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Salute

Ospedale San Carlo di Nancy all’avanguardia con l’AI: al via la refertazione digitale in Anatomia Patologica per una medicina di precisione

Ospedale San Carlo di Nancy a Roma: l’Anatomia Patologica diventa digitale con l’AI riducendo i tempi dei referti del 30%. 👇

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Laboratorio Anatomia patologica Ospedale San Carlo di Nancy_

Roma – Velocità clinica senza precedenti, analisi morfologica ad altissima risoluzione e una precisione microscopica capace di cogliere alterazioni cellulari impercettibili all’occhio umano. L’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma – storica struttura polispecialistica accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, fiore all’occhiello del gruppo ospedaliero GVM Care & Research – segna una pietra miliare nell’evoluzione della diagnostica avanzata e della medicina personalizzata. Il laboratorio di Anatomia Patologica della struttura capitolina ha completato la transizione verso un ecosistema interamente digitalizzato, potenziato dall’integrazione di complessi algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI) certificati per uso diagnostico clinico.

L’innovazione rappresenta un’autentica eccellenza nel panorama sanitario della Capitale e dell’intero Paese: secondo le più recenti rilevazioni presentate al Congresso Nazionale della Società Italiana di Anatomia Patologica, in Italia appena il 35% dei laboratori è strutturato in modalità “totalmente digitale”, e solo una frazione infinitesimale impiega sistemi computazionali avanzati. Con questo investimento, l’ospedale romano ridefinisce integralmente il flusso di lavoro istopatologico: dal campionamento tissutale alla digitalizzazione in gigapixel dei vetrini, fino all’elaborazione algoritmica e alla firma digitale del referto, consentendo di abbattere i tempi di refertazione (Turnaround Time – T.A.T.) di circa il 30%.

La dott.ssa Silvia Taccogna: «Tempi ridotti e tempestività per le terapie oncologiche mirate»

A illustrare la portata rivoluzionaria della tecnologia è la dott.ssa Silvia Taccogna, Responsabile del Laboratorio di Anatomia Patologica dell’Ospedale San Carlo di Nancy: «La disponibilità di piattaforme digitali intelligenti è fondamentale in un’epoca in cui la richiesta di esami istologici cresce costantemente in complessità e volume. Ridurre i tempi di refertazione del 30% non è solo un traguardo statistico, ma una conquista clinica decisiva: permette alle équipe multidisciplinari – composte da oncologi, chirurghi, radioterapisti e genetisti – di impostare senza ritardi i protocolli terapeutici più idonei. Per il paziente significa ricevere una diagnosi precoce, accurata e personalizzata sin dal primo istante».

L’Ospedale San Carlo di Nancy si distingue come l’unica realtà ospedaliera in Italia ad aver implementato contemporaneamente tutti i tre moduli operativi sviluppati da IBEX Medical Analytics, dotati sia di marcatura CE-IVD per i dispositivi medico-diagnostici sia dell’autorevole approvazione dell’FDA statunitense. La piattaforma lavora in sinergia su tre ambiti oncologici ad altissima incidenza: campioni gastrici (IBEX-Gastric), biopsie prostatiche (IBEX-Prostate) e campioni mammari (IBEX-Breast).

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La sinergia tra medico e macchina: algoritmi predittivi e telepatologia in tempo reale

Contrariamente ai timori ricorrenti, l’intelligenza artificiale non sostituisce l’anatomopatologo, bensì ne potenzia a dismisura le capacità investigative, fungendo da copilota d’eccellenza. Attraverso scanner digitali di ultima generazione, il vetrino tradizionale viene convertito in un’immagine digitale ad altissima fedeltà (Whole Slide Imaging). L’algoritmo setaccia miliardi di pixel evidenziando automaticamente aree sospette, micro-focolai neoplastici millimetrici e fattori prognostici quantitativi che potrebbero sfuggire a un’osservazione manuale prolungata.

