Rimani in contatto con noi
#

Attualità

Scontri Milano, Pierfrancesco Majorino a Filorosso su Rai 3: «La città ha reagito ed è uscita più forte, condannare la violenza e tutelare i cortei»

Sicurezza e cortei a Milano: a Filorosso su Rai 3 Pierfrancesco Majorino (PD) traccia il bilancio dopo l’ultimo fine settimana di manifestazioni. «La città ha dimostrato maturità, i negozianti hanno tenuto aperto e le forze dell’ordine hanno collaborato bene: condannare ogni violenza ma tutelare sempre la libertà di esprimere le proprie opinioni» 👇

Pubblicato

a

Pierfrancesco Majorino

Roma – Il delicato equilibrio tra l’ordine pubblico, la sicurezza urbana e la salvaguardia costituzionale del diritto di sciopero e di manifestazione torna al centro del dibattito politico nazionale. Ospite del programma d’approfondimento Filorosso, condotto dal giornalista Antonino Monteleone in prima serata su Rai 3 e RaiPlay, il consigliere regionale della Lombardia ed esponente di spicco del Partito Democratico Pierfrancesco Majorino ha tracciato un bilancio lucido e articolato sul clima vissuto nel capoluogo lombardo dopo le tensioni di piazza che avevano scosso l’opinione pubblica nei fine settimana precedenti.

Nel corso dell’intervista televisiva, Majorino ha evidenziato con fermezza come la metropoli milanese abbia saputo dimostrare una straordinaria prova di maturità democratica e civile. La tenuta del tessuto sociale, la scelta coraggiosa degli esercenti di non abbassare le saracinesche e l’efficace coordinamento operativo tra la Prefettura, la Questura e le forze dell’ordine sul campo hanno consentito lo svolgimento regolare di un corteo pacifico e partecipato, allontanando lo spettro di nuove devastazioni urbane.

Una riflessione che si inserisce in una fase storica complessa per la gestione della sicurezza nelle grandi aree metropolitane italiane, dove le istituzioni locali sono chiamate a una duplice sfida: isolare senza esitazioni le frange violente e antagoniste garantendo al contempo a lavoratrici, lavoratori, studenti e movimenti civici la piena agibilità democratica nel manifestare il proprio dissenso, tematica affrontata anche nei recenti confronti istituzionali tra amministratori locali e rappresentanti del territorio.

L’intervento di Pierfrancesco Majorino a Filorosso: il testo e i passaggi chiave

Dagli studi Rai della Capitale, Pierfrancesco Majorino ha voluto rimarcare la netta discontinuità registrata nella gestione degli ultimi appuntamenti di piazza rispetto agli episodi critici del passato recente:

«Sabato a Milano c’è stata una giornata molto diversa rispetto al weekend precedente. C’è stata una manifestazione pacifica, una città che non si è chiusa e forze dell’ordine che hanno collaborato a gestire bene la situazione. La città ne è uscita più forte», ha scandito con nettezza l’esponente dem davanti alle telecamere di Rai 3.

Un passaggio fondamentale del ragionamento di Majorino ha riguardato la risposta coraggiosa e consapevole del tessuto economico di prossimità: «I negozianti sabato hanno tenuto aperto e questo è stato un fatto molto importante». Un segnale tangibile di vitalità urbana contro la logica della paura e della militarizzazione preventiva che rischia spesso di paralizzare i centri nevralgici del commercio e del lavoro cittadino.

Scelti per Voi • Politica, Società & Saggi Bestseller

I Migliori Saggi di Politica Italiana, Costituzione e Sicurezza Urbana in Offerta

★★★★★ (4.9 su 5 • I testi più letti per comprendere le sfide delle nostre metropoli)

Approfondisci i temi della convivenza civile, del diritto pubblico e della storia delle istituzioni con la selezione dei saggi più venduti e le offerte del giorno su Amazon.

