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Politica

Taranto, Iacobbi aderisce ad Azione e chiede il Garante degli anziani

Lorenzo Iacobbi aderisce ad Azione e presenta la proposta per istituire il Garante dei diritti delle persone anziane nel Comune di Taranto. 🏛️ ⚖️

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Lorenzo Iacobbi

Taranto – Nel complesso scenario dei movimenti partitici e delle riforme del welfare locale che interessano i distretti urbani e le province del Mezzogiorno, l’attenzione verso la tutela dei diritti fondamentali delle fasce di popolazione più vulnerabili rappresenta una priorità non più rinviabile per la pubblica amministrazione. La città di Taranto registra un significativo riassetto all’interno del proprio quadro politico e civile con l’annuncio ufficiale dell’ingresso dell’avvocato Lorenzo Iacobbi nelle fila di Azione. Iacobbi, stimato professionista e presidente nazionale del Centro Studi Famiglia, ha scelto di inaugurare questo nuovo percorso di militanza lanciando una forte e concreta iniziativa istituzionale: una proposta strutturata, elaborata in stretta sinergia con il consigliere comunale Enzo Di Gregorio, volta a istituire formalmente nel capoluogo ionico la figura indipendente del Garante dei diritti delle persone anziane.

Il superamento del bipolarismo fallimentare e l’approdo al centro liberale

La decisione dell’avvocato Iacobbi di aderire al partito guidato da Carlo Calenda giunge al termine di una breve esperienza maturata all’interno della Democrazia Cristiana tarantina. Il professionista, da oltre trent’anni impegnato in prima linea sul fronte delle problematiche sociali, assistenziali e del diritto di famiglia, ha spiegato la necessità di trasferire le proprie competenze in un progetto politico solido, dichiaratamente ispirato ai principi cardine dell’europeismo, del riformismo e della democrazia liberale e popolare. Secondo l’analisi di Iacobbi, l’attuale scontro bipolare ha dimostrato ampiamente il proprio fallimento, riducendosi a una sequenza di slogan urlati e promesse irrealizzabili che alimentano la disaffezione dei cittadini e l’astensionismo, mali che vanno combattuti ripristinando la cultura del buongoverno e della mediazione sul territorio.

La proposta di Enzo Di Gregorio in Consiglio comunale e lo schema di regolamento

L’ordito operativo del nuovo corso si è concretizzato immediatamente sul piano amministrativo. Il consigliere comunale di Azione, Enzo Di Gregorio, ha infatti depositato formalmente presso l’Ufficio Protocollo del Municipio un atto ufficiale accompagnato da una dettagliata bozza di regolamento comunale. Il testo, alla cui stesura ha contribuito attivamente lo stesso Iacobbi mettendo a disposizione il proprio bagaglio di competenze legali, mira a colmare una lacuna profonda nell’organizzazione interna dell’ente tarantino. L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di allineare tempestivamente la città d’arte ai modelli di civiltà e di protezione sociale già felicemente sperimentati e adottati con successo in altre realtà d’Italia, tra cui le Regioni Lombardia e Lazio e i Comuni di Genova, Siena, Sanremo e Trapani.

I tre ambiti di intervento del Garante: ascolto, vigilanza sulle RSA e invecchiamento attivo

Sotto il profilo strettamente tecnico e normativo, l’istituendo Garante degli anziani si configurerà come un organo di garanzia del tutto indipendente, privo di vincoli gerarchici con la giunta e, soprattutto, strutturato per operare in modo completamente gratuito, senza determinare alcun aggravio o costo per le casse del bilancio comunale. L’attività di questo presidio di civiltà si svilupperà in modo flessibile lungo tre principali direttrici d’intervento. Il primo settore sarà interamente dedicato all’ascolto e alla tutela diretta, mediante la raccolta di segnalazioni dei cittadini relative a disservizi o presunti abusi. Il secondo ambito riguarderà la vigilanza rigorosa sulle strutture residenziali e socio-sanitarie, comprese le RSA, e sulla qualità dell’assistenza domiciliare. Il terzo filone, infine, promuoverà le politiche volte all’invecchiamento attivo, per contrastare l’isolamento rionale.

