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Ferrara, esce ‘Inaspettata’ di Elena Berti: la poesia come riscatto dell’anima

Esce “Inaspettata”, la raccolta poetica della ferrarese Elena Berti: un viaggio in versi liberi e senza filtri tra maternità, memoria e riscatto. 📜 ✨

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Copertina_Inaspettata

Ferrara – Nel tormentato e complesso panorama culturale contemporaneo, segnato dai ritmi frenetici della modernità e da una progressiva mercificazione dei messaggi, la riscoperta della parola scritta come strumento di indagine interiore rappresenta una necessità civile non più differibile. La città d’arte estense celebra una nuova e importante testimonianza letteraria grazie alla pubblicazione di “Inaspettata” (versi sparsi), la nuova e intensa raccolta poetica firmata dall’autrice ferrarese Elena Berti. L’opera, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” da Aletti Editore e distribuita anche in formato e-book, si offre alla pubblica opinione come un viaggio intimo e profondo. Attraverso una parola che trasforma il vissuto personale in uno specchio universale, la Berti ricama un dialogo costante tra il rumore interiore e la ricerca della pace, offrendo alle famiglie e ai lettori attenti un’importante occasione di introspezione.

La scrittura come rivendicazione e la scommessa contro il passato

L’universo umano ed estetico di Elena Berti affonda le proprie radici storiche in una profonda passione per i libri, intesi come una vera e propria cura dell’anima contro le asfissie e le solitudini del nostro tempo. La nascita di questa silloge si sviluppa quasi per scommessa, configurandosi come una ferma e orgogliosa reazione a chi, in passato, non ha saputo credere nel valore intellettuale e nel talento dell’autrice. La scrittura si converte in questo modo in una forma di rivendicazione identitaria e di igiene mentale, un hardware espressivo flessibile attraverso cui i Chiaroscuri dell’esistenza trasfigurano nell’unica vera pace possibile, distillata in una poesia incisiva ed essenziale, priva di automatismi accademici.

La prefazione di Giuseppe Aletti ed il verso verticale ed essenziale

Il valore letterario della raccolta è stato analizzato con acume critico nella prefazione del volume firmata dal maestro Giuseppe Aletti, stimato poeta, editore e formatore nazionale. Aletti ha evidenziato la pulizia lessicale e la struttura metrica dei componimenti, capaci di deostruere la rigidità dei canoni tradizionali per parlare direttamente alla mente del lettore: «La silloge si lascia apprezzare per una verticalità del verso, che si sporge da una essenzialità dell’idioma, che si spoglia davanti agli occhi del lettore per lasciare impressioni da riempire con le esperienze del fruitore che diviene così coautore dei frammenti accolti in queste pagine».

La maternità senza filtri e la dedica d’amore alla figlia

L’ordito di “Inaspettata” si sviluppa attraverso l’uso del verso libero, rifiutando in modo netto le scorciatoie delle metafore consolatorie e i virtuosismi stilistici fini a se stessi. La penna della Berti affronta tematiche complesse con una franchezza disarmante, a cominciare da una scomposizione realistica della maternità. Lontana dagli stereotipi idilliaci e commerciali, la condizione materna viene indagata nella sua reale complessità rionale e psicologica, restituita con trasparenza e rispetto per la carne viva della realtà quotidiana. Ad aprire la silloge è non a caso una lirica intensamente autobiografica rivolta alla propria figlia, che si chiude e si suggella con la parola d’oro “grata”, chiave di lettura dell’intero cammino lirico.

Il successo al Salone di Torino e gli oggetti custodi della memoria

L’opera, che ha registrato un eccellente riscontro di pubblico in occasione della sua recente vetrina al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 presso lo stand espositivo di Aletti Editore, si interroga anche sul valore del tempo e della memoria storica. Tra le pagine della raccolta, gli oggetti quotidiani e i dettagli minimi della vita domestica vissuta a Ferrara accanto agli affetti più cari e ai piccoli animali di casa si trasformano nei custodi silenziosi del passato. Le parole diventano così uno spazio sacro e protettivo, un rifugio ermetico in cui far risuonare la propria voce contro il torpore tecnologico, sfidando il lettore onesto a riconoscersi nelle proprie crepe e nelle proprie luci.

