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Politica

Elezioni Milano, Jonghi Lavarini (Futuro Nazionale) smentisce i nomi del candidato Vannacci: “Pronti ad andare al ballottaggio contro la Sinistra”

Scintille nel centrodestra in vista delle Comunali a Milano! 🔥 Roberto Jonghi Lavarini smentisce i finti candidati apparsi sui giornali e avverte Lega e Forza Italia: “Futuro Nazionale (il movimento legato a Vannacci) non si farà marginalizzare. Se Salvini e Tajani ci ignorano, corriamo da soli per arrivare al ballottaggio e sconfiggere la sinistra”. 🗳️ 🇮🇹 Leggi le dichiarazioni complete.

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Roberto Jonghi Lavarini

Milano – Il clima politico in vista delle prossime elezioni comunali a Milano inizia già a surriscaldarsi. A smuovere le acque nel centrodestra ci pensa Futuro Nazionale, il movimento che fa riferimento al Generale Roberto Vannacci, attraverso le parole nette di Roberto Jonghi Lavarini. L’esponente politico interviene duramente per smentire alcune indiscrezioni giornalistiche e per lanciare un avvertimento chiaro agli alleati (o potenziali tali) della coalizione.

“In merito all’articolo uscito oggi su QN (Quotidiano Nazionale) dal titolo ‘Comunali, Futuro nazionale scalpita. Un poker di candidati per Vannacci, ma c’è un mister X’, ci tengo a precisare la nostra reale posizione”, esordisce Jonghi Lavarini, chiarendo subito l’infondatezza dei rumors: “Si tratta di notizie infondate e, in alcuni casi, di palesi auto-candidature. L’unico nome possibile tra i tre citati dal quotidiano potrebbe essere quello di Luca Bernardo, ma in realtà il generale Vannacci, insieme al coordinatore regionale lombardo Luca Ferrazzi, sta valutando altri importanti profili provenienti dalla società civile”.

“Non ci faremo marginalizzare: o alleati o pronti a correre da soli”

La dichiarazione di Jonghi Lavarini si sposta poi sul piano prettamente strategico, mandando un segnale inequivocabile ai leader nazionali del centrodestra, in particolare ad Antonio Tajani (Forza Italia) e Matteo Salvini (Lega).

“Futuro Nazionale non ha alcuna intenzione di farsi marginalizzare e relegare alla estrema destra”, tuona Lavarini. “Al contrario, vogliamo essere il motore trainante di un rinnovato centrodestra. La matematica parla chiaro: senza Futuro Nazionale, il centrodestra perde”.

E se l’intesa con le forze moderate e leghiste non dovesse trovarsi? Futuro Nazionale non sembra avere intenzione di fare passi indietro: “Noi non vogliamo certo far vincere la sinistra. Ma se dovessimo subire l’ostruzionismo e venire ostracizzati da Tajani e Salvini, siamo pronti e determinati ad andare alle elezioni da soli, schierando liste aperte e qualificate composte da esponenti della destra civica”.

Le ambizioni del movimento sono tutt’altro che timide: “Puntiamo ad almeno il 15% dei consensi. E attenzione: se andassimo da soli, potremmo essere proprio noi di Futuro Nazionale ad arrivare al ballottaggio per sfidare la sinistra a Milano”, conclude Roberto Jonghi Lavarini.

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Politica

Scommesse e Decreto Dignità, l’ira di Sforzini contro Giorgetti: “Fa la guerra al calcio e regala l’Italia all’illegalità”

“Lo Stato incassa le tasse dal gioco legale ma vieta gli sponsor, favorendo le scommesse clandestine e affossando lo sport italiano”. ⚽️ 🇮🇹 Duro attacco di Luca Sforzini (Rinascimento Nazionale) contro il Ministro Giorgetti sul Decreto Dignità: “Un proibizionismo inutile. Sblocchiamo le sponsorizzazioni legali per finanziare i piccoli campi di provincia e i settori giovanili”. Leggi l’intervista integrale e le proposte per salvare il calcio italiano! 🏟️ 💶

