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Psicologia delle relazioni

Voglio sedurre mia suocera ! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Carissima, in questo periodo vacanziero la mia ragazza è partita per tre settimane di campeggio con le amiche, mentre io vado a trovare sua madre con la scusa che mi sento solo a casa.
La scusa, in realtà, mi serve per vedere mia suocera. È una donna divorziata, con le forme al posto giusto e tremendamente sensuale.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Carissima, in questo periodo vacanziero la mia ragazza è partita per tre settimane di campeggio con le amiche, mentre io vado a trovare sua madre con la scusa che mi sento solo a casa.
La scusa, in realtà, mi serve per vedere mia suocera. È una donna divorziata, con le forme al posto giusto e tremendamente sensuale.
Con tutto il rispetto verso di lei, posso dire che ho capito di essere molto gradito in casa sua. Anzi, credo proprio che apprezzi la mia compagnia. Quando siamo a tavola mi lancia sguardi ammiccanti ed inequivocabili e io, ogni volta, mi sento in difficoltà.
È una situazione importante per me. Cosa posso fare?
Non intendo disonorare la promessa di matrimonio che ho fatto a sua figlia ma, allo stesso tempo, vorrei vivere questo amore e vedere che ebbrezza mi dà.
Come posso fare?
Dopotutto, non riesco a sedermi a tavola con quel pezzo di donna sempre abbronzata, sempre vestita con abiti corti e aderenti, sempre con quello sguardo da donna disponibile, mangiare un suo piatto e fare finta di non capire che anche lei mi vuole.
Non vorrei fare la parte del gay rifiutando certi sguardi, né perdermi una bella emozione con la suocera in estate, mentre aspetto che torni la mia futura moglie.
Guido da Aosta

Caro Guido,
inizio col dirle che in questa storia regna una confusione tale che perfino gli alberi genealogici chiederebbero il trasferimento.
Lei mi scrive che vuole sposare la figlia, ma contemporaneamente vorrebbe “vivere questo amore” con la madre. È come ordinare un caffè e pretendere che sappia di spritz: le due cose non stanno insieme, anche se lei prova a convincersene.
La futura suocera, se davvero ricambia con sguardi ammiccanti, non ne esce certo meglio. Trovo incomprensibile come una madre possa anche solo alimentare
un’ ambiguità del genere nei confronti del compagno della propria figlia. Sempre che le cose stiano davvero come lei le racconta.
Lei poi mi chiede cosa dovrebbe fare.
Ormai i miei lettori lo sanno: da tempo, per una precisa scelta editoriale, non distribuisco più consigli ma lei non ha bisogno di un consiglio ma di fare chiarezza nella sua testa.
E sinceramente, anche se lo facessi ancora, non saprei come confezionarle una risposta che suoni più o meno così: “Vada pure a letto con la madre, tanto la figlia torna tra tre settimane.”
Direi che siamo oltre il concetto di consulenza. Qui siamo direttamente nella sceneggiatura di una soap opera.
Lei scrive di sentirsi “in difficoltà”. Curioso, perché questa difficoltà non le impedisce di trovare il tempo di andare regolarmente a casa della signora, sedersi a tavola, interpretarne gli sguardi e fantasticare su una relazione clandestina. Una difficoltà decisamente molto organizzata.
E poi quella frase: “Non vorrei fare la parte del gay.”
Mi permetta di dirlo: rifiutare un’avance non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale. Significa semplicemente avere autocontrollo. Qualità che, al momento, sembra essere partita in campeggio insieme alla sua fidanzata.
Sa cosa mi colpisce davvero?
Che nella sua lettera l’unica persona completamente assente è proprio la donna che dice di amare e di voler sposare. Lei compare soltanto come ostacolo logistico tra lei e sua madre.
Negli anni ho conosciuto tanti uomini che si presentavano come mariti irreprensibili, compagni modello, professionisti serissimi. Arrivavano agli appuntamenti di lavoro con me, con la moglie seduta accanto magari presentata come collaboratrice o segretaria, sfoggiando un’immagine impeccabile. Poi bastava un momento di distrazione e partivano messaggi, complimenti, sguardi, avances e tentativi di approccio rivolti a me. Insomma, l’abito del perfetto gentiluomo spesso nascondeva intenzioni decisamente meno nobili.
Per questo, quando leggo certe lettere, non mi stupisco più.
Mi stupisce, invece, la straordinaria capacità che alcune persone hanno di raccontarsi di essere fedeli mentre stanno già cercando il modo più elegante per tradire.
Quanto a lei, caro Guido, prima di preoccuparsi
dell’ ebbrezza che potrebbe regalarle sua suocera, dovrebbe chiedersi se è davvero pronto a sposare sua figlia.
Perché il matrimonio non è una sala d’attesa dove si possono fare esperimenti sentimentali finché la sposa non rientra dalle vacanze.