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“Quando la parola abitò il mio cuore”: il potente urlo di verità e resistenza di Maria Teresa Liuzzo

“La parola sopravvive a ogni morte. Ho camminato come un funambolo tra le lacrime sapendo di avere un coltello puntato alla schiena”. ✒️ 📖 Il devastante editoriale della scrittrice Maria Teresa Liuzzo: un atto d’accusa feroce contro l’ipocrisia e il compromesso dei moderni salotti letterari e, al tempo stesso, una meravigliosa dichiarazione d’amore e di resistenza per la sacralità della Scrittura e della Verità. Da leggere tutto d’un fiato. 🤍 🗡️

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Maria Teresa Liuzzo

Cultura e Società – Ci sono testi che si limitano a raccontare, e testi che squarciano l’anima. Quello che vi proponiamo oggi è un editoriale di una potenza emotiva devastante, scritto dalla penna fiera e indomabile di Maria Teresa Liuzzo. In questo profondo flusso di coscienza, l’autrice sferra un durissimo attacco contro l’ipocrisia, l’opportunismo e la mediocrità che sempre più spesso infestano i salotti culturali moderni. Allo stesso tempo, la scrittrice traccia una vera e propria “dichiarazione d’amore” assoluta verso la Parola e la Scrittura: le uniche armi rimaste per resistere all’oscurità del nostro secolo, mantenendo intatta la propria dignità, la propria purezza e la propria fede. Una riflessione imperdibile per chiunque creda ancora nel valore della verità.


La nausea del compromesso e l’ipocrisia del nostro tempo

di Maria Teresa Liuzzo

Mi è capitato di recente di leggere un suggerimento che sapeva di compromesso, di bugia, di opportunismo, di rassegnazione. Lo scritto mi ha alquanto delusa e stupita allo stesso tempo. Mi sono sentita attraversare da un filo elettrico da colui che predicava bene e razzolava male, lo stesso che sarebbe capace di calpestare il cadavere della propria madre per ottenere un attimo di visibilità sui social. In quella lugubre atmosfera vedevo l’oggi distrutto e il domani pronto per essere impiccato da coloro che indossavano tute mimetiche e squame di serpenti.

Il Personaggio, intuendo che ero a conoscenza dei suoi falsi alibi, cercava di trasformare in verità la menzogna per non perdere i favori che riceveva dai suoi “padroni”. In un momento si trasformò in un voltagabbana pronto a darsi alla “fuga”, limitandosi a dire che bisognava adeguarsi ai tempi. Intuii che non bisogna mai lasciarsi sfiorare dallo sterco. Mi sentivo lontana anni luce da questi oscuri personaggi, vedevo in essi il doppio che è in noi e il rischio della scissione tra l’io e l’ombra, mentre osservavo i loro impulsi scatenanti nel cercare di convertire in verità le menzogne.

Sono gli zombi del secolo, posseduti da un odio viscerale che non conosce vaccino perché muta sempre nel suo genoma e, ancora più letale, si rinnova. Sono stata assalita da un senso di nausea (perché soltanto quello si può provare) quando non un uomo, ma un lacerto di esso, si genuflette ad una Cocotte ignorante, deleteria, bugiarda, traditrice, millantatrice al timone di un bastimento di putridume, che esulta ad ogni “spettro” che incontra e dove andrà a finire insieme ai fondi del caffè nella pattumiera. Povera Cultura in mano agli sciacalli, altro non sono che ombre tremolanti che la lampada notturna proietta sulle pareti. La sorpresa giunse quando lo sdegno mi fece pensare alla purezza del pensiero, alla generosità della parola e al suo amore che danno prestigio e valore alla scrittura. ARIMANE o SATANA?