Le persone anziane come memoria storica e pilastro del welfare familiare

Il manifesto ideale che sorregge il progetto mette al centro il valore intangibile della persona e il rispetto dovuto a una generazione che ha edificato il benessere del Paese e che troppo spesso si trova a fare i conti con la solitudine e le barriere dell’esclusione sociale. Iacobbi ha voluto ricordare come una comunità civile e moderna debba sapersi misurare dalla capacità di proteggere le proprie radici: «Le persone anziane sono la nostra memoria storica e molto spesso rappresentano il pilastro silenzioso del welfare familiare. Ma oggi una parte consistente di questa popolazione affronta quotidianamente difficoltà enormi, esposta al rischio di emarginazione e a pesanti ostacoli nell’accesso alle prestazioni sanitarie e ai tempi della medicina territoriale. Istituire il Garante a Taranto significa passare dalle parole ai fatti con un presidio a costo zero».

La cooperazione con l’Asl e il Terzo settore per un domani più umano

In ultima analisi, la richiesta di istituire questo nuovo organismo si offre alla pubblica opinione e ai cittadini come un’opportunità strategica per ricostruire un canale di comunicazione trasparente tra le famiglie e le istituzioni sanitarie locali. Il Garante avrà il compito di mantenere un confronto costante e costruttivo con i vertici dell’Asl di Taranto, con le associazioni del Terzo settore e con l’associazionismo rionale, raccogliendo i bisogni materiali e psicologici della popolazione per tramutarli in risposte rapide ed efficaci. Sradicare gli anziani dalla solitudine e i giovani dall’isolamento individuale degli schermi digitali, favorendo momenti di dialogo intergenerazionale all’aria aperta, costituisce la via maestra per far crescere il territorio. La parola passa ora all’esame del Consiglio comunale, con l’auspicio che l’assemblea sappia approvare la delibera all’unanimità nel segno della solidarietà e della giustizia sociale.

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Politica

I Cristiano Riformisti avvertono Meloni: “L’alleanza con Vannacci e Alemanno sarebbe un errore strategico e politico fatale”

Venti di burrasca e scontro totale all’interno del centrodestra italiano! L’ala cattolica e moderata della coalizione lancia un durissimo e definitivo ultimatum al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A far scoppiare il caos sono state le recenti dichiarazioni di Gianni Alemanno (dal palco del Forum di Orvieto), che ha esortato pubblicamente la premier ad aprire il dialogo con la formazione “Futuro Nazionale” e ad avvicinarsi alle posizioni radicali del Generale Roberto Vannacci. La reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti (guidato da Mazzocchi) non si è fatta attendere ed è a dir poco esplosiva: “Cedere alle lusinghe estremiste di Vannacci e della destra radicale sarebbe un errore politico e strategico fatale e comporterebbe l’isolamento certo dell’Italia dall’Europa!”. I moderati ricordano alla Meloni che il successo e l’incredibile credibilità internazionale del suo Governo si basano esclusivamente sulla sua attuale postura atlantista, sul pragmatismo economico e su un liberalismo moderato. Abbracciare le idee del Generale, avvertono i Cristiano Riformisti, significherebbe tradire il mandato degli elettori e far scappare definitivamente tutta la classe moderata e centrista del Paese. Leggi tutta l’infuocata nota politica nel nostro approfondimento completo 👇

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Giorgia Meloni

Roma – Le acque del centrodestra italiano tornano ad agitarsi violentemente, attraversate da correnti sotterranee e spinte centrifughe che rischiano di incrinare i delicatissimi equilibri istituzionali faticosamente costruiti nell’ultimo biennio di governo. A far scoppiare il caso politico e a innescare una reazione a catena di durissime polemiche interne sono state le recenti e divisive dichiarazioni pubbliche rilasciate dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dal palco del Forum Indipendenza di Orvieto.
Durante la kermesse, Alemanno ha lanciato un esplicito e provocatorio invito diretto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esortandola ad aprire senza indugi un canale di dialogo ufficiale con la neonata formazione “Futuro Nazionale” e, soprattutto, ad avvicinarsi pericolosamente e strategicamente alle posizioni fortemente identitarie e controverse del Generale Roberto Vannacci. Un “consiglio” politico che ha letteralmente fatto saltare sulla sedia l’ala più moderata, cattolica e centrista della coalizione di governo, scatenando la durissima e immediata reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti, guidato da Mazzocchi, che ha bollato senza mezzi termini l’ipotetica alleanza come un autentico suicidio elettorale e geopolitico per la Nazione.

