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Cronaca

“Venite, l’ho picchiata. Forse è morta”. Orrore a Roma: 16enne massacra la madre a mani nude. Il giovane ricoverato in Psichiatria

“Venite, l’ho picchiata, forse è morta”: a 16 anni massacra la madre a mani nude. Roma sotto shock, il ragazzo è ricoverato in Psichiatria 🩸 😰 Una notizia agghiacciante che ci lascia letteralmente senza fiato e con un nodo in gola indescrivibile. Domenica pomeriggio, a Centocelle (Roma), un ragazzo di soli 16 anni si è macchiato del crimine più atroce del mondo: ha massacrato di botte la propria madre, una donna di 49 anni. È stato lui stesso, dopo l’aggressione furibonda, a comporre il 112 dicendo all’operatore con una freddezza glaciale: “Venite, l’ho picchiata. Forse è morta”. Quando la Polizia è arrivata sul posto, ha trovato il sedicenne seduto tranquillo davanti al palazzo con la maglietta piena di sangue ad aspettarli. I medici del 118 si sono precipitati in casa trovando la donna ancora viva, ma in condizioni disperate: portata d’urgenza in ospedale al Policlinico di Tor Vergata, purtroppo la mamma è morta poche ore dopo a causa delle gravissime lesioni causate dai colpi a mani nude del figlio. Il ragazzino è stato immediatamente trasferito e ricoverato nel reparto di PSICHIATRIA del Policlinico Umberto I. Le indagini della Procura per i Minorenni sono in corso: a quanto pare il giovane soffriva già da tempo di gravi disagi personali e comportamentali. L’ennesima famiglia distrutta dal mostro della malattia mentale invisibile, l’ennesima madre lasciata forse troppo sola ad affrontare un figlio problematico. Leggi la dinamica choc nel nostro articolo 👇 💔 Una preghiera immensa per questa povera mamma morta nel peggiore dei modi per mano di colui a cui aveva dato la vita. Voi cosa provate leggendo storie del genere?

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Carabinieri 112, volante

Roma – Ci sono abissi della mente umana in cui è quasi impossibile, e spaventoso, tentare di guardare. Tragedie domestiche consumate nel chiuso delle quattro mura di casa che squarciano la normalità di una domenica pomeriggio e ci mettono di fronte al fallimento più totale dei legami familiari.
Un orrore indescrivibile ha sconvolto nelle scorse ore il quartiere di Centocelle, situato nella popolosa periferia est di Roma. In un anonimo appartamento della Capitale, un ragazzo di appena 16 anni si è macchiato del crimine più atroce, innaturale e sconvolgente che si possa concepire: ha aggredito, massacrato e ucciso la propria madre, una donna di soli 49 anni che si preparava a festeggiare a breve il traguardo del mezzo secolo di vita. Un matricidio spietato, sul quale aleggia l’ombra pesantissima di un grave e profondo disagio mentale che, evidentemente, covava da tempo nell’animo del giovanissimo assassino.

La telefonata agghiacciante al 112: “Forse è morta”

A rendere questa vicenda ancora più drammatica e macabra è la freddezza chirurgica con cui è stato lanciato l’allarme, come anticipato in queste ore dalle pagine de Il Messaggero. Non sono stati i vicini di casa, spaventati dalle urla, a chiamare i soccorsi. A comporre il numero unico per le emergenze 112 è stato lo stesso 16enne, pochi istanti dopo essersi reso conto dell’enormità di ciò che aveva appena compiuto.
Le parole pronunciate dal ragazzo al telefono con il centralinista delle Forze dell’Ordine fanno letteralmente gelare il sangue nelle vene: “Venite, l’ho picchiata. Forse è morta”. Una frase disarmante, pronunciata quasi in stato di trance, che ha fatto immediatamente convergere a sirene spiegate le pattuglie della Polizia di Stato e le ambulanze del 118 sul luogo del massacro.

