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La grande bellezza di Spoltore impressa sulla tela: il trionfo dell’arte nazionale all’Estemporanea tra pennellate d’anima, record di voti e solidarietà

I colori d’Italia dipingono la magia di Spoltore! 🎨✨ Si è conclusa tra applausi e forti emozioni la quinta edizione del Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea: 31 artisti da tutta la penisola hanno trasformato il borgo in una tela vivente nel nome della Madonna del Popolo. Un evento unico che ha unito il record di voti dei cittadini (vinto da Stefania Cardi) a un grande cuore solidale con una donazione speciale alla Caritas. Scoprite tutti i capolavori e i nomi dei vincitori ex aequo nel nostro articolo! 👇❤️🖼️

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Premiazione

Spoltore  – Ci sono momenti in cui un borgo antico smette di essere un semplice insieme di pietre, vicoli e tetti per trasformarsi in una musa a cielo aperto, capace di rapire lo sguardo e ispirare il cuore di artisti giunti da ogni angolo d’Italia. Il fascino senza tempo di Spoltore, sospeso tra la maestosità delle colline pescaresi e l’orizzonte infinito del mare adriatico, ha preso vita in un’esplosione di colori, luci e sfumature. Presso i locali del centro sociale comunale si è consumato l’atto finale del V Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea, un evento di straordinario spessore culturale promosso con passione dall’Associazione Accademia degli Insepolti. La solenne cerimonia di premiazione si è inserita felicemente nel cuore delle celebrazioni in onore della Madonna del Popolo, la venerata protettrice che da secoli veglia e protegge l’anima di questa fiera comunità.

La risposta all’appello dell’arte è stata impressionante. Ben trentuno maestri del pennello, provenienti non solo dall’Abruzzo ma dalle più diverse latitudini del territorio nazionale — da Roma a Campobasso, da Taranto fino ad Avellino e Caserta —, hanno invaso pacificamente il borgo. Con i loro cavalletti posizionati strategicamente negli angoli più suggestivi, i pittori hanno dato vita al tema del concorso, “Atmosfere di un borgo, Spoltore tra paesaggio e territorio”. Ogni artista ha impresso sulla tela la propria personalissima e viscerale interpretazione della luce che accarezza i monumenti storici, catturando frammenti di un’identità collettiva che si fa patrimonio estetico universale.

Istituzioni e popolo uniti nel segno dell’arte: il record del voto popolare

A testimoniare l’enorme rilevanza dell’evento è stata la partecipazione di un nutrito e caloroso pubblico, accanto alle massime autorità cittadine: il sindaco di Spoltore Chiara Trulli, il presidente del consiglio comunale Lucio Matricciani, l’assessore alla Cultura Nada Di Giandomenico e il vicepresidente del consiglio Agnese Ranghelli. Ma il vero capolavoro della manifestazione è stato il profondo coinvolgimento della cittadinanza. Accanto al lavoro di una giuria tecnica di assoluto prestigio — composta dagli esperti Albano Paolinelli, Rosanna D’Adamo, Alberto Angelini, Roberto Di Giampaolo e Raffaele Conti —, le opere sono rimaste esposte per una settimana, sottoposte al giudizio insindacabile del popolo. Ben 237 visitatori hanno espresso la propria preferenza, incoronando con 27 voti l’opera intensa di Stefania Cardi, giunta da Roma per catturare l’essenza del borgo.

L’inizio della cerimonia ha regalato momenti di sincera commozione, dimostrando come l’arte possa e debba essere anche uno strumento di concreta solidarietà umana. Prima della consegna dei premi, i vertici dell’Accademia degli Insepolti hanno consegnato a Don Gino Cilli, amato parroco di Spoltore, un significativo contributo economico da devolvere interamente alla Caritas locale, un aiuto prezioso per le famiglie più fragili del territorio. Subito dopo, l’artista Naira Quisillo ha voluto omaggiare la città donando una sua splendida e toccante opera pittorica, raffigurante una Spoltore sognante sormontata proprio dalla maestosa statua della Madonna del Popolo, un legame sacro che unisce la fede alla bellezza visiva.

I verdetti della giuria: tutti i nomi dei campioni del colore

Il compito della giuria di esperti si è rivelato estremamente arduo, data l’altissima qualità espressiva di tutte le tele in gara, spingendo i giurati ad assegnare i riconoscimenti in tre diverse fasce di merito, caratterizzate da altrettanti ex aequo che fotografano l’eccellenza del concorso. Sul gradino più alto del podio, per il 1° Premio ex aequo, si sono piazzati l’abruzzese Graziella Gagliardi (Tagliacozzo), Fabio Castellaneta (da Castellaneta, Taranto) e Sofya Abalmasova (da Larino, Campobasso). Tre stili unici capaci di fondere la grande lezione dei maestri del passato con una straordinaria e contemporanea sensibilità poetica.

Il 2° Premio ex aequo è stato invece assegnato alle splendide visioni d’insieme di Antonio Civitarese (Canosa Sannita), Valentina Coletta (Pescara) e Rosamaria Brandimarte (Turrivalignani). La terza fascia di merito ha visto trionfare, sempre ex aequo, Giuseppe Pelosi di Avellino e la talentuosa artista locale Lia Cristina Tassone di Spoltore. Infine, la giuria ha voluto tributare quattro prestigiose menzioni speciali per l’alto valore tecnico ed emotivo a: Antonio De Amicis (Montesilvano), Vally Valentina (Pescara), Katia Demyanova (Lanciano) e Irene De Luca (Spoltore). Cala il sipario su un’edizione memorabile: i quadri si staccano dalle pareti ma le atmosfere, i colori e il grande cuore di Spoltore resteranno impressi per sempre nell’anima di chi ha avuto il privilegio di vivere questa magica notte d’arte.

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Borgo colorato

Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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