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“Ricordi a Colori”: a Roma presentata l’Associazione Culturale dedicata al maestro Gianni Testa tra arte, cavalli e nuove generazioni

Ricordi a Colori a Roma: presentata l’Associazione Culturale dedicata al maestro Gianni Testa con Claudio Strinati e Isabel Russinova. 👇

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Testa Trabucco

Roma – L’energia impetuosa del colore, il dinamismo ancestrale dei cavalli in corsa e la memoria viva di uno dei maestri più amati, carismatici e visionari della pittura contemporanea italiana. Nella suggestiva e storica cornice del ristorante “Da Giggetto al Portico d’Ottavia”, nel cuore antico del Ghetto capitolino, si è svolta una serata straordinaria intitolata “Ricordi a Colori”, interamente dedicata alla celebrazione della figura umana e artistica del maestro Gianni Testa. L’appuntamento ha tenuto a battesimo la nascita ufficiale della nuova Associazione Culturale “Gianni Testa – Arte, Cavalli e Passione”, presieduta con dedizione filiale da Chiara Testa.

L’organismo associativo nasce con un duplice, nobile intento: custodire gelosamente e promuovere nel circuito museale e collezionistico l’immenso patrimonio pittorico lasciato da Gianni Testa – celebre per le sue composizioni cariche di pathos, le folate di vento cromatico e l’eleganza scultorea del mondo equestre –, e trasformare questo retaggio in un motore fecondo di opportunità per le nuove leve artistiche. Attraverso mostre retrospettive, convegni critici, borse di studio ed eventi performativi, il sodalizio si propone di offrire ai giovani talenti emergenti spazi concreti di espressione, confronto e visibilità nel mercato dell’arte.

Le parole di Chiara Testa: «Un progetto vivo per tramandare la passione e il coraggio di mio padre»

Nel corso della presentazione, moderata con sensibilità da Giuseppe Scatolini – che ha affiancato la famiglia nell’ideazione del progetto –, la presidente Chiara Testa ha espresso con voce commossa il senso profondo dell’iniziativa: «Con questa associazione desideriamo custodire e tramandare l’eredità artistica e umana di mio padre, trasformando il suo ricordo in un cantiere perennemente attivo. Gianni Testa viveva per la pittura e per la libertà che solo l’arte sa regalare. Il nostro impegno sarà rivolto soprattutto ai ragazzi, affinché possano trovare nel suo esempio la forza di credere nella bellezza e nella propria vocazione espressiva».

La pittura di Gianni Testa ha saputo fondere l’espressionismo più puro con una figurazione vibrante e dinamica: le sue tele, dominate da vortici di luce, atmosfere trasognate e l’iconica presenza di cavalli al galoppo, rappresentano un inno perenne alla potenza vitale della natura. L’associazione intende valorizzare questo percorso anche attraverso catalogazioni scientifiche ragionate e la tutela contro le falsificazioni, preservando l’autenticità di un maestro che ha esposto nelle più prestigiose gallerie d’Europa e d’America.

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Un parterre d’eccellenza: critica, cinema e istituzioni riuniti nel segno di Gianni Testa

La serata ha visto la straordinaria partecipazione di personalità di primo piano della cultura, del giornalismo, del collezionismo e dello spettacolo, riunite per testimoniare l’affetto indelebile verso il maestro. Tra gli ospiti di spicco figuravano l’illustre storico e critico d’arte Claudio Strinati, che ha offerto un’appassionata lettura della cifra stilistica di Testa, e il consigliere comunale di Roma Capitale Giorgio Trabucco, il quale ha rimarcato l’impegno dell’amministrazione nel valorizzare le grandi figure artistiche che hanno reso celebre la città nel mondo.

Calorosa la presenza del mondo dello spettacolo e del teatro, con l’attrice Isabel Russinova, l’attore Fabio Bussotti e l’attrice Mariancle Torres, che hanno ricordato aneddoti carichi di umanità vissuti accanto all’artista. Nutrita la delegazione della critica militante e del giornalismo, con Vittorio Esposito, Marino Collacciani, Nicoletta Rossotti e Tony Bonavita, affiancati dal gallerista Remo Pannacchia e dall’esperto del Terzo Settore Nicola Petruzzi.