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Castellar Ponzano (AL) – C’è un paradosso tutto italiano che si consuma sulla pelle dello sport più amato nel nostro Paese. Da una parte ci sono le società di calcio, dai grandi club professionistici fino alle piccole e gloriose squadre dilettantistiche di provincia, che faticano ogni giorno per far quadrare i conti, pagare le bollette degli stadi e mantenere in vita i settori giovanili. Dall’altra c’è lo Stato, che invece di aiutarle decide deliberatamente di tagliare una delle loro fonti di sostentamento più importanti: le sponsorizzazioni del circuito del gioco legale. A lanciare un durissimo atto d’accusa contro questa politica è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank legato a “Futuro Nazionale con Vannacci”), che dal Castello Sforzini punta il dito dritto contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Lo statalismo moralistico che uccide i nostri vivai calcistici

La miccia della polemica si è accesa dopo le indiscrezioni sulla volontà del Governo di inasprire ulteriormente il famigerato “Decreto Dignità”, bloccando in modo ancora più stringente qualsiasi forma di pubblicità legata alle scommesse sportive. «Apprendo che il ministro Giancarlo Giorgetti non soltanto intende difendere uno degli errori più gravi compiuti negli ultimi anni ai danni dell’economia del calcio italiano, ma vorrebbe addirittura irrigidirlo», attacca frontalmente Sforzini. «È una scelta economicamente miope, culturalmente proibizionista e politicamente incomprensibile per un ministro che appartiene, o dovrebbe appartenere, a una maggioranza di centrodestra».

Le conseguenze di questo blocco cadono a pioggia su tutto il sistema sportivo nazionale. Il calcio italiano ha un disperato bisogno di capitali freschi per competere a livello internazionale, ma soprattutto per costruire e modernizzare impianti fatiscenti, finanziare i vivai e sostenere il dilettantismo, vera e propria spina dorsale sociale delle nostre città. Mentre i club esteri si fortificano grazie agli sponsor, in Italia si sceglie volontariamente di chiudere i rubinetti di una fonte di finanziamento proveniente da imprese, è bene ricordarlo, perfettamente legali.

Il paradosso di Stato: incassare le tasse ma vietare le sponsorizzazioni

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Sforzini, risiede in un’ipocrisia di fondo inaccettabile. «Il paradosso è clamoroso: parliamo di imprese legali, autorizzate, regolamentate e pesantemente tassate dallo Stato italiano. Lo Stato incassa miliardi dal gioco legale, lo disciplina, concede le autorizzazioni e poi pretende quasi che gli operatori autorizzati debbano vergognarsi di esistere e nascondersi», spiega il presidente di Rinascimento Nazionale. «Tutto questo non è liberalismo, non è responsabilità civile, non è nemmeno buona amministrazione. È un banale e dannoso statalismo moralistico».

Oscurare i loghi e i nomi delle aziende legali, infatti, non fa scomparire per magia la voglia di scommettere degli italiani, ma rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Vietare la comunicazione agli operatori autorizzati rende molto meno riconoscibile, soprattutto per i più giovani, il confine tra il mercato sicuro, tracciabile e regolamentato e la pericolosa giungla del mercato clandestino gestito dalla criminalità organizzata.

“Giorgetti si accoda al PD”: l’appello per una politica economica di libertà

La dura presa di posizione di Sforzini tocca inevitabilmente anche gli equilibri e l’identità politica dell’attuale maggioranza. «Pochi giorni fa avevamo criticato aspramente il Partito Democratico proprio perché proponeva di rafforzare questo divieto assurdo. Oggi dobbiamo constatare qualcosa di politicamente ancora più sorprendente e deludente: a spingere nella stessa direzione è un ministro di centrodestra».

Un cortocircuito politico che non può passare inosservato. «Se la destra e la sinistra finiscono per fare a gara su chi proibisce di più, allora qualcuno dovrà ricordare che esiste anche un’altra cultura politica nel nostro Paese: quella della libertà, della responsabilità individuale, dell’impresa e di uno Stato che si limita a stabilire regole chiare, senza pretendere di fare il tutore morale dei cittadini adulti».

La proposta: fondi per i dilettanti e tolleranza zero per la criminalità

Non si tratta però solo di una critica distruttiva. La ricetta proposta da Luca Sforzini è chiara, pragmatica e mira a salvare lo sport di base senza abbassare la guardia sulle patologie sociali. La ludopatia non si combatte oscurando una maglietta di Serie A, ma con la prevenzione sul territorio, l’informazione capillare nelle scuole, i controlli ferrei sui limiti di età e strumenti sanitari e sociali adeguati e ben finanziati.