«Il software esegue misurazioni istantanee, gradazioni e conteggi mitotici di assoluta precisione – prosegue la dott.ssa Taccogna –. Inoltre, la digitalizzazione abbatte i confini fisici: il reperto può essere condiviso all’istante in rete protetta con colleghi ed esperti internazionali per una second opinion o una discussione multidisciplinare in tempo reale, senza il rischio di deterioramento o smarrimento dei vetrini fisici». Un salto epocale che eleva la sicurezza diagnostica a standard mai raggiunti prima.

Ettore Sansavini: «Un traguardo d’avanguardia che mette al centro la persona»

A sottolineare il valore strategico dell’investimento è il presidente di GVM Care & Research, Ettore Sansavini: «L’introduzione della Digital Pathology supportata dall’Intelligenza Artificiale all’Ospedale San Carlo di Nancy colloca la nostra struttura all’avanguardia nel sistema sanitario regionale e nazionale. L’innovazione tecnologica non è fine a se stessa, ma risponde a una visione umanistica della sanità: mettere le scoperte più avanzate al servizio del paziente, per garantire a ciascuno cure sempre più mirate, tempestive ed efficaci».

Con questa implementazione, l’ospedale romano conferma la propria vocazione all’eccellenza clinica, dimostrando come la convergenza tra competenze mediche di primo livello e tecnologie digitali esponenziali rappresenti la sola via percorribile per garantire la sostenibilità e l’efficacia del Servizio Sanitario nel terzo millennio.

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Salute

A Bari il XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia: dal 28 al 30 ottobre neuroprotezione, supporto in TIN e allattamento

A Bari il XXXII Congresso della Società Italiana di Neonatologia: dal 28 al 30 ottobre neuroprotezione in TIN, survey sui prematuri e Baby SIN. 👇

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Locandina evento Bari

Bari – Garantire a ogni nuovo nato le medesime opportunità di sopravvivenza e di sviluppo neuroevolutivo ottimale, abbattere le disuguaglianze assistenziali tra i reparti della penisola e porre la famiglia al centro dell’alleanza terapeutica fin dai primissimi istanti di vita. Dal 28 al 30 ottobre 2026, la città di Bari si prepara a diventare la capitale scientifica della pediatria accogliendo il XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia (SIN). Una tre giorni di altissima formazione accademica, confronto clinico e progetti operativi che riunirà nel capoluogo pugliese centinaia di neonatologi, infermieri pediatrici, psicologi e ricercatori provenienti da tutta Italia.

Il congresso biennale della SIN si caratterizza per una visione olistica della cura, capace di armonizzare le più sofisticate innovazioni biotecnologiche e di monitoraggio computazionale con il principio inderogabile dell’umanizzazione delle cure. L’evento barese affronterà le grandi frontiere della medicina perinatale: dalla gestione del trauma emotivo nei reparti di terapia intensiva alla definizione di protocolli assistenziali uniformi per le forme lievi di prematurità, fino alla creazione di modelli d’avanguardia dedicati alla protezione neurologica dei piccoli più vulnerabili.

Il ricovero in TIN e la salute emotiva: lo psicologo come pilastro dell’équipe neonatale

Uno dei temi centrali del simposio sarà dedicato alla gestione degli eventi traumatici durante il ricovero in Terapia Intensiva Neonatale (TIN). La nascita prematura o la comparsa di patologie congenite complesse rappresentano per i genitori un evento dirompente, capace di innescare sindromi da stress post-traumatico (PTSD), stati d’ansia acuta e una grave sensazione di impotenza dinanzi alla barriera delle incubatrici. Al contempo, il carico emotivo grava pesantemente anche sul personale medico e infermieristico, costantemente esposto a decisioni etiche estreme e a rischi di burnout professionale.

In questa prospettiva, la Società Italiana di Neonatologia lancia da Bari un appello inequivocabile al Ministero della Salute e alle Regioni: inserire in modo strutturato e permanente la figura dello psicologo clinico dedicato all’interno di ciascuna équipe di TIN. Non un supporto accessorio o saltuario, ma un professionista integrato nei protocolli di reparto, fondamentale per sostenere il legame di attaccamento madre-bambino (bonding), accompagnare i papà nei momenti di crisi e supportare la resilienza psicologica degli operatori sanitari.

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Prematurità moderata e tardiva: verso linee guida standardizzate in tutta Italia

Ampio spazio sarà riservato alla presentazione dei risultati di un’imponente survey nazionale promossa dalla SIN sui neonati moderate e late preterm (nati tra la 32ª e la 36ª settimana di gestazione). Sebbene queste forme di prematurità siano tradizionalmente percepite come lievi rispetto ai neonati estremamente prematuri, i dati epidemiologici confermano che anche i nati a ridosso del termine presentano un rischio significativamente più elevato rispetto ai nati a termine di complicanze respiratorie, metaboliche, termoregolatorie e neuroevolutive a medio termine.

La Società Italiana di Neonatologia presenterà a Bari nuove linee di indirizzo clinico per definire percorsi assistenziali standardizzati, omogenei e basati sulle più recenti evidenze scientifiche. L’obiettivo è uniformare i criteri di dimissione protetta, il monitoraggio glicemico e nutrizionale e il follow-up neurofunzionale nei primi anni di vita, superando le inaccettabili difformità che ancora sussistono tra i punti nascita del Nord e del Sud Italia.

NeuroNICU, la mostra fotografica Nutrire.Unire. e l’area Baby SIN

La terza direttrice scientifica dell’assise pugliese riguarda la NeuroNICU: un modello organizzativo avanzato interamente incentrato sulla neuroprotezione del neonato critico. Attraverso l’integrazione di monitoraggi elettroencefalografici a traccia continua (aEEG), spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS), protocolli di ipotermia terapeutica controllata e pratiche di Family-Centered Care (come la Kangaroo Mother Care e la riduzione dell’inquinamento acustico e luminoso), la NeuroNICU permette di minimizzare le disabilità neurologiche permanenti nei piccoli ad alto rischio.

A testimonianza della convergenza tra scienza ed empatia, la sede congressuale ospiterà la toccante mostra fotografica “Nutrire.Unire.”, che celebra l’allattamento al seno quale patrimonio universale di salute, relazione e superamento delle barriere sociali ed etniche. Inoltre, per garantire la massima conciliazione tra impegno scientifico e vita familiare ai congressisti con figli piccoli, la SIN allestirà lo spazio dedicato “Baby SIN”: un’area riservata e confortevole a disposizione delle mamme e dei papà per allattare, accudire e coccolare i propri lattanti in piena intimità. Il programma completo delle sessioni è consultabile sul portale ufficiale della SIN, confermando Bari come fulcro dell’impegno per la vita nascente.

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Salute

Open Day Tobia al Policlinico Umberto I di Roma: sanità inclusiva per persone con disabilità, famiglie e caregiver al George Eastman

Open Day Tobia al Policlinico Umberto I di Roma: al George Eastman sanità inclusiva per persone con disabilità e caregiver. 👇

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Locandina evento Roma

Roma – Abbattere le barriere architettoniche, comunicative e cliniche che troppo spesso rendono l’accesso alle cure ospedaliere un percorso a ostacoli per i cittadini più fragili. Con questo ambizioso obiettivo di civiltà e progresso sociosanitario, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I di Roma spalanca le porte del presidio George Eastman in occasione dell’«Open Day Tobia: Insieme per raggiungere persone, famiglie e caregiver». Un appuntamento di straordinario rilievo civile e umano in programma per la giornata di domani, mercoledì 21 ottobre 2026, dalle ore 12.00 alle ore 18.00 negli spazi dedicati di Viale Regina Elena 287/B, nel cuore della cittadella sanitaria della Capitale.

A fare gli onori di casa all’inaugurazione dei lavori sarà il Direttore Generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, affiancato dai rappresentanti istituzionali della Regione Lazio, dei vertici accademici di Sapienza Università di Roma e delle direzioni delle Aziende Sanitarie Locali del territorio metropolitano. Un parterre corale che testimonia la volontà condivisa di trasformare un servizio d’avanguardia in una rete integrata, capace di intercettare soprattutto chi ancora non conosce le opportunità offerte da questo modello assistenziale unico a livello nazionale.

