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Cronaca

Bambina attaccata a Noicattaro: “È stato un lupo, va gestita l’emergenza”. Il duro comunicato dell’Associazione Tutela Vita Rurale

Terrore nel parco giochi a Noicattaro: una bambina di 6 anni aggredita e trascinata da un lupo. La piccola è fuori pericolo al Policlinico di Bari, ma l’allarme sicurezza è altissimo. L’Associazione Tutela Vita Rurale smonta la teoria dei “cani randagi” e lancia un duro appello: “Siamo la seconda regione in Europa per attacchi, la politica deve intervenire subito”. 🐺 🛑 👧

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Località dove è avvenuto l'attacco del lupo

Redazione-  Riceviamo e integralmente pubblichiamo il comunicato stampa diramato dall’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, in merito ai drammatici fatti di cronaca avvenuti a Noicattaro (Bari), dove una bambina di 6 anni è stata aggredita e ferita all’interno di un parco giochi. L’Associazione interviene per fare chiarezza sulla reale natura dell’animale, analizzando le testimonianze dei presenti e i pareri di zoologi esperti.


Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali
6 agosto 2026

Bambina ferita a Noicattaro: gli zoologi, quello è un lupo. L’ospedale: la bambina è fuori pericolo.

Il racconto dell’attacco da parte dei testimoni: il lupo preso a calci e bastonate, ma non mollava la presa, la vittima trascinata per 15 metri. La Puglia è la seconda regione europea per attacchi di lupi a esseri umani, dopo l’Abruzzo.

Terribile il caso della bambina di 6 anni che un lupo ha tentato di predare nel giardinetto pubblico di Noicattaro intorno alle 23 del 4 agosto scorso. E sconcertante il tentativo di alcuni, media inclusi, di attribuire falsamente l’attacco a un fantomatico cane lupo randagio o di un privato. Le persone presenti invece avevano indicato un lupo, che da tempo si aggira in zona e che dieci giorni fa aveva presumibilmente attaccato e ferito un altro bambino sempre a Noicattaro, fatto ignorato o non divulgato dai media. Del lupo esiste un video, pubblicato sulla pagina Facebook di Bit-Live.

La salute della bambina

La bambina, trascinata per circa 15 metri dal lupo con copiosa perdita di sangue, ha riportato ferite al collo, alla testa e a un braccio, suturate dai chirurghi plastici dell’efficiente Policlinico di Bari, e si trova attualmente in osservazione nel reparto di terapia intensiva. Da noi contattato oggi pomeriggio 6 agosto, l’ospedale ha dichiarato: “Le condizioni della bambina sono buone, stabili, non è in pericolo di vita. Si trova in stanza insieme con la madre. Alla bambina per sicurezza è stata fatta la vaccinazione antirabbica. Abbiamo provveduto, su richiesta delle autorità, a fare il tampone del DNA su pelle e indumenti, per l’individuazione dell’animale aggressore”.

Il parere di zoologi esperti: si tratta di lupo

Lupo

Esaminato attentamente il filmato, lo zoologo Polo Forconi, esperto di lupi italici e orsi bruni operante nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ha dichiarato: “Si nota la banda nera sulle zampe anteriori tipica del lupo italico. La colorazione generale del manto è quella tipica del lupo, il pelo corto è quello estivo. Si tratta di un lupo come quello di Vasto del 2022-23 – infine catturato dopo avere attaccato e ferito in dodici mesi 15 persone – nonostante ci fossero veterinari che dicessero cane randagio o cane selvatico”. Il grande esperto internazionale di lupi, prof. Sandro Lovari, ha dichiarato: “Impossibile dire se sia un lupo o un ibrido. Se fosse un ibrido, sarebbe comunque molto ‘lupino’: proporzioni corporee e linea della testa, stria scura sulle zampe anteriori, coda relativamente corta, mascherina chiara intorno alla bocca; caratteri meno ‘lupini’ sono invece l’apparente assenza di segni sul mantello alla spalla (pur considerando che si tratta del mantello estivo), carpi e metatarsi abbondantemente biancastri. Arduo tuttavia affidarsi alla colorazione con un filmato notturno, così poco dettagliato. Con le cautele di cui sopra, tenderei a classificarlo LUPO”.

