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Cultura

Campobasso, successo di pubblico ed emozioni alla presentazione di «Protocollo Elena»: il thriller psicologico di Franca De Santis conquista la sede dei Maestri del Lavoro

Grande successo di pubblico ed entusiasmo a Campobasso per la presentazione del romanzo “Protocollo Elena” di Franca De Santis presso la sede dei Maestri del Lavoro: l’evento, aperto dal Console Antonio Albiniano e condotto con ritmo e sensibilità da Claudia Mistichelli con gli interventi di Enrico Alfonso Ricciardi, si è trasformato in un appassionato dibattito sui temi del thriller psicologico, sulla fragilità delle certezze e sul valore etico delle scelte nella società moderna 👇

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Protocollo Elena, cover

CAMPOBASSO – Una sala gremita in ogni ordine di posto, un’atmosfera vibrante di partecipazione intellettuale e un dialogo serrato e coinvolgente tra autrice e lettori: la presentazione del nuovo romanzo di Franca De Santis, «Protocollo Elena», ospitata presso la storica sede dei Maestri del Lavoro di Campobasso, si è trasformata in un autentico evento culturale capace di lasciare un segno profondo nella vita della comunità molisana.

L’incontro ha saputo catturare l’interesse del pubblico sin dai primi istanti, trasformando la canonica esposizione di un libro in una riflessione corale sui chiaroscuri della società contemporanea, nel solco delle tante iniziative letterarie che celebrano il valore civile e intimo della scrittura, come le opere dedicate al viaggio interiore e alla memoria dell’animo umano e le serate d’autore che uniscono letteratura, narrazione e ascolto del territorio.

L’apertura con il Console Antonio Albiniano e la brillante conduzione di Claudia Mistichelli ed Enrico Alfonso Ricciardi

Ad aprire la serata sono stati i saluti istituzionali del Console Antonio Albiniano, che a nome dei Maestri del Lavoro di Campobasso ha voluto rimarcare il valore insostituibile della cultura e della buona lettura come pilastri per la crescita personale, etica e civica delle nuove generazioni, ringraziando la cittadinanza per la straordinaria risposta in termini di presenze.

Il ritmo dell’incontro è stato magistralmente scandito dalla giornalista e moderatrice Claudia Mistichelli, che con professionalità, ritmo incalzante e grande sensibilità critica ha guidato la platea all’interno delle sfumature psicologiche del testo. Al tavolo dei relatori, accanto all’autrice Franca De Santis, prezioso e stimolante è stato il contributo di Enrico Alfonso Ricciardi, le cui riflessioni hanno offerto al dibattito inedite chiavi di lettura simboliche e sociologiche.

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I temi di «Protocollo Elena»: la suspense dell’indagine e lo scandaglio delle fragilità umane

Al centro dell’opera di Franca De Santis si colloca una trama congegnata con il ritmo incalzante del thriller psicologico, capace di fondere la tensione dell’enigma con un’accurata introspezione dei moti dell’animo. In «Protocollo Elena» il mistero e la suspense non sono fini a se stessi, ma diventano la lente d’ingrandimento ideale per analizzare la fragilità delle certezze quotidiane, le conseguenze etiche delle nostre scelte e la perenne ricerca di un approdo sicuro in un mondo contemporaneo frammentato.

Questi nodi tematici hanno innescato una vivace sequenza di interventi dal pubblico: lettori, appassionati e cittadini hanno preso parola con domande puntuali, curiosità sulla genesi dei personaggi e considerazioni sul confine sottile tra colpa, giustizia e riscatto interiore.

Quando la cultura si fa comunità: il valore del dialogo oltre le pagine del libro

Il successo della serata a Campobasso non è stato misurato unicamente dal colpo d’occhio di una platea gremita, ma soprattutto dalla qualità autentica dell’ascolto e dell’interazione che si è venuta a creare. Quando il pubblico diventa parte attiva e co-protagonista della discussione, la presentazione di un volume cessa di essere un momento accademico formale per tramutarsi in una feconda esperienza umana condivisa.