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Psicologia delle relazioni

Vado a letto con Tizio e Caio, mentre valuto quello giusto! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Salve dottoressa, sono una ragazza e amo fare la scelta giusta in ambito sentimentale, pur divertendomi, nel frattempo, con uomini conosciuti in vari contesti. Ovviamente, nessuno dei due ragazzi con cui ho una mezza relazione sa che frequento altri uomini, ma mi sono chiesta diverse volte: «Perché dirlo?»
Questo perché non amo andare alle feste, nei ristoranti o in vacanza da sola, allora mi creo una compagnia per ogni periodo. Quando mi stanco, mollo il Tizio di turno e lo rimpiazzo con un altro. Fino ad oggi nessuno mi ha mai messo in difficoltà, ma un ragazzo che ho conosciuto e che vorrei far subentrare a uno dei due (visto che non riesco a destreggiarmi con più di due uomini alla volta) mi ha chiesto massima serietà con lui, perché ha intenzioni serie.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Salve dottoressa, sono una ragazza e amo fare la scelta giusta in ambito sentimentale, pur divertendomi, nel frattempo, con uomini conosciuti in vari contesti. Ovviamente, nessuno dei due ragazzi con cui ho una mezza relazione sa che frequento altri uomini, ma mi sono chiesta diverse volte: «Perché dirlo?»
Questo perché non amo andare alle feste, nei ristoranti o in vacanza da sola, allora mi creo una compagnia per ogni periodo. Quando mi stanco, mollo il Tizio di turno e lo rimpiazzo con un altro. Fino ad oggi nessuno mi ha mai messo in difficoltà, ma un ragazzo che ho conosciuto e che vorrei far subentrare a uno dei due (visto che non riesco a destreggiarmi con più di due uomini alla volta) mi ha chiesto massima serietà con lui, perché ha intenzioni serie.
Lo confesso: non è il mio tipo, anche se mi interessa come accompagnatore e penso che, dal punto di vista sessuale, il divertimento con uno come lui sarebbe assicurato.
Fisicamente, invece, il ragazzo ancora non testato mi attrae molto, ma non credo possa essere l’uomo giusto per me perché non appartiene al mio mondo.
Lei mi consiglia di fregarmene e di frequentare il nuovo ragazzo che mi piace, senza precisare le mie reali intenzioni, oppure di evitarlo, tenendomi gli altri due, pur rimanendo in attesa del tipo adatto a me?
Tania da Alberobello

Mi vengono alla mente le parole del mio amico Crepet, quando dice: «Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita!».
In questa epoca di femminicidi e di uomini che non accettano la fine di una relazione, mi sembra rischioso questo suo giocare con i vari uomini, in attesa di quello giusto.
Diventerò impopolare, ma ci tengo a dire che il comportamento femminile, da tempo, non mi piace più assolutamente. Sono troppe le donne che cercano relazioni veloci, che si buttano a capofitto con qualunque disgraziato incontrino, donne che pensano di poter cambiare uomo come si cambia un indumento.
La donna, da tanto ormai, non sembra più avere rispetto per sé stessa, andando immediatamente a letto con perfetti sconosciuti (in molti casi accade) e pensando poi di poter lasciare un uomo e prenderne un altro con estrema facilità.
Mi scrivono in questa rubrica donne che dicono: “Sto con uno che però ho intenzione di lasciare, non appena ne trovo uno migliore, tanto per non essere single!”
Sono tante le donne che temono la singletudine e si mettono con chiunque, anche con uomini che sarebbero da tenere a debita distanza sin da subito per diversi motivi che non sto qui ad elencare
Tanti sono i prepotenti e i violenti in giro, ma sono anche molte le donne che hanno contribuito a rendere maleducati gli uomini, ai quali avrebbero tolto anche
l’ abitudine di corteggiare e di farsi conoscere (come si usava fare in passato).
La smania di vivere tutto e subito, non ha giovato a nessuno, la nostra, sembra ormai una società di squilibrati.
A me è capitato diverse volte di subire reazioni spiacevoli da parte di miei vecchi corteggiatori quando venivano rifiutati: alcuni diventavano poi molesti, maleducati e minacciosi.
Ed ho sempre detto a me stessa su ciascuno: ” E meno male che ti ho scoperto subito rifiutandoti!”
Quando viene rifiutato qualcuno che ha delle mire precise su una donna, le reazioni possono essere simili, anche se non identiche, a quelle di un uomo che non accetta di essere lasciato dalla donna con cui ha una relazione.
Senza arrivare a parlare dei gravi fatti di cronaca che leggiamo ogni giorno, le consiglio vivamente di smettere con la frequentazione di più uomini che non conosce. Applichi, se ci riesce, il consiglio del professor Crepet: impari a stare da sola. Forse, prima ancora di trovare l’ uomo giusto, potrebbe scoprire qualcosa di importante su sé stessa.