Il presunto cane lupo randagio

Notizia nata dalla poca conoscenza per la gente comune delle differenze tra cane e lupo – ma i soccorritori in realtà hanno sempre asserito lupo e non cane – oppure tentativo da parte di alcuni, media inclusi, di assolvere artatamente e mediaticamente i lupi. Del resto lo stesso sindaco Raimondo Innamorato dopo il relativo incontro in prefettura ha dichiarato: “l’istituzione di un tavolo di coordinamento delle attività necessarie a verificare quanto avvenuto e cioè la matrice dell’attacco, ossia la natura dell’animale, perché, da alcuni video che ci sono stati passati da chi era lì in loco e anche dai primissimi rilievi eseguiti dall’associazione Anpana, dalla Polizia locale e dai carabinieri, purtroppo il dubbio che si tratti di un lupo sussiste. Il lupo, di solito, gravita attorno alle lame e Noicattaro, si sa, è circondata da due lame”.
Da noi contattata, l’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente (Anpana), ha riferito: “Non ci risultano in quella zona cani randagi luposimili e neppure cani lupi cecoslovacchi. Nella zona stimiamo tre lupi. A circa 3-4 km ci sono tre cani randagi, ma accuditi dalla gente e molto socievoli, nella zona contrada San Vincenzo (erano cinque, ma due simil pinscher molto diffidenti sono scomparsi, probabile preda dei lupi). Una decina invece a 2.3 km, in fondo alla via San Vincenzo. Animali che non hanno mai dato nessun problema, addirittura con microchip e che la gente alimenta e accarezza da sempre”. Vero, ha spiegato la consigliera comunale di Noicattaro Mariagrazia Tritto – che sul caso ha presentato un esposto alla procura della repubblica, avendo da anni segnalato il problema dei lupi, senza ricevere risposte – specificando: “Quei cani non sono neppure liberi, sono rinchiusi in un recinto e vengono alimentati e controllati due volte al giorno da un volontario. Sono affettuosi e non hanno mai dato problemi”.

Il percorso del lupo aggressore

Il filmato realizzato in ora serale a Noicattaro mostra il lupo che penetra nell’abitato. È ripreso una prima volta in via Operatori della Solidarietà, che bordeggia la campagna e termina in corrispondenza di Lama Giotta (dove i lupi sono presenti da anni). Si riconosce il cordolo di cemento e una staccionata. La posizione del lupo in via Operatori della Solidarietà fronteggia una rotatoria dove confluiscono via Tatarella (che a ovest prosegue con via Falcone, luogo dell’aggressione al parco giochi), via Indipendenza e via Libertà. Il lupo, attraversata la rotatoria, ha imboccato via Libertà (si riconosce il muro di cinta della Scuola dell’Infanzia con un giardino alberato all’angolo tra via Indipendenza e via Libertà). Il video termina mentre il lupo, sempre affiancando il muro di cinta dell’edificio scolastico, prosegue in via Libertà in direzione Sud

Screenshot dal video.