Un riscontro entusiasmante che consacra il talento narrativo di Franca De Santis e conferma la vivacità del panorama culturale molisano e del Centro-Sud, al centro anche delle grandi iniziative di promozione letteraria che valorizzano scrittori e poeti sui territori e dei progetti dedicati allo sviluppo e all’identità delle aree interne. Segui tutte le cronache e gli eventi letterari nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Cultura di Cavaliere News

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Cultura

Treviso, il 29 ottobre a Casa dei Carraresi «Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva»: la conferenza con Mauro Scroccaro, Giorgio Bombieri ed Elisabetta Alongi per i Giovedì della cultura

Giovedì 29 ottobre 2026 alle ore 18:00 Casa dei Carraresi a Treviso ospita la conferenza “Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva” nell’ambito della rassegna I Giovedì della cultura sostenuta da Banca delle Terre Venete: lo storico Mauro Scroccaro e i fotografi Giorgio Bombieri ed Elisabetta Alongi, in collaborazione con Veneto Fotografia APS, presentano la mappatura di 67 siti tra memoria del lavoro, archeologia industriale e rinascita ecologica delle cave diventate oasi protette della rete Natura 2000 👇

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Locandina evento Treviso

TREVISO – Il paesaggio veneto come straordinario palinsesto storico e ambientale, in cui l’acqua di risorgiva, la terra d’argilla e la fatica secolare dell’uomo si fondono ridisegnando l’orizzonte della pianura: giovedì 29 ottobre 2026 alle ore 18:00 la prestigiosa sede di Casa dei Carraresi a Treviso ospiterà la conferenza «Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva», nuovo imperdibile appuntamento della celebre rassegna settimanale «I Giovedì della cultura», promossa con il fondamentale contributo di Banca delle Terre Venete (Gruppo BCC Iccrea).

L’incontro – che segna il prestigioso traguardo dei 219 appuntamenti organizzati dal 2019 a oggi – prende spunto dall’uscita del prezioso volume monografico realizzato dallo storico Mauro Scroccaro e dai fotografi Giorgio Bombieri ed Elisabetta Laura Alongi, ed è realizzato in stretta collaborazione con l’associazione Veneto Fotografia APS, confermando la centralità delle indagini paesaggistiche e del recupero della memoria del territorio, al centro in queste ore anche del summit nazionale dei GAL dedicato alla valorizzazione del paesaggio e delle aree interne e dei concorsi nazionali di fotografia dedicati al racconto visivo dei territori.

Un viaggio visivo e storico tra 67 siti: dall’estrazione dell’argilla e della ghiaia alle fornaci secolari

Il Veneto è terra generosa di risorgive, fiumi limpidi e mulini, ma anche di cave storiche e fornaci che hanno scandito per secoli l’economia dell’edilizia e dell’artigianato locale. Grazie a un meticoloso lavoro di ricerca archivistica, mappatura geografica e documentazione fotografica sul campo, gli autori hanno visitato e censito ben 67 siti distribuiti nel territorio trevigiano e veneto, restituendo dignità e memoria a una civiltà del lavoro ormai quasi del tutto scomparsa.

L’incontro approfondirà la duplice natura del sottosuolo locale: da una parte le plurisecolari cave per l’estrazione dell’argilla destinata alla produzione di mattoni e laterizi – attività antichissime oggi quasi estinte –; dall’altra le più recenti cave per l’estrazione della ghiaia, che continuano a caratterizzare importanti aree produttive della provincia di Treviso e del bacino del Piave e del Sile.

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Dalla ferita dell’escavazione alla rinascita ecologica: le oasi della rete Natura 2000 e la fitodepurazione

Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca riguarda l’evoluzione ambientale di questi luoghi feriti dall’attività estrattiva. Se in passato molte vecchie cave venivano frettolosamente colmate per usi agricoli o, in anni di scarsa sensibilità ecologica, declassate a discariche, negli ultimi decenni illuminati progetti di rinaturalizzazione e ripristino ambientale hanno trasformato ex cave degradate in autentici paradisi di biodiversità.

Molti di questi specchi d’acqua artificiali sono stati inseriti nella prestigiosa rete europea «Natura 2000» come Siti di Interesse Comunitario (SIC), grazie alla colonizzazione spontanea di rare specie ornitologiche e vegetali; in altri casi virtuosi, i bacini sono diventati parchi ricreativi aperti alla cittadinanza o veri e propri impianti naturali di fitodepurazione che purificano i corsi di risorgiva prima del loro deflusso.