La scena del crimine: il figlio seduto ad aspettare la Polizia

Quando gli agenti sono giunti davanti all’ingresso della palazzina di Centocelle, si sono trovati di fronte a una scena che difficilmente riusciranno a dimenticare. Il sedicenne non aveva tentato alcuna fuga. Era lì, seduto sui gradini d’ingresso del condominio, con la maglietta vistosamente sporca di sangue, in attesa che le auto della Polizia venissero a prelevarlo.
Una volta fatto irruzione all’interno dell’appartamento in cui madre e figlio vivevano insieme, i soccorritori hanno trovato la povera donna di 49 anni riversa a terra. Secondo le prime, primissime ricostruzioni investigative, il figlio minorenne l’avrebbe aggredita colpendola a mani nude con una furia inaudita, accecato da un vero e proprio raptus di follia omicida.

L’agonia della donna e la corsa disperata a Tor Vergata

Al momento dell’arrivo del 118, la donna respirava ancora, seppur flebilmente. Il personale sanitario ha messo in atto manovre rianimatorie disperate direttamente sul pavimento di casa, per poi caricarla in ambulanza in Codice Rosso e lanciarsi in una folle corsa contro il tempo verso il vicino Policlinico di Tor Vergata.
Al suo arrivo in ospedale, le condizioni della 49enne sono apparse subito ai limiti della sopravvivenza. I medici del Pronto Soccorso hanno tentato per diverse ore di salvarle la vita, ma le lesioni traumatiche e le gravissime emorragie causate dai colpi subiti si sono rivelate fatali: la madre è morta poche ore dopo il ricovero, spegnendosi in un letto di terapia intensiva. Sarà ora l’autopsia, già disposta dal magistrato di turno, a stabilire l’esatta causa del decesso e a chiarire se il ragazzo abbia utilizzato esclusivamente le proprie mani o anche qualche corpo contundente contusivo.

Il ricovero in Psichiatria: una mente da decifrare

Mentre i medici tentavano di salvare la madre, il figlio 16enne è stato accompagnato dagli agenti in stato di fermo presso il Policlinico Umberto I di Roma. Qui, viste le sue palesi alterazioni comportamentali, è stato ricoverato d’urgenza e posto sotto strettissima osservazione nel reparto di Psichiatria.
Le indagini, immediatamente prese in carico dalla Procura della Repubblica per i minorenni, stanno scavando nel passato di questa famiglia distrutta. Dalle prime verifiche investigative pare sia emerso che il ragazzino soffrisse già in passato di problematiche personali e comportamentali. Gli inquirenti dovranno ora capire se questi segnali di forte disagio fossero stati intercettati e presi in carico dai servizi territoriali o se, come troppo spesso accade in queste tragedie, una madre sia stata lasciata completamente sola ad affrontare il demone oscuro che stava divorando la mente di suo figlio.

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Cronaca

Lutto nel mondo delle professioni e dell’editoria, addio a Giuliano Marchetti: per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press

Addio a Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile e per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press. Una vita spesa tra professione, valorizzazione del Made in Italy e giornalismo indipendente. Lunedì 19 ottobre i funerali a Roma. 👇

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Lutto

Roma – Il mondo delle libere professioni, della consulenza aziendale e del giornalismo economico piange la scomparsa di Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile, aziendalista e per tre decenni autorevole Direttore Editoriale della testata giornalistica Consul Press. La notizia della sua dipartita, avvenuta nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026, lascia un vuoto profondo tra quanti ne hanno apprezzato l’integrità morale, la vasta preparazione tecnica e la generosa dedizione alla divulgazione culturale e d’impresa.

Con Giuliano Marchetti scompare una figura di riferimento che ha accompagnato per trent’anni ininterrotti, dal 1996 al 2026, la storia di un’agenzia di stampa nata originariamente nell’alveo dell’Associazione Commercialisti & Consulenti d’Azienda. Sotto la sua guida attenta, lungimirante e discreta, la testata ha saputo allargare progressivamente i propri orizzonti, passando dalle storiche pubblicazioni cartacee alla diffusione digitale sul web, divenendo una voce autorevole di approfondimento per professionisti, imprese e istituzioni.