L’attacco

 

Sentiti i testimoni, ecco l’accaduto: la madre si trovava nel piccolo parco giochi  – circa 20 metri per dieci – con i suoi tre figli tutti bambini, quando ha visto arrivare di corsa un grosso animale. Ovviamente spaventata, ha sollevato due piccoli su una giostra (ma il bambino è stato comunque ferito leggermente dal lupo) e allora l’animale è balzato al collo della bambina di 6 anni, la terza, con un morso probabilmente diretto alla zona retromandibolare, sotto l’orecchio, in cui ha sede un ganglio nervoso molto sensibile. La preda muore subito, tecnica dei lupi e non dei cani. Questa volta è andata “bene”, anche grazie all’immediato intervento di altre persone. Il lupo ha trascinato la bambina per circa 15 metri, con copiosa perdita di sangue. Le urla della gente hanno attirato dalle case vicine anche delle persone, armate di bastoni. Ma l’animale, pur colpito non demordeva e solo alla fine è scappato. Tutti i testimoni sentiti hanno riferito che era un lupo e non un cane. Si sottolinea che, per via dell’aggressività e determinazione del lupo, se la madre fosse stata sola nel parco non avrebbe potuto difenderli tutti e con ogni probabilità uno dei bambini sarebbe stato predato. Circa dieci giorni fa un altro bambino (ma si dice forse due) era stato attaccato, ferito e trasportato dall’autoambulanza, sempre a Noicattaro. Probabilmente dallo stesso lupo. Le autorità e i media anche locali non avevano diramato nulla.

 

La Puglia ha quindi avuto nel 2020 il caso del lupo di Otranto, infine catturato ma che aveva attaccato stracciandole il vestito una bambina salvata dai genitori vicini e una donna successivamente ferita a una gamba; poi il caso di una decina di giorni fa di uno o forse due bambini a Noicattaro e infine quello del 4 agosto ancora a Noicattaro, con un bambino leggermente ferito e una bambina con gravi ferite. Senza contare il caso di Barletta con un uomo trovato senza vita nel pomeriggio di martedì 23 giugno sul lungomare della contrada Ariscianne, a Barletta. Il corpo dell’uomo presentava evidenti segni di morsi anche alla testa e in effetti nello stesso pomeriggio era stato avvistato da più persone un lupo maschio, di cui si è tentata vanamente la cattura, con relativo filmato di Rai News. Ma dell’autopsia e manco della ben più veloce analisi del DNA non si sa più nulla…

 

Questo rende la Puglia la regione, dopo l’Abruzzo, con il maggiore numero di attacchi e ferite di lupi a esseri umani d’Europa nel XXI secolo. L’Italia è il Paese europeo con più lupi – secondo il prof. Marco Apollonio dell’Università di Sassari, noto esperto di questi animali, abbiamo “ormai almeno 6.000 lupi” e pure quello europeo con il maggiore numero nell’XXI secolo di attacchi non provocati a esseri umani – e ben 20 casi documentati solo dal 2017 al 2024 – certificati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, branca scientifica del Ministero dell’Ambiente) con il Dna, con feriti e cure ospedaliere. Ricordiamo che due bambini di 5 anni furono afferrati e feriti nel 2023 – azzannati alla schiena, addirittura di giorno sulla spiaggia e in mezzo ai bagnanti  – dalla famosa lupa di Vasto e si salvarono solo perché i genitori li trattennero per le gambe. Lo stesso accadde nel 2024 addirittura dentro un parco pubblico di Roma, un bambino della stessa età trascinato via ma salvato a fatica da un gruppo di ragazzi. In tutti questi casi i bambini feriti finirono in ospedale e i lupi furono infine catturati ed esaminati col Dna. Erano lupi, e non socializzati. Il 9 luglio scorso un lupo ha attaccato, trascinato per metri e tentato di predare una bambina ad Arrone, in Umbria, soccorsa e salvata da diverse persone. L’ultima persona attaccata mortalmente da un lupo in Italia, precisamente nel Mugello, fu un uomo, ferito alla gola nel 1923 e trasportato all’ospedale di Marradi, dove però morì, come descritto dal giornale Messaggero del Mugello dell’11 marzo 1923, di cui abbiamo copia.