I profili dei relatori: lo storico Mauro Scroccaro e gli sguardi d’autore di Giorgio Bombieri ed Elisabetta Alongi

A condurre la conferenza a Casa dei Carraresi sarà una terna di studiosi e artisti d’eccezione. Mauro Scroccaro, storico contemporaneista laureato a Ca’ Foscari e autorevole studioso delle fortificazioni veneziane e della Grande Guerra (con all’attivo volumi per Mattioli edizioni e Biblion), illustrerà l’inquadramento storico ed economico del sistema delle fornaci.

La dimensione visiva sarà commentata da Giorgio Bombieri – fotografo e grafico presso il Comune di Venezia, vincitore del premio PAYSMED per la comunicazione sul paesaggio con il volume «Territori lenti» – e da Elisabetta Laura Alongi, architetto e fotografa di Veneto Fotografia APS, già protagonista di importanti esposizioni collettive a Treviso tra il Museo di Santa Caterina e Palazzo dei Trecento. Una serata imperdibile per riscoprire il valore delle nostre radici ambientali, collegandosi idealmente alle tante iniziative di riscoperta e tutela del patrimonio locale e alle esperienze di valorizzazione del legame tra cultura e territorio. L’ingresso alla conferenza del 29 ottobre alle 18:00 a Casa dei Carraresi è libero. Segui tutte le cronache culturali nella nostra sezione Cultura.

A cura della Redazione Cultura e Ambiente di Cavaliere News

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Cultura

«Il tempo si ciba di noi. Ossessione di un fantasma», il nuovo romanzo di Marisa Brandano per Aletti Editore con la prefazione di Giuseppe Aletti: un viaggio nell’universo femminile verso il Salone del Libro di Torino

Nella collana “I Diamanti della Narrativa” di Aletti Editore esce “Il tempo si ciba di noi. Ossessione di un fantasma”, il nuovo romanzo della scrittrice sarda di Olbia Marisa Brandano impreziosito dalla prefazione del maestro Giuseppe Aletti: un viaggio poetico e visionario nel mondo interiore femminile attraverso la storia di Alma e Agata, che sarà esposto anche al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2027 👇

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Marisa Brandano ,cover libro

OLBIA / ROMA – Un viaggio letterario intenso, visionario e profondamente poetico dentro i labirinti della memoria, della perdita e della rinascita interiore femminile: si intitola «Il tempo si ciba di noi. Ossessione di un fantasma» la nuova opera narrativa della scrittrice sarda Marisa Brandano, pubblicata nella prestigiosa collana «I Diamanti della Narrativa» di Aletti Editore (disponibile anche in formato e-book) e impreziosita dalla Prefazione firmata dal maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore.

Un romanzo che indaga con rara delicatezza le ferite dell’anima e la forza rigeneratrice dell’amore verso sé stessi, già selezionato per essere esposto al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2027 negli spazi di Aletti Editore, confermando la straordinaria vitalità culturale e sociale della Sardegna protagonista in questi giorni anche con i grandi appuntamenti dedicati alla cultura dell’ascolto e della relazione sul territorio sardo e con i riconoscimenti nazionali dedicati alla scrittura femminile come il Premio Hombres Itinerante «Cultura e Territorio» conferito ad Alessandra Prospero.

Le parole dell’autrice Marisa Brandano: «Quando la lotta interiore si trasforma in pace e abbraccio verso sé stessi»

A raccontare il cuore pulsante del libro è la stessa autrice Marisa Brandano, che vive e opera a Olbia: «Il tempo si ciba di noi. Ossessione di un fantasma è il percorso di una donna in lotta con le sue fragilità e i propri idealismi, alla ricerca di un senso della propria esistenza, fino a scoprire che esiste anche un abbraccio verso sé stessi, un prendere per mano la creatura originaria immacolata che alberga dentro sé, dentro ognuno di noi. E allora la lotta diventa pace, quiete. Ma è anche un romanzo poetico in cui si sviscera una storia d’amore intensa ed avvolgente».

