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“La Corte dei Miracoli”: i versi di Francesco Marcì che salvano l’anima

Dal dolore al trionfo della parola: la toccante poesia di Francesco Marcì conquista il Salone di Torino con una lezione di pura resilienza. 📖✨

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Copertina_La Corte dei Miracoli

Siracusa – Ci sono abissi dell’esistenza umana che la maggior parte delle persone preferisce non guardare, girando la testa dall’altra parte per paura o per semplice indifferenza. Sono i luoghi del dolore mentale, dell’isolamento sociale, delle notti passate a contare le crepe del soffitto o a camminare lungo i vicoli freddi delle nostre città. Ma è proprio da queste crepe, dove la sofferenza si fa più acuta e straziante, che a volte nasce una luce di sbalorditiva bellezza, capace di trasformare il fango in oro e il tormento in arte pura. Questo è il miracolo laico racchiuso tra le pagine de “La Corte dei Miracoli”, l’opera toccante e profonda data alle stampe da Francesco Marcì. Non siamo di fronte a un poeta nel senso convenzionale o accademico del termine, ma a un vero e proprio “pensatore” dell’anima. Un uomo sensibile che ha scelto di osservare il mondo dai margini della società, trasformando l’esperienza devastante del dolore personale in una ricerca spirituale costante e incrollabile.

La raccolta, pubblicata con coraggio nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” e disponibile anche in formato e-book per raggiungere un pubblico più ampio, rappresenta un vero e proprio sasso nello stagno del panorama culturale contemporaneo. L’opera ha saputo conquistare una vetrina di assoluto rilievo nazionale, venendo esposta con successo al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, all’interno degli spazi espositivi di Aletti Editore. Attraverso una narrazione in versi che intreccia con sapienza misticismo, richiami alla natura e una spietata introspezione, il libro conduce il lettore in un viaggio emotivo senza sconti. Si passa dai freddi vicoli vissuti dai clochard, dove la solitudine gela le ossa, fino alle finestre illuminate delle case calde, che diventano la metafora potente e malinconica di un isolamento forzato e di un nostalgico, umanissimo desiderio di appartenenza a una comunità che troppo spesso esclude chi fa più fatica.

Il peso del dolore e la forza salvifica della parola scritta

Per comprendere l’assoluta autenticità di questi testi, bisogna scavare nella biografia stessa dell’autore siracusano, un percorso segnato fin dalla primissima giovinezza da complesse e dolorose asperità personali e familiari. Francesco Marcì ha dovuto interrompere presto gli studi superiori per fare i conti con i mostri della mente: a soli diciotto anni affronta il dramma del suo primo ricovero in ambito psichiatrico, dando inizio a un lungo calvario attraverso gli anni, segnato da periodi di forte sregolatezza e smarrimento. Molti avrebbero ceduto, molti si sarebbero arresi al silenzio. Nonostante le difficoltà estreme e la perdita dolorosa della quasi totalità della sua produzione letteraria giovanile, la scrittura ha rappresentato per lui l’unica ancora di salvataggio, un punto fermo e irrinunciabile fin dall’età di quattordici anni.

Oggi, ricoverato volontariamente presso una struttura psichiatrica, Marcì continua a dedicarsi al pensiero e alla parola come strumenti privilegiati di espressione e riscatto sociale. I suoi componimenti diventano così i tasselli di un mosaico esistenziale che oscilla costantemente tra la caduta e la risalita, tra la debolezza della carne e il coraggio dello spirito, con una sezione di straordinaria dolcezza dedicata alla figura della donna. Come scrive magistralmente nella Prefazione il maestro Giuseppe Aletti, noto poeta, editore e formatore: “È una raccolta che nasce da una esperienza di vita diretta, i testi hanno l’aria di appunti incendiati: brevi, a volte essenziali, a volte più narrativi, ma sempre guidati da un’urgenza che porta in dono l’autenticità. La poesia accolta in queste pagine ci dice che qualcosa è accaduto”. Ed è proprio questo senso di urgenza che cattura il lettore, trascinandolo dentro una realtà che non ammette finzioni.