Il Servizio Tobia: percorsi su misura per la disabilità complessa e neuromotoria

Nato per dare risposte concrete alle persone con disabilità intellettiva, relazionale e neuromotoria grave, il Servizio Tobia (Team Operativo Bisogni Individuali Assistenziali) rappresenta una vera e propria eccellenza della sanità pubblica laziale. Per un paziente affetto da spettro autistico, paralisi cerebrale o gravi deficit cognitivi, sottoporsi a un esame di routine – un prelievo di sangue, una radiografia, una visita oculistica o una semplice igiene dentale – può trasformarsi in un’esperienza traumatica e insostenibile. Il sovraffollamento dei reparti ordinari, i tempi d’attesa estenuanti, le luci accecanti e i rumori improvvisi rischiano di scatenare reazioni di panico e aggressività, costringendo spesso le famiglie a rinunciare alla prevenzione diagnostica.

Il modello Tobia ribalta radicalmente questo paradigma. Presso il George Eastman, il paziente speciale trova un percorso protetto e personalizzato, gestito da un’équipe multidisciplinare di medici, odontoiatri, anestesisti, infermieri e mediatori appositamente formati. Prima di ogni prestazione viene compilata una scheda di accoglienza individualizzata che mappa abitudini, fobie, canali di comunicazione preferenziali e bisogni sensoriali del paziente. Gli esami vengono raggruppati in una sola seduta, spesso avvalendosi di tecniche di sedazione cosciente o ansiolisi controllata, consentendo di effettuare bilanci di salute completi in un ambiente rilassante e rassicurante.

L’Open Day di domani mira a superare la frammentazione informativa: troppi nuclei familiari e assistenti domiciliari, infatti, vivono ancora nell’ombra della solitudine, ignari che all’interno del Servizio Sanitario Nazionale esista una porta d’accesso privilegiata, gratuita e priva delle rigidità della burocrazia tradizionale per garantire il diritto alla salute dei propri cari.

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Le parole del Dg Fabrizio d’Alba: «La sanità si misura sulla capacità di accogliere i fragili»

Nel presentare l’evento, il Direttore Generale dell’AOU Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, ha tracciato il senso etico profondo della missione ospedaliera contemporanea: «Questo Open Day rappresenta un momento fondamentale per consolidare il legame tra la nostra struttura ospedaliera e il territorio, confermando l’impegno concreto del Policlinico Umberto I nel garantire un’assistenza sempre più inclusiva, vicina ai bisogni reali delle persone con disabilità, delle loro famiglie e dei caregiver».

«La qualità e la civiltà di un grande ospedale universitario – ha rimarcato d’Alba – non si misurano soltanto dal volume degli interventi di alta complessità chirurgica o dal numero delle pubblicazioni scientifiche, ma soprattutto dalla capacità di non lasciare indietro nessuno. Quando un ragazzo con gravi difficoltà cognitive riesce a completare una visita senza paura e senza dolore, quando una madre o un padre caregiver sentono che l’ospedale è una casa che li abbraccia e li sostiene anziché un labirinto ostile, allora stiamo onorando fino in fondo il mandato costituzionale della nostra sanità pubblica».

Una dichiarazione di principio che si traduce in un impegno quotidiano per estendere progressivamente l’approccio metodologico di Tobia a tutti i reparti specialistici del nosocomio romano, dalla chirurgia alla ginecologia, dalla cardiologia all’oncologia, rendendo l’accessibilità universale una prassi clinica consolidata.

Il programma del 21 ottobre: laboratori, associazioni e confronto diretto con le famiglie

L’articolazione dell’Open Day di mercoledì 21 ottobre prevede una scansione temporale pensata per favorire l’incontro informale e l’ascolto attivo. Dalle ore 12.00, subito dopo l’introduzione istituzionale dei vertici del Policlinico e degli enti locali, i medici e gli operatori del team Tobia presenteranno in dettaglio le modalità operative del servizio, illustrando i criteri di accesso, i recapiti dedicati e le strategie adottate per facilitare le prestazioni sanitarie ordinarie e complesse.

