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Spettacolo

I tuttotace pubblicano “Smetti di fare attenzione”: quando il math-rock e la filosofia insegnano ad abbracciare il caos quotidiano

Da venerdì 23 ottobre 2026 arriva su tutte le piattaforme e in radio “Smetti di fare attenzione”, il nuovo singolo dei tuttotace per Red&Blue e ADA Music Italy: un inno tra math-rock, shoegaze e filosofia contro l’ansia da controllo del nostro tempo. 👇

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Cover singolo tuttotace

Milano – In una società iperconnessa, nevrotica e bulimica di stimoli visivi e acustici, dove l’individuo è perennemente sollecitato a monitorare notifiche, performare e controllare ossessivamente ogni istante della propria esistenza, compiere un passo indietro può rivelarsi il più radicale dei gesti sovversivi. Da venerdì 23 ottobre 2026 è disponibile in tutte le radio e sulle piattaforme di streaming musicale «Smetti di fare attenzione», il folgorante nuovo singolo dei tuttotace. Il brano, pubblicato da Red&Blue Music Relations e distribuito su scala globale da ADA Music Italy (divisione di Warner Music Group), segna una tappa fondamentale nel percorso di una delle formazioni più originali, colte ed eclettiche della nuova scena indipendente italiana.

Stilisticamente cesellato su un raffinato impianto math-rock, dove tempi dispari, incastri poliritmici e linee melodiche dense si avvolgono a vicenda, il singolo trasforma l’ansia dell’iperstimolazione moderna in una danza liberatoria. La complessità strumentale – lungi dall’essere un mero esercizio virtuosistico – traduce sul piano plastico il disordine interiore che ciascuno di noi sperimenta ogni giorno, introducendo una disciplina sonora rigorosa che paradossalmente serve a liberare la mente dalla prigione del controllo.

La rivoluzione di distogliere lo sguardo: il math-rock contro il caos quotidiano

Al cuore di «Smetti di fare attenzione» pulsa un paradosso fecondo: il vero atto di ribellione contemporaneo consiste nell’imparare a voltarsi dall’altra parte, nel concedersi il lusso di non capire tutto e di accettare con serenità la perdita. Il contrasto lacerante tra l’infinita congerie di sollecitazioni esterne e la fisiologica incapacità umana di governarle si scioglie nel ritornello-mantra che intitola il pezzo, scandito e ripetuto come un monito terapeutico per disinnescare il panico da prestazione.

A spiegare l’importanza fondativa della canzone nell’universo del gruppo sono gli stessi musicisti: «Per un lungo periodo, “Smetti di fare attenzione” è stato il brano deputato ad aprire i nostri concerti. È sempre stato il nostro inno programmatico, la cifra concettuale attraverso cui tentiamo, con uno sforzo titanico, di abitare e decifrare la realtà che ci circonda. C’è una ragione precisa se gli abbiamo sempre assegnato questo ruolo introduttivo: bisogna arrendersi con umiltà al fatto che non tutto può essere tenuto sotto controllo».

«“In fondo resterà per sempre ciò che sfugge dalle mani” – proseguono i tuttotace citando uno dei passaggi chiave del testo –: è una frase quasi ovvia nella sua semplicità, eppure coglie il nodo della questione. Non si può afferrare tutto, non si può trattenere tutto. Esiste una sproporzione incolmabile tra ciò che riusciamo a conservare dentro di noi e l’immensità di cose che non capiamo né possiamo stringere, e che inevitabilmente scivolano via per sempre. E, come conclude il brano con una leggerezza disarmante, “in realtà va bene”».

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Guida all’Indie Rock e al Post-Rock: Dal Math-Rock allo Shoegaze, la Rivoluzione Indipendente

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Dalle lezioni di filosofia al garage: le quattro anime dei tuttotace

La genesi dei tuttotace è una storia accademica e cameratesca al tempo stesso. Il progetto vede la luce nel 2019 dall’incontro tra Massimo Rusi (voce e chitarra) e Riccardo Quell de Riso Paparo (batteria e percussioni), all’epoca compagni di corso e studenti della facoltà di Filosofia. L’innesto successivo del bassista e corista Federico Bentivoglio e del chitarrista e corista Andrea El Khaloufi, conosciuti anch’essi tra i corridoi dell’ateneo, trasforma quella che era una distrazione post-studio in una vera sala prove dedita all’improvvisazione e alla composizione continuativa. Con il passare degli anni e delle jam session, la band matura la consapevolezza di essere divenuta una creatura autonoma, capace di superare la somma delle singole personalità.