Un manifesto di silenziosa resilienza contro ogni pregiudizio

Al centro dell’opera si consuma la lotta quotidiana e universale tra l’ombra del disagio e la speranza della guarigione, celebrando, nel finale, il potere terapeutico, curativo e salvifico della parola scritta. La delicatezza straordinaria dello stile di Marcì risiede proprio nella sua capacità unica di incontrare la fragilità umana senza mai emettere un giudizio, trasformando anche il vissuto più complesso e oscuro in pura tensione verso la conoscenza e l’empatia. Gli esperti di scienze umane e i tecnici della riabilitazione psicologica sottolineano spesso quanto l’arte sia fondamentale nei percorsi di recupero, ma i versi di questo autore superano la semplice valenza terapeutica: sono letteratura viva, che merita di essere letta e compresa per il suo valore intrinseco.

Le famiglie che vivono da vicino il dramma della malattia mentale dei propri cari troveranno in queste pagine un motivo di conforto e di profonda riflessione. Francesco Marcì, con la sua straordinaria e silenziosa resilienza, dimostra al mondo che le mura di una struttura di cura non possono imprigionare la libertà del pensiero né spegnere il talento. Il suo viaggio intimo attraverso le fragilità dell’anima continua a tracciare una strada di luce, ricordandoci che dentro ogni imbrunire si nasconde la promessa di un’alba nuova. La Corte dei Miracoli diventa così il luogo dell’anima in cui tutti gli esclusi, i dimenticati e i sofferenti ritrovano la propria dignità regale, uniti dalla forza immortale della poesia che cura le ferite della vita.

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Ildije Xhemali: la poesia come voce di pace e umanità

Oggi presentiamo ai nostri lettori Ildije Xhemali, scrittrice e poetessa albanese che vive attualmente nella città di Elbasan. Sebbene sia in pensione, il suo spirito si rinnova ogni giorno attraverso i versi intensi e delicati che continua a comporre con inesauribile passione.

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Redazione-  Oggi presentiamo ai nostri lettori Ildije Xhemali, scrittrice e poetessa albanese che vive attualmente nella città di Elbasan. Sebbene sia in pensione, il suo spirito si rinnova ogni giorno attraverso i versi intensi e delicati che continua a comporre con inesauribile passione.

Nata nel 1952 a Lushnjë, in Albania, nel 1973 ha intrapreso gli studi presso l’Università “Aleksandër Xhuvani” di Elbasan, conseguendo la laurea in Lingua e Letteratura Albanese. Per quasi quarant’anni ha esercitato con dedizione la professione di insegnante nelle città di Lushnjë ed Elbasan. Finora ha pubblicato dieci libri e numerose sue poesie sono apparse in diverse antologie edite in Albania e Kosovo.

Nella prosa e nei testi poetici di Ildije Xhemali emerge una profonda riflessione sull’esistenza umana. La sua voce si leva con forza contro le guerre ingiuste, le sofferenze e le devastazioni che esse provocano. La poetessa affida a Dio una preghiera intensa: quando giungerà il momento di lasciare questa vita, desidera essere condotta in un luogo dove possa continuare a seminare pace e amore.

Vorrebbe allattare due bambini appartenenti a fronti opposti, donare il velo nuziale a due giovani spose di schieramenti diversi e riconciliare due nemici che si sono combattuti, facendoli sedere alla stessa tavola per condividere il medesimo pane. Chiede inoltre a Dio la grazia di poter alleviare il dolore di due madri accomunate dalla perdita dei propri figli in guerra.

