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Eventi

TeatroBasilica di Roma, al via «Frankenstein (History of Hate)»: il capolavoro visivo e performativo dei Motus nella stagione «Minima»

Al TeatroBasilica di Roma debutta «Frankenstein (History of Hate)» dei Motus: Mary Shelley riletta tra apocalisse ambientale, cinema e teatro dal 23 al 25 ottobre. 👇

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FRANKESTEIN©CosimoTrimboli

Roma – La potenza espressiva e visionaria del teatro di ricerca contemporaneo torna a scuotere la Capitale con uno degli appuntamenti più attesi e deflagranti della stagione autunnale. Dal 23 al 25 ottobre 2026, il prestigioso palcoscenico del TeatroBasilica di Roma ospita Frankenstein (History of Hate), la nuova e complessa creazione della storica compagnia d’avanguardia Motus, ideata e diretta con audacia da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande. L’opera si inserisce all’interno di Minima, l’ottava e ambiziosa stagione teatrale firmata dalla direzione artistica del regista Alessandro Di Murro e dell’attrice Daniela Giovanetti, confermando lo spazio romano come uno dei centri nevralgici più vivi del dibattito scenico nazionale.

Lo spettacolo andrà in scena venerdì 23 ottobre alle ore 21:00, sabato 24 ottobre alle ore 19:30 e domenica 25 ottobre alle ore 16:30, offrendo agli spettatori romani l’opportunità di confrontarsi con una drammaturgia che travalica i confini della recitazione tradizionale. A partire dal capolavoro letterario dato alle stampe da Mary Wollstonecraft Shelley nel lontano 1818, i Motus compiono un’operazione di riscrittura radicale, dando vita a un autentico “film performato” che intreccia indissolubilmente il linguaggio cinematografico, la presenza fisica degli interpreti e la suggestione sonora per interrogare le ferite più brucianti e sanguinanti del nostro presente.

Un film performato tra ecomostri calabresi e apocalisse contemporanea

La rilettura proposta da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande compie uno scarto vertiginoso rispetto all’iconografia classica del mito gotico. I ghiacci polari del Polo Nord e le nevi eterne dell’Artico descritte nel romanzo ottocentesco vengono trasfigurati e calati in una geografia mediterranea desolata, arida e post-industriale. L’azione si sposta tra le coste e le scogliere della Calabria, tra spiagge accecate da un sole feroce e gli scheletri di cemento armato degli “ecomostri” edilizi incompiuti, simboli plastici della devastazione ambientale perpetrata dall’uomo a danno del pianeta.

In questo paesaggio di fine del mondo, tra incendi boschivi che divorano l’orizzonte, echi sordi di conflitti bellici genocidi e il ronzio minaccioso dei droni assassini che solcano i cieli, il capitano Walton e la fantasmatica sorella Margaret – che si fonde con la figura della stessa Mary Shelley in un raffinato gioco di doppi – non esplorano terre vergini, ma testimoniano gli ultimi rantoli della nostra malandata umanità. Protagonista assoluto della partitura visiva è il mare: una distesa liquida che abbaglia all’alba e si fa plumbea al tramonto, un elemento ancestrale che risucchia e sputa senza sosta i corpi estenuati e feriti della Creatura e del dottor Victor Frankenstein, impegnati in un inseguimento disperato, privo di meta e di redenzione.

Sul palcoscenico romano si muoveranno dal vivo Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu e lo stesso Enrico Casagrande, affiancati dalla presenza video ipnotica di Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou, con la ricerca drammaturgica di Ilenia Caleo e gli ambienti sonori curati da Demetrio Cecchitelli. Un impianto corale che integra il contributo video tratto dal film documentario [ÒDIO], progetto vincitore del prestigioso bando internazionale Italian Council 2024.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
LETTERATURA & CLASSICI SENZA TEMPO

Frankenstein – Mary Shelley

L’opera immortale che ha rivoluzionato il mito del mostro: la tragedia del rifiuto, il dilemma etico della creazione scientifica e la struggente ricerca di un’appartenenza negata.