I soci fondatori e il sostegno di Assofanteria Roma Capitale

Il parterre ha visto inoltre gli affettuosi interventi dell’amico d’infanzia Tony Amodeo, della scrittrice Livia Mombelli Garonne, di Giorgio Tangorra e dei soci fondatori del sodalizio, tra cui Giancarlo Iacomini e Massimo Ferrari, custodi dei ricordi più intimi legati alla genesi delle opere del maestro. All’evento ha presenziato anche una delegazione ufficiale di Assofanteria Roma Capitale, a suggellare la vicinanza del mondo associativo e patriottico a un artista che ha saputo cantare l’identità e l’orgoglio culturale italiano.

La serata del Portico d’Ottavia non è stata soltanto un momento di nostalgico amarcord, ma l’avvio concreto di una nuova, luminosa stagione espositiva. Con l’Associazione Culturale “Gianni Testa – Arte, Cavalli e Passione”, la travolgente tavolozza del maestro continuerà a galoppare nel tempo, illuminando il cammino dei giovani pittori di domani.

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Matteo Basilé a Parigi con “Magnifica Humanitas”: due secoli di fotografia e l’enigma del volto nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Dal 12 novembre al 22 gennaio 2027 l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta “Magnifica Humanitas”, la straordinaria mostra di Matteo Basilé a cura di Antonio Calbi e Dominique Moulon: un viaggio tra ritratti unici al fumo di candela, film sul trasumanar dantesco, installazioni phygital e la musica dal vivo di Marco del Bene per difendere l’identità del volto umano nell’era dell’Intelligenza Artificiale. 👇

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LA TRAVERSEE_2026_Matteo Basile_Istituto Italiano di Cultura di Parigi_Courtesy of the artist

Parigi – Nell’anno in cui l’arte fotografica celebra i suoi primi due secoli di storia – a duecento anni esatti da quel 1826 in cui Joseph Nicéphore Niépce fissò per la prima volta la luce su una lastra di peltro – la capitale francese si prepara ad accogliere uno degli eventi più densi, filosofici e visionari del panorama contemporaneo europeo. Dal 12 novembre 2026 al 22 gennaio 2027, i monumentali saloni dell’Hôtel de Galliffet, sede storica dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi al civico 50 di Rue de Varenne nel VII arrondissement, ospiteranno la grande mostra monografica di Matteo Basilé intitolata «MAGNIFICA HUMANITAS. Duecento anni di fotografia, un’umanità da difendere», curata da Antonio Calbi e Dominique Moulon. Un percorso espositivo di eccezionale respiro che riunisce circa quaranta capolavori tra stampe fotografiche uniche, installazioni video, un film d’autore e una suggestiva installazione ambientale.

Romano, classe 1974, erede diretto della leggendaria dinastia artistica dei Cascella che da generazioni segna la storia dell’arte italiana, Matteo Basilé rappresenta una figura cardine nel rinnovamento del linguaggio visivo tra la fine del Novecento e il nuovo millennio. Negli anni Novanta, in una stagione in cui la contaminazione pionieristica tra grana della pellicola analogica e primi pixel digitali appariva ancora come un azzardo di laboratorio per pochi sperimentatori, Basilé è stato tra i primi in assoluto a intuire che la rivoluzione tecnologica non avrebbe decretato la morte della pittura o della fotografia classica, ma ne avrebbe schiuso una dimensione ulteriore. Dopo aver calcato i palcoscenici istituzionali più prestigiosi – dalla Biennale d’Arte di Venezia al MACRO di Roma, dal MART di Rovereto alla Triennale di Milano, fino alle acclamate rassegne internazionali al Guardian Art Center di Pechino – il maestro approda a Parigi con un’esposizione che segna una cesura fondamentale: la sua prima grande personale concepita quasi per intero in bianco e nero.