La scrittura non è sangue, ma una coraggiosa scelta di vita

Ho capito che la scrittura è come la famiglia. Non è sangue ma scelta. All’improvviso il mio cuore spezzato si rasserenò. L’accento fu un neonato abbandonato tra le braccia di una sconosciuta. Il suo visetto roseo era dolce, lo strinsi al petto e si addormentò baciato dalla luna. Compresi che soltanto la vita e nessuna scienza ci insegna il coraggio di vivere e di amare. Questa creatura, che il destino affidò nelle mie braccia, è diventata respiro, inchiostro, coscienza. La mente ha iniziato un lungo viaggio tra i superbi, padroni della loro sapienza.

Non urlò la parola né pianse, non si mise in fila come le ochette del pantano o come le mollette che stendono i panni al filo per farli asciugare. La scrittura aveva la capacità di ardere più del fuoco, il potere di gelare come un dannato all’inferno, ma anche di diffondere la luce di un diamante di mille carati. La parola è una guerra che non dorme, non conosce la pigrizia né l’angoscia, non è una creatura inferma, ed è partita decisa come un soldato al fronte. Non bastò la tempesta a scoraggiarla, né l’ululato del vento che scioglieva la neve contro i vetri. Si armò di arco e frecce e nell’abisso della vita si inoltrò.

Fu devastante come un fulmine, generosa come una cascata, e cantò nel silenzio più atroce pur sapendo che poteva morire. Soltanto attraverso le imboscate capì che la mente comprende ciò che gli occhi catturano. Viaggiò in incognito, aveva perduto la nozione del tempo. Si rifugiò tra le pagine di un libro e quel mondo divenne il suo altare e la sua casa. Mi disse che la “Voce” non può essere un simbolo da sfruttare, ma una Verità da proteggere a qualunque costo.

Si distaccò da monconi e comparse e in trincea rimase a lungo senza respirare per sopravvivere. Sapeva che il silenzio era privo di occhi. Il suo compito era quello di liberarsi dal potere di una sovragestione occulta. Sa di essere respiro, esistenza e non una sterile forma di gesso sotto la pioggia, né merce da svendere, ma resistenza silenziosa, forza indistruttibile. La parola è dolore, il dolore è memoria. Un tormento contro l’oblio perché la vita è fatta di regole e di scelte.

La parola sopravvive a ogni morte e non si fa corrompere

La scrittura, questa famiglia di parole, questo groviglio puntiglioso di vene e arterie, pelle, ossa e pori somigliano alle spore delle felci, creature del bosco e del sottobosco. È ansia che mi percuote e che mi cucio addosso rattoppo dopo rattoppo. Proprio in questi territori “maculati” sono malvista e possibile preda degli avvoltoi e dei cacciatori delle “tenebre” in cerca di “selvaggina”. In ogni territorio impervio che attraversiamo, sarà difficile, se non impossibile trovare certi equilibri, ma bisogna provarci per liberarci da quel “brodo” caotico del mentire, essere desti, trovare il proprio equilibrio.

I problemi vanno allontanati e non si può vivere fuggendo. Ogni guerra è il macabro risultato di menti agitate, lingue appuntite e cuori in rivolta. Bisogna liberarsi delle oscurità interiori. La Pace è un lusso. Rimane una bussola senz’ago, un’anima in pena perché è spesso un mezzo e non un fine. La facciata umanitaria, le sfilate poetiche e tanto altro sono parte di una scacchiera globale dove l’ombra nera dell’ego ha in mano la frusta.