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Siamo tutti traditori, lo dice il mio confessore ! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Cara dottoressa,
non vado a cercare le amanti. Sono sposato da anni con la stessa donna, ma faccio un lavoro che mi permette di incontrare tante donne: è normale che qualcuna finisca a letto con me. In genere evito le stesse donne per non creare abitudine o dipendenza affettiva, soprattutto in loro.
Io sono un uomo molto sensibile al fascino di un bel sedere, delle gambe invoglianti e dei seni prosperosi, ma non cerco avventure: mi capitano. Sarei uno scemo se rifiutassi.
La regola che vale per tutte è una sola: un incontro sessuale con ciascuna. Non amo le avventure che si protraggono né le storie d’amore.
È tuttavia molto probabile che più di qualcuna voglia intraprendere una relazione con me, ma io sono chiaro e risoluto: non cerco legami, sono già felicemente sposato.
Per stanchezza e per non avere rimorsi, soprattutto verso mia moglie, mi sono rivolto a un prete per confessarmi e per avere un parere autentico sul problema.
Ebbene, con grande gioia e stupore, il parroco, mentre mi confessava, mi ha detto una frase che io ho subito colto come un messaggio di speranza e di pace per me, per mia moglie e per le donne che ogni tanto si concedono:
«Noi esseri umani siamo tutti peccatori, basta pentirsi di un peccato e tornare al punto di partenza!»
Ecco, dottoressa, ho capito che tradire la propria moglie non è un delitto: basta chiedere perdono, confessarsi e tutto torna a posto. Tutti sbagliamo? Basta andare poi in chiesa e confessarsi e la nostra anima torna pulita.
Le parlo da cattolico praticante.
Carlo, da Santa Lucia di Piave

Caro Carlo, lei ha trasformato la confessione in una lavanderia a gettoni per la coscienza.
Si sporca l’anima, si va in chiesa, si fa un lavaggio rapido e si torna a casa profumati di assoluzione.
Peccato che il perdono cristiano non significhi: «Fai una cosa sbagliata, chiedi scusa e sei autorizzato a rifarla».
Altrimenti davanti alla chiesa potremmo mettere un distributore automatico:
Tradimento: una confessione.
Pentimento: un’ Ave Maria.
Recidiva: tessera fedeltà.
Al decimo peccato, uno gratis.
Battute a parte, c’è un aspetto psicologico interessante nella sua lettera.
Lei dice: «Non le cerco, mi capitano.»
Ma poi racconta che le incontra, le desidera, decide di non rifiutare e va a letto con loro.
Quindi, più che «mi capita», forse sarebbe più corretto dire: «Quando capita, mi ci tuffo!»
E riconoscere una scelta è molto diverso dal sentirsi vittima del destino.
Anche la sua regola — una donna, una volta sola — è curiosa. Sembra quasi aver trasformato l’infedeltà in una disciplina olimpica: niente bis, niente sentimenti, niente complicazioni.
Lei dice di evitare le seconde volte per non creare dipendenza affettiva nelle donne. Può darsi. Ma potrebbe esserci anche un bisogno di controllare la situazione: il corpo sì, la relazione no; il piacere sì, la vulnerabilità no.
Una relazione sessuale senza coinvolgimento permette infatti di ottenere ciò che si desidera senza affrontare la parte più difficile dell’intimità: la reciprocità e le conseguenze emotive.
Lei dice di essere felicemente sposato.
Perché il suo matrimonio sembra avere un regolamento che ha scritto lei senza farlo leggere all’altra contraente.
E qui il problema non è soltanto religioso. Un comportamento che si ripete e produce piacere può diventare un modo per cercare novità, conferme, gratificazione o per sfuggire alla routine. Non significa automaticamente dipendenza sessuale: da una lettera non si fanno diagnosi. Significa però che sarebbe utile chiedersi che cosa sta cercando davvero attraverso queste donne.
Forse la novità o la conferma di essere desiderabile.
In questo caso il perdono rischia di diventare semplicemente l’ultimo anello del comportamento, non l’inizio di un cambiamento.
E torniamo alla frase del parroco: «Siamo tutti peccatori».
Certo. Ma dire che tutti possiamo sbagliare non significa che lo stesso comportamento possa essere ripetuto a piacimento.
Lei mi sembra piuttosto un uomo che ha costruito una filosofia molto comoda per conciliare desiderio, matrimonio e coscienza religiosa!

