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Lifestyle & Benessere

“VORREI CHE NON PIOVESSE DENTRO” | QUANDO LA PAROLA SI FA RIFUGIO DELL’ANIMA

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“VORREI CHE NON PIOVESSE DENTRO” | QUANDO LA PAROLA SI FA RIFUGIO DELL’ANIMA

Redazione-  “Vorrei che non piovesse dentro” è un’opera poetica che si configura come un’indagine profonda e nuda sulla condizione umana. Attraverso una scrittura che fonde introspezione psicologica e slancio lirico, Moira Mascalchini esplora il confine sottile tra la fragilità dell’individuo e la sua capacità di resistere alle intemperie dell’esistenza. «La pioggia interiore – rivela la docente che vive in provincia di Venezia – diventa una metafora concreta: una casa “come tante” in cui però piove dentro, e non basta coprire i buchi o mettere secchi. È qualcosa che insiste, che non si può ignorare». Nonostante il peso della malinconia, la silloge – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore – è pervasa da un desiderio ostinato di luce. Tra le pagine fioriscono rose bianche e giardini dell’immaginazione, si ode il canto degli uccelli e il vibrare di un violino, ricordando che la resilienza non è rumore, ma una forza gentile. «È un libro adatto a chi ama una poesia emotiva – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore -, accessibile, fatta di immagini domestiche, stagioni, musica, memoria».

Le liriche attraversano le stagioni della vita: dalle radici dell’infanzia alle complessità dell’età adulta, dove il dialogo tra la consapevolezza della vecchiaia e la persistenza del “fanciullino” interiore genera una tensione poetica di raro vigore. «Per me – confessa la Mascalchini – il “fanciullino” è quella parte che resta, nonostante il tempo, la fatica e i cambiamenti. Anche quando emergono paura del futuro, senso di colpa o smarrimento, c’è sempre una voce più semplice e autentica che continua a guardare il mondo con stupore e a cercare un senso». L’autrice non intende mai cancellare la fragilità, ma renderla visibile per poterla affrontare: «Nei miei testi c’è spesso una tensione tra inquietudine e desiderio di luce: la resilienza nasce proprio da questo stare dentro al contrasto, senza fingere che il dolore non esista».

La poetessa alterna con sapienza testi brevi, di stampo quasi aforistico, capaci di colpire per l’immediatezza dell’intuizione, a componimenti più narrativi e distesi. «È una raccolta fatta di immagini essenziali e quotidiane – precisa – che però portano con sé un peso emotivo forte». In un’epoca segnata dall’incertezza e dalla frenesia, la silloge si pone come un presidio di gentilezza. È un libro che accoglie l’imperfezione degli amori e dei vissuti, ricordando che la parola poetica può agire come un raggio di sole capace di fendere le nubi più fitte del cuore. «Vorrei offrire uno spazio di riconoscimento. Nei miei versi si parla di inquietudine, nostalgia, senso di colpa, amore, memoria: tutte esperienze comuni, ma spesso difficili da dire. Se il lettore si riconosce anche solo in una frase, allora si crea un legame».

“Vorrei che non piovesse dentro”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione al Salone Internazionale del Libro di Torino, presso gli spazi Aletti Editore al Lingotto Fiere, dal 14 al 18 maggio 2026. «Significa portare qualcosa di molto personale in uno spazio condiviso – commenta Moira Mascalchini -. È un passaggio importante: da ciò che nasce dentro, spesso in solitudine, a un incontro reale con i lettori».

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Lifestyle

L’alchimia dei sentimenti nei versi di Sara Brillante, un viaggio lirico tra tempo e libertà

🚨 POESIA E INTROSPEZIONE: ARRIVA IL NUOVO CICLO LIRICO DI SARA BRILLANTE! ✍️ Una perla letteraria arricchisce la bacheca culturale del nostro giornale. Siamo orgogliosi di pubblicare, con il cuore e con l’anima, tre splendidi componimenti inediti firmati dalla poetessa Sara Brillante. Un viaggio intimo h24 diviso in tre tappe dello spirito: la fiera rivendicazione di “Indifferente”, la battaglia psicologica contro l’ansia e il tempo in “La gabbia del tempo”, e la splendida rinascita notturna di “Alchimia”, dove il dolore dell’abbandono si trasforma in luce al primo raggio dell’alba. Leggi l’analisi approfondita e i testi integrali sul nostro quotidiano 👇#sarabrillante #poesiacontemporanea #tritticolirico #alchimia #lagabbiadeltempo #indifferente #culturaabruzzo #scrittoriditalia #pagineutili

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SARA BRILLANTE

L’analisi introspettiva del trittico letterario della scrittrice ed il superamento dei conflitti interiori

Redazione– Ci sono voci che non si limitano a descrivere la realtà, ma scendono nelle profondità dell’inconscio per dare una forma tangibile alle inquietudini dell’uomo moderno. La produzione in versi di Sara Brillante appartiene a questa rara categoria di scrittori, capaci di usare la parola come uno strumento di indagine esistenziale e di riscatto civile contro le barriere dell’indifferenza. Il nuovo ciclo poetico dell’autrice, composto dalle liriche intitolate Indifferente, La gabbia del tempo e Alchimia, si offre ai lettori come un’articolata bacheca di riflessioni morali, dove la ricerca della libertà individuale si scontra con i ritmi di un’umanità spesso distratta e priva di sintonie affettive. Il cammino creativo si sviluppa come un vero e proprio laboratorio dello spirito, una preziosa testimonianza artistica concepita per deliziare gli estimatori della grande saggistica contemporanea della provincia aquilana.

Le tre opere, strutturate per rompere il silenzio delle coscienze, scorreranno online a schermo intero sui display dei telefoni cellulari dei consumatori mobili della nazione, offrendo spunti di assoluto valore intellettuale.

Il rifiuto delle convenzioni e l’isolamento sociale nella prima lirica Indifferente

La prima composizione del ciclo, intitolata Indifferente, affronta il tema del distacco emotivo e della necessità di proteggere la propria intimità psicologica dalle interferenze esterne di un mondo percepito come ostile ed estraneo. La Brillante descrive il tentativo di sintonizzare la mente su nuove frequenze vitali, accettando paritetica una condizione di isolamento che si trasforma in un’arma di difesa contro le ipocrisie delle convenzioni sociali della nazione. I versi brevi e ritmici restituiscono l’immagine di un’anima scolpita, che osserva da lontano le favole sfiorite delle inutili coscienze, rivendicando con orgoglio la propria alterità in totale sicurezza e nel pieno rispetto delle tutele della persona.

Di seguito si riporta il testo completo del primo componimento inserito nella bacheca odierna:

Indifferente
Sposto le frequenze della mente
verso la sintonia di nuova vita
volta alla libertà solo apparente
di un’umanità sopita.
Non sintonizzata emotivamente
incisa in un’anima scolpita
dipinta dietro inutili coscienze
attraverso una favola sfiorita.
Rincorro ancora le interferenze
in un mondo dove sono bandita
del quale non m’importa niente.

La prigione dell’ansia e la reazione della mente nel brano La gabbia del tempo

Il secondo tassello del trittico, battezzato La gabbia del tempo, descrive paritetica l’esperienza della paralisi emotiva causata dalle paure recondite che tornano a galla, paragonate alla tela invisibile tessuta da un ragno sul ciglio del domani. L’autrice affronta i sintomi fisici dello stress da confinamento, come il soffocamento dell’istinto ed il battito cardiaco accelerato, ma individua inline nella mente la paratia in grado di spezzare il labirinto orbitale dell’attesa. Recidere la seta del ragno diventa così l’atto fondativo della riaffermazione del proprio essere, un paracadute psicologico che sblocca le energie creative e restituisce la gioia dell’esistere in totale sicurezza contrattuale delle parti, a tutela dei consumatori dello spirito.

Un’opera di riscatto e di forte impatto introspettivo per i nuclei familiari, di cui si trascrive il testo integrale:

La gabbia del tempo
Sospesa sul ciglio del mio domani,
osservo un ragno invisibile tessere la sua trama di seta.
Le pareti si stringono fino a soffocare l’istinto,
l’ansia si affaccia mozzando il respiro;
mi serra la gola,
il cuore impazzisce
e il corpo si blocca.
La mente no.
Apre le paratie lasciando fluire pensieri,
recondite paure tornano a galla
nel loro ciclo infinito.
E’ un labirinto orbitale che devo spezzare.
L’attesa non salva,
consuma.
Recido la tela…
Esisto!

La trasmutazione dei ricordi d’infanzia nella composizione Alchimia

Il ciclo lirico si conclude con l’opera Alchimia, una poesia notturna dove i lumi a led oltre i cristalli delle finestre si fondono con le ombre della stanza, mentre un delicato profumo di lavanda evoca i ricordi di un amore antico che non conosce tramonto. La Brillante assume i panni di un moderno alchimista dello spirito, capace di trasmutare il nero dell’abbandono e della solitudine nel bianco splendente del primo raggio dell’alba, offrendo soluzioni rapide alle sofferenze del cuore. Questa cooperazione paritetica tra la natura, rappresentata dalla luna velata e dalle stelle sorelle, ed i sentimenti umani costituisce un pilastro strategico fondamentale per innalzare l’indice di vivibilità culturale della provincia, garantendo la trasparenza e la legalità delle riforme creative della nazione.

La recitazione esclude l’uso di schemi fissi, ponendo il benessere interiore al centro dell’agenda in piena conformità con le usanze di convivenza civile, di cui si propone il testo d’assalto finale:

Alchimia
Oltre i cristalli della finestra
i lumi a led tracciano oblique evanescenze,
si fondono a corporee presenze
che il chiarore dissolve, lentamente.
Una luna velata fa capolino tra le stelle,
guardinghe sorelle,
sentinelle di una notte come tante.
Nel loro riflesso si specchiano i ricordi
mentre un delicato profumo di lavanda
irrompe nella stanza,
con esso un brivido si fa respiro,
diviene essenza.
Chiudo gli occhi lasciandomi cullare
dal richiamo di un tempo lontano,
colmo di quell’amore che non conosce tramonto.
Anniento le paure scavate
dall’abbandono
e como un alchimista trasmuto il nero in bianco
al primo raggio
della dea dell’alba.

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Lifestyle

Piccole perdite, grandi scoperte: la storia di Fante

Recensione del libro Chi ha visto Fante? di Beatrice Massini GD Edizioni, 2026
Ci sono oggetti che non parlano, ma accompagnano. Non camminano, ma restano accanto. Non fanno rumore, ma riempiono il silenzio. Fante, l’elefantino di peluche che Beatrice Massini fa vivere nella sua storia, appartiene a quella categoria speciale di compagni affettivi che popolano l’infanzia e che, proprio per la loro presenza discreta, diventano fondamentali per la crescita emotiva dei bambini.

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Copertina Chi ha visto Fante

Quando un peluche diventa un ponte emotivo: attaccamento, perdita e crescita nella storia di Beatrice Massini

Redazione-  Ci sono oggetti che non parlano, ma accompagnano. Non camminano, ma restano accanto. Non fanno rumore, ma riempiono il silenzio. Fante, l’elefantino di peluche che Beatrice Massini fa vivere nella sua storia, appartiene a quella categoria speciale di compagni affettivi che popolano l’infanzia e che, proprio per la loro presenza discreta, diventano fondamentali per la crescita emotiva dei bambini.

La protagonista è Alice, una bambina di due anni che vive il mondo attraverso piccoli gesti, rituali quotidiani e legami immediati. Fante è morbido, rassicurante, sempre con lei: un ponte tra il dentro e il fuori, tra il bisogno di sicurezza e la curiosità di esplorare. È ciò che in psicologia dello sviluppo viene definito oggetto transizionale, un elemento che aiuta il bambino a tollerare il distacco, a gestire le prime autonomie, a costruire un senso di continuità tra sé e il mondo. Nella storia, Fante non è solo un peluche: è un pezzo di identità. Alice lo stringe la notte, lo porta al nido, lo include nei suoi giochi. Attraverso Fante, Alice impara a dare forma alle proprie emozioni. L’elefantino diventa il tramite attraverso cui la bambina si calma, si rassicura, si consola. È con lui che affronta il sonno e i piccoli distacchi quotidiani, perché la sua presenza morbida e costante rende più tollerabile l’assenza dell’adulto. Con Fante costruisce rituali che la aiutano a orientarsi nel tempo della giornata: lo stringe prima di dormire, lo porta con sé al nido, lo include nei giochi. In questo modo, il peluche diventa un vero e proprio “porto sicuro”, sempre disponibile, che le permette di esplorare il mondo con maggiore fiducia. Questi processi sono centrali nella teoria dell’attaccamento: il bambino interiorizza la presenza dell’adulto attraverso simboli, gesti, oggetti che diventano mediatori emotivi.

Quando Fante scompare, la storia cambia tono. Non è soltanto un peluche che si perde: è un equilibrio interno che si incrina. La ricerca di Alice, sotto il letto, dentro l’armadio, dietro il divano, diventa la rappresentazione concreta di un bisogno profondo: ritrovare ciò che le permette di dare forma alle emozioni, di calmarsi, di sentirsi al sicuro. La sua reazione è immediata e autentica: la voce si spezza, le lacrime arrivano veloci, il cuore “fa male” e si apre una sensazione di vuoto che per un adulto può sembrare piccola, ma per un bambino è enorme. In quel momento Alice non sta solo cercando un oggetto: sta cercando un pezzo di sé, un frammento di continuità emotiva che le permetteva di attraversare la giornata con fiducia.

Per un adulto può sembrare un evento minimo; per un bambino è un’esperienza enorme. La perdita di un oggetto transizionale è una delle prime forme di lutto simbolico che il bambino attraversa: un passaggio che mette alla prova la capacità di tollerare l’assenza, di chiedere aiuto, di essere consolato.

In questo percorso, la presenza della madre è decisiva. Mamma Roberta non minimizza ciò che Alice prova, non sostituisce subito il peluche con un altro oggetto e non cerca di “aggiustare” la situazione in modo frettoloso. Fa qualcosa di molto più importante: accoglie l’emozione della bambina, la consola senza negare il suo dolore e le offre una possibile spiegazione rassicurante, suggerendo che forse Fante è rimasto al nido. In questo modo non solo contiene la sua tristezza, ma accompagna la ricerca, trasformando un momento di smarrimento in un’esperienza condivisa, dove la bambina può sentirsi vista, capita e sostenuta.

È un gesto educativo essenziale: stare accanto senza cancellare l’emozione. La madre diventa un mediatore tra il bambino e il suo mondo interno, aiutandolo a trasformare la paura in ricerca, la ricerca in attesa, l’attesa in fiducia.

Questa dinamica è un esempio perfetto di regolazione emotiva co-costruita: il bambino impara a calmarsi perché qualcuno lo aiuta a farlo, non perché l’emozione viene evitata.

La struttura del testo di Beatrice è particolarmente efficace perché trasforma la lettura in un’esperienza partecipata. I Momenti insieme invitano il bambino a imitare, a muoversi, a raccontare: “Facciamo tutti le orecchie grandi con le mani!”, “Aiutiamo Alice a cercare!”, “Quando sei triste, chi ti consola?”. Questi inviti non sono semplici giochi, ma strumenti educativi che permettono al bambino di entrare nella storia con il corpo e con la voce, rendendo la narrazione qualcosa che si vive, non solo qualcosa che si ascolta.

Attraverso queste proposte, il testo favorisce l’espressione emotiva, perché il bambino può riconoscere ciò che prova Alice e collegarlo alle proprie esperienze. Allo stesso tempo stimola la motricità e l’imitazione, due canali fondamentali per l’apprendimento nei primi anni di vita. La presenza dell’adulto, che accompagna il bambino nella lettura, crea un dialogo naturale: si parla di emozioni senza forzature, si condividono ricordi, si costruisce un clima di fiducia. In questo modo la storia diventa un vero e proprio laboratorio relazionale, dove il bambino può riconoscere le proprie emozioni attraverso quelle di Alice e sentirsi sostenuto mentre le attraversa.

Chi ha visto Fante? è una storia che parla di attaccamento, perdita, consolazione e ritrovamento. Ma soprattutto racconta ciò che accade quando un bambino scopre che le emozioni possono essere attraversate, che il dolore non è un vicolo cieco e che la presenza degli altri, silenziosa, costante, accogliente, è una forma di cura. Attraverso la vicenda di Alice, il lettore comprende che i legami non si costruiscono solo con le persone, ma anche attraverso gli oggetti che diventano parte della quotidianità emotiva del bambino, e che la ricerca, anche quando nasce da una piccola mancanza, è una tappa fondamentale della crescita.

La storia di Beatrice insegna senza spiegare, accompagna senza imporre, consola senza nascondere. È un racconto che invita adulti e bambini a condividere un’esperienza emotiva, a riconoscere il valore dei gesti semplici e dei simboli affettivi che sostengono i più piccoli nei momenti di smarrimento. È una storia da leggere con il cuore, con le mani e con la voce, perché certe narrazioni non si ascoltano soltanto: si vivono insieme.

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Meteo

Meteo Abruzzo, caldo record e temperature fino a 42 gradi: agricoltura in ginocchio

☀️ L’ondata di calore record in Abruzzo mette in ginocchio il settore agricolo, con il pomodoro a pera tra le colture più colpite. Si attende un calo delle temperature da martedì, ma resta il rischio di temporali intensi.

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Pescara – L’Abruzzo si trova stretto nella morsa di un’ondata di calore senza precedenti, che sta mettendo a dura prova il comparto agricolo regionale, pilastro dell’economia locale. Dai vigneti della provincia di Chieti alle distese cerealicole del comprensorio del Fucino, fino agli oliveti che caratterizzano gran parte della zona collinare tra Pescara e Teramo, gli agricoltori denunciano una situazione di emergenza climatica. La colonnina di mercurio ha fatto registrare valori allarmanti, con punte di 42,4 gradi toccate nella giornata di ieri a Castiglione a Casauria, un record che conferma quanto il clima stia mutando rapidamente, incidendo direttamente sulla redditività delle aziende agricole.

La crisi del pomodoro a pera e lo stress delle colture orticole

Tra le specialità che stanno pagando il prezzo più alto c’è il celebre pomodoro a pera d’Abruzzo. Questa varietà, fiore all’occhiello delle produzioni orticole locali, presenta una soglia di tolleranza termica molto bassa. Quando le temperature superano costantemente i 32-33 gradi, la pianta entra in uno stato di sofferenza fisiologica che interrompe l’allegagione e compromette seriamente la qualità dei frutti. Il calore eccessivo non solo accelera la maturazione in modo incontrollato, portando spesso a una perdita di sapore e consistenza, ma espone le coltivazioni a scottature solari gravi sui frutti ancora in fase di sviluppo.

Anche il comparto dei cereali, già alle prese con le sfide di una stagione segnata da una cronica carenza di precipitazioni, sta vedendo ridotti i propri margini. La prolungata assenza di piogge ha inaridito i terreni, rendendo le operazioni colturali estremamente complesse. Mentre le colture a ciclo breve soffrono per la mancanza di umidità nel suolo, gli oliveti iniziano a mostrare segni di stress idrico, con il rischio di una cascola precoce delle olive che potrebbe ridurre drasticamente la resa in olio extravergine d’oliva per la prossima campagna olearia.

Resistenza dei vigneti e prospettive meteorologiche

Se da un lato ortaggi e cereali boccheggiano, il settore vitivinicolo mostra una parziale tenuta. Grazie alle abbondanti riserve idriche accumulate nel sottosuolo durante i mesi primaverili, molte vigne abruzzesi sono riuscite finora a sostenere l’impatto termico. Tuttavia, gli esperti del settore avvertono che il protrarsi di queste temperature, oltre i 40 gradi riscontrati in gran parte dell’entroterra abruzzese e nell’area vestina, potrebbe causare un blocco metabolico delle piante. Questo fenomeno rallenterebbe la maturazione degli acini, con il rischio concreto di ottenere mosti con un grado zuccherino elevato a discapito dell’acidità, elemento cardine per la longevità e l’equilibrio dei vini bianchi e rossi regionali.

La pressione sul sistema agricolo non sembra destinata a durare all’infinito. Secondo i bollettini diramati dagli uffici meteorologici regionali, le condizioni atmosferiche inizieranno a mutare a partire dalla giornata di martedì. L’afflusso di correnti più fresche provenienti dai quadranti nord-orientali promette di abbassare le temperature, portandole finalmente verso valori più consoni alla stagione estiva. Questo cambiamento è guardato con un misto di speranza e prudenza: se da una parte il rinfresco dell’aria sarà benefico per le piante esauste, dall’altra il repentino sbalzo termico teme di innescare fenomeni atmosferici di forte intensità.

La Protezione Civile resta in allerta per la possibile formazione di temporali estivi improvvisi. Il contrasto tra l’aria rovente accumulata nel bacino mediterraneo e le correnti in arrivo dai Balcani può generare celle temporalesche capaci di scaricare ingenti quantità di pioggia in tempi brevissimi, accompagnate da grandinate che potrebbero arrecare ulteriori danni ai raccolti già indeboliti. Il settore agricolo abruzzese si prepara dunque a gestire una fase di transizione estremamente delicata, in attesa di capire quale sarà l’impatto finale sui bilanci delle aziende che operano in un territorio che, nonostante la bellezza, sta dimostrando tutta la sua fragilità davanti alla crisi climatica globale. La resilienza dei produttori sarà, ancora una volta, la chiave per superare questo agosto rovente.

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