Il pressing dal Forum di Orvieto e la reazione di Mazzocchi

La nota diffusa alla stampa dai vertici dei Cristiano Riformisti non lascia il minimo spazio a interpretazioni o a diplomazie di facciata, ma affonda il colpo con una lucidità politica spietata: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo la nostra più viva e forte preoccupazione in merito alle gravissime dichiarazioni di Alemanno emerse durante il Forum di Orvieto. Riteniamo, senza alcuna ombra di dubbio, che accogliere questa irricevibile sollecitazione rappresenterebbe un gravissimo e letale errore strategico e politico per l’attuale linea di Governo e per la tenuta stessa dell’intero Paese».
Il timore fondato dell’ala centrista è che una possibile “sbandata” verso la destra radicale possa polverizzare in un istante il massiccio consenso interclassista che Fratelli d’Italia ha saputo costruire in questi anni di faticosa traversata istituzionale. Il successo elettorale di Giorgia Meloni, infatti, non è figlio di estremismi da piazza, ma di un lungo percorso di accreditamento e di moderazione, che l’ha portata a rassicurare i mercati internazionali e a stringere patti solidi con l’elettorato borghese e moderato del Nord Italia e delle grandi aree metropolitane.

La linea atlantista: il vero segreto della credibilità del Governo

Nella sua lucidissima analisi, il comunicato di Mazzocchi difende a spada tratta l’attuale assetto di Palazzo Chigi: «In questi lunghi anni, esclusivamente attraverso una politica economica e internazionale improntata a un sano liberalismo moderato, responsabile e, soprattutto, pienamente e convintamente inserito nel rassicurante contesto delle alleanze occidentali ed europee, Giorgia Meloni ha saputo conquistare, radicare e consolidare il consenso di milioni di cittadini italiani».
La chiave di volta della stabilità dell’Esecutivo, secondo i Cristiano Riformisti, risiede proprio nel netto rifiuto delle sirene populiste e anti-sistema: «È stata esattamente questa salda postura atlantista ed europeista, intelligentemente unita a una gestione pragmatica, rigorosa e non ideologica dei conti e dell’economia, a conferire all’esecutivo una forte e inattaccabile credibilità interna e internazionale. Una credibilità che i nostri alleati ci invidiano e che ci permette di sedere ai tavoli che contano». Sposare la retorica isolazionista del Generale Vannacci, al contrario, riporterebbe l’Italia indietro di decenni, isolandola dai grandi processi decisionali di Bruxelles e Washington.

Le lusinghe della destra radicale e il tradimento degli elettori

Il rischio di un clamoroso “deragliamento” politico, dunque, è dietro l’angolo e la tentazione deve essere spenta sul nascere. «Cedere vigliaccamente alle lusinghe e ai canti di una destra radicale – tuona ancora la nota del movimento – significherebbe di fatto derubricare e vanificare totalmente l’immane sforzo istituzionale compiuto finora, appiattendo miseramente l’azione dell’intera coalizione di centrodestra su posizioni identitarie estremiste, folcloristiche e marginali, che assolutamente non appartengono alla maggioranza moderata e silenziosa del Paese».
La conclusione del comunicato è un monito severo e diretto a Giorgia Meloni, affinché non si faccia affascinare dalle percentuali effimere del Generale, pena la diserzione dell’ala moderata: «Se la premier Meloni accettasse l’invito di Vannacci, comprometterebbe per sempre e irrimediabilmente la fiducia e la credibilità che tantissimi elettori le hanno coraggiosamente accordato, allontanando in modo definitivo l’elettorato centrista e riformista. Come Movimento auspichiamo pertanto che il Presidente del Consiglio prosegua con ferrea convinzione sulla strada tracciata della stabilità, del dialogo costruttivo e del liberalismo moderato, respingendo al mittente queste pericolose derive ideologiche che rischierebbero solo di isolare l’Italia e di tradire vigliaccamente il sacro mandato ricevuto dai cittadini alle urne».

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Politica

L’umiltà in politica e la grande sfida del merito: Walter Mauriello lancia la sua ricetta per il bene comune

Un gesto inaspettato di profonda umiltà e una proposta economica che farà tremare le multinazionali! All’atteso confronto politico promosso a Roma da “Base Popolare”, il vulcanico presidente di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello, ha letteralmente rubato la scena. Il leader del movimento ha esordito spostando fisicamente la sua sedia un passo indietro rispetto agli altri relatori: un gesto simbolico per ricordare che la politica deve smetterla con il vano protagonismo ed essere capace di ascoltare i reali bisogni dei cittadini con umiltà! Durante il suo intervento, Mauriello ha smontato l’idea del “merito” come freddo strumento di selezione o esclusione, rivendicandolo invece come principio supremo di equità per permettere a tutti di esprimere il proprio potenziale. Ma il vero colpo di scena è arrivato sull’economia: per difendere l’occupazione, Meritocrazia Italia propone una legge rivoluzionaria che obblighi le grandi aziende a mantenere almeno il 60% della propria forza lavoro formata da esseri umani in carne e ossa, mettendo un tetto massimo invalicabile del 40% ai licenziamenti causati dall’Intelligenza Artificiale e dai robot. Tutti i temi toccati e l’invito al prossimo grande Congresso Nazionale del movimento nel nostro articolo completo 👇