Ciò che rende unico l’impasto timbrico dei tuttotace è la convivenza di matrici musicali apparentemente incompatibili. Massimo Rusi suona la chitarra con un piglio rustico e rurale: si è formato sul fingerpicking acustico e sul country alla Bill Monroe, per poi ibridare la sua scrittura con l’emo cantautorale dei Pinegrove, gli incastri armonici dei Genesis e la grande tradizione del cantautorato italiano di Fabrizio De André e Francesco De Gregori. Riccardo Quell de Riso Paparo governa la ritmica con una perizia tecnica e una carica espressiva debitrici di giganti come Carter Beauford e Vinnie Colaiuta, tanto da essersi guadagnato dai fan più calorosi l’appellativo affettuoso di guida perenne del gruppo.

Federico Bentivoglio, ribattezzato «il signore dell’armonia», porta nelle partiture il rigore melodico dei Beatles, le spigolature indie degli Arctic Monkeys e il grunge psichedelico dei Verdena. Infine, Andrea El Khaloufi, dopo aver abbandonato gli studi classici di pianoforte in Conservatorio sedotto dal rock pesante di Metallica e Tool, ha traslato la sua sensibilità chitarristica verso le dilatazioni sognanti dello shoegaze alla Alcest e le maree post-rock dei Mogwai, agendo da fondamentale catalizzatore sintetico capace di contenere le pulsioni della band in una forma canzone compiuta ed emozionante.

La musica come promemoria emotivo: da «Periferie 1» a «un’altra grande città»

Per i tuttotace la canzone è concepita primariamente come un promemoria dell’inconscio: un dispositivo sonoro incaricato di verbalizzare e trattenere ciò che nel trambusto del quotidiano rimane inespresso. Ciascun testo nasce da una sensazione fugace, ma l’arrangiamento ha il compito di trasfigurarla in qualcosa di inedito, evocando risonanze emotive che non potrebbero essere risvegliate se non attraverso l’ascolto di quella precisa sequenza di note. Il quartetto funziona come una sorta di «quinta persona», un’entità collettiva che grida la propria urgenza espressiva senza compromessi modaioli.

Questa visione artistica ha trovato eco anche nella dimensione visiva, grazie a collaborazioni di rilievo nel cinema e nel giornalismo culturale: per i videoclip dei singoli Questo suono e A cena il gruppo ha lavorato con il team del regista Riccardo Baiocco, redattore della prestigiosa rivista Sentieri Selvaggi, mentre per il video di Signori si è affidato all’estetica di Andrea Boccianti. Tasselli che hanno aperto la strada alla pubblicazione, nel settembre 2026, dell’EP «Periferie 1», prima anticipazione ufficiale del monumentale album d’esordio «un’altra grande città», registrato nell’estate 2025 dopo cinque anni ininterrotti di prove e in arrivo nei primi mesi del 2027.

Oltre venti inediti e il sudore dei club: la promessa dei tuttotace

Forte di un repertorio che conta già oltre venti composizioni inedite pronte per essere incise e suonate dal vivo, la band guarda al futuro con l’entusiasmo di chi ha fatto del palcoscenico il proprio habitat naturale. L’obiettivo dichiarato dei tuttotace non è rincorrere l’algoritmo usa-e-getta, ma costruire una comunità di ascoltatori appassionati, desiderosi di farsi travolgere dalla tensione elettrica dei loro concerti e di cantare con trasporto liberatorio brani densi di verità.

Con «Smetti di fare attenzione», i tuttotace firmano un manifesto generazionale autentico, invitando ciascuno di noi ad abbassare le difese, respirare a fondo e riscoprire la bellezza vertiginosa di tutto ciò che sfugge alla nostra presa.

