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POTENZA: IN_OUT. LA SCENA COME SPAZIO DI LIBERTÀ AUMENTATA, TRA RIFLESSIONE PUBBLICA E PRATICA IN CARCERE

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POTENZA: IN_OUT. LA SCENA COME SPAZIO DI LIBERTÀ AUMENTATA, TRA RIFLESSIONE PUBBLICA E PRATICA IN CARCERE

Un incontro pubblico e un laboratorio tra arte, inclusione e sperimentazione performativa

Redazione-  Nell’ambito del progetto triennale IN_OUT. Libertà Aumentata, la Compagnia Teatrale Petra promuove IN_OUT. La scena come spazio di libertà aumentata, un appuntamento pubblico dedicato alla riflessione sul valore dell’esperienza performativa come strumento di libertà e trasformazione. L’iniziativa si terrà giovedì 16 aprile 2026 alle ore 19:30 presso il Museo Archeologico Provinciale di Potenza, con il patrocinio della Provincia di Potenza.

L’incontro si configura come un momento di dialogo e approfondimento sul ruolo delle arti performative in contesti non convenzionalmente riconosciuti come spazi culturali. In luoghi come la Casa Circondariale di Potenza, infatti, la condivisione di percorsi artistici e culturali diventa occasione concreta di inclusione, relazione e apertura, contribuendo a ridefinire il significato stesso di spazio scenico e comunità. La serata sarà introdotta da Antonella Iallorenzi, direttrice artistica della Compagnia Teatrale Petra, e vedrà i saluti istituzionali. Seguiranno gli interventi di figure attive nei campi della giustizia, della cultura e delle arti performative: la Dott.ssa Paola Stella, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Potenza; Francesco Scaringi, Co-Direttore Artistico del Festival Città delle 100 Scale; ed Eliana Rotella, dramaturg e collaboratrice del progetto in carcere di Compagnia Petra.

A seguire, venerdì 17 aprile, il progetto prosegue all’interno della Casa Circondariale di Potenza con le attività laboratoriali rivolte ai detenuti, che per questa occasione sarà aperto anche a tutte le persone che hanno preso parte al percorso di formazione per 54 operatrici e operatori teatrali in carcere, provenienti da 10 regioni diverse. Si tratta dell’ultimo incontro del laboratorio annuale, realizzato attraverso una call pubblica e rivolto a operatori/trici selezionati, che unisce formazione teorica, pratica e lavoro sul campo con esperti del settore. Il laboratorio rappresenta una tappa conclusiva fondamentale del percorso, in vista della selezione di un/una tirocinante che avrà l’opportunità di proseguire l’esperienza all’interno del progetto.

Attraverso contributi e testimonianze, l’incontro del 16 aprile e il laboratorio del 17 intendono mettere in luce il potenziale della scena come spazio di libertà aumentata, capace di generare nuove forme di espressione e relazione anche in contesti complessi, dove l’arte diventa strumento di ascolto reciproco e crescita condivisa.

IN_OUT. Libertà Aumentata è un progetto della Compagnia Teatrale Petra, attivo negli istituti penitenziari di Potenza e Matera, che attraverso teatro, danza e linguaggi contemporanei promuove l’incontro tra mondi diversi e la costruzione di spazi di libertà dentro e fuori il carcere.

Per ulteriori informazioni:
info@compagniateatralepetra.com | www.compagniateatralepetra.com |

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Psicologia delle relazioni

Il peperoncino, nel sesso, lo rende piccante! | | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Ho settanta anni, sono un uomo di ottima presenza, mi piacciono ancora le donne, soprattutto se giovani e sempre fresche.Non sono un traditore, sono divorziato da tanti anni e sono stato innamorato di mia moglie che, invece, si sentiva trascurata da me.Ho avuto varie storie con giovani donne ma poi, dopo cinque anni, mi stancavo e mollavo la ragazza che mi aveva dato delle emozioni. Ho sempre pagato, alla fine di ogni storia, le donne per il periodo passato con me, ogni servizio, del resto, va pagato.
Ma oggi basta scendere ed andare al bar sotto casa per trovare comitive di ragazze fresche e disponibili per il maschio, tante come coriandoli a carnevale.