«La vita è uno scenario da animare, una tela da dipingere, instabile e misteriosa», prosegue la scrittrice sarda. «Benché il tempo voracemente fagociti emozioni, storie, volti, corpi e vite, l’anima ne esce indenne, resiste, libera di sognare e volteggiare fino all’ultimo respiro, in un viaggio tra reale e virtuale».

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Il dialogo tra Alma e il fantasma Agata nella prefazione del maestro Giuseppe Aletti

Al centro della trama si muove Alma, una donna sospesa tra il dolore per il lutto materno, il rimpianto per un amore rimasto incompiuto, la paura della solitudine e la sete inestinguibile di una verità autentica. Nella sua vita irrompe la presenza simbolica e quasi fiabesca di Agata, un fantasma che personifica una dimensione profonda e irrisolta della sua psiche, facendole però anche da bussola nei momenti di smarrimento.

Come osserva nella Prefazione il maestro Giuseppe Aletti, «Brandano sembra voler mostrare che l’essere umano vive costantemente sospeso fra realtà e immaginazione: i “fantasmi” non sono soltanto presenze narrative, ma sono parti di noi che continuiamo a portarci dentro». Un confronto coraggioso con il passato e con i propri nodi interiori che richiama anche le grandi drammaturgie al femminile attese sui palcoscenici italiani, come l’anteprima nazionale di «Thelma e Louise – L’ultima sosta» al Castello Orsini-Colonna di Avezzano.

Dal dolore distillato in crescita alla vetrina del Salone Internazionale del Libro di Torino 2027

«Io seguo l’onda del fluire, e lì sono le cose che si svelano a noi. Il dolore è necessario: basta saperlo distillare e, così, si trasforma in fonte rigenerativa e di crescita», evidenzia Marisa Brandano, per la quale la scrittura rappresenta «il privilegio di poter entrare nella magia del mondo ideale».

Un inno luminoso alla resilienza che approderà nel maggio 2027 al Salone Internazionale del Libro di Torino negli spazi di Aletti Editore: «A me basterebbe che stanziasse un raggio di luce – conclude l’autrice – e gli albori di una rinascita baciata dall’amore verso sé stessi: un amore non sterile, ma che rinforza e si espande fino ad abbracciare il mondo». Scopri tutte le novità editoriali e culturali nella nostra sezione Cultura e Spettacolo.

A cura della Redazione Cultura e Libri di Cavaliere News

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Cultura

Storia e geopolitica dei Balcani, lo studio di Shafiga Rahimli a cura di Angela Kosta: «Le conseguenze delle politiche di assimilazione e migrazione forzata contro la popolazione turca in Bulgaria tra XIX e XX secolo»

Uno studio storico e documentale firmato da Shafiga Rahimli e curato da Angela Kosta ricostruisce le radici millenarie della presenza turca nei Balcani e analizza le conseguenze delle politiche di assimilazione e migrazione forzata contro la popolazione turca in Bulgaria tra il XIX e il XX secolo, dalla “Guerra del ’93” fino agli esodi del 1950-1951 e del 1989 👇

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SHAFIGA RAHIMLI

ROMA – Un’approfondita indagine storica e documentale accende i riflettori su una delle pagine più complesse e drammatiche della storia contemporanea dell’Europa sud-orientale: lo studio firmato dalla ricercatrice Shafiga Rahimli (Laurea magistrale in Turchia) e curato da Angela Kosta analizza infatti «Le conseguenze delle politiche di assimilazione e migrazione forzata contro la popolazione turca in Bulgaria tra XIX e XX secolo», ricostruendo cause, dinamiche ed effetti di lungo periodo sulla base di fonti storiche e scientifiche.

Come evidenzia il saggio, le politiche di espulsione, pulizia etnica e deportazione rivolte contro le comunità musulmane e turche nella penisola balcanica, avviate nel corso dell’Ottocento, si sono protratte fino agli ultimi decenni del Novecento. Particolarmente acuta tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, tale strategia mirava alla costruzione di Stati-nazione fondati su un’unica identità etnica omogenea, a scapito della secolare convivenza multietnica dell’area – un tema di grande attualità nel dibattito storico-politico europeo sul superamento dei nazionalismi novecenteschi, come analizzato anche nella riflessione su identità, libertà e archiviazione delle ideologie del Novecento al centro del saggio di Luca Sforzini.

La nascita dello Stato bulgaro e le radici millenarie della presenza turca nei Balcani

All’epoca della costituzione della Bulgaria moderna, spiega la ricerca di Shafiga Rahimli curata da Angela Kosta, le classi dirigenti bulgare guardavano con forte preoccupazione al dato demografico, poiché la componente turca rappresentava oltre il cinquanta per cento della popolazione complessiva. La drastica riduzione numerica dei turchi entro i nuovi confini nazionali venne dunque perseguita attraverso l’esilio forzato o la soppressione, configurandosi come una strategia politica anti-umanista volta a consolidare gli equilibri di potere interni.

Eppure, sottolineano gli storici citati nello studio, la presenza turca in Bulgaria – che ancora oggi rappresenta il Paese balcanico con la più ampia comunità turca, pari a circa il 10% della popolazione totale – affonda le proprie radici ben prima dell’epoca ottomana. Lo stesso toponimo «Balcani», di origine turca col significato di «area montuosa e boscosa», testimonia un legame antichissimo: l’insediamento nella regione di popolazioni turche quali Avari, Peceneghi, Uzi, Berendi, Cumani e Kipchak almeno un millennio prima degli Ottomani è un dato storicamente accertato, così come lo stanziamento delle tribù Oghuz nell’odierna Bulgaria già tra la fine del III e l’inizio del IV secolo.

Durante l’età selgiuchide e successivamente sotto l’Impero Ottomano – che governò la regione per circa cinque secoli, dalla conquista avviata dal sultano Murat I e completata nel 1389 sotto il regno di Bayezid I fino alla fine dell’Ottocento – si realizzò una profonda sintesi storica e culturale tra le popolazioni turche balcaniche preesistenti e i turchi Oghuz.

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Saggi di Storia dei Balcani, Impero Ottomano e Geopolitica Contemporanea

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Dalla «Guerra del ’93» alle Guerre Balcaniche: l’escalation degli esodi forzati

Fino al XIX secolo la comunità turca di Bulgaria aveva goduto di ampi margini di libertà, ma lo scenario mutò radicalmente in seguito al conflitto russo-turco del 1877-1878, ricordato nella storiografia turca come la «Guerra del ’93» (in base al calendario Rumi). Da quel momento prese avvio un’azione sistematica volta a ridimensionare la presenza turca attraverso violenze ed espulsioni che innescarono imponenti ondate di profughi verso i territori ottomani.

Una seconda fase ancora più aspra si aprì con le Guerre Balcaniche (1912-1913), per poi aggravarsi nel corso della Prima e della Seconda guerra mondiale, quando la ridefinizione dei confini nazionali si accompagnò a nuove migrazioni forzate su vasta scala. Un dramma umano dello sradicamento, della perdita dei riferimenti e della ricerca di una terra sicura che risuona universalmente anche nella sensibilità artistica contemporanea, come raccontato a Roma nel progetto teatrale «Ritorno a Itaca» diretto da Veronica Pace sul tema delle migrazioni e dell’identità.

La Guerra Fredda e i grandi flussi migratori del 1950-1951 e del 1989

Come documenta nella parte conclusiva lo studio di Shafiga Rahimli curato da Angela Kosta, le politiche di assimilazione forzata non si arrestarono neppure durante i decenni della Guerra Fredda. Gli esodi di massa registrati nel biennio 1950-1951 e la grande ondata migratoria del 1989 – regolata anche attraverso accordi bilaterali ma generata da pesanti campagne di assimilazione identitaria e linguistica – dimostrano come quella ferita storica abbia attraversato l’intero XX secolo, lasciando tracce visibili ancora oggi nella memoria dei Balcani.

Un contributo di alto valore storiografico e culturale che invita a riflettere sulla tutela delle minoranze e sul dialogo tra i popoli attraverso la conoscenza storica, la letteratura e il giornalismo culturale, valori celebrati in questi giorni anche dal Premio Hombres Itinerante «Cultura e Territorio» assegnato ad Alessandra Prospero. Continua a seguire tutti i contributi internazionali, storici e letterari nella nostra sezione Cultura e Spettacolo.

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