Rimani in contatto con noi
#

Lifestyle

“Fratelli sotto lo stesso cielo”: la poesia di Menda Vreto ci ricorda che l’amore è l’unica vittoria possibile

“La più grande vittoria dell’umanità non sarà vincere contro qualcuno, ma riuscire finalmente a vincere insieme”. 🌍 In un mondo segnato da troppi conflitti, la poesia di Menda Vreto è un inno potentissimo alla fratellanza, alla pace e alla speranza. Un testo commovente che ci invita a costruire ponti invece che muri, per trasformare la Terra in un giardino dove ogni anima possa fiorire. Leggi la bellissima lirica integrale! 🕊️ 📖 🌸

Pubblicato

a

MENDA-VRETO

Redazione– In un’epoca storica profondamente segnata da divisioni, guerre e incomprensioni, la poesia riesce ancora a fungere da bussola per l’anima. Ci ricorda chi siamo davvero e, soprattutto, chi dovremmo aspirare ad essere. È con questo spirito che oggi vi proponiamo i delicatissimi e potenti versi di Menda Vreto.

La sua lirica, intitolata “Fratelli sotto lo stesso cielo”, è molto più di una semplice composizione poetica: è una preghiera laica, un manifesto universale contro l’odio e i pregiudizi. Attraverso immagini di rara forza emotiva – dai ponti eterni costruiti dal perdono fino alla luce fragile ma infinita che ogni essere umano porta dentro di sé – l’autrice ci invita a tendere la mano verso l’altro. Ci ricorda che nessuno è straniero su questa Terra e che l’unica, vera e duratura vittoria dell’umanità non si ottiene sottomettendo qualcuno, ma imparando, finalmente, a vincere insieme. Vi lasciamo alla bellezza incontaminata di queste parole.


Fratelli sotto lo stesso cielo

di Menda Vreto

Quando l’odio semina ombre nel cuore
e la paura chiude le porte dell’anima,
ricordiamoci che ogni uomo porta con sé
una luce fragile, ma capace di infinito.

Non siamo nati per essere confini,
né sentieri separati nella notte del mondo;
siamo fili dello stesso grande respiro,
voci diverse della medesima armonia.

Tendiamo la mano a chi cade,
ascoltiamo il silenzio di chi soffre,
perché un gesto d’amore, anche piccolo,
può accendere un’alba dove regnava il buio.

L’odio costruisce troni di cenere,
il perdono scolpisce ponti eterni.
E solo chi impara a vedere nell’altro un fratello
scopre il vero volto della propria umanità.

Che ogni passo sia seme di pace,
che ogni parola sia carezza e speranza;
perché il mondo non appartiene ai cuori divisi,
ma a coloro che scelgono di amarsi.

E un giorno, quando l’uomo avrà imparato
che nessun cuore è straniero a un altro cuore,
la Terra non sarà più un campo di battaglia,
ma un grande giardino dove ogni anima potrà fiorire.
Perché la più grande vittoria dell’umanità
non sarà vincere contro qualcuno,
ma riuscire finalmente a vincere insieme.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lifestyle

Ferrara, esce ‘Inaspettata’ di Elena Berti: la poesia come riscatto dell’anima

Esce “Inaspettata”, la raccolta poetica della ferrarese Elena Berti: un viaggio in versi liberi e senza filtri tra maternità, memoria e riscatto. 📜 ✨

Pubblicato

a

Copertina_Inaspettata

Ferrara – Nel tormentato e complesso panorama culturale contemporaneo, segnato dai ritmi frenetici della modernità e da una progressiva mercificazione dei messaggi, la riscoperta della parola scritta come strumento di indagine interiore rappresenta una necessità civile non più differibile. La città d’arte estense celebra una nuova e importante testimonianza letteraria grazie alla pubblicazione di “Inaspettata” (versi sparsi), la nuova e intensa raccolta poetica firmata dall’autrice ferrarese Elena Berti. L’opera, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” da Aletti Editore e distribuita anche in formato e-book, si offre alla pubblica opinione come un viaggio intimo e profondo. Attraverso una parola che trasforma il vissuto personale in uno specchio universale, la Berti ricama un dialogo costante tra il rumore interiore e la ricerca della pace, offrendo alle famiglie e ai lettori attenti un’importante occasione di introspezione.