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Walter Mauriello

Roma – Nel teatro della politica contemporanea, troppo spesso dominato dall’urlo, dalla prevaricazione dialettica e dall’incessante ricerca del protagonismo personale a favor di telecamera, compiere un gesto di umiltà rappresenta la più potente e dirompente delle rivoluzioni. È esattamente con questa inusuale e fortissima premessa simbolica che Walter Mauriello, vulcanico e attento presidente del movimento Meritocrazia Italia, ha scelto di presentarsi e intervenire all’attesissimo confronto politico promosso dal contenitore Base Popolare.
L’evento, andato in scena nella prestigiosa cornice dell’Auditorium Antonianum di Roma e intitolato “OLTRE – Un nuovo sguardo per il bene comune”, è nato proprio con la coraggiosa volontà di verificare la reale esistenza di uno spazio di dialogo costruttivo, capace di superare gli stantii e asfittici schemi ideologici consolidati. Alla sessione mattutina, moderata in modo puntuale da Giuseppe De Mita, hanno preso parte esponenti di diverse sensibilità, tra cui Ettore Rosato (Azione) e Piercamillo Falasca (Europeisti.eu). Ma a rubare letteralmente la scena è stato proprio Mauriello, che ha deciso di esordire spostando fisicamente la sua sedia un passo indietro rispetto alla linea degli altri relatori. Un gesto semplice ma denso di significato: «La primissima cosa che i cittadini chiedono oggi ai loro rappresentanti è un po’ di umiltà. Le persone là fuori non vogliono il protagonismo, non vogliono il politico col microfono in mano che ripete all’infinito i soliti slogan preconfezionati. Vogliono semplicemente dare un senso reale e tangibile alla politica rispetto alle proprie quotidiane e faticose esigenze di vita».

Il merito come inclusione e la fine del recinto ideologico

Il cuore pulsante dell’intervento del presidente di Meritocrazia Italia ha ovviamente ruotato attorno al delicato e spesso frainteso concetto che dà il nome al suo stesso movimento. Mauriello non si è nascosto dietro un dito e ha definito la parola “merito” come un termine potenzialmente «insidioso». In un’accezione distorta e spietata, infatti, il merito rischia di trasformarsi in un freddo e crudele criterio di selezione darwiniana, un’arma usata per escludere a priori chi non possiede i nastri di partenza giusti.
Al contrario, la visione proposta all’Auditorium romano è profondamente e squisitamente umanistica: il merito deve essere inteso esclusivamente come principio fondante di equità, responsabilità e valorizzazione. Non un recinto elitario riservato a pochissimi fortunati, ma un ecosistema sociale che garantisca a ogni singolo individuo la reale e concreta possibilità di esprimere al massimo il proprio potenziale umano e professionale. E proprio a proposito di recinti, Mauriello ha affrontato apertamente il tema del dogmatismo: «L’ideologia è sicuramente una cosa buona e nobile, ma non deve mai trasformarsi in un recinto chiuso a chiave e senza alcun cancello d’uscita. Quando un’ideologia ti blocca mentalmente e ti impedisce di fare scelte di buon senso per il bene del Paese, allora non è più politica, ma diventa oppressione pura».

La difesa dell’uomo: la rivoluzionaria proposta contro i tagli dell’IA

Ma Meritocrazia Italia non si limita alle bellissime e necessarie enunciazioni di principio: il suo obiettivo principale, confermato dal recente successo della “Carta di Roma” siglata a dicembre, è la concretezza. Come ha ricordato Mauriello citando De Gaulle e la difficoltà di governare la complessità della Francia, la politica deve saper costruire soluzioni sui bisogni reali e quotidiani delle famiglie, neutralizzando le divisioni ideologiche attraverso i fatti.
È in questo preciso passaggio che il leader del movimento ha lanciato una proposta normativa coraggiosissima e assolutamente rivoluzionaria, destinata a far discutere i salotti dell’economia. Di fronte allo spettro dei licenziamenti di massa causati dall’automazione, Mauriello ha invocato la necessità urgente e inderogabile di una giusta, ferrea e stringente regolazione statale sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nei luoghi di lavoro. La ricetta è chiarissima: imporre per legge a tutte le grandi imprese (oltre una certa soglia dimensionale) l’obbligo assoluto di mantenere sempre e comunque una forza lavoro umana non inferiore al 60% della media occupazionale registrata nei cinque anni precedenti, ponendo così un solido limite massimo del 40% alla famelica sostituzione dei lavoratori in carne e ossa tramite sistemi automatizzati, algoritmi e robotica. Una vera e propria trincea legislativa per difendere la dignità del lavoro umano nel terzo millennio.