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Odio cieco e tenerezza radicale: la vertigine morale della Creatura

Il fulcro tematico e filosofico del lavoro di Motus risiede nell’indagine implacabile sul meccanismo dell’odio e sulla sua genesi psicologica e sociale. La Creatura assemblata dal dottor Frankenstein non nasce malvagia: il suo furore distruttivo è l’effetto immediato del disprezzo, dell’abbandono da parte del suo creatore e dell’orrore con cui il consorzio umano la respinge unicamente a causa del suo aspetto esteriore. Negata all’amore, privata del riconoscimento sociale e condannata alla solitudine assoluta, la Creatura trova nella violenza l’unico linguaggio rimasto per comunicare con un mondo che ne rifiuta l’esistenza.

Eppure, sotto la coltre di rancore e di vendetta, lo spettacolo fa emergere con straordinaria intensità la possibilità di una “tenerezza radicale”. Una pietas dolorosa che accomuna vittima e carnefice, creatura e creatore, mostrandoli come due facce speculari della medesima tragedia. «La creatura continuerà a esistere perché non ha mai vissuto» – recita uno dei passaggi più toccanti della partitura drammaturgica –, ricordandoci che il mostro generato dalla società è immortale proprio perché incarna l’insieme delle nostre rimozioni collettive, delle colpe non espiate e dell’incapacità di accogliere la diversità senza trasformarla in nemico.

La coproduzione internazionale che sostiene il progetto – che vede insieme i Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, il Teatro Nazionale di Genova, la svizzera Snaporazverein e il Romaeuropa Festival, con residenze artistiche supportate da AMAT e Sardegna Teatro – testimonia l’eccezionale caratura artistica di un allestimento capace di parlare a platee globali.

Il TeatroBasilica: il presidio dell’arte indipendente nel cuore di Roma

L’arrivo di Frankenstein (History of Hate) consolida il ruolo centrale del TeatroBasilica all’interno del tessuto culturale capitolino. Diretto con coraggio e coerenza estetica da Daniela Giovanetti e Alessandro Di Murro, con la supervisione artistica di un maestro della scena come Antonio Calenda e l’organizzazione affidata al collettivo Gruppo della Creta, lo spazio romano continua a proporre cartelloni di altissimo profilo dove la ricerca formale dialoga costantemente con la riflessione civile e politica.

La stagione Minima si propone esattamente questo traguardo: spogliare l’evento teatrale dagli orpelli decorativi per restituirgli la sua natura essenziale di rito collettivo, spazio di messa in crisi delle certezze e specchio scomodo del tempo presente. Con la trilogia di repliche dei Motus dal 23 al 25 ottobre, il TeatroBasilica offre al pubblico romano una delle esperienze sceniche più potenti e necessarie della stagione.

I biglietti per le tre recite sono disponibili al botteghino della sala (aperto un’ora prima dell’inizio degli spettacoli) e attraverso i canali di prevendita online ufficiali (www.teatrobasilica.com). Un evento da non perdere per chiunque creda ancora nella forza trasformatrice del teatro d’autore.

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Ambiente

Cammino Naturale dei Parchi, dieci anni di turismo lento tra Lazio e Abruzzo: workshop all’Appia Antica e trek sui Monti Prenestini verso il nuovo soggetto gestore

Decennale del Cammino Naturale dei Parchi: successo a Roma e sui Monti Prenestini per i 10 anni dell’itinerario tra Lazio e Abruzzo verso il nuovo ente gestore. 👇

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Foto convegno

Roma – Il fascino discreto del turismo a passo lento, la salvaguardia attiva della biodiversità appenninica e la riscoperta identitaria delle comunità delle aree interne celebrano un traguardo storico che segna l’avvio di una nuova e ambiziosa stagione gestionale. Nel fine settimana di sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026 si sono svolte le celebrazioni ufficiali promosse dall’Associazione per il Cammino Naturale dei Parchi (ACNP), con il patrocinio della Regione Lazio, per festeggiare il decennale di vita del Cammino Naturale dei Parchi (CNP). Un grande itinerario escursionistico e culturale che da dieci anni cuce insieme riserve naturali, borghi arroccati, foreste millenarie e tesori storici tra Roma e l’Aquila, connettendo il litorale tirrenico alle vette più aspre dell’Appennino centrale.