La scrittura come rivendicazione e la scommessa contro il passato

L’universo umano ed estetico di Elena Berti affonda le proprie radici storiche in una profonda passione per i libri, intesi come una vera e propria cura dell’anima contro le asfissie e le solitudini del nostro tempo. La nascita di questa silloge si sviluppa quasi per scommessa, configurandosi come una ferma e orgogliosa reazione a chi, in passato, non ha saputo credere nel valore intellettuale e nel talento dell’autrice. La scrittura si converte in questo modo in una forma di rivendicazione identitaria e di igiene mentale, un hardware espressivo flessibile attraverso cui i Chiaroscuri dell’esistenza trasfigurano nell’unica vera pace possibile, distillata in una poesia incisiva ed essenziale, priva di automatismi accademici.

La prefazione di Giuseppe Aletti ed il verso verticale ed essenziale

Il valore letterario della raccolta è stato analizzato con acume critico nella prefazione del volume firmata dal maestro Giuseppe Aletti, stimato poeta, editore e formatore nazionale. Aletti ha evidenziato la pulizia lessicale e la struttura metrica dei componimenti, capaci di deostruere la rigidità dei canoni tradizionali per parlare direttamente alla mente del lettore: «La silloge si lascia apprezzare per una verticalità del verso, che si sporge da una essenzialità dell’idioma, che si spoglia davanti agli occhi del lettore per lasciare impressioni da riempire con le esperienze del fruitore che diviene così coautore dei frammenti accolti in queste pagine».

La maternità senza filtri e la dedica d’amore alla figlia

L’ordito di “Inaspettata” si sviluppa attraverso l’uso del verso libero, rifiutando in modo netto le scorciatoie delle metafore consolatorie e i virtuosismi stilistici fini a se stessi. La penna della Berti affronta tematiche complesse con una franchezza disarmante, a cominciare da una scomposizione realistica della maternità. Lontana dagli stereotipi idilliaci e commerciali, la condizione materna viene indagata nella sua reale complessità rionale e psicologica, restituita con trasparenza e rispetto per la carne viva della realtà quotidiana. Ad aprire la silloge è non a caso una lirica intensamente autobiografica rivolta alla propria figlia, che si chiude e si suggella con la parola d’oro “grata”, chiave di lettura dell’intero cammino lirico.

Il successo al Salone di Torino e gli oggetti custodi della memoria

L’opera, che ha registrato un eccellente riscontro di pubblico in occasione della sua recente vetrina al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 presso lo stand espositivo di Aletti Editore, si interroga anche sul valore del tempo e della memoria storica. Tra le pagine della raccolta, gli oggetti quotidiani e i dettagli minimi della vita domestica vissuta a Ferrara accanto agli affetti più cari e ai piccoli animali di casa si trasformano nei custodi silenziosi del passato. Le parole diventano così uno spazio sacro e protettivo, un rifugio ermetico in cui far risuonare la propria voce contro il torpore tecnologico, sfidando il lettore onesto a riconoscersi nelle proprie crepe e nelle proprie luci.

Continua a Leggere

Lifestyle

Liliana Pere intervista Angela Kosta: a cuore aperto con la “voce” internazionale della cultura e delle donne

Da instancabile intervistatrice a protagonista assoluta! 🌟 In questa intervista esclusiva a cura di Liliana Pere (“Prestige”), la Dott.ssa Angela Kosta si racconta a cuore aperto. Dal difficile percorso come immigrata in Italia alla durissima lotta di cinque anni contro la malattia, fino alla trionfale rinascita, ai libri pubblicati e ai prestigiosi premi ricevuti dal Parlamento Europeo e dal Quirinale. Una donna straordinaria, colonna portante della cultura e della lotta per i diritti femminili. Leggi l’emozionante intervista integrale! 📚 🌸 ✍️

Pubblicato

a

Pere, Kosta

Cultura e Società – Chi segue le nostre pagine è abituato a leggere il suo nome in calce a interviste meravigliose, in cui con delicatezza e maestria riesce a tirare fuori l’anima degli artisti e dei letterati di tutto il mondo. Ma oggi, per una volta, i ruoli si invertono. I riflettori si accendono proprio su di lei: la Dott.ssa Angela Kosta, infaticabile promotrice culturale internazionale, traduttrice, poetessa e scrittrice di altissimo spessore.

In questa intervista esclusiva condotta da Liliana Pere (stimata editrice della rivista “Prestige”), Angela si mette a nudo raccontando il suo percorso a ostacoli: dall’arrivo in Italia come immigrata alle porte chiuse in faccia, dalla durissima battaglia di cinque anni contro una grave malattia, fino alla trionfale rinascita e ai riconoscimenti mondiali (tra cui quelli conferiti dal Parlamento Europeo e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella). Una donna che non si è mai arresa, che ha fatto della scrittura il suo ossigeno e che oggi si batte come una leonessa per i diritti e la valorizzazione di tutte le donne. Scopriamo insieme il meraviglioso mondo interiore di Angela Kosta.