Ampio spazio sarà riservato al mondo del terzo settore e del volontariato. All’ingresso e nei corridoi del George Eastman saranno allestiti stand informativi ed espositivi curati dalle principali associazioni di tutela dei disabili e dei caregiver attive sul territorio regionale. Le realtà associative avranno la possibilità di presentare le proprie iniziative solidali, distribuire materiale informativo, organizzare piccoli laboratori ricreativi e dimostrativi e avviare tavoli di confronto orizzontale con il personale sanitario.

Un momento cruciale sarà dedicato al confronto con i caregiver familiari, figure silenziose ma determinanti che sopportano un carico emotivo, fisico ed economico spesso devastante. Dare voce alle loro testimonianze consentirà alla direzione ospedaliera di intercettare criticità nascoste e di tarare l’offerta clinica sulle reali dinamiche di vita quotidiana dei pazienti.

Come partecipare: orari e indicazioni per raggiungere il presidio George Eastman

La partecipazione all’«Open Day Tobia» è completamente libera e gratuita, aperta a tutte le famiglie, ai caregiver, agli operatori sociosanitari, agli studenti universitari e ai cittadini interessati a conoscere da vicino questa realtà di eccellenza. L’appuntamento è fissato per domani, mercoledì 21 ottobre 2026, con orario continuato dalle ore 12.00 alle ore 18.00 presso l’Ospedale George Eastman – Policlinico Umberto I, situato in Viale Regina Elena 287/B a Roma.

La struttura è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici attraverso la linea B della metropolitana (fermata Policlinico) e le linee tram e bus urbane che transitano lungo Viale Regina Elena e la cittadella universitaria di piazzale Aldo Moro. Un’occasione imperdibile per costruire insieme una Sanità che mette al centro la persona nella sua unicità, trasformando la cura in un grande patto di solidarietà e inclusione condivisa.

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Sport

Prigionieri dello smartphone: come lo sport e il movimento consapevole riattivano il cervello dallo stress da iperconnessione. Parla lo psicologo Claudio Belardo

Smartphone e iperconnessione digitale: come l’eccesso di notifiche e intelligenza artificiale altera il cervello e disconnette il corpo. Lo psicologo clinico e dello sport Claudio Belardo spiega il legame tra dopamina dei social, cortisolo cronico e dissociazione corporea, indicando nel movimento consapevole la vera cura neurobiologica. Tutti i dettagli nell’articolo completo 👇

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Claudio Belardo

Roma – Mani incollate al display, occhi perennemente affaticati dalla luce blu degli schermi e una cascata ininterrotta di notifiche social, messaggi istantanei, email professionali e aggiornamenti algoritmici governati dall’intelligenza artificiale. L’umanità del ventunesimo secolo si trova imprigionata in una condizione di sovraccarico cognitivo e informativo permanente, che sta mettendo a durissima prova la resilienza biologica del sistema nervoso centrale. Questa iperattivazione cronica non genera soltanto stati diffusi di ansia, insonnia e calo dell’attenzione, ma alimenta una progressiva e alienante «disconnessione corporea»: una frattura silenziosa tra la mente, costantemente proiettata nel flusso immateriale del web, e i bisogni primari del corpo fisico. A fare chiarezza sulle dinamiche neuropsicologiche della dipendenza da smartphone e a indicare la via d’uscita terapeutica è il dottor Claudio Belardo, psicologo clinico e dello sport.

La trappola dell’iperconnessione: il sovraccarico informativo tra social e intelligenza artificiale

La rivoluzione digitale ha trasformato gli smartphone da utili strumenti di lavoro e comunicazione in veri e propri prolungamenti protesici della nostra identità biologica. La mediazione tecnologica è ormai pervasiva: dal risveglio al momento di coricarsi, il cervello umano viene bombardato da migliaia di micro-sollecitazioni sensoriali ogni ora, senza mai concedersi quegli intervalli di decompressione e noia feconda che hanno storicamente consentito alla specie umana di consolidare la memoria a lungo termine e stimolare la riflessione introspettiva.