Sarebbe utile fare esperienza nel deserto, al di là dei concetti desunti dalla mistagogia; vuol dire fare i conti con le essenzialità dell’esistenza, tra verità mutilate e condanne sospese, delitti e abusi archiviati, tracce sparite e giustizia dissolta. La parola sopravvive ad ogni morte e, anche quando non è ingioiellata, seppure fragile nella sua spontanea eleganza è assoluta. Infatti sopravvisse come un abito marcio sulla pelle delle vittime innocenti e superò quelle malattie che furono strumenti di sterminio, quando obliqua scendeva l’ombra sopra il campo.

La parola era soltanto una bambina dal corpo fragile, con le dita piene di vesciche sino ai polsi, le guance rigate dalle lacrime, le ginocchia sbucciate, i piedi sanguinanti. La sua innocenza era marchiata dal disprezzo. In quel deserto di morte neppure l’ugola aveva voce per distrarre il dolore. Era soltanto una nota dimenticata nella nebbia, ma non rassegnata. Continuò il suo viaggio perché era stata “chiamata” a condividere non ciò che divide, ma ciò che unisce, con la sua deliziosa presenza, con la sua fedeltà silenziosa. È il nostro Spirito che non si possiede, ma si custodisce al riparo delle lingue più feroci del bisturi.

In viaggio con la Fede, sfidando l’invisibile senza chiedere applausi

Recita un detto: “Sono lo spirito che sempre nega! E a ragione: perché tutto ciò che nasce è degno di andare in rovina. Sarebbe pertanto, meglio se non nascesse. Così tutto ciò che voi chiamate peccato, distruzione, il Bene, il Male, il mio vero e proprio elemento” (Faust). Chi è in cammino verso il bene, è un pellegrino sano e salvo perché ha saputo affrontare e attraversare le paludi del male. La parola è nutrita dal sangue, e seppure esiliata da tutti non sarà mai dimenticata, né umiliata dalla crudeltà del tempo, in quanto simbolo universale di umanità.

Anche il silenzio è immortale in tutto ciò che viene messo a tacere, persino anche dove l’amicizia smette di essere un dono. Emigrò la parola, strappando dal suo esile corpo lo scampolo di benda mortuaria. In segreto cercava le trine di un cuscino su cui adagiare i suoi pensieri affinché non si disperdesse la sua libertà, la sua coscienza, la sua responsabilità. Altrove un cane affamato ringhiava vagando nel gelo che lo colpiva con furia curvando gli alberi nudi. Era cattivo il vento, quella notte, prepotente e con la barba lunga e incolta.

Le rose odoravano di morte, le bacche sanguinavano a terra, abbracciandosi mentre rotolavano nel solco. Le foglie, i fiori e le erbe sembravano soldatini disarmati e bambini indifesi. Era un samurai la notte. Così la parola, appartata, dignitosa, come voce notturna attraversò le grotte, le tempeste, gli anfratti, lottò con mostri marini e terrestri nei pianeti che abitò. Si smarrì nel cosmo, si vestì di stelle, bevve il veleno del tempo e della Storia. Quella notte, il silenzio era denso e ovattato come un tempio sacro, e l’accolse come una regina.

Una pletora di “ombre”… Erano così vicine a contemplare la bugia… Oggi va di moda la disonestà, la degenerazione, la spudoratezza. Un mondo crudele, ateo, che pretende dalla parola ubbidienza, servizio e mutismo. Anche il mare si ribella dagli abissi. Dall’alba alla sera si esibisce uno spettacolo di marionette, dove la teatralità ha fame di prede. L’anima si mascherava di buio, mutando in amante e in carnefice. Altrove, la tempesta gemeva facendo raggelare il sangue nelle vene.

Sempre nuda la parola nella sua clamide d’acqua e di rugiada. Di carne e respiro era la pagina. Cercò invano il talento, trovò solo mediocre ambizione nella spietata concorrenza al potere di turno, si incorona, e come sempre appare una maschera dietro le quinte. Si presenta come un Dio, ma la sua mente è infetta, depravata, la virtù è simulata, i pensieri violenti. La parola scelse la Fede come missione.