L. Pere: Benvenuta Angela. Da quanti anni scrivi e cosa rappresenta la scrittura per te?

A. Kosta: La mia passione per la scrittura è iniziata quando avevo sei anni. Ero in prima elementare e, appena imparai a scrivere e leggere, dedicai la mia prima poesia in assoluto a madre Sofia. Alcuni giorni dopo ne scrissi un’altra dedicata alla mia Patria; da lì non ho più abbandonato la penna. Scrivevo ovunque mi trovassi; mi bastava un pezzo di carta per mettere giù i versi e tutto ciò che attirava la mia attenzione. Tutte quelle bozze, nel corso degli anni, sono diventate liriche, poemi, prose, novelle, saggi e infine anche romanzi. Mi piace scrivere perché mi serve anche come cura: è uno sfogo, un modo per esternare ciò che il nostro inconscio trattiene. Nonostante al giorno d’oggi la tecnologia abbia fatto molti progressi, adoro ancora scrivere sulla carta per poi trascrivere tutto sul computer. Lo faccio perché, scrivendo sul foglio, lascio libera la mia mente di immaginare, vagare, esplorare, conoscere a fondo l’immaginabile e l’impossibile… e questo per me è un passaggio fondamentale. Dopo una lunga pausa di quasi cinque anni per gravi motivi di salute, ho ricominciato a scrivere, rimanendo a stretto contatto con autori di romanzi e libri di poesie, sia italiani che albanesi. La scrittura rappresenta il mio mondo interiore in ogni singolo istante. Scrivere è il mio ossigeno. Senza di esso è come se non vivessi, non mangiassi, non bevessi, non dormissi.

L. Pere: Com’è cresciuto il tuo percorso nella scrittura e nella formazione?

A. Kosta: Ormai è da più di 25 anni che scrivo e pubblico libri, sia in Italia che nel mio paese nativo, l’Albania. Nel lungo percorso della scrittura, la formazione avviene gradualmente, facendo maturare in noi la penna e i pensieri. Quand’ero piccola c’erano tanti scrittori albanesi che adoravo, ma in particolar modo mi attraevano tantissimo i libri di Jules Verne. Rimanevo affascinata dal meraviglioso mondo sottomarino.

L. Pere: Descrivi la tua giornata lavorativa. Fai molte ricerche? Hai qualcosa che ti è rimasta nel cuore?

A. Kosta: La mia giornata di lavoro inizia con le traduzioni in lingua italiana, albanese o bilingue. Oltre a ciò, faccio editing e correzioni. Promuovo e pubblico autori su tanti giornali e riviste con cui collaboro da tanto tempo, selezionando poeti di alto livello da tutto il mondo. Inoltre, mi dedico alla ricerca delle ultime novità sulla letteratura internazionale contemporanea. Promuovere l’arte mi riempie il cuore di felicità. La vita ci fa conoscere tante persone che vanno e vengono. Per fortuna restano i migliori e vanno via i peggiori, soprattutto quelli che pretendono che gli altri siano continuamente a loro disposizione, credendo che il mondo giri solo intorno a loro.
La cosa che mi stupisce è il coraggio di certa gente mediocre che sa dire solo “Io e solo Io”, pur sapendo bene di essere arrivata dove si trova oggi grazie al lavoro e al volontariato di chi l’ha aiutata. Queste persone, che io definisco i “nani della cultura”, attribuiscono a se stessi con l’inganno titoli di menzogna, sputando nel piatto in cui mangiano. Sono il danno della nostra società, perché non sanno cosa significhi fare volontariato, perdere tempo per tradurre, dare sempre senza chiedere nulla in cambio. Si scordano che le persone buone vanno verso il sorgere del sole, mentre chi sputa veleno rimarrà da solo, sprofondando ogni giorno di più verso il tramonto.

L. Pere: Descrivici le diverse fasi di una poesia. Come sei riuscita a conciliare la scrittura con le esigenze di tempo?

A. Kosta: Verseggio quando la musa è molto vigile e attiva. Nelle mie poesie tratto soprattutto i temi attuali che ultimamente stanno logorando l’essere umano e il nostro pianeta. Uso moltissimo le metafore, la retorica, le allegorie, gli ossimori, le immagini e i contrasti, proprio come in un dipinto su tela con mille sfumature. Penso che il dolore risieda nell’anima di tanti poeti, e ognuno cerca di esternarlo tramite i versi. Conciliare tutto non è stato facile. A volte la giornata termina con delle cose lasciate a metà, poiché la scrittura, le traduzioni e le pubblicazioni assorbono moltissimo tempo. Comunque sia, programmando tutto il giorno prima, si riesce a bilanciare il tempo per il lavoro, per la casa, la famiglia e la quotidianità.