Scopri i Saggi di Politica su Amazon →

✔ Disponibilità immediata • Spedizione Veloce con Amazon Prime (Provalo Gratis per 30 giorni)


🎧 Bonus Inchieste & Attualità: Ascolta i podcast di approfondimento politico e giornalismo d’inchiesta su Audible: 30 Giorni di Prova Gratuita

Condanna senza sconti della violenza e tutela intransigente della libertà di opinione

Nel corso dell’approfondimento su Rai 3, l’esponente progressista ha tracciato una linea invalicabile tra la legittima testimonianza politica e le intemperanze violente che rischiano di delegittimare qualsiasi piattaforma rivendicativa. «È giusto che ci sia il rispetto e che si condanni la violenza. Bisogna fare sì che chi voglia testimoniare la propria opinione lo possa fare», ha ribadito Majorino, richiamando l’articolato dettato dell’articolo 21 e dell’articolo 17 della Costituzione italiana.

La sfida per le forze di centrosinistra e per le amministrazioni locali risiede proprio nella capacità di costruire canali di dialogo costanti con il mondo del lavoro, i collettivi giovanili e le sigle associative, prevenendo le derive radicali attraverso l’ascolto preventivo e la mediazione istituzionale. Una gestione matura delle piazze costituisce infatti il miglior antidoto contro l’infiltrazione di gruppi provocatori o professionisti del disordine urbano.

Il dibattito sulla sicurezza e sulla coesione sociale richiama d’altronde le riflessioni più ampie sui modelli di sviluppo territoriale ed economico, temi affrontati sia nelle analisi sulle criticità occupazionali europee sia nei recenti studi sulla governance delle comunità locali al Forum Leader.

Il ruolo dei media di servizio pubblico e la narrazione delle metropoli moderne

La puntata di Filorosso condotta da Antonino Monteleone ha confermato l’importanza di un’informazione di servizio pubblico capace di andare oltre la superficie degli slogan d’emergenza, scandagliando le dinamiche reali delle nostre grandi città. Milano, da sempre laboratorio sociale ed economico dell’intero Paese, dimostra come la convivenza tra sicurezza collettiva e tutela dei diritti civili non sia un’equazione impossibile, ma il risultato di una cooperazione quotidiana tra cittadini, commercianti e corpi dello Stato.

Un modello che la politica regionale e nazionale è chiamata a preservare e valorizzare, evitando strumentalizzazioni propagandistiche ed elevando il livello del confronto sui bisogni concreti delle comunità, in un panorama informativo che spazia dai grandi temi della giustizia sociale fino ai mutamenti culturali raccontati nel dibattito della rassegna A Roma, a Roma! 2026.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Attualità

Scontri Milano, Carlo Fidanza (FdI) a Filorosso: «Weekend calmo grazie a Polizia e Decreto Sicurezza, l’Europa paragona Milano a Parigi»

Sicurezza a Milano, Carlo Fidanza (FdI) interviene a Filorosso su Rai 3: «Weekend tranquillo grazie all’ottimo lavoro della Polizia, ai fermi preventivi del Decreto Sicurezza e alla deterrenza. In Europa oggi si parla di Milano come di Parigi: pericolosa la saldatura tra estrema sinistra, maranza e radicalismo che la sinistra continua a sottovalutare» 👇

Pubblicato

a

Carlo Fidanza

Roma – Il confronto politico sulla sicurezza nelle grandi metropoli si accende con forza dagli studi di Filorosso, il programma di prima serata condotto da Antonino Monteleone su Rai 3 e RaiPlay. A replicare alle letture della sinistra e a tracciare un quadro severo sullo stato dell’ordine pubblico nel capoluogo lombardo è stato il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza, che ha rivendicato con orgoglio l’efficacia delle misure introdotte dall’esecutivo e il ruolo decisivo svolto dalle forze dell’ordine sul campo.

Secondo l’eurodeputato di FdI, la ritrovata calma registrata nell’ultimo fine settimana milanese non è affatto casuale né frutto di un’autonoma distensione delle piazze, ma rappresenta il risultato diretto di una precisa azione investigativa e preventiva. La neutralizzazione tempestiva dei soggetti pronti a coordinare gli assembramenti violenti, l’applicazione rigorosa dei fermi preventivi consentiti dal recente Decreto Sicurezza e la presenza visibile e potenziata dei presìdi di Polizia e Carabinieri hanno esercitato un fattore di deterrenza fondamentale per proteggere cittadini e commercianti.