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Cultura

Anghingò, il gioco si fa danza: il 7 e 8 novembre al Teatro Villa Lazzaroni di Roma il debutto di Compagnia Atacama tra filastrocche e schermi digitali

Che cosa resta del gioco quando scompare il corpo e l’infanzia viene catturata dagli schermi digitali? Il 7 e 8 novembre al Teatro Villa Lazzaroni di Roma debutta in prima assoluta «Anghingò», la nuova travolgente creazione di danza contemporanea della Compagnia Atacama firmata da Patrizia Cavola e Ivan Truol. Ispirato al celebre libro di Piero Dorfles, lo spettacolo riscopre filastrocche, conte e giochi di strada per interrogare il futuro delle relazioni umane tra le nuove generazioni. Date, orari e dettagli 👇

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Anghingò - Foto Eleonora Maggioni EM_3ott (62)

Che cosa resta del gioco, dell’invenzione infantile e della scoperta del mondo quando viene meno l’incontro corporeo, fisico e tangibile con l’altro? In un’epoca in cui l’infanzia e l’adolescenza appaiono sempre più precocemente catturate dall’isolamento dei display luminosi, dalle dinamiche algoritmiche dei social media e dalla fruizione solitaria del videogioco su smartphone e tablet, la danza contemporanea interroga il nostro presente per riaprire una finestra di autenticità e riflessione sociale. Nasce da questa urgenza pedagogica, etica ed estetica «Anghingò», la nuova e attesa creazione firmata da Patrizia Cavola e Ivan Truol per la Compagnia Atacama, che debutterà in prima assoluta sabato 7 e domenica 8 novembre 2026 sul palcoscenico del Teatro Villa Lazzaroni a Roma.

Prendendo ispirazione dalle pagine e dalle riflessioni del celebre saggio «Amblimblè – Rime e riti dei giochi di strada» del giornalista e saggista Piero Dorfles, lo spettacolo si propone di trasformare la memoria ancestrale dei giochi all’aperto, delle conte ritmiche e delle filastrocche popolari in una vibrante partitura coreografica e teatrale. Un lavoro multidisciplinare che non si limita a celebrare una nostalgia sterile per il tempo andato, ma si fa carico di scandagliare le profonde trasformazioni che stanno investendo la sfera relazionale, affettiva e corporea delle giovanissime generazioni nell’era della digitalizzazione pervasiva.

Dalle strade di quartiere al palcoscenico: l’ispirazione da Piero Dorfles

Il punto di partenza concettuale di «Anghingò» affonda le proprie radici in un patrimonio antropologico immateriale di straordinaria ricchezza: quel tempo, non troppo lontano, in cui la strada, il cortile condominiale o la piazza del paese rappresentavano il palcoscenico primario dell’aggregazione sociale tra bambini. Giocare significava prima di tutto incontrarsi, occupare lo spazio pubblico, guardarsi negli occhi, stabilire regole comuni attraverso la negoziazione verbale e, all’occorrenza, scontrarsi e imparare a ricomporre il conflitto all’interno del gruppo dei pari.

In quell’universo, le formule magiche delle conte — dall’intramontabile «Anghingò» a «Amblimblè», fino alle rime cadenzate che assegnavano i ruoli prima di una partita a nascondino o a guardie e ladri — non erano semplici passatempi, ma veri e propri riti laici di passaggio. Scandivano l’inizio dell’avventura, stabilivano il principio di equità del caso e accompagnavano i gesti corporei della corsa, del salto, della campana e del nascondiglio. Questo sterminato vocabolario di suoni sillabici, gesti spontanei, posture e ritmi diventa ora materia prima per la composizione coreografica di Patrizia Cavola e Ivan Truol, decisi a interrogare la scena contemporanea sul senso di quell’eredità comunitaria oggi minacciata dall’atomizzazione virtuale.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
SOCIETÀ & PEDAGOGIA

Amblimblè. Rime e riti dei giochi di strada – Piero Dorfles

Il suggestivo saggio di Piero Dorfles dedicato ai giochi all’aperto, alle filastrocche, alle conte e ai riti d’infanzia che hanno formato generazioni prima dell’avvento pervasivo degli schermi digitali.

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Corpo, voce e ritmo: la drammaturgia coreografica di Patrizia Cavola e Ivan Truol

In «Anghingò» il linguaggio scenico si sviluppa attraverso un virtuoso connubio tra la fisicità pura della danza contemporanea e la dimensione sonora della voce viva. I cinque interpreti in scena — Isabella Campiglia, Francesco Vitale Farris, Iris Morello, Nunzia Prisco e Henry Tanzini — danno corpo e respiro a una partitura polifonica in cui il movimento atletico e la gestualità quotidiana si fondono senza soluzione di continuità. Non c’è separazione tra suono emesso e gesto tracciato: le conte vengono cantate, sussurrate, gridate e spezzettate, trasformandosi in battiti ritmici che guidano accelerazioni improvvise, cadute, rincorse e sospensioni plastiche.