L. Pere: Quali autori contemporanei e classici sono i tuoi preferiti?

A. Kosta: Ce ne sono parecchi, ma tra i contemporanei cito: Oriana Fallaci, Andrea Camilleri, John Grisham e Nicholas Sparks. Tra gli immortali del passato: Federico García Lorca, Emily Dickinson, Gabriele D’Annunzio, Gianni Rodari, Cesare Pavese, Mihai Eminescu e Hermann Hesse. Apprezzo molto Sparks, romantico e affascinante, e Sveva Casati Modigliani, una penna ricca di colori e valori. Non mi piacciono per nulla, invece, i libri horror.

L. Pere: Qual è stato il tuo percorso editoriale iniziale? Ti è mai capitato che un tuo scritto venisse rifiutato?

A. Kosta: È stato molto difficile, direi. Essendo un’immigrata trovai moltissime porte chiuse, ma la vita, si sa, è imprevedibile: chiude una porta ma spalanca un portone. Nel 2007 pubblicai il mio primo romanzo in Italia. Oggi è tutto diverso… collaboro da tanto tempo con due case editrici. Insistendo sono riuscita a pubblicare i miei libri e penso che molto presto, dopo la pubblicazione della seconda edizione di “Gli occhi della madre” e “Riabbracciando il Sole”, ne arriveranno altri.

L. Pere: Ci sono consigli che vorresti dare a qualcuno che vuole comporre e pubblicare poesie?

A. Kosta: Non abbiate fretta, né nel verseggiare né nel pubblicare. Bisogna dare tempo al tempo per conciliare i pensieri con lo stato d’animo. Una casa editrice seria è importante: dalla copertina alla promozione, fino al modo in cui l’autore viene seguito. La soddisfazione non è solo stampare, ma vedere il proprio libro nelle mani dei lettori.
La poesia è la vita, la natura, il ieri, l’oggi e il domani. Traducendo centinaia di autori ho sempre cercato di mantenere la loro originalità, perché in ogni verso c’è un pezzo della loro anima. Il mio consiglio più grande è questo: entrate in profondità nel vostro essere, elaborate con l’anima ciò che la vita vi offre. E soprattutto, amate e aiutate il prossimo, rispettate la natura e fate l’impossibile affinché su questo pianeta ci siano solo pace e fratellanza.

L. Pere: Hai scritto romanzi e una tonnellata di saggi oltre alle poesie. Ti piace scrivere in un formato particolare?

A. Kosta: Ho pronti 5 manoscritti e tanti saggi. Vivendo in Italia da più di 30 anni, la mia lingua italiana è diventata fluida, ma sto molto attenta a non scordare mai la grammatica della mia lingua madre, l’albanese, che è difficilissima. I miei testi li scrivo in formato semplice: l’importante è ciò che scrivo, non dove scrivo. La cosa fondamentale, soprattutto dopo aver vissuto cinque lunghissimi anni di grave malattia, è mantenere la calma. La vera saggezza sta nel riuscire a domare l’impulsività: solo così si superano le situazioni più dure.

L. Pere: Sei sempre dalla parte delle donne. Come nasce questa tua voglia di fare alleanza?

A. Kosta: È nata subito dopo aver pubblicato il mio romanzo “Il Milionario Povero”. Purtroppo, in molti Paesi gli uomini ancora non rispettano la figura della donna. Ma la donna è la colonna portante del mondo: ha un potere indicibile che l’uomo non riesce nemmeno a sfiorare. La donna rigenera la vita stessa nel suo grembo, non si tira indietro davanti a nulla. Lavora 24 ore su 24 dividendo le sue energie tra casa, figli e professione. Oggi la donna è Presidente, Primo Ministro, ingegnere, astronauta, medico… merita tantissima attenzione e rispetto infinito.

L. Pere: Hai ricevuto premi internazionali prestigiosi. Qual è l’elogio più bello che ti è stato fatto?

A. Kosta: Ogni premio ha il suo valore. I più belli sono stati senza dubbio la nomina a Dott.ssa Honoris Causa come Ambasciatrice della Cultura Internazionale (insignita dal Parlamento Europeo e dall’ONU il 5 febbraio 2026 a Roma) e il Premio d’Eccellenza “DivinaMente Donna” per la Promozione della Cultura, ricevuto al Senato della Repubblica Italiana direttamente dal Presidente Sergio Mattarella il 12 marzo 2026.