«La nostra posizione è chiara e l’abbiamo formulata pubblicamente da tempo», rilancia Sforzini. «Chiediamo l’abolizione del divieto per gli operatori autorizzati, una forte semplificazione burocratica e, contemporaneamente, una guerra senza quartiere al gioco illegale e clandestino. Si riaprano le sponsorizzazioni agli operatori legali sotto regole rigorose e trasparenti, tutelando con estrema severità i minori, ma si destini obbligatoriamente una parte delle ingenti risorse generate direttamente al calcio di base, ai vivai, agli impianti di provincia e alle società dilettantistiche che oggi fanno fatica a comprare persino i palloni per i ragazzini».

«Giorgetti scelga da che parte stare», conclude perentorio Sforzini. «O con il proibizionismo fallimentare del Decreto Dignità, oppure con un calcio italiano che vuole tornare a crescere e competere nel mondo. Trasformare gli operatori legali in nemici pubblici, mentre le mafie e il mercato illegale ringraziano e continuano a esistere indisturbati, non è rigore. È semplicemente una pessima politica».

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Politica

Futuro Nazionale scalda i motori a Santa Margherita Ligure: messaggio di Vannacci e vertice tra i comitati del Nord Ovest

Vertice “patriottico” di Futuro Nazionale a Santa Margherita Ligure! Dirigenti da Liguria, Piemonte e Lombardia si sono riuniti con Edoardo Meucci e Roberto Jonghi Lavarini per discutere le prossime sfide sovraniste. Presente (in video) anche il Generale Roberto Vannacci. “Serve una rivoluzione nazional-popolare per riprenderci la sovranità”. Leggi il resoconto completo della serata! 🇮🇹 🛡️

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Esponenti di futuro nazionale

Santa Margherita Ligure – Ieri sera, nella suggestiva cornice di un ristorante in pieno centro, affacciato sulla piazza principale e a due passi dal lungomare, si è tenuta una informale ma sentita riunione “patriottica” che ha radunato numerosi dirigenti e militanti di Futuro Nazionale provenienti da Liguria, Piemonte e Lombardia.

Promotore dell’ottima riuscita della serata è stato Edoardo Meucci (referente del comitato Genova 765). Meucci ha confermato ancora una volta le sue spiccate capacità di organizzatore e mediatore politico, riuscendo a fare sintesi fra le diverse anime e le molteplici sensibilità culturali che compongono il nuovo movimento “futurista” e nazionale.

I presenti e i messaggi dei vertici del Movimento

Fra i tanti ospiti, sono intervenuti esponenti di spicco del panorama politico territoriale e non solo: Massimo Spinaci (comitato Genova 241, storico e stimato dirigente della destra sociale missina), Claudia Castello (comitato Genova 608), Luciana Pini (comitato Chiavari 546), Filippo Bortoluzzi (comitato Genova 172), Fabrizio Brignole (comitato Chiavari 186), Saro Cesareo (comitato Genova 127) e Nicolò Garnarolo di Asti (membro dell’assemblea nazionale del partito, considerato un positivo esempio di impegno e disponibilità). A impreziosire il dibattito c’erano anche il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini (noto militante e opinionista politico radiotelevisivo) e Katia d’Avanzo (avvocato, procuratore FGCI FIFA, giornalista e docente di diritto sportivo).

Durante la riunione è giunto, accolto con grande entusiasmo, il caloroso video-messaggio del Generale Roberto Vannacci, accompagnato dai saluti istituzionali di figure apicali: Massimiliano Simoni (coordinatore nazionale di FN), Annamaria Frigo (responsabile tesseramento), l’Onorevole Emanuele Pozzolo (deputato nazionale e coordinatore regionale del Piemonte), Gianni Plinio (figura storica della destra genovese, già assessore e vice presidente della Regione Liguria) e Cesare Vernarecci di Fossombrone (conte, avvocato, presidente associazione culturale internazionale Aristocrazia Europea, illustre socio del comitato 765). Anche i militanti Mauro Buzzetti e Rossano di Domenico, impossibilitati a partecipare di persona, hanno voluto essere presenti con una cameratesca telefonata.