La regia e il disegno luci, curati a quattro mani dagli stessi Cavola e Truol, costruiscono uno spazio scenico essenziale ma fortemente suggestivo, in cui la luce scolpisce i corpi e ne esalta la dinamica cinetica. A scandire la drammaturgia sono le composizioni musicali originali create da Sergio de Vito, autore di un tessuto acustico che intreccia sonorità elettroniche, echi di canti fanciulleschi e pulsazioni percussive. I costumi disegnati da Irene Boni completano il quadro visivo, donando agli interpreti un’identità atemporale, capace di oscillare tra la fanciullezza della memoria e l’inquietudine del presente.

L’infanzia nell’era dei display: una riflessione necessaria senza nostalgie sterili

Il cuore poetico e politico di «Anghingò» risiede nella volontà di evitare qualsiasi banale moralismo o contrapposizione manichea tra il «passato felice» e il «presente corrotto dalla tecnologia». Al contrario, la creazione teatrale si interroga lucidamente sulle conseguenze neurobiologiche, psicologiche ed emotive che la privazione della fisicità comporta nello sviluppo della persona. Quando il gioco si trasferisce interamente negli ambienti immateriali del cloud o delle piattaforme social, a scomparire è il corpo con il suo portato di stanchezza, sudore, contatto con la terra, empatia visiva e gestione della frustrazione.

Attraverso l’ironia, il brio ritmico e momenti di toccante delicatezza corale, lo spettacolo mette in luce come il corpo rimanga la prima e più formidabile antenna di conoscenza del reale. Riscoprire le regole non scritte del gioco condiviso significa riappropriarsi della capacità di abitare lo spazio comune, di tollerare l’errore e di riconoscere la presenza dell’altro come compagno di viaggio indispensabile, e non come un semplice avatar astratto da eliminare con un clic.

Compagnia Atacama e il Teatro Villa Lazzaroni: presidio di ricerca e cultura a Roma

La messa in scena di «Anghingò» conferma l’altissimo profilo artistico e produttivo della Compagnia Atacama, fondata nel 1997 da Patrizia Cavola e Ivan Truol e storicamente sostenuta dal Ministero della Cultura (MiC). Con sede operativa e formativa dal 2009 presso «La Scatola dell’Arte» di Roma, Atacama vanta un percorso quasi trentennale di ricerca d’avanguardia che ha portato le sue creazioni a calcare i teatri e i festival più prestigiosi di Germania, Spagna, Belgio, Francia, Brasile, Polonia e Portogallo. Un impegno artistico a 360 gradi che vede inoltre Patrizia Cavola alla direzione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea «Paesaggi del Corpo» e, dal 2022, alla guida del «District Dance Festival» nella Capitale.

La produzione di «Anghingò» è realizzata con il prezioso contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del programma SIAE Art Bonus, a riprova della qualità e della valenza culturale del progetto. Il debutto al Teatro Villa Lazzaroni, immerso nella splendida cornice del parco omonimo sull’Appia Nuova, rappresenta un’occasione imperdibile per famiglie, appassionati di danza contemporanea, educatori e spettatori di ogni età:

ANGHINGÒ – COMPAGNIA ATACAMA
Sede: Teatro Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova 522 / Via Tommaso Fortifiocca 71, Roma
Date e orari delle repliche:
Sabato 7 novembre 2026, ore 19.00
Domenica 8 novembre 2026, ore 17.30
Per informazioni, prenotazioni e dettagli di biglietteria è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo email ufficiale: info@compagniaatacama.it.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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Spettacolo

JAZZMI 2026, doppio appuntamento con Musicamorfosi a Milano: «Rhapsody & Blues» al Conservatorio Verdi e «Suite for Miles» al Teatro Martinitt

L’undicesima edizione di JAZZMI si accende a Milano con due produzioni originali targate Musicamorfosi: martedì 27 ottobre nella prestigiosa Sala Verdi del Conservatorio va in scena l’elettrizzante «Rhapsody & Blues» con il pianista Marco Mezquida, l’Orchestra Canova e Badrya Razem tra Gershwin, Brubeck e i Queen. Mercoledì 4 novembre al Teatro Martinitt spazio a «Suite for Miles», tributo visionario a Miles Davis guidato dalla tromba di Giovanni Falzone con le illustrazioni live del fumettista Lucio Ruvidotti. Tutti i dettagli e i programmi 👇