L. Pere: Hai quattro riviste cartacee e una online di grande successo. Altri progetti per il futuro?

A. Kosta: Ne ho tantissimi… spero solo di poterli realizzare tutti avendo il dono più prezioso: una buona salute.

Continua a Leggere

Lifestyle

Gli echi tormentosi nel romanzo “Gli occhi della Madre” dell’autrice Angela Kosta

In un’analisi parziale dell’opera e della consapevolezza creativa della poetessa e scrittrice Angela Kosta, esaminando alcune delle sue poesie dal punto di vista nel contenuto e struttura, abbiamo fornito un’interpretazione fenomenologica della sua personalità artistica, definendola come un noto fenomeno letterario nella letteratura albanese.

Pubblicato

a

Cover di Gli occhi della Madre

Redazione-  In un’analisi parziale dell’opera e della consapevolezza creativa della poetessa e scrittrice Angela Kosta, esaminando alcune delle sue poesie dal punto di vista nel contenuto e struttura, abbiamo fornito un’interpretazione fenomenologica della sua personalità artistica, definendola come un noto fenomeno letterario  nella letteratura albanese. Le sue opere trasmettono con sensibilità e originalità il sentire del nostro tempo, attraverso varie forme espressive. (Il fenomeno letterario Angela Kosta – Gazeta Dielli, 19 febbraio 2025).

In questa autrice, la natura sembra aver raddoppiato i doni artistici. Non è solo una figura di rilievo nella poesia, ma anche una talentuosa romanziera, ispirata dalla curiosità, che ci ha donato opere che hanno viaggiato e continuano a viaggiare nel mondo.

Sebbene l’autrice lo definisca un thriller, il romanzo, in realtà è una storia realistica, o meglio, un’alternanza tra narrazione realistica e finzione. Alcuni elementi appartengono al mondo referenziale, dunque reale, mentre altri sono legati al mondo specifico della fantasia.
Il passaggio tra realtà e immaginazione è così fluido che il lettore con naturalezza, è portato a credere ad entrambe. In fondo, la verità del mondo, è lo stesso frutto della finzione.

I romanzi, che costituiscono un aspetto rilevante dell’opera di Angela Kosta, sono apprezzati per la loro straordinaria forza artistica, ricchi di metafore, ambiguità, e un’accurata enumerazione di dettagli descrittivi selezionati. Opere come “Anima prigioniera” (2003, ristampa 2024), “La collana magica” (2007), “Il milionario povero” (2017), “Oltre l’oceano” (2019), rappresentano un’esperienza originale, tanto nella scrittura quanto nei temi trattati.
Lo stile narrativo è prevalentemente classico, con una narrazione esterna e onnisciente che penetra nella struttura del racconto e nella psicologia dei personaggi. Anche i loro pensieri interiori emergono con forza, portando idee e messaggi potenti.

Il romanzo che prenderemo in esame in questa recensione si intitola “Gli occhi della madre”, pubblicato in Albania in lingua albanese nel 2025, in Turchia in lingua turca nel 2024 e di recente in Italia nella 2° edizione.

Questo libro occupa senza dubbio un posto speciale nel corpus letterario di Angela Kosta.

L’opera è stata insignita del terzo premio come romanzo thriller, dalla casa editrice KUBERA EDIZIONI. Nonostante sia stato pubblicato nel 2011 e scritto tanti anni prima, (quando l’autrice non aveva ancora la vasta esperienza artistica di oggi), il romanzo mantiene una forte attualità, grazie alla visione lucida e concreta della realtà che l’autrice ha saputo offrire.

Il romanzo si apre su un orizzonte filosofico che oscilla tra fenomenologia ed esistenzialismo, dove risalta un’intuizione strutturalista.

– Trascendenza oltre la ragione dell’irrazionalità

Il ruolo della famiglia, non dal punto di vista pedagogico ma filosofico, nell’ambito di una società aggressiva come quella odierna, risulta estremamente indebolito a causa dei rapporti diseguali tra essa e questa “società aggressiva”. Sotto la pressione di un clima sociale tanto distorto, la famiglia si vede costretta a incubare se stessa e a generare, suo malgrado, ibridi aggressivi che tendono a disintegrare quel poco di dominio che potrebbe esserle rimasto dal suo antico potere tradizionale.

I genitori sono attori immersi nel difficile gioco della vita: adattati, ipocriti, servili, giusti e onesti, codardi; sono individui di questa società che conserva una purezza umana ma al tempo stesso è corrosa nella sua dimensione morale. Figure di questo tipo assorbono e trasmettono negatività ai figli, futuri individui di una società che sembra riprodurre, ciclicamente, i propri fallimenti.