L’appello all’unità e le sfide per la Sovranità Nazionale

“Futuro Nazionale pensa al bene comune, ai sacrosanti interessi nazionali del popolo italiano, per questo l’unità, l’organizzazione e il buon funzionamento del partito sono fondamentali” ha dichiarato Edoardo Meucci, visto e proposto da molti dei presenti come ideale vice-coordinatore regionale della Liguria.

A fargli eco, delineando una visione geopolitica netta, è stato Roberto Jonghi Lavarini, esperto certificato di geopolitica e sostenitore delle teorie sovraniste, eurasiatiche e multipolari del filosofo tradizionalista russo Aleksandr Dugin: “Milioni di italiani, non solo di destra, ma in modo del tutto trasversale, vedono in Vannacci l’ultima speranza politica per fermare il declino e invertire la rotta”.

Lavarini ha poi conclusato con un’analisi dura sul sistema attuale: “Il cambiamento precedentemente promesso da tanti, e poi puntualmente disatteso, è molto difficile perché l’Italia è limitata nella sua sovranità nazionale da trattati militari segreti post-bellici, da vincoli e sovrastrutture internazionali (UE, BCE, NATO, FMI) e dai poteri forti privati che gestiscono moneta, banche e sistema finanziario. Serve una vera rivoluzione nazional-popolare: vanno desecretati, rivisti e riformati tutti gli accordi che determinano la sicurezza e il benessere degli italiani. Questa è la straordinaria missione di Futuro Nazionale”.

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Politica

L’arte di provare ad arrivare prima: la lettera aperta di Luca Sforzini sui futuri scenari del Movimento 5 Stelle

Lo scontro tra Conte e Grillo è solo la punta dell’iceberg? 🧊 In questa lettera aperta, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) analizza il futuro del Movimento 5 Stelle e l’anima del “grillismo” delle origini. Se quell’elettorato dovesse rimettersi in movimento, gli equilibri della politica italiana (e del campo largo) potrebbero cambiare per sempre. Leggi l’editoriale completo. 🗳️ 🇮🇹

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Castello di Castellar Ponzano

Redazione – Riceviamo e integralmente pubblichiamo l’interessante riflessione politica a cura di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, sulle recenti dinamiche interne al Movimento 5 Stelle e sul fondamentale ruolo dei “laboratori culturali” nell’anticipare i grandi cambiamenti della politica italiana.


L’arte di provare ad arrivare prima

di Luca Sforzini – Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

C’è una differenza sostanziale tra chi fa politica e chi osserva la politica. La differenza è il tempo. La maggior parte rincorre gli avvenimenti. Pochissimi provano ad anticiparli. Ancora meno riescono a farlo con continuità.

Non ho mai pensato che il compito di un centro studi fosse inseguire le notizie del giorno. Quello è il mestiere, sacrosanto, dei giornalisti. Un laboratorio culturale deve fare qualcosa di diverso: cercare di leggere le tendenze quando ancora sono appena percettibili, individuare le faglie lungo le quali potrebbe muoversi la politica di domani, formulare domande prima che diventino patrimonio del dibattito pubblico.

È con questo spirito che il 5 agosto ho deciso di pubblicare una lettera aperta a Beppe Grillo. Non era un’offerta politica, né la proposta di un’alleanza improbabile. Era un invito al confronto. Partiva da una constatazione molto semplice: esiste una parte del grillismo delle origini che non sembra riconoscersi più nell’evoluzione impressa al Movimento Cinque Stelle da Giuseppe Conte. Una parte che, su alcuni temi, potrebbe trovare punti di riflessione comuni con sensibilità diverse, accomunate dalla critica al conformismo culturale, all’eccesso di burocrazia e alla progressiva chiusura del dibattito pubblico.

Naturalmente molti hanno liquidato quell’iniziativa come una provocazione. È comprensibile. Ogni tentativo di aprire una strada nuova viene quasi sempre interpretato così.

Poi, però, sono arrivati i fatti. Lo scontro tra Grillo e Conte si è ulteriormente accentuato. Grillo ha iniziato a manifestare pubblicamente interesse per alcune riflessioni di Elon Musk. Numerose testate nazionali — da Repubblica al Corriere della Sera, da Libero a Il Sole 24 Ore, passando per Today, Dagospia e altre ancora — hanno dedicato attenzione proprio a quella lettera. La Verità ha inserito quell’iniziativa all’interno di una riflessione più ampia sui possibili nuovi equilibri della politica italiana.

La domanda, a quel punto, non era più la stessa. Non si trattava più di chiedersi perché avessi scritto a Grillo. Semmai, diventava interessante interrogarsi sul perché quel tema fosse improvvisamente entrato nell’agenda del dibattito nazionale.

Credo che sia proprio questa la funzione di un centro studi. Non quella di avere sempre ragione. Sarebbe una pretesa ridicola. Ma quella di provare a individuare le domande giuste prima che diventino evidenti a tutti.

Ho letto con interesse anche l’articolo di Fabio Rubini su Libero, che descrive il Centro Studi Rinascimento Nazionale come il laboratorio culturale e strategico che accompagna la crescita di Futuro Nazionale. È una definizione che considero corretta, almeno nelle intenzioni. Un centro studi non nasce per sostituirsi alla politica. Nasce per alimentarla con idee, analisi, scenari, prospettive. Per offrire strumenti di riflessione a chi, poi, dovrà assumere decisioni politiche.

È in questa chiave che va letta anche la lettera a Beppe Grillo. Non era rivolta soltanto a una persona. Era rivolta a un universo politico e culturale che, negli ultimi anni, sembra aver progressivamente perso una propria rappresentanza. Molti osservatori, a mio avviso, continuano a concentrarsi sul dettaglio, mentre la questione più interessante è un’altra.

Se anche solo una parte delle sensibilità originarie del grillismo dovesse tornare a interrogarsi sul proprio futuro, il cambiamento non riguarderebbe soltanto la destra. Riguarderebbe, forse soprattutto, la sinistra. Per anni si è dato quasi per scontato che il Movimento Cinque Stelle fosse destinato a rappresentare stabilmente uno dei pilastri del cosiddetto campo largo. Ma quella convergenza è stata prevalentemente politica, tattica. Non necessariamente culturale.

Il grillismo delle origini nasceva come movimento anti-establishment, diffidente verso gli apparati, insofferente alle burocrazie e ai professionisti della politica. È legittimo domandarsi se una parte di quell’elettorato continui davvero a riconoscersi nell’attuale configurazione politica.

È questa, a mio giudizio, la domanda più interessante. Perché se quel mondo dovesse rimettersi in movimento, gli effetti andrebbero ben oltre Futuro Nazionale o il Centro Studi Rinascimento Nazionale. Potrebbero cambiare gli equilibri complessivi della politica italiana. Potrebbe riaprirsi la competizione per una parte dell’elettorato che molti ritenevano ormai definitivamente collocata. E quando torna contendibile un grande bacino di consenso, cambiano inevitabilmente anche tutti i calcoli politici.

Naturalmente nessuno può sapere oggi se questo scenario si realizzerà. La politica non è una scienza esatta. Ma ritengo sia dovere di chi fa analisi interrogarsi sulle possibilità, non soltanto descrivere ciò che è già accaduto. In un sistema politico sempre più frammentato, anche spostamenti relativamente contenuti possono modificare la geografia parlamentare, incidere sulla formazione delle future maggioranze e influenzare gli equilibri attraverso cui matureranno le grandi scelte istituzionali della prossima legislatura, a partire dall’elezione del futuro Presidente della Repubblica.

È per questo che considero significativa la sequenza degli eventi: prima una riflessione. Poi l’attenzione delle principali testate nazionali. Infine il dibattito politico. Forse tutto questo non produrrà alcun cambiamento. Oppure rappresenterà soltanto il primo segnale di una ricomposizione più ampia degli spazi politici italiani. Lo diranno gli eventi, non gli editoriali.

Resto però convinto di una cosa. Le grandi trasformazioni politiche non iniziano quasi mai quando tutti se ne accorgono. Iniziano molto prima, quando qualcuno decide di porsi una domanda che gli altri considerano ancora fuori luogo. Se il Centro Studi Rinascimento Nazionale riuscirà a svolgere questa funzione, avrà assolto il compito per il quale è nato: non quello di prevedere il futuro, ma quello di provare a comprenderlo un istante prima che diventi evidente a tutti.

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