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La cantante Badrya Razem © Maurizio Anderlini.jpg

Milano conferma la propria vocazione di capitale europea della musica d’avanguardia e della contaminazione colta accogliendo l’undicesima edizione di JAZZMI, il prestigioso festival internazionale che attraversa la metropoli lombarda con una fitta rete di concerti, rassegne ed eventi esclusivi fino all’8 novembre 2026. In un cartellone ricco di stelle mondiali e progetti trasversali, spicca con forza la presenza dell’associazione culturale Musicamorfosi, realtà creativa guidata dalla direzione artistica di Saul Beretta, che firma due produzioni originali pensate per sorprendere il pubblico, rompere i confini tra generi sonori e celebrare la libertà espressiva del linguaggio improvvisativo.

I due appuntamenti, distribuiti tra fine ottobre e i primi giorni di novembre in due templi della scena milanese — la monumentale Sala Verdi del Conservatorio «Giuseppe Verdi» e il dinamico Teatro Martinitt —, incarnano alla perfezione la filosofia produttiva di Musicamorfosi: mettere in dialogo il rigore della musica sinfonica con l’imprevedibilità del jazz contemporaneo, la memoria storica dei grandi padri nobili delle note afroamericane con il linguaggio visivo delle arti grafiche e la forza universale del rock sinfonico.

«Rhapsody & Blues» al Conservatorio Verdi: il vertiginoso incontro tra Gershwin, i Queen e Brubeck

Il primo grande evento del dittico è in programma martedì 27 ottobre 2026, con inizio alle ore 20.45, nell’iconica Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (in via Conservatorio 12). Intitolata emblematicamente «Rhapsody & Blues», la serata promette una vera e propria esplorazione rapsodica priva di barriere stilistiche, costruita attorno al virtuosismo vulcanico del pianista e compositore iberico Marco Mezquida, considerato a livello internazionale uno dei più brillanti e poliedrici interpreti della tastiera della sua generazione.

Accanto a Mezquida si esibirà il suo affiatatissimo trio jazz, composto dal raffinato contrabbassista Masa Kamaguchi e dal propulsivo batterista Ramon Prats, affiancati per l’occasione dalla magnifica Orchestra Canova diretta dal maestro Enrico Pagano e dalla straordinaria voce solista di Badrya Razem. L’Orchestra Canova, formazione cameristica giovanile d’eccellenza già impostasi nei principali teatri italiani per freschezza interpretativa e rigore filologico, fornirà un sontuoso tappeto timbrico alle improvvisazioni e alle architetture armoniche concepite per l’evento.

Il programma musicale si sviluppa come un affascinante caleidoscopio sonoro: al centro vi è una visionaria rilettura della celebre «Rhapsody in Blue» di George Gershwin, pietra miliare che nel 1924 sancì per la prima volta l’abbraccio definitivo tra la tradizione concertistica europea e le sincopi del jazz newyorkese. Da questa matrice gershwiniana, la performance si dirama verso le ardite poliritmie e i tempi dispari di «Blue Rondo à la Turk» del geniale Dave Brubeck, per poi approdare a una sorprendente riscrittura sinfonico-jazzistica di «Bohemian Rhapsody», l’immortale capolavoro dei Queen e di Freddie Mercury. A completare un percorso d’ascolto unico nel suo genere saranno composizioni e improvvisazioni originali composte dallo stesso Marco Mezquida, pensate per esaltare il dialogo paritario tra la massa orchestrale classica e l’estro del trio jazz.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
JAZZ & BIOGRAFIE

Miles. L’autobiografia – Miles Davis

Il capolavoro assoluto sulla vita, la genialità artistica e la furia creativa del leggendario trombettista che ha rivoluzionato il jazz e la storia della musica contemporanea.

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«Suite for Miles» al Teatro Martinitt: l’omaggio visivo e sonoro di Giovanni Falzone al genio di Davis

A una settimana di distanza, il testimone della creatività passerà mercoledì 4 novembre 2026, alle ore 21.00, sul palco del Teatro Martinitt di Milano (in via Riccardo Pitteri 58, nel cuore del quartiere Lambrate), dove andrà in scena la seconda produzione targata Musicamorfosi: «Suite for Miles». Si tratta di un sentito e potente omaggio alla figura di Miles Davis, l’artista che più di ogni altro ha saputo mutare pelle nel corso dei decenni, reinventando costantemente il corso della storia musicale del Novecento.

A guidare questa avventura sonora è il trombettista, compositore e arrangiatore Giovanni Falzone, figura di spicco del jazz europeo, noto per il suo timbro penetrante, la tecnica impeccabile e l’audacia con cui affronta la rielaborazione di complessi universi sonori. Alla testa della sua dinamica «Libera Band», Falzone costruirà un percorso narrativo in musica che toccherà le tappe fondamentali dell’epopea davisiana: dalle liriche rarefatte dell’era modale di «Kind of Blue» fino alla rottura incendiaria del periodo elettrico di «Bitches Brew» e «In a Silent Way», riletti con l’energia trascinante e il piglio contemporaneo tipici del musicista siciliano.

A rendere «Suite for Miles» una vera e propria opera totale contribuisce l’inedita sinergia con il mondo dell’arte sequenziale e del fumetto d’autore: durante il concerto, le musiche dialogheranno infatti con le tavole e l’immaginario visivo di Lucio Ruvidotti, fumettista e illustratore autore dell’apprezzatissima graphic novel «Miles. Ritmo, colore, jazz» edita da Edizioni BD. La commistione tra il suono caldo e viscerale della tromba di Falzone e la potenza evocativa del segno grafico di Ruvidotti trasformerà il palcoscenico del Martinitt in un viaggio immersivo nei luoghi, nei turbamenti e nelle svolte creative che hanno reso Miles Davis un’icona universale di ribellione artistica.

La visione di Musicamorfosi: abbattere i confini e portare la grande musica a tutta la città

Con queste due produzioni all’interno di JAZZMI, Musicamorfosi riafferma con coerenza il proprio ruolo di agitatore culturale e incubatore di progetti coraggiosi. Nata con l’intento di scardinare la rigidità delle sale da concerto convenzionali, l’associazione culturale diretta da Saul Beretta opera da anni su scala regionale e nazionale promuovendo rassegne itineranti, festival all’aperto, produzioni sinfoniche e momenti di ascolto partecipato in luoghi non convenzionali, dalle cascine urbane ai chiostri storici, fino alle grandi sale da concerto istituzionali.

«Il jazz, per sua intrinseca natura, non è un genere che sopporta recinti o etichette asfittiche», evidenziano gli organizzatori nel presentare i due appuntamenti. «Portare sullo stesso palcoscenico un ensemble classico come l’Orchestra Canova e il trio jazz di Mezquida, oppure fondere la tromba di Giovanni Falzone con l’illustrazione dal vivo ispirata al mito di Miles Davis, significa restituire alla musica dal vivo la sua funzione primaria: emozionare, connettere linguaggi diversi e parlare a un pubblico eterogeneo, fatto di appassionati storici ma anche di tantissimi giovani curiosi».

La risposta della città di Milano alle proposte di JAZZMI e Musicamorfosi testimonia una crescente domanda di qualità culturale capace di coniugare rigore filologico e spettacolarità. La presenza delle due produzioni all’interno del cartellone del festival arricchisce il panorama culturale autunnale milanese, confermando come la cooperazione tra istituzioni di prestigio, teatri di periferia attiva e associazioni indipendenti rappresenti la chiave vincente per una fruizione democratica e vivace della grande musica d’autore.

Calendario, orari e biglietteria per i due concerti JAZZMI

Di seguito vengono riassunti tutti i riferimenti pratici, le sedi e le modalità di acquisto per partecipare alle due serate evento inserite nel cartellone di JAZZMI 2026:

RHAPSODY & BLUES
Marco Mezquida Trio, Orchestra Canova, Badrya Razem
Data: Martedì 27 ottobre 2026, ore 20.45
Sede: Sala Verdi del Conservatorio G. Verdi, Via Conservatorio 12, Milano
Biglietti: Da 5,00 a 30,00 euro (riduzioni previste per studenti e convenzioni JAZZMI)
Prevendite disponibili sui circuiti autorizzati del festival JAZZMI e presso la biglietteria del Conservatorio.

SUITE FOR MILES
Giovanni Falzone Libera Band & Lucio Ruvidotti
Data: Mercoledì 4 novembre 2026, ore 21.00
Sede: Teatro Martinitt, Via Riccardo Pitteri 58, Milano (zona Lambrate)
Biglietti: Ingresso a pagamento con prevendita attiva sul circuito del Teatro Martinitt e sui canali ufficiali JAZZMI.

Per ulteriori informazioni dettagliate sui programmi di sala, sulle biografie degli artisti coinvolti e sulle agevolazioni per giovani e abbonati, è possibile consultare i siti ufficiali www.jazzmi.it e www.musicamorfosi.it, oltre ai canali social delle rispettive organizzazioni.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavalier News

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Spettacolo

Tommaso Imperiali lancia “L’infinito è finito”: l’energia del rock americano incontra la disillusione generazionale

Dal 23 ottobre 2026 è disponibile “L’infinito è finito”, il nuovo singolo del cantautore comasco Tommaso Imperiali per Altavibe/Saifam: una scarica di rock d’ispirazione springsteeniana tra chitarre, fiati e disillusione generazionale. 👇

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Tommaso Imperiali

Como – Nel panorama cantautorale contemporaneo, dove le produzioni tendono spesso a rifugiarsi in un intimismo acustico monocorde o nelle scorciatoie sintetiche dell’urban pop, c’è chi sceglie di imbracciare la chitarra elettrica, accendere gli amplificatori a valvole e far ruggire il sassofono come nella gloriosa tradizione rock degli anni Ottanta. Dal 23 ottobre 2026 è disponibile su tutte le piattaforme digitali di streaming musicale e in rotazione radiofonica nazionale «L’infinito è finito», il nuovo trascinante singolo del cantautore comasco Tommaso Imperiali. Il brano, pubblicato dall’etichetta indipendente Altavibe Music e distribuito su scala globale da The Saifam Group, segna un’evoluzione stilistica dirompente a pochi mesi dall’uscita dell’acclamato LP Inni generazionali.

Classe 1999, penna affilata e anima intrisa di sudore da palcoscenico, Imperiali firma una canzone che colpisce allo stomaco per lucidità e compattezza sonora. «L’infinito è finito» non è soltanto un titolo a effetto, ma una diagnosi generazionale spietata sul tramonto delle promesse facili, sull’inconsistenza dei miti rassicuranti e sull’impatto con un futuro precario che sembra aver cancellato ogni orizzonte certo. Eppure, in questo scontro frontale con la realtà, il brano non si arrende mai al nichilismo: al contrario, trasforma la caduta delle certezze in una scarica di adrenalina, in un imperativo categorico a continuare a lottare e a credere in qualcosa di autentico.

Il tramonto delle illusioni e il ruggito del rock: la lezione di Bruce Springsteen

Sul piano prettamente musicale, il brano segna una dichiarata e fiera dichiarazione d’amore per il grande rock americano d’oltreoceano. La chitarra ritmica incalza la sezione ritmica con un groove quadrato e pulsante, mentre i riff graffianti del sassofono irrompono nella melodia evocando all’istante le atmosfere epiche della E Street Band di Bruce Springsteen, il romanticismo urbano di Tom Petty e la spigolosità del miglior Heartland rock. Una miscela sonora che esalta il contrasto poetico del testo, condensato in uno dei passaggi più folgoranti del brano: la lucida consapevolezza che «la storia non si fa con i soli di sax», ammonimento che non smorza la passione ma ne definisce la responsabilità etica.

A spiegare l’urgenza creativa da cui è scaturito il pezzo è lo stesso cantautore comasco: «È il primo passo di una nuova parte del percorso artistico che ho iniziato con l’album Inni generazionali. Da un lato avverto una forte continuità con l’anima delle canzoni del disco, ma dall’altro sento questo singolo come l’innesco di una direzione totalmente nuova: più rock nei suoni, più viscerale negli arrangiamenti e ancora più diretta e incisiva nella scrittura dei testi. Con la band abbiamo già pronti altri brani nati con questa medesima energia e non vedo l’ora di portarli dal vivo e aggiungerli alle prossime scalette dei concerti».

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Bruce Springsteen e il Rock d’Autore: Storia, Canzoni e l’Eredità della E Street Band

Un saggio imperdibile per gli amanti del grande rock americano e della canzone d’autore: l’epopea delle chitarre graffianti, i fiati travolgenti e le ballate generazionali che continuano a ispirare la musica contemporanea.

