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Il miracolo in Nepal: bimba di 6 anni estratta viva dopo 60 ore sotto il fango dell’alluvione. Ha resistito sepolta tra le macerie

Il MIRACOLO in Nepal! Una bambina di 6 anni è stata estratta VIVA dalle macerie dopo essere rimasta sepolta viva sotto il fango per 60 ore! 🇳🇵 🙏 Una piccola, meravigliosa scintilla di luce in mezzo alla catastrofe! Le immagini che arrivano dal nord del Nepal, devastato in questi giorni da spaventose alluvioni, hanno commosso il mondo intero. Dopo due giorni e mezzo dal disastro (quasi sessanta ore!), i soccorritori impegnati a Timure hanno sentito un flebile lamento arrivare da sotto un cumulo di macerie e fango. Scavando letteralmente a MANI NUDE (perché le strade sono distrutte e non ci sono mezzi pesanti), i poliziotti hanno estratto una bambina di 6 anni che era rimasta incastrata e sepolta viva in una minuscola cavità d’aria! Tirata fuori priva di sensi e immobile, è stata subito rianimata dai medici e si è salvata. Un miracolo assoluto! Purtroppo i numeri dell’alluvione restano drammatici e apocalittici: le vittime ufficiali accertate sono già 683, e mancano all’appello ancora circa TREMILA DISPERSI, che i militari stanno cercando disperatamente in tutto il Paese usando solo gli elicotteri militari! Un’altra bimba di 5 anni, la piccola Manisha, era stata salvata venerdì e ha potuto riabbracciare in lacrime i suoi genitori in ospedale. Leggi il racconto emozionante di questi salvataggi a mani nude nel nostro articolo! 👇 ❤️ Questo ci fa capire che il lavoro eroico e sovrumano dei soccorritori e della Protezione Civile non si deve mai fermare, perché finché c’è vita c’è speranza!

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Soccorritori in Nepal

Nepal  – Nel cuore di una delle più grandi e devastanti catastrofi naturali della storia recente asiatica, dove la conta dei morti sale inesorabilmente di ora in ora e la speranza sembra ormai annegata sotto metri di melma, c’è ancora un sottilissimo e miracoloso raggio di luce capace di bucare l’oscurità e commuovere il mondo intero.
La bellissima e incredibile notizia arriva dal nord del Nepal, una terra letteralmente martoriata e cancellata in questi giorni da spaventose alluvioni lampo che hanno spazzato via intere città, strade e villaggi. Nelle scorse ore, le instancabili e disperate squadre di emergenza impegnate nelle operazioni di soccorso hanno estratto ancora viva dalle macerie una bambina di appena sei anni. La piccola, dimostrando una forza vitale e una resistenza sovrumana, ha trascorso quasi sessanta interminabili ore sepolta viva, schiacciata in una morsa asfissiante sotto tonnellate di fango compatto, acqua gelida e detriti, in un buio assoluto e terrorizzante.

Il miracolo di Timure: i soccorritori scavano a mani nude

Il clamoroso e difficilissimo salvataggio è avvenuto nella giornata di sabato a Timure, un piccolo insediamento situato nell’estremo nord del Paese, vicinissimo al confine geografico con la Cina (Tibet). Avendo udito un flebile lamento provenire dal sottosuolo, gli operatori nepalesi si sono trasformati in veri e propri eroi.
Senza l’ausilio di mezzi meccanici (impossibilitati a raggiungere la zona a causa della totale distruzione delle vie di comunicazione), i soccorritori hanno scavato freneticamente a mani nude per ore, facendosi largo in mezzo a strati compattissimi di fango, pietre taglienti, grosse travi di legno, lamiere metalliche e resti di abitazioni crollate. Mossa dopo mossa, sfidando il rischio di nuovi e fatali crolli, sono riusciti a creare un varco e a estrarre la piccolina da una strettissima cavità che le ha fatto miracolosamente da scudo per due giorni e mezzo.

Il respiro dopo il buio: il video che ha commosso il Paese

Il momento dell’estrazione è stato di puro e assoluto terrore: la piccola creatura, esausta, in ipotermia e disidratata, è stata tirata fuori dalle macerie inizialmente priva di sensi e totalmente immobile.
Affidata immediatamente alle cure disperate dell’unità medica di un vicino posto di sicurezza, la bambina ha però riaperto gli occhi, tornando lentamente a respirare. Il suo primo miracoloso pasto caldo e avvolta in coperte termiche, ormai cosciente e fuori pericolo, è stato documentato e diffuso in un video ufficiale della Polizia Armata del Nepal, che in pochissime ore ha fatto il giro del mondo regalando una lacrima di gioia a un Paese in ginocchio.

La catastrofe apocalittica: quasi 700 morti e tremila dispersi

Ma questo raggio di speranza è, purtroppo, una meravigliosa eccezione in uno scenario dai contorni drammaticamente apocalittici. L’alluvione monsonica ha colpito duramente mercoledì scorso, radendo al suolo decine di migliaia di abitazioni e infrastrutture vitali lungo i bacini dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli.
Migliaia di soldati, poliziotti e forze speciali nepalesi stanno perlustrando una colata di fango secco immensa, spostandosi esclusivamente con l’ausilio di elicotteri militari a causa delle strade completamente esplose. I numeri del disastro sono da bollettino di guerra: le autorità locali per la gestione delle emergenze hanno già accertato il recupero di 675 corpi senza vita in Nepal e altri 7 oltre il confine in Tibet, portando il bilancio a 683 vittime accertate. L’angoscia più grande, però, riguarda i dispersi: mancano ancora all’appello circa 3.000 persone, e con il passare inesorabile delle ore, le probabilità di trovare qualcuno ancora in vita sono ormai ridotte quasi allo zero.

L’altra luce di speranza: il salvataggio della piccola Manisha

Fortunatamente, nel disastro generale, il miracolo di Timure non è stato l’unico. A dare forza alle braccia stanche dei soccorritori c’era già stata, nella giornata di venerdì, un’altra bellissima storia di infinita resilienza.
Nei pressi di Syabrubesi (nel distrutto distretto di Ruswa), le squadre di soccorso hanno intercettato dei suoni debolissimi provenire dai detriti di una casa crollata. Lavorando senza sosta, sono riusciti a liberare e salvare Manisha, una bimba di soli 5 anni. Trasportata d’urgenza in elicottero presso l’ospedale universitario della capitale Kathmandu, Manisha ha potuto finalmente riabbracciare i suoi genitori disperati, scampando per un soffio alla morte e diventando, insieme alla bimba di Timure, l’incredibile e amatissimo simbolo di un Paese che non ha alcuna intenzione di arrendersi al fango.

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Tra dazi, energia e diplomazia: le oscillazioni di Trump scuotono l’alleanza con l’Ucraina

“Questo accordo è un regalo a un nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati; deve essere revocato”. Così un gruppo bipartisan di dodici senatori americani si è espresso in una lettera rilasciata dopo l’annuncio di Donald Trump sulla tregua fra Russia e Ucraina, che richiedeva la sospensione degli attacchi ucraini alle raffinerie russe in cambio della vendita di gasolio russo. I senatori, fra i quali spicca Susan Collins, repubblicana del Maine attualmente impegnata in una dura lotta per mantenere il suo seggio, hanno continuato asserendo che l’accordo non recherebbe benefici ai consumatori americani.

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Zelensky e Trump

Redazione-  “Questo accordo è un regalo a un nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati; deve essere revocato”. Così un gruppo bipartisan di dodici senatori americani si è espresso in una lettera rilasciata dopo l’annuncio di Donald Trump sulla tregua fra Russia e Ucraina, che richiedeva la sospensione degli attacchi ucraini alle raffinerie russe in cambio della vendita di gasolio russo. I senatori, fra i quali spicca Susan Collins, repubblicana del Maine attualmente impegnata in una dura lotta per mantenere il suo seggio, hanno continuato asserendo che l’accordo non recherebbe benefici ai consumatori americani.

La tregua non è durata, ma ci ha riconfermato l’inaffidabilità del presidente statunitense verso gli alleati, che lui non esita a scaricare secondo le sue convenienze. La vendita del gasolio russo sarebbe stata una boccata di ossigeno per Vladimir Putin, come hanno fatto notare i 12 senatori. Avrebbe permesso alla Russia di vendere 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, a cui sarebbero seguite altre 500 mila a novembre, per poi aumentare a un milione di tonnellate. La tregua annunciata da Trump avrebbe favorito la Russia, violando però le leggi americane. Nel 2022, infatti, il governo Usa approvò una legge che vieta l’importazione di prodotti energetici russi, visti in grande misura come un sostegno finanziario alle attività militari per la guerra in Ucraina. La legge fu approvata alla Camera con un voto schiacciante di 414-17 e al Senato nessun senatore si oppose. Inoltre, un’altra legge approvata proprio questa estate impone dazi ai Paesi che importano greggio russo.

Trump aveva ovviamente messo tutto questo da parte, preoccupato dall’aumento del prezzo del gasolio che negli Usa, nel 2026, è aumentato da 3,60 a 6,20 dollari al gallone. Gli aumenti sono dovuti ovviamente alla guerra in Iran e al quasi blocco totale dello Stretto di Hormuz. Il presidente statunitense è ovviamente preoccupato poiché le elezioni di medio termine si prevedono poco allettanti per il suo partito, in buona parte per il carovita dovuto principalmente ai suoi dazi e agli aumenti dell’energia. Trump aveva però attribuito erroneamente che l’alto costo del gasolio fosse dovuto agli ucraini e ai loro attacchi alle raffinerie russe. In realtà, va rilevato che gli ucraini sono stati efficaci con i loro droni nel danneggiare severamente le strutture energetiche russe. Le riparazioni in Russia sono difficili da realizzare, in grande misura per la scarsità di componenti dovuta alle sanzioni europee e americane. Secondo un’agenzia russa non governativa, il costo della benzina in Russia è aumentato più del 20 percento e quello del gasolio del 18 percento. In buona parte ciò si deve ai danni provocati dai droni ucraini e alla loro efficacia.

La tregua, dunque, sarebbe stata un duro colpo per Zelensky, aggravata anche dalla sospensione del sistema satellitario Starshield, usato nei territori ucraini occupati dai russi. Starshield è di proprietà di Elon Musk, il quale ha chiarito che l’interruzione non è stata causata da lui, bensì dal governo Usa, che infatti ne copre i costi. Quindi l’interruzione sarà stata probabilmente imposta dall’amministrazione Trump come messaggio a Zelensky, che deve fare attenzione poiché dipende dagli Usa e specialmente dalle azioni imprevedibili dell’inquilino della Casa Bianca.

I rapporti fra Trump e Zelensky riflettono fasi alternate fra stima e minacce, poco rassicuranti per gli ucraini. Va ricordato il duro scontro alla Casa Bianca nel mese di febbraio del 2025, quando Trump rimproverò Zelensky accusandolo di non avere “carte” e sostenendo quindi che dovesse essere flessibile con Putin. D’altra parte, il presidente statunitense nel mese di luglio dell’anno in corso ha espresso ammirazione per gli ucraini per la loro efficace condotta della guerra. Quest’ultimo episodio della tregua conferma però i dubbi sull’affidabilità di Trump, il quale ha persino invitato Putin al vertice del G-20 che si terrà a Miami nel mese di dicembre. Ovviamente altri alleati, come i sauditi, non possono che rimanere alquanto perplessi. Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe telefonato a Trump ben due volte poche settimane fa esortandolo a bombardare gli Houthi, senza ottenere successo. Gli altri alleati (europei, sudcoreani, taiwanesi e giapponesi) saranno senza dubbio guardinghi nell’osservare gli atteggiamenti poco rassicuranti di Trump. Questi dubbi creati dal presidente americano fanno sicuramente sorridere Putin, il quale non ha nessuna fretta di sedersi attorno a un tavolo per negoziare una vera tregua e una possibile fine al conflitto con l’Ucraina che dura da quasi cinque anni. Putin spera che gli alleati europei e gli Usa alla fine si stanchino di supportare Zelensky, il quale da solo non potrebbe resistere a lungo.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Il Canale dei Navicelli di Pisa conquista la Cina: Mirko Benetti apre l’Expo marittima di Fuzhou e celebra la leadership mondiale dei superyacht Made in Italy

Il Canale dei Navicelli di Pisa conquista la Cina: il Presidente della Port Authority Mirko Benetti inaugura l’Expo di Fuzhou tra i grandi leader marittimi mondiali e presenta il modello toscano dei superyacht, dove l’Italia domina con il 52% degli ordini globali 👇

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Il Canale dei Navicelli di Pisa conquista la Cina

Fuzhou – La gloriosa tradizione marinara toscana e l’ingegneria navale d’avanguardia del Made in Italy salgono sul palcoscenico più prestigioso dell’Estremo Oriente. Il Canale dei Navicelli e l’intero distretto nautico pisano e toscano sono stati i protagonisti assoluti della cerimonia inaugurale della 4ª edizione della Fujian International Maritime Equipment Expo, una delle più imponenti rassegne fieristiche internazionali dedicate alla cantieristica navale e alle tecnologie marine, in programma a Fuzhou (Cina) dal 16 al 19 ottobre 2026. A rappresentare l’eccellenza tricolore al taglio del nastro è stato Mirko Benetti, Presidente della Port Authority di Pisa, che insieme ad altre quattro massime personalità mondiali del settore ha dato formalmente il via all’evento.

Una missione di eccezionale rilievo strategico per l’industria italiana: nel corso della giornata il Presidente Benetti ha condotto incontri bilaterali con delegazioni governative e buyer internazionali, presentando ai principali organi della stampa cinese il modello gestionale, logistico e manifatturiero dell’asta fluviale pisana. Il culmine dell’iniziativa si è tenuto durante l’esclusivo International Buyers’ Gala Dinner, dove Benetti ha illustrato a centinaia di operatori arrivati da ogni continente la leadership planetaria dell’Italia nel comparto dei superyacht.

L’inaugurazione a Fuzhou: Benetti tra i cinque leader marittimi mondiali

La presenza del vertice della Port Authority di Pisa al vertice inaugurale di Fuzhou testimonia l’altissima considerazione di cui gode il sistema nautico toscano sui mercati asiatici. La provincia del Fujian, snodo marittimo millenario e motore industriale della cantieristica cinese, ha individuato nel distretto pisano un partner d’eccellenza per avviare sinergie tecnologiche improntate alla sostenibilità energetica e alla digitalizzazione delle infrastrutture portuali.

Nel corso del suo fitto calendario di incontri con armatori, progettisti e investitori esteri, il Presidente Benetti ha rimarcato come la cantieristica di lusso non sia un semplice settore produttivo, ma un’alchimia unica che fonde patrimonio storico, maestria artigianale e ricerca ingegneristica d’avanguardia: valori che rendono la via d’acqua pisana un punto di riferimento insostituibile per i cantieri più prestigiosi al mondo.

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Il primato globale italiano: il 52% dei superyacht nel mondo si costruisce in Italia

I numeri snocciolati da Benetti durante il gala internazionale hanno entusiasmato la platea di Fuzhou, fotografando un dominio industriale schiacciante. Secondo l’autorevole report Global Order Book 2026 pubblicato da Boat International, ben il 52% dei superyacht attualmente in costruzione o ordinati a livello planetario viene realizzato nei cantieri navali italiani. Una quota di mercato impressionante, che distanzia nettamente la concorrenza di Paesi Bassi, Germania e Turchia messi insieme.

All’interno di questo scacchiere, la Toscana recita la parte del leone, configurandosi come il cuore pulsante dell’eccellenza navale globale. Un primato che riflette la straordinaria vitalità delle filiere industriali d’eccellenza produttiva e manifatturiera del nostro territorio, capaci di imporsi sui mercati mondiali grazie a una qualità costruttiva senza pari e a una rete integrata di fornitori specializzati.

Da Cosimo I de’ Medici all’ammiraglio Zheng He: il ponte tra Oriente e Occidente

Particolarmente suggestivo è stato il parallelo storico tracciato dal Presidente Benetti nel suo discorso ufficiale, che ha unito idealmente le sponde del Mediterraneo e il Mar Cinese Meridionale attraverso due epopee marittime parallele:

«Seicento anni fa da Fuzhou salpavano le maestose flotte dell’ammiraglio Zheng He per esplorare gli oceani, e quattro secoli e mezzo fa Cosimo I de’ Medici apriva Pisa al mare facendo scavare il Canale dei Navicelli», ha ricordato Benetti. «Due città geograficamente lontane ma animate dalla medesima intuizione visionaria: chi apre la via del mare apre la via del futuro. Oggi la sfida della grande nautica consiste nel coniugare l’eccellenza del lusso con la sostenibilità ambientale dei materiali e delle propulsioni. Nessun Paese può vincere questa sfida da solo: il distretto toscano mette sul tavolo design, cura artigianale e secoli di esperienza marittima. Da questo incontro possono germogliare intese concrete tra cantieri, porti e poli nautici di Oriente e Occidente. E la Port Authority di Pisa è pronta a fare la propria parte fino in fondo».

Quattromila occupati e nuove frontiere: il polo della Port Authority di Pisa

Realizzato tra il 1563 e il 1575 per connettere la città della Torre Pendente al porto franco di Livorno, il Canale dei Navicelli ha saputo reinventarsi nel corso dei secoli. Oggi lungo le sue sponde prospera un cluster industriale di primissimo piano, animato da cantieri simbolo del lusso internazionale, decine di aziende della componentistica avanzata e una forza lavoro che sfiora i 4.000 occupati tra addetti diretti e indotto specializzato.

La Port Authority di Pisa S.r.l., società a totale controllo pubblico guidata da Mirko Benetti, amministra non solo il Canale dei Navicelli ma anche la strategica Darsena Pisana e il tratto navigabile del fiume Arno. Il successo della missione diplomatica ed economica a Fuzhou consolida il ruolo di Pisa come capitale mediterranea dei grandi yacht, aprendo canali preferenziali per attrarre nuovi investimenti e capitali dall’Asia verso la Toscana.

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Afghanistan, allarme malnutrizione: nel 2027 oltre un milione di bambini rischia la forma grave

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bambino afghano

Redazione- Afghanistan, allarme malnutrizione: nel 2027 oltre un milione di bambini rischia la forma grave

Più di 4 milioni di bambini potrebbero aver bisogno di cure nutrizionali. A rischio anche 1,3 milioni di donne in gravidanza e madri che allattano.

La crisi della malnutrizione in Afghanistan continua ad aggravarsi e le previsioni per il 2027 destano forte preoccupazione. Oltre 4 milioni di bambini potrebbero aver bisogno di cure contro la malnutrizione, mentre circa 1,09 milioni rischiano di soffrire della forma grave.

La crisi coinvolge anche le donne: si stima che quasi 1,3 milioni di donne in gravidanza e madri che allattano potrebbero essere colpite dalla malnutrizione, con conseguenze sulla salute materna e sullo sviluppo dei bambini.

La situazione peggiora in numerose province

Il numero delle province afghane con livelli critici di malnutrizione è passato da 7 nel 2025 a 10 nel 2026 e potrebbe raggiungere quota 14 nel 2027.

Tra le aree maggiormente colpite figura il sud del Paese, in particolare la provincia di Helmand, dove i servizi nutrizionali sono sottoposti a una pressione crescente e faticano a rispondere ai bisogni delle famiglie.

Alimentazione insufficiente e mancanza di acqua potabile

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda i bambini tra i 6 e i 24 mesi: soltanto uno su tre riceve un’alimentazione sufficientemente varia e nutriente per una crescita sana.

La diffusione di malattie come il morbillo e la diarrea acquosa acuta aggrava ulteriormente la situazione. Inoltre, quasi la metà delle famiglie non dispone di un accesso adeguato all’acqua pulita, aumentando i rischi per la salute dei più piccoli.

Il rischio dei tagli agli aiuti umanitari

L’aumento stagionale dei casi e la possibile riduzione dei finanziamenti umanitari potrebbero limitare l’accesso alle cure, ai programmi di prevenzione e ai servizi sanitari essenziali.

Gli interventi tempestivi sono fondamentali: individuare precocemente la malnutrizione, garantire alimenti nutrienti e mantenere attivi i servizi di cura può salvare vite e impedire che le condizioni dei bambini peggiorino.

Prevenire per salvare vite

La sfida non consiste soltanto nel curare i bambini già gravemente malnutriti, ma anche nel prevenire nuovi casi attraverso un sostegno continuativo alle famiglie, l’accesso all’acqua potabile, servizi sanitari adeguati e programmi nutrizionali sostenibili.

Le cifre per il 2027 sono previsioni, non casi già accertati. Rappresentano tuttavia un serio campanello d’allarme: senza finanziamenti stabili e interventi tempestivi, milioni di bambini afghani potrebbero affrontare una crisi ancora più grave.

Per i bambini dell’Afghanistan, l’accesso al cibo, all’acqua pulita e alle cure non può aspettare.

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