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L’Aquila Capitale della Cultura si fa set mondiale, inaugurato il Premio CiAq: 79 film da 9 Paesi invadono la città ricostruita

I riflettori del grande cinema mondiale si accendono in Abruzzo e l’inaugurazione è un trionfo di pubblico e cultura! 🎬 e 🏛️✨ È partita ufficialmente oggi pomeriggio al Teatro San Filippo la prima attesissima edizione di “CiAq – Premio Cinematografico L’Aquila”, il festival diffuso inserito nel palinsesto di L’Aquila Capitale della Cultura 2026. L’assessore regionale Roberto Santangelo e il consigliere Leonardo Scimia hanno tenuto a battesimo la kermesse che propone 79 opere da 9 Paesi del mondo (tra corti, film e documentari) in totale gratuità, esaltando il ruolo della neonata Abruzzo Film Commission per creare lavoro e turismo. In programma masterclass quotidiane a Palazzo Ciccozzi e gran finale domenica sera con le premiazioni della giuria presieduta da Mariangela Sansone. Scoprite la mappa delle proiezioni e l’app ufficiale nel nostro articolo! 👇❤️🇮🇹

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Ciaq L'Aquila

L’Aquila – Ci sono città che portano addosso i segni monumentali e dolorosi della storia, ma che proprio attraverso la forza universale dell’audiovisivo, dell’onestà intellettuale e della memoria collettiva sanno risorgere, trasformando le proprie piazze e i palazzi restaurati in autentici presìdi di civiltà, cultura e riscatto sociale. Il cinema, quando si spoglia delle asettiche logiche commerciali di plastica, si propone come la risorsa terapeutica ed etica più potente per unire i territori, offrendo alle famiglie e alle nuove generazioni un’oasi di spensieratezza colta contro l’isolamento dei nostri giorni. Oggi pomeriggio, giovedì 17 settembre 2026, lo splendido e fiero scenario del Teatro San Filippo ha ospitato il solenne e attesissimo fischio d’inizio della prima edizione di CiAq – Premio Cinematografico L’Aquila. Una rassegna diffusa d’altissimo profilo internazionale che, fino a domenica 20 settembre, arricchirà il già monumentale palinsesto delle celebrazioni di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura.

La manifestazione, che ha registrato un’affluenza straordinaria di pubblico fin dalle prime battute, si configura come un ordito perfetto di ben 79 opere in concorso, meticolosamente ripartite tra 12 lungometraggi, 24 documentari e 43 cortometraggi di devastante impatto emotivo. La logistica di questo grande festival dello Stato non si limiterà a mostrare il meglio del cinema tricolore, ma edificherà un ponte transnazionale accogliendo pellicole d’élite provenienti da ben 9 Paesi del mondo, tra cui Stati Uniti, Francia, Croazia, Argentina, Regno Unito, Romania, Albania e Svizzera. I Criteri di selezione del cartellone sono stati curati sul piano operativo dall’Associazione Culturale Innovahub, sostenuta con lungimiranza dal Gruppo Abivet Soc. Benefit e dal presidio di Spazio Indipendenza, sotto la direzione artistica di Maurizio Albano e la direzione organizzativa di Francesco Albano, fondatori della casa di produzione SimonFilm, uniti per valorizzare il merito e limitare al massimo l’esodo delle nostre migliori intelligenze creative.

Il cinema come leva economica dello Stato: il plauso dell’assessore Roberto Santangelo

La valenza politica, economica e occupazionale del CiAq è stata blindata nel corso della cerimonia inaugurale dalle massime autorità della Regione Abruzzo e del Comune. All’accensione dei proiettori, taccuino alla mano, sono intervenuti l’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo, il consigliere comunale Leonardo Scimia, il direttore organizzativo Francesco Albano e un ospite illustre del comparto: Carlo Fumo, regista, produttore e patron dell’Italian Movie Award, il premio internazionale che promuove l’eccellenza cinematografica italiana all’estero. «Il cartellone di L’Aquila Capitale della Cultura si arricchisce di un evento che ha tutte le carte in regola per affermarsi a livello nazionale», ha dichiarato con spavaldo orgoglio l’assessore regionale Roberto Santangelo. «La cinematografia è un grande strumento di valorizzazione. Questo festival diffuso porta la vita nelle piazze, nei teatri e nei palazzi storici della città ricostruita, restituiti al mondo in tutta la loro monumentale bellezza».