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione- Cara dottoressa,
non vado a cercare le amanti. Sono sposato da anni con la stessa donna, ma faccio un lavoro che mi permette di incontrare tante donne: è normale che qualcuna finisca a letto con me. In genere evito le stesse donne per non creare abitudine o dipendenza affettiva, soprattutto in loro.
Io sono un uomo molto sensibile al fascino di un bel sedere, delle gambe invoglianti e dei seni prosperosi, ma non cerco avventure: mi capitano. Sarei uno scemo se rifiutassi.
La regola che vale per tutte è una sola: un incontro sessuale con ciascuna. Non amo le avventure che si protraggono né le storie d’amore.
È tuttavia molto probabile che più di qualcuna voglia intraprendere una relazione con me, ma io sono chiaro e risoluto: non cerco legami, sono già felicemente sposato.
Per stanchezza e per non avere rimorsi, soprattutto verso mia moglie, mi sono rivolto a un prete per confessarmi e per avere un parere autentico sul problema.
Ebbene, con grande gioia e stupore, il parroco, mentre mi confessava, mi ha detto una frase che io ho subito colto come un messaggio di speranza e di pace per me, per mia moglie e per le donne che ogni tanto si concedono:
«Noi esseri umani siamo tutti peccatori, basta pentirsi di un peccato e tornare al punto di partenza!»
Ecco, dottoressa, ho capito che tradire la propria moglie non è un delitto: basta chiedere perdono, confessarsi e tutto torna a posto. Tutti sbagliamo? Basta andare poi in chiesa e confessarsi e la nostra anima torna pulita.
Le parlo da cattolico praticante.
Carlo, da Santa Lucia di Piave

Caro Carlo, lei ha trasformato la confessione in una lavanderia a gettoni per la coscienza.
Si sporca l’anima, si va in chiesa, si fa un lavaggio rapido e si torna a casa profumati di assoluzione.
Peccato che il perdono cristiano non significhi: «Fai una cosa sbagliata, chiedi scusa e sei autorizzato a rifarla».
Altrimenti davanti alla chiesa potremmo mettere un distributore automatico:
Tradimento: una confessione.
Pentimento: un’ Ave Maria.
Recidiva: tessera fedeltà.
Al decimo peccato, uno gratis.
Battute a parte, c’è un aspetto psicologico interessante nella sua lettera.
Lei dice: «Non le cerco, mi capitano.»
Ma poi racconta che le incontra, le desidera, decide di non rifiutare e va a letto con loro.
Quindi, più che «mi capita», forse sarebbe più corretto dire: «Quando capita, mi ci tuffo!»
E riconoscere una scelta è molto diverso dal sentirsi vittima del destino.
Anche la sua regola — una donna, una volta sola — è curiosa. Sembra quasi aver trasformato l’infedeltà in una disciplina olimpica: niente bis, niente sentimenti, niente complicazioni.
Lei dice di evitare le seconde volte per non creare dipendenza affettiva nelle donne. Può darsi. Ma potrebbe esserci anche un bisogno di controllare la situazione: il corpo sì, la relazione no; il piacere sì, la vulnerabilità no.
Una relazione sessuale senza coinvolgimento permette infatti di ottenere ciò che si desidera senza affrontare la parte più difficile dell’intimità: la reciprocità e le conseguenze emotive.
Lei dice di essere felicemente sposato.
Perché il suo matrimonio sembra avere un regolamento che ha scritto lei senza farlo leggere all’altra contraente.
E qui il problema non è soltanto religioso. Un comportamento che si ripete e produce piacere può diventare un modo per cercare novità, conferme, gratificazione o per sfuggire alla routine. Non significa automaticamente dipendenza sessuale: da una lettera non si fanno diagnosi. Significa però che sarebbe utile chiedersi che cosa sta cercando davvero attraverso queste donne.
Forse la novità o la conferma di essere desiderabile.
In questo caso il perdono rischia di diventare semplicemente l’ultimo anello del comportamento, non l’inizio di un cambiamento.
E torniamo alla frase del parroco: «Siamo tutti peccatori».
Certo. Ma dire che tutti possiamo sbagliare non significa che lo stesso comportamento possa essere ripetuto a piacimento.
Lei mi sembra piuttosto un uomo che ha costruito una filosofia molto comoda per conciliare desiderio, matrimonio e coscienza religiosa!

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Ebbene, con grande gioia e stupore, il parroco, mentre mi confessava, mi ha detto una frase che io ho subito colto come un messaggio di speranza e di pace per me, per mia moglie e per le donne che ogni tanto si concedono:
«Noi esseri umani siamo tutti peccatori, basta pentirsi di un peccato e tornare al punto di partenza!»
Ecco, dottoressa, ho capito che tradire la propria moglie non è un delitto: basta chiedere perdono, confessarsi e tutto torna a posto. Tutti sbagliamo? Basta andare poi in chiesa e confessarsi e la nostra anima torna pulita.
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Caro Carlo, lei ha trasformato la confessione in una lavanderia a gettoni per la coscienza.
Si sporca l’anima, si va in chiesa, si fa un lavaggio rapido e si torna a casa profumati di assoluzione.
Peccato che il perdono cristiano non significhi: «Fai una cosa sbagliata, chiedi scusa e sei autorizzato a rifarla».
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Tradimento: una confessione.
Pentimento: un’ Ave Maria.
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Battute a parte, c’è un aspetto psicologico interessante nella sua lettera.
Lei dice: «Non le cerco, mi capitano.»
Ma poi racconta che le incontra, le desidera, decide di non rifiutare e va a letto con loro.
Quindi, più che «mi capita», forse sarebbe più corretto dire: «Quando capita, mi ci tuffo!»
E riconoscere una scelta è molto diverso dal sentirsi vittima del destino.
Anche la sua regola — una donna, una volta sola — è curiosa. Sembra quasi aver trasformato l’infedeltà in una disciplina olimpica: niente bis, niente sentimenti, niente complicazioni.
Lei dice di evitare le seconde volte per non creare dipendenza affettiva nelle donne. Può darsi. Ma potrebbe esserci anche un bisogno di controllare la situazione: il corpo sì, la relazione no; il piacere sì, la vulnerabilità no.
Una relazione sessuale senza coinvolgimento permette infatti di ottenere ciò che si desidera senza affrontare la parte più difficile dell’intimità: la reciprocità e le conseguenze emotive.
Lei dice di essere felicemente sposato.
Perché il suo matrimonio sembra avere un regolamento che ha scritto lei senza farlo leggere all’altra contraente.
E qui il problema non è soltanto religioso. Un comportamento che si ripete e produce piacere può diventare un modo per cercare novità, conferme, gratificazione o per sfuggire alla routine. Non significa automaticamente dipendenza sessuale: da una lettera non si fanno diagnosi. Significa però che sarebbe utile chiedersi che cosa sta cercando davvero attraverso queste donne.
Forse la novità o la conferma di essere desiderabile.
In questo caso il perdono rischia di diventare semplicemente l’ultimo anello del comportamento, non l’inizio di un cambiamento.
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Lui in trasferta per lavoro, invece andava a donne ! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Sono sposata da nove anni con un facoltoso medico che viaggia tanto per lavoro.Ho sempre visto mio marito come un uomo super impegnato che porta la sua cultura in giro per il mondo, è invitato, come relatore nelle più prestigiose università in Italia e all’ estero.Sono sempre stata molto fiera dei successi di mio marito, il suo prestigio, in fondo, era anche mio che mi sono sempre fatta da parte per non ostacolare la sua ascesa professionale. Ogni mio viaggio mancato insieme a mio marito, per me, era meno pesante perché, in fondo, ogni trolley pieno di indumenti e documenti utili per i congressi, glieli ho sempre preparati io, mi sentivo importante nell’ essere la sua organizzatrice più fidata (così mi aveva sempre definita).
Ammetto di aver sposato un uomo bello, sempre abbronzato, poi, il camice bianco, lo ha sempre abbellito ancora di più.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Sono sposata da nove anni con un facoltoso medico che viaggia tanto per lavoro.Ho sempre visto mio marito come un uomo super impegnato che porta la sua cultura in giro per il mondo, è invitato, come relatore nelle più prestigiose università in Italia e all’ estero.Sono sempre stata molto fiera dei successi di mio marito, il suo prestigio, in fondo, era anche mio che mi sono sempre fatta da parte per non ostacolare la sua ascesa professionale. Ogni mio viaggio mancato insieme a mio marito, per me, era meno pesante perché, in fondo, ogni trolley pieno di indumenti e documenti utili per i congressi, glieli ho sempre preparati io, mi sentivo importante nell’ essere la sua organizzatrice più fidata (così mi aveva sempre definita).
Ammetto di aver sposato un uomo bello, sempre abbronzato, poi, il camice bianco, lo ha sempre abbellito ancora di più.
Aveva le donne tutte intorno come mosche, in ospedale ma non temevo, visto che lui aveva scelto me. Un giorno gli chiedo  quali vantaggi aerei potesse avere visti i suoi continui spostamenti, lui mi risponde seccamente di non aver pensato a nessun vantaggio economico perché lui porta la sua cultura in giro per il mondo.
Ho iniziato a dubitare di mio marito ed ho guardato il suo cellulare aziendale e privato ed ho scoperto più culi e tette al vento e in mille pose che contatti di ĺavoro.
Non ho affrontato mio marito ma sto ricostruendo la sua rete di contatti erotici, ho acquistato un’ agenda per mettere i contatti (scritti al contrario perché nessuno possa decifrare) al fine di contattare telefonicamente ognuna e minacciare di portarla a testimoniare in un processo in Italia per separazione con addebito. Dopotutto, io scrivo e parlo benissimo le lingue e posso scoraggiare gran parte delle puttane con cui si è divertito mio marito. Non le sembra un piano geniale?
Mio marito deve non trovare più i soliti contatti disponibili nei vari paesi.
Floriana da Basiglio

Carissima, con tutta la simpatia che posso provare per un’investigatrice che vorrebbe trasformare un puttaniere in un santo e marito devoto, le dico, in confidenza: nella sua agenda preziosa, più che i numeri scritti al contrario, ci metta i contatti dei migliori avvocati, se davvero vuole divorziare e procedere con l’addebito. Potrebbero esserle decisamente più utili delle signore con cui suo marito ha fatto, diciamo così, tanta “cultura internazionale”.
Ma, se per caso, non volesse lasciare suo marito e i privilegi annessi, ci metta i contatti di persone speciali, di amiche ed amici che rappresentano il suo viver bene. Si conceda lei dei viaggi, con o senza qualche bell’accompagnatore giovane, palestrato, di buona estrazione sociale o chi preferisce: insomma, non è obbligatorio che il trolley lo prepari lei per suo marito.
Si conceda del divertimento anche lei, senza scrivere numeri al contrario e senza trasformare la sua agenda in un archivio della CIA. Si faccia belle foto con certi ragazzi dell’America Latina o brasiliani (ad esempio) che meritano davvero attenzione: magari qualche foto la lascia volutamente sulla scrivania, proprio in bella vista.
Chissà che non venga fuori, finalmente, il discorso delle sue trasferte, senza accuse, senza interrogatori e soprattutto senza bisogno di convocare all’ appello tutte le “collaboratrici estere” del marito.
Io, ad esempio, preferirei dire chiaramente che conosco la situazione e che comprendo le necessità di un uomo piuttosto che fare la finta tonta che crede a vita alle “trasferte” preparando il trolley ad un puttaniere, scherziamo?
Un infedele non diventa serio per magia, né perché la moglie gli fa l’appello delle trasferte con tanto di registro presenze. Ma almeno, lei si sarà tolta qualche sassolino dalla scarpa, avrà ricominciato a vivere la sua vita e avrà smesso di fare la parte di quella che finge di credere alle sue “trasferte di cultura”.
E, mi raccomando, se proprio vuole conservare
quell’ agenda preziosa, non scriva i numeri delle prostitute: potrebbe servirle per ben altre cose più importanti della vita.
E soprattutto, non dimentichi di lasciare qualche pagina bianca per il suo nuovo capitolo.

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