La sfida all’algoritmo: il volto segnato come testimonianza di verità

Al centro dell’intera riflessione di «Magnifica Humanitas» vi è una presa di posizione radicale contro l’omologazione visiva imperante nell’era degli algoritmi generativi e dell’Intelligenza Artificiale. Nel momento in cui i feed digitali e i modelli sintetici inondano il mondo di simulacri senza difetti, epidermidi levigate, sguardi asettici e anatomie create dal calcolo probabilistico, Matteo Basilé torna a rivendicare l’imperfezione organica come supremo sigillo di verità. Pori dilatati, rughe profonde, cicatrici, asimmetrie e segni indelebili del vissuto: tutto ciò che la fotografia commerciale e i filtri di bellezza tendono a cancellare e censurare viene qui esaltato e preteso come prova irriducibile di esistenza.

Il titolo della rassegna instaura un dialogo ideale con la prima enciclica di Papa Leone XIV, intitolata proprio Magnifica Humanitas e consacrata alla salvaguardia integrale e alla custodia della persona umana nel pieno della trasformazione cibernetica, intrecciandosi al celebre ciclo Rerum Novarum sviluppato dallo stesso artista. È la riproposizione di una domanda metafisica antica come la coscienza, affrontata però con gli strumenti dell’avanguardia: che cosa rende davvero umano un volto? Quale scintilla misteriosa resiste alla duplicazione algoritmica, custodendo l’irripetibile unicità del singolo individuo di fronte all’abisso della serialità digitale?

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Pezzi unici, polveri d’archivio e la predella dei santi laici

La sezione dedicata ai ritratti rivela una maestria esecutiva che travalica i confini della consueta riproducibilità tecnica. Ogni opera è un pezzo unico irripetibile: stampe a pigmenti naturali e polveri minerali su pregiata carta cotone, incise manualmente da Basilé. In un cortocircuito simbolico tra sacro e profano, l’artista ha raccolto e impiegato il fumo e la fuliggine delle candele devozionali accese nelle navate delle chiese barocche romane, trasformando la combustione in materia pittorica e chiaroscuro tattile. I soggetti ritratti indossano abiti cerimoniali carichi di memoria storica, concessi dagli archivi della prestigiosa Sartoria Farani e già protagonisti sui set cinematografici immortali di Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini.

Disposti con millimetrica cadenza ritmica lungo mensole lineari che abbracciano l’intero perimetro delle sale settecentesche, i volti compongono una monumentale predella continua. Una solenne processione di santi laici, eremiti urbani, corpi marginali, saggi e folli che si stagliano sotto i soffitti a cassettoni dell’Hôtel de Galliffet, restituendo allo spettatore un teatro dell’umano in cui la sofferenza, la grazia e il tempo si fondono in un’iconografia senza tempo.

Il film sul trasumanar dantesco e le partiture immersive di Marco del Bene

Il percorso espositivo si dilata nella dimensione temporale attraverso un’opera cinematografica centrale, intitolata anch’essa Magnifica Humanitas. Il mediometraggio trae linfa dal concetto dantesco del trasumanar – il neologismo coniato dal Sommo Poeta nel primo canto del Paradiso per indicare l’oltrepassamento dei limiti della condizione terrena – per dare forma a un pellegrinaggio in bianco e nero attraverso un territorio desertico, post-apocalittico e privo di confini geografici. Ispirandosi alla severità etica del neorealismo italiano, alla poesia cruda di Pasolini e alla lacerazione metropolitana di cult contemporanei come La Haine di Mathieu Kassovitz, Basilé pedina gli ultimi superstiti della civiltà nella loro disperata ricerca di trascendenza.

L’universo visivo dell’opera trova un perfetto contrappunto organico nelle composizioni musicali originali firmate da Marco del Bene, compositore e produttore tra i più raffinati della scena contemporanea. Il sodalizio artistico tra Basilé e Del Bene si è sviluppato attraverso un dialogo biunivoco e simbiotico, in cui sequenze visive e trame acustiche si sono plasmate a vicenda. Proprio in occasione del vernissage ufficiale – in programma giovedì 12 novembre 2026 alle ore 18:30 – Marco del Bene sarà protagonista di una performance musicale dal vivo all’interno dell’Istituto, immergendo i visitatori in un ambiente sonoro avvolgente che potenzierà la fruizione multisensoriale dell’installazione.