I “Mostri” temono la verità ma la parola non si fa abusare. I “Fantasmi” hanno terrore perché tutto ciò che è vivo fa rumore. Quel Dio appeso al petto è il mio domani. Si allacciavano le vocali come scarpe. Nelle pupille navigavano i morti che traghettavano parole che nessuno voleva ascoltare. Ho respinto le risate crudeli finché ho visto i sogni trasformarsi in “carne”. Ero un’altra. Ho chiuso il respiro in una valigia, cucito gli appunti che ho nascosto nell’orlo del vestito.

Pensavo a quanto la scienza avesse dimenticato la sua coscienza. Ho seminato grano, accarezzato siepi, piantato alberi. Ho camminato come un funambolo tra le lacrime sapendo di avere un coltello puntato alla schiena. Ho percorso sentieri impervi in compagnia di falchi e lupi. Ho attraversato le vigne dove il sole andava a dormire e la parola non risiede nell’oblio, ma è resilienza che non si sfilaccia. Il suo legame con l’Universo vale più di una corona.

Continuo a viaggiare nei polmoni del tempo indossando il saio della mia solitudine; percorro le strade sterrate, scorgo le cime innevate dove la parola sfida l’invisibile senza chiedere applausi.

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“Fratelli sotto lo stesso cielo”: la poesia di Menda Vreto ci ricorda che l’amore è l’unica vittoria possibile

“La più grande vittoria dell’umanità non sarà vincere contro qualcuno, ma riuscire finalmente a vincere insieme”. 🌍 In un mondo segnato da troppi conflitti, la poesia di Menda Vreto è un inno potentissimo alla fratellanza, alla pace e alla speranza. Un testo commovente che ci invita a costruire ponti invece che muri, per trasformare la Terra in un giardino dove ogni anima possa fiorire. Leggi la bellissima lirica integrale! 🕊️ 📖 🌸

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MENDA-VRETO

Redazione– In un’epoca storica profondamente segnata da divisioni, guerre e incomprensioni, la poesia riesce ancora a fungere da bussola per l’anima. Ci ricorda chi siamo davvero e, soprattutto, chi dovremmo aspirare ad essere. È con questo spirito che oggi vi proponiamo i delicatissimi e potenti versi di Menda Vreto.

La sua lirica, intitolata “Fratelli sotto lo stesso cielo”, è molto più di una semplice composizione poetica: è una preghiera laica, un manifesto universale contro l’odio e i pregiudizi. Attraverso immagini di rara forza emotiva – dai ponti eterni costruiti dal perdono fino alla luce fragile ma infinita che ogni essere umano porta dentro di sé – l’autrice ci invita a tendere la mano verso l’altro. Ci ricorda che nessuno è straniero su questa Terra e che l’unica, vera e duratura vittoria dell’umanità non si ottiene sottomettendo qualcuno, ma imparando, finalmente, a vincere insieme. Vi lasciamo alla bellezza incontaminata di queste parole.


Fratelli sotto lo stesso cielo

di Menda Vreto

Quando l’odio semina ombre nel cuore
e la paura chiude le porte dell’anima,
ricordiamoci che ogni uomo porta con sé
una luce fragile, ma capace di infinito.

Non siamo nati per essere confini,
né sentieri separati nella notte del mondo;
siamo fili dello stesso grande respiro,
voci diverse della medesima armonia.

Tendiamo la mano a chi cade,
ascoltiamo il silenzio di chi soffre,
perché un gesto d’amore, anche piccolo,
può accendere un’alba dove regnava il buio.

L’odio costruisce troni di cenere,
il perdono scolpisce ponti eterni.
E solo chi impara a vedere nell’altro un fratello
scopre il vero volto della propria umanità.

Che ogni passo sia seme di pace,
che ogni parola sia carezza e speranza;
perché il mondo non appartiene ai cuori divisi,
ma a coloro che scelgono di amarsi.

