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MATERA IN ALLARME: 350 POSTI DI LAVORO A RISCHIO PUR DI CHIUDERE CALLMAT, I SINDACATI ALZANO LA VOCE E MINACCIANO LA MOBILITAZIONE TOTALE

350 posti di lavoro a rischio a Matera: i sindacati minacciano mobilitazioni massicce se TIM chiude CallMat. Chiedono l’intervento urgente di Regione e MIMIT per salvare l’occupazione.
#CallMatMatera #Lavoro #Sindacati #Basilicata

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Redazione-  Un clima di tensione ha avvolto la città di Matera dopo l’incontro tenutosi nella mattinata di ieri presso la Prefettura, dove si sono confrontate le quattro principali organizzazioni sindacali del settore telecomunicazioni – SLC CGIL–Fistel, CISL–UILFPC e UGL Telecomunicazioni – con la rappresentanza di TIM e gli uffici della Prefettura stessa. La riunione, prevista come ultimo tentativo di “raffreddamento” delle parti, si è conclusa con un risultato negativo: non è stato trovato alcun accordo in grado di salvare i 350 addetti del sito CallMat.

Una decisione che scuote l’intero territorio

Il punto focale della discussione è stata la recente decisione di TIM di abbandonare il sito di Matera, una mossa che, secondo i sindacati, “mette in pericolo l’esistenza di circa 350 posti di lavoro, colpisce centinaia di famiglie e deprime l’intero tessuto socio‑economico della Basilicata”. CallMat, attivo da oltre due decenni, è l’unico centro di assistenza e manutenzione di rete fissa di livello avanzato nella provincia, con un impatto diretto su imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini.

“Questa non è una semplice riorganizzazione aziendale, è una vera e propria emergenza sociale”, ha dichiarato il segretario regionale di SLC CGIL durante la conferenza stampa. “Stiamo parlando di 350 persone che non possono più contare su un salario sicuro, su prospettive di carriera e, soprattutto, sul sostegno di un’azienda che ha operato a Matera per più di 20 anni”.

La richiesta di intervento urgente

Le organizzazioni sindacali hanno rivolto un appello congiunto alla Regione Basilicata e al Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione (MIMIT), chiedendo un intervento immediato per “trovare una soluzione concreta che impedisca licenziamenti e la chiusura del sito”. In pratica, i sindacati chiedono a questi enti di mediare un accordo che preveda il trasferimento delle attività tecniche in un nuovo polo locale o, in mancanza, l’adozione di un pacchetto di sostegno al reddito per gli operai interessati.

“La Basilicata ha bisogno di un polo tecnologico per non rimanere indietro nella transizione digitale”, ha ribadito il rappresentante di CISL‑UILFPC. “Se il modello CallMat dovesse svanire, avremmo un vuoto difficile da colmare, con ricadute negative sull’intera catena di fornitura locale”.

La minaccia di una mobilitazione massiccia

Di fronte al silenzio della casa madre e all’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni regionali, i sindacati hanno indicato le loro prossime mosse. “Se non otterremo un intervento immediato, metteremo in campo forti azioni di protesta e mobilitazione, senza escludere ulteriori iniziative”, ha annunciato il portavoce di UGL Telecomunicazioni. Tra le misure proposte figurano manifestazioni davanti alla sede di TIM a Milano, blocchi stradali puntuali nella zona di Matera e una campagna di pressione attraverso i media nazionali e i social network.

Nel frattempo, la rappresentanza dei lavoratori all’interno dell’azienda – la RSU – ha convocato un’assemblea urgente per definire la strategia di risposta. “Il nostro compito è difendere ogni singolo posto di lavoro e garantire che i nostri colleghi possano continuare a portare a casa il proprio salario”, ha sottolineato il presidente della RSU. “Siamo pronti a restare in prima linea, sia in sede a Matera che nelle sedi istituzionali”.