Superstes e l’esperienza phygital: la memoria vegetale oltre la fine dell’uomo

Il culmine narrativo e concettuale dell’esposizione è affidato all’installazione ambientale Superstes, allestita nell’ultima sala dell’Hôtel de Galliffet, dove una serra d’acciaio e vetro viene riconfigurata come un tabernacolo o una cappella laica. All’esterno della struttura vegeta una felce viva, specie vegetale arcaica comparsa sul pianeta prima ancora dei fiori e sopravvissuta a ben cinque grandi estinzioni di massa. Il termine latino superstes definisce colui che resta in vita dopo la catastrofe e che, proprio in virtù di tale sopravvivenza, ha il dovere morale di farsi testimone. Attraverso biosensori ad altissima sensibilità, gli impulsi elettrici generati dalla pianta vengono decodificati in

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Italy Tea Festival Milan 2026: il 24 e 25 ottobre a Spazio Arte tra degustazioni, design orientale e il fascino millenario dell’Asia

Italy Tea Festival 2026 a Sesto San Giovanni: il 24 e 25 ottobre a Spazio Arte tra degustazioni, arpa guzheng e teaware orientale. 👇

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Italy Tea Festival Milan 2026

Milano – L’aroma inconfondibile delle foglie pregiate raccolte sui monti nebbiosi d’Oriente, la grazia meditativa della cerimonia tradizionale, il design delle ceramiche d’autore e la purezza del dialogo interculturale tra Italia e Asia. Sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, l’avveniristica cornice di Spazio Arte a Sesto San Giovanni, nell’immediata area metropolitana di Milano, spalanca le proprie porte a “Italy Tea Festival 2026 – ARTè 艺术与茶”. Un evento internazionale di assoluto prestigio interamente dedicato alla cultura del tè, ideato per celebrare l’incontro tra le tradizioni secolari asiatiche e la creatività contemporanea attraverso l’artigianato artistico, l’architettura del gusto e il pensiero filosofico.

Promossa con entusiasmo da APICAIA (Associazione per l’Interscambio Culturale Artistico Italia Asia), con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Sesto San Giovanni e una fitta rete di media partner italiani ed esteri, la manifestazione riunisce sotto lo stesso tetto i massimi maestri del settore: produttori storici, tea specialist certificati, associazioni di categoria, designer, collezionisti e semplici curiosi. Per l’intero fine settimana, la kermesse offrirà un percorso sensoriale completo scandito da degustazioni guidate, workshop esperienziali gratuiti, concerti di musica classica cinese e sezioni espositive dedicate all’arte della tavola e al lifestyle orientale.

Il programma di sabato 24 ottobre: da “Fogli di Tè” agli Italy Tea Festival Awards

La giornata inaugurale di sabato 24 ottobre prenderà il via alle ore 11.00 con lo special talk “Fogli di Tè”, un affascinante bilancio critico dedicato a come il celebre progetto editoriale abbia saputo raccontare e diffondere la cultura della camellia sinensis in Italia nell’ultimo decennio, educando il pubblico del Belpaese a un consumo colto e consapevole. Nel primo pomeriggio, dalle 13.30 alle 14.15, spazio alla dimensione filosofica con il workshop a ingresso libero “Tè · Cielo · Uomo — un’unica essenza”, incentrato sulla triade cosmologica taoista e sull’armonia tra natura, stagioni e benessere interiore.

Il pomeriggio culminerà tra le 17.30 e le 18.00 con la cerimonia solenne di assegnazione degli Italy Tea Festival Awards. Un prestigioso premio istituito per riconoscere l’eccellenza nelle categorie dell’estetica orientale, dell’innovazione artigianale nei manufatti in gres e porcellana, e del cultural gifting, premiando i progetti che meglio hanno saputo interpretare la millenaria ritualità asiatica declinandola con la sensibilità contemporanea occidentale.