E un giorno, quando l’uomo avrà imparato
che nessun cuore è straniero a un altro cuore,
la Terra non sarà più un campo di battaglia,
ma un grande giardino dove ogni anima potrà fiorire.
Perché la più grande vittoria dell’umanità
non sarà vincere contro qualcuno,
ma riuscire finalmente a vincere insieme.

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Liliana Pere intervista Angela Kosta: a cuore aperto con la “voce” internazionale della cultura e delle donne

Da instancabile intervistatrice a protagonista assoluta! 🌟 In questa intervista esclusiva a cura di Liliana Pere (“Prestige”), la Dott.ssa Angela Kosta si racconta a cuore aperto. Dal difficile percorso come immigrata in Italia alla durissima lotta di cinque anni contro la malattia, fino alla trionfale rinascita, ai libri pubblicati e ai prestigiosi premi ricevuti dal Parlamento Europeo e dal Quirinale. Una donna straordinaria, colonna portante della cultura e della lotta per i diritti femminili. Leggi l’emozionante intervista integrale! 📚 🌸 ✍️

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Pere, Kosta

Cultura e Società – Chi segue le nostre pagine è abituato a leggere il suo nome in calce a interviste meravigliose, in cui con delicatezza e maestria riesce a tirare fuori l’anima degli artisti e dei letterati di tutto il mondo. Ma oggi, per una volta, i ruoli si invertono. I riflettori si accendono proprio su di lei: la Dott.ssa Angela Kosta, infaticabile promotrice culturale internazionale, traduttrice, poetessa e scrittrice di altissimo spessore.

In questa intervista esclusiva condotta da Liliana Pere (stimata editrice della rivista “Prestige”), Angela si mette a nudo raccontando il suo percorso a ostacoli: dall’arrivo in Italia come immigrata alle porte chiuse in faccia, dalla durissima battaglia di cinque anni contro una grave malattia, fino alla trionfale rinascita e ai riconoscimenti mondiali (tra cui quelli conferiti dal Parlamento Europeo e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella). Una donna che non si è mai arresa, che ha fatto della scrittura il suo ossigeno e che oggi si batte come una leonessa per i diritti e la valorizzazione di tutte le donne. Scopriamo insieme il meraviglioso mondo interiore di Angela Kosta.


L. Pere: Benvenuta Angela. Da quanti anni scrivi e cosa rappresenta la scrittura per te?

A. Kosta: La mia passione per la scrittura è iniziata quando avevo sei anni. Ero in prima elementare e, appena imparai a scrivere e leggere, dedicai la mia prima poesia in assoluto a madre Sofia. Alcuni giorni dopo ne scrissi un’altra dedicata alla mia Patria; da lì non ho più abbandonato la penna. Scrivevo ovunque mi trovassi; mi bastava un pezzo di carta per mettere giù i versi e tutto ciò che attirava la mia attenzione. Tutte quelle bozze, nel corso degli anni, sono diventate liriche, poemi, prose, novelle, saggi e infine anche romanzi. Mi piace scrivere perché mi serve anche come cura: è uno sfogo, un modo per esternare ciò che il nostro inconscio trattiene. Nonostante al giorno d’oggi la tecnologia abbia fatto molti progressi, adoro ancora scrivere sulla carta per poi trascrivere tutto sul computer. Lo faccio perché, scrivendo sul foglio, lascio libera la mia mente di immaginare, vagare, esplorare, conoscere a fondo l’immaginabile e l’impossibile… e questo per me è un passaggio fondamentale. Dopo una lunga pausa di quasi cinque anni per gravi motivi di salute, ho ricominciato a scrivere, rimanendo a stretto contatto con autori di romanzi e libri di poesie, sia italiani che albanesi. La scrittura rappresenta il mio mondo interiore in ogni singolo istante. Scrivere è il mio ossigeno. Senza di esso è come se non vivessi, non mangiassi, non bevessi, non dormissi.

