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Esteri

Pristina blindata per il verdetto dell’Aja su Hashim Thaçi: altissima tensione e paura di violente rivolte in Kosovo

ALTISSIMA TENSIONE, CITTÀ COMPLETAMENTE BLINDATE E PAURA DI VIOLENTI SCONTRI DI PIAZZA NEI BALCANI! OGGI IL TRIBUNALE DELL’AJA EMETTERÀ IL VERDETTO SULL’EX PRESIDENTE DEL KOSOVO: L’AMBASCIATA AMERICANA LANCIA IL MASSIMO ALLARME SICUREZZA! 🚨 🇽🇰 🛑 Una nuova, spaventosa Ondata Di Violenza civile e di scontri con La Polizia rischia Davvero di infiammare Oggi le Strade d’Europa! Nelle prossime Ore, infatti, I severissimi Giudici internazionali del Tribunale Dell’AJA emetteranno il loro “Verdetto Finale” Contro il potentissimo ex Presidente Kosovaro HASHIM THACI, a Processo con la pesantissima e oscura accusa di Crimini Di Guerra. Come ci riporta in Esclusiva Il nostro Corrispondente Aldo di Giovanni, la situazione a PRISTINA (la capitale) è al limite del Collasso! Decine Di migliaia di Fanatici E Sostenitori dell’Ex leader Sono Pronti A Scendere In Strada E A Mettere A Ferro E Fuoco La Città Per protestare in Caso Di Un’Eventuale Condanna! Il Governo Ha Schierato L’esercito, con “La Polizia Che Ha Letteralmente E Militarmente BLINDATO” le strade E I palazzi Istituzionali. L’AMBASCIATA DEGLI STATI UNITI è terrorizzata dal Rischio di un Bagno Di sangue E ha Appena Diramato Un Allarme Rosso Ufficiale per tutto il Proprio Personale Americano, Ordinando loro di Rimanere Chiusi e Nascosti Per “Evitare Assolutamente di Transitare Vicino Alle Zone Delle Rivolte”! L’incubo Del Caos balcanico è Purtroppo Tornato. Leggi tutti I dettagli Del Nostro Esclusivo Report! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Spaventati E Siete Totalmente Convinti Che I “Balcani” Siano sempre ed Eternamente una “Polveriera” Pronta a Esplodere con Proteste e Violenze ad Ogni minima Sentenza Politica? Diteci la Vostra Sviscerando tutto Il Vostro Dispiacere Per queste Popolazioni nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Tenere tutti Informati Sui Rischi Del Verdetto Internazionale dell’Aja!!

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Hashim Thaçi

Pristina (Kosovo) – Ci sono ferite profonde, sanguinanti e dolorosissime nella storia europea che sembrano non volersi cicatrizzare mai del tutto. In modo particolare nei caldissimi e complessi territori dei Balcani, basta spesso una singola e pesantissima scintilla politica per far esplodere nuovamente l’incendio della tensione, della paura e della rivolta di piazza. È esattamente l’atmosfera pesantissima e densa di terrore che si sta respirando a pieni polmoni in queste ore frenetiche nella città di Pristina. Come ci riporta direttamente sul campo il nostro collaboratore Aldo di Giovanni, l’allerta in tutto il Kosovo è ormai schizzata ai massimi livelli di guardia.
Oggi, infatti, non sarà una giornata come le altre. Nella fredda e austera sede del Tribunale Speciale dell’Aja (nei Paesi Bassi), i severissimi giudici internazionali pronunceranno l’attesissimo e storico verdetto giudiziario definitivo a carico di Hashim Thaçi, potentissimo e controverso ex Presidente del Kosovo ed ex leader della guerriglia indipendentista, sotto processo per pesantissime accuse legate a crimini di guerra.

Il fiato sospeso dei Balcani per l’ex Presidente

La figura di Thaçi rappresenta da decenni un vero e proprio “nervo scoperto” per l’intera popolazione kosovara. Per una larghissima e accanita fetta di cittadini, lui rimane l’eroe intoccabile dell’indipendenza, l’uomo che ha guidato la resistenza armata e che ha donato la libertà al proprio Paese. Per altri (e per i procuratori internazionali), pende su di lui l’ombra cupa di crimini gravissimi. Inevitabile, dunque, che il pronunciamento dell’Aja in programma per oggi funzioni come un potentissimo detonatore emotivo per migliaia di fanatici e sostenitori.
Proprio per questo motivo, i servizi di intelligence e le forze dell’ordine si preparano al peggio: sono previste imponenti manifestazioni e dimostrazioni pubbliche di piazza da parte di falangi di sostenitori, pronti a gridare al “complotto internazionale” nel caso (molto probabile) di una pesantissima condanna. La paura che le folle possano sfociare in violenza urbana e in furiosi scontri con le forze dell’ordine è tangibile e concreta.

Capitale blindata e paura per la gente comune

A tremare, in queste drammatiche ore di attesa, è purtroppo la gente comune. Le mamme, i padri di famiglia e i lavoratori che desiderano solamente vivere in pace, lontani dai vecchi e sanguinosi rancori del passato. In risposta alla concreta e imminente minaccia di disordini sociali, il governo ha deciso per il pugno di ferro. Fin dalle prime luci dell’alba di stamattina, le Forze Speciali della Polizia locale hanno letteralmente e militarmente “blindato” l’intera capitale.
Posti di blocco serratissimi, camionette anti-sommossa piazzate strategicamente in tutti i centri nevralgici, strade sbarrate e agenti in tenuta antisommossa pattugliano nervosamente le vie principali di Pristina, cercando in ogni modo di arginare l’eventuale marea umana pronta a scendere in strada per la sentenza su Thaçi.

L’Allarme dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America

A confermare la gravità estrema della situazione e il concreto rischio di una rapida e violenta escalation, è intervenuta ufficialmente anche la potentissima Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Pristina. Nelle ultimissime ore, i vertici diplomatici americani hanno diramato un’urgente e perentoria nota d’allarme (un “security alert”) rivolta a tutto il proprio personale in Kosovo e a tutti i cittadini statunitensi presenti sul territorio.
L’ordine diramato dall’intelligence americana è tassativo: “Evitare assolutamente e in ogni modo di avvicinarsi o transitare nelle zone calde della capitale interessate dalle manifestazioni e mantenere il massimo livello di vigilanza”. Gli Stati Uniti temono fortemente che l’ira delle piazze possa trasformarsi in rabbia anti-occidentale. Il Kosovo, oggi, cammina letteralmente sul filo di un rasoio, in bilico tra la ricerca della Giustizia internazionale e il rischio di ripiombare nel caos delle rivolte civili. Restiamo in angosciosa attesa del verdetto dell’Aja.

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Esteri

Il volto moderato dell’Islam: a Baku il vertice internazionale per la pace e la ricostruzione del Karabakh

QUANDO LA RELIGIONE DIVENTA UNO STRUMENTO DI PACE, DI DIALOGO E DI RINASCITA: A BAKU IL GRANDE VERTICE DELL’ISLAM MODERATO PER RICOSTRUIRE I TERRITORI DEVASTATI DALLA GUERRA! C’È ANCHE L’ITALIA IN PRIMA LINEA! 🕌 🕊️ 🇦🇿 In un Mondo Pieno Di Guerre ed Estremismi Pericolosi, Sentire Parlare di “Pace E Tolleranza” Riempie il Cuore Di Speranza! Da qualche giorno la meravigliosa Città di BAKU (in Azerbaigian) ospita L’Importantissimo Incontro Internazionale dei Capi delle Autorità Religiose Musulmane dell’Organizzazione degli Stati Turchi. Un Vertice Meraviglioso e importantissimo (guidato dal grande Leader Spirituale Sheikh Pashazade) in Cui si Sta Esaltando e Applaudendo La visione “MODERATA, Tollerante e Pacifica” della Religione, Lontana da ogni Forma Di Odio! I leader Hanno Firmato La Storica “Dichiarazione Di Baku”, e Oggi si Sposteranno Tutti (In un Dolorosissimo Pellegrinaggio di Preghiera) per Visitare i Territori del “KARABAKH”, devastati dalle Bombe Della recente e Terribile Guerra. Pregheranno Nelle antiche Moschee Distrutte Per Chiedere a Dio La Pace! E In Questo Processo Di Ricostruzione dei Luoghi Sacri e delle Città del Karabakh C’è Anche una Grande eccellenza della Nostra ITALIA, Chiamata ad Aiutare il Popolo Azero per Restaurare Quelle Bellezze grazie Alla Nostra Bioarchitettura! Leggi il Meraviglioso Messaggio di Tolleranza nel Nostro Articolo di Approfondimento! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente D’Accordo Col Fatto Che Quando I Leader Religiosi Promuovono I messaggi Di “Pace e di Tolleranza” Facciano Un Lavoro Eccezionale Per Unire i Popoli e spegnere le Guerre? Siete Orgogliosi Nel Leggere Che Le “Aziende Di Restauro E Costruzione” Dell’Italia Siano State Scelte Per Ricostruire i Luoghi Sacri e le Città Devastate Dalle Bombe nel Karabakh? Diteci la Vostra Sviscerando tutto Il Vostro Ottimismo nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Sostenere la Pace!

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vertice internazionale per la pace e la ricostruzione del Karabakh

Baku (Azerbaigian) – In un panorama mondiale troppo spesso dominato dalle cupe notizie di guerra, dalle tensioni geopolitiche e dagli allarmi per il radicalismo, ci sono eventi che rappresentano dei veri e propri “fari di speranza” per il dialogo, per la pace e per l’incontro tra i popoli. Proprio in questi giorni cruciali, la splendida città di Baku è diventata il cuore pulsante e spirituale di un evento di portata internazionale immensa: il 7° Meeting del Consiglio dei Capi delle Autorità Religiose Musulmane dell’Organizzazione degli Stati Turchi (OTS).
Dal 12 al 16 settembre 2026, decine di delegazioni, leader spirituali, studiosi e rappresentanti istituzionali si sono riuniti nella capitale azera non solo per discutere di politica, ma per tracciare una via spirituale fondata sul dialogo e sulla tolleranza. L’evento corre in parallelo con un’importantissima Conferenza scientifica dedicata alla formidabile figura storica di Sheikh Sayyid Yahya Bakuvi, amatissimo e illuminato pensatore azero del XV secolo, considerato da tutti come uno dei massimi esponenti storici di una visione profondamente moderata, saggia e pacifica dell’Islam.

Sheikh Pashazade e l’attesa “Dichiarazione di Baku”

A fare gli onori di casa e ad accogliere con affetto le delegazioni provenienti da tutto il mondo è stato l’illustre Sheikh ul-Islam Allahshukur Pashazade, figura di assoluto e carismatico riferimento dell’istituzione religiosa dell’Azerbaigian. È lui il vero e proprio “motore” di questo vertice, colui che sta curando i momenti istituzionali e culturali che accompagnano il Meeting.
Il culmine istituzionale dei lavori si è vissuto lunedì 14 settembre presso i saloni del Fairmont Hotel, dove i leader religiosi si sono confrontati per ore prima di procedere all’adozione della storica e attesissima “Dichiarazione di Baku”, i cui documenti finali verranno ufficialmente e solennemente indirizzati al Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. La giornata è poi proseguita all’interno del lussuoso Palazzo Gulustan, per sviscerare l’eredità di pace e tolleranza lasciata dal pensatore Bakuvi.

Dalle Macerie alla Rinascita: il viaggio in Karabakh

Ma il momento in assoluto più commovente, drammatico e carico di significato spirituale dell’intero vertice è previsto per le giornate del 15 e 16 settembre. Al termine dei lavori teorici, infatti, le delegazioni lasceranno i salotti buoni di Baku per volare verso i cieli di Fuzuli e raggiungere la martoriata regione del Karabakh.
Visiteranno le città di Aghdam, Khojaly, Khankendi e Shusha. Questo non sarà un semplice giro turistico, ma un vero e proprio e straziante “pellegrinaggio del dolore e della speranza” tra le terre profondamente devastate dai recenti e feroci conflitti armati. I leader pregheranno tra le rovine, raccogliendosi spiritualmente all’interno della Moschea Juma di Aghdam e della Moschea Yukhari Govhar Agha di Shusha.

Il fondamentale aiuto dell’Italia per la Ricostruzione

In questo dolorosissimo e faticoso processo di rinascita del Karabakh, l’Italia gioca e giocherà un ruolo di primissimo piano. Grazie agli storici, fortissimi e indissolubili legami che uniscono Roma a Baku, le eccellenze del nostro Paese (nel campo del restauro, della bioarchitettura e della grandiosa rigenerazione urbana) saranno assolutamente in prima linea per salvare e riportare al loro antico splendore il patrimonio culturale, architettonico e spirituale distrutto dalle bombe della guerra.
Il meeting di Baku rappresenta dunque un meraviglioso “ponte spirituale” tra Nazioni: un’occasione preziosa in cui la religione, lontana dagli estremismi, si fa strumento di cultura, di solidarietà e di rinascita per l’intera umanità.

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Esteri

Scudo anti-terrorismo e confini blindati: l’Italia proroga i controlli sulle frontiere, scoppia la bufera con la Spagna

L’ITALIA BLINDA I CONFINI PER PAURA DEI TERRORISTI E LA SPAGNA CI INSULTA CHIAMANDOCI “VERGOGNOSI”! SCOPPIA UN DURISSIMO SCONTRO TRA ROMA E MADRID! 🇮🇹 🇪🇸 🛑 Quando c’è in Ballo la Sicurezza Nazionale dell’Italia, non devono Esistere “Sconti” per Nessuno! Il Ministro dell’Interno Piantedosi ha appena Firmato la “Proroga” che Mantiene Attivi e Serratissimi i Controlli di Polizia sui Documenti in tutti i Porti e Aeroporti per chi Arriva in Italia dalla SPAGNA! Il Motivo? Il Viminale ha avvertito un forte allarme di “INFILTRAZIONI TERRORISTICHE”, visti gli enormi e incontrollati sbarchi di migranti che stanno travolgendo la Frontiera spagnola di Ceuta! Tajani ha spiegato che la Priorità assoluta è “Difendere l’Italia”. Ma da Madrid la Reazione è stata Rabbiosa e (A detta di molti) Irrispettosa! Il ministro spagnolo Albares ha “Insultato” il nostro Governo definendo la nostra Scelta “Vergognosa, Assurda e Inutile”, accusando l’Italia di Non Avere Solidarietà Europea e Rinfacciandoci gli Aiuti Ricevuti lo Scorso Anno! Per ripicca, La Spagna prolungherà i Controlli su Tutti gli Italiani in Arrivo a Madrid fino all’8 Ottobre! Chi Viaggerà in queste settimane tra i due Paesi, dovrà subire Controlli molto Severi. Leggi i Dettagli di questo scontro Senza Precedenti nel Nostro Articolo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente Dalla Parte del Governo Italiano e Pensate Che “La Sicurezza e la Paura degli Attentati Terroristici” vengano Molto Prima Delle Lamentele della Spagna? Siete d’Accordo col “Sospendere Schengen” e far Tornare i Controlli con la Polizia su chi Viaggia, Oppure temete di Perdere solo Troppo Tempo in Fila Agli Aeroporti per le Vacanze? Diteci la Vostra Sviscerando tutto il Vostro Orgoglio Nazionale nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche per Avvisare gli Amici In Partenza Verso La Spagna!

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Ceuta, migranti

Roma – La sicurezza nazionale, la vita dei cittadini italiani e la sacrosanta e inviolabile difesa dei nostri confini patri non possono e non devono mai essere subordinate a nessun “buonismo” o trattato internazionale. Quando c’è in gioco il rischio di infiltrazioni terroristiche, un Governo serio ha il dovere morale di innalzare immediatamente gli scudi. Ed è esattamente quello che ha fatto in queste ore l’Italia, innescando però (di riflesso) uno scontro diplomatico senza precedenti e dalle tinte fortissime con la Spagna.
Il Ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, ha infatti deciso questa mattina di prolungare ufficialmente per altri 15 giorni la sospensione del Trattato di Schengen, mantenendo attivi e serratissimi i controlli alle frontiere aeree e marittime con il Paese iberico. Una decisione ineccepibile, immediatamente e formalmente comunicata alla Commissione europea e a tutti gli altri ministri dell’Interno dell’Unione europea attraverso un’accurata nota diramata dal Viminale.

Allarme terrorismo: la mossa ineccepibile del Viminale

La vitale proroga dei controlli è giunta al termine di una delicatissima riunione del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, convocato d’urgenza per fare il punto sulla situazione. Le motivazioni fornite dal Ministero dell’Interno non lasciano purtroppo alcuno spazio a dubbi o a interpretazioni romantiche: l’Italia deve fare i conti con «elevati profili di rischio per la sicurezza interna».
A far scattare il campanello d’allarme è l’altissimo e drammatico pericolo di «infiltrazioni terroristiche». Esiste infatti la probabilità più che concreta che, attraverso i flussi incontrollati di mobilità internazionale in arrivo dalla Spagna, possano tentare di intrufolarsi in Italia soggetti pericolosissimi legati ad ambienti del terrorismo. Il Governo italiano non intende chiudere le frontiere a prescindere, ma l’obiettivo categorico è quello di consentire alle nostre Forze dell’Ordine di effettuare delle rigidissime e approfondite verifiche sui passeggeri in ingresso.

Tajani fa quadrato, ma esplode l’Ira di Madrid

A fare quadrato attorno alla decisione del Viminale è intervenuto anche il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha gettato acqua sul fuoco: «Non è un atteggiamento contro qualcuno, non è una posizione politica. Il nostro unico problema è garantire la sicurezza interna. Non va assolutamente sottovalutato ciò che sta succedendo con i migranti a Ceuta».
Ma da Madrid la reazione è stata a dir poco rabbiosa, stizzita e, per certi versi, irrispettosa nei confronti della sovranità italiana. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares è esploso in un duro attacco contro il nostro Governo: «È assurdo, inutile ed è una vergogna perché mina lo spirito dei partner europei!», ha tuonato Albares, accusando il premier Meloni e Tajani di non essere “leader europei all’altezza della situazione” e di agire solo per accaparrare voti nella politica interna. In risposta alla mossa italiana, il governo iberico ha deciso per ripicca di estendere fino all’8 ottobre i controlli sui viaggiatori provenienti dall’Italia nei loro scali aeroportuali e marittimi.

Cosa cambia concretamente per chi viaggia

La dura reazione spagnola è apparsa a molti osservatori come uno schiaffo fuori luogo all’Italia, un Paese che sta solo cercando di prevenire tragedie interne. Albares ha persino “rinfacciato” a Roma gli aiuti forniti dalla Spagna durante la crisi di Lampedusa del 2023, accusandoci di scarsa solidarietà.
Ma al di là del fuoco incrociato delle polemiche politiche, cosa cambia all’atto pratico per i comuni cittadini e per i turisti? Nessun blocco totale, sia chiaro. Chi dovrà viaggiare in aereo o in nave tra l’Italia e la Spagna dovrà semplicemente mettere in conto la concreta possibilità di subire (in aeroporto o al porto) controlli documentali molto più severi, rigorosi e lunghi del solito, perdendo qualche minuto in più al gate. Un piccolo sacrificio che, se serve a intercettare potenziali terroristi e a tenere l’Italia al sicuro, vale assolutamente la pena di sopportare.