Trent’anni tra numeri, norme e passione per l’informazione indipendente

La vita professionale di Giuliano Marchetti si è sviluppata lungo una duplice direttrice, costantemente alimentata da rigore e curiosità intellettuale. Da un lato la rigorosa attività sul campo come dottore commercialista, revisore dei conti ed esperto in pianificazione aziendale, ambiti nei quali occorrono solida padronanza legislativa, acume analitico e profonda sensibilità gestionale per affiancare la vita delle organizzazioni economiche.

Dall’altro lato, la straordinaria avventura editoriale alla guida di Consul Press. Aver dedicato trent’anni a una medesima realtà editoriale significa averne condiviso quotidianamente le sfide, i passaggi epocali, le difficoltà e i successi. Nel caso di Marchetti, questo trentennio ha coinciso con la più grande rivoluzione della comunicazione contemporanea: la transizione epocale dalla carta stampata al giornalismo online e alla fruizione multimediale, un percorso che egli ha saputo interpretare con equilibrio, salvaguardando sempre l’indipendenza e la qualità dei contenuti nel mondo delle professioni e dell’informazione economica.

La visione: la centralità della persona, il Made in Italy e la funzione sociale dell’impresa

La linea culturale tracciata da Marchetti sulle colonne di Consul Press ha sempre fatto perno su valori solidi e non negoziabili: la difesa e valorizzazione del Made in Italy, l’attenzione al tessuto delle piccole e medie imprese, la rilevanza sociale dell’attività d’impresa e, sopra ogni cosa, la centralità della persona umana nelle dinamiche economiche. Per Giuliano Marchetti l’economia non poteva ridursi a una sterile sommatoria di cifre, bilanci contabili e indici finanziari astratti; doveva invece misurarsi costantemente con la dignità del lavoro, con il valore delle competenze professionali e con il benessere collettivo della comunità.

In questo solco, la testata è stata concepita non solo come veicolo di cronaca, ma come un’autentica officina formativa, aperta a contributi eterogenei, al confronto leale tra posizioni differenti e all’approfondimento interdisciplinare spaziando dal fisco alla geopolitica, dalla cultura alla tutela della memoria storica. Un’impostazione che ha fatto della testata una casa accogliente per tanti colleghi e studiosi.

Lunedì 19 ottobre le esequie a Roma nella Chiesa di Santa Maria Addolorata

La storia di un giornale non è fatta soltanto dall’archivio delle sue uscite, ma vive attraverso le persone che ne hanno custodito lo spirito con discrezione e fedeltà giorno dopo giorno. Trent’anni rappresentano una misura temporale straordinaria, che testimonia in modo inequivocabile l’attaccamento e l’amore di Marchetti per il suo lavoro e per la sua redazione.

I funerali di Giuliano Marchetti saranno celebrati a Roma nella mattinata di lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 11:00, presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata (nota storicamente anche come Chiesa Argentina), situata in viale Regina Margherita 81. La cerimonia religiosa offrirà ai familiari, agli amici, ai colleghi dell’ordine professionale, ai redattori e ai tanti collaboratori l’opportunità di stringersi in un sentito abbraccio di commiato e riconoscenza verso un uomo che ha saputo lasciare un segno indelebile di garbo, rettitudine e professionalità.

