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Formazione politica a Tollo, all’Enomuseo al via il corso del Partito Democratico con Noemi Lopo tra Costituzione, enti locali e lotta all’astensionismo

Venerdì 30 ottobre alle 19:30 l’Enomuseo di Tollo ospita la prima lezione del corso itinerante di formazione politica promosso dal Partito Democratico con i circoli di Val di Foro, Bucchianico e Francavilla al Mare. L’iniziativa ideata dalla segretaria Noemi Lopo porta docenti universitari a lezione di Costituzione, enti locali e contrasto all’astensionismo in presenza e streaming. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Tollo – Riscoprire il valore civile della partecipazione democratica, approfondire il funzionamento degli enti locali e fornire ai cittadini gli strumenti critici per orientarsi nel complesso ecosistema dell’informazione contemporanea. Con questi ambiziosi obiettivi prende ufficialmente il via a Tollo, nella splendida cornice dell’Enomuseo, il primo ciclo di lezioni del corso itinerante di formazione politica promosso dal circolo locale del Partito Democratico in stretta sinergia con i coordinamenti territoriali della Val di Foro, di Francavilla al Mare e di Bucchianico. L’appuntamento inaugurale, fissato per la serata di venerdì 30 ottobre alle ore 19:30, segna l’avvio di un percorso didattico di alto profilo rivolto a giovani, amministratori e cittadini desiderosi di riappropriarsi dei fondamenti della vita pubblica.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che una democrazia matura e consapevole possa prosperare soltanto attraverso la diffusione della conoscenza e la comprensione dei principi costituzionali. In un momento storico segnato da un progressivo distacco dell’elettorato dalle urne, il progetto intende contrastare apertamente il fenomeno dell’astensionismo elettorale, offrendo chiavi di lettura rigorose per interpretare i processi decisionali che governano le comunità. L’evento rappresenta un appuntamento di primissimo piano per il dibattito dell’attualità e politica regionale, confermando la vivacità civica che anima i centri della provincia di Chieti e il loro legame con le iniziative di sviluppo del territorio abruzzese.

Il programma della rassegna formativa si articolerà come una vera e propria scuola itinerante che, dopo il debutto all’Enomuseo di Tollo, farà tappa nei comuni limitrofi di Francavilla al Mare, Bucchianico e Miglianico. Le sessioni di studio toccheranno i cardini dell’architettura istituzionale italiana: dall’analisi puntuale dei primi dodici articoli della Costituzione repubblicana alla gestione amministrativa di Comuni e Province, fino all’impatto dei social network nella costruzione del consenso e alla decostruzione metodologica delle fake news nella comunicazione digitale.

Docenti universitari e modalità mista: il metodo rigoroso della scuola civica teatina

A garantire l’eccellenza e l’imparzialità scientifica delle lezioni sarà un corpo docente composto interamente da professori universitari ed esperti di diritto pubblico. L’impostazione accademica è stata studiata per coniugare l’autorevolezza dei contenuti con un linguaggio divulgativo e accessibile, consentendo a qualunque partecipante di acquisire nozioni chiare su bilanci comunali, pianificazione urbanistica, rappresentanza parlamentare e diritti di cittadinanza attiva.

Un elemento di assoluta modernità organizzativa è rappresentato dalla scelta di adottare la modalità mista con trasmissione in streaming. Oltre alla presenza fisica nelle sale dei diversi borghi ospitanti, i partecipanti potranno infatti seguire i moduli formativi da remoto attraverso piattaforme telematiche dedicate. Questa formula consente di abbattere le barriere logistiche e geografiche, favorendo l’accesso alle lezioni anche per i residenti delle aree montane o per gli studenti fuori sede, rafforzando quell’accesso universale al sapere che arricchisce il panorama della cultura civile abruzzese.

