso spazio scenico, svincolati dalle proprie epoche storiche. Una ricerca visiva che dialoga con le più audaci mostre d’arte contemporanea ed eventi culturali che arricchiscono il nostro territorio.

Nel lavoro di Milak il testo dantesco non impone una narrazione didascalica o lineare, ma si disarticola in frammenti di un tempo sospeso. I contrasti chiaroscurali dell’acquerello richiamano l’effetto del negativo fotografico esposto in controluce, conferendo ai soggetti una consistenza fantasmatica e insieme tangibile, capace di interrogare lo spettatore sulla persistenza dei miti fondativi della cultura occidentale.

La luce come dispositivo scenico: la vetrata e il ciclo «Cabinet»

La riflessione concettuale sulla “finestra” come soglia tra interno ed esterno, tra ciò che è mostrato e ciò che rimane occultato, trova la sua massima espressione nell’intervento site-specific realizzato sulla grande vetrata monumentale della Fondazione D’ARC. Attraverso una sofisticata vetrofania, i dettagli di Umbra ante memoriam mutano costantemente: di giorno la luce solare fa affiorare le figure nello spazio interno, mentre al calar della sera l’illuminazione artificiale proietta l’opera verso la città, trasformando l’edificio in una lanterna magica di sapore cinematografico.

A chiudere il percorso espositivo nella Sala M è «Cabinet», una maestosa teoria di acquerelli che si snoda lungo le pareti evocando lo srotolamento fisico di una pellicola da 35 millimetri. Scene indimenticabili del cinema neorealista del dopoguerra, sguardi di attrici iconiche e dettagli architettonici si susseguono senza rigide gerarchie, attivando una catena di cortocircuiti e associazioni libere. È proprio in questo intervallo invisibile che si disvela il senso ultimo di Proximity: dimostrare come distanze temporali sterminate possano annullarsi nella vicinanza emotiva dell’arte.

Informazioni utili, orari e come raggiungere la Fondazione D’ARC

La mostra «PROXIMITY» di Radenko Milak, curata da Giuliana Benassi, sarà accessibile al pubblico dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 presso la Fondazione D’ARC in Via dei Cluniacensi 128-130, Roma. Ecco tutti i riferimenti operativi per organizzare la visita:

  • Orari di apertura: Lunedì, martedì e mercoledì dalle 10:30 alle 13:30; Giovedì, venerdì, sabato e domenica con orario pomeridiano dalle 15:30 alle 19:30.
  • Collegamenti e trasporti pubblici: Metro linea B (fermata Tiburtina o Santa Maria del Soccorso); linee autobus urbane 163, 211, 309, 448.
  • Accessibilità per chi arriva in auto: Ampia disponibilità di parcheggio riservato nelle immediate vicinanze della struttura.
  • Contatti ufficiali: Indirizzo email info@fondazionedarc.it – Profilo Instagram ufficiale @fondazionedarc.

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«Il Raggio Verde 4.0», a Marino e Velletri il teatro abbatte i muri: rifugiati e cittadini insieme sul palco tra diritti, inclusione e memoria

A Marino e Velletri decolla «Il Raggio Verde 4.0»: laboratori teatrali integrati tra rifugiati e cittadini promossi da Artemista con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Sul palco la resistenza dei popoli, i diritti delle donne e il dialogo interculturale 👇

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Locandina evento Marino

Marino – Esistono storie che sfidano la geografia del dolore, lingue madri lontanissime che trovano una sintonia inaspettata e sguardi che, pur provenendo da latitudini martoriate dai conflitti, scoprono di custodire le medesime speranze di dignità, pace e riscatto. È radicata in questa profonda consapevolezza umana l’esperienza di «IL RAGGIO VERDE 4.0», il progetto socio-culturale ideato dalla regista e drammaturga Sabina Barzilai e promosso con passione dall’Associazione culturale Artemista. Giunta alla sua quarta edizione consecutiva, l’iniziativa continua a beneficiare del prezioso sostegno economico dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, confermandosi come un modello d’eccellenza in cui il teatro cessa di essere pura rappresentazione estetica per farsi presidio vivo di inclusione e ascolto reciproco.