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Cronaca

Orrore in Alto Adige, getta 13 gatti nella discarica e ne segrega altri 46 tra feci e denutrizione: denunciata una donna, l’OIPA si costituisce parte civile

Operazione shock in Alto Adige: denunciata una donna che aveva gettato 13 gatti nella discarica di Cortaccia e teneva altri 46 animali segregati tra feci e malnutrizione. L’OIPA si costituisce parte civile e chiede il divieto a vita di detenzione, mentre parte l’appello per l’affido dei cuccioli salvati 👇

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Gatto

Bolzano – Un quadro raccapricciante di degrado igienico, sofferenza animale e crudeltà inaudita è stato portato alla luce in Alto Adige grazie a una massiccia operazione congiunta delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari provinciali. A finire nei guai è una donna residente nella Bassa Atesina, formalmente denunciata alla Procura della Repubblica di Bolzano per i gravi reati di abbandono e maltrattamento continuato di animali. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica locale e le organizzazioni di tutela zoofila, ha avuto inizio con un gesto di ferocia sconcertante: la donna si era appena disfatta di tredici gatti scaricandoli senza alcuna pietà all’interno della discarica comunale di Cortaccia, condannandoli a una fine atroce tra i rifiuti.

L’intervento tempestivo dei soccorritori ha consentito di recuperare i felini dal centro di smaltimento, ma purtroppo per uno di loro ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: il piccolo animale è deceduto a causa dei traumi e degli stenti subiti. I dodici gattini sopravvissuti, molti dei quali cuccioli spaventati e gravemente debilitati, sono stati trasportati d’urgenza presso due cliniche veterinarie convenzionate del territorio, dove il personale sanitario ha prestato le prime cure intensive per idratarli, medicare le lesioni e stabilizzarne i parametri vitali. Ma la scoperta fatta nella discarica rappresentava soltanto la punta dell’iceberg di una situazione di incuria e violenza domestica ben più vasta e radicata.

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Il blitz tra Cortaccia e Termeno: 46 animali segregati in condizioni disastrose

A seguito dell’allarme scattato per i gatti rinvenuti nella discarica, gli investigatori hanno deciso di estendere immediatamente i controlli alle proprietà riconducibili alla donna. Il blitz, condotto in stretta sinergia dai Carabinieri della Stazione di Cortaccia, dal Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, dal Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e dal Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, ha portato alla perquisizione di un appartamento situato nel centro di Cortaccia e di una rimessa rurale a Termeno sulla Strada del Vino.

Lo scenario presentatosi agli occhi degli operatori è stato definito drammatico e insostenibile. All’interno degli immobili sono stati rinvenuti ben quarantasei animali ammassati in spazi angusti, bui e completamente privi di aerazione: 13 cani di varie razze e taglie, altri 12 gatti, 18 galline stipate in gabbie improvvisate e 3 conigli. Gli animali vivevano immersi nei propri escrementi, tra cumuli di rifiuti e residui organici in decomposizione, senza ciotole con acqua pulita né cibo idoneo. Le perizie veterinarie eseguite sul posto hanno riscontrato un quadro clinico preoccupante: infestazioni massive di parassiti e pulci, stati avanzati di malnutrizione, pelo arruffato a chiazze e infezioni oculari acute, tra cui diffuse cheratiti e ulcere corneali non curate che rischiavano di compromettere la vista degli esemplari.

L’azione dell’OIPA: «Costituzione di parte civile e divieto assoluto di detenzione»

L’intera operazione di soccorso, messa in sicurezza e trasporto degli animali è stata supportata attivamente dai volontari delle associazioni animaliste locali, con in prima linea la sezione di Bolzano dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L’associazione ha espresso il proprio plauso per la celerità e l’efficacia del coordinamento interforze, annunciando al contempo un’immediata offensiva giudiziaria a tutela delle vittime.

«Il sequestro di tutti i quarantasei animali è un passaggio fondamentale e imprescindibile per sottrarre questi esseri innocenti a una sofferenza quotidiana intollerabile», ha dichiarato Monica Morisi, delegata provinciale dell’OIPA Bolzano. «Vogliamo ringraziare di cuore l’Arma dei Carabinieri, il Servizio Forestale, i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria per la straordinaria sensibilità operativa. Tuttavia, il nostro compito non si ferma qui: come associazione siamo già pronti a formalizzare la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale che si aprirà contro la responsabile, con l’obiettivo di ottenere la confisca definitiva degli animali a favore di strutture pubbliche e rifugi accreditati. Chiederemo con la massima fermezza all’autorità giudiziaria e al sindaco l’emissione di un provvedimento di divieto a vita di detenzione di qualsiasi specie animale sia per la donna indagata che per i suoi conviventi, per impedire che l’orrore possa ripetersi in futuro».