L’integrazione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale generativa nella vita quotidiana ha moltiplicato la velocità dei flussi lavorativi, cancellando ogni residuo confine tra tempo professionale e spazio privato. Questo stato di allerta costante attiva in modo anomalo l’amigdala e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, costringendo l’organismo a vivere in un perenne assetto di emergenza, come se dovesse difendersi da un predatore invisibile che non concede alcuna tregua.

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Il loop neurobiologico dello stress: dopamina da «like», cortisolo cronico e dissociazione corporea

Nel decodificare i processi cerebrali che alimentano la dipendenza dai dispositivi, il dottor Claudio Belardo punta il dito sul corto circuito biochimico orchestrato dalle piattaforme social: «L’esposizione prolungata e passiva agli schermi e la spasmodica ricerca di gratificazione digitale, legata ai meccanismi dopaminergici della ricompensa a intervalli variabili dei like, dei commenti e delle visualizzazioni, rischiano di allontanare progressivamente l’individuo dalla percezione consapevole del proprio corpo».

Questo meccanismo innesca una reazione tossica a catena: «La mancata corrispondenza tra l’iperstimolazione mentale e l’immobilità fisica favorisce un massiccio accumulo di cortisolo, il principale ormone dello stress, senza che l’organismo riesca a trovare una corretta via di scarico biologico e di autoregolazione somatica». L’individuo sperimenta così quella che la psicologia clinica definisce disconnessione propriocettiva: la mente naviga tra centinaia di video veloci e messaggi, mentre il corpo resta inchiodato alla sedia o al divano con muscoli contratti, respirazione toracica corta e tachicardia latente.

L’analisi clinica del dottor Claudio Belardo: superare il fallimento del «digital detox» passivo

La soluzione a questa spirale di logoramento non può risiedere nelle ricette semplicistiche del cosiddetto «digital detox» passivo. Spegnere semplicemente lo smartphone o imporsi ore di isolamento rigido genera spesso l’effetto opposto, alimentando la cosiddetta FOMO (Fear of Missing Out, la paura angosciosa di essere tagliati fuori) e un senso di vuoto che spinge rapidamente alla ricaduta.

«Il vero problema clinico – rimarca il dottor Belardo – non risiede affatto nello strumento tecnologico in sé, che conserva straordinarie potenzialità di sviluppo e connessione, ma nell’uso disfunzionale e inconsapevole che ne isola la mente dalle risposte somatiche e sensoriali primarie». Per disinnescare la dipendenza non basta sottrarre lo schermo: occorre sostituire il flusso virtuale con un’esperienza corporea reale, intensa e gratificante, capace di rimettere in dialogo il cervello con i muscoli, i polmoni e il battito cardiaco.

Il movimento come cura: come l’attività sportiva consapevole riprogramma il cervello

La risposta scientificamente più solida risiede nell’attività motoria consapevole e nello sport outdoor. L’esercizio fisico strutturato agisce come un potente mediatore neurochimico, capace di ristabilire l’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico (deputato all’azione e all’allerta) e quello parasimpatico (deputato al recupero e alla quiete). Quando ci muoviamo, corriamo, nuotiamo o pratichiamo discipline a contatto con la natura, il cervello interrompe il loop della reattività digitale e rilascia endorfine, serotonina e BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), che promuovono la neurogenesi e rigenerano la concentrazione.

«Muoversi con consapevolezza – conclude il dottor Claudio Belardo – non risponde soltanto a un banale bisogno di forma estetica o di benessere muscolare, ma offre alla mente quello spazio di silenzio e presenza indispensabile per smaltire il sovraccarico cognitivo accumulato». L’integrazione virtuosa tra scienze motorie, psicologia clinica e riscoperta della corporeità si afferma così come la frontiera più autorevole e necessaria per riappropriarsi del proprio tempo e tornare a vivere da uomini liberi, e non da prigionieri di un display.

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