L’appuntamento al Teatro Quirino: l’agenda politica del merito

Perché in fondo, ha concluso appassionatamente il presidente, la popolazione civile non è composta da sterili e asettiche percentuali da sondaggio elettorale, ma da padri e madri di famiglia che si svegliano all’alba e si domandano come fare a vivere meglio, ad affrontare le disastrose e infinite liste d’attesa della sanità pubblica o a muoversi su infrastrutture spesso fatiscenti. I cittadini pretendono di pesare e contare per l’intera durata di una legislatura, e non di essere usati come bancomat di voti una volta ogni cinque anni.
Questa grande e ambiziosa sfida di concretezza non si ferma certamente a Roma, ma è pronta a trasformarsi in un vero e proprio manifesto programmatico strutturato. Il percorso costruttivo di Meritocrazia Italia, infatti, troverà il suo massimo e solenne compimento istituzionale venerdì 16 ottobre, quando i riflettori si accenderanno sul prestigioso palco del Teatro Quirino di Roma per l’ottavo Congresso Nazionale del movimento, significativamente intitolato “L’agenda politica del merito”. Sarà quella l’occasione cruciale per far sedere allo stesso tavolo diverse e opposte sensibilità politiche e misurarle, senza alcuno sconto, sulle reali e gravose emergenze del Paese.

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Politica

La sfida del Generale Burgio a Milano: parte da Piazzale Lagosta la campagna di Futuro Nazionale

La corsa elettorale per la conquista di Palazzo Marino entra nel vivo e la campagna si accende subito con forti provocazioni politiche! È ufficialmente scattata in queste ore la grande mobilitazione militante promossa dal partito “Futuro Nazionale”, decisa a sostenere con forza la candidatura a Sindaco di Milano del Generale Carmelo Burgio. Il comitato milanese “FNV 421”, guidato dall’avvocato Renato Maturo (volto storico della destra cittadina fin dai tempi del MSI, nonché ex collaboratore di Ignazio La Russa), ha allestito il primo infuocato banchetto di propaganda in Piazzale Lagosta, in piena zona Isola. Una scelta simbolica fortissima, essendo l’Isola un’ex roccaforte storica della sinistra meneghina. La mattinata di incontri con commercianti, ambulanti e cittadini del quartiere si è conclusa con una simpatica e voluta provocazione: un aperitivo identitario rigorosamente “haram” (cioè vietato dalla religione islamica), a base di pane, profumato salame e vino rosso tutto italiano. All’evento, a cui hanno partecipato anche paracadutisti militari e l’ex consigliere Max Bastoni, ha preso la parola il noto “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, che ha lanciato la volata all’asse politico e strategico formato dai militari: “Sosteniamo con orgoglio la grande rivoluzione nazional popolare dei Generali Vannacci e Burgio!”. Leggi tutti i retroscena nel nostro articolo politico completo 👇

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Esponenti di Futuro Nazionale a Milano

Milano – La lunga, caldissima e complessa corsa per la conquista di Palazzo Marino ha ufficialmente premuto l’acceleratore, portando con sé un vento di mobilitazione e di accese provocazioni politiche. Con l’allestimento del primissimo banchetto di propaganda elettorale tra i banchi del mercato rionale, è scattata formalmente in queste ore l’intensa campagna militante promossa dal movimento politico Futuro Nazionale. L’obiettivo dichiarato e ambizioso della compagine è quello di sostenere con forza e compattezza la candidatura a Sindaco di Milano del Generale Carmelo Burgio, figura carismatica e di rottura, pronta a sfidare l’establishment cittadino.
Ma in politica, si sa, la scelta del luogo non è mai casuale, bensì rappresenta il primo vero messaggio elettorale. Non a caso, il comitato “FNV 421 Milano” ha deciso di piantare le proprie bandiere e di lanciare la sua sfida partendo proprio dal vivace mercato di Piazzale Lagosta, nel cuore pulsante della zona Isola. Si tratta di una scelta dall’altissimo e inequivocabile valore simbolico: un tempo considerata un inespugnabile fortino e una vera e propria roccaforte storica della sinistra milanese e operaia, l’Isola è oggi il teatro perfetto per tentare un’audace spallata politica e per tastare il polso del malcontento popolare tra i residenti storici.

Renato Maturo alla guida: la mobilitazione della destra storica milanese

A tessere le fila organizzative di questa prima, massiccia discesa in piazza è stato l’avvocato Renato Maturo, un nome che non ha certamente bisogno di presentazioni negli ambienti politici del capoluogo lombardo. Maturo è infatti uno dei dirigenti storici e più radicati della destra milanese: il suo lunghissimo e coerente curriculum politico lo ha visto attraversare da protagonista le diverse epoche del panorama conservatore, partendo dalle infuocate sezioni giovanili del Movimento Sociale Italiano (MSI), transitando poi per l’esperienza di governo di Alleanza Nazionale, fino ad arrivare alla militanza in Fratelli d’Italia e, oggi, al progetto di Futuro Nazionale.
Già consigliere municipale e noto per essere stato per anni uno stretto e fidatissimo collaboratore dell’attuale Presidente del Senato Ignazio La Russa, l’avvocato Maturo ha saputo catalizzare e richiamare a raccolta in Piazzale Lagosta decine e decine di cittadini incuriositi, ma soprattutto ha intercettato il favore di moltissimi ambulanti del mercato e commercianti della zona, categorie storicamente e fisiologicamente sensibili ai temi della sicurezza urbana, del decoro e della libertà d’impresa, pilastri del programma elettorale di Burgio.

L’aperitivo provocatorio “Haram” e la benedizione del Barone Nero

La mattinata di mobilitazione e volantinaggio, caratterizzata da un clima entusiasta e identitario, si è conclusa con un momento conviviale che ha fatto molto discutere per la sua natura esplicitamente e volutamente provocatoria. I militanti e i vertici del partito hanno infatti offerto ai passanti quello che hanno ribattezzato, con un pizzico di irriverente ironia meneghina, un aperitivo rigorosamente “haram” (termine arabo che indica tutto ciò che è religiosamente vietato e proibito ai fedeli islamici). Sul tavolo del banchetto sono comparsi abbondanti vassoi carichi di pane e fette di salame nostrano, rigorosamente innaffiati da un gagliardo e corposo vino rosso “italico”, a rimarcare con forza le tradizioni culinarie e l’identità culturale profonda del nostro Paese.
L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco della destra radicale e istituzionale milanese. Tra i numerosi militanti accorsi (tra cui spiccavano diversi paracadutisti civili e militari), si è notata la presenza di numerosi ex consiglieri di zona, dell’ex consigliere comunale e regionale Max Bastoni e, soprattutto, del noto Roberto Jonghi Lavarini, da sempre ribattezzato dalla stampa come il “barone nero”. Proprio Jonghi Lavarini ha colto l’occasione della piazza per prendere la parola e ribadire pubblicamente la sua immutata stima e il suo convinto e incondizionato sostegno politico al progetto del Generale.

La “rivoluzione dei Generali”: da Vannacci a Burgio per espugnare il Nord

La discesa in campo di Carmelo Burgio a Milano non è infatti un episodio isolato, ma si inserisce all’interno di un preciso, più vasto e ambizioso disegno strategico e politico su scala nazionale. Come sottolineato dallo stesso Jonghi Lavarini durante il suo appassionato intervento in Piazzale Lagosta, la vera missione è quella di alimentare e dare sostanza a una vera e propria “rivoluzione nazional popolare dei generali”.
Un asse ideale e valoriale che unisce idealmente la dirompente e clamorosa ascesa elettorale del Generale Roberto Vannacci (recente trionfatore alle elezioni europee e capace di intercettare il voto di protesta e quello più identitario e conservatore) con la pragmatica candidatura amministrativa di Burgio all’ombra della Madonnina. L’obiettivo ultimo di Futuro Nazionale è chiaro: scardinare gli attuali e stantii equilibri del centrodestra tradizionale, imporre un’agenda politica basata su ordine, identità nazionale e difesa senza sconti dei confini (anche culturali), per tentare l’impresa storica di riconquistare una città complessa e sfaccettata come Milano, strappandola all’amministrazione progressista del centrosinistra.

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