Il romanzo “Gli occhi della madre”, in poche parole, narra la storia di un giovane trascurato e abbandonato dall’amore del padre, il quale, accecato da una catena di nevrosi che si susseguono come una maledizione senza via d’uscita, si trasforma in un assassino, giustificando ogni sua azione. La quantità di energia negativa che accumula dentro di sé cresce costantemente. Nek, prova un piacere ipertrofico nell’uccidere e nel pianificare gli omicidi, come se fossero l’anello fatale successivo di una catena inevitabile. Ha spezzato ogni ponte di comunicazione con le persone a lui care e non mostra il minimo desiderio di riflessione.

«Quella fredda notte di novembre aveva appena ucciso una donna, non perché la odiasse, ma perché la amava. Tutto ciò poteva sembrare follia, ma questa era la verità. Inoltre, l’omicidio di quella notte non era stato casuale; aveva pianificato tutto nei minimi dettagli e non provava alcun rimorso per aver realizzato quel desiderio che lo tormentava da così tanto tempo. Ciò che più lo stupiva in quel momento, era la freddezza e il modo con cui aveva ucciso la donna che amava. L’espressione del suo volto mentre cadeva a terra gli aveva regalato, anche in quell’istante, una sensazione di felicità.»

Sua madre, Isabela, osserva impotente il figlio Nek, cadere vittima della strada e delle cattive compagnie, senza riuscire a proteggerlo dagli effetti devastanti degli stupefacenti:
«Nek era entrato nella rete della droga e guadagnava molto denaro, in modo completamente diverso dal misero stipendio del fratello. Quello che Al riusciva a ottenere con il suo lavoro, faceva ridere Nek per tutto il tempo. Al, inseguiva ogni giorno gli spacciatori, ma non era abile come pretendeva loro padre, quando in realtà non riusciva a capire che il capo dell’organizzazione della banda viveva sotto lo stesso tetto con lui».

Le nevrosi di Nek derivano da inibizioni profonde (repressioni e oppressioni) vissute fin dall’infanzia. Da qui nasce l’istinto aggressivo, una predisposizione infantile con una componente bio-psico-somatica associativa. Nek rappresenta l’uomo come prodotto di circostanze determinate. Soffre della mancanza di fiducia reciproca, litiga per gelosia con il fratello Al, nonostante la presenza della madre che cerca inutilmente di placare i contrasti. Ma i suoi consigli cadono nel vuoto.

Il sentimento di rovina morale e di decadenza interiore di Nek, è espresso chiaramente.
Nel fratello vede tutto ciò che lui non potrà mai essere. Nek riesce a esprimersi pienamente solo attraverso la violenza e l’omicidio, e così l’autrice metaforizza la sua decadenza spirituale con l’attesa morbosa di una sensazione: sentire l’odore dei cadaveri.

«Lottando con sé stesso per trattenersi, era entrato in casa tremando di rabbia e gelosia, e quella stessa sera aveva pianificato la vendetta. Entrambi dovevano pagare a caro prezzo: Al, perché gli aveva distrutto il sogno, aveva baciato quelle labbra dolci che solo lui avrebbe dovuto assaporare; e Laura, perché aveva permesso che ciò accadesse».

Il romanzo si presenta come una cronaca nera, in cui emerge la trascendenza verso la logica dell’irrazionalità.
-Non c’è alcuna differenza tra odio e amore. Entrambi sono sentimenti profondi che nascono nello stesso istante e non svaniscono mai. Ti distruggono e ti fanno soffrire senza pietà, – disse cinicamente Nek.

– Non sono d’accordo! L’amore è molto diverso dall’odio, – avrebbe voluto dire Ralf, ma per non contraddirlo, cambiò argomento.

Il fatalismo, come un fermento oscuro, accompagna il lettore durante tutto il racconto, generando una sensazione angosciante.
Ma lo scopo del romanzo non è quello di analizzare lo stato d’animo di Nek. L’autrice non scorge alcuna finestra aperta nell’anima del protagonista.

«Preferiva morire piuttosto che vedere Gioi tra le braccia di Al, non perché suo fratello non avesse diritto di innamorarsi, ma semplicemente perché la donna che doveva essere sua non doveva appartenere a nessun altro. Sfortunatamente, contro la sua volontà, si ripresentava ancora una volta la stessa storia.»

E così, la dinamica degli eventi accelera il suo epilogo. La sua vita, come una micro sequenza, si conclude con il suicidio, subito dopo la condanna a morte inflittagli dalla giustizia.