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Alessandra Hropich

Redazione-  Ho settanta anni, sono un uomo di ottima presenza, mi piacciono ancora le donne, soprattutto se giovani e sempre fresche.Non sono un traditore, sono divorziato da tanti anni e sono stato innamorato di mia moglie che, invece, si sentiva trascurata da me.Ho avuto varie storie con giovani donne ma poi, dopo cinque anni, mi stancavo e mollavo la ragazza che mi aveva dato delle emozioni. Ho sempre pagato, alla fine di ogni storia, le donne per il periodo passato con me, ogni servizio, del resto, va pagato.
Ma oggi basta scendere ed andare al bar sotto casa per trovare comitive di ragazze fresche e disponibili per il maschio, tante come coriandoli a carnevale.
Sono un personaggio pubblico e, le donne giovanissime, sono sensibili al fascino del vip ed anche al soldo.
Amo sperimentare le nuove posizioni erotiche, sono un maestro che potrebbe insegnare, oggi, alle nuove generazioni come divertirsi a letto e far durare un amore ma serve il peperoncino nel sesso, i giovani oggi sono invece delle pappemolle.
Con due euro iniziali in tasca e un pochino di peperoncino, le ragazze cadono ai piedi di un uomo ma bisogna essere esperti in amore, io so davvero amare perché sono romantico ed un uomo di altri tempi.
Antonio da Porto Cervo

Caro Antonio, altro che peperoncino: lei, più che un maestro d’ amore, sembra avere un listino prezzi sentimentale (ma non troppo).
Nel suo racconto l’amore (che è solo sesso comprato in realtà) non si conquista, si contratta; non si coltiva, si rinnova per cinque anni (se il peperoncino funziona)
e poi si aggiunge. Le donne prescelte debbono essere “fresche”, come si dice per le uova, le prestazioni hanno un prezzo e, a quanto pare, anche il sentimento ha una tariffa a consumo.
Con due euro, come investimento iniziale (ci si compra un caffè o un cappuccino) e un pizzico di peperoncino (posizioni erotiche nuove da sperimentare) dice lei, le ragazze cadrebbero ai suoi piedi. Sarà… ma più che una storia d’amore sembra il menù di un ristorante: posizione a scelta, pagamento alla cassa e arrivederci alla prossima cliente.
E poi si proclama maestro di come far durare un amore. Antonio, lei è riuscito nell’ impresa opposta: ha trasformato
l’ amore in un abbonamento quinquennale ( se il piatto riesce ad essere sempre piccante ovviamente) con scadenza!
Ma, piccante, può essere una pietanza, per l’amore, servono ben altri ingredienti: feeling, reciprocità e, soprattutto, qualcuno che resti perché vuole stare con te, non perché ha letto il prezzo sul listino.
Insomma, caro Antonio, più che “Il peperoncino nel sesso”, il titolo giusto sarebbe: “Amore in offerta speciale: prezzi modici, sentimento escluso e TFR a fine storia.
Ed infine, si definisce anche romantico e un uomo d’ altri tempi, un romanticismo con ricevuta fiscale, comunque, lei è romantico come io sono
un’ astronauta che va sulla luna.
Se quanto dice corrisponde al vero, ci vedo solo un mercimonio in tutta la situazione: le giovani non amano lei e viceversa, come fa ad atteggiarsi a maestro
dell’ amore? Mi chiedo: “Quale amore?”

Mi potete mandare un messaggio privato su Facebook
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Territorio

Svelato il Mistero in Abruzzo! Le mille papere invadono il fiume Aterno per la prima storica “World Duck Race”: una gara magica per salvare l’Ambiente e la Cultura