 

Addirittura – ed è un dato scientifico – in un’area italiana, esattamente in Lessinia, c’è la più alta densità di lupi al mondo (15 lupi in 100 km², ossia 10 km x 10) seguita dall’Appennino parmense-piacentino, con 10 lupi per 100 km². L’art. 16 della Direttiva Habitat prevede da decenni deroghe che permettono l’abbattimento di lupi problematici/pericolosi, se creano eccessivi danni all’ambiente o se predano il bestiame nonostante sia vigilato da pastori, reti e cani adeguati. Predazioni che non raramente avvengono comunque, come confermato da ISPRA. L’Italia, tranne in due casi con in totale due esemplari, non ha mai richiesto l’autorizzazione di abbattimento in deroga, nonostante abbia più lupi di Portogallo, Spagna e Romania messi insieme. Neppure la Regione Puglia l’ha mai richiesto. Nessuno vuole lo sterminio del lupo, ma la gestione sì e con l’abbattimento, essendo ormai troppi e ovunque.

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Cronaca

Domenica di sangue sulla Tiburtina Valeria: due gravi incidenti in moto a poche ore di distanza a Scurcola Marsicana e nei pressi di Carsoli

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Elisoccorso

Redazione- Una domenica drammatica sulle strade della Marsica, segnata da due gravissimi incidenti stradali a distanza di pochissime ore l’uno dall’altro. Il bilancio della giornata è pesante: due motociclisti feriti in modo serio, due elisoccorsi decollati d’urgenza e l’intera viabilità della zona paralizzata per ore. Il tratto di strada coinvolto è quello della strada statale Tiburtina Valeria, un’arteria storicamente nota per la sua pericolosità e particolarmente frequentata dai centauri durante i fine settimana soleggiati.Il primo drammatico episodio si è consumato intorno alle ore 13:15, lungo la SS5 Quater (ex Tiburtina Valeria), precisamente al chilometro 13 in direzione Carsoli. Secondo le prime parziali ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine, un motociclista ha improvvisamente perso il controllo del proprio mezzo, finendo per cadere rovinosamente sull’asfalto. La dinamica dell’impatto è apparsa subito estremamente violenta: l’uomo è stato sbalzato dalla sella, terminando la sua corsa oltre la barriera metallica del guardrail che delimita la carreggiata. Un volo terribile che ha fatto temere immediatamente il peggio ai passanti e agli altri automobilisti in transito, i quali hanno subito allertato i soccorsi.La macchina delle emergenze si è attivata tempestivamente. Sul posto sono giunti gli operatori sanitari del Servizio di Emergenza Territoriale 118 della postazione di Tagliacozzo, insieme ai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della stessa Compagnia. Valutata la gravità dei traumi riportati dal centauro a seguito della caduta e del superamento del guardrail, il medico di bordo ha ritenuto indispensabile richiedere l’intervento dell’elisoccorso. L’elicottero del 118 è atterrato in zona per prelevare il ferito e assicurarne il trasferimento rapido in una struttura ospedaliera idonea. Le operazioni di soccorso e i successivi rilievi planimetrici hanno inevitabilmente causato pesanti ripercussioni sulla viabilità locale, con code e rallentamenti in tutta la direzione di marcia.Nemmeno il tempo di ripristinare la normale circolazione che, a poche ore di distanza, la Tiburtina Valeria è stata teatro di un secondo, gravissimo sinistro. Questa volta l’incidente si è verificato al chilometro 107 della SS5, nel territorio comunale di Scurcola Marsicana. A differenza del primo episodio autonomo, in questo caso si è trattato di uno scontro violento che ha visto coinvolte un’automobile e una motocicletta. L’impatto è stato violentissimo e, come spesso accade in questi scenari, ad avere la peggio è stato il conducente del mezzo a due ruote.Il motociclista rimasto ferito è un ragazzo di 27 anni originario di Roma, che si trovava in Abruzzo probabilmente per un’escursione domenicale. La violenza dello scontro con la vettura lo ha scaraventato a terra, provocandogli traumi multipli. Anche in questa seconda circostanza, i primi a prestare i soccorsi salvavita sono stati i sanitari del 118 di Tagliacozzo. L’équipe medica ha lavorato sul posto per stabilizzare i parametri vitali del giovane ventisettenne prima di poterlo spostare verso l’eliambulanza, nel frattempo atterrata in un prato poco distante dal punto dell’impatto.A causa della severità delle lesioni riportate, il ragazzo romano è stato trasportato d’urgenza in elisoccorso presso l’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Le sue condizioni sono state subito considerate serie dai medici del nosocomio aquilano. Il paziente è stato immediatamente sottoposto a tutti gli accertamenti clinici necessari, tra cui una Tomografia Assiale Computerizzata (Tac), volta a escludere o confermare la presenza di pericolose emorragie o lesioni agli organi interni.Sul luogo del secondo scontro sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo. I militari si sono occupati della gestione della viabilità e hanno avviato i rilievi di rito, raccogliendo le testimonianze degli automobilisti presenti per ricostruire con esattezza la dinamica e stabilire le responsabilità del sinistro. Notevoli e inevitabili i disagi alla circolazione lungo la Tiburtina: il traffico è rimasto temporaneamente interrotto in entrambi i sensi di marcia per consentire la sicurezza dei soccorritori e lo svolgimento delle attività investigative.