«Isabela uscì dall’aula del tribunale chiedendosi come fosse riuscita a sopportare le udienze e la sentenza dell’ergastolo per suo figlio. Profondamente devastata nell’animo, si sedette su una panchina lì vicino, incapace di trattenere le lacrime. Quale madre potrebbe sopportare un dolore simile? Suo figlio avrebbe trascorso la vita in prigione, fino all’ultimo respiro. Stava entrando giovane e ne sarebbe uscito anziano. “Dove ho sbagliato nell’educare i miei figli?”, – si domandò, mentre dentro di sé ammetteva che vedeva il fallimento in Nek, ma la soddisfazione in Al.»

– Estetica del testo letterario

Le narrazioni in questo romanzo sono frutto di fantasia, soggette all’estetica del testo letterario. In quest’opera emerge il fatalismo di una realtà apatica e letale, costruita con molteplici tecniche ed effetti che danno vita a un testo di particolare espressività. Il significato del testo non deriva solo dalla lettura critica, ma nasce dal rapporto comunicativo instaurato con il lettore. Le relazioni tra le parti e il complesso dell’opera sono quasi organiche. Gli eventi si susseguono in ordine cronologico. L’autrice ha lavorato con piena professionalità, per ridurre il testo letterario alle sole strutture semi-narrative, senza impoverirlo.

Dal punto di vista della struttura formale, Kosta concepisce il testo estetico come una generalità, come un segno organizzato in unità funzionali all’interno dello spazio testuale. Siamo quindi di fronte a una concezione tipologica del testo, non a una semplice divisione in sequenze. Sono proprio le relazioni tra le suddivisioni testuali a rivelare un significato profondo e nascosto del testo.

Angela Kosta non applica un modello ex novo a ogni testo. Il testo è diviso in parti che hanno relazioni motivate tra loro. Nei rapporti logici tra testo e soggetto si distingue chiaramente il rapporto sensibile, gli echi angoscianti che il testo produce sul soggetto:

“Gioi: Nek mi ha minacciato con lo sguardo e si è arrabbiato molto quando ha saputo che sarei stata io la futura moglie di suo fratello.”
Ha estratto la pistola e, pensando che non doveva perdere tempo, ha detto:
– Mi dispiace davvero per quello che sto facendo, credimi, ma preferisco vederti morta piuttosto che vicino a un’altra persona che non ti ama quanto ti amo io.
– L’altra persona è tuo fratello. Rifletti su quello che stai facendo! – disse Gioi in fretta, cercando di farlo ragionare.
Lui aveva programmato di uccidere anche lei, perché solo così avrebbe potuto vivere in pace. Si era sentito sollevato quando aveva visto Letizia uscire dalla stanza…”

Il testo letterario è un catalizzatore delle manifestazioni di volontà, credenze e passioni. Trasforma i valori e, allo stesso tempo, libera momentaneamente il soggetto da un mondo eccessivamente oggettivato con cui non è in sintonia. Il pensiero artistico si esprime attraverso un legame strutturale e non esiste al di fuori di questo. Tale legame comprende tutti i livelli del testo: la locuzione, la frase e il paragrafo.

– Contesto sociale-psicologico e contrasti

Il romanzo è un quadro analitico della società contemporanea, dove i problemi socio-psicologici ribollono come in un grande calderone. In modo paradossale e estenuante, quest’opera crea un ritratto dell’Italia odierna, sospesa tra tradizione, ragione e nevrosi. I protagonisti sono eroi e vittime tra loro e nella società. L’impegno della scrittrice è di affermare i valori su cui dovrebbe fondarsi questa società. Al centro del romanzo si percepisce un messaggio di perfezione morale dell’uomo. L’autrice si è premurata di non cadere in uno schema sociologico. Pur non essendo il contesto di natura sociologica, la scrittrice lo osserva da una prospettiva semiotica, ossia attraverso i temi della forma, della comprensione e della comunicazione.
Le radici comuni che l’autrice scopre sono fenomeni culturali e semiotici.

I contrasti marcati e inconciliabili, che per l’autrice sono un elemento fondamentale non solo dello stile, ma anche della costruzione dell’opera, costituiscono l’asse semantico di questo lavoro. Questi contrasti servono a mettere in opposizione eventi, dati e personaggi tra loro, oltre a scoprire le contraddizioni all’interno degli stessi personaggi, eventi e dati. Il romanzo dimostra che il bene e il male sono realmente separati e distinguibili, ma in determinate circostanze sembrano aver fatto il nido all’interno dell’uomo, dell’evento o del dato.