IL MISTERO È STATO SVELATO! Vi ricordate la misteriosa “invasione” di centinaia di piccole Paperelle di Gomma colorate scoperte negli ultimi giorni nei paesi più belli d’Abruzzo? Stavano tutte viaggiando per andare alla Gara Mondiale! 🦆 💛 Il prossimo Giovedì 8 Ottobre si scriverà un pezzo di Storia simpaticissimo ed emozionante sul nostro bellissimo Fiume Aterno! Andrà infatti in scena la Primissima Edizione della “WORLD DUCK RACE”, il super Campionato Mondiale di Corsa delle Papere Galleggianti (con nazioni in gara da ogni parte del pianeta)! La competizione prenderà il via tra i Comuni di Tione degli Abruzzi e Acciano, vicino la stazione di Beffi: l’ingresso per famiglie e bambini è Libero. Alle ore 16:00, ben MILLE PAPERELLE saranno liberate in acqua per sfidarsi su un percorso fluviale pazzesco di 300 metri. Ci saranno tantissimi premi in palio, e nessuna papera inquina: a fine gara verranno tutte meticolosamente recuperate grazie all’aiuto di una dolcissima squadra di Cani “Labrador Salvapapere”! Ma questa gara goliardica e magica nasconde in realtà un cuore immenso e Nobilissimo! L’evento è organizzato per finanziare e sostenere l’importantissimo progetto del MuDi (il Museo Diffuso fondato da Fausto di Giulio), il cui compito Sacro è recuperare gli oggetti dei nostri nonni e difendere la gloriosa Memoria Storica abruzzese! L’evento servirà a promuovere anche il bellissimo concetto del “One Health”: in tutto il mondo (attraverso l’hashtag #OneDuckOneHealth) le persone sono invitate a passeggiare nella natura munite di sacchetto per Raccogliere e pulire la Plastica Abbandonata! Leggi tutti i favolosi dettagli, il programma e le regole del simpatico Contest Fotografico nel nostro lungo articolo Eventi! 👇 📱 Anche voi volete Far Correre la Vostra Papera e partecipare a questa meravigliosa favola ecologica? È facilissimo, si può gareggiare anche stando Seduti a Casa propria, in qualsiasi parte d’Italia! Basterà adottare la vostra Papera Personale (verrà scritto il vostro Nome sopra e scenderà in gara nel fiume!) contattando l’organizzazione su WhatsApp con una piccolissima Donazione! Leggete tutte le info ei contatti completi (Sito e Iban) all’interno dell’articolo! CONDIVIDETE ovunque e a dismisura questo articolo coloratissimo sulle vostre bacheche per riempirle di Gioia ed Ecologia e taggate tutti i vostri amici amanti della Natura per invitarli alla Corsa sul fiume!

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Papere in Abruzzo

L’Aquila – Nelle ultime settimane, un simpaticissimo e insolito mistero aveva incuriosito e divertito l’intero Abruzzo, scatenando la fantasia degli utenti e diventando letteralmente virale su tutti i social network. Centinaia di piccole e colorate papere di gomma erano comparse quasi per magia negli angoli più disparati e suggestivi della regione, fotografate in viaggio come dei piccoli e silenziosi turisti. Ebbene, oggi il grande arcano è stato finalmente svelato: le paperelle si stavano semplicemente recando alla prima, storica e attesissima edizione della “World Duck Race”! Si tratta del primissimo e assoluto Campionato Mondiale di Corsa delle Papere Galleggianti, un evento di clamorosa risonanza planetaria che vedrà schierate ai blocchi di partenza nazioni provenienti da ogni angolo del globo. E la location di questa fantastica avventura sarà proprio il cuore verde del nostro amato Abruzzo.

I dettagli dell’evento: 1000 papere sul fiume Aterno

Segnatevi questa data sul calendario, perché l’appuntamento è imperdibile. Questo evento straordinario e gioioso, promosso instancabilmente dal Comitato pro MuDi (il preziosissimo Museo Diffuso di Goriano Valli) e patrocinato da innumerevoli enti abruzzesi, prenderà vita giovedì 8 ottobre alle ore 16:00. La gara si svolgerà sulle limpide acque del fiume Aterno, precisamente all’altezza della suggestiva stazione FS di Beffi, incastonata tra i bellissimi Comuni di Tione degli Abruzzi e Acciano, all’interno del meraviglioso Parco Naturale Regionale Sirente-Velino (Provincia dell’Aquila).
L’ingresso, aperto a famiglie e bambini, sarà completamente libero. Il pubblico potrà posizionarsi lungo le verdi sponde del fiume già a partire dalle ore 15:00. Il colpo d’occhio sarà formidabile: in acqua verranno liberate contemporaneamente ben 1.000 papere (tutte rigorosamente numerate e registrate), che si sfideranno su un bellissimo e tortuoso tratto di fiume lungo 300 metri, fino al traguardo situato presso l’antico ponte romano. La partenza sarà unica, ma la classifica verrà divisa in tre bellissime categorie (papera porta gioia, supporter e ambassador), con 100 ricchi premi in palio per i vincitori. E attenzione all’ecologia: nessuna papera andrà dispersa in natura! Il recupero totale sarà garantito da ben tre invalicabili livelli di sicurezza, supportati persino dalla dolcissima e implacabile squadra dei cani Labrador Salvapapere.

