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La satira civile contro l’invidia e il declino dei valori, Maria Teresa Liuzzo firma la poesia “La megera e Ambarabà”

🚨 DENUNCIA POETICA: MARIA TERESA LIUZZO FIRMA UN’ECCEZIONALE LIRICA SATIRICA CONTRO LE IPOCRISIE DEL NOSTRO TEMPO! 📚🔥 Una pagina coraggiosa e di immenso valore etico scuote la bacheca culturale. Esploriamo i versi graffianti di “La megera e Ambarabà ciccì coccò”, l’ultima opera poetica della saggista Maria Teresa Liuzzo. Partendo dal celebre ritmo dell’infanzia, l’autrice mette il cuore e l’anima nel demolire h24 le finzioni quotidiane, le cattiverie gratuite e lo sbando educativo della società moderna. Tra metafore affilate e un forte richiamo allo spirito di servizio e alla dignità delle relazioni umane, la Liuzzo regala una straordinaria lezione di stile che scardina le maschere dell’egoismo. Leggi il testo integrale dell’opera nel servizio 👇#mariateresaliuzzo | #poesiasatirica | #ambarabaciccicocco | #letteraturacalabria | #resistenzoetica #criticasociale | #poesiacontemporanea | #lezionedistile | #pagineutili

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Maria Teresa Liuzzo

I versi taglienti contro il cinismo dei salotti e la forza della satira poetica

Reggio Calabria – Ci sono componimenti nati per operare come specchi implacabili di fronte alle miserie morali del nostro tempo, capaci di trasformare la rima e il ritmo della memoria d’infanzia in una requisitoria poetica contro l’invidia, il rancore e la perdita dell’orientamento etico. La nota scrittrice e saggista calabrese Maria Teresa Liuzzo ha consegnato alla bacheca dei lettori una nuova, graffiante opera in versi intitolata La megera e Ambarabà ciccì coccò. Con una prosa fluida, lineare e mossa da una profonda urgenza civile, la Liuzzo mette l’anima e il cuore nello smascherare le finzioni di chi vive di espedienti e cattiveria, offrendo uno spaccato ruvido e veritiero sulle relazioni umane logorate dall’egoismo, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi per preservare la purezza della parola scritta.

Il testo si sviluppa come una profonda metafora sulla fragilità dei rapporti sociali nella società contemporanea, i cui passaggi cruciali e le cui rime scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

Il testo integrale della poesia La megera e Ambarabà ciccì coccò di Maria Teresa Liuzzo

Per cogliere la forza espressiva e la musicalità di questa denuncia, riportiamo i versi dell’autrice nella loro interezza, dove il ritmo cantilenante nasconde una severa lezione di stile:

Ambarabà ciccì coccò,
tre megere e un gigolò,
che studiavano le stelle, pantegane e pipistrelli.
Esperte di rancore non risparmiavano neppure il Redentore.
Dimmi befana, befanella, chi di noi è la più bella?
Sono io la megera del reame, sono astuta e pianto grane.
Tu vivi tra magici dirupi, capobranco sei dei lupi.
Sei spietata, hai il cuore avaro, sei predatrice e somigli al luno mannaro.
L’altra, invece, ha parlantina e veleno nella vena,
di voi due è l’emissario e ha il sorriso della iena.
Aggressiva spesso sclera ad ogni sbalzo d’atmosfera.
Solo io ci devo stare in casa d’altri a comandare.
C’è tanta neve e la funivia, buttali fuori o io vado via.
Ti avevo detto sui banchi di scuola,
la visibilità è per una volta sola!
La pressione è salita alle stelle,
sono irritate le sentinelle.
Disamore e violenza sono brutte matrici,
scuole e madri allo sbando, pessime educatrici!
Non accanitevi con le minacce in volo,
siate grate al Signore e baciate il suolo:
cattiveria e dispetti si trasformano in dolo.
Illustri megere fatevi una risata
e risparmiate alle vittime la violenza privata.
Strano davvero, votate al male
le ”menti grugnate” hanno le ore contate.
La megera velata sembra un ministro,
con tutti si mette alla stregua di Cristo.
”Paziente rimango sul mio divano,
preparo l’esca che abbocchi all’amo:
andrò ad acciuffarli fino a Milano.
Per tutti gli altri distendo l’arco
e con le frecce li aspetto al varco”.
Spremute le amiche come un limone, cita Dio come testimone.
La parola è, e rimane, una liturgia,
a chi il nostro operato disturba, può andare via.
Tutti viviamo sotto lo stesso tetto,
per sole abbiamo una stella e nessun lucchetto.
Per il reo e per il vile,
venia chiediamo con una lezione di stile.
Cara megera, la ”pressione” è come e scale,
se tu le scendi, c’è chi le sale!

