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Cultura

Anna Keiko a New York: la poesia unisce Oriente e Occidente nel prestigioso incontro internazionale con Stanley H. Barkan

Anna Keiko a New York: la poesia unisce Oriente e Occidente nel prestigioso incontro con Stanley Barkan a Long Island. 👇

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Anna Keiko

Reportage culturale speciale a cura di Huo Xiaosong e Zhou Hong

New York – Quando la parola poetica supera le barriere geografiche, linguistiche e ideologiche per farsi ponte universale di armonia, fratellanza e comprensione reciproca tra i popoli. In una New York bagnata da una suggestiva pioggia autunnale, si è consumato un vertice letterario di straordinaria levatura simbolica che ha visto protagonista la poetessa internazionale Anna Keiko, fondatrice dell’acclamata ACC Shanghai Huifeng International Literary Society e instancabile promotrice del dialogo culturale globale. La scrittrice è stata invitata nella metropoli statunitense per prendere parte all’annuale appuntamento conclusivo delle letture poetiche organizzato da Cross-Cultural Communications (CCC), prestigiosa istituzione presieduta dal celebre poeta ed editore Stanley H. Barkan.

L’evento, svoltosi nella raffinata cornice di Villa d’Aqua a Long Island, ha rappresentato uno dei momenti più alti dello scambio intellettuale tra Cina, Stati Uniti ed Europa. Novantenne indomito, Stanley Barkan ha consacrato oltre settant’anni della propria esistenza all’editoria indipendente e alla costruzione di ponti tra civiltà lontane, pubblicando autori da ogni angolo della terra. Da lungo tempo Barkan coltivava la volontà di dedicare una giornata speciale ad Anna Keiko, desideroso di far risuonare la limpida e profonda voce poetica dell’Oriente dinanzi alla platea newyorkese.

Un trionfo di dedizione umana: l’accoglienza di Stanley Barkan e la sintonia con Anna Keiko

La vigilia della manifestazione è stata segnata da un momento di trepidazione: Bebe, compagna di vita di Barkan da oltre sessant’anni e storica direttrice artistica dell’associazione, è stata colta da un malore improvviso con conseguente ricovero d’urgenza. Nonostante nove familiari fossero rimasti al suo capezzale e l’accoglienza iniziale fosse stata delegata al poeta americano Bill Wolak, il novantenne Barkan ha tenuto fede alla parola data: si è presentato personalmente a Villa d’Aqua, guidando e animando l’intero evento con commovente vigore intellettuale.

L’incontro tra Stanley Barkan e Anna Keiko è stato contrassegnato da un’immediata, intensa empatia spirituale. Nel rendere pubblico omaggio alla poetessa per il suo infaticabile lavoro di tessitura culturale, Barkan ha regalato alla sala un momento di sublime commozione intonando con passione il brano tradizionale “L’Oriente è rosso”, a suggello del suo ancestrale amore per la cultura cinese. Un legame, quello della famiglia Barkan con la Cina, che affonda le radici nella storia: il cugino di Bebe, Jakob Rosenfeld, medico ebreo austriaco riparato in Oriente durante le persecuzioni naziste, prestò eroico servizio nell’Ottava Armata e nella Nuova Quarta Armata, venendo venerato come il “Norman Bethune” della rivoluzione cinese.

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Dalla Sicilia a New York: la traduzione inglese di “Waiting for the Bus” e il museo privato

Nel corso dell’incontro, al quale hanno preso parte oltre dieci tra i più autorevoli poeti newyorkesi che si sono alternati nella declamazione dei testi più celebri dell’autrice, è stata presentata la prestigiosa edizione in lingua inglese della raccolta di Anna Keiko. L’opera, realizzata e stampata in Sicilia, contiene la celebre lirica “Waiting for the Bus”, a suggello di una triangolazione virtuosa che lega idealmente l’Italia, la Cina e gli Stati Uniti sotto il segno dell’arte.

Al termine delle letture, la delegazione è stata invitata a visitare il favoloso museo privato di Stanley Barkan: uno scrigno di civiltà che custodisce oltre 250.000 volumi rari, manoscritti, lettere e opere d’arte accumulate in sette decenni di scambi con più di quaranta nazioni, celebrato già nel 1984 da uno storico articolo del The New York Times intitolato “I suoi ponti attraversano 40 culture diverse”. La visita ha toccato anche l’antica dimora del poeta modernista E. E. Cummings. Nel congedarsi, Barkan ha riservato ad Anna Keiko parole di pura devozione artistica: «Anna, amo la tua poesia e amo la tua arte. Sei una creatrice di talento raro ed eccezionale nel panorama mondiale».