L. Pere: Com’è cresciuto il tuo percorso nella scrittura e nella formazione?

A. Kosta: Ormai è da più di 25 anni che scrivo e pubblico libri, sia in Italia che nel mio paese nativo, l’Albania. Nel lungo percorso della scrittura, la formazione avviene gradualmente, facendo maturare in noi la penna e i pensieri. Quand’ero piccola c’erano tanti scrittori albanesi che adoravo, ma in particolar modo mi attraevano tantissimo i libri di Jules Verne. Rimanevo affascinata dal meraviglioso mondo sottomarino.

L. Pere: Descrivi la tua giornata lavorativa. Fai molte ricerche? Hai qualcosa che ti è rimasta nel cuore?

A. Kosta: La mia giornata di lavoro inizia con le traduzioni in lingua italiana, albanese o bilingue. Oltre a ciò, faccio editing e correzioni. Promuovo e pubblico autori su tanti giornali e riviste con cui collaboro da tanto tempo, selezionando poeti di alto livello da tutto il mondo. Inoltre, mi dedico alla ricerca delle ultime novità sulla letteratura internazionale contemporanea. Promuovere l’arte mi riempie il cuore di felicità. La vita ci fa conoscere tante persone che vanno e vengono. Per fortuna restano i migliori e vanno via i peggiori, soprattutto quelli che pretendono che gli altri siano continuamente a loro disposizione, credendo che il mondo giri solo intorno a loro.
La cosa che mi stupisce è il coraggio di certa gente mediocre che sa dire solo “Io e solo Io”, pur sapendo bene di essere arrivata dove si trova oggi grazie al lavoro e al volontariato di chi l’ha aiutata. Queste persone, che io definisco i “nani della cultura”, attribuiscono a se stessi con l’inganno titoli di menzogna, sputando nel piatto in cui mangiano. Sono il danno della nostra società, perché non sanno cosa significhi fare volontariato, perdere tempo per tradurre, dare sempre senza chiedere nulla in cambio. Si scordano che le persone buone vanno verso il sorgere del sole, mentre chi sputa veleno rimarrà da solo, sprofondando ogni giorno di più verso il tramonto.

L. Pere: Descrivici le diverse fasi di una poesia. Come sei riuscita a conciliare la scrittura con le esigenze di tempo?

A. Kosta: Verseggio quando la musa è molto vigile e attiva. Nelle mie poesie tratto soprattutto i temi attuali che ultimamente stanno logorando l’essere umano e il nostro pianeta. Uso moltissimo le metafore, la retorica, le allegorie, gli ossimori, le immagini e i contrasti, proprio come in un dipinto su tela con mille sfumature. Penso che il dolore risieda nell’anima di tanti poeti, e ognuno cerca di esternarlo tramite i versi. Conciliare tutto non è stato facile. A volte la giornata termina con delle cose lasciate a metà, poiché la scrittura, le traduzioni e le pubblicazioni assorbono moltissimo tempo. Comunque sia, programmando tutto il giorno prima, si riesce a bilanciare il tempo per il lavoro, per la casa, la famiglia e la quotidianità.

L. Pere: Quali autori contemporanei e classici sono i tuoi preferiti?

A. Kosta: Ce ne sono parecchi, ma tra i contemporanei cito: Oriana Fallaci, Andrea Camilleri, John Grisham e Nicholas Sparks. Tra gli immortali del passato: Federico García Lorca, Emily Dickinson, Gabriele D’Annunzio, Gianni Rodari, Cesare Pavese, Mihai Eminescu e Hermann Hesse. Apprezzo molto Sparks, romantico e affascinante, e Sveva Casati Modigliani, una penna ricca di colori e valori. Non mi piacciono per nulla, invece, i libri horror.