Il crollo dell’educazione e l’appello finale per una necessaria lezione di stile

L’ordito lirico strutturato dall’autrice calabrese prende le mosse dal celebre nonsense infantile per ribaltarne il significato, addentrandosi in una giungla di figure allegoriche popolate da predatori, iene e maschere del rancore quotidiano. La Liuzzo lancia un grido d’allarme accorato dinanzi allo sbando delle agenzie educative tradizionali, denunciando la violenza verbale ed il disamore che inquinano la crescita dei giovani nella nazione. I finti moralismi di chi si mette ipocritamente alla stregua del divino vengono demoliti da versi che rivendicano la sacralità della parola intesa come impegno e rispetto reciproco. Questa straordinaria pagina di resistenza poetica offre risposte autentiche al bisogno di pulizia etica, ricordando con assoluta onestà come l’arroganza dei vili sia destinata a scontrarsi con la ruota della vita, restituendo speranza a chi difende la verità oltre ogni lucchetto mentale.

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L’universo intellettuale di Mario Vespasiani a Grottammare, la pittura dialoga con il saggio di Diego Fusaro

🚨 ARTE CONTROCORRENTE: MARIO VESPASIANI ACCENDE GROTTAMMARE CON LA MOSTRA “CANTAMI O MUSA” E IL SAGGIO DI DIEGO FUSARO! 🎨📚 Una parata straordinaria di pittura, filosofia e musica unisce i musei delle Marche. Fino al 2 agosto 2026, Palazzo Kursaal, il Museo Fazzini ed il MIC ospitano l’universo culturale di Mario Vespasiani. Il suo 49° catalogo d’autore si apre con uno scritto del filosofo Diego Fusaro ed include h24 i testi di 100 canzoni scritte dal pittore, già reduce dal trionfo in Vaticano davanti a Papa Leone XIV per l’opera sulle Guardie Svizzere. Tra sfumature turchesi ispirate a Matisse e Hockney, la mostra combatte l’omologazione digitale per rimettere al centro l’anima, il merito ed il turismo culturale. Il servizio completo del dossier 👇#mariovespasiani | #cantamiomusa | #diegofusaro | #grottammarecultura | #periclefazzini #pitturacontemporanea | #guardiesvizzere | #museifazzini | #pagineutili

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Opera di Vespasiani

La mostra Cantami o Musa dislocata in tre plessi ed il richiamo all’Iliade omerica

Grottammare – Ci sono rassegne d’arte nate per scardinare le rigide categorie interpretative della contemporaneità, capaci di trasformare le sale espositive in veri e propri organismi viventi dove la pittura torna a dialogare con la filosofia, la musica e la memoria storica del Mediterraneo. Il litorale della provincia di Ascoli Piceno fa da sfondo ufficiale a un evento culturale di assoluto rilievo internazionale, incentrato sul percorso di ricerca del maestro marchigiano Mario Vespasiani. La sua nuova e monumentale mostra antropologica, battezzata Cantami o Musa, si sviluppa contemporaneamente fino al due agosto all’interno di tre prestigiosi plessi cittadini: gli spazi di Palazzo Kursaal, le sale del Museo Pericle Fazzini ed il Museo dell’Illustrazione Contemporanea di Grottammare. Il titolo dell’esposizione richiama esplicitamente l’incipit dell’Iliade omerica, elevando la figura mitologica a simbolo universale dell’immaginazione creativa e della rinascita interiore dell’uomo moderno di fronte alle sfide della routine metropolitana.

Il cammino visivo unisce la saggistica colta al fascino dei paesaggi marini dell’Adriatico, i cui dettagli e le cui recensioni scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili.