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Cronaca

Emergenza lupi in Valle d’Aosta: via libera storico al piano di controllo e agli abbattimenti mirati

La misura è colma e le istituzioni corrono finalmente ai ripari per difendere gli allevatori e i cittadini della montagna! La Giunta regionale della Valle d’Aosta ha approvato ufficialmente (e reso immediatamente operativo) lo storico e attesissimo “Piano di controllo del lupo”. Il documento, che aveva già ottenuto il difficile via libera scientifico nazionale da parte dell’Ispra e l’ok unanime della Consulta faunistica regionale, stabilisce regole ferree e una procedura d’intervento graduata per difendere i greggi e la pubblica incolumità dalle aggressioni dei branchi e dei lupi solitari (diventati sempre più confidenti e vicini alle abitazioni). Il nuovo Piano stabilisce che, nei comprovati casi limite in cui le classiche e incruente misure preventive (come le reti elettrificate e l’utilizzo dei cani da pastore) si siano rivelate totalmente inefficaci contro gli attacchi ai recinti, sarà ora possibile ricorrere all’extrema ratio: ovvero la rimozione e l’abbattimento controllato dei capi problematici tramite i forestali! L’assessora Speranza Girod ha difeso a spada tratta la coraggiosa delibera: “Ci dotiamo di uno strumento basato su criteri tecnici inattaccabili. Il nostro dovere assoluto è garantire la tranquillità di residenti, turisti e difendere il nostro bestiame e gli animali d’affezione. Gli abbattimenti non saranno stragi indiscriminate, ma interventi mirati e proporzionati solo dove le reti falliscono”. Leggi i dettagli del protocollo Ispra nel nostro articolo completo 👇

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Branco di Lupi

Aosta – Vivere e lavorare ad alta quota, a stretto contatto con la natura selvaggia e incontaminata, è un privilegio assoluto ma comporta da sempre una convivenza estremamente complessa e faticosa con le leggi, spesso spietate, del regno animale. Da ormai diversi anni, l’intero arco alpino italiano è teatro di uno scontro aperto e sanguinoso tra le fondamentali attività di pastorizia e il grande ritorno del predatore per eccellenza: il lupo (Canis lupus). Le cronache locali sono piene zeppe di greggi sbranati, di allevatori ridotti sul lastrico per la perdita del proprio bestiame e, sempre più di frequente, di incontri ravvicinati tra animali selvatici e turisti a passeggio o cittadini nei pressi dei centri abitati.
Di fronte a questa emergenza economica e sociale, che rischiava di spopolare definitivamente le valli montane spingendo i pastori ad abbandonare gli alpeggi, il governo regionale della Valle d’Aosta ha deciso coraggiosamente di rompere gli indugi. Nella seduta istituzionale tenutasi proprio questa mattina, la Giunta regionale valdostana ha infatti approvato in via definitiva e ufficiale il nuovo “Piano di controllo del lupo”. Si tratta di un documento tecnico dal peso specifico enorme, fortemente atteso dagli allevatori, che formalizza e autorizza procedure stringenti e graduate per la tutela della pubblica incolumità e la salvaguardia delle attività zootecniche, spingendosi fino all’opzione più estrema e divisiva: l’abbattimento controllato dei capi problematici.