Le parole della giunta regionale hanno trovato una sponda fondamentale nella requisitoria programmatica del consigliere comunale Leonardo Scimia, che ha evidenziato come l’investimento del Comune nel mercato dell’audiovisivo costituisca una risorsa strategica pluriennale per il benessere collettivo della provincia. La recente nascita della Abruzzo Film Commission si inserisce proprio in questo quadro d’avanguardia: trasformare il territorio abruzzese nella location ideale per le grandi produzioni transnazionali, un’alleanza di scopo trasparente capace di generare non soltanto visibilità turistica e spensieratezza, ma risposte flessibili e posti di lavoro stabili per centinaia di tecnici, maestranze e giovani professionisti del settore, azzerando il torpore della disoccupazione locale.

I laboratori didattici a Palazzo Ciccozzi e la notte dei David di Donatello

Il ruolino di marcia delle quattro giornate si svilupperà attraverso una fitta e trasparente rete di proiezioni ed eventi formativi gratuiti (accessibili previa registrazione sul portale ufficiale), dislocati tra le poltrone del Teatro San Filippo, gli allestimenti sotto le stelle di Piazza del Teatro e le aule di Palazzo Ciccozzi. Quest’ultimo si configurerà come il vero e proprio polo didattico del CiAq: ogni giorno, a partire dalle ore 14:00, l’edificio ospiterà masterclass e workshop specialistici di educazione permanente all’immagine, curati da autorevoli accademici dello Stato del calibro della critica cinematografica Mariangela Sansone (Presidente della giuria lungometraggi), della distributrice Irina F. Tarvida e dell’esperto di comunicazione Riccardo Barbieri, un’opportunità straordinaria per i passeggeri del sogno che vogliono trasformare il talento in professione.

«Abbiamo ricevuto ben 80 proposte d’alto livello da tutto il pianeta», confessa con soddisfazione il direttore organizzativo Francesco Albano, evidenziando il forte interesse riscontrato tra gli addetti ai lavori fin dal debutto. «La giuria ufficiale, composta da professionisti di primo livello come Sansone, Collabolletta, D’Amadio, Franzì, Laurenzi e Conti, avrà un compito complesso nel decretare i vincitori, vista l’immensa qualità delle trame e dei testi in gara». La solenne cerimonia finale di premiazione andrà in scena domenica 20 settembre 2026 alle ore 21:00 al Teatro San Filippo, seguita alle 22:00 in Piazza del Teatro dalle proiezioni speciali fuori concorso dei film Piccola storia di un muro e Anatomia di un grande sogno del regista Federico Braconi. Il programma completo è già consultabile tramite l’applicazione ufficiale dal portale ciaq.it, grazie alla joint venture strategica con L’Aquila Young, LGF Srl e il media partner AbruzzoWeb. Spegnete per tre sere gli smartphone e lasciatevi scortare dalla luce del grande schermo: la grande bellezza del cinema vi aspetta a L’Aquila per dimostrare che il nostro domani ha già una sceneggiatura meravigliosa.

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Casalincontrada dice no al parco agrivoltaico, Angelo Radica schiera Città del Vino: difendiamo l’agricoltura e il paesaggio d’Abruzzo

Scontro sull’agrivoltaico a Casalincontrada: l’Associazione Nazionale Città del Vino si schiera al fianco del Comune e dei cittadini contro il nuovo parco energetico.

Il presidente Angelo Radica annuncia ricorsi in tutte le sedi: “Favorevoli alle rinnovabili ma difendiamo il paesaggio e l’agricoltura di qualità dai progetti calati dall’alto”.

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Casalincontrada – La battaglia per la salvaguardia del paesaggio agrario, della fertilità dei terreni e dell’identità enogastronomica abruzzese registra una mobilitazione istituzionale senza precedenti. L’Associazione Nazionale Città del Vino, prestigioso sodalizio che riunisce ben 545 enti locali italiani, ha annunciato il proprio totale e incondizionato supporto al Comune, al sindaco e all’intera comunità locale di Casalincontrada, scesi compatti in trincea contro l’ipotesi di insediamento di un imponente parco agrivoltaico industriale su suoli di pregio per iniziativa del presidente Angelo Radica.

«Come associazione nazionale di 545 comuni siamo accanto ai cittadini, al sindaco e amministrazione di Casalincontrada per difendere un territorio caratterizzato da una produzione agricola di qualità, minacciato da un impianto che ne comprometterebbe perennemente lo sviluppo», ha dichiarato con fermezza Radica. L’associazione si è detta immediatamente disponibile ad affiancare il municipio promuovendo iniziative di protesta pubbliche e sostenendo formalmente ricorsi in tutte le sedi giurisdizionali competenti a tutela del territorio.

Al centro della contesa si staglia il valore inestimabile del paesaggio rurale che caratterizza le splendide colline teatine, modellate da generazioni di contadini attraverso la cura meticolosa di vigneti e oliveti secolari a denominazione controllata. La trasformazione di ampie estensioni agricole in distese di moduli specchianti e recinzioni rischia di spezzare l’armonia ecologica dei luoghi, infliggendo un colpo mortale allo sviluppo economico delle aziende familiari radicate nel comprensorio.

Radica ha ribadito con chiarezza la linea di principio: nessuno si oppone alla transizione energetica, ma questa non può compiersi sacrificando i suoli fertili. «Siamo assolutamente favorevoli allo sviluppo delle energie rinnovabili, ma senza danneggiare il paesaggio e l’agricoltura di pregio», ha precisato il presidente, denunciando il rischio che la transizione ecologica diventi un pretesto per favorire il consumo di suolo e la speculazione finanziaria promossa dalle multinazionali dell’energia a discapito del nostro ambiente.

Angelo Radica e la battaglia di Città del Vino a Casalincontrada

L’affondo di Angelo Radica investe direttamente le scelte legislative approvate a livello statale e regionale. La vicenda di Casalincontrada viene indicata come la diretta conseguenza di un quadro normativo fragile e inadeguato: «Sia in sede di approvazione della legge nazionale che di quella regionale sulle cosiddette aree idonee abbiamo come Città del Vino presentato emendamenti che tutelavano le aree agricole da questo tipo di investimenti: tutti bocciati, a testimonianza di un orientamento del governo e della maggioranza regionale insensibile al tema attraverso la legge sulle aree idonee con emendamenti bocciati».

Sul fronte parlamentare, le istanze degli enti locali erano state portate avanti dal senatore Michele Fina, che aveva recepito integralmente le proposte di buonsenso formulate dai territori per garantire la tutela delle aree agricole. Ciononostante, il pacchetto di modifiche è stato respinto in Commissione parlamentare dai voti contrari espressi dalla maggioranza di governo, aprendo la strada a contenziosi diffusi che oggi penalizzano pesantemente la politica delle comunità locali.

«La vicenda di Casalincontrada rappresenta la conseguenza di un frettoloso atteggiamento di chiusura che ha visto respingere le richieste avanzate da tutte le associazioni agricole, dal Consorzio tutela Vini d’Abruzzo e dalle rappresentanze civiche», ha rimarcato Radica, evidenziando come sia stata approvata una disciplina regionale che non risponde minimamente alle reali esigenze dell’agricoltura abruzzese.

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Le aree idonee in Abruzzo e gli emendamenti respinti sul paesaggio

I sindaci contestano l’assenza di Piani Energetici Regionali accurati capaci di mappare preventivamente le zone sacrificabili, evitando di affidare il destino delle campagne alla mera iniziativa privata. I vuoti normativi attuali finiscono per avvantaggiare i fondi d’investimento internazionali, che acquistano o affittano terreni agricoli promettendo canoni allettanti ma provocando un devastante impatto territoriale sui borghi limitrofi.

L’effetto di queste installazioni selvagge ricade pesantemente sul turismo enogastronomico, asset primario dell’economia abruzzese. Chi visita la regione per ammirarne i vigneti storici, le cantine e le bellezze architettoniche non può trovarsi di fronte a distese metalliche che deturpano l’identità paesaggistica, vanificando gli sforzi di promozione compiuti dalle cantine vitivinicole e distruggendo un patrimonio collettivo inestimabile, tematica di legalità e tutela già affrontata nelle cronache su legalità e difesa del territorio in Abruzzo.

La soluzione indicata dagli esperti di settore esiste ed è praticabile: privilegiare categoricamente le aree industriali dismesse, i tetti dei capannoni produttivi, le cave e discariche bonificate e tutte le zone già compromesse da insediamenti antropici pregressi, azzerando il consumo di nuovo suolo coltivabile e preservando la biodiversità.

Il Manifesto nazionale con Città dell’Olio per tutelare i suoli agricoli

A tracciare la rotta per un’autentica transizione sostenibile è il Manifesto nazionale promosso nel 2024 da Città del Vino congiuntamente all’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Il documento invoca un approccio integrato e sistemico che tenga conto di criteri tecnici, sociali, produttivi e culturali, prevedendo l’istituzione di Tavoli di monitoraggio regionali con il coinvolgimento vincolante di sindaci e comunità locali.

Il testo esprime una contrarietà netta ai progetti calati dall’alto e alla cessione dei campi alle imprese del settore energetico a scapito degli imprenditori agricoli locali. Realizzare impianti su terreni che compromettono la fertilità della terra equivale a ipotecare la sovranità alimentare e la memoria storica dei territori per logiche di mero profitto finanziario.

La battaglia intrapresa a Casalincontrada segna un punto di non ritorno per la difesa del territorio abruzzese. La ferma presa di posizione di Angelo Radica e di Città del Vino riaccende la mobilitazione civica, richiamando la politica regionale a rivedere con urgenza i criteri autorizzativi per assicurare un autentico sviluppo sostenibile e difendere il futuro dell’agricoltura di qualità.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Operazione Metamorfosi a Sulmona, la senatrice Gabriella Di Girolamo: fare piena luce sulla droga e sulle complicità eccellenti

Operazione “Metamorfosi” a Sulmona: giro d’affari da 200mila euro al mese, monopolio della cocaina, armi e legami con la camorra.

La senatrice Gabriella Di Girolamo (M5S) chiede di fare luce fino in fondo: “Allarmante, l’inchiesta sveli anche i presunti acquirenti eccellenti e le complicità”.

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Gabriella-Di-Girolamo-

Sulmona – Il territorio della Valle Peligna e l’intero Abruzzo sono scossi dalle sconvolgenti risultanze investigative emerse con l’operazione Metamorfosi, una vasta offensiva giudiziaria che ha scoperchiato un radicato e allarmante sistema criminale. L’inchiesta ha documentato un colossale giro d’affari stimato tra i centottantamila e i duecentomila euro al mese, legato a un presunto monopolio della cocaina gestito attraverso una brutale sequenza di minacce armate, incendi dolosi, estorsioni a tappeto e detenzione di esplosivi nella Valle Peligna.

A intervenire con una presa di posizione categorica è la senatrice peligna del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, la quale ha definito il quadro emerso come un fenomeno di gravità inaudita che non può essere derubricato a mera cronaca locale: «Quanto emerge è un fenomeno allarmante che riguarda l’intera comunità abruzzese e non soltanto Sulmona. Serve una coraggiosa reazione delle istituzioni per fare piena luce senza alcuna reticenza» sul versante della nostra politica.

Dagli atti dell’indagine trapelano scenari inquietanti che descrivono l’uso spregiudicato di metodi mafiosi: gli investigatori parlano infatti di un pericoloso ordigno esplosivo già predisposto per compiere una ritorsione dinamitarda contro rivali e persino di una trattativa per cento chili di sostanza stupefacente da immettere sulle piazze di spaccio regionali, accompagnata da costanti estorsioni e intimidazioni ai danni degli operatori economici.

L’elemento più allarmante evidenziato dagli inquirenti risiede nella presunta saldatura criminale avvenuta tra delinquenti del posto e figure legate a contesti camorristici e alla criminalità organizzata campana. L’organizzazione avrebbe utilizzato un noto bar come base operativa per pianificare le attività illecite, estendendo i propri tentacoli sul territorio e seminando un clima di omertà e paura tra i residenti.

Gabriella Di Girolamo e l’allarme sull’operazione Metamorfosi a Sulmona

La parlamentare ha espresso il più sentito ringraziamento agli inquirenti: «Doveroso il ringraziamento alla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, alla Polizia di Stato e a tutti gli investigatori impegnati nell’operazione. Il loro lavoro silenzioso e professionale restituisce fiducia ai cittadini onesti e agli operatori economici che resistono ogni giorno. Un pensiero va anche alla magistratura, a partire dal gip del Tribunale dell’Aquila che ha coordinato i provvedimenti con le forze dell’ordine».

Nel mirino degli approfondimenti investigativi potrebbe ora finire il versante della domanda di stupefacenti, con indiscrezioni che agitano la città d’Ovidio. Tra i presunti acquirenti abituali si fa riferimento a dipendenti comunali, commercianti noti, liberi professionisti e perfino politici conosciuti della zona. La senatrice ha precisato che si tratta di notizie ancora da riscontrare, per le quali vige la sacrosanta presunzione di innocenza a tutela dei singoli, ma ha sollecitato la massima intransigenza sui cosiddetti assuntori eccellenti.

«Se vi fossero persone che ricoprono ruoli pubblici o di rilievo nella comunità, il tema sarebbe di enorme gravità», ha incalzato Di Girolamo. Chi riveste responsabilità istituzionali non può ignorare che «dietro una dose c’è una filiera di violenza che alimenta estorsioni e armi», esponendo la pubblica amministrazione a un inaccettabile rischio di ricatto che mette a repentaglio la stessa libertà delle istituzioni democratiche.

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La Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila e le infiltrazioni camorristiche

Le modalità operative adottate dalla presunta rete criminale evidenziano un livello di sofisticazione moderno e pervasivo. Gli indagati gestivano le consegne a domicilio per i clienti più facoltosi, accettavano pagamenti con il Pos per simulare consumazioni ordinarie e schermare i flussi finanziari, ricorrevano a comunicazioni criptate su app di messaggistica ed esercitavano pesanti minacce ai debitori che non riuscivano a saldare le dosi.

L’infiltrazione dei clan rischia di alterare gravemente la concorrenza e la tenuta del tessuto economico locale. La senatrice Di Girolamo ha sottolineato l’urgenza di proteggere commercianti e piccoli imprenditori, incoraggiando la denuncia dei commercianti contro ogni tentativo di usura ed estorsione per arginare l’infiltrazione mafiosa, tematiche cruciali per la sicurezza già affrontate negli approfondimenti sulle misure di tutela per i Comuni e le comunità dell’Abruzzo.

Tra le proposte concrete avanzate dalla parlamentare figura la richiesta al Ministero dell’Interno per un immediato rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine nel territorio peligno. Potenziare il commissariato di polizia e i presidi di sicurezza periferici rappresenta un segnale fondamentale per ribadire la presenza tangibile dello Stato in un’area montana spesso esposta a fenomeni di marginalità e attenzionata dalle cronache giudiziarie di cronaca.

I presunti acquirenti eccellenti e il patto criminale nella Valle Peligna

Il messaggio politico e civile tracciato da Gabriella Di Girolamo insiste sulla consapevolezza etica della comunità: «Consumare non significa far parte dell’organizzazione e questa distinzione giuridica va rispettata. Ma ogni cittadino ha il dovere civico di sapere che alimentare il circuito economico criminale significa finanziare armi e intimidazioni», rendendosi oggettivamente complici del degrado sociale provocato dal consumo di stupefacenti.

La battaglia contro le droghe pesanti non può tuttavia esaurirsi nella sola risposta repressiva. La senatrice ha sollecitato investimenti cospicui a favore della prevenzione nelle scuole e del rilancio dei servizi per le dipendenze patologiche della Asl, evidenziando come la domanda di droga si sconfigga anzitutto attraverso la cultura e cura, supportando i giovani e le famiglie prima che cadano nella spirale della dipendenza.

«L’Abruzzo ha gli anticorpi per reagire, ma serve una risposta collettiva: istituzioni, politica, associazioni e cittadini. Nessuno può voltarsi dall’altra parte», ha concluso Di Girolamo. La Valle Peligna si trova di fronte a una prova decisiva per riaffermare i valori di onestà, trasparenza e riscatto civile, respingendo ogni legame opaco e schierandosi compatta nella difesa della legalità al fianco della laboriosa società civile abruzzese.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Smarginati debutta al FLA di Pescara, Remo Rapino e Stefano Redaelli allo Spazio Matta: i racconti a quattro mani sui bordi della vita

Letteratura a Pescara: domenica 8 novembre allo Spazio Matta debutta al FLA “Smarginati”, la raccolta di racconti scritta a quattro mani da Remo Rapino e Stefano Redaelli.

Il dialogo con Alessandra Renzetti, le storie degli ultimi sui bordi della vita e l’appuntamento gratuito diretto da Vincenzo D’Aquino.

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Remo Rapino

Pescara – Il capoluogo adriatico si prepara a vivere uno dei momenti più attesi e intensi della stagione letteraria abruzzese e nazionale. In occasione della ventiquattresima edizione del FLA Festival di Libri e Altrecose, la città ospiterà il debutto assoluto di “Smarginati”, la nuova e straordinaria raccolta di racconti firmata a quattro mani dal vincitore del Premio Campiello Remo Rapino e dallo scrittore e docente universitario Stefano Redaelli, edita per i tipi di Città Nuova.

L’evento speciale si terrà domenica 8 novembre alle ore 17:30 nella suggestiva cornice dello Spazio Matta in via Gran Sasso 53 a Pescara. A guidare il pubblico alla scoperta dell’opera sarà un atteso talk letterario in cui i due autori dialogheranno a cuore aperto con la stimata giornalista e saggista Alessandra Renzetti, all’interno del ricco cartellone multidisciplinare coordinato con maestria dalla direzione artistica di Vincenzo D’Aquino.

I protagonisti di questa raccolta di racconti sono donne e uomini abituati da sempre a sfiorare i bordi della vita. La vita smargina, deborda dai binari ordinari della convenzione sociale, accogliendo le vicende di anime che un giorno qualunque si sono ritrovate per fatalità in strada, sul marciapiede freddo di una stazione, tra i corridoi di servizi psichiatrici o recluse nelle stanze silenziose delle case di riposo, intente a fissare l’orizzonte oltre i vetri.

Dall’altezza di quel margine scomodo, i personaggi hanno appreso a osservare l’esistenza dal di fuori, cogliendone il valore più autentico e nudo. Sono testimonianze vibranti che insegnano a non temere la prospettiva del limite, perché lambire il confine rappresenta talvolta l’unico modo per guardare da un altrove la nostra quotidianità, riscoprendo la sacralità della fragilità umana e la dignità del territorio interiore di ciascun individuo per il reale valore dell’esistenza.

Remo Rapino e Stefano Redaelli presentano Smarginati al FLA di Pescara

La genesi dell’opera costituisce una felicissima eccezione nel panorama editoriale: una scrittura a quattro mani concepita direttamente per la narrativa pura. Se nei saggi o nelle antologie collettive le collaborazioni sono frequenti, veder dialogare due sensibilità così marcate all’interno del medesimo tessuto narrativo rappresenta un’autentica gemma per la nostra cultura, capace di far scaturire un appassionato dialogo tra narratori e un incrocio fecondo di voci a confronto nella narrativa italiana contemporanea.

A spiegare la nascita del volume è lo stesso Stefano Redaelli: «Non capita spesso nella narrativa. Per lo più, a quattro mani, si scrivono saggi, oppure si fanno raccolte di racconti di autori vari. Il nostro libro è diverso: due narratori che raccontano i margini, mettendo in dialogo le proprie voci, gli sguardi. Tengo molto a questo libro perché nasce da una profonda amicizia, da una risonanza di anime, come la chiama Remo Rapino».

Rapino, già docente di storia e filosofia nei licei e residente a Lanciano, ha conquistato l’affetto unanime della critica e dei lettori trionfando al Premio Campiello con il capolavoro Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio. Autore di testi indimenticabili come Fubbàll, Di nome faceva Arturo e La scortanza, la sua voce poetica rappresenta uno dei pilastri più amati della letteratura abruzzese contemporanea, affiancato nella sua missione da docente di filosofia e storia.

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Le vite di sguincio e i protagonisti della raccolta firmata a quattro mani

Al suo fianco splende il talento accademico e letterario di Stefano Redaelli, docente ordinario di letteratura italiana presso la facoltà di Artes Liberales all’Università di Varsavia. Già autore di romanzi acclamati come Beati gli inquieti, Ombra mai più, Esercizi di squilibrio e Chilometrotrenta, Redaelli ha indagato con rara delicatezza il disagio psichico e l’inquietudine esistenziale nella letteratura contemporanea.

In Smarginati prende vita una straordinaria galleria di vite di sguincio: figure apparentemente invisibili che la società distratta tende a marginalizzare, ma che nelle pagine del libro diventano personaggi indimenticabili. Attraverso un esercizio di ascolto empatico, Rapino e Redaelli restituiscono voce e respiro a questa umanità ferita, dimostrando come la vera saggezza alberghi spesso nelle crepe delle esistenze imperfette.

L’opera si inserisce nella prestigiosa collana Narrazioni di Città Nuova, uno spazio editoriale che rifugge l’intrattenimento fine a se stesso per trattenere il lettore in bilico e col fiato sospeso, accompagnandolo verso un’intensa epifania interiore e una rinnovata emozione profonda. Un fermento creativo che fa eco ai tanti progetti di narrazione fioriti in città, raccontati nell’articolo su sceneggiatura e scrittura creativa alla Scuola Macondo di Pescara.

Vincenzo D’Aquino e la ventiquattresima edizione del festival allo Spazio Matta

La scelta di presentare l’opera all’interno del FLA di Pescara corona il lavoro ultradecennale svolto dal direttore artistico Vincenzo D’Aquino. La ventiquattresima edizione della rassegna conferma Pescara come crocevia irrinunciabile per i protagonisti della cultura italiana, catalizzando l’attenzione del pubblico nel cartellone degli eventi più prestigiosi dell’autunno abruzzese con un grande festival letterario.

Particolarmente felice è anche la scelta della location: lo Spazio Matta di Pescara, polo di avanguardia teatrale e sociale nato da un virtuoso percorso di rigenerazione urbana nel quartiere Villa del Fuoco, rappresenta il teatro ideale per ospitare un dialogo incentrato su chi abita le periferie dell’anima e del mondo.

L’incontro di domenica 8 novembre alle ore 17:30 in via Gran Sasso sarà a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Un’opportunità imperdibile per ascoltare due maestri della parola confrontarsi sulla vita, sui suoi bordi frastagliati e sulla magia irripetibile che solo la grande letteratura sa accendere in questo prestigioso appuntamento culturale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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