Il contesto più ampio: una crisi che va oltre il singolo sito

Il caso CallMat si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sulla ristrutturazione della rete fissa italiana, con numerosi operatori che stanno valutando la chiusura o il trasferimento di centri di assistenza periferici per ottimizzare i costi. Tuttavia, gli esperti avvertono che una riduzione troppo rapida dei punti di presenza sul territorio rischia di compromettere la qualità del servizio, soprattutto nelle aree rurali e meno connesse.

“La digitalizzazione non può essere un privilegio delle grandi città”, osserva il professor Antonio De Luca, docente di Economia delle telecomunicazioni all’Università di Bari. “Progetti come CallMat sono la linfa vitale di un’efficace copertura nazionale e, se sacrificati, si alimentano i divari territoriali”.

Il futuro incerto

Mentre la stagione primaverile avanza e la città di Matera si prepara a celebrare le proprie tradizioni culturali, l’incertezza sul futuro di CallMat resta palpabile. Le prossime settimane saranno cruciali: la risposta della Regione Basilicata e del MIMIT potrà determinare se le 350 famiglie materane avranno ancora una prospettiva di lavoro stabile o se dovranno fronteggiare la dura realtà dei licenziamenti di massa.

In attesa di sviluppi, le strade di Matera potrebbero presto diventare teatro di nuove forme di protesta, segnando un altro capitolo nella lunga storia di conflitti tra grandi imprese e lavoro locale in Italia.

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UGL METALMECCANICI CONQUISTA UN SEGGIO IN PIÙ: 18 % DEI VOTI ALLE ELEZIONI RSA DI STELLANTIS MIRAFIORI

UGL Metalmeccanici conquista un seggio in più alle elezioni RSA di Stellantis Mirafiori, raggiungendo il 18 % dei voti e celebrando la prima donna eletta nello stabilimento. Un trionfo di rappresentanza e parità!
#UGMetalmeccanici #StellantisMirafiori #ElezioniRSA

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Stellantis E Car 2028

Redazione-   Le elezioni per i rappresentanti dei lavoratori (RSA) allo stabilimento Stellantis di Mirafiori hanno regalato a UGL Metalmeccanici uno dei risultati più significativi degli ultimi cicli elettorali. Con il 18 % delle preferenze, l’organizzazione sindacale ha incrementato la propria presenza da due a tre RSA, raccogliendo 234 voti – circa 70 in più rispetto alla tornata precedente – e lanciando, fra le nuove forze elettive, la prima donna eletta nel panorama sindacale del polo torinese.

Un trionfo per la rete territoriale

Il risultato si colloca in un contesto di crescente affermazione di UGL Metalmeccanici non solo a livello locale, ma anche all’interno del gruppo automotive più ampio. “È un importante risultato che consolida l’impegno della nostra organizzazione sul territorio e nel gruppo Stellantis”, commenta Ciro Marino, segretario provinciale di UGL Metalmeccanici per Torino. “Mi complimento con tutta la squadra che abbiamo messo in campo, grazie anche al supporto instancabile della segretaria regionale Silvia Marchetti, sempre presente e costante sul territorio, e all’importante lavoro del coordinatore Stellantis Antonio Specchio, un impegno che dura ormai da anni”.

Una vittoria gender‑aware

Tra le tre nuove deleghe, spicca il nome di Chiara Montesano, neoeletta RSA e “prima donna eletta” nello stabilimento di Mirafiori. La sua elezione è stata salutata come un passo fondamentale verso una maggiore parità di genere all’interno del sindacato e del contesto industriale in cui opera. “Desidero ringraziare tutti i candidati e i componenti della commissione per l’impegno, la dedizione e il lavoro svolto durante tutta la fase elettorale”, ha dichiarato Montesano, già alla presa di consegne, sottolineando l’importanza del contributo collettivo per conquistare questo risultato.

Il peso dei numeri

Il conteggio finale ha segnato 234 preferenze per UGL Metalmeccanici, un balzo di circa 30 % rispetto al risultato della precedente tornata. Tale aumento ha permesso di guadagnare un seggio in più, passando da due a tre rappresentanti nello stemma decisionale dell’azienda. “Con 234 preferenze e tre RSA, UGL Metalmeccanici ha dato un segnale importante al territorio, conquistando un seggio in più rispetto alla scorsa tornata elettorale”, ha ribadito Ciro Marino, evidenziando come il risultato, seppur non scontato, sia frutto di una strategia anch’essa costruita su mesi di ascolto, dialogo e organizzazione sul campo.

Il riconoscimento dalla sede nazionale

Il risultato ha avuto eco anche a livello nazionale. Antonio Spera, segretario nazionale di UGL Metalmeccanici, ha definito la vittoria “un risultato per nulla scontato”. “Ringrazio Ciro Marino e Silvia Marchetti, che rappresentano la nostra organizzazione sul territorio torinese, e tutta la squadra costruita insieme al coordinatore Antonio Specchio. Per UGL Metalmeccanici è un risultato importante che conferma il trend di crescita anche nei siti Stellantis”, ha aggiunto Spera, sottolineando come il trionfo di Mirafiori si inserisca in una più ampia dinamica di consolidamento sindacale nei reparti produttivi del gruppo automotive.

Il significato per i lavoratori

Oltre al valore simbolico, l’aumento di rappresentanza ha implicazioni concrete per i dipendenti dello stabilimento. Con tre RSA, la voce di UGL Metalmeccanici potrà incidere più decisamente su tematiche cruciali come la sicurezza sul lavoro, le condizioni contrattuali, la formazione professionale e le politiche di welfare aziendale. “Il nostro obiettivo è garantire che le esigenze dei lavoratori siano ascoltate e tradotte in azioni concrete, e la maggiore presenza in RSA è un passo fondamentale per realizzare questa missione”, ha ribadito Marino.

Prospettive future

Il prossimo futuro vedrà i nuovi RSA al lavoro per tradurre il mandato elettorale in iniziative concrete, nella speranza di rafforzare ulteriormente la collaborazione con la direzione Stellantis e di promuovere un clima di dialogo costruttivo. L’adozione di strumenti di comunicazione più efficaci, la promozione di progetti di formazione mirati e la partecipazione attiva a tavoli di confronto sulle strategie di transizione ecologica sono già tra le priorità delineate dalla leadership sindacale.

Con la conferma di un percorso di crescita e l’ingresso di una figura femminile di spicco, le elezioni RSA di Mirafiori si configano non solo come un successo elettorale, ma anche come un segnale di rinnovamento e inclusività per l’intero comparto industriale torinese.

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MINACCE A MARIO SECHI, L’ASSOCIAZIONE STAMPA ROMANA ROMPE IL SILENZIO: “UN ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI TUTTI”

Solidarietà totale al direttore di Libero Mario Sechi, sotto scorta dopo le inaccettabili minacce anarchiche. La libertà di stampa non si tocca: un attacco al giornalismo è un attacco alla democrazia.
#MarioSechi #LibertàDiStampa #AssociazioneStampaRomana #NoAllaViolenza

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Redazione-  Il mondo dell’informazione si stringe attorno a Mario Sechi. Il direttore del quotidiano Libero è stato vittima di una serie di gravissime minacce di matrice anarchica, un clima d’odio tale da spingere le autorità competenti a disporre un servizio di tutela per garantire la sua incolumità. Un provvedimento necessario, che ancora una volta riporta d’attualità la fragilità di chi fa informazione in un Paese dove il dissenso, troppo spesso, scivola pericolosamente nel mirino dell’intimidazione violenta.

A scendere in campo per condannare fermamente l’accaduto è Paolo Tripaldi, presidente dell’Associazione Stampa Romana. “Esprimo la massima solidarietà al direttore Mario Sechi”, ha dichiarato Tripaldi in una nota ufficiale, sottolineando come tali avvertimenti rappresentino un tentativo di oscurare, attraverso la paura, il libero esercizio del giornalismo.

Per l’Associazione Stampa Romana non si tratta di un caso isolato o di una questione che riguarda la singola testata, bensì di un attacco al cuore delle istituzioni democratiche. “Si tratta di intimidazioni inquietanti che non possono essere tollerate e che rappresentano un attacco diretto ai principi democratici”, ha aggiunto il presidente. Il riferimento è chiaro: ogni volta che un giornalista viene minacciato, a vacillare è l’intero sistema democratico, che si regge sulla pluralità delle voci e sul diritto di critica.

La vicenda di Sechi accende nuovamente i riflettori sul tema della sicurezza dei professionisti dell’informazione. Non è accettabile che, nel 2024, sia necessaria una scorta per scrivere un editoriale o dirigere un giornale. L’Associazione Stampa Romana ribadisce la propria posizione: la libertà di stampa non è un privilegio di chi scrive, ma un presidio essenziale per ogni cittadino, un baluardo che va difeso con la massima determinazione da parte di tutte le forze politiche e sociali.

In questo momento di tensione, il sostegno corale del sindacato dei giornalisti vuole essere un monito contro chi pensa di poter imbavagliare il dibattito pubblico con la violenza. La democrazia, conclude l’associazione, non può permettersi zone d’ombra in cui l’intimidazione prevale sul confronto. La sfida per la tutela del diritto di cronaca rimane, oggi più che mai, la priorità assoluta per un’informazione libera e autorevole.

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VERTENZA NATUZZI, UGL MATERA: “FINE DI UN’ERA DI FALLIMENTI. ORA DAL MIMIT SEGNALI DI UNA SVOLTA REALE”

Vertenza Natuzzi: dopo vent’anni di “soldi a pioggia” e incertezze, l’UGL Matera vede finalmente uno spiraglio grazie all’impegno del MIMIT. “Basta con l’assistenzialismo, servono investimenti reali per ridare dignità ai lavoratori e al territorio!”
#Natuzzi #UGLMatera #Lavoro #Basilicata

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Redazione-  Per oltre vent’anni la vertenza Natuzzi è stata lo specchio di un’Italia industriale che non riusciva a guardare oltre l’emergenza. Oggi, però, il vento sembra cambiato. A dichiararlo con forza è Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera, a margine dell’atteso tavolo tecnico tenutosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Il giudizio di Giordano sul passato è tranciante: due decenni di “malgoverno” che hanno trasformato il territorio lucano in una sorta di deserto industriale, alimentato da promesse elettorali e politiche assistenzialistiche.

“Abbiamo assistito a una stagione fallimentare”, spiega Giordano. “Denaro pubblico distribuito a pioggia senza condizioni, ammortizzatori sociali usati come soluzione definitiva e nessuna strategia per il futuro. Il risultato? Famiglie nell’incertezza e giovani in fuga”. Secondo il sindacalista, la gestione precedente si è limitata a “tamponare i buchi” senza mai risolvere le cause strutturali della crisi, lasciando migliaia di lavoratori in un limbo senza prospettive.

Tuttavia, tra le pieghe del confronto odierno con il Ministro Adolfo Urso e la sottosegretaria Fausta Bergamotto, l’UGL intravede finalmente una luce. Il cambio di paradigma è netto: la prospettiva di una due diligence tra Invitalia e Natuzzi segna il passaggio dalle parole ai fatti. “Apprezziamo il nuovo approccio del Governo”, sottolinea Giordano. “Sentir dire chiaramente che vent’anni di cassa integrazione non possono più essere una prospettiva è una verità che denunciamo da tempo. Finalmente si affronta la sostanza del problema”.

La sfida, ora, si sposta sul piano della concretezza. L’UGL Matera avverte che non verranno fatti sconti: ogni euro pubblico investito deve tradursi in occupazione stabile e dignità sociale, non in nuove delocalizzazioni o sacrifici per i dipendenti. La Regione Basilicata è chiamata a un ruolo di controllo rigoroso per difendere la territorialità della produzione.

“Il tempo delle promesse è scaduto”, conclude Giordano. “Servono impegni vincolanti e piani industriali verificabili. Non permetteremo che i lavoratori continuino a pagare per errori manageriali e politici del passato. La centralità delle persone deve tornare a essere il motore dello sviluppo”.

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