Quando le reti e i cani da pastore non bastano più

La filosofia di fondo che ha spinto la Regione ad agire con fermezza si basa su un dato di fatto oggettivo ed empirico: in moltissimi e comprovati casi, i metodi di protezione incruenta hanno miseramente fallito. L’obiettivo primario e indiscusso del Piano regionale resta, ovviamente, la prevenzione pacifica dei danni gravi.
Le istituzioni sanno benissimo che la prima linea di difesa deve essere costituita da recinti elettrificati di ultima generazione, barriere fisiche impenetrabili e dall’utilizzo massiccio e addestrato degli imponenti cani da guardiania (come i possenti pastori maremmani o abruzzesi). Purtroppo, però, l’intelligenza tattica dei branchi di lupi e l’adattabilità dei singoli predatori hanno spesso reso queste misure preventive totalmente inefficaci. I lupi, spinti dalla fame o dall’espansione territoriale, hanno imparato ad aggirare gli ostacoli, colpendo i greggi con precisione chirurgica e spingendosi con allarmante frequenza persino a ridosso delle strade asfaltate e dei cortili delle abitazioni, predando non solo pecore e vitelli, ma anche animali d’affezione come cani e gatti domestici.

Il via libera dell’ISPRA: regole ferree dalla dissuasione al fucile

Per evitare che la situazione sfuggisse di mano, degenerando nel far west del bracconaggio fai-da-te, il documento approvato questa mattina dalla Giunta (e diventato immediatamente e pienamente efficace sul territorio regionale) ha codificato una procedura di intervento rigidamente graduata e strettamente regolamentata.
Il Piano, infatti, prima di approdare sui tavoli della politica locale, aveva dovuto superare il severissimo vaglio tecnico e scientifico dell’Ispra (il prestigioso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale dello Stato) e aveva incassato, lo scorso 9 settembre, il parere favorevole e totalmente unanime della Consulta faunistica regionale. Le nuove procedure prevedono che le guardie forestali e i corpi competenti applichino innanzitutto un attento e scientifico monitoraggio del territorio e dei branchi. In caso di lupi troppo confidenti, si passerà a vigorose misure incruente di dissuasione acustica e visiva (per spaventare e allontanare i selvatici dalle aree sensibili). Soltanto al ricorrere delle specifiche, estreme e documentate condizioni di pericolo previste dal Piano, i forestali saranno autorizzati a procedere con gli interventi chirurgici di rimozione fisica degli esemplari problematici: ovvero, l’abbattimento selettivo tramite fucile, seguendo esclusivamente i rigidi criteri e le modalità tecniche imposte dall’Ispra per non intaccare la conservazione della specie a livello nazionale.

L’assessora Girod: “Sicurezza per residenti, turisti e allevatori”