Una notte nel Greenwich Village con Bill Wolak: la nascita di una nuova lirica immortale

La magia del soggiorno newyorkese ha trovato il suo culmine artistico poche ore più tardi, quando il poeta e artista visivo Bill Wolak ha accompagnato Anna Keiko in un’indimenticabile passeggiata notturna nel cuore del Greenwich Village, culla storica della beat generation e della bohemien letteraria. Dalla sosta alla mitica White Horse Tavern – cenacolo reso celebre da Dylan Thomas – allo storico caffè d’epoca aperto nel 1927, i due poeti hanno camminato sotto una pioggia sottile fino al maestoso Arco di Washington Square.

Il riverbero delle luci sui marciapiedi lucidi e l’intimità della notte metropolitana hanno acceso la scintilla dell’ispirazione. Da quella conversazione è sgorgata una nuova poesia inedita di Anna Keiko, intitolata “Your Palm Is a Harp String – Bill Takes Me on a Night Tour of Manhattan”. Una lirica che sublima la stima reciproca tra due anime creative, trasformando una passeggiata newyorkese in una pagina eterna di letteratura comparata. La poesia riafferma così il suo ruolo supremo: non semplice esercizio stilistico, ma faro luminoso capace di unire le sponde del mondo.

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Cultura

“Frammenti” di Maria Rosa Precerutti: la poesia tra tempo, memoria e rinascita nella collana I Diamanti di Aletti Editore

Frammenti di Maria Rosa Precerutti per Aletti Editore: la poesia tra tempo, memoria e rinascita con prefazione di Giuseppe Aletti. 👇

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Cover libro di Maria Rosa Precerutti

Milano – Esplorare la faglia invisibile che separa il tempo cronologico e misurabile dalla dimensione fluida, intima e soggettiva della memoria, per ricomporre attraverso la potenza evocativa del verso i cocci dispersi dell’esperienza umana. Vede la luce per Aletti Editore, all’interno della raffinata collana “I Diamanti della Poesia” (disponibile sia in edizione cartacea sia in formato e-book), la silloge lirica “Frammenti”, nuova e matura opera poetica firmata da Maria Rosa Precerutti. Una raccolta densa, vibrante e filosoficamente cesellata, nella quale la professione di psicologa dell’autrice milanese si fonde armoniosamente con un’ispirazione lirica purissima, capace di interrogare le radici più profonde del nostro esistere.

Il senso intimo dell’opera si manifesta con immediata suggestione visiva già a partire dalla copertina, che ritrae un volto a mosaico composto da tessere irregolari: una potente metafora plastica dell’identità contemporanea, costantemente chiamata a ricomporsi dopo gli urti della vita. Come spiega con lucidità la stessa autrice: «Quanto ho cercato di esprimere nella raccolta è il senso della scomposizione del tempo. Un tempo soggettivo che implica fratture, discontinuità, improvvise accelerazioni, pause dolorose e talvolta distorsioni cognitive, attraverso cui, al di là del semplice fluire dei ricordi, si struttura l’architettura complessa di una memoria viva».

La prefazione di Giuseppe Aletti: «Custodire le tracce del vissuto per vincere l’oblio»

Ad arricchire la pubblicazione è la prestigiosa prefazione vergata dal maestro Giuseppe Aletti – poeta di fama internazionale, editore e formatore letterario –, il quale coglie con esattezza chirurgica il valore testimoniale ed esistenziale dei versi di Maria Rosa Precerutti. Scrive Aletti: «La silloge ci confessa con commovente sincerità che non possiamo fermare il tempo né ricomporre definitivamente ciò che la vita disperde lungo il suo cammino. Possiamo però raccoglierne le tracce e custodirle con cura nel giorno da attraversare. La poesia permette così di oggettivare i frammenti dell’esistenza contro la minaccia dell’oblio, per conservare, anche indirettamente, le nostre radici più autentiche».