Le attività, avviate nei primi giorni di ottobre e dislocate nel quadrante strategico dei Castelli Romani tra Marino e Velletri, ripropongono i celebri Laboratori Teatrali Integrati plurilingue per persone rifugiate e cittadini italiani. Una sinergia virtuosa che vede in prima linea il sistema di accoglienza SAI @Home di Marino, i due centri di accoglienza per richiedenti asilo coordinati dall’associazione Una Città Non Basta (UCNB) a Marino e gli spazi dell’ex Noviziato dei Padri Don Orione a Velletri, tessendo una rete di solidarietà capillare sul territorio.

L’arte scenica come presidio di accoglienza: il modello dei laboratori integrati

Dopo tre annualità segnate da una straordinaria risposta partecipativa, legami umani indissolubili e nuovi orizzonti di dialogo interculturale, Il Raggio Verde 4.0 rinnova la propria sfida etica: scuotere le comunità locali dall’indifferenza e favorire una reale integrazione linguistica ed espressiva. Sul palcoscenico di Artemista non esistono categorie astratte come «ospitante» e «ospitato»: rifugiati e residenti si ritrovano gomito a gomito per esplorare la gestualità, la modulazione della voce e la risonanza delle proprie memorie, dimostrando che nessuna cultura è un’isola autosufficiente e che la diversità, se accolta, è la più grande ricchezza collettiva.

Riconoscersi nella fragilità e nella forza dell’altro rappresenta il primo passo irrinunciabile per edificare una cittadinanza consapevole, solidale e aperta alle sfide dell’epoca contemporanea. Il palcoscenico diventa così uno spazio franco, una zona franca priva di giudizio dove la parola si spoglia della diffidenza e il corpo si fa strumento di condivisione universale.

Consigliato dalla Redazione
Cultura & Teatro Sociale

Il Teatro Sociale e di Comunità: Drammaturgia, Inclusione e Narrazione

Un saggio fondamentale sull’uso delle arti performative come strumento di riscatto, mediazione interculturale e dialogo tra popoli: metodi, laboratori ed esperienze sul campo.

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«La Resistenza ci rende simili»: dalle donne afghane al Medio Oriente

«La Resistenza ci rende sempre più simili»: è questo il manifesto ideale e politico che guida l’intera tessitura drammaturgica dell’edizione 2026-2027. In un pianeta squassato da guerre asimmetriche, nazionalismi esasperati e profonde lacerazioni sociali, le cronache internazionali diventano la lente d’ingrandimento per riconoscere i fili rossi che collegano le anime di Europa, Africa e Medio Oriente. Un approccio pedagogico che richiama da vicino le più virtuose iniziative comunitarie e di coesione sociale del nostro territorio.

Dalla disperata e strenua resistenza della popolazione gazawa che rivendica il diritto inalienabile a vivere sulla propria terra alla complessa dialettica delle potenze europee nello scacchiere atlantico; dal coraggio sovrumano delle donne afghane che sfidano a viso aperto i divieti oscurantisti del regime talebano fino alle mille forme di resistenza civile quotidiana per i diritti civili e l’autodeterminazione. I laboratori metteranno a fuoco, in modo particolare, la condizione femminile nelle aree di crisi mediorientali e la tutela dell’infanzia negata, restituendo centralità e risonanza a storie confinate ai margini del dibattito pubblico occidentale.

Il calendario del progetto: le tappe invernali e la grande chiusura del 2 aprile 2027

L’itinerario formativo e artistico de Il Raggio Verde 4.0 si articola in una scansione temporale rigorosa e progressiva. Archiviata con entusiasmo la prima fase laboratoriale di ottobre, il lavoro entrerà nel vivo durante i mesi invernali, attraverso sessioni intensive di scrittura collettiva, improvvisazione teatrale ed esercitazioni vocali e bilingue.

Il momento culminante dell’intero percorso è già fissato in calendario per venerdì 2 aprile 2027: una grande manifestazione finale aperta a tutta la cittadinanza, organizzata in stretta collaborazione con Una Città Non Basta, che avrà luogo presso la struttura SAI di Via Cesare Colizza a Marino, gestita dal Centro per l’Autonomia. Sarà una vera e propria festa delle differenze, in cui gli allievi porteranno in scena l’esito del loro viaggio, testimoniando come il teatro sappia trasformare le ferite individuali in una polifonia di speranza comunitaria.

Artemista e Chiesa Valdese: il valore concreto della solidarietà culturale

Con questa nuova edizione, l’Associazione Artemista e la Chiesa Valdese dimostrano concretamente come i fondi dell’Otto per Mille possano tramutarsi in opere durature di coesione sociale. Dietro ogni confine geografico o barriera linguistica battono cuori animati dalle stesse paure e dagli stessi sogni: attraverso il linguaggio universale del corpo e dell’ascolto, Il Raggio Verde continua a diffondere quel fascio di luce necessario per ricordarci che l’umanità è indivisibile.

Per informazioni sulle attività, adesioni e contatti con la produzione artistica è possibile fare riferimento alla segreteria organizzativa tramite l’indirizzo email ufficiale: artemista1995@gmail.com.

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«Dove nascono le nuvole», a Roma la personale di Elisa Zadi: alla galleria Edarcom Europa il dialogo poetico tra uomo e natura per la Rome Art Week

La galleria Edarcom Europa a Roma ospita la personale di Elisa Zadi «Dove nascono le nuvole», a cura di Francesco Ciaffi e Beatrice Conte per la Rome Art Week: trenta opere per celebrare l’armonia profonda tra figura umana e mondo vegetale. Tutte le informazioni per il vernissage del 23 ottobre 👇

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Elisa Zadi

Roma – Nell’effervescente cornice della Rome Art Week 2026, la Capitale si prepara ad accogliere una delle voci più raffinate e sensibili della pittura figurativa italiana contemporanea. Venerdì 23 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00 (fino alle 21:00), gli spazi storici della galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa, situata in via Macedonia 12 nel cuore del quartiere San Giovanni – Appio Latino a Roma, apriranno le porte alla mostra personale di Elisa Zadi dal titolo evocativo «Dove nascono le nuvole». L’esposizione, curata congiuntamente da Francesco Ciaffi e Beatrice Conte, vedrà la presenza diretta dell’artista aretina, pronta a incontrare appassionati, collezionisti e critici d’arte.

Artista di solida formazione accademica e già ampiamente apprezzata dal pubblico e dalla critica nazionale per la densità lirica della sua ricerca espressiva, Elisa Zadi (nata ad Arezzo nel 1979) debutta per la prima volta nelle sale di Edarcom Europa con un prestigioso corpus di circa trenta dipinti recenti. Un ciclo pittorico coerente e avvolgente che offre ai visitatori un’immersione profonda nella sua personale indagine sul rapporto ancestrale, intimo e simbiotico che lega l’essere umano all’elemento naturale.

L’universo pittorico di Elisa Zadi: la soglia tra reale e onirico

Nelle tele di Elisa Zadi la pittura si fa strumento di contemplazione quasi meditativa, superando la pura mimesi descrittiva del paesaggio per trasformarsi in una riflessione filosofica sull’esistenza e sulla vulnerabilità della vita organica. L’artista toscana costruisce le sue composizioni attraverso una stesura cromatica calibrata, dove la luce sembra filtrare lentamente tra le fronde, le radici e le vaporosità dell’aria, creando atmosfere sospese in un tempo interiore non misurabile. Le figure umane e gli elementi della botanica convivono nello stesso spazio scenico non come presenze contrapposte, ma come frammenti di un unico respiro cosmico.