In queste immagini si manifesta tutta la nobiltà d’animo e la profonda missione umanitaria dell’autrice. Attraverso una ricca allegoria e una raffinata maestria poetica, Ildije Xhemali trasmette un messaggio universale di fraternità, mettendo simbolicamente in scena protagonisti, registi e spettatori della tragedia umana.

Con straordinario dinamismo l’autrice conduce il lettore al cuore delle grandi contraddizioni del nostro tempo, esprimendo una ferma condanna contro ogni forma di ingiustizia. Nel verso: «Dal nostro stesso sangue fummo annegati, ma siamo rinati», richiama l’attenzione su una delle più gravi tragedie contemporanee: la distruzione di massa degli innocenti.

«Il mondo tace», scrive la poetessa, denunciando l’indifferenza davanti alla sofferenza di bambini, anziani e di tutte le vittime innocenti, costrette a portare su di sé il peso della violenza, della menzogna e delle decisioni prese ai tavoli del potere, dove spesso viene deciso il destino dell’umanità.

Con il verso «Governanti, chiedete perdono, lasciando in pace i popoli», l’autrice si rivolge a coloro che, accecati dall’avidità e dal desiderio di potere, sacrificano milioni di vite umane per alimentare il proprio egoismo e la propria ipocrisia.

La poesia di Ildije Xhemali rappresenta una voce limpida e coraggiosa che invita alla pace, alla riconciliazione e alla solidarietà. Attraverso i suoi scritti e i suoi versi, la poetessa dona ai lettori una straordinaria ricchezza spirituale e testimonia quei valori umani autentici di cui il nostro tempo ha oggi più che mai bisogno.

Preghiera al Padre Eterno

Mio Signore,
Creatore dell’Universo!

Se fosse possibile,
esaudisci un mio desiderio.

Quando mi porterai con Te, al di là,
trovami una dimora presso gli innocenti,
le cui vite sono state distrutte dalla guerra
e dai suoi strumenti di morte.

Se ci sono bambini,
Ti prego,
ridonami un po’ di latte materno al seno,
affinché io possa nutrire due bambini appartenenti a campi opposti.

Se ci sono due giovani fanciulle di fronti opposti, donami i loro veli,
affinché possa vederle spose.

Se ci fossero due guerrieri che si sono uccisi a vicenda,
Ti prego, donami un tavolo di mogano
attorno al quale possano sedersi
e condividere lo stesso pasto.

Se ci sono due madri che hanno perso i loro figli, concedimi la grazia di alleviare il loro dolore.

Se ci sono due comandanti avversari
(che raramente muoiono sul campo di battaglia), giudicateli Voi stesso.

Le guerre iniziano dalle teste cocciute,
da coloro che smarriscono la ragione nelle tenebre e si accecano con la propria avidità.

Il dolore galleggia in fiumi di sangue versati
da figli cresciuti lontano dal lusso,
mentre la carneficina si conclude con firme apposte attorno ai tavoli del potere.

Ciò che oggi dicono e interpretano gli attori della storia
sarà giudicato domani,
con maggiore lucidità, dagli spettatori.

Ma alla Giustizia non è mai concesso di sedersi al posto che le spetta,
perché quel posto è sempre occupato dagli ingiusti.

Io, oggi,
non riesco più a distinguere la finzione dalla verità
nei pensieri dello “sceneggiatore”,
né ciò che si cela dietro le quinte e le intenzioni del “regista”
di questa tragedia,
che costringe due o più popoli
a combattersi come gladiatori,
spargendo il proprio sangue
sui palcoscenici teatrali della nostra epoca.

Caro Dio, il vero giudizio finale,
appartiene giustamente a Te…
e solo a Te!

GOVERNANTI, FERMATE LA GUERRA

Dall’Estremo Oriente gridano i morti,
i bambini innocenti si disperano con forza:

«Smettete di combattere!
Non siete ancora sazi
del nostro sangue?

Ci avete uccisi, ci avete distrutti:
non vi basta tutto questo?

Quando ci avete strappato la vita,
il mondo intero taceva.»