L’offerta formativa inaugurata a Tollo costituisce il modulo base di un percorso ben più esteso: una prima fase propedeutica pensata per gettare le basi teoriche, a cui farà seguito nel corso del prossimo anno un secondo livello avanzato di approfondimento programmatico incentrato sulla progettazione europea, sulla transizione ecologica e sul welfare locale, tematiche già al centro delle recenti discussioni istituzionali su fondi comunitari e sviluppo rurale affrontate a Forum Leader all’Aquila.

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L’impegno di Noemi Lopo e la rete dei circoli tra Tollo, Val di Foro e Francavilla

La nascita del corso è frutto della determinazione di Noemi Lopo, segretaria del Circolo PD di Tollo e ideatrice del progetto formativo, che ha saputo aggregare attorno a questa visione pedagogica l’entusiasmo di numerose realtà della Val di Foro e della costa teatina. La dirigente dem ha voluto impostare l’iniziativa non come un momento autoreferenziale di partito, ma come uno spazio aperto di dialogo e crescita per la comunità.

“Questo percorso affonda le proprie radici in un’esigenza maturata con forza già prima del mio formale insediamento alla guida del circolo: contrastare la disaffezione verso il voto e difendere i principi inviolabili della nostra Carta costituzionale”, evidenzia con passione Noemi Lopo. “Abbiamo fortemente voluto la modalità mista proprio per garantire che chiunque, indipendentemente dalle distanze fisiche o dagli impegni familiari, possa godere di un reale e libero accesso alla formazione politica e istituzionale”.

“Si tratta di un lavoro organizzativo impegnativo che ha trovato una risposta straordinaria grazie alla collaborazione generosa dei circoli di Miglianico, Bucchianico e Francavilla al Mare, oltre all’interesse manifestato da numerose altre realtà territoriali limitrofe”, conclude la segretaria del circolo tollese. L’appuntamento per l’apertura dei lavori è dunque confermato per venerdì 30 ottobre all’Enomuseo di Tollo, polo culturale che per l’occasione trasforma le proprie sale in un laboratorio democratico al servizio dell’Abruzzo.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Poste Italiane in Abruzzo: superate 10mila richieste di passaporto nei piccoli comuni e record regionale ad Alba Adriatica col Progetto Polis

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richiesta passaporto in ufficio postale

L’Aquila – Una vera e propria rivoluzione nei servizi di prossimità che abbatte l’isolamento delle aree interne e semplifica radicalmente la vita quotidiana dei cittadini. Il Progetto Polis di Poste Italiane si avvia verso la conclusione della sua prima fase in Abruzzo, registrando numeri straordinari: sono state ufficialmente superate le 10mila richieste di passaporto elettronico lavorate direttamente negli uffici postali dei comuni con popolazione inferiore ai 15mila abitanti, evitando agli utenti lunghe trasferte verso le Questure e consentendo la consegna del documento a domicilio.

Il programma di modernizzazione sta interessando complessivamente 288 uffici postali abruzzesi situati nelle realtà periferiche: ad oggi sono già 275 le sedi completamente ristrutturate secondo il nuovo lay-out digitale, mentre nei restanti 13 presidi i cantieri sono in fase avanzata e termineranno entro la fine dell’anno. Un traguardo strategico per la coesione del nostro territorio, che risponde concretamente al rischio di spopolamento e alla desertificazione dei servizi bancari e amministrativi che minaccia le comunità appenniniche.

L’iniziativa si inserisce nel quadro degli investimenti infrastrutturali monitorati dalle nostre pagine di economia e sviluppo locale, collegandosi all’attenzione civica che coinvolge molti centri abruzzesi protagonisti delle nostre cronache, come dimostrato dalla vitalità culturale registrata in questi giorni ad Alba Adriatica con la mostra a Villa Flajani. I dati di Poste Italiane testimoniano come la digitalizzazione degli sportelli rappresenti una risposta tangibile alle esigenze delle famiglie.

Chieti guida la classifica provinciale e Alba Adriatica conquista il record con 416 pratiche

Dall’analisi dettagliata dei flussi emerge un quadro regionale particolarmente dinamico. Tra le quattro province abruzzesi, il primato assoluto spetta alla provincia di Chieti, dove gli uffici postali hanno già erogato oltre 4mila passaporti elettronici, dimostrando una risposta eccezionale da parte della cittadinanza. A livello di singoli comuni, invece, la maglia rosa regionale viene conquistata da Alba Adriatica, in provincia di Teramo, dove lo sportello di via Risorgimento ha lavorato ben 416 istanze di rilascio.

Performance di assoluto rilievo si registrano anche nei popolosi centri di Cepagatti e Penne nel Pescarese, a Sambuceto, Guardiagrele e Atessa nel Chietino, e a Sant’Egidio alla Vibrata nel Teramano, tutte sedi che hanno ampiamente oltrepassato la soglia delle 300 richieste lavorate. Di fondamentale importanza sociale è il dato registrato ad Ateleta, comune montano aquilano con poco più di mille residenti situato a forte distanza dal capoluogo: qui sono state accolte 46 domande di passaporto, risparmiando ai residenti ore di viaggio.

Il servizio ha raggiunto anche i borghi più piccoli della regione con meno di 100 abitanti, come Carapelle Calvisio in provincia dell’Aquila e Montebello sul Sangro nel Chietino. Dati che confermano l’efficacia del modello anche su scala nazionale, dove gli uffici postali italiani hanno superato le 300mila richieste complessive, toccando il picco storico nell’agosto 2026 con quasi 17mila documenti emessi in soli trenta giorni.

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Certificati anagrafici, cedolini INPS e 145 nuovi sportelli bancomat Postamat

Il passaporto rappresenta soltanto la punta dell’iceberg delle novità introdotte da Poste Italiane. Negli uffici Polis è infatti possibile richiedere a vista 15 diverse certificazioni anagrafiche ufficiali, tra cui gli estratti di nascita, residenza, cittadinanza, stato libero e stato di famiglia. A questi si affiancano i servizi previdenziali dell’INPS, con la stampa immediata del cedolino della pensione, della Certificazione Unica dei redditi e del modello OBIS M, evitando code presso gli sportelli territoriali dell’istituto.

Sul fronte dell’infrastruttura finanziaria, per contrastare la chiusura delle filiali bancarie tradizionali, nei piccoli comuni abruzzesi sono stati installati e messi in funzione 145 nuovi ATM Postamat di ultima generazione, dotati di sofisticati sistemi di sicurezza passiva e attivi 24 ore su 24, che vanno a sommarsi ai 136 già precedentemente operativi nelle quattro province.

Una rete capillare che rafforza la sicurezza economica dei residenti e garantisce piena continuità operativa, integrandosi con le informative di pubblica utilità curate dalle nostre sezioni di cronaca e servizi per i cittadini, a dimostrazione di una vicinanza concreta ai bisogni reali della terza età e delle imprese locali.

Mobilità green con 114 colonnine elettriche e l’impatto da 1,2 miliardi del PNRR

Il Progetto Polis guarda anche alla transizione ecologica del territorio abruzzese. Il piano ha infatti previsto l’attivazione di 114 colonnine per la ricarica di veicoli elettrici distribuite in 72 comuni, per un totale di 228 punti di rifornimento green sempre accessibili. In altre 69 municipalità sono già state posizionate ulteriori 122 infrastrutture di ricarica, che entreranno in servizio non appena completate le pratiche tecniche di allaccio con i distributori di energia.

L’investimento complessivo ha una portata storica: a livello nazionale il progetto coinvolge circa 7mila piccoli comuni italiani, con un impatto stimato sul PIL superiore a un miliardo di euro entro la fine del 2026. L’operazione è sostenuta finanziariamente con 800 milioni di euro stanziati dal Piano Complementare al PNRR e per oltre 400 milioni di euro coperti con risorse proprie dal bilancio aziendale di Poste Italiane.

In un’epoca segnata da tagli e contrazioni dei servizi pubblici nelle aree rurali, il modello abruzzese certifica che investire sulle infrastrutture digitali e fisiche dei piccoli borghi è possibile ed economicamente sostenibile, garantendo pari dignità e uguali opportunità a tutti i cittadini indipendentemente dal luogo in cui scelgono di vivere e lavorare.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Alba Adriatica, a Villa Flajani il finissage della mostra I Grant You Refuge tra memoria storica, teatro e diritti umani

🔴 Finissage per la mostra “I Grant You Refuge” a Villa Flajani ad Alba Adriatica.

Sabato 31 ottobre alle 17.30 approfondimento storico in diretta da Houston con il ricercatore Ahmad-Nasser Salameh e le letture teatrali della Compagnia dei Merli Bianchi.

Apertura speciale anche domenica 1 novembre dalle 16.00 alle 19.30 a ingresso libero.

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locandina eventi mostra 31-10

Alba Adriatica – Volge al termine nella splendida cornice liberty di Villa Flajani ad Alba Adriatica il percorso espositivo della mostra d’arte contemporanea e impegno civile «I Grant You Refuge». L’iniziativa, che nelle scorse settimane ha richiamato una numerosa partecipazione di cittadini, appassionati d’arte e studenti da tutta la costa teramana, si congeda dal pubblico con un fine settimana intenso, scandito da momenti di alto valore scientifico, approfondimenti geopolitici e performance teatrali di grande impatto emotivo.

L’evento di chiusura, a ingresso rigorosamente libero, rappresenta un’occasione preziosa per riflettere sul significato della memoria collettiva e sulla tutela inalienabile dei diritti umani fondamentali. L’intera manifestazione è stata promossa e curata con dedizione dai volontari del Collettivo Vibrata per la Palestina con il patrocinio ufficiale concesso dal Comune di Alba Adriatica, a testimonianza della sensibilità istituzionale verso il dialogo interculturale e la cultura della pace che anima la vita civica del nostro territorio.

La cittadina adriatica si conferma così un polo vitale per il confronto e l’approfondimento critico, affiancandosi alle tante eccellenze che animano gli eventi culturali d’Abruzzo, sulla scia del successo riscosso anche dal grande concerto al Teatro Caniglia di Sulmona. Il finissage di Villa Flajani dimostra come l’arte visiva possa dialogare proficuamente con la storiografia accademica e la drammaturgia militante, offrendo alla cittadinanza chiavi di lettura complesse e prive di retorica.

Sabato 31 ottobre: il collegamento transatlantico da Houston con Ahmad-Nasser Salameh

Il programma del weekend entrerà nel vivo sabato 31 ottobre 2026 a partire dalle ore 17.30, quando le porte di Villa Flajani si apriranno per accogliere un dibattito storico di respiro internazionale. I visitatori e il pubblico presente in sala potranno infatti assistere a un collegamento transatlantico in diretta da Houston, negli Stati Uniti, con il ricercatore e studioso Ahmad-Nasser Salameh, invitato a illustrare la propria ricerca intitolata «110 anni di resistenza del popolo palestinese».

Salameh vanta un percorso biografico e accademico di straordinario interesse umano: nato nel campo profughi di Dheisheh a Betlemme, ha intrapreso gli studi superiori in Italia specializzandosi presso l’Università degli Studi di Siena, combinando così l’esperienza diretta delle radici mediorientali con il rigore del metodo storiografico europeo. Nel suo intervento, il ricercatore analizzerà l’evoluzione degli eventi attingendo alle tesi di autorevoli studiosi della Nuova Storiografia, tra cui il celebre saggista Ilan Pappé.

La disamina storiografica proposta da Salameh suddividerà l’ultimo secolo di storia in tre passaggi cruciali: le origini segnate dal Mandato Britannico del 1917 e dalla dichiarazione Balfour, la tragedia della Nakba del 1948 con l’esodo forzato di centinaia di migliaia di civili, fino ad arrivare alla guerra dei sei giorni del 1967 e all’occupazione militare che ha ridisegnato gli equilibri dell’intera regione mediorientale. Un momento di analisi fondamentale per comprendere le radici profonde delle ferite contemporanee attraverso la lente della documentazione archivistica.

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La drammaturgia della Compagnia dei Merli Bianchi: I miei sogni mi appartengono

Conclusa la sessione storiografica, la serata di sabato proseguirà all’insegna della drammaturgia civile e della narrazione performativa. Alle ore 19.00 circa lo spazio espositivo si trasformerà in palcoscenico per accogliere le letture sceniche tratte dallo spettacolo «I miei sogni mi appartengono», una produzione firmata dalla rinomata Compagnia dei Merli Bianchi. L’interpretazione vedrà protagonisti l’attrice Laura Margherita Di Marco, autrice e interprete di rara intensità, accompagnata dalle suggestive sonorizzazioni dal vivo del musicista Filippo Leonzi.

La performance intreccerà un potente mosaico di figure femminili emblematiche, collocate in epoche storiche e contesti geografici lontani tra loro ma intimamente accomunate dal medesimo anelito di emancipazione, giustizia e libertà interiore. Nel corso della rappresentazione prenderanno voce le vicende di una poetessa polacca che sfidò le persecuzioni naziste durante l’occupazione della seconda guerra mondiale, e quelle di un’anziana donna calabrese che ha saputo riscattarsi dalla morsa del pregiudizio ancestrale attraverso la magia salvifica della poesia dialettale.

Accanto a loro, la scena darà spazio al coraggio di una giovane staffetta partigiana, al dramma civile di una madre siciliana che ha trovato la forza di ribellarsi al ricatto dell’omertà mafiosa pagando un prezzo altissimo, e all’esperienza di una scrittrice britannica che ha conquistato la propria indipendenza attraverso la carta stampata. Un lavoro artistico di prim’ordine che dialoga idealmente con la sensibilità promossa dalle rubriche di cultura e società, confermando come la creatività femminile sia un formidabile motore di trasformazione civile.

Orari di apertura e gran finale domenica 1 novembre a Villa Flajani

Il finissage della mostra «I Grant You Refuge» offrirà un’ulteriore occasione di visita per tutti coloro che non hanno ancora avuto modo di ammirare le installazioni e le opere esposte nelle sale affrescate della storica dimora ottocentesca. I curatori hanno infatti previsto un’apertura straordinaria anche per la giornata festiva di domenica 1 novembre 2026, con orario continuato dalle ore 16.00 alle ore 19.30.

Durante l’intero pomeriggio domenicale i volontari del Collettivo Vibrata per la Palestina saranno a disposizione dei visitatori per accompagnarli lungo il percorso tematico, illustrando il significato concettuale delle opere che esplorano i temi dell’esilio, dell’accoglienza, dello sradicamento e della speranza di pace per tutte le popolazioni colpite dai conflitti armati. La cornice verde e suggestiva del parco di Villa Flajani farà da sfondo a un momento di commiato sobrio e condiviso con la cittadinanza.

Un plauso convinto va all’amministrazione comunale di Alba Adriatica e a tutti i promotori per aver voluto ospitare sul litorale teramano un’iniziativa culturale capace di unire rigore documentario, testimonianza etica e bellezza visiva. L’invito per l’intera comunità abruzzese e per i visitatori delle località limitrofe è di approfittare di questo ultimo fine settimana per vivere un’esperienza di autentico arricchimento umano e intellettuale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Il Castello di Collalto Sabino: mille anni di storia tra fortezze, nobili famiglie, assedi e leggende

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Castello di Collalto Sabino

Collalto Sabino- Dalle prime fortificazioni medievali all’assalto del 1861, la storia di uno dei castelli più affascinanti della Sabina. Arroccato a circa mille metri di altitudine, in posizione dominante sulla Piana del Cavaliere e sulle montagne circostanti, il Castello Baronale di Collalto Sabino, in provincia di Rieti, custodisce una storia lunga molti secoli. Le sue mura raccontano di feudatari, famiglie aristocratiche, soldati, assedi e trasformazioni architettoniche che hanno accompagnato le vicende dell’Italia centrale dal Medioevo fino all’età contemporanea.

La sua posizione non era casuale: Collalto sorgeva in un territorio di frontiera, vicino alle vie di comunicazione tra la Sabina, l’Abruzzo e Roma, in un’area contesa tra differenti poteri politici e militari.

Le origini del nucleo fortificato di Collalto vengono generalmente ricondotte al X secolo, durante il fenomeno medievale dell’incastellamento, quando numerose comunità dell’Italia centrale si concentrarono sulle alture per esigenze di sicurezza e controllo del territorio.

Secondo la ricostruzione del Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche, l’insediamento era inizialmente conosciuto con il nome di Castaldio e assunse successivamente quello di Collalto, legato alla posizione elevata del paese.

Una testimonianza documentaria importante risale al 1153, quando l’insediamento compare in una bolla di papa Anastasio IV.

Occorre tuttavia distinguere le origini del borgo da quelle dell’edificio attuale: uno studio accademico di Valeria Montanari colloca la fortificazione signorile documentabile nella prima metà del XIII secolo, mentre la tradizione locale attribuisce una fase precedente del castello al XII secolo.

Durante il Medioevo, Collalto acquisì un’importanza strategica considerevole.

L’insediamento fu legato alla Contea dei Marsi e successivamente divenne il centro di una baronia con vasti possedimenti.

Un documento del 1273, relativo all’organizzazione amministrativa dell’Abruzzo, testimonia l’estensione del territorio collegato a Collalto, comprendente anche Pietrasecca, Poggio Cinolfo e Rocca di Sotto.

Questi riferimenti sono particolarmente interessanti perché mostrano quanto fossero stretti i rapporti storici tra Collalto e il territorio carseolano.

Nel 1297, per disposizione di Carlo II d’Angiò, Collalto venne trasferito, insieme ad altri territori, alle dipendenze della Curia Imperiale, secondo quanto riportato dalla documentazione archivistica.

Il castello divenne così non soltanto una struttura difensiva, ma anche un simbolo dell’autorità feudale esercitata sulle comunità circostanti.

Una delle fasi più importanti della storia del castello si svolse nel XVI secolo.

La baronia entrò nei possedimenti dei Savelli, potente famiglia aristocratica romana, che contribuì allo sviluppo delle fortificazioni.

Nel 1564 Cristoforo Savelli vendette la baronia al suocero Roberto Strozzi. Quattro anni più tardi, nel 1568, il territorio passò ad Alfonso Soderini, appartenente a un’importante famiglia fiorentina.

Con i Soderini, il complesso castellano conobbe una significativa trasformazione.

Le antiche difese medievali furono adattate alle nuove esigenze militari, determinate soprattutto dalla diffusione delle armi da fuoco e dell’artiglieria.

Le mura, i baluardi e le postazioni difensive vennero rafforzati, mentre il sistema di accesso al borgo fu ulteriormente organizzato.

Anche Porta Vecchia, uno degli ingressi storici dell’abitato, conserva il ricordo dell’ampliamento delle fortificazioni voluto dal barone Soderini.

Un’altra data fondamentale è il 24 gennaio 1641.

Con un atto di vendita, la baronia passò da Nicola Soderini e dai suoi creditori al cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII.

L’acquisizione segnò l’inizio di una nuova stagione.

Il castello, pur conservando il suo carattere difensivo, fu progressivamente valorizzato anche come residenza aristocratica.

Agli ambienti militari si affiancarono spazi destinati alla rappresentanza e alla vita signorile, con interventi decorativi e architettonici che contribuirono a modificare l’aspetto del complesso.