La due giorni celebrativa ha saputo coniugare il rigore dell’approfondimento istituzionale con l’esperienza diretta sul sentiero, richiamando decine di amministratori pubblici, docenti universitari, naturalisti, guardiaparco e accompagnatori escursionistici di sigle autorevoli come FederTrek e Trekking Italia. Una mobilitazione corale che ha confermato la vitalità di un progetto nato dal basso ma divenuto un modello di governance territoriale, pronto oggi a compiere il salto di qualità definitivo attraverso l’individuazione di un nuovo ed efficiente soggetto gestore unico.

Il convegno alla Sala Cederna: governance, biodiversità e prospettive del cammino

I festeggiamenti hanno preso avvio sabato 17 ottobre a Roma, nella suggestiva cornice della Sala Cederna all’interno della sede del Parco Regionale dell’Appia Antica. Davanti a una platea di circa settanta delegati e professionisti dell’outdoor, la mattinata si è aperta con gli indirizzi di saluto del Presidente dell’Ente Parco ospitante, il dottor Fabrizio Molina, e del dottor Federico Pompili, intervenuto in rappresentanza dell’Assessore all’Agricoltura, Parchi e Bilancio della Regione Lazio Giancarlo Righini. Entrambi hanno rimarcato come i cammini naturalistici non rappresentino semplici tracciati cartografici, bensì infrastrutture verdi strategiche per contrastare lo spopolamento dell’entroterra e favorire economie sostenibili.

I lavori tecnici, coordinati dal Presidente dell’ACNP Sandro Caracci (già storico presidente del Parco dei Castelli Romani) e moderati dal Consigliere Maurizio Fontana (ex dirigente regionale), sono entrati nel vivo con le relazioni degli esperti dell’associazione Leonardo Pucci, Emilia De Sanctis e Massimo Pacifici, che hanno ripercorso la genesi del CNP, le emergenze floristiche e faunistiche attraversate e le sfide di manutenzione ordinaria. Di rilievo anche l’intervento del dottor Libero Middei, Direttore del Museo Civico Naturalistico dei Monti Prenestini, e di Andrea Santosuosso, coordinatore di Trekking Italia – Sezione Lazio. A trarre le conclusioni è stato il dottor Alberto Foppoli, Presidente del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, ente capofila delle aree protette federate lungo il percorso.

La successiva tavola rotonda ha aperto un confronto serrato sull’assetto gestionale futuro, arricchita dai contributi di Francesco Senatore (FederTrek), Marco Loppi (Montura Store Roma), del giornalista e scrittore Andrea Ferraretto, Antonio Cricenti (Sentiero Verde), Anna Maria Romani (Rete Via di Francesco) e Barbara Cerro (Consigliera del Comune di Marino). Significativa anche la partecipazione della Sindaca di Ciampino Emanuela Colella, di Silvio Marino (delegato AEVF per Roma Capitale), del fotografo naturalistico Marco Branchi, di Marco Bartolelli (Assoeuro) e di Roberto Federici del Comitato Parco della Caffarella.

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Cammini d’Italia: Guida ai percorsi a piedi – Terre di Mezzo

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Il trek ufficiale: da Capranica Prenestina al nido d’aquila di Guadagnolo

Domenica 18 ottobre la celebrazione del decennale ha abbandonato i tavoli di lavoro per calzare gli scarponi da trekking lungo uno dei tratti più spettacolari e panoramici dell’intero itinerario: la quarta tappa del CNP, che si snoda nel cuore della dorsale dei Monti Prenestini. Più di sessanta camminatori – tra accompagnatori professionisti, personale e guardiaparco dei Parchi Regionali dei Castelli Romani e dei Monti Lucretili, e giovani volontari del Servizio Civile Universale – si sono dati appuntamento per mettersi in marcia sotto la guida esperta del Direttore del Parco dei Castelli Romani Francesco Ciferri e del Direttore museale Libero Middei.

La giornata è iniziata con una visita culturale guidata alle sale del Museo Civico Naturalistico di Capranica Prenestina, autentico scrigno delle ricchezze geologiche, botaniche e paleontologiche del territorio. Successivamente, la carovana si è incamminata lungo i sentieri di cresta, immersa in un foliage autunnale mozzafiato con viste aperte che spaziavano dal Mar Tirreno alla catena montuosa dei Simbruini. Durante la salita, i naturalisti Leonardo Pucci e Libero Middei hanno tenuto vere e proprie lezioni all’aperto sull’interpretazione dell’habitat montano, illustrando le specie endemiche di flora calcicola e le abitudini dell’avifauna nidificante.

L’ascesa si è conclusa felicemente a Guadagnolo, borgo leggendario arroccato a oltre 1.200 metri di quota, noto per essere il centro abitato non montano più alto dell’intera regione Lazio. Ad accogliere i camminatori è stato il restaurato Ostello del Borgo, dove l’associazione ha offerto un partecipato momento conviviale a base di dolci tipici e produzioni enogastronomiche d’eccellenza delle valli prenestine, rinsaldando il legame vitale tra camminatori e comunità ospitanti.

Il modello virtuoso di rete: verso una gestione unica e stabile

Il bilancio trionfale della due giorni organizzata dall’ACNP certifica la maturità del Cammino Naturale dei Parchi come eccellenza del turismo dolce italiano. Dieci anni dopo la sua ideazione, il cammino non è solo un grande percorso a piedi di 430 chilometri suddiviso in 25 tappe, ma un laboratorio permanente di cooperazione istituzionale che unisce sette diverse aree protette e decine di municipi montani altrimenti marginalizzati dai flussi turistici tradizionali.

La sfida che si apre per il prossimo decennio è quella della stabilità gestionale. L’individuazione condivisa del futuro soggetto gestore, forte dell’alleanza tra l’Associazione ACNP, i Parchi regionali e la Regione Lazio, permetterà di garantire una manutenzione costante della sentieristica, una promozione internazionale coordinata e una ricettività diffusa capace di generare occupazione stabile per le giovani guide e gli operatori del territorio.

Dall’Appia Antica a Guadagnolo, il Cammino Naturale dei Parchi dimostra che la tutela dell’ambiente e lo sviluppo socioeconomico possono camminare insieme, passo dopo passo, nel segno della bellezza e del rispetto della terra.

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Eventi

Premio Penisola Sorrentina 2026: a Manuela Cacciamani il prestigioso riconoscimento speciale per la guida di Cinecittà

Premio Penisola Sorrentina 2026: il 31 ottobre al Teatro Tasso di Sorrento assegnato il riconoscimento speciale a Manuela Cacciamani, AD di Cinecittà, nell’ambito della rassegna dedicata a “La Repubblica dei luoghi” per gli 80 anni della Costituente. 👇

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Manuela-Cacciamani-AD-Cinecitta©KarenDiPaola-Copia

Roma – Il grande cinema italiano celebra le sue eccellenze e rende omaggio ai protagonisti che guidano la rinascita industriale e culturale dell’audiovisivo nazionale. Il prestigioso Premio Penisola Sorrentina ha annunciato l’assegnazione del riconoscimento speciale della sua trentunesima edizione a Manuela Cacciamani, Amministratore delegato di Cinecittà. La solenne cerimonia di premiazione si svolgerà il prossimo 31 ottobre 2026 nella suggestiva cornice del Teatro Tasso di Sorrento, all’interno di un atteso spettacolo televisivo che radunerà le massime autorità istituzionali, artisti di fama internazionale e i principali player della filiera cinematografica.

Il conferimento del riconoscimento a Manuela Cacciamani si inserisce a pieno titolo nel solco tematico che caratterizza l’edizione 2026 della rassegna, intitolata «La Repubblica dei luoghi». Il progetto, ideato dal direttore artistico e fondatore Mario Esposito, è nato per celebrare una ricorrenza di fondamentale valore storico e civile: l’ottantesimo anniversario dell’avvio dei lavori dell’Assemblea Costituente (1946–2026). Un format audiovisivo e culturale che indaga il legame inscindibile tra identità territoriale, coesione sociale e memoria repubblicana, identificando nelle grandi istituzioni culturali i pilastri su cui poggia l’immagine dell’Italia nel mondo.

«La Repubblica dei luoghi» e gli 80 anni della Costituente: il concept di Mario Esposito

La trentunesima edizione del Premio Penisola Sorrentina compie una scelta curatoriale di straordinaria densità intellettuale. Attraverso «La Repubblica dei luoghi», Mario Esposito ha voluto costruire una narrazione per immagini capace di collegare l’epopea della ricostruzione democratica post-bellica con le sfide della modernità. I luoghi fisici della nazione non sono semplici sfondi geografici o scenografie inerti, ma veri e propri spazi simbolici in cui si è sedimentata la coscienza democratica del Paese. Tra questi, Cinecittà occupa un posto d’onore assoluto: la celebre «fabbrica dei sogni» di via Tuscolana a Roma è stata, fin dalla rinascita del secondo dopoguerra con il Neorealismo, il laboratorio in cui l’Italia ha imparato a raccontarsi e a farsi amare nel mondo.

In tale prospettiva, premiare la figura al vertice degli storici stabilimenti capitolini assume una valenza che trascende il singolo merito manageriale: significa tributare il giusto onore a un presidio strategico della cultura italiana, capace di fondere la sacralità del patrimonio storico con l’efficienza industriale, l’innovazione tecnologica e la competitività sui mercati internazionali. Cinecittà incarna perfettamente il concetto di luogo-repubblica, spazio aperto in cui la creatività dei maestri dialoga quotidianamente con le maestranze tecniche, l’artigianato d’arte e le nuove generazioni di autori digitali.

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Cinema & Industria Audiovisiva

Storia di Cinecittà: La Fabbrica dei Sogni e l’Evoluzione dell’Industria Cinematografica Italiana

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La leadership di Manuela Cacciamani: tutela della tradizione e sviluppo strategico

La motivazione del premio tributato a Manuela Cacciamani sottolinea con forza l’eccellenza del suo percorso professionale e umano. Imprenditrice, produttrice e manager di consolidata esperienza nell’ambito dell’innovazione digitale e della produzione audiovisiva, la Cacciamani ha saputo imprimere a Cinecittà una spinta energica e lungimirante sin dall’inizio del suo mandato. Sotto la sua guida, gli Studios romani stanno consolidando la propria duplice missione: da un lato, la salvaguardia, il restauro e la valorizzazione del patrimonio filmico classico che ha reso celebre il cinema italiano in ogni continente; dall’altro, il potenziamento infrastrutturale e tecnologico per attrarre colossali produzioni internazionali, serie televisive d’alta gamma e progetti indipendenti.

Il lavoro svolto da Manuela Cacciamani rappresenta un modello virtuoso di gestione aziendale applicato ai beni culturali. Attraverso investimenti mirati nella digitalizzazione, nella sostenibilità ecologica dei set e nell’implementazione dei più avanzati teatri di posa virtuali, Cinecittà si conferma un motore economico di primaria grandezza, in grado di generare un indotto straordinario per l’occupazione specializzata, dai costumisti agli scenografi, dagli ingegneri del suono ai tecnici degli effetti visivi.

Il palmarès e la caratura istituzionale del Premio Penisola Sorrentina

Giunto alla sua trentunesima edizione consecutiva, il Premio Penisola Sorrentina rappresenta uno dei presidi culturali più autorevoli e longevi d’Italia nel settore dello spettacolo. Inserita stabilmente nel piano nazionale di promozione del Ministero della Cultura e sostenuta attivamente dal piano strategico regionale della Film Commission Regione Campania, la kermesse ha saputo costruire nel tempo un ponte fecondo tra il Sud e i vertici dell’industria culturale internazionale.

Il prestigio della manifestazione è testimoniato da un albo d’oro di assoluta eccezionalità. Nel palmarès storico del riconoscimento figurano infatti i nomi di ex Capi di Stato, Premi Oscar, leggende della cinematografia, registi visionari, intellettuali e le voci più amate del teatro e della televisione. Un traguardo che conferma l’attenzione rigorosa della giuria nella selezione di figure capaci di lasciare un’impronta indelebile nella società civile attraverso la forza espressiva delle arti visive.

La serata del 31 ottobre al Teatro Tasso: una vetrina televisiva d’eccellenza

Il momento culminante della manifestazione si consumerà nella serata di sabato 31 ottobre 2026 sul palcoscenico del Teatro Tasso di Sorrento, storico cuore pulsante della vita artistica costiera. L’evento sarà strutturato come un vero e proprio gala televisivo, concepito per restituire al grande pubblico la ricchezza delle testimonianze raccolte e la spettacolarità delle esibizioni dal vivo.

La consegna del premio a Manuela Cacciamani sarà uno dei vertici emotivi e istituzionali dello show. In una terra come la Penisola Sorrentina, storicamente eletta a set cinematografico a cielo aperto dai più grandi registi – da Dino Risi con Pane, amore e… interpretato da Sophia Loren e Vittorio De Sica, fino alle più recenti pellicole d’autore –, il tributo all’Ad di Cinecittà sancisce l’abbraccio ideale tra le radici della grande tradizione cinematografica mediterranea e le rotte future della settima arte.

Un appuntamento di alto profilo che ribadisce come il cinema, quando è sostenuto da una guida manageriale solida e da rassegne di riconosciuto valore culturale, continui a essere il più formidabile ambasciatore della bellezza, dell’ingegno e dell’identità della Repubblica italiana nel mondo.

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Matteo Basilé a Parigi con “Magnifica Humanitas”: due secoli di fotografia e l’enigma del volto nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Dal 12 novembre al 22 gennaio 2027 l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta “Magnifica Humanitas”, la straordinaria mostra di Matteo Basilé a cura di Antonio Calbi e Dominique Moulon: un viaggio tra ritratti unici al fumo di candela, film sul trasumanar dantesco, installazioni phygital e la musica dal vivo di Marco del Bene per difendere l’identità del volto umano nell’era dell’Intelligenza Artificiale. 👇

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LA TRAVERSEE_2026_Matteo Basile_Istituto Italiano di Cultura di Parigi_Courtesy of the artist

Parigi – Nell’anno in cui l’arte fotografica celebra i suoi primi due secoli di storia – a duecento anni esatti da quel 1826 in cui Joseph Nicéphore Niépce fissò per la prima volta la luce su una lastra di peltro – la capitale francese si prepara ad accogliere uno degli eventi più densi, filosofici e visionari del panorama contemporaneo europeo. Dal 12 novembre 2026 al 22 gennaio 2027, i monumentali saloni dell’Hôtel de Galliffet, sede storica dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi al civico 50 di Rue de Varenne nel VII arrondissement, ospiteranno la grande mostra monografica di Matteo Basilé intitolata «MAGNIFICA HUMANITAS. Duecento anni di fotografia, un’umanità da difendere», curata da Antonio Calbi e Dominique Moulon. Un percorso espositivo di eccezionale respiro che riunisce circa quaranta capolavori tra stampe fotografiche uniche, installazioni video, un film d’autore e una suggestiva installazione ambientale.

Romano, classe 1974, erede diretto della leggendaria dinastia artistica dei Cascella che da generazioni segna la storia dell’arte italiana, Matteo Basilé rappresenta una figura cardine nel rinnovamento del linguaggio visivo tra la fine del Novecento e il nuovo millennio. Negli anni Novanta, in una stagione in cui la contaminazione pionieristica tra grana della pellicola analogica e primi pixel digitali appariva ancora come un azzardo di laboratorio per pochi sperimentatori, Basilé è stato tra i primi in assoluto a intuire che la rivoluzione tecnologica non avrebbe decretato la morte della pittura o della fotografia classica, ma ne avrebbe schiuso una dimensione ulteriore. Dopo aver calcato i palcoscenici istituzionali più prestigiosi – dalla Biennale d’Arte di Venezia al MACRO di Roma, dal MART di Rovereto alla Triennale di Milano, fino alle acclamate rassegne internazionali al Guardian Art Center di Pechino – il maestro approda a Parigi con un’esposizione che segna una cesura fondamentale: la sua prima grande personale concepita quasi per intero in bianco e nero.

La sfida all’algoritmo: il volto segnato come testimonianza di verità

Al centro dell’intera riflessione di «Magnifica Humanitas» vi è una presa di posizione radicale contro l’omologazione visiva imperante nell’era degli algoritmi generativi e dell’Intelligenza Artificiale. Nel momento in cui i feed digitali e i modelli sintetici inondano il mondo di simulacri senza difetti, epidermidi levigate, sguardi asettici e anatomie create dal calcolo probabilistico, Matteo Basilé torna a rivendicare l’imperfezione organica come supremo sigillo di verità. Pori dilatati, rughe profonde, cicatrici, asimmetrie e segni indelebili del vissuto: tutto ciò che la fotografia commerciale e i filtri di bellezza tendono a cancellare e censurare viene qui esaltato e preteso come prova irriducibile di esistenza.

Il titolo della rassegna instaura un dialogo ideale con la prima enciclica di Papa Leone XIV, intitolata proprio Magnifica Humanitas e consacrata alla salvaguardia integrale e alla custodia della persona umana nel pieno della trasformazione cibernetica, intrecciandosi al celebre ciclo Rerum Novarum sviluppato dallo stesso artista. È la riproposizione di una domanda metafisica antica come la coscienza, affrontata però con gli strumenti dell’avanguardia: che cosa rende davvero umano un volto? Quale scintilla misteriosa resiste alla duplicazione algoritmica, custodendo l’irripetibile unicità del singolo individuo di fronte all’abisso della serialità digitale?

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Fotografia Contemporanea & Arti Visive

Capire la Fotografia Contemporanea: Guida ai Linguaggi Visivi, dalle Avanguardie al Digitale

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Pezzi unici, polveri d’archivio e la predella dei santi laici

La sezione dedicata ai ritratti rivela una maestria esecutiva che travalica i confini della consueta riproducibilità tecnica. Ogni opera è un pezzo unico irripetibile: stampe a pigmenti naturali e polveri minerali su pregiata carta cotone, incise manualmente da Basilé. In un cortocircuito simbolico tra sacro e profano, l’artista ha raccolto e impiegato il fumo e la fuliggine delle candele devozionali accese nelle navate delle chiese barocche romane, trasformando la combustione in materia pittorica e chiaroscuro tattile. I soggetti ritratti indossano abiti cerimoniali carichi di memoria storica, concessi dagli archivi della prestigiosa Sartoria Farani e già protagonisti sui set cinematografici immortali di Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini.

Disposti con millimetrica cadenza ritmica lungo mensole lineari che abbracciano l’intero perimetro delle sale settecentesche, i volti compongono una monumentale predella continua. Una solenne processione di santi laici, eremiti urbani, corpi marginali, saggi e folli che si stagliano sotto i soffitti a cassettoni dell’Hôtel de Galliffet, restituendo allo spettatore un teatro dell’umano in cui la sofferenza, la grazia e il tempo si fondono in un’iconografia senza tempo.

Il film sul trasumanar dantesco e le partiture immersive di Marco del Bene

Il percorso espositivo si dilata nella dimensione temporale attraverso un’opera cinematografica centrale, intitolata anch’essa Magnifica Humanitas. Il mediometraggio trae linfa dal concetto dantesco del trasumanar – il neologismo coniato dal Sommo Poeta nel primo canto del Paradiso per indicare l’oltrepassamento dei limiti della condizione terrena – per dare forma a un pellegrinaggio in bianco e nero attraverso un territorio desertico, post-apocalittico e privo di confini geografici. Ispirandosi alla severità etica del neorealismo italiano, alla poesia cruda di Pasolini e alla lacerazione metropolitana di cult contemporanei come La Haine di Mathieu Kassovitz, Basilé pedina gli ultimi superstiti della civiltà nella loro disperata ricerca di trascendenza.

L’universo visivo dell’opera trova un perfetto contrappunto organico nelle composizioni musicali originali firmate da Marco del Bene, compositore e produttore tra i più raffinati della scena contemporanea. Il sodalizio artistico tra Basilé e Del Bene si è sviluppato attraverso un dialogo biunivoco e simbiotico, in cui sequenze visive e trame acustiche si sono plasmate a vicenda. Proprio in occasione del vernissage ufficiale – in programma giovedì 12 novembre 2026 alle ore 18:30 – Marco del Bene sarà protagonista di una performance musicale dal vivo all’interno dell’Istituto, immergendo i visitatori in un ambiente sonoro avvolgente che potenzierà la fruizione multisensoriale dell’installazione.

Superstes e l’esperienza phygital: la memoria vegetale oltre la fine dell’uomo

Il culmine narrativo e concettuale dell’esposizione è affidato all’installazione ambientale Superstes, allestita nell’ultima sala dell’Hôtel de Galliffet, dove una serra d’acciaio e vetro viene riconfigurata come un tabernacolo o una cappella laica. All’esterno della struttura vegeta una felce viva, specie vegetale arcaica comparsa sul pianeta prima ancora dei fiori e sopravvissuta a ben cinque grandi estinzioni di massa. Il termine latino superstes definisce colui che resta in vita dopo la catastrofe e che, proprio in virtù di tale sopravvivenza, ha il dovere morale di farsi testimone. Attraverso biosensori ad altissima sensibilità, gli impulsi elettrici generati dalla pianta vengono decodificati in

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