L’approvazione del documento segna un punto di svolta politico importantissimo per l’amministrazione valdostana. A spiegare il senso profondo dell’operazione, difendendo le scelte della Giunta dalle immancabili polemiche degli schieramenti animalisti, è intervenuta in prima persona l’assessora regionale competente, Speranza Girod.
Le sue dichiarazioni non lasciano spazio a esitazioni o passi indietro: «L’approvazione definitiva di questo Piano strutturato rappresenta un passaggio storico e vitale per dotare finalmente la nostra Regione di uno strumento operativo e legale che sia chiaro, trasparente e fondato esclusivamente su inattaccabili criteri scientifici e tecnici», ha commentato con soddisfazione la Girod. «Il nostro dovere primario è volto a garantire, in ogni momento, la sicurezza fisica delle persone e dei loro animali da affezione, nonché la necessaria tranquillità psicologica dei nostri residenti e delle migliaia di turisti che frequentano le nostre montagne, oltre ovviamente a tutelare e difendere strenuamente le tradizionali attività zootecniche dal fallimento economico. Il nostro obiettivo ultimo – ha poi concluso rassicurando la piazza – non è la strage indiscriminata, ma intervenire sempre in modo proporzionato e altamente responsabile: si agirà attraverso prioritarie misure preventive, prevedendo gli interventi letali mirati esclusivamente e tassativamente nei casi limite contemplati e autorizzati dalla normativa statale vigente».

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Cronaca

Incubo atroce in Salento: turista diciannovenne denuncia due violenze sessuali in poche ore

Una storia agghiacciante che fa gelare il sangue nelle vene! Una giovanissima turista spagnola di appena 19 anni ha vissuto un autentico e indicibile film dell’orrore durante le sue vacanze estive in Salento, denunciando alla Questura di Lecce di aver subito ben due violenze sessuali nell’arco di poche ore, per mano di due uomini completamente diversi! L’incubo è iniziato quando la ragazza, rimasta senza pullman per raggiungere la costa di Torre Rinalda, si è affidata a un tassista. L’uomo, con la subdola e viscida scusa di offrirle riparo dal caldo a casa sua in attesa di un amico, ne avrebbe approfittato per violentarla brutalmente, ignorando i suoi pianti e le sue suppliche. Ma il vero orrore è arrivato nella notte: rimasta di nuovo sola e senza mezzi pubblici, la ragazza ha chiesto aiuto in un bar della marina. Il proprietario le ha presentato un suo “amico”, che invece di offrirle un tetto sicuro in una casa-vacanze l’ha trasformata nella sua preda, violentandola per la seconda volta. Il giorno dopo, la fuga in lacrime, la telefonata disperata alla madre e il ricovero d’urgenza in ospedale a Lecce, dove i medici hanno tristemente confermato le lesioni fisiche degli abusi. Scatta la spietata caccia all’uomo della Polizia per arrestare i due mostri! Tutti i dettagli scioccanti dell’indagine nel nostro articolo completo 👇

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Violenza donne

Lecce – L’estate dei sogni, quella dei primi lunghi viaggi in solitaria, delle scoperte spensierate e delle nuove amicizie, può trasformarsi nel giro di pochissimi, interminabili istanti in un autentico e buio film dell’orrore. È la raccapricciante realtà con la quale ha dovuto purtroppo fare i conti una giovanissima turista spagnola di appena diciannove anni, giunta in Italia carica di speranze e aspettative e finita, suo malgrado, al centro di una spietata cronaca nera.
La ragazza ha infatti depositato una denuncia drammatica e scioccante presso gli uffici della Questura di Lecce, raccontando agli agenti della Polizia di Stato di aver subìto non una, ma ben due distinte aggressioni sessuali nell’arco di una sola, maledetta notte. Due violenze inaudite, consumate da due persone completamente diverse, approfittando senza alcuna pietà della sua evidente vulnerabilità e della sua totale solitudine in un Paese straniero di cui non conosceva le dinamiche. I fatti, agghiaccianti e tuttora al vaglio serrato degli investigatori pugliesi, risalgono alle torride giornate a cavallo tra il 22 e il 23 agosto scorsi, nella rinomata cornice costiera del Salento.