Attraverso un linguaggio scarno ed essenziale, privo di orpelli retorici ma pervaso da un’intensa carica simbolica, ogni poesia si erge a tessera di un mosaico universale. Il testo scava nella perenne contraddizione che attanaglia l’uomo moderno: la frizione tra il tempo dei calendari – lineare, scandito dal ticchettio degli orologi, quantitativo – e il tempo interiore della coscienza, dove un singolo istante di gioia o di dolore può dilatarsi all’infinito. In questo spazio di meditazione, la parola poetica diviene per la Precerutti uno strumento gnoseologico primario, un faro capace di dare sostanza e ordine a ciò che altrimenti rischierebbe di svanire nella nebbia dell’indifferenza.

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Poesia Contemporanea & Filosofia del Tempo

La Poesia e la Cura del Tempo: Dalla Memoria Infranta alla Parola che Rigenera l’Anima

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Dagli Accadimenti alle Circostanze: la trilogia dell’essere e la dimensione psicologica

La pubblicazione di “Frammenti” rappresenta il punto d’approdo di un percorso autoriale coerente e rigoroso. Nelle sue precedenti fatiche editoriali, Maria Rosa Precerutti aveva indagato le manifestazioni fenomeniche dell’agire umano: con Accadimenti aveva esplorato l’irrompere imprevisto degli eventi nell’esistenza; con Circostanze aveva tracciato i confini fisici, temporali e ambientali che condizionano l’agire individuale. In quest’ultima opera, il processo di decantazione giunge alla sua essenza più metafisica e astratta.

«Accadimenti – chiarisce la poetessa – racconta l’impatto con il tempo inatteso; Circostanze definisce le coordinate di luogo e di limite in cui quegli eventi prendono forma; Frammenti rappresenta una sorta di necessario epilogo, un distillato concettuale in cui la memoria si spoglia dell’aneddoto per farsi pura contemplazione». La sensibilità clinica della psicologa non invade mai il campo della poesia con tecnicismi asettici, ma funge da bussola silenziosa, permettendo all’autrice di guardare alle ferite e alle crepe dell’anima non come a tare distruttive, ma come a varchi fecondi attraverso cui la luce della rinascita può finalmente filtrare.

Verso il Salone del Libro di Torino 2027: un invito alla riflessione e alla consapevolezza

Il valore letterario della silloge è stato prontamente riconosciuto dal mondo editoriale: “Frammenti” sarà infatti tra i titoli di punta esposti negli stand ufficiali di Aletti Editore in occasione della prestigiosa vetrina del Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma a Lingotto Fiere nel maggio 2027. Una consacrazione meritata per un’opera che rifugge la fretta del consumo mediatico contemporaneo, invitando il lettore a un’oasi di raccoglimento, silenzio e rigenerazione spirituale.

«Non intendo imporre chiavi di lettura univoche – conclude Maria Rosa Precerutti –. Lascio che ogni lettore tragga da sé emozioni, corrispondenze intime e messaggi, ritrovando nei miei frammenti lo specchio del proprio personale cammino». Un libro prezioso che testimonia come la poesia autentica continui a essere la forma più nobile e necessaria di resistenza umana contro l’insensatezza del tempo che fugge.

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Cultura

La poetica dell’istante in “Pit Stop. Riflessioni da un secondo”: la silloge di Michela Carluccio tra versi brevi, radici e il Salone del Libro di Torino

Michela Carluccio pubblica “Pit Stop. Riflessioni da un secondo”: silloge edita da Aletti Editore che trasforma la quotidianità in versi brevi ed essenziali verso il Salone del Libro di Torino 2027. 👇

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Michela Carluccio

Fonte Nuova – In un’epoca fagocitata dalla fretta digitale, in cui il flusso incessante delle incombenze quotidiane rischia di anestetizzare la sensibilità emotiva, la poesia torna a rivendicare il proprio ruolo primario: quello di oasi di meditazione, atto di resistenza interiore e bussola per l’anima. Si colloca esattamente in questo solco fecondo “Pit Stop. Riflessioni da un secondo”, l’intensa silloge poetica firmata da Michela Carluccio, autrice residente a Tor Lupara, nel territorio comunale di Fonte Nuova alle porte di Roma. Pubblicata all’interno della prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” dalla storica casa editrice Aletti Editore e distribuita sia in formato cartaceo sia in edizione digitale e-book, l’opera si configura come un autentico viaggio attraverso i frammenti della quotidianità, l’insopprimibile ricerca della libertà personale e l’eterna sfida umana di arrestare l’emorragia del tempo attraverso il potere salvifico della parola scritta.