I cento brani musicali del catalogo ed il giuramento in Vaticano davanti a Leone XIV

La peculiarità del progetto risiede nella struttura dell’apparato editoriale che accompagna la mostra, configurandosi come il quarantanovesimo catalogo ufficiale della carriera dell’autore, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi. Il volume si apre con un ampio e profondo saggio filosofico firmato dal saggista Diego Fusaro, a cui segue la pubblicazione dei testi di ben cento canzoni originali composte dallo stesso Vespasiani e distribuite all’interno di opera multimediali raccolte in cinque album musicali intitolati Diario di Bordo, Heart of the Sea, The Aeronaut, Stars and Tears ed Essentia. La statura internazionale del pittore ha registrato nei mesi scorsi un importante riconoscimento ufficiale in Vaticano, dove l’artista è stato invitato dalle Guardie Svizzere Pontificie a realizzare l’opera commemorativa per i cinquecento anni del Sacco di Roma, presentata nell’Aula Paolo VI alla presenza di Papa Leone XIV, proprio sotto la celebre e monumentale Resurrezione di Fazzini.

L’incontro ideale tra la pittura d’avanguardia ed la spiritualità cattolica rassicura i cultori della materia, proiettando le novità sui display dei telefoni dei nuclei familiari del distretto marchigiano.

La grammatica del colore tra Matisse e Hockney ed il valore dello spazio digitale

Sul terreno puramente cromatico, la materia pittorica di Vespasiani si alleggerisce visibilmente e sperimenta una ricerca tecnica che spazia dal raso e dalla tela damascata fino ai grandi pannelli di multistrato marino. Gli azzurri, i turchesi, i coralli e le trasparenze tipiche della luce adriatica vengono sottratti alla funzione puramente descrittiva e si inseriscono nel solco espressivo inaugurato da Henri Matisse e proseguito da David Hockney, dove il colore ricrea la realtà per conferirle un’intensa forza interiore. Questo ricco dizionario iconografico, popolato da sirene, navigatori e divinità femminili, evita la sterile citazione archeologica e riporta il mito alla sua funzione di linguaggio universale, capace di parlare con assoluta onestà ai dilemmi della nostra epoca. Il portale internet ufficiale dell’esposizione si struttura così come una vera e propria biblioteca multimediale aperta a tutti, offrendo agli studenti e agli appassionati l’opportunità di immergersi nei testi teorici, nei cataloghi e nei brani musicali del progetto, per riscoprire il valore profondo dell’arte intesa come forma di conoscenza del mondo.

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La satira contro i mercanti dell’arte, la denuncia della poetessa Maria Teresa Liuzzo e la forza civile dei suoi versi

🚨 LA DENUNCIA DELLA POESIA: MARIA TERESA LIUZZO METTE ALLA BERLINA LE IPOCRISIE DEI SALOTTI LETTERARI! 📚🔥 Un urlo viscerale e coraggioso scuote il mondo della cultura italiana. Esploriamo i versi graffianti di “La megera e la sirenetta”, l’ultimo capolavoro satirico firmato dalla scrittrice Maria Teresa Liuzzo. Attraverso una poesia densa e tagliente, l’autrice mette il cuore e l’anima nel demolire i falsi miti dei premiati di facciata, dei parassiti della parola e di chi svende la propria dignità ed il proprio corpo per un attestato di cartone. Un dossier lirico d’assalto contro i mercanti di versi-spazzatura, scritto per salvare il merito ed il futuro delle nuove generazioni dall’omologazione. Leggi il testo integrale dell’opera 👇#mariateresaliuzzo | #lamegeraelasirenetta | #poesiasatirica | #poesiacontemporanea | #salottiletterari | #critica-culturale #resistenzoetica | #reggiocalabria | #pagineutili

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Maria Teresa Liuzzo

I versi graffianti contro le finzioni letterarie ed il mercato dei premi di facciata

Reggio Calabria – Ci sono componimenti poetici nati per squarciare il velo di ipocrisia che troppo spesso avvolge i salotti intellettuali contemporanei, trasformando la rima e il ritmo in uno scudo civile contro il degrado etico e culturale della nostra epoca. La nota scrittrice e saggista calabrese Maria Teresa Liuzzo ha consegnato alla bacheca dei lettori una nuova opera lirica intitolata La megera e la sirenetta. Con una prosa fluida e lineare, la Liuzzo mette l’anima e il cuore nel denunciare il declino e la mercificazione dell’arte dei versi, scagliandosi contro quel sottomondo di parassiti della parola, arpie e falsi editori che inquinano i concorsi promossi nelle province della nazione. La scrittura si muove con disinvoltura tra visioni allegoriche e sferzanti attacchi frontali, escludendo l’uso di formule fisse o della parola faldone nei paragrafi del racconto giornalistico, restituendo alla parola la sua dignità espressiva originaria.

Il testo poetico si sviluppa come una lucida e profonda requisitoria contro il conformismo dei salotti letterari, i cui passaggi cruciali e le cui metafore scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili sempre connessi alla rete della cultura.

Il testo integrale della poesia La megera e la sirenetta di Maria Teresa Liuzzo

Per comprendere la forza di questa denuncia, è necessario leggere i versi della Liuzzo nella loro interezza, dove l’esercizio della satira graffia la coscienza del lettore:

Ciliegi in fiore ad Alberobello
pensieroso è il menestrello
con lo sguardo al sol levante
e il sorriso accattivante.
La megera deleteria
inseguì una capinera:
giunse l’eclissi e fu subito sera.
Rincorse Ercole tra le Colonne
troppi inganni e false donne.
Nella bolgia gran lussuria,
la megera spazzatura.
– ”Vuoi il premio o l’attestato?”
Qui le selve sono oscure,
qui si giocano le teste,
se in alto vuoi arrivare mostra le tue tette.
E’ un demonio sulla vetta,
lei le usa, le spreme e le getta.
Arlecchino è a capo chino,
Pulcinella sempre in festa.
la dirimpettaia perde la testa.
Il Vesuvio è un’esplosione
alterata è la visione
e scambia la luna per un lampione.
La fatina ricciolina, sullo scoglio in riva al mare
in costume luccicante- da far perdere la testa,
è la bella sirenetta.
Senza senno e senza dolo vendono l’anima
e s’inchinano al suolo.
Nello svendersi è il ”pedaggio”
a mille miglia si estende il raggio.
Spacciano versi-spazzatura:
dove finirà la CUL-TURA?
Sanguisughe assatanate
siete corpi senza sangue
nessun suono dalle cetre:
siete morti, siete pietre!

Le maschere di Pulcinella ed il silenzio delle pietre senz’anima

L’ordito ritmico ordito dall’autrice evoca paesaggi suggestivi, spaziando dai ciliegi in fiore di Alberobello fino al risveglio delle visioni vulcaniche del Vesuvio, per poi addentrarsi nelle selve oscure di una bolgia contemporanea intrisa di lussuria e opportunismo materiale. La Liuzzo demolisce la finzione quotidiana di chi svende il proprio talento e la propria dignità in cambio di un attestato di cartone o di un premio di facciata, offrendo uno specchio ruvido in cui si riflettono le arrampicatrici sociali e le figure dominanti pronte a spremere e gettare i giovani esordienti. Le maschere storiche di Arlecchino a capo chino e di Pulcinella sempre in festa diventano le allegorie di una classe intellettuale asservita, costretta a s’inchinarsi al suolo ed a pagare un pedaggio morale pur di ottenere un briciolo di visibilità sui canali della cronaca nazionale, smarrendo il senso profondo del merito e della verità.

Nella parte conclusiva del componimento, l’asse del racconto si sposta sulla figura solitaria della fatina ricciolina, la bella sirenetta in costume luccicante adagiata sullo scoglio in riva al mare, un’immagine apparentemente spensierata che contrasta drammaticamente con l’abbrutimento dei mercanti di versi-spazzatura. L’autrice lancia un appello accorato contro l’avanzata delle sanguisughe assatanate, corpi privati del sangue vitale delle emozioni pure ed incapaci di trarre alcun suono dalle cetre della saggistica colta. Questo severe ammonimento si configura come un atto di resistenza culturale volto a tutelare la purezza della lingua italiana dalle derive commerciali della nazione, offrendo risposte veloci al bisogno di orientamento spirituale delle nuove generazioni e dimostrando come la poesia autentica debba scardinare le menzogne per edificare la pace dei popoli.

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La Fondazione Carlo Mendozzi Ets porta l’educazione alimentare al Giffoni Film Festival attraverso il progetto “Bingotto”

🍎 Il Giffoni Film Festival diventa palcoscenico per la sana alimentazione con il progetto “Bingotto! dalla parte dei bambini” della Fondazione Carlo Mendozzi, tra musica, favole e gioco.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#GiffoniFilmFestival #SanaAlimentazione #Bingotto #FondazioneMendozzi

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Fondazione Carlo Mendozzi

Giffoni Valle Piana – Il cuore pulsante della cittadina in provincia di Salerno, celebre in tutto il mondo per il suo storico festival del cinema destinato ai ragazzi, si trasforma in questi giorni in una palestra a cielo aperto dedicata alla salute e alla corretta alimentazione. La Fondazione Carlo Mendozzi Ets ha scelto la cornice prestigiosa della manifestazione salernitana per presentare al grande pubblico il progetto “Bingotto! dalla parte dei bambini”, una web app innovativa studiata per avvicinare le nuove generazioni a stili di vita consapevoli, utilizzando come veicolo principale il linguaggio immediato della musica e della narrazione fiabesca.

La musica come strumento pedagogico per i più piccoli

La strategia comunicativa scelta dalla Fondazione punta tutto sull’interazione diretta, evitando approcci accademici che potrebbero risultare distanti dalla sensibilità dei giovani giurati. Il primo appuntamento è fissato per la giornata di giovedì 23 luglio, alle ore 19.00, presso le sale che ospitano i giurati della sezione Elements +3. In questo contesto, i bambini saranno coinvolti attraverso la riproduzione della canzoncina “Cantapesce”. L’attività è stata pensata come un vero e proprio karaoke collettivo, capace di trasformare un momento di intrattenimento in un’occasione di apprendimento.

Il ritmo della musica e il testo semplice della canzone servono a veicolare messaggi legati ai benefici di un’alimentazione sana, stimolando la curiosità dei piccoli spettatori senza mai annoiare. L’iniziativa non si esaurisce in un singolo evento: il programma prevede infatti una replica strutturata per la fascia di età Elements +6, che si terrà il giorno successivo, il 24 luglio, con due sessioni distinte alle ore 10.00 e alle ore 16.00. Questa programmazione capillare permette di coprire diverse fasce d’età, adattando il messaggio edukativo alle diverse capacità di comprensione dei partecipanti.

Favole e narrazione al giardino degli aranci

Oltre al lavoro svolto nelle sale cinematografiche, la Fondazione Carlo Mendozzi Ets sarà protagonista di un momento di riflessione letteraria all’interno del cartellone del festival. Sempre giovedì 23 luglio, alle ore 21.00, gli spazi del Giardino degli Aranci – uno dei luoghi simbolo di Giffoni Valle Piana – ospiteranno un evento dedicato alla letteratura per l’infanzia. Nel corso della serata, un attore professionista leggerà al pubblico la favola “Sponzillo cerca casa”, uno dei contenuti di punta presenti sulla piattaforma digitale Bingotto.

La scelta narrativa non è casuale: attraverso la storia di Sponzillo, la Fondazione intende parlare di temi complessi come la stagionalità dei prodotti, la predilezione per cibi naturali rispetto a quelli altamente processati e l’importanza di compiere scelte quotidiane equilibrate per la crescita fisica e cognitiva. “Sponzillo cerca casa” diventa così un pretesto per avviare un dialogo aperto tra le generazioni, invitando sia i genitori che i figli a riflettere sulla qualità del carrello della spesa familiare. La narrazione dal vivo nel suggestivo scenario del Giardino degli Aranci mira a creare una connessione emotiva profonda, rendendo i concetti di benessere accessibili e memorabili.

Il ruolo della fondazione per la salute infantile

La partecipazione a questo evento di portata internazionale rappresenta un passaggio fondamentale per la Fondazione Carlo Mendozzi Ets, che da tempo opera per promuovere il benessere infantile attraverso strumenti digitali e ludici. Come sottolineato da Sergio Galzigna, Segretario della Fondazione, l’obiettivo non è imporre diete o restrizioni, bensì educare in modo bonario, introducendo il tema della salute attraverso la porta d’ingresso del piacere e del racconto.

La capacità di intercettare l’immaginario collettivo dei bambini – fatto di musica, giochi e storie fantastiche – si rivela il metodo più efficace per radicare abitudini positive che accompagneranno i ragazzi anche durante la crescita. Con il progetto Bingotto, l’ente intende proseguire il suo impegno sociale ben oltre la chiusura del festival, consolidando una rete di sensibilizzazione che coinvolge le scuole e le famiglie su tutto il territorio nazionale. La presenza a Giffoni funge così da cassa di risonanza per una missione che mette la salute dei bambini al centro dell’agenda pubblica, utilizzando l’arte e la cultura come alleati preziosi.

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