Il viaggio della speranza e l’inferno dentro l’abitacolo di un taxi

Secondo la sofferta ricostruzione dei fatti verbalizzata dalle forze dell’ordine, l’incubo ha avuto inizio per una banale difficoltà logistica. La giovane spagnola, che si trovava inizialmente in vacanza nella regione Veneto, aveva deciso di attraversare l’Italia per raggiungere la splendida località balneare di Torre Rinalda (frazione marittima nei pressi di Lecce). L’obiettivo del lungo e faticoso viaggio era puramente innocente: incontrare dal vivo un suo coetaneo, conosciuto in precedenza tramite i social network e attualmente in ferie in Puglia con la propria famiglia.
Tuttavia, una volta arrivata nella stazione del capoluogo leccese, la ragazza si è scontrata con l’assenza totale e i pesanti ritardi dei mezzi di trasporto pubblici verso la costa. Stremata dal caldo asfissiante e dall’attesa, ha così deciso di affidarsi a un taxi. Ed è in quel momento che è scattata la prima trappola. L’autista (che già durante il tragitto si era mostrato viscidamente invadente riempiendola di complimenti non richiesti sul suo aspetto fisico), approfittando del ritardo dell’amico della giovane, le avrebbe subdolamente offerto di passare qualche minuto a casa sua, in un paese vicino, per riposarsi e rinfrescarsi. Lì, tra le mura domestiche, si è consumata la prima inaccettabile atrocità. Nonostante i pianti disperati, i rifiuti e i ripetuti appelli della giovane a fermarsi, l’uomo l’avrebbe barbaramente violentata, per poi riaccompagnarla a Torre Rinalda, come se nulla fosse successo.

Il secondo aguzzino: la trappola notturna della casa-vacanze

Sconvolta, ferita e sotto uno shock indescrivibile, la diciannovenne è finalmente riuscita a incontrare il suo amico conosciuto sul web, al quale ha trovato il coraggio di confidare subito, in lacrime, la terribile aggressione subita poco prima dal tassista. I due giovani hanno trascorso alcune ore insieme, cercando forse di razionalizzare l’accaduto, ma poi in serata si sono salutati.
È a questo punto che il destino si è accanito per la seconda volta sulla vittima in modo impietoso. Rimasta completamente sola in tarda serata all’interno di un bar della marina leccese e impossibilitata a fare rientro in sicurezza nel suo albergo di Lecce (ancora una volta per la tragica mancanza di corse pubbliche notturne), la ragazza ha chiesto disperatamente un aiuto logistico al titolare del locale commerciale. L’uomo, invece di fornirle assistenza diretta, le ha ingenuamente o colpevolmente fatto conoscere un suo amico, presentandolo come una persona fidata in grado di offrirle un tetto sicuro per riposare. Il presunto “salvatore” ha portato la ragazza all’interno di una casa-vacanze isolata e, approfittando della notte e dello stato di assoluta debolezza psicofisica della turista, si è trasformato nel suo secondo carnefice, sottoponendola ad abusi ancor più efferati.

Il coraggio di denunciare: l’ospedale e la caccia ai mostri

Il mattino seguente, sopravvissuta all’indicibile orrore di quella doppia notte d’inferno, la diciannovenne ha raccolto le sue ultimissime forze per scappare a Lecce, chiudersi nella sua stanza d’hotel e chiamare in lacrime la madre in Spagna. È stata lei a spingerla, senza alcuna esitazione, a chiedere aiuto alle autorità italiane.
La Polizia di Stato è intervenuta in modo fulmineo: dopo aver raccolto la straziante deposizione, la giovane vittima è stata scortata d’urgenza in ospedale e immediatamente ricoverata per diversi giorni. I referti clinici redatti dai medici del Pronto Soccorso parlano chiaro e confermano in modo oggettivo le terribili violenze e le profonde lesioni fisiche subite. Ora è scattata una serratissima caccia all’uomo da parte della Questura di Lecce, che sta lavorando incrociando tabulati telefonici, testimonianze e telecamere di videosorveglianza per assicurare alla giustizia i due mostri che hanno distrutto l’innocenza e la vita di una giovane turista.

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