La profonda missione del MuDi e il principio “One Health”

Ma dietro il volto gioioso e goliardico di questa corsa acquatica, si nasconde un’anima nobilissima. L’intero ricavato della manifestazione sosterrà il progetto del MuDi, il museo diffuso nato con una missione sacra e precisissima: recuperare gli antichi oggetti dei nostri nonni, custodire ferocemente la nostra memoria storica e tramandare la nostra eredità alle nuove generazioni.
«Vogliamo essere gli antenati che avremmo voluto avere», ha dichiarato con orgoglio ed emozione Fausto Di Giulio, il visionario fondatore del MuDi. «La domanda che ci facciamo l’8 ottobre è rivolta al futuro: quanto generosi saremo con quello che lasceremo in eredità a chi deve ancora arrivare?». Le papere solcheranno l’Aterno incrociando idealmente lo spirituale Cammino di San Francesco e il Cammino del Perdono di Celestino V. Un filo conduttore che unisce la cura amorevole degli esseri umani e la cura dell’Ambiente, racchiuso nel modernissimo e vitale concetto di “One Health” (Una Sola Salute).

Dalla “World Duck Hour” al contest fotografico

L’evento abruzzese ha scatenato una vera e propria ondata di positività ecologica in tutto il mondo. Nello stesso esatto giorno, migliaia di persone sparse per il pianeta saranno invitate a partecipare alla “The World Duck Hour”: dedicare una singola ora del proprio tempo al movimento all’aria aperta, chinandosi a raccogliere la plastica e i rifiuti abbandonati che si incontrano lungo il cammino. Basterà poi scattarsi una foto con il sacchetto dei rifiuti e una piccola papera, taggando sui social la pagina @mudi.museo.diffuso con l’hashtag ufficiale #OneDuckOneHealth. Le foto verranno ripubblicate sui canali del Museo!
Nel frattempo, è già partito il “Duck Watching Contest”: chiunque avvisti o acquisti una papera in viaggio, può fotografarla nel punto più bello del proprio paese e condividerla sui social usando le stesse identiche credenziali.

Come adottare una Papera e partecipare (anche da lontano)

Partecipare a questa meravigliosa magia collettiva è semplicissimo. È possibile “adottare” una papera galleggiante (oppure portare fisicamente la propria) con una donazione benefica a partire da soli 10 euro. Le iscrizioni sono ufficialmente aperte e si chiuderanno lunedì 5 ottobre. Basterà contattare il numero WhatsApp +39 344 476 9491 oppure visitare il sito web ufficiale www.mudimuseo.eu.
Ma la cosa più bella è che chiunque non potrà essere presente fisicamente sulle sponde del fiume Aterno, potrà comunque partecipare a distanza: la paperina adottata correrà sulle acque abruzzesi portando inciso il vostro nome!
DONAZIONI E COORDINATE:
Intestatario: Comitato pro MuDi — Museo Diffuso del Parco Sirente-Velino
IBAN: IT79 V054 2477 0710 0000 1000 763
Causale: Donazione World Duck Race + nome, cognome e recapito telefonico.

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Lifestyle

Il film “maledetto” di Kadare e Mastroianni: il Veto Segreto dello Stato Italiano che bloccò le riprese in Albania per nascondere l’occupazione Fascista

IL FILM “MALEDETTO” DI MARCELLO MASTROIANNI! Il Veto Segreto e la censura del Ministero degli Esteri Italiano per nascondere la verità sull’Invasione Fascista dell’Albania! 🎞️ 🇦🇱 Esistono Film Meravigliosi e leggendari che purtroppo non abbiamo MAI potuto vedere al Cinema, perché uccisi e “Censurati” dai Governi molto prima delle riprese. È questo l’incredibile e misterioso caso del Film tratto dal capolavoro “Il generale dell’armata morta” dello scrittore albanese Ismail Kadare! La sceneggiatura del Film, nei primi anni ’80, finì tra le mani del grande e immenso MARCELLO MASTROIANNI che, folgorato dalla trama, decise di voler fare il film a tutti i costi insieme al regista Tovoli. Erano già stati scelti i grandiosi attori (Michel Piccoli e Anouk Aimé), la produzione aveva effettuato i primi bellissimi sopralluoghi in Albania tra Coriza e Argirocastro ed erano perfino stati versati dei Soldi alla Banca di Stato di Tirana per iniziare le riprese. Ma all’improvviso, scese il Gelo Assoluto: LA FARNESINA E IL GOVERNO ITALIANO MISE UN VETO DIPLOMATICO SEGRETO! In Albania non fu girato nemmeno un centimetro di pellicola. Ma perché questo insabbiamento clamoroso? A svelarlo oggi è lo straordinario libro-inchiesta dello scrittore Antonio Caiazzo. Il film “Maledetto” affrontava il tema caldissimo e doloroso dell’Invasione Militare Fascista del ’39 e delle violenze dell’occupazione in territorio albanese: permettere a Mastroianni di girare il film proprio in quei luoghi (nell’epoca sensibile della Guerra Fredda) avrebbe significato spiattellare in mondovisione gli orrori e le violenze commesse dall’esercito Italiano contro i civili! Un rischio politico ed “Elettorale” inaccettabile per i politici di Roma! Leggi l’incredibile inchiesta tra segreti di Stato, cinema e censura svelata nel libro in uscita a Tirana, nel nostro lunghissimo articolo Culturale! 👇 🎬 Conoscevate i misteri che si celano dietro l’immensa macchina del Grande Cinema e dietro la famosa “Censura di Stato”? Siete d’accordo sul fatto che la Politica Italiana abbia sempre e costantemente cercato di “Nascondere” e insabbiare maldestramente tutti i documentari storici e le prove visive delle brutalità fasciste commesse durante gli anni Neri della Seconda Guerra Mondiale? Ditecelo sviscerando i vostri pensieri appassionati nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo coraggiosissimo articolo d’inchiesta sulle vostre bacheche!

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Il film maledetto di Kadare

Redazione-  Ci sono film che entrano nella storia del cinema. E poi ce ne sono altri che, pur arrivando sullo schermo, nascondono una storia parallela, fatta di diplomazia, interessi politici e memorie difficili.

È il caso de Il generale dell’armata morta, tratto dal celebre romanzo di Ismail Kadare. Un progetto cinematografico ambizioso, con Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Anouk Aimé, che avrebbe dovuto essere girato in Albania tra il 1980 e il 1982.

Tutto sembrava pronto. C’erano stati i contatti con le autorità albanesi, i viaggi, i sopralluoghi nel sud del Paese e persino il versamento di denaro alla Banca di Stato albanese. Eppure, alla fine, in Albania non venne girato nemmeno un metro di pellicola.

Il film non scomparve. Fu successivamente realizzato altrove, ma senza le riprese previste in territorio albanese. E, nonostante il cast internazionale e l’importanza del progetto l’Albania non poteva essere parte… È questa la storia che Antonio Caiazzo ricostruisce nel saggio Una storia scomoda.

Da Kadare a Mastroianni

Pubblicato in Albania nel 1963, Il generale dell’armata morta è il primo grande romanzo di Ismail Kadare e quello che contribuirà alla sua affermazione internazionale. La traduzione francese del 1970 porta l’opera all’attenzione del mondo culturale europeo. È proprio quella versione che arriva a Marcello Mastroianni, conquistandolo.

L’attore pensa di interpretare il protagonista e il progetto cinematografico comincia a prendere forma. Vengono coinvolti professionisti di primo piano, tra cui Marco Ferreri e Luciano Tovoli. Quest’ultimo, già affermato direttore della fotografia, viene indicato per la regia.

La produzione prevede di girare in Albania, nei luoghi della storia raccontata da Kadare. Seguono sopralluoghi, contatti con le autorità di Tirana e una serie di passaggi necessari per preparare una produzione cinematografica internazionale in un Paese allora rigidamente isolato. Poi il progetto si ferma…

Il veto delle autorità italiane

È questo il cuore della ricerca di Caiazza. Secondo la documentazione ritrovata negli archivi diplomatici, il Ministero degli Esteri e l’apparato diplomatico italiano si attivarono per impedire che le riprese venissero effettuate in Albania.

Il problema era legato alla storia raccontata dal romanzo. Il generale dell’armata morta affrontava infatti la memoria della guerra e dell’occupazione italiana dell’Albania. Portare quelle immagini proprio nei luoghi dell’occupazione avrebbe significato riportare davanti al pubblico internazionale una pagina particolarmente delicata della storia italiana: l’invasione fascista del 1939, l’occupazione e le violenze commesse contro la popolazione civile.

Non era dunque soltanto una questione cinematografica.

La documentazione raccolta da Caiazza mostra come il progetto fosse diventato anche una questione diplomatica. Telegrammi, lettere e dispacci tra l’ambasciata italiana a Tirana e il Ministero degli Esteri a Roma consentono di seguire le pressioni e le iniziative che portarono all’interruzione delle riprese previste in Albania. Una vicenda che, se fosse diventata pubblica all’epoca, avrebbe potuto provocare un caso politico.

Quarantacinque anni dopo

Per decenni le ragioni della mancata realizzazione delle riprese in Albania sono rimaste poco conosciute. Kadare aveva intuito che dietro le difficoltà del progetto potesse esserci una contrarietà italiana. Mancavano però gli elementi per ricostruire con precisione ciò che era accaduto.

Sono i documenti recuperati negli archivi a permettere oggi di ricomporre la vicenda. Il saggio di Caiazza trasforma così una storia apparentemente legata al cinema in un documento sulle relazioni italo-albanesi durante la Guerra fredda.

L’Albania isolata

La vicenda si svolge in una fase particolarmente delicata della storia albanese.

Alla fine degli anni Settanta l’Albania di Enver Hoxha era ormai profondamente isolata. Dopo la rottura con la Cina, Tirana aveva perso anche l’ultimo grande alleato internazionale. L’isolamento aveva conseguenze sempre più pesanti sull’economia.

Il Paese aveva bisogno di macchinari, pezzi di ricambio e materiali indispensabili per mantenere in funzione il proprio apparato industriale. In questo quadro, l’allora primo ministro Mehmet Shehu comprese la necessità di mantenere almeno una minima apertura commerciale verso l’Occidente. Non si trattava di un’apertura ideologica, ma di una necessità concreta. L’Italia, per la vicinanza geografica, diventava un interlocutore importante.

La partita diplomatica

Un esempio significativo è la richiesta albanese di un collegamento marittimo tra Durazzo e Trieste. La proposta incontrò resistenze per ragioni economiche, ma il Ministero degli Esteri italiano ne comprese il valore strategico. Mantenere un canale con Tirana significava anche evitare che l’isolamento dell’Albania potesse spingerla verso un nuovo avvicinamento al blocco sovietico.

È una delle contraddizioni che emergono dalla vicenda raccontata da Caiazza: le autorità italiane avevano interesse a mantenere aperti i rapporti con Tirana, anche sul piano commerciale, ma allo stesso tempo consideravano problematiche le riprese in Albania di un film che avrebbe riportato alla luce il passato dell’occupazione.

Due Paesi vicini, separati

L’intervista affronta anche la distanza informativa che per decenni ha separato Italia e Albania. Durante gli anni della dittatura, in Italia era difficile trovare informazioni sulla realtà albanese. I reportage erano rari e la stampa dedicava poco spazio al Paese.

Dall’altra parte dell’Adriatico, invece, molti albanesi cercavano di conoscere l’Italia attraverso le trasmissioni della Rai. Oggi quella distanza si è profondamente ridotta. Il turismo, gli scambi culturali, i rapporti economici e la presenza della comunità albanese in Italia hanno reso molto più stretto il rapporto tra le due società.

Ma, secondo Caiazza, resta importante conoscere anche la storia che ha preceduto questa nuova stagione.

I bozzetti di un film che in Albania non fu mai girato

Tra i materiali legati al progetto cinematografico ci sono anche i bozzetti di scena realizzati da Shyqyri Sako. I disegni furono preparati nella fase dei sopralluoghi effettuati nel sud dell’Albania, tra Coriza e Argirocastro, alla ricerca delle possibili location.

Sono le tracce concrete di un film che avrebbe dovuto essere girato in Albania e che invece fu realizzato altrove. L’edizione albanese di Una storia scomoda, pubblicata dalla Casa Editrice Toena con la traduzione di Diana Culi e il lavoro editoriale di Eris Rusi, conterrà anche questi materiali.

La presentazione del volume è prevista in autunno nell’ambito del Tirana Gate/Literary Youth Festival, mentre a novembre il libro sarà presentato alla Fiera del Libro di Tirana.

Una storia che torna alla luce

La vicenda ricostruita da Caiazza non è soltanto la storia di un film trasferito da un Paese all’altro. È una storia di diplomazia, Guerra fredda e memoria. Ma soprattutto è la storia di una pagina del rapporto tra Italia e Albania che per decenni è rimasta nascosta negli archivi.

Il generale dell’armata morta arrivò sullo schermo, ma non nei luoghi per i quali era stato pensato. In Albania non venne girata neppure una scena.

A impedirlo furono le autorità italiane, preoccupate che quella storia, raccontata proprio nei luoghi dell’occupazione, potesse riaprire una ferita ancora sensibile. Oggi, a distanza di circa 45 anni, quei documenti permettono di tornare su quella vicenda. E di capire che, qualche volta, la parte più importante di un film è proprio quella che non è mai stata girata.

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