Un’analisi a tutto campo che segue il dibattito a distanza apertosi nella stessa trasmissione con la posizione espressa da Pierfrancesco Majorino del Partito Democratico sulla tenuta civile della città, sollevando interrogativi profondi sulla natura delle tensioni urbane in atto in Italia e nei principali contesti europei.

L’intervento di Carlo Fidanza su Rai 3: Polizia, fermi preventivi ed effetto deterrenza

Nel corso della diretta televisiva, Carlo Fidanza ha analizzato punto per punto i fattori operativi che hanno consentito di disinnescare i rischi di nuovi disordini a Milano dopo gli scontri delle settimane scorse:

«Oggi parliamo di un weekend particolarmente tranquillo e non ci sono state violenze come quelle della settimana precedente. Abbiamo avuto una serie di piazze molto calde, ma il fatto che abbiamo vissuto un fine settimana diverso da quello precedente è perché un’ottima azione di Polizia ha consentito di neutralizzare la persona che stava per dare ordini di assembramenti nelle piazze che sarebbero diventate violente; grazie al Decreto Sicurezza che ha consentito alle forze dell’ordine di fare fermi preventivi e impedire ulteriore violenza, e anche al rafforzamento delle forze dell’ordine che ha avuto un importante effetto deterrente», ha scandito con determinazione l’esponente di Fratelli d’Italia.

Per Fidanza, dunque, la legislazione di rigore voluta dalla maggioranza di governo dimostra nei fatti la propria utilità a tutela della legalità, fornendo alle donne e agli uomini in divisa gli strumenti normativi indispensabili per anticipare le mosse dei facinorosi prima che i cortei possano degenerare in guerriglia urbana.

Scelti per Voi • Geopolitica, Sicurezza & Saggi

I Migliori Saggi di Geopolitica, Sicurezza Nazionale e Diritto Penale in Offerta

★★★★★ (4.9 su 5 • I testi più autorevoli su terrorismo, immigrazione e ordine pubblico)

Comprendi i mutamenti degli scenari europei e le sfide dell’integrazione con i saggi più venduti e le offerte del giorno su Amazon con consegna rapida Prime.

Scopri i Saggi di Geopolitica su Amazon →

✔ Disponibilità immediata • Spedizione Veloce con Amazon Prime (Provalo Gratis per 30 giorni)


🎧 Bonus Geopolitica & Storia: Ascolta le grandi inchieste internazionali e i saggi storici su Audible: 30 Giorni di Prova Gratuita

L’allarme internazionale: «Oggi l’Europa parla di Milano come di Parigi»

Il passaggio più allarmante dell’intervento dell’eurodeputato ha riguardato il rischio di una deriva «alla francese» che potrebbe compromettere l’immagine e la stabilità della capitale economica italiana: «Oggi l’Europa parla di Milano e ne parla come di Parigi. Quello che succede in Francia noi purtroppo lo seguiamo a distanza di qualche tempo», ha avvertito Fidanza, richiamando le cronache delle banlieue transalpine.

Secondo il parlamentare europeo, vi sarebbe una precisa convergenza sotterranea che le forze politiche non possono più ignorare: «Quello che non si vuole vedere è ciò che sta avvenendo in larga parte dell’Occidente, in Europa, in Francia e ora anche da noi: una saldatura pericolosissima tra gli ambienti antagonisti dell’estrema sinistra, i maranza che diventano la carne da macello, l’avanguardia violenta che si accoda e usufruisce delle piazze organizzate in maniera più o meno pacifica dall’antagonismo di sinistra e poi la copertura della sinistra politica e intellettuale».

Un’analisi che si ricollega ai recenti dati emersi nel dibattito pubblico sul malessere delle periferie e sulla sicurezza dei cittadini, temi che toccano da vicino anche le complesse sfide dell’integrazione e del lavoro affrontate nelle inchieste sul modello economico spagnolo di Pedro Sánchez.

L’accusa alle opposizioni: «La sinistra sottovaluta la saldatura con l’estremismo radicale»

In conclusione del suo intervento a Filorosso, Carlo Fidanza ha rivolto un esplicito monito politico alle opposizioni parlamentari: «Se la sinistra italiana continua a sottovalutare questa saldatura e questo legame sempre più stretto ci avviciniamo al baratro. E la prima vittima sarà proprio la sinistra, perché non c’è niente di più lontano dalla sinistra relativista italiana ed europea che l’islamismo radicale».

Ribadendo l’urgenza di una netta distinzione tra chi manifesta democraticamente e chi persegue disegni eversivi, Fidanza ha concluso: «La sinistra non vuole fare i conti con queste piazze e non vuole distinguere tra il legittimo manifestare dei manifestanti pacifici e la manovalanza degli islamisti che ci odiano». Parole destinate ad alimentare il dibattito tra maggioranza e opposizione sia nei palazzi romani sia nelle sedi istituzionali di Bruxelles.

Un confronto aspro che si inserisce in un quadro informativo denso di appuntamenti culturali e sociali, dalla valorizzazione della ricerca all’Istituto Alessandrini di Teramo con il professor Di Antonio fino alle meditazioni del Mattutino di Luca Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Attualità

Cultura e filosofia, Il Mattutino di Luca Sforzini dal Castello di Castellar Ponzano del 28 ottobre 2026: il tempo dell’infanzia, l’illusione della geometria e il mistero della maschera

Nuovo appuntamento con «Il Mattutino» dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano per oggi, mercoledì 28 ottobre 2026: dal tempo infinito dei pomeriggi dell’infanzia ai limiti della geometria razionale, fino al celebre aforisma sul mistero della maschera, tre scintille filosofiche sotto il segno di libertà, responsabilità e coraggio 👇

Pubblicato

a

il mattutino del 28 ottobre 2026

Redazione-  Puntuale come un rito laico del pensiero che scandisce il risveglio intellettuale e civile, torna anche in questo mercoledì 28 ottobre 2026 l’appuntamento quotidiano con Il Mattutino diffuso dalle antiche mura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano. Ideata dal critico d’arte, filosofo e mecenate Luca Sforzini, la rubrica offre ogni giorno tre folgorazioni aforistiche capaci di squarciare il velo della routine contemporanea e restituire profondità allo sguardo sull’esistenza.

Per la giornata odierna, la triade filosofica scelta dal Castello Sforzini intreccia tre grandi archetipi della condizione umana: la percezione interiore del tempo perduto dell’infanzia, l’insufficienza del calcolo geometrico e razionale di fronte allo smarrimento dell’anima e, infine, il celebre paradosso nietzschiano secondo cui ogni verità abissale necessita di una maschera per custodire il proprio segreto.

Un invito potente alla meditazione e al discernimento critico che si inserisce nel solco delle più alte iniziative culturali raccontate in queste ore, dal recital dostoevskijano di Gabriele Lavia al Teatro Gerolamo di Milano fino alla riscoperta delle radici identitarie dei nostri borghi storici.

«Da bambini sapevamo esattamente quanto dura un pomeriggio»: il testo integrale del Mattutino

Al centro del messaggio diffuso oggi, mercoledì 28 ottobre 2026, dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano risuonano nella loro limpida essenzialità i versi del componimento quotidiano:

«IL MATTUTINO
dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano
Mercoledì 28 ottobre 2026

Da bambini sapevamo esattamente
quanto dura un pomeriggio.

La geometria non ha mai impedito
a nessuno di perdersi.

Tutto ciò che è profondo ama la maschera.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
“Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”»

La prima sentenza – «Da bambini sapevamo esattamente quanto dura un pomeriggio» – contrappone con straordinaria delicatezza poetica il tempo qualitativo dell’infanzia al tempo cronometrico e frantumato dell’età adulta. Quando eravamo bambini, un pomeriggio non si misurava in ore o in notifiche digitali, ma possedeva la vastità di un continente intero da esplorare: una pienezza di presenza che l’uomo contemporaneo, divorato dalla fretta produttiva, ha smarrito e che solo il raccoglimento interiore può restituire.

Scelti per Voi • Classici del Pensiero & Offerte

I Grandi Classici della Filosofia, Friedrich Nietzsche e i Bestseller in Offerta

★★★★★ (4.9 su 5 • Edizioni economiche e saggi più letti su Amazon.it)

Arricchisci la tua biblioteca personale con i capolavori del pensiero occidentale, i taccuini d’autore e le offerte lampo del giorno su Amazon con spedizione veloce.

Scopri i Classici in Offerta su Amazon →

✔ Disponibilità immediata • Spedizione Veloce con Amazon Prime (Provalo Gratis per 30 giorni)


🎧 Bonus Cultura & Audiolibri: Ascolta i grandi capolavori della letteratura e della filosofia su Audible: 30 Giorni di Prova Gratuita

L’illusione della geometria: quando la misura tecnica non basta a orientare l’uomo

Il secondo movimento del Mattutino – «La geometria non ha mai impedito a nessuno di perdersi» – affonda il bisturi in una delle grandi illusioni della modernità tecnocratica. Viviamo in un’epoca che pretende di misurare, mappare e calcolare ogni centimetro del reale attraverso algoritmi, coordinate satellitari e modelli statistici, illudendosi che l’esattezza geometrica coincida con la salvezza o con la saggezza.

Eppure, ammonisce la voce del Castello Sforzini, si può disporre del righello e del compasso più perfetti e smarrire ugualmente la rotta morale, spirituale e umana. Perché l’orientamento autentico non dipende dalla precisione del calcolo formale, ma dalla presenza di una stella polare interiore e di un senso del limite che nessuna formula matematica può surrogare.

Un tema quanto mai attuale nel dibattito artistico e teatrale italiano, che ritroviamo anche nel grande omaggio alla scena d’autore della rassegna Passaggi dedicata a Carlo Cecchi presso la Sapienza di Roma e nelle provocazioni contemporanee di A Roma, a Roma! 2026 allo Spazio Rossellini.

«Tutto ciò che è profondo ama la maschera»: l’eco di Nietzsche e il sigillo del coraggio

A chiudere la triade odierna è una citazione di altissimo lignaggio filosofico: «Tutto ciò che è profondo ama la maschera», celebre fulmine tratto da Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche. In una società dell’esibizione permanente, dove tutto viene spiattellato in vetrina e banalizzato, il vero pensiero profondo rivendica il diritto al pudore, al silenzio e al velo simbolico.

La maschera, nella visione classica e rinascimentale custodita a Castellar Ponzano, non è ipocrisia o menzogna meschina, bensì armatura aristocratica dello spirito: il filtro necessario per proteggere ciò che è sacro dall’incomprensione del rumore di fondo. Come l’arte che si fa custodia della memoria nei borghi storici – basti pensare alla recente inaugurazione della prima Porta d’Abruzzo a Pereto – anche la filosofia usa la forma per custodire l’essenza.

Il consueto augurio finale – «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio» – riconsegna infine al lettore la bussola etica per attraversare questo mercoledì d’autunno senza perdersi nei labirinti della superficialità.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Esteri

Maliha: la ragazza i cui sogni sono rimasti sepolti sotto le macerie della caduta dell’Afghanistan

Pubblicato

a

Maliha

Afghanistan- Prima dell’arrivo dei talebani, Maliha aveva soltanto diciassette anni. Era una ragazza con il cuore pieno di sogni: voleva diventare ingegnera, andare all’università e costruirsi un futuro di cui essere orgogliosa. Era ancora all’inizio del suo percorso e credeva che, un giorno, avrebbe potuto realizzare i suoi desideri. Ma con la caduta dell’Afghanistan, anche la sua vita prese una direzione completamente diversa.

Le porte delle scuole e delle università si chiusero davanti alle ragazze, privandole di tante opportunità. Per Maliha, non fu soltanto la fine degli studi: fu l’inizio della perdita di tutto ciò che, fino a quel momento, aveva dato forma al suo mondo.

Maliha era innamorata. Amava un ragazzo e forse immaginava il proprio futuro accanto a lui. Ma quel ragazzo partì per gli Stati Uniti, mentre lei rimase in Afghanistan, con un amore spezzato dalla distanza e un futuro che si allontanava sempre più da quello che aveva immaginato.

Dopo il ritorno dei talebani, la sua famiglia la costrinse a sposare un parente, un uomo che aveva perso la prima moglie e aveva già due figli, una femmina e un maschio. Maliha non desiderava quel matrimonio, ma si ritrovò in una situazione in cui non poté scegliere liberamente il proprio compagno di vita.

Aveva soltanto diciassette anni. Avrebbe dovuto essere seduta in classe, prepararsi agli esami, parlare con le amiche dell’università e prendere decisioni sul proprio futuro. Invece, prima ancora di avere la possibilità di costruire la vita che desiderava, si trovò costretta ad assumersi responsabilità per le quali non era pronta.

Oggi Maliha ha ventun anni. Tiene tra le braccia il suo bambino di un anno e, mentre le lacrime le rigano il viso, racconta i sogni che ha perduto. Dice che suo figlio è nato senza essere stato desiderato, ma che adesso gli vuole bene.

Lo stringe a sé, quel bambino che ama, anche se la sua nascita è legata a una vita per la quale Maliha non si sentiva pronta. Può essere una madre che ama profondamente suo figlio e, allo stesso tempo, piangere per la giovinezza e il futuro che le sono stati sottratti.

Oggi, al posto dei libri di ingegneria, tiene in mano una scopa. Si occupa delle faccende domestiche, del marito e dei figli di lui. Un tempo immaginava di studiare all’università e di raggiungere, con i propri sforzi, un futuro luminoso. Ora, invece, le sue giornate trascorrono tra il lavoro domestico e le responsabilità della maternità.

Forse, mentre svolge le faccende di casa, pensa alla ragazza di diciassette anni che era un tempo: una ragazza che studiava, che era innamorata e che sognava di diventare ingegnera. Forse si chiede come sarebbe la sua vita oggi se l’Afghanistan non fosse caduto, se avesse potuto continuare gli studi e se avesse avuto la libertà di scegliere il proprio matrimonio.

Forse oggi sarebbe all’ultimo semestre dell’università, intenta a prepararsi per gli esami e a immaginare il giorno della laurea. Forse la sua vita sarebbe molto diversa da quella che è costretta a vivere.

Ma nessuno può rispondere a queste domande. Una cosa è certa: Maliha non ha avuto la possibilità di costruire il proprio futuro come avrebbe voluto.

Il suo dolore non è soltanto quello di un amore perduto. È il dolore di una ragazza che, tra crisi, restrizioni e decisioni prese da altri, ha perso il controllo di gran parte della propria vita. Soffre per un amore finito, per gli studi interrotti e per un futuro che non ha mai avuto l’opportunità di vivere.

Ci sono dolori che nascono dal pianto per qualcosa che non si è mai avuto la possibilità di conquistare: un futuro che non ha nemmeno fatto in tempo a cominciare, eppure è già andato perduto.

Maliha non è sola. La sua è la storia di migliaia di ragazze afghane che sognavano di diventare mediche, ingegnere, insegnanti o scrittrici. Ragazze che desideravano studiare, essere indipendenti e scegliere liberamente la propria strada, ma che, dopo il ritorno dei talebani, si sono ritrovate davanti a porte chiuse e a un futuro incerto.

Ognuna di loro ha una storia, forse nascosta tra le mura di casa, una storia di cui nessuno conosce fino in fondo il dolore.

Maliha ha ancora ventun anni. Ha ancora il diritto di studiare, di sognare e di prendere decisioni sul proprio futuro. Ma gli anni trascorsi tra costrizioni e rimpianti non le verranno restituiti.

Questa non è soltanto la storia di Maliha. È la storia di un’intera generazione di ragazze afghane i cui sogni sono rimasti incompiuti, mentre loro sono ancora vive.

Ragazze che avrebbero potuto costruire un futuro diverso e che oggi piangono per vite che non hanno mai avuto la possibilità di vivere.

Oggi Maliha tiene una scopa in mano e suo figlio tra le braccia. Eppure, nel suo cuore, il sogno di diventare ingegnera è ancora vivo: è il sogno di quella ragazza che voleva essere padrona del proprio destino.

Non ha perso soltanto la possibilità di studiare. Ha perso la libertà di scegliere e una parte della propria giovinezza.

E forse la parte più dolorosa della sua storia è proprio questa: Maliha è ancora viva, ha ancora dei sogni, ma la vita che desiderava non ha mai avuto la possibilità di cominciare.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza