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Attualità

Roberto Lai riconfermato alla presidenza dell’ANC Tutela Patrimonio Culturale: cinque anni di successi al servizio dell’arte, della legalità e dei giovani

Il Luogotenente Roberto Lai è stato riconfermato alla presidenza della Sezione Tutela Patrimonio Culturale dell’Associazione Nazionale Carabinieri per il prossimo quinquennio. Un rinnovo unanime che celebra cinque anni di mostre, corsi di formazione e progetti didattici con migliaia di studenti in tutta Italia 👇

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ROBERTO LAI

Roma – Un mandato quinquennale che premia la dedizione instancabile, l’autorevolezza operativa e una visione moderna del volontariato applicato alla difesa della memoria storica nazionale. Il Luogotenente in congedo Roberto Lai è stato ufficialmente riconfermato alla guida della Sezione Speciale “Sant’Ignazio di Loyola – Tutela Patrimonio Culturale” dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC TPC). La deliberazione, votata all’unanimità dal rinnovato Consiglio Direttivo insediatosi il 12 ottobre 2026, è stata formalizzata con decreto a firma del Presidente Nazionale dell’Arma in congedo il 14 ottobre, suggellando la continuità di un percorso che negli ultimi cinque anni ha saputo imporre la Sezione come un punto di riferimento primario per istituzioni, accademie e scuole di tutta Italia.

Il nuovo Consiglio Direttivo e le radici nell’eccellenza dei Carabinieri TPC

L’assemblea sociale dei soci, riunitasi a Roma il 9 ottobre, ha espresso un organismo di vertice caratterizzato da altissime professionalità maturate nei ranghi della Benemerita. Accanto al presidente Roberto Lai, il nuovo Consiglio Direttivo per il quinquennio 2026-2031 risulta composto dal Luogotenente carica speciale (ris.) Pompeo Micheli, dal Luogotenente (ris.) Filippo Tomassi, dal Maresciallo Capo (ris.) Matteo Cavaliere e dal Carabiniere Ausiliario Giovanni Castellazzi. Una squadra coesa, forte dell’esperienza diretta ereditata dallo storico Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il celebre reparto fondato nel 1969 che rappresenta un’eccellenza investigativa studiata e imitata a livello planetario.

La missione dell’ANC TPC si colloca come un naturale e prezioso prolungamento civile di quella tradizione militare: affiancare le istituzioni preposte alla salvaguardia dei beni storici, archeologici e archivistici attraverso la formazione qualificata dei volontari, l’educazione alla legalità e la sensibilizzazione attiva dei cittadini contro le piaghe del traffico illecito di reperti e delle depredazioni artistiche.

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Cinque anni di traguardi: dai fumetti per le scuole alle mostre monumentali

Il bilancio del quinquennio appena concluso sotto la guida di Lai delinea un mosaico impressionante di iniziative concrete. Particolare attenzione è stata riversata verso le nuove generazioni: attraverso un linguaggio pop e accessibile, la Sezione ha ideato e distribuito quattro pubblicazioni didattiche a fumetti (con una tiratura complessiva di oltre 10.000 copie), trasformando le vere indagini investigative dei Carabinieri dell’Arte in appassionanti racconti illustrati. Un progetto che ha consentito a decine di migliaia di studenti in tutta Italia di comprendere la gravità degli scavi clandestini e il valore insostituibile del recupero delle opere trafugate.

Le attività culturali hanno varcato i confini laziali, sviluppando progetti in Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna. Tra gli eventi più prestigiosi spicca la mostra “Antioco, il Santo Medico Migrante”, allestita nel Complesso monumentale delle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia a Roma, visitata da oltre 4.000 persone e salutata dalla presenza di figure istituzionali di primo piano come Gianni Letta e Oliviero Diliberto. A queste si aggiungono le due edizioni del Corso per Ausiliari del Patrimonio Culturale, dirette dal Colonnello Roberto Colasanti per formare volontari esperti, la partnership con ACLI Terra nell’ambito della campagna nazionale “Colture & Culture” e l’adesione di testimonial del calibro dell’attore Franco Nero, nominato Socio Onorario della Sezione.

Le parole del Presidente Roberto Lai e il ringraziamento al Generale Muggeo

Nell’accogliere la rinnovata investitura, Roberto Lai ha voluto rimarcare il carattere corale e disinteressato dell’opera svolta: «Accolgo questa riconferma con gratitudine e con un rinnovato senso di responsabilità», ha dichiarato il presidente. «I risultati ottenuti non sono merito di un singolo, ma appartengono a tutti i soci, collaboratori e volontari che hanno creduto nella nostra missione. La nostra Sezione trae linfa dai valori e dalla storia dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: vogliamo continuare a trasmettere soprattutto ai giovani la certezza che le opere d’arte non sono pietre mute, ma l’identità vivente e l’anima di un popolo».

Un tributo speciale è stato riservato ai vertici dell’Arma: «Desidero rivolgere un sentito ringraziamento al Generale di Divisione (ris.) Pasquale Muggeo, Ispettore Regionale ANC per il Lazio e già Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, per la vicinanza paterna e il costante supporto che ha sempre garantito alle nostre finalità. Ringrazio i consiglieri uscenti e do il benvenuto ai nuovi membri del Consiglio Direttivo: il prossimo quinquennio sarà interamente dedicato al consolidamento delle reti territoriali e al rafforzamento della cultura della legalità. Custodire la memoria del passato è l’unico modo per costruire un futuro degno di questo nome».

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Attualità

Il Mattutino di Venerdì 16 Ottobre 2026 dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: il fuoco dell’attesa, l’etimologia delle stelle e la forza della bellezza

Il Mattutino di venerdì 16 ottobre 2026 dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano: una riflessione intensa sui fiammiferi in attesa, sull’etimologia stellare del desiderio e sulla forza rigeneratrice della bellezza. L’augurio per una giornata di libertà, responsabilità e coraggio 👇

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il mattutino del 16 ottobre 2026

Castellar Ponzano – Le prime luci dell’alba di venerdì 16 ottobre 2026 accarezzano le mura storiche del Castello Sforzini, avvolgendo le colline tortonesi in una quiete solenne che invita al raccoglimento e alla meditazione interiore. L’appuntamento quotidiano con il Mattutino giunge puntuale per offrire uno spazio di decompressione emotiva e di nutrimento intellettuale, in una società moderna costantemente assediata dalla fretta, dal rumore di fondo e dall’effimero. I tre frammenti poetici scelti per inaugurare questa giornata tracciano un percorso simbolico di straordinaria potenza evocativa, capace di interrogare la natura più intima dell’essere umano: il potenziale inespresso che custodiamo nel profondo, il legame ancestrale che unisce i nostri desideri al cosmo e la potenza trasfiguratrice dell’esperienza estetica.

L’apertura della meditazione odierna colpisce per la sua disarmante e luminosa semplicità materiale: «In una scatola di fiammiferi ce ne sono sempre alcuni che sembrano aspettare un incendio memorabile». Un’immagine domestica e immediata che trascende all’istante l’oggetto fisico per farsi perfetta metafora dell’esistenza. Quanti talenti, quante passioni silenziose, quanti slanci del cuore rimangono assopiti nella penombra della quotidianità, in attesa della scintilla giusta? Non tutti i fiammiferi sono destinati a consumarsi rapidamente per accendere una fiamma ordinaria; alcuni sembrano custodire nel loro stelo di legno un destino più alto, la promessa di un rogo luminoso capace di riscaldare il buio e di lasciare una traccia indelebile nella memoria del mondo.

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L’etimologia del desiderio: la nostalgia attiva delle stelle

Il secondo verso del Mattutino ci accompagna in un affascinante viaggio linguistico e filosofico alle radici della nostra umanità: «La parola «desiderio» contiene ancora, nella sua storia, le stelle». La filologia classica ci ricorda come il termine latino desiderium nasca dall’unione della particella privativa de- con il sostantivo sidus, sideris, la stella. In origine, i marinai e gli aruspici dell’antichità usavano questo vocabolo per descrivere la condizione di chi scruta la volta celeste nella notte senza riuscire a scorgere i punti cardinali astrali, avvertendo la dolorosa mancanza della guida celeste. Desiderare, dunque, non è mai un mero atto di consumo o una pulsione materiale transitoria: è la consapevolezza di una distanza, la percezione feconda di un’assenza che ci spinge a metterci in cammino.

Conservare la memoria delle stelle all’interno del proprio orizzonte emotivo significa non accontentarsi della mediocrità. In un’epoca che tende a mortificare le aspirazioni ideali riducendole a bisogni indotti dal mercato, recuperare l’etimologia stellare del desiderio diventa un atto di resistenza culturale. Significa alzare lo sguardo dal selciato, riscoprire la nostalgia per ciò che è grande, nobile e luminoso, e trasformare quella mancanza in energia creativa capace di orientare le nostre scelte etiche e professionali.

La vertigine della bellezza: l’epifania della luna piena

Il trittico si conclude con un’invocazione di abbacinante intensità sensoriale: «Datemi una notte d’estate quando la luna è piena; io vi farò vedere che cosa può fare la bellezza». La notte d’estate e la luna piena rappresentano la sintesi suprema della gratuità della natura. Di fronte alla perfezione di un plenilunio che rischiara il silenzio dei boschi e riflette il suo candore sull’architettura secolare del castello, ogni sovrastruttura egoica cade. La bellezza non chiede spiegazioni, non necessita di giustificazioni logiche: si manifesta e, manifestandosi, disarma il cinismo e placa i tormenti dell’animo.

Testimoniare ciò che la bellezza è capace di compiere significa riconoscere il suo potere terapeutico. La vera bellezza non è decorazione superficiale o vanità effimera, ma rivelazione di una verità profonda: la constatazione che il mondo, nonostante le sue contraddizioni e le sue ferite, custodisce un ordine armonico in cui vale la pena abitare e per cui vale la pena lottare. È un invito a farsi contemplatori attenti, capaci di farsi meravigliare anche nei contesti più aridi della modernità.

Il saluto dal Castello: libertà, responsabilità e coraggio

La chiosa tradizionale che sigilla il Mattutino dal Castello Sforzini risuona come un solenne imperativo etico per l’intera comunità di lettori: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre virtù indissolubilmente intrecciate tra loro, che tracciano l’identità di un vivere autentico. La libertà senza responsabilità rischia di degenerare in arbitrio egoistico e sterile solitudine; la responsabilità priva di libertà si trasforma in un giogo opprimente; ma entrambe, per tradursi in gesti concreti e trasformativi, necessitano del coraggio.

Il coraggio di accendere quel fiammifero tenuto troppo a lungo nel cassetto, il coraggio di seguire la rotta delle proprie stelle interiori e il coraggio di difendere la bellezza in ogni sua forma. Che questo venerdì d’autunno sia per ciascuno un’occasione per camminare a testa alta, con animo limpido e passo deciso verso il proprio destino.

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Esteri

Afghanistan, allarme malnutrizione: nel 2027 oltre un milione di bambini rischia la forma grave

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bambino afghano

Redazione- Afghanistan, allarme malnutrizione: nel 2027 oltre un milione di bambini rischia la forma grave

Più di 4 milioni di bambini potrebbero aver bisogno di cure nutrizionali. A rischio anche 1,3 milioni di donne in gravidanza e madri che allattano.

La crisi della malnutrizione in Afghanistan continua ad aggravarsi e le previsioni per il 2027 destano forte preoccupazione. Oltre 4 milioni di bambini potrebbero aver bisogno di cure contro la malnutrizione, mentre circa 1,09 milioni rischiano di soffrire della forma grave.

La crisi coinvolge anche le donne: si stima che quasi 1,3 milioni di donne in gravidanza e madri che allattano potrebbero essere colpite dalla malnutrizione, con conseguenze sulla salute materna e sullo sviluppo dei bambini.

La situazione peggiora in numerose province

Il numero delle province afghane con livelli critici di malnutrizione è passato da 7 nel 2025 a 10 nel 2026 e potrebbe raggiungere quota 14 nel 2027.

Tra le aree maggiormente colpite figura il sud del Paese, in particolare la provincia di Helmand, dove i servizi nutrizionali sono sottoposti a una pressione crescente e faticano a rispondere ai bisogni delle famiglie.

Alimentazione insufficiente e mancanza di acqua potabile

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda i bambini tra i 6 e i 24 mesi: soltanto uno su tre riceve un’alimentazione sufficientemente varia e nutriente per una crescita sana.

La diffusione di malattie come il morbillo e la diarrea acquosa acuta aggrava ulteriormente la situazione. Inoltre, quasi la metà delle famiglie non dispone di un accesso adeguato all’acqua pulita, aumentando i rischi per la salute dei più piccoli.

Il rischio dei tagli agli aiuti umanitari

L’aumento stagionale dei casi e la possibile riduzione dei finanziamenti umanitari potrebbero limitare l’accesso alle cure, ai programmi di prevenzione e ai servizi sanitari essenziali.

Gli interventi tempestivi sono fondamentali: individuare precocemente la malnutrizione, garantire alimenti nutrienti e mantenere attivi i servizi di cura può salvare vite e impedire che le condizioni dei bambini peggiorino.

Prevenire per salvare vite

La sfida non consiste soltanto nel curare i bambini già gravemente malnutriti, ma anche nel prevenire nuovi casi attraverso un sostegno continuativo alle famiglie, l’accesso all’acqua potabile, servizi sanitari adeguati e programmi nutrizionali sostenibili.

Le cifre per il 2027 sono previsioni, non casi già accertati. Rappresentano tuttavia un serio campanello d’allarme: senza finanziamenti stabili e interventi tempestivi, milioni di bambini afghani potrebbero affrontare una crisi ancora più grave.

Per i bambini dell’Afghanistan, l’accesso al cibo, all’acqua pulita e alle cure non può aspettare.

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Territorio

Ddl Caregiver familiare approvato alla Camera, Cardone (Lega): «Dalle parole ai fatti dopo 10 anni di attesa e 257 milioni stanziati»

La Camera approva in prima lettura il disegno di legge sul caregiver familiare promosso dal Ministro Locatelli, con uno stanziamento di 257 milioni di euro. Angelo Cardone (Lega) plaude al traguardo: «Dalle parole ai fatti dopo 10 anni e 30 proposte fallite». Ecco tutte le tutele previste in attesa del Senato 👇

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Caregiver

Roma – Una svolta attesa da oltre un decennio compie il suo primo, decisivo passo istituzionale. L’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati del disegno di legge sul riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare segna uno spartiacque per il welfare italiano. Il provvedimento, promosso con determinazione dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e sostenuto con fermezza dalla maggioranza di governo, mira a colmare un vuoto normativo e culturale che per troppo tempo ha lasciato nell’ombra milioni di persone che dedicano la propria quotidianità all’assistenza di congiunti non autosufficienti.

A sottolineare la portata storica del via libera parlamentare è intervenuto Angelo Cardone, Responsabile Regionale del Dipartimento Disabilità della Lega, evidenziando il cambio di paradigma che porta finalmente concretezza e risorse reali a supporto dei nuclei familiari: «L’approvazione in prima lettura alla Camera del disegno di legge sul riconoscimento del caregiver familiare, promosso dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, è un risultato che la Lega sostiene con convinzione. Dopo dieci anni in cui sono naufragate oltre trenta proposte di legge, arriva finalmente una norma per la dignità e il riconoscimento di tante persone che amano, che curano e non vogliono essere sostituite, ma affiancate in questo complesso compito di cura e di vita».

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Oltre trenta proposte arenate in dieci anni: la fine dell’invisibilità sociale

Il percorso parlamentare che ha condotto al voto favorevole di Montecitorio giunge dopo anni di dibattiti frammentari e promesse rimaste a lungo lettera morta. Negli ultimi due lustri, infatti, le aule legislative avevano visto decadere più di trenta testi di legge, impantanati tra carenze di copertura economica, divergenze di visione e una cronica incapacità di strutturare un testo organico. L’accelerazione impressa dall’esecutivo risponde a un’esigenza non più rinviabile di giustizia sociale, nata dal confronto continuo con le federazioni e le realtà associative che operano a stretto contatto con la disabilità gravissima e la fragilità complessa.

Il testo licenziato dall’aula non si limita a una definizione simbolica, ma delinea un’architettura di tutele differenziate e progressive. Viene infatti introdotta una graduazione mirata che parte dall’individuazione del caregiver familiare convivente e prevalente, la figura che sopporta il carico assistenziale più gravoso dal punto di vista fisico, psicologico e relazionale, per poi estendere la tutela e il riconoscimento a tutti i caregiver familiari che compongono la rete di protezione affettiva del congiunto. Una distinzione essenziale per calibrare gli interventi in base all’effettiva intensità del bisogno, garantendo risposte flessibili attraverso servizi di sollievo, consulenza specialistica e sostegni diretti.

Risorse certe: 257 milioni di euro per il 2027 e cumulabilità delle misure

Un aspetto centrale del provvedimento risiede nella sua solidità finanziaria. Troppo spesso, in passato, le norme di principio sono rimaste inapplicate a causa dell’assenza di adeguati capitoli di spesa nei bilanci dello Stato. In questo quadro, il disegno di legge dispone una dotazione iniziale di 257 milioni di euro per il 2027, con la previsione esplicita di ulteriori incrementi progressivi nelle leggi di bilancio successive per accompagnare l’estensione a regime delle tutele previste.

Cardone ha tenuto a rimarcare l’importanza dell’impianto economico e normativo, evidenziando come la legge eviti trappole burocratiche o penalizzazioni patrimoniali per chi presta assistenza: «Una legge seria che mette in campo risorse concrete e consente di accedere al sostegno senza dover rinunciare ad altre misure. Oggi qualcuno sostiene che questa legge non sia abbastanza. Si potrà certamente fare di più, ma è grazie alla Lega che dopo anni di parole si passa finalmente ai fatti con tutele certe e fondi dedicati. Questo provvedimento costituisce una base solida e un punto fermo imprescindibile da cui proseguire per rafforzare continuamente gli interventi nel tempo».

Il valore del lavoro di cura e la sfida del passaggio al Senato

Il principio cardine su cui si fonda la normativa è la salvaguardia del benessere globale del caregiver. Chi assiste un familiare non autosufficiente convive quotidianamente con il rischio di isolamento sociale, esaurimento emotivo e abbandono prematuro del percorso lavorativo, dinamiche che colpiscono in misura preponderante le donne e i familiari in età matura. Riconoscere questa figura significa istituire percorsi di supporto psicologico, agevolazioni nell’organizzazione lavorativa, valorizzazione delle competenze acquisite nel lavoro di cura e accesso semplificato alla rete dei servizi sociosanitari territoriali integrati.

Dopo il primo via libera incassato alla Camera dei Deputati, la palla passa ora al Senato della Repubblica per la seconda lettura e la definitiva conversione in legge dello Stato. L’obiettivo condiviso dalle forze di maggioranza e dal Ministero per le Disabilità è giungere a una rapida approvazione a Palazzo Madama, consegnando all’Italia un quadro normativo moderno, capace di affiancare chi si prende cura dei più fragili e di restituire valore umano, economico e sociale a un pilastro insostituibile della nostra comunità.

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