Milano – Gli echi degli scontri di piazza, delle vetrine infrante e dei saccheggi che negli ultimi giorni hanno ferito il tessuto urbano delle principali città italiane riaprono con forza il dibattito sulla sicurezza, sull’ordine pubblico e sulla gestione della violenza giovanile. Scene di devastazione che hanno visto protagonisti gruppi organizzati composti in larga misura da minorenni, capaci di muoversi con metodica spregiudicatezza dietro il paravento della protesta ideologica per compiere atti di puro vandalismo predatorio. Di fronte all’emergenza, il mondo politico è chiamato a dare risposte che vadano oltre l’indignazione di facciata, interrogandosi sulla tenuta del nostro patto sociale e sull’efficacia degli strumenti normativi a tutela della legalità.
In questo scenario interviene con decisione Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, commentando con parole di netto apprezzamento le recenti iniziative legislative e le prese di posizione avanzate dai vertici di Forza Italia. «Bene Matteo Perego di Cremnago e Forza Italia: chi devasta e saccheggia deve sapere che le proprie azioni hanno conseguenze immediate e ineludibili – esordisce Sforzini –. Il principio cardine di ogni convivenza civile è elementare: chi rompe paga, chi saccheggia restituisce ciò che ha sottratto alla collettività. È questa la cultura della responsabilità che deve rappresentare la cifra identitaria di un centrodestra serio e capace di governare la nazione».
Oltre l’imputabilità penale: portare a zero l’età della responsabilità civile ed educativa
Il confronto parlamentare di queste ore si concentra su due proposte di legge di primo piano: da un lato l’iniziativa firmata dalla deputata azzurra Marta Fascina, volta a rimodulare l’età dell’imputabilità penale per i reati di particolare allarme sociale, e dall’altro i richiami del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago sul coinvolgimento diretto e patrimoniale dei nuclei familiari nell’educazione dei figli. Una direzione che Sforzini accoglie con favore, rilanciando tuttavia una formula dottrinaria ancora più incisiva e articolata per evitare che la giustizia minorile si riduca a un mero dilemma tra carcerazione e impunità totale.
«Essere minorenni non può più significare essere considerati aprioristicamente irresponsabili delle proprie azioni – sottolinea con vigore il presidente di Rinascimento Nazionale –. La proposta Fascina interviene opportunamente sulla soglia dell’imputabilità, così come Perego ha fatto bene a richiamare la priorità educativa delle famiglie. Noi proponiamo di completare e perfezionare questa impostazione: non dobbiamo limitarci ad abbassare semplicemente l’età della pena detentiva, dobbiamo avere il coraggio di portare a zero l’età della responsabilità».
Una distinzione concettuale che non mira a riempire gli istituti penitenziari di adolescenti, ma a ristabilire il nesso causale tra il gesto compiuto e la sanzione riparatoria: «Naturalmente – chiarisce Sforzini – con conseguenze graduate, diverse a seconda delle fasce d’età e rigorosamente incardinate nelle forme previste dal nostro ordinamento. Non si tratta di criminalizzare l’infanzia, ma di insegnare fin dai primi anni di vita che la libertà individuale trova il suo limite invalicabile nel rispetto del bene comune. Chi arreca un danno a un bene pubblico, a una fermata dell’autobus, a un negozio o a una volante della polizia deve essere chiamato a riparare materialmente quel danno, attraverso percorsi di utilità sociale e lavoro per la comunità».
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Il «Diritto alla Comunità»: una dote vincolata per oratori, sport e associazionismo
Ma la visione di Rinascimento Nazionale rifiuta una postura puramente punitiva. Per Sforzini, un centrodestra che ambisca a guidare la nazione con maturità statista non può fermarsi al binario della repressione, pena la condanna all’inefficacia: «Un centrodestra capace di governare il Paese deve saper fare anche l’altra metà del lavoro, quella più difficile ma più feconda. La risposta della destra liberale e conservatrice non può esaurirsi nella compilazione di nuove fattispecie di reato. Dobbiamo aggredire il vuoto pneumatico in cui crescono troppi giovani, sottrarli all’isolamento e ricostruire attorno a loro una rete viva di corpi intermedi».
Da qui scaturisce la proposta programmatica centrale avanzata dal Centro Studi: l’istituzione formale di un «Diritto alla Comunità». «Proponiamo l’erogazione di una dote specifica – illustra Luca Sforzini –, destinata prioritariamente ai ragazzi e agli adolescenti appartenenti alle famiglie economicamente più fragili. Una risorsa economica che non sia un sussidio assistenziale a pioggia, ma un credito vincolato, spendibile esclusivamente in attività formative ad alto impatto sociale: società sportive dilettantistiche, associazioni culturali, volontariato civico, laboratori teatrali e musicali, oratori e centri parrocchiali».
L’obiettivo è strappare i giovani all’emarginazione e alla noia nichilista che troppo spesso sfocia nella violenza di gruppo o nelle baby gang, offrendo loro un contesto strutturato di regole, gerarchie positive e cameratesca solidarietà che solo la pratica sportiva, l’arte o l’impegno solidale sanno trasmettere. Uno strumento concreto per livellare i punti di partenza, garantendo che nessun ragazzo rimanga escluso dalla vita comunitaria per ragioni di censo.
Spazi pubblici aperti la sera: scuole, palestre e biblioteche restituite ai cittadini
La proposta di Sforzini tocca poi un tasto nevralgico della gestione urbana e delle infrastrutture pubbliche, denunciando lo spreco intollerabile di spazi che restano deserti proprio nelle ore in cui i giovani sono più esposti al rischio della strada: «Dobbiamo avere il pragmatismo di aprire nel pomeriggio, la sera e nei fine settimana le scuole, le palestre scolastiche, le aule studio, le biblioteche e tutti gli spazi pubblici che i contribuenti italiani hanno già pagato a caro prezzo con le loro tasse. È assurdo che alle due del pomeriggio migliaia di complessi scolastici dotati di campi da gioco, teatri e laboratori vengano chiusi con i lucchetti, lasciando i cortili vuoti e i ragazzi a bivaccare negli angoli bui delle periferie o nelle stazioni ferroviarie».
Aprire le scuole oltre l’orario didattico, affidandone la gestione con apposite convenzioni al terzo settore, alle parrocchie, alle federazioni sportive e alle associazioni giovanili, significa trasformare le strutture educative in autentici presidi permanenti di legalità e aggregazione. Una misura a costo ridotto ma dall’altissimo rendimento sociale, capace di rigenerare i quartieri più complessi e di offrire alternative concrete alla devianza.
Lo Stato forte e la società libera: la sfida di un centrodestra di governo
L’analisi del presidente di Rinascimento Nazionale tocca infine la dimensione psicologica e antropologica delle nuove generazioni, schiacciate tra la solitudine virtuale degli smartphone e la totale assenza di appartenenza territoriale: «Se per un quindicenne di oggi è infinitamente più facile entrare in un canale Telegram o in una chat di messaggistica istantanea piuttosto che entrare in una comunità reale fatta di carne, sguardi, sudore e confronto leale, nessun codice penale al mondo potrà mai bastare ad arginare il declino».
«Questa è la vera risposta che un centrodestra di governo deve avere l’ambizione di offrire all’Italia – conclude Sforzini –: da una parte uno Stato forte e autorevole, implacabile nel garantire la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena per chi viola la legge; dall’altra una società civile libera e robusta, sostenuta dalle istituzioni nel creare legami di appartenenza, senso dell’onore e coesione. Chi sbaglia restituisce e paga il suo debito; chi governa ha il sacro dovere di ricostruire le opportunità». Una sintesi che traccia una rotta chiara per le prossime riforme dell’esecutivo sul terreno cruciale della sicurezza e delle politiche per le nuove generazioni.