Su di noi sono cadute soltanto
fuliggine e menzogne,
che non si sono arrese
neppure per un istante.

Dal nostro stesso sangue
fummo annegati,
ma siamo rinati.

Il “Terzo Mondo”, ieri come oggi,
non lo avete mai considerato.

A nessuno auguriamo
la nostra sorte.

In un unico Dio crediamo.

Non è mai troppo tardi.

Chiedete perdono,
lasciando in pace i popoli.

Voi, potenti:

«Fermate la guerra.
Allontanatevi dalle armi!»

(Traduzione: Angela Kosta)

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L’epica quotidiana nell’arte di Mario Vespasiani: a Grottammare il mito classico torna per curare le ferite dell’uomo moderno

Il mito classico non è morto, vive e respira dentro le battaglie della nostra quotidianità! A Grottammare la mostra “Cantami o Musa” dell’artista Mario Vespasiani ci ricorda che ognuno di noi nasconde una dimensione epica. Un viaggio meraviglioso tra pittura, amore, femminilità sacra e ricerca della verità. 🎨 ✨ 🏺

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Opera di Mario Vespasiami

Grottammare  – Viviamo, nostro malgrado, in un’epoca frettolosa, distratta, ferocemente schiacciata dalla tirannia dell’immediatezza. Un tempo in cui la produzione bulimica e superficiale di immagini usa e getta sembra aver definitivamente relegato il mito, l’epica e il senso del sacro negli scaffali più polverosi delle biblioteche, come se fossero reperti di un passato prestigioso ma irrimediabilmente distante dalla nostra caotica quotidianità. Eppure, proprio da questa apparente lontananza siderale, si leva oggi una voce potente, antica e al tempo stesso modernissima. È la voce silenziosa ma dirompente del progetto artistico “Cantami o Musa”, che il visionario artista Mario Vespasiani ha magistralmente sviluppato in ben tre sedi museali a Grottammare, nelle Marche. Non stiamo parlando di una semplice e canonica mostra d’arte figurativa da sfogliare con gli occhi, ma di una vera e propria epifania visiva. Un percorso dell’anima che ci dimostra con prepotenza come gli archetipi immortali della cultura classica non siano affatto morti, ma offrano ancora oggi le uniche, preziose chiavi di lettura in grado di decifrare il dolore, l’amore e l’insondabile mistero del nostro turbolento presente.

“Cantami o Musa”: quando gli eroi dell’epica quotidiana siamo noi

L’incipit omerico, preso orgogliosamente in prestito dal celebre canto dell’Iliade, non viene affatto usato da Vespasiani come una sterile citazione erudita o come un nostalgico e passivo richiamo all’antichità per pochi addetti ai lavori. Al contrario, diventa uno specchio ustionante in cui costringerci a rifletterci. Nel linguaggio corrente siamo stati tristemente abituati a pensare che l’epica appartenga solo agli eroi con la spada, ai semidei del passato remoto. Vespasiani compie qui un miracolo puramente concettuale: recupera il significato originario dell’epica e lo spalma con dolcezza sulla pelle stanca dell’uomo contemporaneo. Attraverso la forza simbolica, vibrante e magnetica della sua pittura, ogni singolo volto ritratto sembra custodire una vicenda che supera l’identità individuale per abbracciare l’universo. Nei lineamenti tracciati, nei solchi della pelle, negli sguardi profondi e nella magistrale costruzione della luce riaffiorano i grandi, immensi temi che accompagnano il respiro dell’uomo da millenni: il viaggio faticoso, la prova da superare, la fedeltà incrollabile a un ideale, il desiderio bruciante di conoscenza, il lutto insopportabile della perdita, la vertigine dell’amore e la luce salvifica della rinascita. Vespasiani ci urla silenziosamente che la Musa continua a parlare a ciascuno di noi, suggerendoci che la vita di ogni singola persona normale nasconde una dimensione eroica, profonda e del tutto inaspettata. L’antico e il contemporaneo smettono così, finalmente, di farsi la guerra e ritrovano una continuità culturale commovente.