L’opera ha già catalizzato l’interesse degli ambienti letterari per la sua limpidezza espressiva e per la capacità di trasformare la materia viva dell’esperienza ordinaria in universale riflessione lirica. Un riconoscimento che culminerà in una prestigiosa vetrina internazionale: il volume sarà infatti ufficialmente esposto e presentato al pubblico al Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma per il mese di maggio 2027, all’interno degli spazi espositivi dedicati di Aletti Editore.

Fermare il tempo con la parola: la genesi e il significato del «Pit Stop»

Il titolo scelto dall’autrice racchiude una metafora di rara efficacia mutuata dall’universo delle corse automobilistiche, dove il pit stop rappresenta quella sosta tecnica, rapida ma decisiva, senza la quale nessun pilota potrebbe portare a termine la propria gara. Trasposto sul piano dell’esistenza umana, il cambio gomme diventa il momento irrinunciabile in cui decelerare, spegnere i motori del frastuono esterno e ascoltare il battito dei propri pensieri più intimi prima di ripartire.

Come racconta la stessa Carluccio con disarmante sincerità, la genesi della raccolta risponde a una duplice urgenza: una necessità individuale di raccoglimento e, al tempo stesso, un dono empatico rivolto a chiunque sfogli le sue pagine.

«Il titolo sottolinea la mia personale necessità di fermarmi per qualche attimo, talvolta, ad ascoltare i miei pensieri più nascosti – chiarisce l’autrice –; ma è altresì l’auspicio accorato che anche gli altri possano fare altrettanto nella propria vita quotidiana. Mettere per iscritto la sensazione che un ricordo o un pensiero producono in me mi restituisce finalmente la padronanza del tempo. Mi sembra quasi di riuscire a fermarlo con parole eterne, strappando l’istante alla sua caducità.»

Consigliato dalla Redazione
Poesia & Letteratura Contemporanea

Michela Carluccio: “Pit Stop. Riflessioni da un secondo”

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La prefazione di Giuseppe Aletti: istantanee di una polaroid contro l’oblio

Ad arricchire il volume è l’autorevole prefazione firmata dal maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore di primo piano nel panorama poetico nazionale. Nel suo testo critico, Aletti coglie con precisione millimetrica la matrice visiva e memoriale della scrittura di Michela Carluccio, definendo la raccolta come «una silloge che distende parole sulla pagina bianca, come istantanee di una polaroid che sente l’urgenza di oggettivare tutto quello che rischia di scivolare nell’oblio».

Proprio come lo scatto chimico di una macchina fotografica analogica cattura la luce di un momento irripetibile fissandola sulla pellicola, così i versi di Carluccio imprimono sulla carta emozioni sfuggenti, sguardi, malinconie e bagliori di consapevolezza che, altrimenti, verrebbero spazzati via dal tumulto del presente. La carta diventa il sacrario dell’anima, un rifugio tangibile difeso con determinazione anche a dispetto dell’imperante smaterializzazione tecnologica.

I temi cardine: radici, calore del focolare, elaborazione del lutto e libertà interiore

La tessitura tematica di “Pit Stop” si articola lungo percorsi emotivi di profonda risonanza universale. Al centro della ricerca lirica emerge con forza il valore sacro della famiglia e delle proprie origini: la casa non viene descritta come semplice involucro murario, bensì come luogo ideale dell’anima, porto franco in cui rifugiarsi dalle tempeste del mondo per ritrovare la propria integrità.

Non mancano tuttavia le ombre e i passaggi dolorosi: Carluccio non teme di esplorare la sofferenza legata ai legami interrotti, alle assenze e al vuoto lasciato da chi non fa più parte della nostra quotidianità. Ma è proprio dalla ferita che germoglia la rinascita: a fare da contrappeso alla malinconia è il tema della libertà, intesa dall’autrice non come fuga dalle responsabilità, bensì come una scintilla interiore, una facoltà innata di auto-illuminarsi capace di rischiarare il cammino anche nelle notti più buie dell’esistenza.

«Sono attimi di vita facilmente condivisibili, perché trattano emozioni comuni e universali – sottolinea Carluccio –. Prendo spunto dalla nuda realtà e crudamente la imprimo sulla carta, un supporto che amo particolarmente nonostante l’era digitale in cui siamo immersi.»

Lo stile: minimalismo, musicalità della parola e l’approdo al Salone di Torino 2027

Dal punto di vista formale, la poetica di Michela Carluccio si contraddistingue per uno stile asciutto, sintetico, privo di orpelli retorici fine a se stessi. I suoi sono versi brevi e taglienti, nei quali la brevitas classica si sposa con un sapiente uso del ritmo, delle assonanze, delle rime e di calibrate contraddizioni concettuali capaci di generare un corto circuito cognitivo immediato nel lettore.

Una scrittura che arriva dritta al punto senza mediazioni intellettualistiche, fedele all’auspicio espresso dall’autrice: «Spero che chi legga riconosca pensieri e riflessioni in cui identificarsi pienamente, nella semplicità della parola». L’appuntamento al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2027 consacrerà questa voce poetica autentica nel circuito editoriale di respiro nazionale, offrendo a lettori e critici l’occasione per scoprire una testimonianza lirica di grande intensità umana.

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Cultura

La voce lirica di Ilir Paja tra mare e malinconia: tre poesie del maestro albanese tradotte da Irma Kurti

Dall’Albania la voce lirica di Ilir Paja incanta i lettori: il docente e poeta di Durazzo presenta le tre struggenti liriche “Il dolore”, “In giornate come queste…” e “Il lago delle foglie”, tradotte da Irma Kurti. 👇

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Ilir Paja

Durazzo – Dalle rive storiche dell’Adriatico orientale, dove le vestigia dell’antica Epidamno dialogano incessantemente con il respiro salmastro delle onde e i chiaroscuri della memoria balcanica, giunge una voce lirica di straordinaria purezza e rigore intellettuale. Il panorama letterario contemporaneo dell’Albania trova nel poeta, filologo e docente Ilir Paja un custode autentico della parola essenziale, capace di trasfigurare la malinconia del tempo e la solitudine esistenziale in vertigini metafisiche di rara suggestione. Attraverso la magistrale sensibilità traduttiva della poetessa e scrittrice Irma Kurti, tre liriche emblematiche di Paja – intitolate “Il dolore”, “In giornate come queste…” e “Il lago delle foglie” – si offrono per la prima volta al pubblico italiano, dischiudendo un ponte ideale di dialogo e fratellanza tra le due sponde dell’Adriatico.

Nato a Durazzo il 20 settembre 1971, Ilir Paja ha compiuto gli studi accademici tra il 1991 e il 1995, laureandosi con lode presso la prestigiosa Facoltà di Filologia nel Dipartimento di Linguistica e Letteratura. Dal 1995 il suo nome è indissolubilmente legato alla formazione delle giovani generazioni come stimato docente di lingua e letteratura albanese presso il rinomato liceo “Naim Frashëri” di Durazzo. Autore di diverse raccolte poetiche di grande successo critico e firma assidua delle maggiori riviste culturali albanesi, Paja incarna l’ideale del poeta-educatore: colui che nella severità della metrica e nella trasparenza del verso cerca incessantemente una bussola morale per orientarsi nelle tempeste della modernità.

La poetica di Ilir Paja: il rigore filologico e la nudità del sentimento

La scrittura di Paja si distingue nel panorama poetico post-comunista per una scelta di radicale sottrazione. Lungi dal cedere a facili compiacimenti retorici o a una sentimentalità gridata, il poeta di Durazzo opera come un cesellatore del silenzio. Nei suoi versi, gli elementi della natura – il vento autunnale, la luna che denuda la notte, le foglie secche che danzano sulle acque – non fungono mai da mero sfondo pittoresco, ma diventano specchi interiori in cui si riflette lo sconcerto dell’anima di fronte alla caducità.

«Insegnare letteratura ai ragazzi e scrivere versi appartengono alla medesima vocazione: togliere il superfluo per lasciare spazio alla verità nuda dell’essere umano. La poesia non deve spiegare il mistero della vita, ma custodirne la sacralità, ricordandoci che il dolore e la nostalgia sono le sole prove che abbiamo di essere stati veramente vivi.»

Questo approccio ascetico ed empatico si coglie nitidamente nelle tre poesie proposte, ciascuna delle quali esplora un vertice dell’esperienza umana: l’anatomia del lutto interiore, l’abbraccio dell’ombra autunnale e il dissolversi delle presenze passate nello specchio del tempo.