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La produzione agli Alari Park Studios e il videoclip ufficiale

La cura maniacale del suono è uno dei punti di forza del progetto. La traccia è stata prodotta dal rinomato produttore Lorenzo Cazzaniga, che ha curato personalmente le registrazioni e il mixaggio presso gli storici Alari Park Studios di Cernusco sul Naviglio, alle porte di Milano. In studio di registrazione ha preso vita una sinergia strumentale ad altissimo voltaggio: il drumming solido e dinamico di Michele Burgo alla batteria si fonde con le timbriche calde delle tastiere di Federico Gemignani e con le sciabolate soliste del sax di Tommaso Roscio, cesellando un impatto sonoro corposo e privo di sbavature.

L’uscita del singolo è accompagnata dal videoclip ufficiale con la regia di Giada Garattoni e l’aiuto regia di Filippo Gerardi. La clip traduce in immagini l’atmosfera elettrica e la chimica fraterna della band: al fianco di Tommaso Imperiali figurano infatti il talentuoso chitarrista Daketo e lo stesso sassofonista Tommaso Roscio, compagni inseparabili e perni della formazione live che da anni incendia i palchi dei club e dei festival di mezza Italia.

Dalla gavetta con i Five Quarters al trionfo al contest «Cover Me»

Nonostante la giovane età, il cammino musicale di Tommaso Imperiali vanta radici solide e una gavetta maturata sul campo. Nel 2015 muove i primi passi da frontman fondando i Five Quarters, gruppo rock-blues che nell’arco di pochi anni si impone come uno dei fenomeni più caldi della provincia di Como, collezionando oltre 150 concerti in tutta la penisola e approdando alle selezioni televisive di X Factor 2019. Nel 2022 Imperiali decide di intraprendere il percorso solista, conquistando immediatamente la finale nazionale di Area Sanremo.

L’anno della prima svolta è il 2023: pubblica l’album autoprodotto Meccanismi di difesa, otto tracce in cui il cantautorato incontra la foga del rock americano, e si aggiudica – in duo con l’inseparabile chitarrista Daketo – il prestigioso concorso nazionale Cover Me, dedicato alle migliori reinterpretazioni filologiche dei capolavori di Bruce Springsteen. Nel gennaio 2025 arriva la firma con l’etichetta indipendente Altavibe, preludio a un biennio di fuoco: oltre 40 esibizioni live tra Lombardia e Nord Italia, sia in dimensione acustica che con la full band al completo, con tappe trionfali come l’apertura al concerto evento di Davide Van De Sfroos al Lake Sound Park di Como, il concerto in Piazza Santissima Annunziata a Firenze, la serata al celebre Teatro Sociale di Como e l’esibizione conclusiva al Milano Film Fest. Nel giugno 2026 corona questa ascesa con l’LP Inni Generazionali, stampato anche in vinile e distribuito da Saifam.

L’anima teatrale: dal Premio Scenario 2025 all’Aiace di Sofocle a Tindari

A testimonianza di una poliedricità fuori dal comune, Tommaso Imperiali affianca alla carriera discografica una prestigiosa attività di compositore e musicista di scena per il teatro contemporaneo. Dal 2023 collabora attivamente con la compagnia teatrale Dimore Creative, partecipando come musicista dal vivo allo spettacolo di teatro civile Ecologia Capitalista (scritto e interpretato da Pietro Cerchiello, con più di 70 repliche acclamate tra l’Italia e la Svizzera). Sempre per le scene firma la regia e le musiche originali di Concerto per uno sconosciuto, pièce trionfatrice del prestigioso Premio Scenario 2025 e in tournée nazionale da inizio 2026.

Nell’estate 2026 la sua ricerca sonora approda al teatro classico: firma le musiche ed è sul palco nell’Aiace di Sofocle prodotto dal Teatro Pubblico Ligure per la regia di Sergio Maifredi, debuttato con straordinario successo nell’antico Teatro Greco di Tindari e destinato ai principali teatri di prosa italiani nella stagione 2027. Un percorso a tutto tondo arricchito dal sodalizio con la realtà bolognese di Officina Roversi, che rende Tommaso Imperiali una delle voci più autorevoli, energiche e complete della nuova scena musicale italiana.

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