Mara, immensamente più di una musa: il grembo universale dell’ispirazione

In questo vertiginoso viaggio nei meandri del cuore umano, una figura attraversa la mostra ergendosi a baricentro emotivo assoluto dell’opera: Mara. Tuttavia, sarebbe gravemente ingiusto e intellettualmente riduttivo relegarla al banale ruolo di semplice “musa” iconografica. Nelle mani e nell’anima dell’artista, Mara si trasforma nel principio ispiratore per eccellenza, nella rappresentazione fisica ed emotiva di un’energia generatrice assoluta e pura. È la capacità, tutta umana e dolcissima, di far nascere la bellezza assoluta attraverso la relazione sincera, l’ascolto intimo e l’amore incondizionato. Ci troviamo di fronte a un’immagine della femminilità potentissima, distante anni luce sia dagli stereotipi vuoti e degradanti della società dell’immagine, sia dalle sterili e rumorose contrapposizioni ideologiche moderne. La donna assume qui il ruolo ancestrale di origine sacra della creazione, una gravità spirituale che orienta il pensiero e restituisce significato all’atto artistico stesso. In questo altissimo senso, Mara smette di essere soltanto una donna in carne ed ossa per assurgere a simbolo universale: l’ispirazione intesa come fondamento stesso della nostra cultura.

Oltre i confini della tela: la ribellione silenziosa di un artista poliedrico

Il grande insegnamento di Mario Vespasiani passa inevitabilmente anche attraverso il suo modo personalissimo di intendere il mestiere (o meglio, la vocazione spirituale) dell’artista. Negli anni, il suo inconfondibile linguaggio visivo ha continuato a evolvere su vari e complessi livelli. La sua celebre “luce” è stata capace di modificare costantemente il rapporto con il colore, rivelando un processo di sperimentazione permanente che rifugge dalla noia e dalla ripetitività. Ma la sua vera ribellione intellettuale sta nel dimostrarci che l’innovazione tecnica non interrompe quasi mai la tradizione: al contrario, la vivifica e le dona nuovo respiro. Pittura, letteratura e musica, per Vespasiani, non costituiscono gelidi compartimenti stagni da esplorare separatamente in modo settoriale, ma aspetti fortemente complementari di una medesima, estenuante ricerca della verità. I libri dialogano apertamente con le immagini dipinte, la profonda riflessione teorica alimenta le setole del pennello, la struttura musicale detta il ritmo invisibile all’opera pittorica. È una splendida figura di artista rinascimentale prestata al Terzo Millennio, capace di unire organicamente molteplici linguaggi in una visione rigorosamente e ostinatamente coerente.

Le grandi domande ineludibili dell’anima: a cosa serve davvero la bellezza oggi?

Quando le luci calde delle sale museali di Grottammare si spegneranno, l’eco di “Cantami o Musa” lascerà nel cuore di chi l’ha vissuta una testimonianza pesantissima, che supera di gran lunga la consueta portata di una normale esposizione temporanea. Il progetto di Vespasiani non ci chiede passivamente di ammirare la sua perizia tecnica sulle tele, ma ci prende per il bavero e ci costringe a fare i conti con alcune domande fondamentali e ineludibili per la nostra esistenza: quale posto occupa ancora il mito nella formazione delle nostre coscienze di individui moderni? Quale tremenda e meravigliosa responsabilità etica e morale possiede oggi chi si definisce artista? Quale ruolo salvifico può ancora svolgere la bellezza pura nella costruzione di una società collettiva migliore e più giusta? Sono interrogativi vertiginosi che, purtroppo, raramente trovano asilo nel dibattito artistico contemporaneo, ormai tragicamente e unicamente concentrato sulle ciniche dinamiche del mercato, sulle aste milionarie, sull’ossessione per le tecnologie digitali o sull’effimero sensazionalismo delle mode espositive passeggere.