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Cultura del Tè & Tradizioni d’Oriente

La Via del Tè: Storia, Filosofia, Cerimonie e Guida alla Degustazione delle Foglie d’Oriente

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Domenica 25 ottobre: la sfida tra Cina e Giappone, l’arpa Guzheng e il mitico Pu’er anni ’80

Domenica 25 ottobre il programma si arricchisce di appuntamenti dal sapore unico per i cultori della degustazione. Dalle 10.30 alle 11.15 andrà in scena la masterclass comparativa “Chinese Green Tea VS Japanese Green Tea”: un viaggio sensoriale guidato che metterà a confronto i metodi di lavorazione per tostatura a secco dei grandi Cru cinesi (come il Longjing) con la vaporizzazione ad umido tipica dei Sencha e Gyokuro nipponici, svelando profili aromatici sorprendenti. Alle 11.45 le sale risuoneranno delle note eteree della maestra Bai Yilin, virtuosa dell’antico guzheng (la tradizionale cetra da tavolo cinese a ventuno corde), capace di ricreare atmosfere liriche d’altri tempi.

Nel pomeriggio, dalle 13.30 alle 14.30, riflettori puntati sull’evento clou per collezionisti: “Taste of Time: Exploring the Legacy of 1980s Aged Pu’er ‘7581’”. Una rarissima degustazione orizzontale di un leggendario panetto di tè post-fermentato dello Yunnan prodotto negli anni Ottanta, che permetterà ai partecipanti di assaporare la complessa evoluzione balsamica, minerale e legnosa generata da oltre quarant’anni di affinamento naturale.

Il China National Tea Museum, le foto del Sichuan e la rigenerazione di Spazio Arte

Per l’intero arco del weekend, i visitatori potranno ammirare una sezione museale esclusiva allestita in collaborazione con il China National Tea Museum di Hangzhou, unitamente a una mostra fotografica d’autore incentrata sulle tecniche tradizionali di coltivazione e lavorazione del tè nelle vallate montane del Sichuan, recentemente dichiarate patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Non mancheranno stand dedicati ai maestri ceramisti, teiere d’argilla Yixing, tazze chawan e pezzi unici d’arredo.

A fare da cornice ideale a questo ponte culturale tra Italia e Asia è la struttura pubblica di Spazio Arte a Sesto San Giovanni (quartiere Sesto Marelli). Un tempo cuore pulsante dell’operosità industriale siderurgica, l’edificio è stato oggetto di un imponente percorso di rigenerazione urbana e artistica, impreziosito sulle facciate esterne da celebri murales di street art. Per informazioni dettagliate e accrediti è possibile contattare l’organizzazione via email a info@apicaia.com o consultare il canale Instagram ufficiale @italy_tea_festival.

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L’eredità di Milano Cortina 2026: all’Università LUMSA il convegno istituzionale su nuovi metodi organizzativi e turismo sostenibile

L’eredità di Milano Cortina 2026: all’Università LUMSA il vertice sulla legacy tra turismo sostenibile, sicurezza e infrastrutture. 👇

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All’Università LUMSA il convegno istituzionale

Roma – Cosa resta nel tessuto vivo di un Paese una volta spento il tripode, archiviate le cerimonie di chiusura e riposte le medaglie nelle bacheche sportive? Al di là delle vette agonistiche e dell’ondata emotiva che ha catalizzato l’attenzione del pianeta, la vera misura del successo dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si quantifica nella sua legacy. Un’eredità materiale e immateriale che sintetizza lo sforzo finanziario, logistico e organizzativo del Sistema Italia, traducendosi in opere permanenti, abbattimento delle barriere e miglioramento della qualità della vita per residenti e visitatori. Questo nodo strategico è stato sviscerato a Roma durante il convegno di alto livello “Olimpiadi e Paralimpiadi, una legacy per un turismo sostenibile”, promosso dall’Università LUMSA in partnership con la Fondazione Cortina, con il patrocinio del Ministero del Turismo e del Comune di Cortina d’Ampezzo.

Ad aprire i lavori nell’Aula Magna dell’ateneo capitolino è stato il Rettore della LUMSA, il prof. Francesco Bonini, che ha delineato il senso profondo dell’incontro moderato dal coordinatore Guglielmo Fiori: «Questo è un momento di università, in cui l’accademia e le massime istituzioni della Repubblica si confrontano su sfide epocali. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi, per il loro insito valore etico e civile, non sono una parentesi effimera ma un dato strutturale della nostra crescita. È doveroso guardare al bilancio dell’evento come a un rilancio prospettico, trasmettendo ai nostri studenti competenze innovative per costruire una società migliore».

