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Cultura

Grande successo alla Camera dei Deputati per la prima edizione del premio Antonio Canova dell’Accademia Tiberina

Nella prestigiosa cornice del Refettorio della Camera dei Deputati di Palazzo San Macuto si è svolta, venerdì 10 luglio, la cerimonia conclusiva della prima edizione del Concorso di Arti Visive – Premio Antonio Canova, promosso dall’Accademia Tiberina e ideato dal Direttore del Dipartimento di Arti Visive, prof. Francesco Scolaro.

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PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO ANTONIO CANOVA
Roma – Nella prestigiosa cornice del Refettorio della Camera dei Deputati di Palazzo San Macuto si è svolta, venerdì 10 luglio, la cerimonia conclusiva della prima edizione del Concorso di Arti Visive – Premio Antonio Canova, promosso dall’Accademia Tiberina e ideato dal Direttore del Dipartimento di Arti Visive, prof. Francesco Scolaro.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0, presieduta dal dott. Alessandro Della Posta, e con il patrocinio dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi e dell’Associazione Levi Montalcini, ha celebrato il talento artistico contemporaneo rendendo omaggio alla figura immortale di Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo.
Obiettivo del Premio è valorizzare l’arte come autentica espressione di libertà creativa, ricerca, cultura e bellezza, in piena sintonia con la missione dell’Accademia Tiberina, storica istituzione impegnata nella diffusione e nella promozione delle eccellenze artistiche e culturali a livello nazionale e internazionale.
La manifestazione si è aperta con i saluti istituzionali, seguiti dalla Lectio Magistralis dedicata ad Antonio Canova, tenuta dal prof. Francesco Scolaro, storico dell’arte e presidente esecutivo del Premio, che ha ripercorso con competenza e passione la vita, il percorso artistico e l’eredità culturale lasciata dal grande maestro.
Nel corso della cerimonia sono stati consegnati gli attestati ai componenti della giuria, presieduta dalla prof.ssa Simonetta Lucchi e composta da Antonio Barbuto, Massimiliano Passuti, Francesca Cencetti, Bruna Rapetti, Elisabetta Castello e Arnaldo Baruffaldi, per il prezioso lavoro svolto nella selezione delle opere in concorso.
Tra i momenti più intensi dell’evento, la consegna del Premio Antonio Canova alle pittrici Paola Levi Montalcini e Daniela De Scorpio. I riconoscimenti alla memoria sono stati conferiti dalla prof.ssa Antonietta Micali, che ha letto con profonda partecipazione le motivazioni dei premi. Il riconoscimento dedicato a Paola Levi Montalcini è stato ritirato dalla nipote Piera Levi Montalcini, mentre la famiglia di Daniela De Scorpio ha rappresentato l’artista nel corso della cerimonia.
Sono stati inoltre assegnati i Premi alla Cultura e alla Carriera a Franco Antonio Pinardi, Claudia Geromel Levi Montalcini, Marcello Merlino, Mattea Micello, Pasquale Marasco e Konstantinos Spiropoulos, personalità che si sono distinte per il loro significativo contributo nei rispettivi ambiti professionali e culturali.
Il Premio Giornalismo e Comunicazione è stato conferito ai giornalisti Lorenzo Palma (TGCOM24-Mediaset) e Michela Diamanti (Magazine). L’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0 ha inoltre assegnato il Premio Culturale Internazionale Cartagine al Consigliere comunale di Albano Laziale. Il riconoscimento è stato consegnato dal presidente dott. Alessandro Della Posta, dalla coordinatrice dott.ssa Veronica Della Posta e dall’accademica dott.ssa Sabrina Morelli.
Alla cerimonia hanno preso parte numerose personalità del mondo istituzionale, artistico e culturale, tra cui Giorgio Biavati con la moglie Elisabetta Fogazzaro, Patrizio Pelizzi, Massimiliano Terzo e Alessandra Dolci.
L’evento si è concluso con un momento conviviale e con le tradizionali fotografie di rito, suggellando il successo della prima edizione del Premio Antonio Canova, destinato a consolidarsi come un importante appuntamento nel panorama artistico e culturale italiano, nel segno dei valori di bellezza, creatività e impegno culturale che hanno reso immortale l’opera di Antonio Canova.
(A cura di Angela Kosta – Capo Ufficio Stampa Accademia Tiberina)

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Cultura

Manuela Di Dalmazi presenta “Oltre Noi”: l’attesa per la nuova opera poetica a Pescara

🖋️ La poetessa Manuela Di Dalmazi presenta a Pescara la sua nuova opera “Oltre Noi”, un viaggio intenso nella scrittura contemporanea tra musica e performance. Non perdere l’evento alla Fondazione La Rocca. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#ManuelaDiDalmazi #Pescara #Poesia #LetteraturaContemporanea

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Manuela Di Dalmazi

Pescara – Il fermento culturale abruzzese si concentra, in vista del prossimo 20 luglio 2026, sulla figura di Manuela Di Dalmazi, una delle voci più autorevoli e profonde della letteratura contemporanea. La poetessa, che ha già collezionato numerosi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, si prepara a svelare al pubblico la sua ultima fatica letteraria, intitolata Oltre Noi. L’evento, che si terrà a partire dalle ore 17:30, troverà spazio nella prestigiosa cornice della Fondazione La Rocca, situata nel cuore pulsante di Pescara, un luogo che da sempre funge da snodo per il dibattito artistico e intellettuale della regione.

La presentazione rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di ricerca della Di Dalmazi, autrice già nota per la sua capacità di scavare nelle pieghe del quotidiano con uno stile essenziale e privo di superflue stratificazioni. La sua scrittura si caratterizza per una spiccata propensione alla trasfigurazione poetica degli eventi minimi, trasmettendo una dimensione umana che risuona con forza nel panorama della poesia odierna. Non è casuale che l’autrice sia stata recentemente candidata al prestigioso Global Audio & Film Poetry Award 2026 per la sua precedente opera, Le madri che aspettano: un traguardo che ha proiettato il nome della scrittrice ben oltre i confini del territorio regionale, attestandone il valore artistico su scala globale.

Un parterre di ospiti per una riflessione letteraria

L’appuntamento alla Fondazione La Rocca si preannuncia come un momento di alto profilo, capace di unire l’analisi critica alla performance scenica. Al tavolo dei relatori si alterneranno figure che hanno seguito da vicino l’evoluzione stilistica della poetessa: Beniamino Cardines e Maria Gabriella Ciaffarini porteranno il proprio contributo analizzando i temi portanti di Oltre Noi. A impreziosire il dibattito interverranno anche Nicolina Galassi, Annalisa Potenza, Francesco Di Rocco e Mara Motta, figure che integreranno il racconto con prospettive interdisciplinari.

L’organizzazione ha previsto inoltre il coinvolgimento di diversi rappresentanti istituzionali e operatori culturali attivi in città, a sottolineare il legame simbiotico tra il tessuto urbano pescarese e la produzione letteraria di qualità. Pescara, con il suo storico legame con figure del calibro di Gabriele D’Annunzio e Ennio Flaiano, conferma dunque la propria vocazione per la parola scritta, offrendo agli autori del presente spazi di visibilità capaci di superare le logiche del mercato di massa per concentrarsi sulla sostanza del pensiero e della ricerca estetica.

Performance e musica tra le pagine di poesia

La serata non si limiterà alla classica esposizione critica, ma si trasformerà in una vera e propria esperienza immersiva per il pubblico. L’Orchestra Poetica Italiana (OPI) garantirà un accompagnamento sonoro di respiro, fondendo insieme ritmo, melodia e verso. La dimensione performativa sarà ulteriormente arricchita dall’esibizione di Simona Novacco, artista capace di fondere il corpo e la parola, e dall’intervento del tenore Andrea Di Berardino, che con la propria vocalità cercherà di dare corpo alle atmosfere evocate dalle liriche dell’antologia.

Le letture dei testi contenuti in Oltre Noi saranno affidate a interpreti di comprovata sensibilità: Rosamaria Binni, Mara Motta e Sandra De Felice presteranno la loro voce per portare al pubblico l’intensità dei versi di Manuela Di Dalmazi. L’ingresso alla Fondazione La Rocca è atteso da un folto pubblico di lettori e amanti della letteratura, desiderosi di confrontarsi con una silloge che promette di analizzare i confini dell’identità collettiva e le dinamiche relazionali che definiscono il nostro tempo. La capacità della Di Dalmazi di intercettare le inquietudini contemporanee, mantenendo sempre saldo il legame con la propria terra d’Abruzzo, resta il segno distintivo di una carriera in costante ascesa, che continua a raccogliere consensi e attenzione sia in Italia che all’estero.

L’evento del 20 luglio si configura dunque come un appuntamento necessario per chi desidera entrare in contatto con una delle voci più autentiche del panorama lirico attuale, ponendo ancora una volta Pescara al centro della mappa culturale italiana.

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Cultura

L’annichilimento dell’anima. L’ultima estate dell’uomo

’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta.

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La passeggiata sulla scogliera a Pourville

Redazione-  C’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta. Sono lì, eppure altrove, lo sguardo non incontra più l’orizzonte, ma un display. Le dita scorrono veloci, mentre il tempo, silenziosamente, scivola via. L’estate, che per secoli è stata il tempo della scoperta, della libertà e della costruzione dell’identità, oggi rischia di trasformarsi nella stagione dell’assenza. È un fenomeno che non riguarda soltanto le nuove generazioni,ma l’uomo in generale . La filosofia chiamerebbe questa condizione annichilimento: non la morte del corpo, ma il lento dissolversi della coscienza. L’uomo continua a respirare, a parlare, a consumare esperienze, ma smette progressivamente di abitare sé stesso, è un esilio interiore. Martin Heidegger parlava dell’oblio dell’Essere, quel momento in cui l’uomo dimentica la domanda fondamentale della propria esistenza e si lascia trascinare dall’inautenticità. Oggi quella profezia sembra assumere una forma nuova: non è più il rumore della folla a distrarci, ma il brusio incessante degli algoritmi. L’uomo contemporaneo non è prigioniero della tecnologia,
è prigioniero della propria distrazione. Platone, nel mito della caverna, descrive uomini incatenati che scambiano le ombre per la realtà, B enticinque secoli dopo abbiamo costruito caverne luminose che portiamo nelle tasche. Le immagini scorrono senza fine e, lentamente, convincono milioni di persone che ciò che appare valga più di ciò che è.
Abbiamo trasformato il riflesso in sostanza, l’immagine in identità, il consenso in verità,
eppure il cuore dell’uomo continua ad avere la stessa sete di sempre. La Kabbalah insegna che l’universo nasce dalla tensione tra la Luce infinita e il vaso chiamato ad accoglierla, ma quel vaso può infrangersi quando non è preparato a custodire un’energia tanto grande. È una metafora potente della condizione umana: possediamo strumenti sempre più sofisticati, ma spesso una fragilità interiore che fatica a sostenerli. Il problema non è la Luce, ma è il vaso.
L’intelligenza artificiale è una delle più grandi espressioni dell’ingegno umano, può accelerare la conoscenza, aiutare la medicina, migliorare il lavoro, aprire orizzonti impensabili, ma nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire l’intelligenza spirituale, quella che insegna a distinguere l’utile dall’essenziale, il rumore dalla verità, l’informazione dalla sapienza, per questo sarebbe un errore attribuire alle macchine la responsabilità della nostra crisi.
Le macchine amplificano,
sono gli uomini a scegliere la direzione. Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale diventi più intelligente dell’uomo è che l’uomo rinunci alla propria intelligenza contemplativa,che perda la capacità di fermarsi davanti al mare senza fotografarlo, di ascoltare il vento senza indossare auricolari, di amare senza dover dimostrare e soffrire senza cercare immediatamente una distrazioni e restare solo senza sentirsi vuoto. Forse Nietzsche aveva intuito il destino dell’Occidente quando annunciava l’avvento del nichilismo: il momento in cui i valori perdono consistenza e tutto sembra equivalersi, ma il nichilismo di oggi è ancora più sottile. Non urla. Non distrugge. Seduce. Intrattiene. Riempie ogni istante, lasciando però l’anima affamata.
L’annichilimento contemporaneo non ha il volto della disperazione, ha quello dell’intrattenimento permanente, è un sorriso che nasconde il silenzio. Una connessione continua che produce isolamento.
Una libertà apparente che finisce per generare dipendenza. Così il mare diventa scenografia,
il tramonto contenuto,
l’amicizia una notifica,
l’amore un algoritmo e l’uomo, lentamente, smette di riconoscersi. La nostra epoca ha bisogno di una nuova educazione dello sguardo.
Non basta insegnare ai giovani a usare la tecnologia,
occorre insegnare loro quando spegnerla, perché esistono lezioni che nessun software potrà mai impartire.
Quelle della sabbia che scotta sotto i piedi, di un libro letto all’ombra di un albero,una conversazione che cambia la vita,un silenzio condiviso,
una lacrima che nessuna emoticon potrà mai tradurre.
Forse la più grande rivoluzione del XXI secolo non sarà costruire macchine capaci di imitare l’uomo, ma ritrovare uomini capaci di non imitare le macchine; perché una civiltà non tramonta quando inventa strumenti potenti.
Tramonta quando dimentica che il suo bene più prezioso non è l’intelligenza che produce, ma la coscienza che custodisce
e finché un ragazzo saprà ancora alzare gli occhi dal proprio schermo per contemplare il mare, ascoltare il silenzio e interrogare l’infinito, nessuna tecnologia avrà vinto davvero, perché il futuro dell’umanità non dipenderà dalla potenza dei suoi algoritmi,
ma dalla profondità della sua anima.

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Cultura

Cantami o Musa a Grottammare, la pittura filosofica di Mario Vespasiani unisce mito e musica

🚨 EVENTO D’AVANGUARDIA NELLE MARCHE: MARIO VESPASIANI INFIAMMA GROTTAMMARE CON “CANTAMI O MUSA”! Straordinario successo per la mostra diffusa dislocata tra Palazzo Kursaal, il Museo Fazzini ed il MIC. Il celebre artista piceno presenta un progetto monumentale che unisce pittura, musica e filosofia, celebrato dal 49° catalogo della sua carriera con un ampio saggio firmato da Diego Fusaro e le liriche di 100 canzoni inedite. Ispirata ai colori dell’Adriatico e ai miti classici, la pittura di Vespasiani si conferma uno strumento puro di conoscenza. Un traguardo straordinario che fa seguito al prestigioso invito delle Guardie Svizzere Pontificie, che hanno visto l’artista presentare la sua ultima opera monumentale in Vaticano nell’Aula Paolo VI alla presenza di Papa Leone XIV. Tutti i dettagli 👇#mariovespasiani | #cantamiomusa | #grottammare | #diegofusaro | #museofazzini | #artemic | #vaticanoguardiesvizzere | #papaleonexiv | #marchecultura | #pagineutili

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Opera

La mostra diffusa al Museo Fazzini ed al Mic di Grottammare con il saggio di Diego Fusaro

Grottammare – Un imponente, accurato e quanto mai felice percorso di sperimentazione estetica e valorizzazione delle arti visive contemporanee della penisola, incentrato sulle riforme dei palinsesti dell’offerta culturale d’avanguardia e sulla necessità impellente di connettere le iconografie mitologiche ai circuiti della saggistica filosofica per incrementare la coesione intellettuale dei corpi sociali dello Stato, registra l’apertura di una splendida rassegna. Le sale storiche di Palazzo Kursaal, i padiglioni del Museo Fazzini ed i locali del Mic – Museo dell’Illustrazione Contemporanea della località balneare marchigiana, fanno da sfondo ufficiale allo svolgimento della mostra monografica di Mario Vespasiani, intitolata Cantami o Musa. L’atteso appuntamento espositivo, che si configura stabilmente come uno degli eventi più significativi dell’estate culturale italiana, offre l’opportunità di osservare un tracciato di ricerca pittorica che negli ultimi anni ha compiuto una evoluzione straordinaria per coerenza formale, per deliziare i visitatori.

L’innovazione perseguita dal maestro piceno non poggia sullo schieramento di dispositivi tecnologici esterni o algoritmi di intelligenza artificiale, bensì sul ripensamento strutturale della sintassi del quadro, modificandone l’ordito cromatico dall’interno per i consumatori mobili.

I cinque album Diario di bordo ed Essentia abbinati alle grandi tele dell’Adriatico

Il faldone della produzione recente di Vespasiani documenta una sintesi espressiva conquistata attraverso la sottrazione del segno, in cui l’abbinamento dei pigmenti acquisisce una valenza squisitamente musicale, richiamando le lezioni costruttive del Novecento europeo da Henri Matisse fino a David Hockney. Le trasparenze marine, gli ocra ed i turchesi dell’Adriatico non vengono tradotti in vedute paesaggistiche tradizionali, ma si tramutano a schermo intero in spazi mentali autonomi all’interno dei quali prendono vita figure archetipiche, sirene, muse e divinità marine intese come metafore della conoscenza. Il volume editoriale che accompagna l’esposizione – il quarantanovesimo catalogo della sua biografia – risulta impreziosito da un ampio saggio critico a firma del filosofo Diego Fusaro, seguito dalle liriche delle cento canzoni composte dall’artista per i cinque album Diary of Board, Heart of the Sea, The Aeronaut, Stars and Tears ed Essentia.

Pittura, scrittura poetica e riflessione filosofica procedono come sistemi espressivi paralleli che rifiutano la separazione dei linguaggi della provincia, convergendo verso un medesimo nucleo problematico incentrato sul rapporto profondo tra immaginazione, memoria e trascendenza per gli utenti della rete.

Il dipinto per il cinquecentenario del Sacco di Roma presentato in Vaticano nell’Aula Paolo VI

Il felice momento creativo dell’autore riscontra un autorevole e prestigioso riconoscimento istituzionale nel recente invito ufficiale formulato dai comandi delle Guardie Svizzere Pontificie, le quali hanno commissionato a Mario Vespasiani la realizzazione dell’opera pittorica commemorativa per il cinquecentenario del Sacco di Roma. La monumentale tela risulterà presentata in anteprima solenne all’interno dell’Aula Paolo VI in Vaticano, al cospetto di Papa Leone XIV, trovando una collocazione scenica speculare rispetto alla celebre scultura della Resurrezione di Pericle Fazzini della scuderia artistica nazionale. Questa ideale cooperazione paritetica tra i maestri della provincia marchigiana ed i vertici della Santa Sede eleva il prestigio dell’arte italiana all’estero, offrendo soluzioni rapide alle istanze di bellezza formulate dai consumatori ed incrementando la competitività delle imprese turistiche territoriali.

Scommettendo sulla durata e sulla profondità dell’opera d’arte contro la dittatura dell’immediatezza e della provocazione effimera, il pittore dimostra che la tradizione possiede risorse inesplorate capaci di generare futuro, garantendo la totale sicurezza contrattuale del valore intellettuale della pittura della nazione.

I calendari dei musei d’arte contemporanea ed i collegamenti con i siti delle Marche

Il consolidamento di queste esposizioni multidisciplinari costituisce un pilastro strategico fondamentale per valorizzare il turismo di pregio nel distretto piceno, assicurando la trasparenza degli atti e la legalità dei flussi in piena conformità con le leggi della tutela dei beni culturali. Per verificare i calendari orari delle successive visite guidate a Grottammare, consultare i cataloghi multimediali delle opere esposte o esaminare le relazioni critiche della saggistica d’area, i cittadini e i professionisti del settore scolastico o forense possono collegarsi direttamente al portale telematico ufficiale del Consiglio Regionale delle Marche per esaminare i documenti e le bacheche istituzionali dello Stato.

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