Un balsamo prezioso per la coscienza civile: l’insegnamento immortale dell’arte

In un panorama dominato dal vuoto autoreferenziale, Vespasiani ha scelto con orgoglio la strada più impervia e coraggiosa: riaffermare con forza la funzione educativa, pedagogica e curativa dell’arte, senza mai per questo rinunciare alla complessità della ricerca formale. Non ha la folle ambizione di proporci a tutti i costi nuove mitologie, ma ha la rara maestria di dimostrarci che i grandi archetipi classici continuano a vivere e sanguinare nelle nostre strade, che la tecnica pittorica è ancora il più potente strumento di conoscenza dell’anima umana, e che le arti, quando sanno dialogare amorevolmente tra loro, ci restituiscono il senso più alto dell’essere civiltà. L’opera di Mario Vespasiani si distingue nel mondo per la volontà ferrea di tenere insieme, in una magnifica sintesi, la ricerca formale, la memoria classica intoccabile, l’innovazione e una spiccata responsabilità civile. Un capolavoro intellettuale che ci ricorda, a voce bassa, una verità assoluta: per quanto la vita di tutti i giorni ci sembri cinica, stancante o ordinaria, è proprio attraverso gli occhi dell’arte che riusciamo, ancora oggi, a riconoscere il carattere straordinario, eroico ed epico della nostra esperienza umana.

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Silvi Marina, sbarca l’Imperial Royal Circus: cento animali e show da record

L’Imperial Royal Circus sbarca a Silvi Marina dal 13 al 30 agosto: uno show da record con 100 animali, la Donna Laser e sconti online su Biglietto Prenotato. 🎪 🦒

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circotop

Silvi Marina – Nel dinamico e affascinante universo dello spettacolo dal vivo e delle grandi produzioni itineranti che caratterizzano la stagione estiva lungo il litorale adriatico, l’arte della pista circolare si conferma una leva strategica fondamentale per il turismo di prossimità e l’intrattenimento delle famiglie. La splendida cornice costiera abruzzese si appresta ad accogliere uno degli eventi più imponenti, celebrati e attesi dell’anno. Da giovedì 13 a domenica 30 agosto 2026, la città di Silvi Marina ospiterà le monumentali strutture dell’Imperial Royal Circus, reduce da un Summer Tour straordinario contrassegnato da sold-out da record. Considerato dalla critica internazionale tra i complessi circensi più grandi e importanti d’Europa, lo show allestirà la sua imponente tensostruttura lungo la Strada Statale 16 Adriatica, in un’area posizionata esattamente di fronte al punto vendita Lidl, offrendo ai residenti e ai numerosi villeggianti oltre due ore di pura meraviglia, adrenalina e divertimento pulito all’aria aperta.

La tradizione della famiglia Dell’Acqua e lo zoo viaggiante

L’architettura dello spettacolo poggia sulla solida e secolare tradizione della famiglia Dell’Acqua, una delle dinastie più illustri e autorevoli della saggistica e della storia circense italiana, capace di fondere il rigore delle vecchie discipline a una costante e trasparente ricerca di innovazione tecnologica. Il colosso itinerante porta con sé una monumentale carovana composta da oltre cento esemplari di animali provenienti da ogni angolo del pianeta, accuditi nel pieno rispetto e nell’amore quotidiano da addestratori professionisti. Durante l’intervallo dello show, i cittadini e le scolaresche avranno l’opportunità unica di visitare quello che è a tutti gli effetti il parco zoo viaggiante più grande d’Italia, deostruendo la distanza con la natura per ammirare da vicino la maestosa giraffa reale, il grande ippopotamo, bisonti americani, leoni, tigri reali e i magnifici cavalli dell’alta cavalleria araba.