Il messaggio del Ministro Mazzi: inclusione, accessibilità e nuova competitività turistica

Nel corso della sessione inaugurale, il Rettore Bonini ha dato lettura del messaggio istituzionale fatto pervenire dal Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che ha rimarcato il salto di qualità compiuto dall’Italia nell’accoglienza globale: «Milano Cortina è la grande sfida vinta dal Sistema Paese. Ma il vero trionfo è racchiuso nella sua eredità: territori più accessibili, infrastrutture moderne e comunità più coese. L’abbattimento sistematico delle barriere architettoniche, prezioso lascito paralimpico, insieme a un modello di turismo sostenibile, rappresenta la testimonianza tangibile di come lo sport sappia migliorare la quotidianità delle persone. Trasformiamo l’emozione in opportunità durature».

A fargli eco è stato il sindaco di Cortina d’Ampezzo, Gianluca Lorenzi, che ha espresso un tributo sentito alle forze dell’ordine e alle istituzioni per la cornice di sicurezza e accoglienza garantita durante le gare. «Abbiamo lavorato duramente per cinque anni – ha spiegato il primo cittadino –, vincendo una sfida che sembrava impossibile. Con Fondazione Cortina abbiamo seminato un nuovo know-how per destagionalizzare i flussi e svecchiare l’offerta montana. Ora dobbiamo far crescere questi frutti per dare certezze e lavoro ai giovani che si formano nelle aule universitarie».

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Management dei Grandi Eventi e Turismo Sostenibile: La Legacy di Milano Cortina e le Sfide del Futuro

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Il modello paralimpico e la governance: la lezione di Giuseppe Fasiol

Di straordinario impatto è stata la testimonianza di Giuseppe Fasiol, Commissario Straordinario di Governo per le Paralimpiadi 2026. Fasiol ha spiegato come il motto dell’IPC “Sport per tutti” si sia mutato in terra veneta, lombarda e trentina nel concetto operativo di “Turismo per tutti”: «A Cortina, in Valtellina e in Val di Fiemme abbiamo registrato un’accelerazione senza precedenti. Certo, sul fronte della disabilità l’asticella va costantemente alzata, ma la sinergia pubblico-privata che abbiamo collaudato ha dimostrato al mondo che l’Italia è pronta a candidarsi e gestire qualsiasi futura edizione di Giochi Olimpici e Paralimpici».

La dimensione dell’ordine pubblico è stata sviscerata dal prefetto Diego Parente, capo della segreteria del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il quale ha ricordato lo spiegamento eccezionale di oltre 6.000 operatori di rinforzo – di cui 800 concentrati nel Bellunese –, sottolineando come la tecnologia di monitoraggio e la cooperazione tra reparti restino oggi in dote ai territori. Un plauso condiviso dal Questore di Roma, Roberto Massucci, che ha evidenziato l’unicità del fenomeno olimpico rispetto ad altri mega-eventi calcistici, guardando con fascino alla prospettiva futura di Roma 2040.

Infrastrutture intelligenti e futuro dello sci: le conclusioni di Pecoraro (ANAS) e Longo

A mettere in luce l’impatto fisico delle opere viarie è stato il presidente di ANAS, Giuseppe Pecoraro: «Milano Cortina ha lasciato in dote al Paese un metodo fondato su programmazione, innovazione e condivisione. Le strade, i viadotti, le gallerie e le tecnologie di monitoraggio intelligente che abbiamo collaudato non appartengono solo a noi, ma ai giovani e alle generazioni che verranno nei prossimi decenni. Realizzare infrastrutture pubbliche è un atto di profonda responsabilità etica verso il futuro».

Le conclusioni del simposio sono state tratte da Stefano Longo, presidente di Fondazione Cortina, proiettato verso le prossime sfide internazionali a partire dalla Coppa del Mondo di sci alpino femminile: «La legacy di un evento monumentale si misura nella continuità. Abbiamo capitalizzato professionalità e competenze che fanno di Cortina un hub perenne dello sport mondiale. La scommessa di domani è mantenere l’armonia tra residenti, tutela ambientale, eccellenza ricettiva e turismo accessibile, rendendo l’eredità olimpica un volano indistruttibile di sviluppo».

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