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“Il dolore”: la destrutturazione della sofferenza e la notte senza stelle

Nel componimento d’apertura, “Il dolore”, Ilir Paja compie un formidabile esercizio di teologia negativa applicata alla psicologia dell’essere. La sofferenza non si lascia imprigionare nelle immagini ordinarie del quotidiano – non è l’avanzo frugale della cena, né la languida seduzione della luna che spoglia la notte, e neppure la fame materiale che si riaffaccia dopo l’elemosina. Attraverso una serie di negazioni serrate, il poeta demistifica persino l’illusione letteraria: il dolore non coincide con la metafora artificiosa costruita dal versificatore che rimane arroccato nei suoi castelli verbali senza scendere sul campo di battaglia della vita.

Non è l’ultimo frutto
Avanzato della cena.
Né il fascino della luna che inizia a spogliare
La notte, come l’attesa di una donna.
Né la fame che ritorna dopo l’elemosina.
Nemmeno la metafora del poeta che si incastra
Sui muri di versi come gli alti castelli
Senza passare dall’altra parte della battaglia.
Non è nemmeno il vento.
Questo unico ricordo.
Il dolore è camminare nella miseria
Della notte in cui nessuna stella si accende.

La chiusura è di una potenza disarmante: la sofferenza vera coincide con la solitudine cosmica e radicale, con il procedere a tentoni in una tenebra assoluta in cui non brilla alcun punto cardinale, nessuna luce celeste a indicare il cammino o ad attenuare la miseria dell’abbandono.

“In giornate come queste…”: la mimesi con l’autunno e il frutto della nostalgia

Se ne “Il dolore” domina lo sgomento notturno, nella seconda lirica, “In giornate come queste…”, Paja indossa i panni della stagione autunnale, compiendo una fusione quasi panteistica con il paesaggio crepuscolare. Il poeta diventa ombra tra le ombre, un residuo sfocato di una luce solare ormai declinata.

Nelle giornate autunnali nascondo l’ombra nell’ombra.
Sono un ricordo del sole di giorno.
Sento il vento alle spalle e sorrido
Alle foglie dell’albero.
In giornate come queste, io sono la solitudine.
L’ombra dentro di me.
Il passato arriva laggiù come un frutto maturo
Dalla nostalgia.
Da dietro vedo il frutto maturo
del cielo crepuscolare.
Vedo la notte dentro di me che versa foglie e lacrime.

La bellezza del testo risiede nella morbidezza visiva della nostalgia, paragonata a un “frutto maturo” che cade dal cielo al tramonto. Tuttavia, l’interiorità del poeta si rivela una voragine speculare: non è l’albero a spogliarsi, ma la notte interiore dell’anima che fa piovere, insieme alle foglie ingiallite, lacrime mute di consapevolezza.

“Il lago delle foglie”: l’approdo delle ombre e la memoria degli avi

A suggellare il trittico è “Il lago delle foglie”, una composizione visionaria in cui la superficie dell’acqua diventa il ricettacolo della memoria collettiva. Il lago autunnale accoglie i frammenti della vegetazione smossi dalle raffiche del vento, trasformandosi in una frontiera liminare tra il mondo visibile e l’aldilà.

Le foglie frusciano tra le onde
Del vento.
La sua profondità, questo sole pomeridiano
Dove la terra è tramonto.
La sua riva infinita, questa notte
Dove l’autunno non tocca mai
Una terra così.
Nel lago delle foglie si siedono
I volatili dei rami, che sfiorano
Le radici degli alberi in volo… ovunque.
Sulla riva di questo lago il vento si infrange sulle onde.
Che si incontrano con nostalgia, rimanendo ombre.
Dalla gente di una volta.

Sulla riva di questo specchio infinito, le onde del vento e dell’acqua si fondono con le ombre della “gente di una volta”, gli antenati e le generazioni scomparse che continuano ad aleggiare nella brezza balcanica. Grazie alla cura filologica e all’eleganza stilistica di Irma Kurti, la poesia di Ilir Paja si conferma un patrimonio universale: versi che toccano le corde più profonde dello spirito e invitano il lettore a riscoprire, nella quiete dell’autunno, la voce eterna della dignità umana.

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