– I confini diacronici della narrazione

“Gli occhi della madre” è un romanzo di neorealismo duro, con una narrazione intensamente drammatica. Il narratore esterno si immerge completamente nel testo, diventando un narratore lineare ma ricco di rotture, brevi svolte, e ritardi nel racconto, accompagnati da numerose osservazioni sia esterne che interne, che lo conducono al nucleo esistenziale dei personaggi, caratterizzati da comportamenti specifici e predefiniti.

I protagonisti sono Al, Nek, la madre, Gioi, Letizia, figure che si accettano reciprocamente o sono in profondo conflitto. L’opera si basa sul contrasto: da una parte Nek, dall’altra il fratello Al, la sua fidanzata Gioi, Letizia, Sindy e Fabio, portatori delle migliori virtù umane. (Sindy voleva porre fine alla relazione con Fabio, semplicemente per paura che le rovinasse la vita). Al, subisce delusioni dal tragico destino del fratello Nek, dal modello dell’autorità genitoriale, dalla morte in un luogo chiuso e in un circolo vizioso.

Nel contesto letterario dell’opera emerge un discorso narrativo. L’autrice ha scelto una narrazione lineare, ritmica, focalizzata sull’essenza, che con una sintesi di fatti offre il significato di una vita e delle prove da superare. L’autrice costruisce capitolo dopo capitolo il contrappunto, e il soggetto possiede tutte le modalità necessarie per portare a termine il programma narrativo, cioè realizzare l’atto.

Arrabbiato, deluso e amareggiato, Nek non riesce a sottomettersi alle leggi della famiglia e della società, cosa che lo spinge verso una catena di crimini. Anche il livello discorsivo è stabile, più vicino alla manifestazione, aggiungendo maggiore coerenza e decisione rispetto agli elementi previsti nelle strutture semi-narrative. L’autrice passa spesso dalle strutture profonde semi-narrative a quelle discorsive.

C’è un’articolazione logica del quadrato con le strutture narrative antropomorfe, così come le relazioni di affermazione e negazione si trasformano in rapporti di connessione e separazione tra soggetto – oggetto. In questa storia si osserva la trasformazione delle funzioni narrative in azioni e la sostituzione del fluire indefinito degli eventi con una collocazione precisa nello spazio e nel tempo.

La narrazione si concentra maggiormente sulla situazione pragmatica della produzione del discorso. Il racconto ha confini diacronici, cioè una definizione e una frequenza, un ritmo nella comparsa delle unità costitutive. La diacronia reale è singolativa anche nei testi di finzione, dove il racconto singolativo può emergere in qualsiasi momento all’interno di una sequenza ripetitiva, attraverso il gioco delle definizioni interne.

– Organizzazione semantica e approccio semiotico

L’intero contesto del romanzo è curato per amplificare o “narcotizzare” i diversi componenti semantici delle parole. La scrittrice considera l’organizzazione semantica delle unità di manifestazione strettamente dipendente dal contesto. Si orienta quindi verso una semantica testuale, poiché sono i testi nel loro insieme a determinare la composizione e la gerarchia delle unità più piccole.

I diversi componenti semantici si organizzano tra loro sia a livello frasale, cioè all’interno di una frase, sia a livello interfrasale, ossia su dimensioni più ampie della frase stessa. Sarebbe strano se in un testo composto da molte frasi nessun elemento semantico svolgesse la funzione di collante tra di esse. Attraverso l’isotopia, il “filo rosso” semantico che attraversa il testo, si garantisce la coerenza dello stesso.

Per ottenere questa coerenza semantica, all’autrice non basta ripetere di tanto in tanto alcune parole o unità semantiche. Le isotopie nel testo di Kosta sono spesso molteplici: isotopia tematica, figurativa, corporea, ma in questo romanzo si usa anche l’isotopia relazionale, cioè le relazioni familiari, amorose, psicologiche tra i protagonisti.

La scoperta delle diverse isotopie e delle loro relazioni ci conduce alle prime ipotesi sull’organizzazione profonda dei valori. Nel romanzo questa consapevolezza positiva si esprime in modo esplicito, mentre l’approccio semiotico ci permette di vedere chiaramente all’interno dell’opera.

Descrivere semioticamente gli stati d’animo, e non solo gli eventi fattuali, è la sfida della semiotica contemporanea. La dimensione pragmatica si intreccia completamente con quella cognitiva, cioè all’interno dei fenomeni di conoscenza, costruzione e manipolazione del sé e dell’altro.

La semiotica strutturale cerca di trattare in modo omogeneo i discorsi-oggetto e i loro contesti, elaborando così una semiotica delle situazioni, che è parte integrante della più ampia semiotica dell’azione.

Da: Arben Iliazi – Critico letterario albanese, giornalista, drammaturgo, poeta, saggista.

Arben Iliazi

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza