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Cultura & Spettacolo

GIOVEDÌ DELLA CULTURA | MEDICINA DI GENERE: QUALI FRONTIERE PER UN NUOVO GENERE DI MEDICINA?

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GIOVEDÌ DELLA CULTURA | MEDICINA DI GENERE: QUALI FRONTIERE PER UN NUOVO GENERE DI MEDICINA?

19 marzo 2026, ore 18

Redazione-  Nell’ambito della rassegna de I Giovedí della cultura, il 19 marzo, alle ore 18, Casa dei Carraresi ospiterà una conferenza della dottoressa Catia Morellato (Ulss 2 Marca Trevigiana) sul tema La medicina di genere.

Dialogherà con lei la giornalista Valentina Calzavara.

 

In cosa consiste la medicina di genere? Le differenze biologiche (sesso) e socio-culturali (genere) influenzano lo stato di salute e malattia? Le cure vanno personalizzate per uomini e donne? La medicina di genere garantisce l’appropriatezza terapeutica, superando il modello androcentrico, con particolare attenzione alla farmacologia, patologie cardiache, autoimmuni e oncologia?

La conferenza vuole approfondire il tema della medicina di genere con una particolare attenzione alle progettualità che si stanno sviluppando nell’approccio alla medicina che considera le differenze biologiche e socio-culturali tra uomini e donne, e il modo in cui esse influiscono sulla salute. Il tutto anche alla luce dell’istituzione del Tavolo sulla Medicina di Genere in Ulss 2.

Catia Morellato è Dirigente Medica II Livello presso il Pronto Soccorso di Montebelluna ed è Referente aziendale per l’Azienda Marca Trevigiana 2 della violenza di genere.

La Rassegna è sostenuta dalla Banca delle Terre Venete.

Ad aprire i lavori, i saluti dell’avvocato Pietro Pignata, vicepresidente vicario di Banca delle Terre Venete: «Banca delle Terre Venete è da sempre attenta alle iniziative che favoriscono la crescita culturale del nostro territorio. Sostenere I Giovedì della cultura, promossi da Fondazione Cassamarca, significa credere nel valore della conoscenza, degli approfondimenti di qualità e dei relatori che contribuiscono alla riflessione collettiva sulla contemporaneità. In particolare, l’appuntamento del 19 marzo, dedicato alla medicina di genere, rappresenta un momento di riflessione sull’importanza della prevenzione e dell’equità delle cure quali elementi essenziali per la salute della nostra comunità».

Iniziati nel 2019, gli appuntamenti settimanali de I Giovedì della cultura sono stati sino a oggi 210.

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Spettacolo

La corsa a perdifiato lungo la costa che sfida la paura di amare: FACE lancia “Al massimo” e infiamma le notti del Cocoricò

La libertà di amare senza paracadute e la forza del pop-rock italiano si prendono il presente! 🎸🌊✨ Esce venerdì 18 settembre in radio e nei digital store “Al massimo” (Qanto Records), lo spettacolare nuovo singolo di FACE, progetto solista del cantautore bolognese Filippo De Fazio (ex colonna della band cult The Hangovers). Un brano-manifesto iper-emotivo e trascinante, nato per celebrare l’onestà dei sentimenti contro l’asfissia dei filtri digitali, tra treni persi all’ultimo minuto, le albe in spiaggia e le notti mitiche passate al Cocoricò. Attualmente impegnato nel trionfale “Vengo dal futuro Tour”, l’artista firma una prova di maturità pazzesca che vi colpirà dritto al cuore. Scoprite tutta la sua storia nel nostro articolo! 👇❤️🎵

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FACE ,Cover
Redazione-  Da venerdì 18 settembre 2026 sarà in rotazione radiofonica “Al massimo” (Qanto Records), il nuovo singolo di FACE, già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale dall’11 settembre.

“Al massimo” è un brano che racconta la libertà di mettersi a nudo e amarsi senza paracadute né paure, abbracciando le proprie imperfezioni e scegliendo di vivere pienamente, senza accontentarsi né rinunciare alle proprie emozioni. Caratterizzato da un groove trascinante e da una scrittura sincera e priva di filtri, il singolo descrive il rapporto tra due persone che vivono ogni emozione fino in fondo, accettando anche gli errori e le fragilità che ne fanno parte. Tra treni presi all’ultimo minuto, notti trascorse al Cocoricò e albe in spiaggia ad aspettare il sole, la canzone prende la forma di una corsa lungo la costa, scandita dal desiderio di ballare fino al mattino, inseguire il mare, sbagliare, ridere e ripartire.

Spiega l’artista a proposito del brano: «Al massimo racconta la bellezza di mettersi a nudo e vivere senza paracadute. È una corsa a perdifiato non c’è spazio per la paura di sbagliare o per la finzione. Ho voluto creare un brano per chi, come me, non si accontenta di sopravvivere ma sceglie di prendersi la vita a pieni polmoni, fino all’ultimo secondo».

FACE | BIOGRAFIA

FACE è il progetto solista di Filippo De Fazio, cantautore bolognese già noto come membro della storica band “The Hangovers”. La sua musica è un esercizio di introspezione emotiva, dove amore, fragilità e resilienza si intrecciano in testi che non cercano compromessi, ma guardano dritto all’essenziale.

Il percorso dell’artista ha subito un’accelerazione decisiva a fine 2025 con la firma per Qanto Records, label con cui ha inaugurato una nuova e prolifica fase creativa. È qui che hanno preso vita i singoli “Anche se” e “Vengo dal futuro”, brani che ne hanno delineato e consolidato l’identità artistica.

Attualmente impegnato nel “Vengo dal futuro Tour”, FACE è un progetto in piena ascesa. Con l’uscita del nuovo singolo “Al massimo”, il cantautore firma una prova di maturità che alza ulteriormente l’asticella della sua produzione, inaugurando un capitolo ancora più intenso e consapevole della sua traiettoria musicale.

“Al massimo” è il nuovo singolo di FACE già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dall’11 settembre e in rotazione radiofonica da venerdì 18 settembre 2026.

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Cultura

“Mamma, dove sei?”: la straziante e meravigliosa poesia sul dolore e l’infinita dolcezza dei ricordi

“NON VEDO UNA DONNA ANZIANA E SMARRITA. VEDO UNA BAMBINA CHE ASPETTA ANCORA SUA MADRE”. QUESTA STUPENDA POESIA SULLA PERDITA DELLA MEMORIA VI FARÀ PIANGERE A DIROTTO! 😢 📖 ❤️ Ci sono dolori che si consumano nel silenzio disperato delle nostre case. Assistere un anziano genitore che “perde la memoria”, sentendolo chiamare persone ormai scomparse da anni, è una delle prove più strazianti della Vita. La bravissima poetessa Menda Vreto ha composto una poesia, intitolata “Sul balcone, mamma”, che sta letteralmente spezzando il cuore a tutto il Web. L’autrice descrive la struggente scena di una mamma anziana e confusa che si affaccia al balcone sperando di veder tornare la sua di mamma, e il dolore meraviglioso del figlio che la osserva in disparte, stringendole poi la mano con “tutta la pazienza del mondo” senza ferirla. Volete leggere i bellissimi versi integrali di questo commovente Capolavoro dei sentimenti? Cliccate e leggete il nostro dolcissimo articolo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi pensate che la perdita di Memoria sia una crudeltà spaventosa e che assistere gli anziani malati in casa richieda un “Amore” e una Pazienza infiniti? Diteci la Vostra nei commenti per sfogare le vostre esperienze, e CONDIVIDETE a dismisura questa bellissima poesia per fare una carezza a tutte quelle famiglie che combattono con la malattia!!

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Madre

Roma – Ci sono dolori spaventosi e silenziosi che non fanno alcun rumore, battaglie quotidiane e intime che si consumano nel chiuso protetto e malinconico delle nostre case. Una delle prove in assoluto più crudeli e strazianti che la vita possa mai metterci davanti è quella di assistere, giorno dopo giorno, allo sbiadimento dei ricordi delle persone che ci hanno messo al mondo.
La demenza senile e la perdita di memoria rubano l’identità ai nostri anziani, spingendoci a vivere una drammatica e commovente inversione di ruoli: i figli diventano improvvisamente i “genitori” dei loro stessi padri e delle loro stesse madri. E per raccontare, senza filtri e con una delicatezza che fa letteralmente venire i brividi, questa spaccatura dell’anima, la poetessa Menda Vreto ha composto dei versi di una bellezza inaudita. La sua meravigliosa poesia, intitolata “Sul balcone, mamma” (che vi proponiamo integralmente in calce a questo articolo), è un vero e proprio capolavoro dei sentimenti. Un pugno nello stomaco che si trasforma rapidamente in una dolcissima carezza.

Quando il tempo si dimentica di essere passato

La scena dipinta dalla poetessa si apre in modo intimo e apparentemente normalissimo: la luce del mattino, l’aria fresca, una donna anziana che si affaccia al balcone della propria abitazione. Ma la serenità viene immediatamente squarciata da un richiamo che lacera l’anima a metà: «Mamma, dove sei? È pronta la colazione».
La donna anziana, la cui mente è ormai intrappolata in un presente confuso, sta disperatamente chiamando a sé la propria madre (ormai scomparsa da decenni). Ed è proprio in questo tragico istante di attesa, mentre il cielo tace e la città si sveglia, che l’autrice pronuncia uno dei versi più veri e devastanti dell’intera letteratura moderna: “E capisco quanto può essere crudele il tempo, quando dimentica di essere passato”. La malattia ruba l’orologio dell’esistenza, confonde i vivi con i morti, trasformando le giornate in un’infinita attesa di fantasmi che non varcheranno mai più la soglia di casa.

Non una donna smarrita, ma una tenera bambina

Il momento emotivamente più altissimo dell’intera opera si consuma nello sguardo di chi osserva (il figlio o la figlia) la scena dalla soglia della stanza. Guardando quella madre anziana che stringe nervosamente le mani attorno alla ringhiera del balcone cercando un volto perduto, la voce narrante della poesia compie un miracolo d’amore assoluto.
Non giudica, non si arrabbia, non la rimprovera per quella folle illusione. Sceglie invece di guardarla con gli occhi dell’anima: “Non vedo una donna smarrita. Vedo una bambina che aspetta ancora sua madre”. È la sintesi perfetta dell’estrema fragilità umana: non importa quanti anni abbiamo, non importa quanti capelli bianchi o quante rughe solcheranno il nostro viso stanco. In fondo al nostro cuore tormentato, resteremo per sempre e soltanto dei bambini alla disperata e vitale ricerca dell’abbraccio di nostra madre.

La pazienza dell’Amore: non spezzare il filo

La chiusura della poesia è una suprema lezione di rispetto e di empatia per tutte le famiglie (e per i cosiddetti *caregiver*) che assistono un proprio caro malato in casa. Il caffè sul tavolo si sta raffreddando, il pane perde il suo calore, e c’è la fretta quotidiana di iniziare la giornata. Ma di fronte a quel “balcone che si affaccia su un tempo lontanissimo”, la voce narrante decide di compiere l’unico e immenso gesto d’amore possibile: fermarsi.
L’autrice sceglie consapevolmente di “non spezzare quel filo sottile che la lega a lei”. Non la strattona, non le urla in faccia la tragica e dolorosa verità (che sua madre è morta da tempo), ma si avvicina dolcemente e le prende piano la mano. Perché ci sono mattine buie e difficilissime in cui, per far compiere un solo, minuscolo e titubante passo a chi ha perso la memoria, “serve tutta la pazienza del mondo”. L’Amore vero, infondo, è proprio questo: avere la pazienza di tenere la mano a chi ci ha insegnato a camminare.

La poesia integrale: “Sul balcone, mamma”

Menda VRETO

Al mattino apre la porta del balcone.
L’aria fresca le sfiora il viso
e lei si affaccia,
come se dall’altra parte della luce
ci fosse ancora la casa di sua madre.

«Mamma…»
La chiama piano.
Poi un po’ più forte.

«Mamma, dove sei?
È pronta la colazione.»

Rimane in ascolto.
Il cielo tace.
Un filo di vento muove le tende,
da qualche parte passa un uccello,
la città comincia lentamente a svegliarsi.

Lei aspetta.
Forse aspetta un passo sulle scale,
una finestra che si apre,
una voce conosciuta
che pronunci il suo nome.

«Mamma… vieni.»

Le sue mani si stringono alla ringhiera.
Io la guardo dalla soglia.
In quel momento
non vedo una donna smarrita.
Vedo una bambina
che aspetta ancora sua madre.

E capisco quanto può essere crudele
il tempo quando dimentica
di essere passato.

La colazione ci aspetta dentro.
Il caffè si raffredda,
il pane perde il suo calore.
Ma lei non vuole entrare.
Sua madre deve ancora arrivare.

E allora resto lì con lei,
accanto a quel balcone
che per un momento
sembra affacciarsi non sulla città,
ma su un tempo lontanissimo
dove sua madre è ancora viva
e basta una voce
per farla tornare.

«Mamma, vieni a tavola.»
Lo dice ancora.

E io, senza spezzare
quel filo sottile che la lega a lei,
le prendo piano la mano.

Non c’è fretta.
Ci sono mattine
in cui anche un piccolo passo
richiede tutta la pazienza del mondo.

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Cultura

L’anima della Corea del Sud in versi: la dolcezza e la magia delle poesie di Kong Kwangkyu

“UNA PERSONA, A DIRE IL VERO, È UN BELLISSIMO LIBRO DA LEGGERE E DA SFOGLIARE”. QUESTA STUPENDA E DOLCISSIMA POESIA SULL’AMORE E SULLA VITA VI FARÀ VENIRE LA PELLE D’OCA! 📖 🌸 ❤️ In un mondo moderno fatto solo di freddi computer, cattiverie e messaggi urlati sui Social Network, abbiamo disperatamente bisogno di fare pace con la nostra Anima leggendo una bellissima “Poesia”. Oggi vogliamo farvi innamorare del genio di Kong Kwangkyu, uno dei più grandi e premiati Poeti della Corea del Sud. L’autore ci ha regalato una delle “Metafore sull’Amore” più commoventi di sempre: i libri più belli da leggere, infatti, non sono quelli di carta che prendono polvere nelle librerie, ma sono le Persone! Sfogliare l’anima di una persona amata, pagina dopo pagina per scoprirne i segreti intimi, è la lettura più importante che potremo mai fare nella nostra intera Vita! Curiosi di leggere i Testi Integrali (bellissimi!) delle poesie di questo famosissimo autore orientale? Cliccate e leggete il nostro articolo culturale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi siete d’accordo con l’autore nel dire che ogni Persona che incontriamo nasconde al suo interno un “Romanzo” bellissimo e segreto tutto da leggere? Qual è la Poesia che vi è rimasta per sempre nel Cuore? Diteci la Vostra nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questo articolo per regalare una “dolce e romantica emozione” a tutti i vostri amici!!

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Kong Kwangkyu

Roma – In una società moderna in cui le parole vengono purtroppo urlate, digitate freneticamente sugli schermi e svuotate di ogni reale significato, c’è un bisogno disperato e viscerale di ritrovare la bussola dei nostri sentimenti. E l’unica, vera e infallibile medicina per curare un’anima stanca è rifugiarsi nell’abbraccio eterno della Poesia.
Oggi vi portiamo in un meraviglioso viaggio spirituale e letterario lontano dalle nostre latitudini, per scoprire il genio assoluto di una delle voci più limpide e autorevoli della Letteratura orientale: il grandissimo poeta sudcoreano Kong Kwangkyu. Attraverso i suoi versi dolcissimi e carichi di una potenza emotiva inaudita, l’autore riesce nel difficilissimo compito di fermare il tempo, costringendoci a guardare la bellezza nascosta nelle piccole cose di tutti i giorni e, soprattutto, l’immensa profondità delle persone che amiamo.

Una vita per la Letteratura: chi è Kong Kwangkyu

Nato nel 1960 a Donam-dong, nella caotica e meravigliosa Seoul, e cresciuto cullato dai paesaggi rurali della provincia di Chungcheongnam-do, Kong Kwangkyu ha letteralmente consacrato la sua intera esistenza all’arte e alle lettere. Dopo gli studi universitari in Lingua e Letteratura Coreana e un dottorato di ricerca in Scrittura Creativa presso la Dankook University, ha esordito come un fulmine a ciel sereno nel mondo letterario nel lontano 1986.
Da quel momento, la sua carriera è stata una costellazione di successi e di trionfi inarrestabili, con decine di saggi critici, opere in prosa e magnifiche raccolte (da “Diario universitario” a “Bottiglia di soju”). La sua opera capolavoro del 2013, intitolata “Abbattere il muro”, è stata persino eletta “Miglior poesia dell’anno” dai critici coreani. Una bacheca impreziosita da innumerevoli e prestigiosi riconoscimenti internazionali, culminati con l’assegnazione del Premio Dante per la scrittura letteraria nel 2025.

“Lo stagno d’estate”: il miracolo della rinascita della Natura

L’immensa grandezza di Kong Kwangkyu risiede nella sua capacità di dipingere la natura con una pennellata degna dei più grandi pittori romantici. Nella sua poesia “Lo stagno d’estate” (che vi proponiamo integralmente in calce a questo articolo), il poeta sudcoreano utilizza la pioggia non come un elemento triste o malinconico, ma come uno strumento divino di rinascita.
L’immagine delle gocce d’acqua che scivolano sui fiori di loto trasformandosi magicamente in “perle bianche”, rappresenta il miracolo quotidiano della vita che si rinnova e si purifica. A forza di versare lacrime dal cielo, il piccolo stagno della casa di campagna si rigenera: una metafora potentissima che ci insegna come anche i periodi bui (la “stagione delle piogge” della nostra vita) siano in realtà l’occasione perfetta per rinascere più forti, più puri e più luminosi di prima.

“Un libro bellissimo”: l’amore è sfogliare l’anima di un’altra persona

Ma è con la poesia “Un libro bellissimo” che Kong Kwangkyu raggiunge la vetta assoluta dell’emozione, regalandoci una delle metafore sull’amore e sull’intimità più clamorosamente belle, sensuali e profonde mai scritte nella poesia moderna. L’autore stravolge completamente il concetto stesso di “Lettura”. I libri più belli, ci insegna, non si trovano affatto a prendere polvere nelle biblioteche, e le letture più preziose non sono per forza quelle delle noiose Sacre Scritture o dei grandi Classici.
La lettura più importante della nostra vita è l’essere umano. Leggere una persona come se fosse un romanzo avvincente o una rivista patinata. Sfogliare l’anima di chi amiamo, non seduti a una scrivania, ma per strada, al ristorante o nelle stanze di una casa da tè. Una lettura che non si fa solo con gli occhi della mente, ma che diventa incredibilmente carnale, intima e viscerale: si sfogliano le “pagine calde del calore del corpo” usando la lingua e i piedi. È un inno disarmante all’empatia e all’amore puro, una lezione magistrale che ci ricorda come ogni singola persona nasconda dentro di sé un romanzo meraviglioso che aspetta solo di essere letto e compreso.

Le Poesie di Kong Kwangkyu (Testo Integrale)

LO STAGNO D’ESTATE
Dal loto rosso
la pioggia scivola, goccia dopo goccia,
e, raccogliendosi sulle verdi foglie di loto,
in perle bianche si trasforma.

A forza di creare migliaia e migliaia di perle
e di riversarle nello stagno,
il piccolo stagno della casa di campagna
rinasce ogni volta
che arriva la stagione delle piogge.

UN LIBRO BELLISSIMO
Un anno lessi un libro bellissimo,
non in una biblioteca, ma per strada;
non seduto a una scrivania,
bensì nei ristoranti, sui sentieri di montagna,
nelle sale cinematografiche,
nelle stanze del karaoke e nelle case da tè.

Una persona simile a una rivista,
una persona simile a un romanzo,
una persona simile a un libro di poesie:
sfogliavo lentamente ogni pagina,
assaporandola.

Era un libro dalla copertina bellissima
e dal contenuto altrettanto bello.

Pagine calde del calore del corpo:
le leggevo con gli occhi,
le sfogliavo con la lingua
e le sottolineavo con entrambi i piedi.

I libri non esistono soltanto
nelle librerie o nelle biblioteche.

La lettura più importante
non è sempre quella delle Sacre Scritture
o dei classici.

Una persona…

a dire il vero,
è un bellissimo libro.

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