Il dominio dei Barberini si protrasse fino alla fine del Settecento, mentre la memoria dei loro interventi è ancora conservata nelle iscrizioni presenti nel castello.

Il Castello di Collalto Sabino presenta una struttura articolata, frutto di numerosi interventi realizzati in epoche differenti.

La parte più antica è costituita dalla rocca, sviluppata intorno a una torre centrale a pianta quadrata, affiancata da torri angolari rotonde e baluardi esterni.

Accanto alla fortezza si sviluppa il palazzo baronale, collegato alla rocca attraverso scalinate e percorsi interni.

All’interno del complesso si trovano cortili, spazi aperti, un antico pozzo e strutture che testimoniano l’antica funzione militare.

Dalle sommità del castello lo sguardo può spaziare verso il Gran Sasso, la Maiella e il Terminillo.

L’insieme costituisce un esempio significativo di trasformazione di un insediamento fortificato medievale in residenza aristocratica, senza perdere completamente la propria identità militare.

ra gli episodi più drammatici della storia di Collalto Sabino figura l’assalto avvenuto nel febbraio 1861, nel pieno dei conflitti che accompagnarono l’unificazione italiana.

Il territorio si trovava in una posizione particolarmente delicata, lungo un’area di confine interessata dalle operazioni di gruppi filoborbonici, formazioni armate e uomini legati alla resistenza contro il nuovo ordine politico.

Secondo le ricostruzioni della Pro Loco, un gruppo composto da ex militari borbonici, elementi pontifici e bande irregolari assalì il borgo e il castello.

Tra i nomi associati all’episodio compare Francesco Luvarà, ufficiale borbonico coinvolto nelle vicende militari di quel periodo.

Le fonti locali non concordano pienamente sulla cronologia: alcune indicano il 3 febbraio 1861, mentre il portale turistico comunale colloca l’assalto al 13 febbraio.

La memoria locale ricorda comunque un’occupazione violenta, saccheggi e gravi sofferenze per gli abitanti.L’episodio rappresenta una testimonianza delle tensioni politiche e sociali che attraversarono le comunità di confine negli anni dell’unificazione italiana.

Dopo i danni e il progressivo deterioramento dell’Ottocento, il castello attraversò una nuova fase di trasformazione.

Tra il 1890 e il 1895 il conte Corvin-Prendowski promosse importanti lavori di restauro, ispirati al gusto neomedievale dell’epoca.

Ulteriori interventi furono realizzati tra il 1932 e il 1934 dalla famiglia Giorgi-Monfort.

Questi restauri non si limitarono alla conservazione delle strutture, ma contribuirono anche a definire l’immagine romantica del castello, valorizzandone torri, merlature e ambienti storici.

Un’altra importante campagna di recupero venne condotta tra il 1988 e il 1998, permettendo di conservare e valorizzare il complesso.

Oggi il Castello Baronale è uno dei monumenti più rappresentativi di Collalto Sabino.

La sua storia è strettamente intrecciata a quella dei paesi vicini, in particolare Carsoli, Pietrasecca e Poggio Cinolfo, che per secoli condivisero rapporti territoriali, economici e politici con la baronia di Collalto.

Il complesso è di proprietà privata ed è utilizzato anche come dimora storica e sede di eventi; per eventuali visite occorre verificare le modalità di accesso.

Al di là del suo valore architettonico, il castello rappresenta una testimonianza concreta di come una fortezza medievale abbia attraversato epoche molto diverse: il feudalesimo, le rivalità tra poteri territoriali, l’età delle grandi famiglie aristocratiche, il Risorgimento e la moderna valorizzazione del patrimonio storico.

Il Castello di Collalto Sabino non è soltanto una costruzione di pietra: è un luogo in cui si possono leggere quasi mille anni di storia della Sabina e della vicina Piana del Cavaliere.

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