Dalla donna laser di Las Vegas al Transformers Bumblebee

Sotto la direzione artistica di Rodolfo Dell’Acqua, il palinsesto dell’Imperial Royal Circus si sviluppa come un affresco corale in cui le esibizioni tradizionali dialogano con scenografie ed effetti di ultima generazione. In esclusiva assoluta per la platea italiana, la pista ospiterà attrazioni mai viste prima nella penisola: direttamente dagli Stati Uniti e da Las Vegas arriverà la spettacolare performance visiva della Donna Laser, accompagnata dalle evoluzioni estreme e mozzafiato degli acrobati alla Doppia Ruota della Morte del Team Tabares. Per la gioia dei bambini e dei minori, lo show riserverà la strabiliante apparizione del Transformer Bumblebee, un’autentica e gigantesca macchina robotica capace di trasformarsi dal vivo davanti agli occhi del pubblico, affiancata dalle spericolate incursioni dei motociclisti sudamericani nel Globo di Metallo.

I campioni di Monte Carlo e la comicità del Clown Ridolini

Il valore transnazionale della produzione, applaudita nel corso delle ultime stagioni da oltre due milioni di spettatori in diverse nazioni europee, è avallato da un parterre di artisti d’eccellenza, vincitori di dieci record mondiali e pluripremiati nei più prestigiosi festival del mondo, compreso il celebre Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo. Sul proscenio si alterneranno i volteggi aerei alle cinghie e al trapezio di Liana ed Etel Biasini, i lanci dei giocolieri di Arnaldo Sibilla e i grandi felini guidati in pista dal domatore Carlos Gaona e da Denny Montico. Il ritmo della serata e la spensieratezza delle famiglie saranno invece garantiti dall’irresistibile carisma dello showman più amato della pista, il celebre Elder, noto al pubblico come il mitico Clown Ridolini, impeccabile nel regalare sorrisi e risate senza tempo.

I biglietti su Biglietto Prenotato ed il calendario dei riposi h24

Sotto il profilo strettamente logistico e operativo, l’ufficio tecnico ha predisposto un calendario di spettacoli flessibile per andare incontro alle esigenze del pubblico balneare. Nelle giornate di giovedì e venerdì, e nei turni feriali intermedi, l’appuntamento unico è fissato per le ore 21:15, mentre il sabato, la domenica e i giorni festivi è previsto il doppio spettacolo alle ore 18:00 e alle 21:15, ricordando che mercoledì 19 e mercoledì 26 agosto la pista osserverà un turno di riposo per consentire la manutenzione h24 delle strutture. Per azzerare i labirinti delle code alle casse, la direzione ha attivato una collaborazione con il portale digitale www.bigliettoprenotato.it, dove i clienti possono bloccare online il coupon a tariffe agevolate — con ticket speciali da 7 euro per la prima del 13 agosto e da 9 euro per i giorni di Ferragosto —, saldando poi comodamente la quota restante direttamente ai botteghini.

Il circo come welfare culturale contro l’isolamento dei monitor

In ultima analisi, il trionfo stanziale dell’Imperial Royal Circus a Silvi Marina rappresenta una risorsa strategica per il turismo d’esperienza e genera ricadute felici sull’indotto del commercio di vicinato, dei ristoranti e delle attività della somministrazione della provincia teramana. Sradicare i giovani, i minori e le famiglie dall’isolamento  indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurli nella ritualità dell’incontro sotto la tenda a condividere la magia delle passioni reali, costituisce il pilastro più alto del moderno welfare culturale. L’impegno sociale della scuderia Dell’Acqua si concretizza inoltre attraverso il progetto di solidarietà “Un Sorriso per Tutti”, che porta spettacoli gratuiti e clown nei reparti pediatrici degli ospedali, dimostrando che il domani della nostra terra dipende dalla capacità di unire il merito del talento alla trasparenza della solidarietà umana.

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