L. Pere: Qual è stato il tuo percorso editoriale iniziale? Ti è mai capitato che un tuo scritto venisse rifiutato?

A. Kosta: È stato molto difficile, direi. Essendo un’immigrata trovai moltissime porte chiuse, ma la vita, si sa, è imprevedibile: chiude una porta ma spalanca un portone. Nel 2007 pubblicai il mio primo romanzo in Italia. Oggi è tutto diverso… collaboro da tanto tempo con due case editrici. Insistendo sono riuscita a pubblicare i miei libri e penso che molto presto, dopo la pubblicazione della seconda edizione di “Gli occhi della madre” e “Riabbracciando il Sole”, ne arriveranno altri.

L. Pere: Ci sono consigli che vorresti dare a qualcuno che vuole comporre e pubblicare poesie?

A. Kosta: Non abbiate fretta, né nel verseggiare né nel pubblicare. Bisogna dare tempo al tempo per conciliare i pensieri con lo stato d’animo. Una casa editrice seria è importante: dalla copertina alla promozione, fino al modo in cui l’autore viene seguito. La soddisfazione non è solo stampare, ma vedere il proprio libro nelle mani dei lettori.
La poesia è la vita, la natura, il ieri, l’oggi e il domani. Traducendo centinaia di autori ho sempre cercato di mantenere la loro originalità, perché in ogni verso c’è un pezzo della loro anima. Il mio consiglio più grande è questo: entrate in profondità nel vostro essere, elaborate con l’anima ciò che la vita vi offre. E soprattutto, amate e aiutate il prossimo, rispettate la natura e fate l’impossibile affinché su questo pianeta ci siano solo pace e fratellanza.

L. Pere: Hai scritto romanzi e una tonnellata di saggi oltre alle poesie. Ti piace scrivere in un formato particolare?

A. Kosta: Ho pronti 5 manoscritti e tanti saggi. Vivendo in Italia da più di 30 anni, la mia lingua italiana è diventata fluida, ma sto molto attenta a non scordare mai la grammatica della mia lingua madre, l’albanese, che è difficilissima. I miei testi li scrivo in formato semplice: l’importante è ciò che scrivo, non dove scrivo. La cosa fondamentale, soprattutto dopo aver vissuto cinque lunghissimi anni di grave malattia, è mantenere la calma. La vera saggezza sta nel riuscire a domare l’impulsività: solo così si superano le situazioni più dure.

L. Pere: Sei sempre dalla parte delle donne. Come nasce questa tua voglia di fare alleanza?

A. Kosta: È nata subito dopo aver pubblicato il mio romanzo “Il Milionario Povero”. Purtroppo, in molti Paesi gli uomini ancora non rispettano la figura della donna. Ma la donna è la colonna portante del mondo: ha un potere indicibile che l’uomo non riesce nemmeno a sfiorare. La donna rigenera la vita stessa nel suo grembo, non si tira indietro davanti a nulla. Lavora 24 ore su 24 dividendo le sue energie tra casa, figli e professione. Oggi la donna è Presidente, Primo Ministro, ingegnere, astronauta, medico… merita tantissima attenzione e rispetto infinito.

L. Pere: Hai ricevuto premi internazionali prestigiosi. Qual è l’elogio più bello che ti è stato fatto?

A. Kosta: Ogni premio ha il suo valore. I più belli sono stati senza dubbio la nomina a Dott.ssa Honoris Causa come Ambasciatrice della Cultura Internazionale (insignita dal Parlamento Europeo e dall’ONU il 5 febbraio 2026 a Roma) e il Premio d’Eccellenza “DivinaMente Donna” per la Promozione della Cultura, ricevuto al Senato della Repubblica Italiana direttamente dal Presidente Sergio Mattarella il 12 marzo 2026.

L. Pere: Hai quattro riviste cartacee e una online di grande successo. Altri progetti per il futuro?

A. Kosta: Ne ho tantissimi… spero solo di poterli realizzare tutti avendo il dono più prezioso: una buona salute.

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