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Esteri

Accettati dalle università, respinti dal visto: il sogno di studiare in Turchia si spezza

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Ambasciata Turca

Redazione- Per alcuni giovani afghani, quella lettera di ammissione rappresentava la fine di un lungo percorso e l’inizio di una nuova vita. Mesi trascorsi a preparare documenti, sostenere spese, cercare un’università e completare le procedure necessarie per poter finalmente studiare in Turchia.

Poi è arrivata la risposta dell’ambasciata: visto negato.

Oggi questi giovani si trovano davanti a una situazione paradossale: hanno in mano una lettera ufficiale di ammissione a un’università turca, ma non hanno il permesso necessario per poter raggiungere il Paese e iniziare gli studi.

Tra i documenti presentati figurano lettere di ammissione rilasciate da diverse università pubbliche e private della Turchia, tra cui Yeditepe, Istanbul Kent e Kilis 7 Aralık.

I corsi di studio sono diversi: gestione aziendale, ingegneria del software e teologia.

In uno dei documenti, un’università privata di Istanbul comunica a uno studente l’ammissione condizionata al corso di laurea in Gestione aziendale per l’anno accademico 2026-2027, con una borsa di studio del 50%.

Un altro studente ha ricevuto l’ammissione ufficiale a un corso di laurea in Ingegneria del software in lingua inglese presso un’università di Istanbul. In un altro caso, un’università turca ha confermato il diritto di iscrizione di uno studente al corso di laurea in Teologia.

Le date riportate sui documenti mostrano che alcuni studenti avevano ricevuto la loro ammissione tra giugno e luglio 2026. Circa un mese, e in alcuni casi fino a 40 giorni dopo, è arrivata la decisione negativa sul visto.

L’ammissione a un’università turca, naturalmente, non garantisce automaticamente il rilascio del visto. I richiedenti devono soddisfare anche altri requisiti, tra cui dimostrare di avere sufficienti risorse economiche durante il soggiorno in Turchia e di non avere precedenti penali.

Ma è proprio qui che nasce la principale domanda degli studenti.

Se una domanda viene respinta, perché il richiedente non viene informato con chiarezza del motivo?

Nei documenti di rifiuto del visto visionati non viene indicata una motivazione specifica. Si afferma soltanto che, dopo la valutazione, la richiesta del richiedente non è stata ritenuta idonea e che la somma pagata per la domanda di visto non è rimborsabile.

Poche righe, ma con conseguenze enormi.

Dietro ogni domanda ci sono mesi di preparazione, denaro speso per documenti e procedure, tasse universitarie e, soprattutto, il progetto di costruire un futuro attraverso lo studio.

Almeno cinque giovani le cui richieste sono state respinte chiedono ora una spiegazione.

Non contestano il diritto delle autorità turche di valutare e, se necessario, respingere una richiesta di visto. Chiedono però trasparenza: vogliono sapere quale parte della loro domanda non è stata ritenuta adeguata e se esiste la possibilità di correggere eventuali problemi.

Uno degli studenti ha chiesto che il suo caso venga riesaminato. Secondo lui, le autorità competenti dovrebbero verificare nuovamente la documentazione e, qualora il richiedente soddisfi tutti i requisiti, permettergli di proseguire il proprio percorso di studi.

Per questi giovani, non si tratta soltanto di un visto.

È la possibilità di frequentare un’università, di non perdere un anno accademico, di dare un senso a mesi di preparazione e, in molti casi, di trasformare un’ammissione universitaria in una concreta opportunità per il futuro.

Ora, però, tra loro e l’aula universitaria c’è una sola cosa: un visto che non è arrivato.

È stato chiesto all’ambasciata turca a Kabul di chiarire le ragioni dei respingimenti e di spiegare quale sia la procedura adottata per la valutazione dei visti per motivi di studio.

Al momento della pubblicazione, non era stata ricevuta alcuna risposta.

Per questi giovani resta quindi una domanda semplice, ma decisiva:

se il problema è nei documenti, dite loro quale; se invece i requisiti sono stati rispettati, perché impedire loro di studiare?

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