La poetica di «Dove nascono le nuvole» indaga proprio quel punto d’incontro invisibile in cui la densità terrena si dissolve nell’impalpabilità del cielo. Le nuvole, archetipo universale di mutevolezza, sogno e leggerezza, diventano la metafora perfetta di un processo generativo ininterrotto: ciò che sale dal suolo umido si ricompone nelle altezze per poi ridiscendere in forma di pioggia e nutrimento. Un ciclo eterno che la Zadi cattura con tocchi di pennello sapienti, capaci di restituire sia la fragilità di un bocciolo sia la potenza silenziosa del cosmo.

Consigliato dalla Redazione
Arte & Pittura Contemporanea

La Pittura Contemporanea e la Natura: Visioni, Tecniche e Nuovi Maestri

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La poetica del silenzio e delle piccole cose secondo Beatrice Conte

Nel saggio critico che accompagna il catalogo ufficiale dell’esposizione, la co-curatrice Beatrice Conte offre una lettura puntuale e illuminante del percorso creativo di Elisa Zadi, soffermandosi sulla capacità dell’artista di cogliere l’incanto invisibile racchiuso nella quotidianità:

«Analizzando la prosaica meraviglia di un mondo che conserva ancora tanto incanto, la pittura di Elisa Zadi si compone del senso delle sue intuizioni sul silenzio, e sulla vita, e sulle piccole cose vegetali, con straordinaria confidenza. L’artista esplora e sviluppa il suo immaginario di bellezza sulla soglia del mondo onirico, pur senza l’intenzione di renderlo fattivamente surreale; piuttosto, vuole calarsi spiritualmente in quella vitalità organica che dalla terra umida genera un fiore, una foglia, una nuvola!».

Queste parole colgono l’essenza stessa dell’opera di Zadi: la sua pittura non scivola mai nel surrealismo accademico o nell’artificio cerebrale, ma resta ancorata a una spiritualità immanente. L’indagine delle “piccole cose vegetali” diventa una dichiarazione d’amore verso la biodiversità dei sentimenti umani, invitando l’osservatore a riscoprire la lentezza dello sguardo e la sacralità della contemplazione in un’epoca frenetica e saturata di immagini digitali effimere.

Il connubio con Edarcom Europa e il programma della Rome Art Week

L’approdo di Elisa Zadi alla galleria Edarcom Europa, fondata su una solida tradizione di valorizzazione dell’eccellenza pittorica e grafica contemporanea, si inserisce nel prestigioso cartellone della Rome Art Week (RAW), la settimana diffusa che ogni autunno trasforma la città eterna nella capitale dell’arte visiva internazionale attraverso mostre, aperture di studi d’artista e performance interdisciplinari.

Per la galleria guidata da Francesco Ciaffi, la personale di Zadi rappresenta un tassello di primaria importanza per confermare la vitalità della pittura ad olio su tela e su tavola, dimostrando come il linguaggio figurativo sappia rinnovarsi continuamente, affrontando le inquietudini e i desideri della società contemporanea con una freschezza formale e concettuale di altissimo profilo.

Informazioni pratiche, orari di apertura e accessi straordinari

La mostra «Elisa Zadi | Dove nascono le nuvole» sarà visitabile a ingresso libero e gratuito da venerdì 23 ottobre fino a sabato 14 novembre 2026. Per agevolare la partecipazione del pubblico durante la settimana inaugurale e in coincidenza con gli eventi della Rome Art Week, la galleria Edarcom Europa ha previsto un’apertura straordinaria anche per la giornata di domenica 25 ottobre.

Di seguito il quadro riepilogativo con tutte le coordinate utili per pianificare la visita:

  • Titolo della mostra: Elisa Zadi – Dove nascono le nuvole
  • Curatela: Francesco Ciaffi e Beatrice Conte
  • Sede espositiva: Galleria Edarcom Europa, Via Macedonia 12, Roma (quartiere San Giovanni – Appio Latino)
  • Periodo di apertura: Dal 23 ottobre al 14 novembre 2026
  • Vernissage inaugurale: Venerdì 23 ottobre 2026, dalle ore 18:00 alle ore 21:00 (alla presenza dell’artista)
  • Orari ordinari di galleria: Dal lunedì al sabato con orario 10:30 – 13:00 e 15:30 – 19:30
  • Apertura straordin

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