Gara di solidarietà per i felini: l’appello per l’affido e l’adozione del cuore

Mentre la magistratura ordinaria prosegue gli accertamenti per definire le singole responsabilità penali ai sensi degli articoli 544-ter e 727 del Codice Penale – norme che puniscono severamente chiunque infligga sevizie, fatiche ingiustificate o abbandoni animali domestici –, l’attenzione primaria è ora rivolta al percorso di riabilitazione delle creature tratte in salvo. Gli animali da cortile e i conigli sono stati dislocati in oasi rurali protette, i cani sono stati accolti nei canili comprensoriali per iniziare i cicli di sverminazione e rieducazione comportamentale, mentre la situazione più delicata riguarda i gatti superstiti della discarica.

I volontari dell’OIPA e i medici delle cliniche veterinarie hanno lanciato una mobilitazione urgente e un accorato appello pubblico a tutte le famiglie e agli amanti degli animali dell’Alto Adige e delle regioni limitrofe: «Questi gatti hanno conosciuto il volto più crudele dell’uomo, ma con pazienza, affetto e calore possono tornare a fidarsi. Cerchiamo con urgenza stalli temporanei e richieste di adozione del cuore per consentire loro di superare il trauma della discarica e iniziare una vita degna di questo nome». Chiunque desideri offrire disponibilità per un affido o supportare le spese veterinarie può mettersi direttamente in contatto con la delegazione OIPA di Bolzano.

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Cronaca

Abruzzo, obbligo di lavare la pipì dei cani in strada con multe fino a 500 euro: scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza del sindaco

Scoppia la guerra legale in Abruzzo: l’associazione Tutela Diritti Animali ricorre al Tar contro l’ordinanza del sindaco di Pratola Peligna che impone di lavare la pipì dei cani con multe fino a 500 euro. «Onere impossibile per anziani e misura priva di reale efficacia igienica». Tutti i dettagli del ricorso 👇

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cane che fa la pipì

Pratola Peligna – Si accende un aspro scontro giudiziario e amministrativo nel cuore dell’Aquilano sul tema della convivenza urbana tra cittadini e animali d’affezione. Al centro della bufera c’è l’ordinanza sindacale numero 28 emanata lo scorso 5 ottobre dal Comune di Pratola Peligna, con cui l’amministrazione civica ha introdotto l’obbligo categorico per i proprietari dei cani di lavare immediatamente con acqua le minzioni dei propri animali su tutte le superfici pubbliche, strade, marciapiedi e piazze comunali, prevedendo sanzioni amministrative pesantissime che oscillano tra i 25 e i 500 euro per i trasgressori. Un provvedimento stringente che ha suscitato la reazione immediata del mondo animalista, culminata nel deposito formale di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo per chiederne la sospensiva e il parziale annullamento.

A promuovere l’azione legale dinanzi alla magistratura amministrativa è stata l’associazione Tutela Diritti Animali Ets, guidata dal presidente Gabriele Bettoschi e patrocinata legalmente dall’avvocato Massimo Rizzato. L’atto di impugnazione contesta alla radice i presupposti di ragionevolezza, proporzionalità ed effettiva attuabilità della misura, sostenendo che l’imposizione di un onere materiale continuo finisca per alterare e penalizzare in modo ingiustificato la cura quotidiana degli animali da compagnia: «Chiedere ai cittadini di girare con scorte d’acqua al seguito per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», denuncia Bettoschi, ponendo l’accento sulle oggettive difficoltà pratiche che il provvedimento crea a diverse fasce fragili della popolazione.

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Le ragioni del ricorso: anziani in difficoltà e penuria di fontanelle pubbliche

Nel dossier presentato ai giudici amministrativi, l’avvocato Rizzato snoda una serie di argomentazioni dettagliate che mettono in discussione la fattibilità tecnica dell’ordinanza. In primo luogo viene evidenziata la condizione delle persone anziane, di coloro che soffrono di patologie motorie o che convivono con cani di taglia medio-grande o con più esemplari contemporaneamente. Per queste categorie, dover trasportare recipienti pesanti, bottiglie o vaporizzatori d’acqua durante le uscite quotidiane rischia di diventare una barriera insormontabile, trasformando la normale passeggiata igienica in un calvario logistico.

A pesare sul territorio di Pratola Peligna, lamenta l’associazione, è inoltre la marcata carenza di fontanelle pubbliche funzionanti da cui potersi rifornire lungo i percorsi urbani. Senza punti di approvvigionamento distribuiti capillarmente, il proprietario dell’animale si trova costretto a uscire di casa con un carico d’acqua spropositato per far fronte a più uscite e a minzioni ripetute. L’effetto paradossale dell’ordinanza, sostiene la difesa animalista, rischia così di scoraggiare le uscite regolari all’aria aperta degli animali, incidendo negativamente sul loro benessere psico-fisico e sul diritto fondamentale alla socialità canina tutelato dalla legislazione nazionale.

Il parere della scienza medica: la perizia sull’efficacia igienica e Matteo Bassetti

Un capitolo centrale del ricorso verte sull’effettiva validità igienico-sanitaria della misura imposta dall’amministrazione peligna. L’associazione animalista contesta infatti che il semplice getto d’acqua su asfalto o sanpietrini possa risolvere le problematiche di decoro o igiene pubblica paventate nel testo dell’ordinanza. A sostegno di questa tesi, il ricorso richiama esplicitamente gli interventi pubblici e le valutazioni scientifiche espresse da autorevoli specialisti in malattie infettive, tra cui il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova.

Secondo le evidenze medico-scientifiche richiamate negli atti, la sola acqua non possiede proprietà disinfettanti né antibatteriche; al contrario, limitarsi a spruzzare qualche decilitro di liquido sulla minzione canina ha l’unico effetto pratico di diluire temporaneamente il liquido biologico, allargando la superficie bagnata sul marciapiede senza eliminare la carica batterica né neutralizzare gli odori sgradevoli. Per una reale igienizzazione servirebbero detergenti specifici ed enzimatici che tuttavia, se usati indiscriminatamente da centinaia di cittadini lungo le strade, rischierebbero di risultare tossici per gli stessi animali e inquinanti per le falde acquifere attraverso i tombini.

La giurisprudenza sui cani in città: i precedenti nei TAR italiani

La vertenza di Pratola Peligna non è un caso isolato nel panorama giuridico italiano, ma si inserisce in un solco interpretativo che negli ultimi anni ha visto diversi Tribunali Amministrativi Regionali pronunciarsi su ordinanze comunali simili. Più volte i giudici amministrativi hanno censurato provvedimenti sindacali che eccedevano i limiti dei poteri contingibili e urgenti previsti dal Testo Unico degli Enti Locali, ribadendo che l’obbligo di raccolta delle deiezioni solide – universalmente riconosciuto e doveroso – non può essere esteso in modo indiscriminato e sproporzionato ai liquidi fisiologici senza una comprovata e straordinaria emergenza sanitaria documentata dalle ASL competenti.

Mentre i cittadini del centro peligno attendono la fissazione dell’udienza cautelare che deciderà sull’eventuale congelamento dell’ordinanza numero 28, il dibattito tra favorevoli e contrari infiamma le piazze e i social network locali. Da una parte chi invoca il massimo decoro urbano e la tutela delle facciate storiche dei palazzi, dall’altra chi chiede buon senso, civiltà e rispetto per gli oltre dieci milioni di cani che compongono il tessuto affettivo delle famiglie italiane. La parola definitiva spetta ora al TAR dell’Abruzzo.

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